I giornali di ieri

Continuiamo la nostra lettura dei giornali di ieri, con un articolo di
Massimo Degli Esposti ne “Il Resto del Carlino” 21 luglio 2012 p.2
• MILANO
LO SPREAD? Per l’economista Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, «è il massimo del paradosso perché misura la malattia con la malattia». In altre parole, una febbre giustificata dalla febbre stessa.
Quindi per lei, professore, i 500 punti di oggi non rispecchiano il reale ri­schio Italia?
«Nemmeno per idea. E’ una pura ingiustizia, una distorsione, una follia. Scelga lei. Non lo dico io, ma Fmi e Confindustria che parlano di 200-300 punti base in più del logico».
Come lo giustifica? Contagio greco-spagnolo e instabilità politica, come sostiene Monti? Errata lettura dei fon­damentali italiani? Congiura degli speculatori?
«Quando la tensione sui mercati raggiunge questi livelli c’è dietro un po’ tutto. Di certo è venuta meno qualsiasi razionalità. Mi augu­ro che il governo e l’Ue, una volta per tutte, chiariscano quello che io vado dicendo da an­ni, numeri alla mano: Usa, Gran Bretagna e Francia sono messe molto peggio di noi che, assieme alla Germania, siamo gli unici fra i grandi del G20 ad avere ancora un sistema produttivo competitivo, ricchezza privata, conti pubblici a posto».
Conti pubblici a posto, dice, con un rapporto debito Pil del 125%?
«Quello è un rapporto che dice poco o nulla sulla situazione reale. Guardi la Spagna: è sot­to l’80% ed è sull’orlo del default. Mentre l’America nel 2013 sarà al 110% ma nessuno pensa che sia a rischio e ha i tassi quasi a ze­ro».
Perché stupido? Non misura, secondo lei, la capacità di ripagare il debito?
«Non la misura affatto. E’ il patrimonio di un Paese a garantirne la solvibilità, non il Pii che può crescere in tanti modi, anche con la droga. Spagna, Irlanda e Grecia figurano an­cora, nelle classifiche Ocse, fra i Paesi che nel decennio scorso hanno avuto il maggior tas­so di crescita del Pii. Ma la Spagna e l’Irlanda sono cresciute rispettivamente sulle bolle im­mobiliari e finanziarie alimentate dal debito privato e dalle banche; l’America ha fatto più o meno altrettanto. La Grecia è cresciuta sul debito pubblico, la Gran Bretagna sui ca­pitali russi e arabi che piovono su Londra, la Germania sui capitali italiani e spagnoli che scappano da qui per comprare i bund».
Solo noi, dunque, siamo virtuosi?
«Guardi, noi certamente siamo stati cicale prima degli altri, negli anni 70 e ‘80. Ma dal
92-93, quando il debito-Pil superò il 120% con un deficit pubblico del 12% e passa, ab­biamo sempre tenuto i nostri conti sotto con­trollo. Vero è che per riuscirci abbiamo drenato all’economia 330 miliardi di manovre e abbiamo realizzato un avanzo primario cu­mulato mostruoso di 70 punti. Ovvio che in queste condizioni non potevamo che cresce­re meno degli altri. Però il debito per abitan­te da noi è cresciuto dai 22mila euro del ‘95 a 32-33mila di oggi, mentre gli Usa sono passa­ti da 15mila a 44mila, la Gran Bretagna da 7-8mila a 31 mila e via dicendo. In più abbia­mo una ricchezza privata di 2.700 miliardi e un debito privato inferiore al 20% del Pil. Nessun altro al mondo è messo meglio»
Quindi?
«Penso male: forse all’estero cercano di sof­fiarci la ricchezza finanziaria privata e il me­glio della nostra industria manifatturiera. E ci stanno riuscendo».
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3 thoughts on “I giornali di ieri

    • E hanno ragione; Berlusconi è stato votato perché è il prototipo di quello che vorrebbe essere l’italiano se avesse più coraggio : un “impunito” (come dicono a Roma) di successo.

      • Forse, ma ritengo troppo comodo anche dalla parte loro trarne profitto e fare, come si suol dire, i finocchi col culo nostro.

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