Nella Grecia il nostro futuro

I più maligni credono che Tsipras stia giocando al gioco che proprio Samaras fece contro l’ex premier socialista Papandreu: il rifiuto di ogni tipo di accordo per le misure di risanamento dei conti mantenendo una linea dura contro l’austerità, per poi tornare ad un’inevitabile negoziato con la Troika dopo la vittoria alle elezioni.

Qualora uscisse vincente da queste eventuali elezioni anticipate Tsipras non riuscirebbe comunque a raggiungere una vittoria così ampia da consentirgli di governare e dovrebbe ricorrere per forza a delle alleanze, per esempio con i nuovi partiti, come To Potami (il Fiume), di centro sinistra, al 6% nei sondaggi, che però non ha confermato la sua disponibilità ad un eventuale accordo con Syriza.

Poi c’è Alba Dorata che, nonostante il proprio gruppo parlamentare sia sottoposto a misure cautelari da oltre un anno,(corsivo nostro) non cala nei sondaggi e sembra confermarsi il terzo partito di Grecia, con un gradimento popolare che si attesta su percentuali che oscillano dal 6,1%, fino addirittura al 16%.

estratto da http://finanzaemercati.org/2014/12/12/il-futuro-nero-della-grecia-tra-troika-elezioni-e-antieuro/

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7 thoughts on “Nella Grecia il nostro futuro

  1. Questa nuovo modus operandi è stato imposto brutalmente in Grecia, dove l’uso del terrore mediatico-finanziario ha portato all’applicazione dell’austerity, il cui conto è stato pagato dai cittadini comuni, ma non di certo dai parassiti altolocati e dai partiti corrotti, al potere per decenni e responsabili di tutte le inefficienze greche, oltre che dei bilanci truccati in comunella con le istituzioni comunitarie. I risultati di questa “cura” hanno portato ad una depressione generalizzata lunga 6 anni, la quale ha diminuito del 30% il prodotto interno lordo della Grecia, rispetto al 2008, con un incremento netto della disoccupazione volata oltre il 25 % (con punte del 60% per quella giovanile) e un tracollo nella povertà per centinaia di migliaia di cittadini . Nonostante questo scenario da incubo, diversi banchieri, premier e burocrati hanno pure avuto il coraggio di presentare il modello greco (e spagnolo) come un successo delle politiche di austerity, in quanto i due paesi sembrano in via di “guarigione” nel 2014. Come se bastasse qualche punto percentuale di pil a restituire la vita e la dignità perduta da un’intera generazione. Senza tenere conto poi che l’attuale “ripresa” è stata favorita da una massiccia svalutazione interna che ha colpito in modo drammatico i salari della classe media fino a farla quasi scomparire. Ma l’importante per le élites al potere non è il benessere dei concittadini, ma la tenuta del loro sistema di potere e del fragilissimo equilibrio raggiunto dai mercati, drogati dalle politiche monetarie e dalla follia finale dei nostri tempi.
    http://www.lintellettualedissidente.it/economia/la-democrazia-i-mercati-e-la-grecia/

  2. Il premier greco Antonis Samaras ha accusato Syriza di generare “terrore” nei mercati finanziari: “I cittadini e i mercati non vogliono le elezioni”, ha dichiarato. Se a queste dichiarazioni aggiungiamo quelle del ministro delle Finanze Schäuble, secondo cui una linea di credito precauzionale non sarà concessa al paese fino a quando la Grecia non avrà concluso l’attuale piano di “salvataggio” (dal quale Syriza vuole uscire), si comprende come il terreno sia stato già creato ad hoc per far passare il partito di Tsipras come il terrorista che vuole gettare il paese nel caos.
    http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=113648&typeb=0

  3. Nel 1941, l’eroico Manolios Glezos salì sul Partenone, strappò la bandiera con la svastica e la sostituì con quella della Grecia. Recentemente, novantenne, Manolios è sceso in piazza ad Atene a protestare contro il finanz-nazismo dell’Europa: la polizia l’ha preso a manganellate e gli ha sparato in faccia gas lacrimogeni. È questo il vero volto totalitario dell’Europa. Chi la legittima è uno stupido o, peggio, un criminale. La Grecia è il nostro futuro, se rimaniamo nell’eurolager. La cosiddetta crisi è in verità il volto demoniaco del sistema capitalistico. Avevano, di conseguenza, ragione quanti nelle manifestazioni in Spagna scrivevano sui cartelli: “questa non è la crisi, è il sistema”.
    Diego Fusaro in
    http://www.lintellettualedissidente.it/inevidenza/spezzare-le-reni-alla-grecia/

