Resilienza

La storia è nota. I vertici anglosassoni consegnano ai politici e tecnici italiani una lista di ordini non negoziabili da eseguire con precisione e velocemente. Nessuno ha mai indagato veramente sull’immensa entità del pizzo incassato dalla classe dominante italiana ha incassato per questo compito servile. Nessuno. Silenzio totale e tombale! Solamente qualche isolato strillo nel deserto, ma mai una indagine organica e completa dai partiti o dai canali prevalenti di informazione! La demarcazione del 2 giugno 1992 è un falso ad usum delphini. Il processo di liquefazione del sistema Italia viene da molto più lontano. Ad esempio, possiamo indicare il referendum monarchia-repubblica: un test elettorale molto manipolato per ordine degli alti comandi delle forze di occupazione alleate, Inghilterra in testa. Ma la ricerca storica seria, e ancora e purtroppo in minoranza rispetto alla vulgata prevalente, accomodante e soporifera, evidenzia che il mancato decollo del nostro Paese risale almeno a due secoli prima, per mano anglo-francese. Lentamente, sta uscendo fuori che l’Italia è stata creata a tavolino il 17 marzo 1861, per essere lanciata come diversivo contro gli Imperi centrali 54 anni dopo, causando la morte di centinaia di migliaia di ragazzi bruciati come carne da macello, a mani nude contro le linee nemiche di fronte alle mitragliatrici austro-ungariche. A questo genocidio si aggiunse la falciatura attuata con ossessive e continue decimazioni eseguite nelle trincee dai carabinieri su ordine di Cadorna, la cui stupida ferocia e crudeltà è stata pari solo al gen. Cialdini!

Si sa, le precisazioni storiche non fanno comodo a nessuno. Si preferisce dominare con un pensiero schematico montato con slogan brevi e facilmente assorbibili. È quello che accade da decenni in tutto il mondo, e il nostro Paese non fa eccezione. Lo vediamo nella rappresentazione rovesciata delle priorità delle linee di governo attuali: immigrazione e accoglienza senza regole – con enormi proventi in favore di Ong e colossi dell’accoglienza guidati dai parenti di politici, dirigenti di società e altri, politiche di genere; censura buonista che si abbatte su ogni contenuto culturale del passato oltre che del presente; vaccinismo ossessivo e, a seguire, il climatismo come armi terroristiche, con il preciso intento di frantumare lo stato sociale, le tutele e i diritti acquisiti. Tutta questa macelleria sociale viene attuata in nome di una emergenza continua che è una contraddizione in termini, ormai inculcata massicciamente. L’emergenza totalitaria ininterrotta nasce con il famoso titolo del Sole 24 Ore “Fate presto” del 10 novembre 2011; titolo riportato rapidamente e servilmente da molti altri periodici del tempo.

Mentre il Paese continua ad essere il terreno di sperimentazione di aggiornate forme di guerra ibrida a bassa intensità, abbiamo oggi l’apertura della mostra Inferno al Quirinale, dove spicca la ferale simbologia della porta dell’inferno di A. Rodin. Il Quirinale dovrebbe essere il luogo simbolo dell’unità nazionale e non della sua distruzione! Sempre oggi, parte la caccia persecutoria ai reprobi non vaccinati con irrogazione di sanzioni severissime come il taglio dello stipendio e i mancati versamenti dei contributi, violando in un colpo solo almeno una decina di normative del diritto italiano, costituzionale e del lavoro. La copertura dell’ottanta percento non basta. Deve essere del 130 per cento, compresi, prossimamente, i nascituri in gestazione, poi, forse, gli animali domestici e così via.

Tutto questo in nome di uno stato di emergenza codificato dalla emissione infinita di decreti legge e non più dai contestatissimi provvedimenti amministrativi dpcm emessi a raffica da Badoglio 2.0. Se la situazione attuale continua sotto questi auspici, avremo la imposizione di decreti-legge continuamente rinnovati ogni sei mesi, con un parlamento e con le istituzioni di controllo giuridiche, economiche, finanziarie, della sicurezza nazionale totalmente paralizzati da ricatti reciproci dei responsabili ai vertici, notoriamente cooptati con criteri totalmente avulsi dai loro meriti professionali.

Si va avanti con gli slogan, con il terrorismo mediatico, con le dimostrazioni di piazza un giorno prima delle votazioni amministrative, benedette dal tempestivo e velocissimo parere di alcuni costituzionalisti che affermano che le ridette manifestazioni non violano il silenzio elettorale.

Satanismo, demolizione pianificata del diritto, dello stato sociale, delle tutele, della filiera economica; promozione dell’immigrazionismo senza regole; genderismo a marce forzate nei canali televisivi (film, spettacoli e spazi pubblicitari in televisione con reclutamento scientificamente distribuito fra normali, gender e non bianchi) sono le priorità di una compagine governativa minoritaria e staccata dal Paese reale ma saldamente sostenuta da poteri esterni europei e atlantici; con vaccinismo ossessivo e terroristico; con la conduzione dell’ennesimo capo del governo non eletto che, con espressa sua affermazione, risponde esclusivamente agli ordini esecutivi elencati nel testo del Pnrr (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), come egli stesso ha dichiarato senza mezzi termini, con attenzione a quanto dice nel filmato registrato sul canale Youtube al punto 0,12.

Buona resilienza a tutti!

http://www.opinione.it/economia/2021/10/15/manlio-lo-presti_alitalia-mps-sole24-ore-banche-assicurazioni-demolizione-sistema-italia/

Costituente

Si continua a ripetere che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (32 Cost.) e nello stesso tempo si stigmatizzano i contrari citando l’“interesse della collettività” che essi non terrebbero in considerazione. Come risponde? 

