De-industrializzazione

Non ho scritto questo articolo per piangere sugli Usa. Ma pensando alla anche più tragica de-industrializzazione che hanno fatto  subire all’Italia  i Prodi, gli  Amato, i Carli, i Draghi, i Ciampi. Con le loro svendite in perdita , hanno aperto buchi irreversibili nelle industrie di alta tecnologia –    quelle che distinguono i paesi industriali avanzati da quelli del secondo mondo.  Non piace saperlo agli italioti ignari di cultura industriale, ed è impossibile farlo capire a   “pacifisti”,  “ecologisti”,  grillini anti-tutto: queste sono le “industrie di superiorità” e  appartengono ai settori strettamente connessi con la difesa. Senza una presenza nell’aeronautica-spazio, nel nucleare, nella grande elettronica e nei sistemi d’arma complessi, un paese  diventa un Venezuela o Argentina:  la sopravvivenza di secondo piano anche intellettuale,  nel livello di civiltà. Per contro, uno stato con un prodotto lordo inferiore all’Italia, la Federazione Russa,  è un gigante internazionale perché ha mantenuto un’industria militare vibrante ed eccellente  – che oltretutto è una delle principali voci di esportazione e prestigio.

In cosa queste industrie sono “superiori” alle  industrie civili? Anzitutto per la   qualità della ricerca. Perché qui la spinta intellettuale (direi spirituale) dei suoi dirigenti  non  è il guadagno,  ma “vincere o morire”. Quasi sempre sono industrie  di Stato, se non altro perché ne ricevono le commesse, gli ordinativi, e  lo stato ne  paga le ricerche e le progettazioni.

“Nel 1987  il complesso delle aziende del settore difesa dava lavoro a poco più di 80 mila addetti. Dimensioni industriali già modeste,  perché  riguardavano solo l’1,2% del totale degli addetti dell’industria – contro il 4-5%  di Francia e Regno Unito”. La Francia ad  esempio occupava negli armamenti   280 mila addetti.

Alla fine del 1997, gli addetti erano 47.500. “Nel breve giro di un decennio, questo settore industriale, di gran lunga il più importante per il progresso scientifico e tecnologico, s’è ridotto della metà”.  Dal 1992 in poi [gli anni di Amato, Ciampi e Prodi] il  crollo è diventato precipizio. Le poche industrie elettroniche e di impiantistica dedicate, sono passate in mani straniere.

E’ da questa  profonda smobilitazione  – o prolasso  –  degli spiriti, l’accomodarsi nel secondo mondo, che viene l’opposizione grillina anche ai termovalorizzatori: espressione peggiore di quella “cultura meridionale”, “cultura dell’abusivismo”,  che   affoga nelle case abusiva che essa stessa ha costruito per ignoranza delle leggi elementari della fisica, e che si crede “ecologica” perché rifiuta inceneritori ( o non li usa n.d.r.).

La presunzione insopportabile dell’ignorante  meridionale che si crede intelligente,  imperiosamente,  presuntuosamente incapace di capire se non sulla propria carne. Lo straccione che tende la mano al sussidio di 780 euro, che  però spende centinaia di migliaia di euro al giorno   –  almeno 130 euro a tonnellata –  per spedire la  sua spazzatura in Austria o in Cina: gran signore che affoga nelle casette abusive,  ovviamente fra i puzzi delle sue deiezioni e delle montagne di gusci di cozze,  perché non ha né fogne né raccolta di spazzatura. Il povero viziato del Sud, che vuole “vivere comodo”. In questo passo drammatico del Paese in  lotta per la liberazione, il freno che ci farà perdere.

https://www.maurizioblondet.it/ancora-sulla-deindustrializzazione-americana-e-la-nostra/

Eurocrazia

Non essendo riuscito in Italia il programma di smantellamento della Costituzione, programma tentato da Matteo Renzi, sponsorizzato dalla grande Banca internazionale JP Morgan, bloccato da un referendum popolare, i grandi potentati finanziari oggi hanno una seconda opzione con il portare l’Italia in default tecnico e chiederne il commissariamento ed affidamento alla Troika.

