Alla canna del gas

Merkel incontra Putin  per  la seconda volta in meno di un mese  e – oh sorpresa – sulla Siria si è avvicinata alle posizioni russe. Lo ha fatto menzionando esplicitamente il  il processo di Astana – una vera novità da parte di un membro dell’Alleanza Occidentale. Ad Astana, Russia, Iran e Turchia hanno assunto il ruolo di garante per le zone di sicurezza  della Siria . Finora, le potenze occidentali hanno voltato le spalle ad Astana –  al modo occidentale, ossia   non rifiutandolo o criticandolo,  ma ignorando, come se non esistesse. Per l’Occidente, esistono solo i colloqui di mediazione di Ginevra, in teoria sotto l’egida dell’ONU,  in realtà gestite dal “Piccolo gruppo americano sulla Siria” (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita e Giordania), ossia i gestori dell’esercito jihadista scatenato contro Assad. Insieme a Putin,  Merkel ha ora affermato che il processo di Astana e i colloqui di mediazione dell’ONU a Ginevra dovrebbero essere armonizzati.  Ha anche aggiunto  ha affermato che ora è il momento di avvicinarsi alla riforma costituzionale in Siria. Questo è esattamente ciò che i russi hanno a lungo proposto e perseguito con insistenza .  Ha evitato  di denunciare il coinvolgimento militare dei russi in Siria, fino ad allora pratica comune occidentale quando si trattava della Siria.

 

Alla Cancelliera,   tale concessione costa poco. Nel Nord della Siria s’è sistemata la Turchia e Erdogan non ha lasciato dubbi che  la sua sarà una occupazione permanente. Ad Est, gli americani si sono stabiliti con 15 basi militari. Israele  non fa mistero di volersi tenere le alture del Golan per sempre, e i russi hanno dimostrato (durante gli ultimi raid israeliani su presunti bersagli iraniani in Siria) di non potere o non volere opporsi.  I russi tengono saldamente  l’Occidente siriano.  Lo spazio per uno stato laico e  garante delle etnie e minoranze religiose come era la Siria di Assad, non sembra grande.

Piuttosto, quando Putin ha criticato le sanzioni   europee contro la Siria provocano una gratuita sofferenza alle popolazioni civili e  impediscono la ricostruzione, la Merkel (che qui potrebbe far molto) non ha risposto, ma  ha chiesto che Putin esercitasse la sua influenza in modo che coloro che erano fuggiti dal paese   (non volendo sostenere né Assad né i jihadisti) non fossero stati espropriati in loro assenza.

Salvare il Nord Stream 2 (dal padrone americano)

Il  motivo vero dell’incontro, però,  e il meno trattato nella conferenza-stampa  comune, è  naturalmente il NordStream 2, il  raddoppiato gasdotto sotto il Baltico,  oggi  al centro della vera e propria tempesta di sanzioni, minacce di dazi e atti ostili che “l’alleato americano” sta facendo grandinare sulla UE,  e la Germania in  particolare.

“Gli Stati Uniti si oppongono  espressamente  al progetto di gasdotto tedesco-russo Nord Stream “, ha scritto il Deutsche Wirtschafts Nachrichten: “gli americani vogliono abbattere il progetto nonostante gli sforzi del governo tedesco per un compromesso.”Useremo tutti i nostri poteri di persuasione”, ha detto qualche giorno fa Sandra Oudkirk, rappresentante dell’energia del Dipartimento di Stato americano, a Berlino: “Saremmo felici se il progetto non si concretizzasse”. Gli Stati Uniti affermano che i paesi dell’Europa orientale diventeranno più russi  esposti alla pressione russa.   “Le garanzie dalla Russia non sono affidabili”, ha detto.  In passato, la Russia aveva temporaneamente interrotto il rubinetto del gas in conflitto con l’Ucraina e colpito altri paesi dell’Europa orientale.Il Mar Baltico, attraverso il quale il gasdotto deve funzionare, è anche una regione militarmente sensibile.

La questione delle possibili sanzioni statunitensi nei confronti delle società o dei paesi partecipanti non è stata ancora avanzata esplicitamente dalla Oudkirk .Ha sottolineato, tuttavia, che le condizioni sono state create negli Stati Uniti l’anno scorso.