Rispondo ricordando due cose. Che è dal 2002 che, secondo la Corte costituzionale, il legislatore, in materia sanitaria, è vincolato dalle risultanze degli accertamenti tecnici. E cioè dai risultati delle sperimentazioni. Sentenza Onida e sentenza Cartabia del 2018.  Sperimentazioni che in questo caso forniscono un’accertamento sommario e comunque non definitivo. Accertamenti sommari e provvisori, condotti in nome dell’emergenza, non sono una base per l’introduzione di un obbligo vaccinale, nemmeno per categorie limitate.

E la seconda cosa da ricordare?

È quel pezzo di art. 32 che tutti si dimenticano di citare. E cioè quello che dice che, anche se opera con legge, il legislatore “non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Strano che nessuno lo citi più.

Non è un po’ generico? Cosa vuol dire?

Vede, non è che in Costituente fossero degli sprovveduti, né che allora questi problemi non si ponessero. Tant’è vero che il 28 gennaio 1947 un membro dell’Assemblea, di nome Aldo Moro, si presenta in Commissione spiegando che i medici dell’Assemblea gli si erano rivolti chiedendo di introdurre delle limitazioni al potere del legislatore di disporre trattamenti sanitari coattivi. Si trattava, ci dice Moro, “del problema della sterilizzazione e di altri problemi accessori”.

Sterilizzazione, ha detto?

Certo. Nel 1947 la memoria di certi fatti era recente. Insomma, per farla breve, la proposta di Moro viene avversata da diversi costituenti, tra cui quell’Umberto Nobile che, dopo essere stato nella tenda rossa al Polo con la Regia Aeronautica, viene eletto come come primo deputato del Pci subito dopo Togliatti. Nobile sostiene l’opportunità della sterilizzazione perché la legge dovrebbe prevenire che siano messi al mondo degli infelici destinati alle malattie ereditarie.

E come finisce? 

Finisce che si vota, e in Costituzione si scrive che il legislatore “non può violare i limiti del rispetto della persona umana”. Non è una norma generica. È una norma di sbarramento, come precisa bene lo stesso Moro in Commissione, “per evitare che la legge per considerazioni di carattere generale e di mala intesa tutela di interessi collettivi” disponga trattamenti del genere.

Un momento. La sterilizzazione è una cosa gravissima, del tutto sproporzionata al nostro caso.

Ne è sicuro? Sa cos’hanno in comune i vaccini con la sterilizzazione e altri problemi accessori? E sappiamo a cosa si riferiva Moro nel 1947, parlando di “problemi accessori” che non venivano descritti per decenza.

La risposta? Cos’hanno in comune vaccini e sterilizzazione?

L’irreversibilità degli effetti di determinati trattamenti sanitari che possono essere disposti con legge. Sa, a parole io mi posso sbattezzare. Ma non mi posso svaccinare, neanche ritirando il consenso.

E allora quali sono i paletti del legislatore? 

Sono due. Le risultanze tecniche e la norma di sbarramento voluta da Moro in Costituzione. Che per fortuna viene ancora ricordata dalla Corte nel 2002 nella sentenza sull’elettroshock. Che si sa essere una pratica sanitaria quantomeno controversa. In questo caso non c’è niente da bilanciare. Nonostante le apparenze è una norma chiarissima, se letta bene. Come nel 1947 si voleva sarebbe stata.

https://www.ilsussidiario.net/news/obbligo-vaccinale-e-green-pass-moro-contro-draghi-leuropa-sta-con-lex-dc/2205455/

Al freddo e al gelo: ce lo chiede l’Europa

Date: 8 Ottobre 2021Author: ilsimplicissimus3 Comments

E’ davvero difficile immaginare azioni più scomposte e dannose di quelle della Commissione europea riguardo al gas: il 6 ottobre, i prezzi sono aumentati vertiginosamente arrivando alla soglia di due dollari per metro cubo, poi scesi a 1,7 il che costituisce comunque un aumento del 21 per cento in un solo giorno. Ma da Bruxelles non arrivano che insensatezze e bugie, come al solito del resto: la von der Leyen accusa la Russia di non aumentare la propria produzione, mentre invece la Gazprom sta pompando a più non posso ed è quasi al livello record del 2018, ma la realtà è da Comma 22: Nord Stream è operativo e la Russia sarebbe disposta a fornire ulteriore gas attraverso il nuovo gasdotto, ma la Commissione UE non lo vuole: ci si lamenta che non c’è abbastanza gas e si fa intendere cha la colpa è della Russia, ma si impedisce alla Russia di poter fornire più gas.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/10/08/al-gelo-ce-lo-chiede-leuropa/

Siria: aggiornamento

Tuttavia, il petrolio iraniano non è l’unico problema che gli Stati Uniti ei paesi arabi devono affrontare. Sono molto preoccupati che la Siria rimanga nella sfera di influenza iraniana. L’Iran ha guadagnato una popolarità senza precedenti in Siria a causa della politica di Washington, che voleva creare uno stato fallito in Siria e rimuovere il presidente Assad dal potere. Inoltre, l’Iran ha raccolto più lodi quando gli Stati Uniti non sono stati in grado di destabilizzare Siria, Iraq e Libano. L’amministrazione statunitense pensava che imponendo dure sanzioni alla Siria e impedendo qualsiasi riavvicinamento tra Damasco e altre capitali regionali e occidentali, avrebbe potuto far leva sul presidente Assad e costringerlo a dettare le sue condizioni.

