Auguri, Italia!

Premetto subito che le mie esperienze non sono sufficienti per generalizzare, però mi è capitato di cercare un alloggio all’estero via mail e di ricevere risposta nel giro di mezz’ora; la stessa cosa in Italia non porta, in genere,  ad alcun risultato.

La via più praticata sembra essere quella telefonica (con telefono e fax sullo stesso numero); la PEC (obbligatoria per tutte le aziende dal 30 giugno 2013) rimane una illustre sconosciuta.

In compenso mi è capitato di prenotare telefonicamente e di non trovare la mia prenotazione alla reception.

Considerata l’importanza che ha il turismo nella nostra bilancia dei pagamenti, fino a quando ci basterà la cucina?

La svendita dell’Italia

Siete andati tutti al mare? Bene allora, come previsto, si può dare inizio alle grandi manovre di svendita del patrimonio pubblico (immobili di pregio, monumenti, e, perché no, spiagge, poi passeremo ad intere isole; chissà quanto può costare Capri, per esempio).

Pessimismo? Leggete l’articolo di Valerio Lo Monaco, tratto da http://www.ilribelle.com, al link: http://www.oltrelacoltre.com/?p=16797

“Prima ci hanno “creato” il debito, poi ci hanno fatto aumentare i tassi di interesse, quindi ci hanno imposto le condizioni per ripagarlo, e adesso ci requisiscono il patrimonio a prezzi da “monte dei pegni”. Una operazione di strozzinaggio legalizzato insomma”.

Ricchi più ricchi del 25%

Selon le classement des 100 familles les plus riches d’Europe, publié mercredi par le magazine suisse Bilan, c’est l’Espagnol Amancio Ortega Gaona, un autodidacte de 77 ans qui a créé le groupe textile Zara, qui est la première fortune d’Europe, avec un patrimoine de 40,9 milliards d’euros. Un quart de ces cent familles très riches vivent en Suisse.

En deuxième position figure le Suédois Ingwar Kamprad (Ikea), suivi par Bernard Arnault (LVMH) et Liliane Bettencourt (L’Oréal). Les Français sont bien représentés dans le classement avec quatre fortunes dans les dix premiers (familles Arnault, Bettencourt, Mulliez et Hermès). Au total, ce classement compte douze familles françaises.

“VIEILLE ÉCONOMIE”

Au total, 26 des familles les plus riches d’Europe vivent en Suisse dont trois sont françaises (Castel (vin, bière), Wertheimer (Channel), Louis-Dreyfus (matières premières)). Les Français ont fait fortune dans le domaine du luxe, comme les Italiens, alors que les Allemands sont plus actifs dans les biens de grande consommation.

Enfin, ce classement montre qu’en Europe les “grandes fortunes actuelles sont issues, à quelques exceptions près, de la ‘vieille économie'”, relève le journal, qui ajoute que “les secteurs des nouvelles technologies de l’information sont quasiment absents de ce palmarès”.

http://www.lemonde.fr/economie/article/2013/07/10/les-500-plus-riches-de-france-se-sont-enrichis-de-25-en-un-an_3445809_3234.html#xtor=EPR-32280229-%5BNL_Titresdujour%5D-20130711-%5Btitres%5D

Gli italiani “macaroni”

Gli italiani “macaroni”

Ha perfettamente ragione Brancaccio quando lancia l’avvertimento a proposito dei “fire sales” ed ha profondamente ragione quando nota che alla Germania interessa l’Unione Europea e non l’Euro. Gli italiani vogliono far saltare la moneta unica? Magari! Sai che festa a Berlino. Magari se la fanno saltare senza predisporre quelle due o tre cose di base che ancora Brancaccio sottolinea (indicizzazione dei salari, ripristino temporaneo dei controlli amministrativi sui prezzi “base”, politiche di limitazioni degli scambi) anche meglio.

La crisi del debito sovrano

La crisi del debito sovrano

Quella che poi è passata alla storia come “Dottrina Drago”, stabiliva che i creditori stranieri non potessero usufruire di un grado di protezione superiore a quella concessa ai creditori nazionali. In altri termini il “foro competente” doveva essere quello della nazione indebitata. In secondo luogo Drago dava una lezione di liberismo ai liberisti: gli imprenditori stranieri – scriveva – si erano assunti un rischio di impresa acquistando i titoli sovrani venezuelani e i loro problemi non potevano essere risolti da azioni violente che mettessero in dubbio la sovranità di un Paese. (1909)

Nuovo ordine mondiale

Nuovo ordine mondiale

I padroni di Letta, di Monti e di Napolitano hanno applicato in forme nuove, con maestria, la vecchia logica del divide et impera romano, mettendo i lavoratori giovani contro i vecchi, i precari contro gli stabilizzati, gli autoctoni contro gli immigrati, i privati contro i pubblici, gli attivi contro i pensionati, al punto che ci è caduto anche Grillo, che tuonava contro lavoratori pubblici e pensionati.