“Gli americani vogliono che gli europei acquistino il gas naturale liquefatto (LNG) negli Stati Uniti.Con questa offerta le quote di mercato dei russi dovrebbero essere cacciate via.Il partner più importante degli Stati Uniti è la Polonia, che è in concorrenza con la Germania per la posizione di hub energetico europeo.

“Gli stati del Nord  dell’UE, che sono anche in gran parte contrari al Nord Stream 2, hanno deciso mercoledì di proporre l’idea di offrire agli Stati Uniti l’acquisto di GNL per contrastare le tariffe punitive”. Quindi i satelliti economici della Germania le si rivoltano contro e si alleano con “l’alleato” per affossare il bellissimo affare energetico con Gazprom.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/merkel-da-un-po-di-ragione-a-putin-quanto-permette-il-padrone/

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Nuova via della seta

Dopo aver percorso 11000 chilometri viaggiando per 16 giorni sulle nuove rotte ferroviarie della seta, il primo treno merci che collega direttamente la Cina ad Anversa (Belgio) arrivava il 12 maggio nel porto di Anversa. Il 26 aprile, il treno lasciava la città portuale di Tangshan (provincia di Hubei) nella Cina nord-orientale prima di raggiungere il porto fiammingo, dopo aver attraversato Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia e Germania. Questo primo collegamento ferroviario diretto tra Cina e Anversa è un progetto avviato dalla città di Tangshan e dal suo porto, in collaborazione con la compagnia di navigazione cinese statale Cosco Shipping Lines e la China Railway Container Transport Corp. (CRCT).

La nuova linea ferroviaria della seta passerà per Anversa
Il treno fa parte dell’Iniziativa cinese Fascia e Via (BRI), l’ambizioso programma del governo cinese per far rivivere le rotte commerciali dall’antica Via della Seta dall’Asia all’Europa. Con la nuova strategia aziendale del programma One Belt One Road (OBOR), il Presidente Xi Jingping vuole offrire alla Cina opportunità in Medio Oriente, Africa ed Europa. “Questa linea ferroviaria diretta pone il nostro porto sulla rotta BRI (Belt and Road Initiative) e rafforzerà ulteriormente i nostri legami con la Cina“, affermava Luc Arnouts, direttore commerciale del porto di Anversa, citato da una nota dell’autorità portuale di Anversa. “Abbiamo lavorato a lungo a questo progetto, che rappresenta un passo importante nelle nostre relazioni commerciali con la Cina“, aggiungeva. La durata media del viaggio marittimo dal porto di Tangshan con navi convenzionali è di 35 giorni. Il treno, trasportando 34 container di minerali per l’industria della carta e la produzione di ceramiche, può compiere il viaggio Tangshan-Anversa “in un tempo record di 16-20 giorni e a costi relativamente bassi“, affermava Geert Gekiere, amministratore delegato di Euroports Belgium, citato nel comunicato stampa. La Cina è il quarto partner di Anversa nel traffico annuale di 14 milioni di tonnellate di merci. A questo proposito, il governo cinese prevede di commissionare un treno diretto ad Anversa una o due volte al mese. In questo contesto, la città di Tangshan cerca di rafforzare la cooperazione col porto di Anversa e intende firmare un memorandum d’intesa con la città di Anversa. Inoltre, la China Railway Container Transport Corp. studia la fattibilità dell’apertura di un ufficio vendite in Europa.

https://aurorasito.wordpress.com/2018/05/18/la-via-della-seta-passa-per-anversa-e-liran/

Ponti e non muri!