Sembra che l’amministrazione di Joe Biden stia iniziando a valutare le cose in modo più realistico, come espresso dal re giordano dopo aver incontrato Biden. Non è un caso che re Abdullah affermi da Washington che c’è la necessità del ritorno della Siria e dei rapporti con Assad, argomento tabù per le precedenti amministrazioni statunitensi. È davvero un passo piccolo ma significativo, anche se non significa che gli Stati Uniti riscalderanno presto le loro relazioni con la Siria. Invece, il ritorno del rapporto dei paesi arabi e occidentali con Assad è una preparazione per l’opinione pubblica a riconoscere che il presidente siriano è il leader eletto del suo paese, cosa che i paesi coinvolti nell’ultimo decennio di guerra non possono più ignorare.

Il presidente siriano ha detto ai suoi numerosi visitatori ufficiali regionali e occidentali che “gli Stati Uniti non hanno mai interrotto le loro relazioni di sicurezza con la Siria. Tuttavia, in Siria rifiutiamo qualsiasi dialogo politico a meno che le forze occupate dagli Stati Uniti non si ritirino dalla regione attiva del nord-est».

Gli Stati Uniti e molti stati europei hanno mantenuto una relazione di sicurezza e antiterrorismo con la Siria (Francia, Italia, Germania e altri). Tuttavia, la Siria ha stabilito che tutte le delegazioni europee riaprano le porte delle loro ambasciate prima di impegnarsi in relazioni politiche. Il governo di Damasco è più forte oggi che mai, in particolare quando il sud è tornato completamente sotto il controllo dell’esercito siriano.

Infatti, in queste ultime settimane , la Siria ha liberato Daraa e Tafas , assicurando più di 328 chilometri a partire dalla Badia a As-Suwayda e Daraa. Pochi giorni fa, tutte le città dell’area di Huran sono cadute sotto il controllo dell’esercito siriano. Gran parte del sud della Siria era sotto i ribelli che coesistevano con l’esercito siriano, a seguito di un accordo stipulato dalla Russia nel 2018 . Questi militanti hanno creato una “zona cuscinetto”, controllando il valico di frontiera con la Giordania e proteggendo gli israeliani che occupano le alture del Golan siriano e i confini di Israele. Gli israeliani hanno ripetutamente affermato di temere la presenza di Hezbollah e dell’Iran ai confini siriani e non sono riusciti a imporre una zona libera dalla presenza iraniana ovunque la leadership siriana desiderasse che fosse.

Tuttavia, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato : “La Russia non accetterà che la Siria venga utilizzata come piattaforma per operazioni contro Israele”. Pertanto, la Russia sta inviando il messaggio agli Stati Uniti e a Israele che le forze siriane ai confini siriani sono un garante della protezione di Israele e un’indicazione all’Iran che Mosca desidera che il fronte delle alture del Golan occupato rimanga freddo.

Il ministro russo Lavrov esprime senza dubbio la preoccupazione della Russia per l’incolumità e la sicurezza di Israele e offre la garanzia di Mosca per prevenire attacchi contro le alture del Golan occupate. Tuttavia, la Russia non ha impedito a Israele di violare la sovranità e il territorio siriano. Israele, infatti, ha compiuto più di mille attentati, violando la sovranità siriana, uccidendo molti civili e distruggendo molte postazioni e magazzini appartenenti allo stato siriano. Mosca ha offerto all’esercito siriano missili terra-aria per intercettare gli attacchi aggressivi e ripetitivi israeliani, ma non è riuscito a fermare questi attacchi anche quando Israele è stato responsabile dell’abbattimento dell’aereo Il-20 e dell’uccisione di 15 membri del servizio russo.

La Russia è presente nel sud dal 2018, a seguito di un accordo tra militanti locali e governo siriano. Questo accordo non è più necessario perché le forze di Damasco hanno preso il controllo completo del sud della Siria. Inoltre, la Russia non può impedire alla Siria di liberare il suo territorio (le alture del Golan) quando il governo centrale deciderà di farlo in qualsiasi momento in futuro.

Indubbiamente, l’influenza iraniana e la presenza militare in Siria sono state conseguenze della guerra globale contro la Siria e della sua richiesta di sostegno all’Iran. Anche se gli Stati Uniti stanno impedendo ai paesi del Medio Oriente di ristabilire i legami con la Siria, Damasco mostra la volontà di aprire una nuova pagina con i paesi occidentali e arabi. Pertanto, gli Stati Uniti sono il principale contributore alla crescente influenza iraniana nel Levante, quando la “Repubblica Islamica” è il principale sostenitore e fornitore di beni di prima necessità della Siria.

Gli Stati Uniti potrebbero cercare di compensare rivedendo la propria posizione sulla Siria e la propria autoviolazione della “Legge di Cesare” per creare nuovi equilibri nella regione e consentire alla Lega araba di includere nuovamente Damasco. Durante il recente vertice di Baghdad, il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso al primo ministro iracheno Mustafa Al-Kadhemi di esaminare le relazioni dell’UE con Assad. Al-Kadhemi ha informato il presidente al-Assad in una conversazione telefonica privata di venti minuti subito dopo la fine della conferenza.

Il ritorno delle relazioni ufficiali tra Giordania e Siria è legato alla sicurezza delle frontiere, alla prevenzione delle vecchie e nuove strade di contrabbando tra i due paesi e alla lotta al terrorismo. La Giordania sta assumendo un ruolo guida come pioniere nell’aprire la porta ad altri paesi del Medio Oriente per attraversarlo e consentire all’amministrazione statunitense di preparare la sua futura politica per consentire alla Siria di tornare alle piattaforme regionali e internazionali e non essere più isolata. Questo non accadrà molto presto. Tuttavia, è l’inizio di un fondamentale spostamento di posizione verso la Siria.

La comunità internazionale non avrà altra scelta che abbracciare la Siria, prima è, meglio è, prima che venga attuato l’accordo nucleare con l’Iran e quando tutte le sanzioni saranno revocate. Quando ciò accadrà nei prossimi mesi, l’Iran dovrebbe diventare molto più forte finanziariamente e godere di un potere economico e finanziario senza precedenti. Il suo sostegno alla Siria sarà molto più significativo, rendendo inutile e inefficace l’embargo USA-UE.

