Dossier Marchesi

Viaggio alla riscoperta del genio di Marcello Marchesi, sceneggiatore dei film di Totò, inventore di Carosello, attraverso rarissimi materiali da lui realizzati. A cura di Tatti Sanguineti con Associazione Culturale Marcello Marchesi e Andrea Meneghelli.

Ci piacerebbe ragionare con ordine, ma su Marcello Marchesi ci arrendiamo. E allora, per rubare subito una delle sue tantissime battute entrate a giusto titolo nella storia: “Procediamo con disordine. Il disordine dà qualche speranza, l’ordine nessuna”. Funambolo della parola, entomologo con specializzazione in homo italicus (si veda la seguente sentenza, che ha dello scien- tifico: “L’uomo è nato per soffrire: se non soffre, soffre”), incantevole trasformista, icona con baffetti occhiali e bombetta, “sciamano del pensiero leggero”, “sloganatore” senza rivali, intellettuale d’alto rango forse suo malgrado, Marchesi sta al centro di molte svolte fondamentali dello spettacolo, della cultura, in una parola di quella società, per molti versi imprendibile, che ha dato forma all’Italia della seconda metà del Novecento. Da dove cominciare per raccontarlo? Buttando giù qualche nota con disordine, appunto. Marchesi ha scritto libri di rara arguzia veggente e preveggente (non è chiaro cosa aspettino gli editori a ripubblicarli). Ha inventato il carosello, imprimendo a fuoco nella testa degli italiani una serie record di slogan (“con quella bocca può dire ciò che vuole”, à propos di un dentifricio). Ha trattato la radio e la televisione con l’intelligenza che meritavano, da autore (e conduttore) sempre insofferente alla pigrizia e alla minestra riscaldata. Ha trovato anche il tempo di scrivere canzoni (Bellezze in bicicletta, tra le tante, è sua). Si è preso la briga di rinnovare il teatro di rivista italiano (una storia ancora tutta da riscrivere). Di lanciare una pletora di talenti. In coppia con Vittorio Metz, ha scritto (e qualche volta diretto) più di sessanta film che hanno fatto della commedia italiana un genere unico al mondo con Totò, Macario, Walter Chiari, tra i tantissimi. È stato l’imperatore della battuta che ti schianta (“L’importante è che la morte ci trovi vivi”). Nel mondo dello spettacolo italiano c’è un esercito di persone che ha con lui più di un debito di riconoscenza (e lui saggiamente potrebbe dire: “Chi trova un amico chiede un prestito”). Come se non bastasse, Marchesi aveva anche il pallino della cinepresa 16mm, e se la portava spesso appresso, da cineamatore con l’occhio buono. Oggi restano una cinquantina di rulli girati con pellico- la invertibile, raccolti dal figlio Massimo e affidati alla Cineteca di Bologna per un importante progetto di digitalizzazione e riscoperta. È materiale che, a quanto ci risulta, non ha eguali. Oltre alle immagini private di Marchesi, la sua famiglia, gli amici e sodali, è uno scrigno che si apre su un universo inedito dello spettacolo italiano. Le riprese di alcune sue creazioni teatrali (con personaggi del calibro di Carlo Giuffrè, Gino Bramieri, Sandra Mondaini, Nino Taranto, Delia Scala, Nino Manfredi, Anna Magnani); lavorazioni di filmati pubblicitari (la radiosissima Virna Lisi…); inediti sketch comici; frammenti televisivi che ci fanno rigustare il talento camaleontico di Marchesi; incursioni sui set cinematografici con Totò, Steno, Mattoli, Marisa Allasio…; sigle animate degne di un artista all’avanguardia; sessioni di lavoro; gite a Parigi per reperire ballerine… E altro, da svelare. Con l’aiuto di Tatti Sanguineti e dell’Associzione Culturale Marcello Marchesi, questi materiali unici ci porteranno a scoprire, da nuove prospettive, quel che Marcello Marchesi è stato, e la sua preziosa eredità. Speriamo, con un po’ di quel disordine a lui caro.
(Andrea Meneghelli)

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