Il presidente della Russia Vladimir Putin ha inaugurato un ponte stradale e ferroviario che collega la Russia meridionale alla penisola di Crimea, guidando lui stesso un pesante camion. Putin, al volante di un camion da trasporto, ha guidato per 19 chilometri, il martedì, sulla sezione automobilistica del ponte stradale e ferroviario costruito sullo stretto di Kerch, che è attualmente il più lungo in Europa. “Alla fine, grazie al vostro duro lavoro, al vostro talento, a questo progetto, questo miracolo è accaduto”, ha detto Putin alla folla di lavoratori riunitisi per l’occasione. Più tardi, il Presidente è stato accolto da operai esultanti dall’altro lato del ponte. “Voglio congratularmi sinceramente con questo straordinario, festoso e, nel pieno senso della parola, giorno storico”, ha detto Putin ai lavoratori al loro arrivo dal lato della Crimea. “In diverse epoche storiche, anche sotto lo zar, la gente ha sempre sognato di costruire questo ponte”. Il presidente si riferiva all’ultimo zar della Russia, Nicola II, che per primo propose un tale ponte; ma lo scoppio della prima guerra mondiale aveva impedito allora di procedere al piano per mandare avanti l’opera. Il ponte dovrebbe essere completato entro la fine del 2018, ma è stato crealizzato sei mesi prima del previsto e si apre ufficialmente al traffico il prossimo mercoledì. Essendo questo l’unico collegamento stradale diretto tra Mosca e la penisola, il ponte ha un’altra sezione per i treni, che verrà inaugurata il prossimo anno. Il progetto, che è costato $ 3,69 miliardi, sarà in grado di gestire 40.000 auto al giorno e ridurre la dipendenza della Crimea dal trasporto marittimo.

Il Ponte fra Crimea e Russia

Rabbia contro il ponte del Governo ucraino La costruzione del ponte ha tuttavia provocato la rabbia in Ucraina, nel governo fantoccio di Kiev, negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali. L’Occidente afferma che la Russia ha “annesso” il territorio ucraino della Crimea quando era scoppiata la crisi nell’Ucraina orientale nel 2014. Anche i paesi occidentali accusano la Russia di avere posto la sua mano nella crisi nell’Ucraina orientale. Mosca nega l’accusa e la ribalta a Washington e Londra che hanno sobillato il golpe di Maidan a Kiev. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha accusato Mosca di aver costruito illegalmente il ponte, che ha etichettato come “l’ultima prova del disinteresse del Cremlino per il diritto internazionale”. (Nota: Al contrario gli USA e la NATO hanno dimostrato molta ” attenzione” al diritto internazionale, come avvenuto in Libia, in Iraq e nella ex Jugoslavia) La portavoce della politica estera dell’Unione europea (UE), Federica Mogherini, ha anche affermato che la costruzione del ponte “costituisce un’altra violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina da parte della Russia”. In una dichiarazione, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha affermato che “la Crimea fa parte dell’Ucraina” e ha accusato Mosca di cercare di consolidare il suo “sequestro illegale e la sua occupazione” collegando il paese alla Crimea. “La costruzione in Russia del ponte serve a ricordare la costante volontà della Russia di sottrarsi al diritto internazionale”, ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert nella dichiarazione. Questa ha detto che “gli Stati Uniti hanno condannato la costruzione e l’apertura parziale del ponte fatta dalla Russia” , che secondo lei è stata effettuata “senza il permesso del governo dell’Ucraina”. (Il referendum celebrato in Crimea che ha decretato l’integrazione della Crimea alla Russia, per Washington non conta nulla). Nauert ha anche avvertito che tutte le sanzioni USA relative alla Crimea su Mosca “rimarranno in vigore fino a quando la Russia non restituirà il controllo della penisola all’Ucraina”. Putin ha già ribadito più volte che la Crimea è parte integrante della Russia e che questa risponderà a qualsiasi tentativo di aggressione. Gli Stati Uniti e i governi occidentali hanno imposto turni di sicurezza e sanzioni economiche alla Russia sulla Crimea. Fonte: RT News.com Traduzione e sintesi: Sergei Leonov

https://www.controinformazione.info/putin-inaugura-il-ponte-che-collega-la-russia-alla-crimea-guidando-lui-stesso-un-camion-sul-percorso/

La restaurazione, l’unica rivoluzione possibile

Il modello di società oligarchico instauratosi a seguito delle riforme europee realizzate e di quelle in corso di attuazione, ha determinato un livellamento verso il basso delle classi medie e di quelle già socialmente disagiate che si accentuerà nel prossimo futuro. Così si esprime Josef E. Stiglitz riguardo alle diseguaglianze sociali del nostro presente: “In breve, abbiamo creato un sistema economico e sociale e una politica in cui, andando avanti, le attuali disuguaglianze non soltanto è possibile che si perpetueranno, ma verranno esacerbate; possiamo prevedere per il futuro una maggiore disuguaglianza di capitale tanto umano che finanziario”. (Dal libro di Josef E. Stiglitz “Il prezzo della disuguaglianza, Einaudi 2013”.