  4. Infatti, le logiche esasperate di mobilità dei grandi capitali (cioè la libertà degli “scommettitori” di investire in aziende che garantiscono redimenti superiori, disinvestendo da aziende che garantiscono rendimenti inferiori anche prima della chiusura dei cicli produttivi di tali aziende), vedono i diritti dei lavoratori, la protezione dell’ambiente e la tutela della salute, come fastidiosi “orpelli burocratici” che rallentano la velocità di formazione del profitto, unico vero obiettivo di questa associazione a delinquere internazionale.
    Purtroppo i lavoratori hanno mutui da pagare, famiglie da mantenere, rivendicazioni sindacali, tutte esigenze che per essere soddisfatte, necessitano faticosi negoziati in tempi troppo lunghi per l’economia virtuale assassina che sposta capitali e crea ricchezze artificiali con un click di computer in pochi secondi.
    “Poiché nulla è stabile nel mondo finanziarizzato anche i posti di lavoro devono essere instabili” (Luciano Gallino, “La lotta di classe dopo la lotta di classe” edizioni Laterza pag 153. Saggio da leggere assolutamente!)
    Ergo: bisogna comprimere, distruggere e dimenticare i diritti, l’ambiente, il clima.
    Ecco cosa sta succedendo da anni in Grecia e, a più bassa intensità, anche in Italia.
    Angelo Consoli in http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/12/benvenuti-in-matrix-verita-e-menzogna.html

  5. A quelli che sostengono che i debiti (ma solo quelli pubblici) vanno pagati, bisognerebbe ricordare che:

    1) L’Euro è uno strumento che favorisce i movimenti di capitale a lungo termine e comprime i redditi da lavoro
    2) La crisi attuale è una crisi di debiti privati, non di debito pubblico
    3) Il peggioramento del rapporto debito pubblico / pil è una conseguenza, non una causa della crisi
    4) La spesa pubblica va sì aumentata, ma se prima non si ripristina la flessibilità del cambio, si aggrava il deficit estero (che è all’origine della crisi)
    5) che la speculazione internazionale ha comprato a prezzi ridotti ampie fette di debito greco, riuscendo poi a farseli pagare a prezzo intero.
    http://ilmanifesto.info/i-nove-passi-per-ripudiare-il-debito-pubblico/

  6. Il motivo non può essere che uno: punire Syriza e Tsipras, e i greci, per la loro insubordinazione dell’anno passato. Avevano votato per referendum, contestando l’Unione Europea, i criminali! Ecco che adesso l’Europa non vi dà più alcuna fiducia! Soffrite e morite, mascalzoni.

    E ciò mentre: 1 – la Germania ha aumentato ancora ad agosto il suo attivo commerciale di 20 miliardi di euro ; 2 – Deutsche Bank ha ottenuto da BCE di poter falsificare i suoi stress test fingendo di aver venduto una partecipazione ad una banca cinese, che invece non aveva concluso; una benevola eccezione che altre banche europee avevano chiesto e a cui era stata negata da Draghi. 3) Hollande ottiene continuamente di sforare il deficit oltre il 3 per cento, come compenso per aver fatto della Francia il vassallo e lustrascarpe di Berlino.

    E’ l’Europa, ragazzi. Quella che sta letteralmente provocando l’estinzione della popolazione ellenica (la natalità è calata del 22% rispetto ai livelli pre-crisi) . La crudele dittatura dei ‘due-pesi-due-misure’ ad arbitrio tedesco.
    http://www.maurizioblondet.it/berlino-vince-sempre-stravince-ancora-la-grecia/

  7. La Grecia è non è l’unico membro di UE e NATO che sfida apertamente la politica antirussa imposta dagli Stati Uniti. Il Paese fa parte del grande gruppo di membri dell’UE che si oppone alla politica delle sanzioni antirusse e le loro voci sono sempre più forti ultimamente. La Grecia sa che l’Unione europea attraversa tempi duri. “Lo scopo, anche l’esistenza, della nostra Unione è in discussione”, aveva scritto il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini nella prefazione della strategia globale dell’UE su politica estera e di sicurezza, il nuovo documento pubblicato in estate. Unità sarà la parola onnipresente nei documenti ufficiali della NATO, ma ci sono profonde differenze che dividono l’alleanza sui grandi temi. Italia, Francia e Grecia si oppongono alla politica del blocco alla Russia. Secondo il Pew Research Center, solo il 34 per cento degli europei ritiene che Mosca metta in pericolo il continente, puntando a Stato islamico ed instabilità economica quali sfide principali. NATO e UE dovranno presto cambiare politica verso Mosca. Sono cose volubili, i rapporti hanno alti e bassi, ma i valori comuni, la cultura ortodossa, la storia e l’affinità sincera riuniranno sempre Russia e Grecia.bn-gy486_rusgre_j_20150213105247

    La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

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