Già pronti sull’uscio gli ispettori del FMI che si preparano ad intervenire con un governo tecnico di emergenza, magari nominato da Mattarella per traghettare l’Italia verso la dittatura finanziaria.

Coloro che ancora pensano in buona fede che l’Unione Europea sia una Istituzione creata per favorire gli interessi delle popolazioni e favorire la democrazia, la pace e la libertà, si devono oggi ricredere, la UE è stata costruita per favorire un’ élite di potere che potesse governare, non solo senza partecipazione popolare, ma soprattutto contro la volontà popolare, ritenuta incapace di comprendere i meccanismi austeri della politica e della finanza.

Per questo obiettivo si sono alleati i potentati finanziari  transnazionali con la sinistra globalista ed il vecchio centro destra, tutti uniti per affondare l’esperimento giallo/verde, approfittando delle sue contraddizioni.
Si provvederà dopo al cambiamento della costituzione, considerata ancora troppo socialista, troppo sovranista con quel suo prevedere che la sovranità appartiene al popolo e la preminenza del diritto al Lavoro rispetto alla stabilità dei mercati e della finanza.

“Oggi i tempi son cambiati, son venuti l’alleati”, si canticchiava nel dopoguerra ed oggi, quella canzonetta ritorna di moda, si poteva prevedere.

https://www.controinformazione.info/luomo-del-colle-si-prepara-a-dire-no/

Più Stato e meno Mercato!

A farla breve:   il Pentagono scopre che, riducendosi a comprare sul mercato  globale ciò che gli serve, può finire per  dipendere da un nemico  per completare il suo armamento.

E’ il bello del mercato globale, ragazzi. E’ l’ideologia della “interdipendenza”, del  “vantaggio competitivo”; del comprare le merci al prezzo più basso perché è conveniente e concorrenziale, che ha de-industrializzato l’Occidente.   E indebolisce la forza armata.  Così  si constata che uno Stato potente deve mantenere lavorazioni ed eccellenze tecnologiche sottratte al mercato e alla concorrenza, insomma una dose di autarchia  delle industrie di punta militari  – che risponde alle necessità della sicurezza, non a quelle della convenienza del prezzo.  La logica del mercato globale fa’ arretrare tecnologicamente, in fondo, anche la civiltà, del paese che l’adotta con  rigore ideologico.

Il rapporto del Pentagono  è importante per il mutamento di ideologia che contiene:  afferma esplicitamente il primato delle necessità strategiche sull’economicismo liberista. E’ un contributo alla deglobalizzazione.
Adesso  il Presidente Trump sostiene che “una base industriale […] sana è un elemento critico del potere degli Stati Uniti”  e insiste sul fatto che “l’industrializzazione è questione strategica”:  siccome ciò che è “strategico” è di competenza del presidente, si apre un periodo interessanti per i “mercati globali”.

https://media.defense.gov/2018/Oct/05/2002048904/-1/-1/1/ASSESSING-AND-STRENGTHENING-THE-MANUFACTURING-AND%20DEFENSE-INDUSTRIAL-BASE-AND-SUPPLY-CHAIN-RESILIENCY.PDF

L’articolo PERCHE’ TRUMP CERCA DI RE-INDUSTRIALIZZARE L’AMERICA proviene da Blondet & Friends.

Cause ed effetti

Nella prima lettura, la Verkhovna Rada ha adottato il progetto di legge “Sulla zona adiacente dell’Ucraina” (una sezione di spazio marittimo), che prevede l’estensione del territorio controllato da Kiev al mare di ulteriori 12 miglia nautiche per contrastare il traffico di contrabbando nel Mar Nero.

Da parte sua, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha affermato che i paesi dell’alleanza hanno espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare della Russia nel Mar Nero. Secondo lui, la regione del Mar Nero è una delle priorità per l’ alleanza del Nord Atlantico e per la Georgia.