L’Italia, già mutilata della propria sovranità economica e monetaria dalla UE, non può eleggere governi e maggioranze contrapposte o alternative all’Europa. La crisi italiana non è stata determinata tanto da una classe politica incapace e/o corrotta, quanto dalla imposizione di un sistema neocapitalista rivelatosi fallimentare.

Sin dalle sue origini settecentesche, l’ideologia illuminista / liberale si è identificata con il progresso, che è per definizione fonte illimitata di libertà ed emancipazione. Il capitalismo globale del XXI° secolo si è certo identificato con il progresso, ma si è oggi rivelato oscurantista, oligarchico, neofeudale ed antistorico.

Pertanto ogni possibile, futuribile rivoluzione non potrà che consistere in una restaurazione della sovranità degli stati, della dignità del lavoro, dell’uguaglianza dei cittadini. Dovrà dunque essere restaurata la democrazia con i suoi fondamentali principi etici. Ogni opposizione che non converga con la necessità storica della restaurazione dei valori dominanti nel XX° secolo è destinata al fallimento. Il dissenso sociale dilagante non ha trovato fino ad oggi forze politiche adeguate a rappresentarlo, quale opposizione al sistema. Opposizione, o meglio restaurazione rivoluzionaria cercasi….

Luigi Tedeschi

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60490

Riflessi Iraniani

di  Luciano Lago Una importante dichiarazione pubblica della Merkel fatta oggi fa intuire che qualche cosa sta cambiando nei rapporti fra la Germania e gli USA e in generale fra l’Europa e Washington. “L’Europa deve prendere il suo destino nelle proprie mani, non può più fare affidamento sugli Stati Uniti per la sua protezione”, ha detto la Merkel che si trovava ad Aquisgrana ad una cerimonia di premiazione , in una località turistica tedesca vicino al confine con il Belgio, dove il presidente francese Emmanuel Macron ha ricevuto il prestigioso Premio Carlo Magno per i suoi sforzi nel promuovere l’integrazione e la coesione nell’UE (sic!). “Non è più così che gli Stati Uniti semplicemente ci proteggono, ma l’Europa deve prendere il suo destino nelle sue mani, questo è il compito del futuro”, ha ribadito la Merkel. (Vedi: HuffingtonPost) Queste dichiarazione della Merkel sono arrivate due giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha di fatto dichiarato la propria uscita unilaterale l’accordo nucleare con l’Iran, noto come  il trattato   “int Comprehensive Plan of Action” (JCPOA), oltre a sostenere che Washington non solo ripristinerebbe le sanzioni anti-Iran come parte del l’accordo, ma “istituirebbe anche il più alto livello di” divieto economico contro la Repubblica Islamica. Il JCPOA era scaturito dopo anni di negoziati tra l’Iran da una parte e il gruppo di paesi P5 + 1 – Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina più la Germania – dall’altra, nel luglio 2015. Il leader americano ha annunciato la sua decisione controversa dopo che i suoi alleati europei, tra cui Regno Unito, Germania e Francia, e un certo numero di altri paesi non è riuscito a convincerlo nel non ritirarsi dall’accordo fondamentale per la coesistenza pacifica. Trump ha anche minacciato tutti i paesi con sanzioni, inclusi gli alleati degli Stati Uniti, se avessero violato gli embarghi statunitensi contro l’Iran, preoccupando i tradizionali alleati di Washington in Europa. La posizione di Trump è apparsa totalmente supina ai desideri del regime israeliano e ha suscitaro molte critiche fra gli stessi alleati in quanto segna l’inaffidabilità di Washington nel mantenere qualsiasi tipo di accordo multilaterale quando questo non risulti conforme ai propri interessi. Alle osservazioni di Merkel fanno eco anche a quelle del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che ha notato in precedenza giovedì che la politica della Casa Bianca “aveva perso vigore e, a causa di questo, nel lungo termine, la sua influenza”, esortando l’Europa a riprendersi il proprio ruolo, distanziandosi dagli Stati Uniti come leader globale autoproclamato. Criticando Washington per aver abbandonato l’accordo con l’Iran, il capo della Commissione europea, Jean C. Junker, ha affermato che gli Stati Uniti stanno voltando le spalle alle relazioni multilaterali e alla cooperazione amichevole. Junker questa volta appariva del tutto sobrio e questo è sembrato già un fatto eccezionale per quanti hanno seguito i suo discorso. Da parte sua, il presidente francese Macron, ha insistito sulle sue proposte di riforma di punta per la zona euro da quando è salito al potere lo scorso maggio, ha esercitato ulteriori pressioni su Merkel per far concordare con le sue proposte, in particolare un bilancio comune della zona euro e il ministro delle finanze ha esortato la Merkel ad agire in questo senso, aggiungendo poi: “Se accettiamo che altre grandi potenze, inclusi alleati, … si mettano in una situazione per decidere per conto della nostra diplomazia, della sicurezza per noi, e talvolta ci facciano correre anche i peggiori rischi, allora non siamo più sovrani e non possiamo essere più credibile per l’opinione pubblica “, ha detto, in un chiaro attacco contro la decisione di Trump di ritirarsi dal difficile accordo nucleare iraniano. Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che la decisione degli Stati Uniti di abbandonare il piano d’azione globale congiunto (JCPOA) è stato un “errore”. La Merkel, tuttavia, ha affermato che le discussioni sull’eurozona sono state “difficili” tra Berlino e Parigi, sottolineando che i disaccordi hanno ancora pregiudicato molte proposte per un’ulteriore integrazione del blocco. Tuttavia la Merkel ha riconosciuto fra l’altro che “l’unione economica e valutaria europea deve essere resa più sostenibile”, riconoscendo implicitamente il ruolo di piglia tutto che la Germania si è assunta nella UE, come attestano i suoi enormi surplus di bilancio a spese degli altri partner europei. Anche se la Merkel ha dichiarato di aspettarsi accordi su un sistema bancario, è rimasta in silenzio sulla richiesta del presidente francese di un bilancio comune della zona euro.

