Questo è quanto

di Italo Romano

Alla fine i nodi vengono al pettine. Le politiche di austerità, come ampiamente preannunciato dai massimi economisti mondiali, sono state un flagello per l’assetto socio-economico italiano.

Il debito pubblico italiano continua a salire sia in termini assoluti che in punti percentuali di Pil: nel secondo trimestre 2012 era di 1.982.898 milioni di euro, pari al 125,6% del pil, nel primo trimestre di quest’anno era di 2.035.833 milioni, al 130,3%, mentre nel secondo trimestre è arrivato a 2.076.182 milioni, ovvero è stata raggiunta la cifra record di 133,3%.
E’ il secondo debito pubblico Ue più alto dopo la Grecia (169,1%) e con uno dei maggiori incrementi tra primo e secondo trimestre di quest’anno.
Almeno, stando ai dati diffusi da Eurostat.

Inoltre, l’Italia esce dal G8, il club degli otto Paesi più industrializzati ed economicamente rilevanti del mondo.

 

Dopo la Cina nel 2000 e il Brasile nel 2010, quest’anno spetta alla Russia il grande sorpasso. L’Italia scivola, così, al nono posto per Prodotto interno lordo (Pil), partecipe del G8 per lignaggio politico ma fuori per dimensioni del fatturato, peso economico e capacità di proiettarlo nel mondo.

La caduta rischia però di non arrestarsi. Alle tendenze attuali fra non oltre cinque anni l’Italia sarà fuori anche dai primi dieci, scavalcata da Canada e India e relegata all’undicesimo posto; quello per il quale oggi competono Spagna e Corea del Sud.

I dati del Fondo monetario mostrano che dal 1980 la Cina è cresciuta di 29 volte, l’India di 9, gli Stati Uniti di 5,8. L’Italia in questo è in linea con Francia, Germania o Gran Bretagna: negli ultimi 40 anni la sua economia si è moltiplicata circa per quattro.

Quando nel 2014 l’Italia farà un altro turno di presidenza dell’Unione europea, continuerà a partecipare al G8 con una piccola differenza, resteremo tra gli otto grandi solo per tradizione, si potrebbe dire, ma non certo dimensioni del fatturato e peso economico.

L’Europa, l’euro e l’usura mondiale stanno affondando il vecchio continente. Il capitale si rigenera e mette radici laddove la schiavitù è già formalmente legalizzata, o mai stata dichiarata tale.

Il Paese sta per essere smantellato. Saremo “usati” solo come una portaerei dagli Stati Uniti e uno scalo di transito per la manodopera a basso costo, una sorta di “via degli schiavi”, di cui necessita la dittatura del capitale mondialista.

Tutto ciò avviene mentre in Italia si parla “magicamente” di altro.

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