La petroliera iraniana è attraccata in Siria e il gasolio è stato trasportato in Libano, proprio come lo è l’offerta di armi di Hezbollah. La presenza iraniana a Quneitra preoccupa anche Israele e gli Stati Uniti e sfida l’occupazione israeliana del Golan siriano. Inoltre, la guerra siriana sta volgendo al termine con la liberazione dei territori occupati dagli Usa-Turchi nel nord. Le forze statunitensi se ne andranno prima o poi, causando grave preoccupazione alle forze curde in quella parte nord-orientale del Paese.

Infatti, il rappresentante del “Consiglio democratico siriano” (la forza che protegge le forze di occupazione statunitensi) negli Stati Uniti, Bassam Saqr, ha affermato che “l’America dovrebbe avvertire i curdi siriani se viene presa la decisione di ritirare tutte le forze. Il ritiro, ogni volta che avverrà, dovrà essere graduale, passo dopo passo”.

È prevedibile un cambiamento nella politica degli Stati Uniti e nella sua revisione del futuro delle sue forze che occupano il nord-est della Siria. Ciò che ha sollevato gravi allarmi negli Stati Uniti e in altri paesi del Golfo è la forza che l’Iran ha raggiunto e il potere di cui gode come conseguenza involontaria della guerra siriana nel 2011. È giunto il momento di ammettere il fallimento degli obiettivi degli Stati Uniti e consentire al governo siriano di l’economia e il suo rapporto con il resto del mondo a fiorire. Le relazioni siriano-iraniane sono strategiche e il loro legame forte è abbastanza solido da non essere a rischio nonostante il futuro sviluppo in Siria.

Correzione di: Maurice Brasher

Traduzione : Gerard Trousson

AUKUS

di Danny Haiphong.

La neonata alleanza AUKUS è l’ultimo inutile tentativo di porre fine all’ascesa della Cina come superpotenza economica e di competere per l’influenza globale.

Gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Australia hanno formato un’alleanza chiamata “AUKUS” per creare, nelle parole del primo ministro australiano Scott Morrison, ” una partnership in cui le nostre tecnologie, i nostri scienziati, la nostra industria e le nostre forze di difesa lavorano insieme per creare una regione più sicura che alla fine avvantaggia tutti”. AUKUS è prima di tutto una relazione militare, ma si dice che includa ampie misure economiche che senza dubbio cercano di contrastare l’ascesa al potere della Cina in tutte le sfere di sviluppo. L’accordo ha generato una certa opposizione in Occidente. La Nuova Zelanda ha rifiutato la legittimità dell’alleanza mentre gli ambasciatori francesi negli Stati Uniti e in Australia sono stati richiamati dopo che AUKUS ha sostanzialmente annullato un accordo sottomarino tra Francia e Australia…

(omissis)

L’Australia è anche un porto d’origine per la guerra di propaganda condotta dagli Stati Uniti contro la Cina, che a sua volta ha un carattere razzista e coloniale. L’Australian Strategic Policy Institute (Aspi) è uno dei principali think tank sulla propaganda anti-cinese. Il lavoro di ASPI include “ricerche” orientaliste su presunte violazioni dei diritti umani nella provincia cinese dello Xinjiang e attacchi diretti a media come The Grayzoneper contrastare la loro propaganda. ASPI riceve finanziamenti diretti dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dal Dipartimento della Difesa australiano. Altri importanti sostenitori includono i tre dei cinque maggiori appaltatori militari del mondo: Northrup Grumman, Lockheed Martin e Raytheon.

L’Aspi è una nuda espressione del legame tra propaganda anti-cinese e aggressione militare. Pochi giorni dopo la creazione di AUKUS, il ministro della Difesa australiano Peter Dutton ha annunciato che ASPI avrebbe aperto un ufficio a Washington DC. Questa decisione mostra chiaramente che l’imperialismo statunitense ei suoi alleati stanno tracciando una linea sulla sabbia. Bugie sfacciate sulla cosiddetta “aggressione” della Cina nei suoi mari o sulle “violazioni dei diritti umani” all’interno dei suoi confini hanno acceso una fiamma razzista all’interno dell’ordine imperialista bianco e occidentale guidato dagli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti ei loro alleati occidentali stanno cercando di nascondere è che le fondamenta della loro politica di vendetta coloniale contro la Cina poggiano su uno stato di declino. Non è che la Cina sia una minaccia per il benessere dell’umanità, ma che è progredita rapidamente al punto che il suo modello economico e politico è centrale per lo sviluppo globale. La crescita economica e tecnologica della Cina non solo minaccia di soppiantare gli Stati Uniti ei suoi alleati occidentali da un punto di vista puramente competitivo. Piuttosto, il modello di sviluppo della Cina rappresenta una chiara rottura con i diktat della supremazia bianca anglosassone e del colonialismo che sono alla base dell’ordine imperialista.

La Cina, d’altra parte, offre alla maggioranza impoverita dei paesi del sud la speranza per un futuro migliore. La Cina è più che disposta a condividere le lezioni apprese dalla sua lotta contro la povertà estrema e il rapido sviluppo delle infrastrutture nei settori della ferrovia ad alta velocità e della tecnologia 5G, attraverso la Belt and Road Initiative. », Un massiccio accordo di cooperazione infrastrutturale guidato dalla Cina e in cui partecipano attivamente più di 130 paesi. I paesi in via di sviluppo del Sud contano sulla Cina per un aiuto concreto nella lotta alla pandemia di COVID-19. La Cina offre anche prestiti ai paesi in via di sviluppo a condizioni più favorevoli rispetto alle condizioni degli istituti di credito occidentali. Inoltre, anche a nazioni assediate dall’imperialismo, come Siria, Cuba, Venezuela, Iran.