Jean-Yves Le Drian

Nel contempo il ministro degli Esteri di Francia, Yves Le Drian, ha denunciato «la logica americana isolazionista, protezionistica e unilaterale» ed ha anticipato l’intenzione di agire di concerto con le aziende del suo Paese «per preservarle al massimo dalle misure sanzionatorie statunitensi». E il capo della diplomazia tedesca Heiko Maas ha annunciato che oggi sarà a Mosca per consultarsi con il collega russo Sergei Lavrov, uno che lo strappo di Trump con l’Iran non lo condivide assolutamente. Queste reazioni indicano che i leaders dell’Europa si sono accorti tardi della inaffidabilità degli USA come leader dello schieramento occidentale e iniziano a svegliarsi dal torpore, constatando la contrapposizione di interessi che si manifesta ormai nettamente tra la politica di egemonia di Washington e gli interessi dell’Europa. Considerando la politica di totale subordinazione fatta dai paesi europei nei confronti del potente alleato ed i disastri che questa ha causato, sembra che la presa d’atto del leaders europei sia arrivata ormai a tempi scaduti. Meglio tardi che mai si potrebbe osservare.

https://www.controinformazione.info/il-leaders-europei-iniziano-a-prendere-le-distanze-da-washington/

La Grecia oltre la realtà

Il fatto che la Grecia sia scomparsa dai radar dell’informazione non significa affatto che sia superata l’emergenza umanitaria scatenata da anni di cieche (o forse fin troppo mirate) politiche austeritarie a marchio Troika.
È vero  che ciò di cui i media non parlano tende a smettere di esistere nella percezione comune, ma accanto alla realtà parallela della bolla mediatica entro cui siamo soliti agire c’è sempre una realtà reale che si ostina colpevolmente a sussistere, e addirittura riaffiorare di tanto in tanto.
Il servizio di Geelhoed, corrispondente ad Atene – e quindi testimone diretto, dà la misura non solo del dramma che il popolo greco tuttora vive, ma anche dell’indifferenza bovina con cui il resto dei cittadini europei ha accettato che ciò accadesse e continua ad accadere.

