Gli inizi di Andreotti

Nei prossimi cinquant’anni la Chiesa avrebbe avuto per avversario il comunismo ed era bene che l’Italia fosse accetta nel consesso delle nazioni democratiche. Quando fosse finito il comunismo si poteva cercare di immaginare un altro futuro.
Andreotti aveva incominciato a collaborare a questo disegno come legato personale di Pio XII. Quando il destino dell’Italia era ancora indeciso e confuso teneva i rapporti direttamente per conto di Pio XII con i cattolici comunisti, con i cristiano-sociali, con i popolari e con i nuovi guelfi. E non con l’università cattolica, che apparteneva ad un altro vescovato. Quando alla fine della guerra le cose si erano stabilizzate, Andreotti ebbe l’ordine di chiudere i colloqui con Monsignor De Luca ed i cattolici comunisti, di obliterare i cristiano-sociali, di osservare da vicino i democratici-cristiani.
Fu mandato in missione nel punto di osservazione che più si addiceva alle sue qualità: la precisione, l’assiduità, la tenacia e la continuità. Era il posto di collaboratore principale di De Gasperi.
Andreotti viene narrato come il discepolo di Alcide De Gasperi. Questa è una descrizione riduttiva delle sue qualità, del suo ingegno e del suo impegno.
Lo rileva in maniera significativa la lettera che Andreotti scrisse in Vaticano in difesa di De Gasperi, quando De Gasperi si opponeva al timore del Papa che i comunisti conquistassero la sua amata Roma e pretendeva che i democratici cristiani utilizzassero i voti degli ex-fascisti per non perdere la battaglia. La rottura del Papa con De Gasperi fu appena notata all’esterno, ma fu tragicamente sofferta nelle coscienze e nei rapporti personali.
Andreotti si adoperò perché non si facessero errori fatali. Nella sua lettera che cercava di rassicurare il Papa scrisse: “Sembra che De Gasperi abbia rette intenzioni”.
Questo “sembra” descrivere bene la posizione che Andreotti occupava. Egli riferiva una cosa sostanzialmente vera, ma non la dava in maniera netta e decisa. La dava con il distacco che deve avere un cardinale romano sulle vicende politiche.
De Gasperi sarebbe durato ancora pochi mesi e la funzione dei cattolici avrebbe preso altre strade per la salvezza dell’Italia, a salvaguardia della sua ospite più importante, la Chiesa cattolica.
Così si capisce perché Andreotti, che fu nel periodo di Pio XII contrario a tutte le aperture a sinistra, mantenesse tuttavia un dialogo aperto e come dice Macaluso “abbia avuto con questi sui rapporti personali un filo di continuità con i comunisti”.
Come del resto fu lui in un momento di grande necessità a fare il primo governo italiano concordato con i comunisti ed appoggiato dai comunisti.
Fu con questo distacco che al VII Congresso di Firenze del 1959, quando si doveva fermare l’aperturista Fanfani, egli salvò i dorotei e Moro che senza di lui avrebbero perduto il controllo del partito, sacrificando tutta intera la sua corrente senza battere ciglio.

http://www.bartolociccardini.it/articoli/articolo.asp?titolo=Andreotti

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One thought on “Gli inizi di Andreotti

  1. Andreotti ha avuto sempre la consapevolezza di essere classe dirigente, con responsabilità e doveri che andavano oltre la sua persona. Sottoposto a un durissimo processo durato sette anni, che lo ha spazzato via dalla vita politica, non ha mai parlato di “complotto” della Magistratura in combutta con chicchessia. Perché una classe dirigente consapevole d’esser tale non delegittima le Istituzioni, perché sa che sono le “sue” Istituzioni e che dalla loro disgregazione e dal caos che ne consegue ha tutto da perdere. Insomma si tratta di quel senso dello Stato che Berlusconi non ha e che non ha la maggioranza dell’attuale classe politica.
    Massimo Fini

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