Nel luglio di quest’anno, la fregata della Royal Dutch Navy De Ruyter, la fregata Fatih, la fregata delle forze navali della Romania, Regele Ferdinand, sono arrivate a Odessa. Inoltre, nel Mar Nero erano presenti il gruppo navale anti-mine permanente del NATO Rhein, i dragamine della marina turca Anamur e l’IS della Romania, Lupu Dinescu.

Le navi della NATO, insieme alle forze armate ucraine, hanno condotto esercitazioni di tipo Passex nel Mar Nero (manovre mediante le quali navi di diversi paesi elaborano la loro interazione in caso di rapido ingresso in reali operazioni militari congiunte contro una terza parte o per un’operazione umanitaria).

https://www.controinformazione.info/il-mar-nero-nuovo-teatro-di-provocazioni-della-nato-e-dellucraina-contro-la-russia/

Alzare camicia bianca?

Appare chiaro che non esiste più un progetto politico, che quello pensato e presentato come tale non era altro che un miraggio dietro il quale si nascondeva un corollario del capitalismo finanziario.

Il simplicissimus

imagesXSJQBW4O2Il vascello dell’Europa, allestito negli anni di Maastricht e concepito da armatori banchieri, non ha mai avuto altro porto di arrivo che quello delle nebbie neoliberiste, ma adesso, dopo le tempeste delle crisi sistemiche, ha le vele strappate e galleggia impotente  mentre la ciurma è in continuo stato di agitazione contro capitani ingordi e inetti. Sembra passato un secolo da quando Delors e Prodi uscirono dal sicuro e potente porto della Cee per andare alla ricerca di un qualche eldorado suggerito dall’egemonia culturale, dopo la caduta del muro e adesso si è in panne in un mar dei sargassi senza uscita dove le ostilità reciproche che avrebbero dovuto essere annullate per sempre sono riesplose, dove chi comanda sono banchieri e commis di multinazionali, in cui la perdita di rappresentanza democratica effettiva è spaventosa e i massacri sociali si susseguono senza tregua.

Appare chiaro che non esiste più un progetto politico…

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Mogherini, se ci sei batti un colpo

Quando Reagan firmò l’INF con Gorbaciov, fu la comprensione e l’impegno da parte degli Stati Uniti a non far avanzare le proprie forze armate verso la Russia “di un pollice”. In 30 anni, le forze americane hanno spinto dalla Germania fino al Mar Baltico e il Mar Nero alle porte della Russia. Washington sta cercando di arruolare l’Ucraina e la Georgia nell’alleanza NATO, e in effetti sta conducendo esercitazioni di guerra con questi due ex Stati dell’Unione Sovietica che condividono i confini con la Russia.

Se gli Stati Uniti reintroducono missili nucleari a medio raggio con tempi di volo su Mosca ridotti in pochi secondi, possiamo constatare che l’abbandono dell’INF è un grave spartiacque verso la guerra nucleare.

La via d’uscita da questo atroce dilemma non è solo il mantenimento del Trattato INF. Inoltre, dovrebbe esserci un ridimensionamento generalizzato delle forze della NATO in Europa sui fianchi occidentali, settentrionali e meridionali della Russia. Proprio in questo mese, la NATO sta attuando le sue più grandi manovre di guerra dopo la Guerra Fredda nella regione artica al confine con la Russia con 50.000 soldati, accompagnata da una raffica di voli di sorveglianza sulle coste della Russia.

La pazzia del desiderio di morte dell’America per la guerra nucleare deve finire. La classe dirigente americana non la fermerà perché la loro mentalità di desiderio di morte è talmente soffusa di arrogante cieca tracotanza e ignoranza ed è così parte integrante del funzionamento “normale” del loro complesso capitalistico-industriale militare.