Il ricatto funziona così: il governo greco deve pagare i debiti e cerca di mitigare le richieste troppo dure della troika. La troika rifiuta, il tempo passa, la bancarotta si avvicina e alla fine Atene accetta tutte le richieste, per quanto impossibili, e la troika versa parte del denaro. È quello che successe nel luglio 2013, quando Dijsselbloem bloccò una tranche da due miliardi di euro perché Atene aveva soddisfatto solo 21 delle 22 condizioni. L’obiettivo non rispettato era il licenziamento di 4.200 funzionari: sulla lista fornita dal governo c’erano solo 4.120 nomi. Il ministro dell’istruzione voleva risparmiare gli insegnanti che avevano ottenuto un master. Quando furono mandati a casa anche loro, i soldi furono versati


Leggi tutto: https://mauropoggi.wordpress.com/2018/05/07/la-grecia-oltre-la-realta-parallela/

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

La portaerei Usa Harry S. Truman, salpata dalla più grande base navale del mondo a Norvolk in Virginia, è entrata  nel Mediterraneo con il suo gruppo d’attacco. Esso è composto dall’incrociatore lanciamissili Normandy e dai cacciatorpediniere lanciamissili Arleigh Burke, Bulkeley, Forrest Sherman e Farragut, più tra poco altri due, il Jason Dunham e The Sullivans. È aggregata al gruppo d’attacco della Truman la fregata tedesca Hessen.

La flotta, con a bordo oltre 8.000 uomini, ha una enorme potenza di fuoco. La Truman – superportarei lunga oltre 300 metri, dotata di due reattori nucleari – può lanciare all’attacco, a ondate successive, 90 caccia ed elicotteri. Il suo gruppo d’attacco, integrato da 4 cacciatorpediniere già nel Mediterraneo e da alcuni sottomarini, può lanciare oltre 1.000 missili da crociera.

Vengono così notevolmente potenziate le Forze navali Usa per l’Europa e l’Africa, con quartier generale a Napoli-Capodichino e base della Sesta Flotta a Gaeta, agli ordini dello stesso ammiraglio (attualmente James Foggo) che comanda la Forza congiunta alleata a Lago Patria.

Ciò rientra nel potenziamento complessivo delle forze statunitensi in Europa, agli ordini dello stesso generale (attualmente Curtis Scaparrotti) che ricopre la carica di Comandante supremo alleato in Europa.

In una audizione al Congresso, Scaparrotti spiega il perché di tale potenziamento. Quello che presenta è un vero e proprio scenario di guerra: egli accusa la Russia di condurre «una campagna di destabilizzazione per cambiare l’ordine internazionale, frantumare la Nato e minare la leadership Usa in tutto il mondo».

In Europa, dopo «l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia e la sua destabilizzazione dell’Ucraina orientale», gli Stati uniti, che schierano oltre 60.000 militari in paesi europei della Nato, hanno rafforzato tale schieramento con una brigata corazzata e una brigata aerea da combattimento, e costituito depositi preposizionati di armamenti per l’invio di altre brigate corazzate. Hanno allo stesso tempo raddoppiato lo spiegamento delle loro navi da guerra nel Mar Nero.

Per accrescere le loro forze in Europa gli Stati uniti hanno speso in cinque anni oltre 16 miliardi di dollari, spingendo allo stesso tempo gli alleati europei ad accrescere la propria spesa militare di 46 miliardi di dollari in tre anni per rafforzare lo schieramento Nato contro la Russia.

Ciò rientra nella strategia avviata da Washington nel 2014 con il putsch di piazza Maidan e il conseguente attacco ai russi di Ucraina: fare dell’Europa la prima linea di una nuova guerra fredda per rafforzare l’influenza statunitense sugli alleati e ostacolare la cooperazione eurasiatica.

I ministri degli esteri della Nato hanno riaffermato il 27 aprile il loro consenso, preparando una ulteriore espansione della Nato ad Est contro la Russia attraverso l’ingresso di Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Georgia e Ucraina. (corsivo nostro )

Tale strategia richiede una adeguata preparazione dell’opinione pubblica. A tal fine Scaparrotti accusa la Russia di «usare la provocazione politica, diffondere la disinformazione e minare le istituzioni democratiche» anche in Italia. Annuncia quindi che «gli Usa e la Nato contrastano la disinformazione russa con una informazione veritiera e trasparente». Sulla loro scia la Commissione europea annuncia una serie di misure contro le fake news, accusando  la Russia di usare «la disinformazione nella sua strategia di guerra».

Fonte: Il Manifesto