Nel XX secolo, il mondo era diviso in due campi: un campo socialista guidato dall’Unione Sovietica e un campo capitalista guidato dagli Stati Uniti. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti e i suoi partner occidentali hanno avuto mano libera per dominare e sfruttare il pianeta a beneficio di azionisti privati ​​e profittatori di guerra. Sia i leader americani che quelli occidentali speravano che l’integrazione della Cina nell’economia mondiale avrebbe segnato la fine del suo sistema socialista. AUKUS, e la nuova Guerra Fredda contro la Cina da cui è emersa l’alleanza, affonda le sue radici nel crescente desiderio degli storici colonizzatori bianchi del pianeta di vendicarsi della Cina che rifiuta di rinunciare alla sua sovranità e al suo modello storico. .

fonte: https://socialistchina.org

Traduzione: Gerard Trousson

La Russia, territorio libero di Europa

Nel 2022 ricorreranno sia il centenario della nascita sia il trentennale della morte di Jean Thiriart (1922-1992), un “geopolitico militante”[1] di cui “Eurasia” si è occupata più volte, rendendo accessibili al pubblico italiano numerosi articoli da lui pubblicati su periodici oggi praticamente irreperibili[2]. Strenuo e indefesso propugnatore, nell’Europa divisa tra il blocco atlantico e quello euro-sovietico, della necessità storica di “edificare una grande Patria: l’Europa unitaria, potente, comunitaria”[3], nel 1964 Thiriart ne indicò le dimensioni geografiche e demografiche: “Nel contesto di una geopolitica e di una civiltà comune (…) l’Europa unitaria e comunitaria si estende da Brest a Bucarest. (…) Contro i 414 milioni di Europei vi sono i 180 milioni di abitanti degli USA e i 210 milioni di abitanti dell’URSS”[4]. Concepito come terza forza sovrana ed armata, indipendente da Washington e da Mosca, l’“impero di 400 milioni di uomini” preconizzato da Thiriart avrebbe dovuto instaurare con l’URSS un rapporto di coesistenza basato su condizioni precise: “Con l’URSS una coesistenza pacifica non sarà possibile se non dopo che tutte le nostre province dell’Est avranno riacquistata l’indipendenza. La vicinanza pacifica con l’URSS comincerà il giorno in cui questa retrocederà entro le frontiere del 1938. Ma non prima: ogni forma di convivenza che possa implicare la divisione dell’Europa non è che una frode”[5]. Secondo Thiriart la coesistenza pacifica tra l’Europa e l’URSS avrebbe avuto il suo esito più logico in “un asse Brest-Vladivostok. (…) Se l’URSS vuole conservare la Siberia, deve fare la pace con l’Europa, con l’Europa da Brest a Bucarest, lo ripeto. L’URSS non ha, ed avrà sempre meno, la forza per conservare Varsavia e Budapest da una parte e Chita e Khabarovsk dall’altra. Dovrà scegliere, o rischiare di perdere tutto. (…) L’acciaio che si produce nella Ruhr potrebbe servire benissimo a difendere Vladivostok”[6].

L’asse Brest-Vladivostok teorizzato all’epoca da Thiriart sembrava avere più che altro il significato di un accordo finalizzato a definire le rispettive aree d’influenza dell’Europa unitaria e dell’URSS, poiché “nella prima metà degli anni Sessanta Thiriart ragiona ancora nei termini di una geopolitica ‘verticale’[7], che lo porta a pensare secondo una logica più ‘eurafricana’ che ‘eurasiatica’, ovvero a delineare un’estensione dell’Europa da Nord a Sud e non da Est a Ovest”[8].

Lo scenario abbozzato nel 1964 venne sviluppato da Thiriart negli anni successivi, cosicché nel 1982 egli poteva definirlo nel modo seguente: “Non bisogna più ragionare o speculare in termini di conflitto fra l’URSS e noi, ma in termini di avvicinamento e poi di unificazione. (…) bisogna aiutare l’URSS a completarsi nella grande dimensione continentale. Ciò triplicherà la popolazione sovietica, che per questo fatto stesso non potrà più essere una potenza a dominante ‘carattere russo’. (…) Sarà la fisica della storia a costringere l’URSS a cercare rive sicure: Reykjavik, Dublino, Cadice, Casablanca. Al di qua di questi limiti l’URSS non avrà mai tranquillità e dovrà vivere in una preparazione militare incessante. E costosa”[9].

Ormai la visione geopolitica di Thiriart era diventata dichiaratamente eurasiatista: “L’Impero euro-sovietico – si legge in un suo articolo del 1987 – si inscrive nella dimensione eurasiatica”[10]. Tale concetto venne da lui ribadito nel lungo discorso pronunciato a Mosca tre mesi prima di morire: “L’Impero europeo – disse – è, per postulato, eurasiatico”[11].