La Russia mantiene la linea con le sue indubbie capacità militari e la sua prudenza diplomatica di principio. Ma è tempo che gli europei facciano un passo avanti sul terreno e che esercitino una certa influenza sugli americani.

Per cominciare, gli stati dell’UE dovrebbero dire a Trump che qualsiasi piano di reinstallazione di armi nucleari a medio raggio sul loro territorio non è ammissibile.

In secondo luogo, gli europei devono ridimensionare l’espansione della NATO verso il territorio russo.

In terzo luogo, hanno bisogno di dire a Washington che la Russia è un partner, non uno stato paria da abusare a vantaggio del militarismo americano e delle ambizioni egemoniche.

Gli europei lo faranno? I loro leader potrebbero non avere la spina dorsale, ma i cittadini europei dovranno, se vogliono impedire al loro “alleato” americano di incitare un cataclisma nucleare. L’arroganza americana sta fomentando una ribellione europea contro i propri leader criminali che desiderano far morire milioni di persone innocenti.

Fonte: Strategic Culture

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/il-desiderio-di-morte-nucleare-in-america-leuropa-deve-ribellarsi/

Avere una politica estera

Fonte: Alessio Mannino

Mamma li russi. Allarme russo. I russi alla porta. Attenzione a quei figli di Putin dei russi. E’ tutto un tremito di scandalo e timore la stampa benpensante di stamane, all’indomani della prima giornata del Forum Economico Eurasiatico di Verona. Signora mia atlantista, dove andremo a finire ospitando i rappresentanti degli interessi di Mosca, capofila il gigante del gas Rosneft, nel cuore del Nord produttivo di un’Italia pericolosamente governata da quei mostri malvagi di leghisti e grillini? Ribalteremo settant’anni di alleanza privilegiata Usa-Ue, con tutte quelle fantastiche basi a stelle e strisce disseminate qua e là, con la Nato che avanza casualmente verso i confini della Russia (la quale, secondo i nostri statisti passivo-aggressivi, dovrebbe assentire e subire con gioia e gaudio)? Il terzo del nostro debito pubblico finirà gradualmente nelle mani di ex agenti Kgb e plutocrati al guinzaglio di zar Vladimir, anziché restare in quelle, ottime e caritatevoli, di banche occidentali (francesi in primis, tedesche in secundis)? Con la triade Conte-Salvini-Di Maio al governo rischiamo di passare dalla parte dei “cattivi”, gli anti-democratici, gli illiberali, i guerrafondai eccetera eccetera eccetera? A quando le cavallette, la peste nera, il ritorno di Hitler (o di Stalin), la caduta di massa dei capelli e la perdita istantanea di libido sessuale per quei sudicioni che non talmudizzano gli editoriali di Cassese e Panebianco?

Scherzi a parte, ci sono molte ottime ragioni per cui l’Italia ha tutto il diritto e la convenienza di coltivare rapporti economici e politici con la Russia. Una é la più banale: farla finita con le sanzioni che l’Ue ha comminato all’orso russo per supportare con le armi i russofoni in Ucraina (i kosovari albanesi andavano sostenuti contro i serbi, in Donbass invece l’autodeterminazione dei popoli non vale). Una chiusura al mercato per le nostre aziende che spiega l’imbarazzato ma interessato silenzio dei nostri imprenditori, il cui motto resta quello di Vespasiano: pecunia non olet. Ma le ritrovate anime belle che mai si adontano troppo per i nostri traffici con quei puri di cuore dei sauditi e dei qatarioti, o degli egiziani o di Singapore o del Pakistan o della stessa Cina, ecco questi pii in odore di santità accusano la politica filo-russa – in realtà semplicemente più amichevole e realistica verso la Russia – di commettere alto tradimento verso i valori dell’Occidente. Se c’è una cosa su cui l’Occidente non può proprio dare lezioni di moralità a nessuno, é esattamente sulla coerenza fra i sacri princìpi (libertà, uguaglianza, fratellanza e, va da sé, democrazia) e tutte le guerre di aggressione e occupazione, le stragi di civili con bombardamenti pilotati dal Nevada, i giochi sporchi di spionaggio, il sostegno a Stati macchiatisi di crimini umanitari (Israele, solo per dire il peggiore), i maneggi, i finanziamenti e le intese con dittature e corrotti di ogni tipo. Si obietterà: così fan tutti, la politica, e specialmente la Grande Politica, é sangue e merda, e chi é senza peccato scagli la prima bomba (atomica).