L’idea di un “Impero euro-sovietico” venne formulata da Thiriart in un libro scritto nel 1984 e uscito postumo nel 2018[12]. Nel 1984, scriveva l’autore, “la storia conferisce ai Sovietici l’eredità, il ruolo, il destino che per un breve momento era stato assegnato al Reich: l’URSS è la principale potenza continentale in Europa, è l’heartland dei geopolitici. Il mio discorso attuale è rivolto ai capi militari di quel magnifico strumento che è l’Armata sovietica, uno strumento al quale manca una grande causa”[13]. Partendo dalla constatazione che nel mosaico europeo costituito di Stati satelliti degli USA e dell’URSS l’unico Stato realmente indipendente, sovrano e militarmente forte era quello sovietico, Thiriart assegnava all’URSS un ruolo analogo a quelli svolti dal Regno di Sardegna nel processo di unificazione italiana e dal Regno di Prussia nel mondo germanico o, per citare un parallelo storico più antico proposto dallo stesso Thiriart, dal Regno di Macedonia nella Grecia del IV secolo a.C.: “La situazione della Grecia del 350 a.C., frantumata in Stati cittadini rivali e spartita fra le due potenze dell’epoca, Persia e Macedonia, presenta un’evidente analogia con la situazione dell’attuale Europa occidentale, divisa in piccoli e deboli Stati territoriali (Italia, Francia, Inghilterra, Germania federale) sottomessi alle due superpotenze”[14]. Perciò, come vi fu un partito filomacedone ad Atene, così sarebbe stato opportuno creare nell’Europa occidentale un partito rivoluzionario che collaborasse con l’Unione Sovietica; la quale, oltre a liberarsi dalle pastoie ideologiche dell’incapacitante dogmatismo marxista, avrebbe dovuto evitare ogni tentazione di instaurare un’egemonia russa sull’Europa, altrimenti la sua impresa sarebbe inevitabilmente fallita, così come era fallito il tentativo napoleonico di instaurare un’egemonia francese sul continente. “Non si tratta – precisava Thiriart – di preferire un protettorato russo ad un protettorato americano. No. Si tratta di fare scoprire ai Sovietici, i quali probabilmente ne sono inconsapevoli, il ruolo che essi potrebbero svolgere: ingrandirsi identificandosi con tutta l’Europa. Così come la Prussia, ingrandendosi, diventò l’Impero tedesco. L’URSS è l’ultima potenza europea indipendente che dispone di un’importante forza militare. Ad essa manca l’intelligenza storica”[15].

* * *

Da trent’anni l’URSS non esiste più. Tuttavia la Federazione Russa, col suo immenso territorio esteso dalla Crimea fino a Vladivostok, è oggi, come l’URSS nel 1984, l’unico Stato realmente indipendente e sovrano in un’Europa che, invece, è frazionata in una moltitudine di staterelli sottoposti all’egemonia di Washington. Infatti l’unico territorio europeo che non sia occupato dalle basi militari degli USA o della NATO è quello russo. L’unico esercito che non sia integrato in un’organizzazione militare egemonizzata dagli Stati Uniti d’America è quello della Federazione Russa. L’unica capitale europea che non sia tenuta a chiedere permessi agli USA e a render loro conto è Mosca. Ed anche sul piano spirituale ed etico è soltanto la Russia a difendere quei valori che, patrimonio dell’autentica civiltà europea come di ogni civiltà normale, sono bersaglio della massiccia offensiva scatenata dai barbari d’Occidente “contro i fondamenti di tutte le religioni del mondo e contro il codice genetico delle civiltà, con l’obiettivo di abbattere tutti gli ostacoli sulla via del liberalismo”. Sono parole del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che in un’analisi apparsa sulla rivista russa “Russia in Global Affairs” ha denunciato il pericolo mortale della “guerra in atto contro il genoma umano, contro ogni etica e contro la natura”[16].

In un’Europa ormai incapace anche semplicemente di immaginare la possibilità e la legittimità di un regime politico diverso da quello democratico che le è stato imposto nelle due fasi successive del 1945 e del 1989, soltanto la classe di governo russa si dimostra consapevole del fatto che la democrazia non è per nulla l’unico ordinamento possibile, indistintamente valido in ogni luogo della terra, indipendentemente dalle specificità etniche, culturali e religiose. Ad esempio, commentando l’intervento degli Stati Uniti in Afghanistan, Sergej Lavrov ha detto: “Probabilmente la conclusione più importante è che non bisogna insegnare a nessuno come vivere, tanto meno costringerlo”; ed ha ricordato i casi dell’Iraq, della Libia e della Siria, dove “gli americani volevano far vivere tutti come avrebbero voluto”[17]. Qualche giorno prima, il 20 agosto 2021, Vladimir Putin aveva impartito all’Europa rincretinita la stessa lezione di realismo politico, contro “il Moloch dell’universale” – tanto per usare l’espressione coniata da un filosofo connazionale del Presidente russo, Vissarion G. Belinskij (1811-1848). Ha dichiarato testualmente Putin: “Non si può imporre il proprio stile di vita ad altri popoli, perché hanno le loro tradizioni. Questa è la lezione da trarre da quanto accaduto in Afghanistan. D’ora in poi lo standard sarà il rispetto delle differenze, perché non si può esportare la democrazia, che uno lo voglia o no”[18].

La circostanza nella quale Putin ha pronunciato queste parole, una conferenza stampa con la cancelliera tedesca, avrà forse richiamato alla mente di qualcuno le parole visionarie di Dostoevskij: “La Germania ha bisogno di noi più di quel che pensiamo. E non ha bisogno di noi solo per una temporanea alleanza politica, ma per un’alleanza sempiterna. L’idea di una Germania riunificata è grandiosa e maestosa e affonda le radici nella notte dei tempi. (…) Due grandi popoli, dunque, sono destinati a mutare il volto di questo mondo”[19].

Oggi ad aver bisogno della Russia non è soltanto la Germania, ma tutta l’Europa, precipitata ormai in prossimità del punto critico che Dostoevskij intravide allorché presagì che “tutte le grandi potenze dell’Europa finiranno per essere annientate, per la semplice ragione che saranno logorate e sovvertite dalle tendenze democratiche”[20] e che la Russia avrebbe solo dovuto attendere “il momento in cui la civiltà europea giungerà all’ultimo respiro, per raccoglierne ideali e obbiettivi”[21].

Certo, la situazione attuale non induce la Russia a prendere in considerazione, anche solo come possibilità teorica, l’assunzione del ruolo di potenza aggregatrice dell’Europa. Tuttavia, se a Mosca ancora manca quella che Jean Thiriart chiamava l’“intelligenza storica” necessaria a concepire il disegno grandioso della liberazione dell’Europa dall’occupazione americana e della costruzione di una superpotenza imperiale compresa fra l’Atlantico e il Pacifico, a favorire la nascita di una tale intelligenza saranno probabilmente le condizioni oggettive che la Russia si troverà a dover affrontare nei prossimi anni.

Claudio Mutti in https://www.eurasia-rivista.com/la-russia-territorio-libero-deuropa/

Si naviga a vista

In effetti la transizione ecologica voluta sostanzialmente dalla Germania e dai suoi pesci pilota non tiene in minimo conto la differenza tra i vari Paesi dell’Unione e della diversa composizione dell’energia: c’è una grande differenza tra l’Italia che va gas, la Germania che va a carbone e rinnovabili, la Francia che va a nucleare. Oltretutto questi piani europei sembrano essere pensati e messi a punto da dilettanti: l’aver subito puntato sull’auto elettrica perché questo conveniva all’industria tedesca ha creato una richiesta di materiali che servono anche per l’allestimento per le rinnovabili  che cosi andranno incontro ad aumenti straordinari di prezzo, tali da impedirne la diffusione proprio ai livelli in cui sarebbe più utile. E questo senza parlare dell’effetto che l’aumento dei certificati di emissione avrà sull’agricoltura e quindi sui prezzi degli alimentari.

Ad ogni modo di fronte all’aumento strutturale delle bollette il governo cercherà di calmierare i prezzi utilizzando parte dei proventi delle aste dei certificati di emissione, ma qui siamo al classica situazione del serpente che si mangia la coda, perché quei proventi bisognerà in ogni caso recuperarli attraverso le tasse. Ormai si naviga a vista con un ponte di comando affetto da cecità. Che cosa farebbero senza quel toccasana della falsa pandemia e dunque della tirannide a progetto?

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/09/29/il-gas-ci-manca-inventiamo-balle/

Bigotti

Si tratta di quelli che invocano Bava Beccaris, che pretendono che chi vota debba esibire il certificato di igiene, che sollecitano misure per sospendere la pensione ai riottosi, che pensano che i giovani debbano soffrire per prepararsi alla vita, che sono pronti a sacrificare la prole su suggerimento del dio che governa il brand sanitario, che ritengono che i decessi attribuibili al vaccino così come quelli frutto dello stato di abbandono criminale in cui sono stati lasciati i pazienti affetti da gravi patologie, non siano altro che effetti collaterali sopportabili dal sistema che in una situazione di emergenza è costretto a “selezionare”.

Sono diventati loro il ceto intellettuale a libro paga dell’oligarchia, che liquida chi esercita ancora critica o dubbio come molesti disfattisti irresponsabili, che apostrofa di populista chi denuncia l’approccio tecnocratico dei competenti, che deplora come sovranista chi ha l’ardire di contestare la generosità europea. Sono loro che officiano i riti del Pnrr proprio come quelli delle reiterate dosi da somministrare, in modo che si agisca per provvedimenti d’urgenza, per comandi autoritari, per controriforme che non devono intervenire sullo statu quo, che non fanno assunzioni, non investono in stato sociale, non spendono in niente che abbia un effetto duraturo sul servizio sanitario, come in qualsiasi altro settore strategico del “sistema Paese”.

Difficile dar torto a chi come Andrea Zhock  pensa che ormai l’esclusione dei cittadini da ogni scelta è completa e non vale più la pena di denunciare  “abusi, coazioni, forzature, ricatti, discriminazioni, omissioni, bastonature mediatiche, distorsioni della Costituzione, censure, macchine del fango” ormai passati in cavalleria senza che si senta “neanche il bisogno di verificarne i presupposti, senza che un sussulto di indignazione (prepolitica) metta in allerta”.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/09/22/dittatura-della-mancia-155170/

Europa inesistente

Prima gli Usa di Biden hanno fatto di tutto per impedire che l’Europa nel suo complesso e i singoli Paesi che la compongono stabilissero solidi accordi con la Cina in nome della “solidarietà atlantica” , facendo di fatto saltare l’“accordo globale di investimento” (CAI), un accordo redditizio che avrebbe dato alle aziende europee un migliore accesso ai mercati cinesi rispetto a quello che hanno attualmente gli Stati Uniti. Poi hanno tradito con il nuovo accordo militare anticinese tra Gran Bretagna, Usa e Australia che non solo fa sapere quali sono le vere priorità statunitensi, ma che diche chiaramente che l’Europa ormai non conta nulla e deve soltanto adeguarsi a ciò che dice il padrone. Le spese di tutto questo le fa in termini economici immediati la Francia che aveva siglato con l’Australia un accordo per la costruzione di 12 sommergibili a propulsione nucleare per un valore di 43 miliardi dollari. E questo fa fallire i legami transatlantici con l’Europa, con il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian che afferma: “Questa decisione unilaterale, brutale e imprevedibile è molto simile a quella che stava facendo Trump”.