Infatti. Con una differenza, però: i russi non si considerano la civiltà superiore in diritto di intervenire ovunque. Si limitano a intervenire secondo una più tradizionale ma al tempo stesso attuale visione di blocchi geopolitici, quando la loro sfera d’influenza viene minacciata. Non si ergono a gendarmi morali del mondo. In ogni caso, basterebbe rileggersi Tucidide e Machiavelli per sapere che a dominare é sempre stata e sempre sarà la potenza, più o meno mascherata e abbellita dalle vesti nobilitanti degli Ideali. Ma a parte che ciò non toglie valore a questi ultimi (il machiavellismo, a rigore, era un repubblicanesimo sul modello romano, non un immoralismo alla De Sade), e detto che in ogni caso i nostri non ci danno il diritto di misurare gli altri popoli sovrani col nostro metro (ognuno ha i suoi giudizi e pregiudizi, e si dovrebbero rispettare quelli altrui cercando di aprirsi, ma senza ingerenze), cosa c’è di male a dotarsi di una politica estera nazionale e autonoma? In attesa del godot Europa, tutti i nostri cari “fratelli” europei ne hanno una, a cominciare da Berlino e Parigi. Noi no.

Perché allora, oltre a forniture di gas e scambi manifatturieri, non guardare anche a Mosca, visto che ormai è nel Mediterraneo, da un lato tramite la Siria, dove quei pervertiti dell’Isis sono stati battuti soprattutto grazie ai russi (mica a gesù bambino), e dall’altro mediante la Libia, in cui appoggia quel figuro di Haftar, sì, con il quale tuttavia bisogna fare i conti per ristabilire prima o poi, si spera, la pace stroncando ogni residuo pericolo di focolai islamisti? E lo sanno, i banditori di valori, che Russia e Cina, la Cina che ci piace tanto perché ci si lucra tanto business, ormai fanno flick e flock, che é in progetto un collegamento ferroviario che unirà la Repubblica Popolare e il continente europeo fino in Germania, passando dai partner ex sovietici dell’Unione Economia Eurasiatica (EEU), che le due grandi potenze collaborano assieme ad altre medie potenze nella SCO (Shanghai Cooperation Organization), l’accordo sulla sicurezza che copre anche lo spettro di interessi di Iran, Pakistan, India e Afghanistan, e che dunque la Russia può rappresentare utilmente un trampolino di lancio verso Pechino, di cui finora abbiamo solo conosciuto e apprezzato sbavanti l’intraprendenza imprenditoriale, ma senza essere capaci di intavolarci una strategia geopolitica?

Persino gli Stati Uniti con Donald Trump hanno “cambiato verso”, direbbe qualcuno, nei confronti del Cremlino, anche se poi il “deep state“, l’apparato profondo di esercito, servizi segreti e burocrazia gli sta mettendo i bastoni fra le ruote in ogni modo. Noi invece, secondo gli occidentalisti di destra e di sinistra, dovremmo fare gli americani più americani degli americani, più realisti del re. Ci piaccia o no, la Russia che persegue disegni di lungo raggio (leggete qui le ultime sullo sganciamento dal dollaro, altro che putinate) non può non essere un interlocutore per l’Europa. Dovremmo ragionare da europei e da italiani, perché in un pianeta multipolare, l’Occidente come l’abbiamo conosciuto esiste sempre meno. Purtroppo é l’Unione Europea, dio Euro a parte, a non esistere proprio.

riportato integralmente da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61127