Del resto tutto questo era nelle cose ed è stato semplicemente nascosto da una narrazione fasulla e francamente, anzi americanamente  stupida secondo la quale il deterioramento dei rapporti tra Europa ed Ue era da addebitarsi all’America first di Trump e che dunque tutto sarebbe rientrato nella normalità con Biden. Però il problema non è questo o quel presidente, ma l’America stessa che fa esclusivamente i propri ossessivi interessi di potere planetario: adesso che il nuovo nemico è la Cina, l’Europa è costretta a far parte dello spettacolo di Washington, ma solo come comparsa che le prende da tutte le parti. La minimizzazione di Trump della Nato non era semplicemente dovuta alla sua natura erratica e imprevedibile, ma era un’espressione del cambiamento di interessi strategici degli Stati Uniti non più concentrati sull’Europa, cosa che è rimasta sottotraccia per 4 anni senza che i poteri europei lo comprendessero. E del resto a vederli e sentirli, la cosa non stupisce affatto, come non stupisce che troppo a lungo non si sia afferrato come  .Washington abbia una lunga storia di comportamenti in malafede nei confronti del continente, che l’America non è affatto il il “salvatore” dell’Europa, ma il suo sfruttatore e chi ha lavorato nel campo dei brevetti – tanto per dirne una- capirà immediatamente il senso del discorso.*

Le due americhe

A volte processi che sembravano lenti come bradisismi accelerano fino diventare terremoti: adesso ci troviamo di fronte non ad una ma a due Americhe, quella imperiale delle due coste che aspira al dominio degli oceani e quella agricola e industriale del centro continentale; quella della finanza globale che aspira a mantenere il ruolo parassitario del dollaro e garantire un così un posto di comando planetario alle proprie elites e quella della produzione reale e al reddito locale; quella che si proclama progressista a parole, che fa del politicamente corretto una religione, ma poi fa strage ovunque sul pianeta e quella invece conservatrice più attenta alle proprie condizioni e meno interventista. Queste due Americhe hanno convissuto  egregiamente tanto da parere indistinguibili fino a quando l’imperialismo dell’una portava lavoro ed esportazioni all’altra, ma con la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del grande nemico, il neoliberismo di ispirazione finanziaria ha cominciato a cambiare le cose e a trasferire la manifattura dove i costi del lavoro erano convenienti, cominciando così a mettere in crisi l’equilibrio che si era in qualche modo creato. La nascita di una vera e propria fattura tra queste due realtà continentali è stata lenta, ma inesorabile ed è diventata protagonista della politica nazionale quando la l’Asia e in particolare la Cina sono diventate la manifattura del mondo, sottraendo molto lavoro sicuro e ben pagato al centro e da quando le strategie messe a punto dalla parte per così dire imperiale sono miseramente fallite: tutto ciò che è stato fatto dopo l’11 settembre, anzi grazie all’11 settembre per creare un nuovo Medio Oriente e in parte un nuova Asia  si è rivelato un disastro e la fuga da Kabul ne è una plastica immagine. In ogni casi è chiaro che l’impero si è arrestato in Siria e che la sua definita crisi è divenuta palese ai primi  di gennaio del 2020 quando un attacco missilistico iraniano su un base americana è rimasto senza risposta.

Del resto anche Obama, troppo legato all’America globalista e imperiale ha fallito completamente nel tentativo di risaldare in qualche modo le due parti che hanno cominciato a fratturarsi in maniera evidente con la crisi del 2008 che peraltro non è mai terminata e anzi è peggiorata al punto da costringere le elite di comando a simulare una pandemia per sparigliare le carte: la vittoria elettorale di Trump non è stata che un’espressione sia di quel fallimento che dell’allargamento della frattura. E adesso Biden o forse sarebbe meglio dire chi per lui sta peggiorando ulteriormente le cose arruolando il combinato disposto pandemia – vaccini per colpire gli stati centrali, ovvero quelli generalmente governati dai repubblicani che poi sono anche quelli che rifiutano i passaporti vaccinali che hanno imposto misure più leggere per la cosiddetta pandemia e se la sono cavata molto meglio quanto a morti e contagi. L’intenzione espressa da Biden – che ormai ha fatto della pandemia una sorta di oggetto metafisico di adorazione, al di là di qualsiasi dato e realtà – di superare in qualche modo le resistenze degli stati, ( ma con il suo obbligo di vaccino per i dipendenti federali ha mostrato la sua debolezza)  si scontra con la stessa struttura federe degli Usa e ha già trovato l’opposizione di 19 governatori e 2 procuratori generali. “Il mio team legale è pronto a presentare la nostra causa nel momento in cui Joe Biden archivia la sua regola incostituzionale” , ha scritto in un post su Twitter il governatore del South Dakota Kristi Noem,  ” Questo grossolano esempio di intrusione federale non reggerà “. Qui è possibile leggere tutte le dichiarazioni dei governatori che sono davvero molto dure e che in qualche caso accennano sia pure in via indiretta a una possibile uscita dall’unione. Il fatto è che la Casa bianca ha pensato di togliersi d’imbarazzo per l’Afghanistan, rilanciando le vaccinazioni obbligatorie che subito i servetti europei senza testa e senza dignità si sono affrettati ad imitare, ma è riuscito a fare ancora peggio mettendo l’intero Paese in stato di divisione permanente creando una divisione sanitaria proprio in corrispondenza delle linee divisione economica tra l’America finanziaria e quella produttiva.

Probabilmente molti dei creatori pandemici non si aspettavano che il covid  e i vaccini sarebbero stati così divisivi, ma il fatto è che la mistificazione è stata troppo grande: troppe  le morti attribuite al covid persino per pazienti terminali di cancro, sulla base di test totalmente inaffidabili e per giunta gestibili aumentando o diminuendo i cicli di amplificazione  per giungere ai risultati voluti: troppo evidente il tentativo di nascondere tutti morti post vaccino. e il tempo e il susseguirsi delle dosi non lavorano a favore dei pandemisti sistemici che di certo non sono in grado di imporre iniezioni per sempre visto che comunque la verità si fa sempre più strada. Per ora l’unica prospettiva concreta è la distruzione dell’America.

riportato integralmente da https://ilsimplicissimus2.com/2021/09/13/154837/