Tutto cominciò con Clinton

La violazione dell’impegno NATO
Come la dichiarazione del ministro tedesco Genscher conferma, è comunemente ammesso che dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia, all’inizio degli anni ’90, e dopo la riunificazione tedesca, era inteso – se non altro in termini di impegno implicito – che la nato non avrebbe approfittato della nuova situazione per circondare militarmente la Russia allargandosi verso l’Est.  Per esempio, nel corso di un incontro tra il Segretario di stato James Baker e il Ministro degli esteri tedesco Genscher, il 10 febbraio 1990, i due convennero che non ci sarebbe stato alcun allargamento a Est della NATO.
Era questo il convincimento di Mikhail Gorbatchev, ancora presidente dell’URSS, quando affermava di avere ricevuto l’assicurazione che la NATO non si sarebbe allargata verso l’Est “di un solo pollice”.  L’ambasciatore americano a Mosca dell’epoca, Jack Matlock, ha confermato pubblicamente che  Mosca aveva ricevuto un “impegno chiaro” su questo punto. L’errore di Gorbatchev fu quello di prendere per buone le assicurazioni verbali dei politici occidentali anziché esigere un accordo più formale [o forse non era più politicamente in grado di esigerlo].
Rimane il fatto che gli impegni tennero qualche anno, fino a quando Clinton, in piena campagna elettorale, il 22 ottobre 1996 espresse l’auspicio di un allargamento della NATO alla Polonia, all’Ungheria e alla Cecoslovacchia.  E’ stato Clinton, quindi, che in cerca di un vantaggio elettorale pensò bene di disattendere gli impegni del suo predecessore. Il seguito è noto. L’alleanza militare NATO, da essenzialmente difensiva,  è stata trasformata in offensiva, sotto ancor più stretto controllo americano. L’espansione all’Est non si è fermata con la Polonia, l’Ungheria e la Cecoslovacchia, ma incorpora ora paesi come l’Albania, la Croazia, la Lettonia e la Slovenia, spingendo la propria struttura militare sino ai confini con la Russia.
I recenti tentativi di includere anche l’Ucraina non sono che il prosieguo di una politica aggressiva di espansione della Nato che mira a isolare la Russia.
E’ stato dunque Clinton, senza dubbio sotto l’influenza dei neo-conservatori americani, a soffocare la speranza che molti avevano di vedere i paesi occidentali approfittare di un “dividendo di pace” quale si prospettava con la fine della Guerra fredda e della minaccia sovietica.

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Appello tedesco per la distensione

In un post precedente abbiamo dato notizia della risoluzione, approvata dal congresso USA il 4 dicembre, per consentire al Presidente di scatenare la guerra senza richiedere ulteriori autorizzazioni; in quanto membri della NATO la cosa ci interessa direttamente perché l’Italia e gli altri paesi aderenti sono obbligati ad intervenire a fianco degli americani.
Considerato che da noi è passata la tesi che sia stata la Russia ad attaccare l’Ucraina (il fatto che l’Ucraina fosse già Russa è considerato irrilevante), una volta incorporata l’Ucraina nella NATO,  le conseguenze diventano automatiche.
Da noi la Mogherini è stata mandata in missione in Turchia e i nostri politici sono tutti presi dalle loro solite beghe interne e” ignorano la portata e le implicazioni della crisi europea in atto. Mentre il fior fiore degli artisti, degli scienziati, dei politici germanici ha voluto conoscere tutto quel che conta della nuova Guerra Fredda, e dopo averlo capito ed essere inorriditi hanno lanciato un allarme fortissimo e clamoroso, da noi – presso intellettuali e politici più eminenti – non si profila ancora nulla di simile. Abbiamo ormai un ceto intellettuale narcotizzato; artisti, registi, intellettuali con l’elettroencefalogramma piatto, specie a sinistra; e abbiamo politici vicini all’analfabetismo in materia di politica internazionale. Leggono pessimi giornali, li scrivono, li credono e perciò non capiscono più niente. Pertanto qui ripetono come pappagalli le veline di John McCain e parlano di un inesistente Adolf Putin. I loro colleghi tedeschi dicono l’esatto contrario: è questo Occidente ad agire come Hitler. Infatti Kiev dà carta bianca alla manovalanza con le svastiche, possiamo aggiungere.
Non solo raccomandiamo ai nostri lettori di leggere l’appello, ma li invitiamo a darne la massima diffusione attraverso tutti i canali di cui dispongono. Venerdì 12 dicembre, nel simposio internazionale Global WARning, in una sala della Camera dei Deputati, intendiamo dare il massimo risalto a queste riflessioni”.(1)

Eurogruppo: l’Italia deve fare di più per ridurre il deficit. Servono nuove misure entro marzo

AlessandroPedrini Finanza&Mercati

“I Paesi a rischio di non rispetto del Patto devono prendere misure addizionali tempestivamente per affrontare il gap evidenziato dalla Commissione europea e rispettare l’appropriata convergenza verso l’obiettivo di medio termine e il rispetto della regola del debito”.

Lo afferma l’Eurogruppo in un comunicato. «È una questione di credibilità, abbiamo detto che a marzo servono misure nuove, speriamo che le discussioni siano costruttive, che le misure siano prese e le regole rispettate»: lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem sull’Italia, precisando che «la Commissione farà di tutto per rispettare la credibilità del Patto».

In particolare, la correzione del deficit strutturale dell’Italia nel 2015 deve essere dello 0,5% mentre secondo le ultime valutazioni della Commissione lo sforzo previsto dal Governo Renzi è solo dello 0,1%. «Su questa base, delle misure efficaci sarebbero necessarie per permettere un miglioramento dello sforzo strutturale». «Mentre riconosciamo che circostanze economiche eccezionali e inflazione molto bassa…

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Mino Martinazzoli

Martinazzoli (1931-2011) è il seppellitore della Dc. Ne divenne il segretario sul finire del 1992 mentre infuriava Tangentopoli. Fu scelto per disperazione, perché era tra i pochi maggiorenti senza avvisi di garanzia. La guidò per un anno mezzo, guardandola morire senza muovere un dito. Collezionò sconfitte elettorali, mentre l’esodo dal partito era quotidiano. Fu con lui che si congedarono dalla Dc i moderati, Pier Ferdinando Casini, Mario Segni, ecc. In pochi mesi, un partito del 25 per cento passò al dieci, forse meno. Preso atto della dissoluzione, Martinazzoli decise di celebrarne il funerale, facendo risorgere il Partito popolare di sturziana memoria. Sua musa ispiratrice in questa luttuosa operazione fu Rosy Bindi che al motto: «Meglio pochi ma puri», lo spinse a quello che è stato unanimemente giudicato un suicidio.

Leggi tutto: http://www.ilgiornale.it/news/martinazzoli-segretario-triste-che-celebr-funerale-dc.html

L’invadenza della pubblicità

Andrebbe bandita dagli organi di informazione: come si fa a leggere della possibilità concreta che ci stiamo avviando ad una guerra, dovendo districarsi tra lo spot di Sky e la inderogabile necessità di tenere in ordine il prato!

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=113198&typeb=0

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/07/usa-la-nuova-risoluzione-porta-alla-guerra-contro-la-russia/1255455/

Cattura cognitiva

Per una sorta di cortocircuito logico, la caduta dell’Unione Sovietica ha sanzionato non solo il fallimento del Comunismo ma anche il trionfo del Capitalismo, ormai promosso a sistema “naturale” e quindi unico possibile. L’affermazione del neo-liberismo come ideologia egemone, lungamente preparata, ebbe dal crollo del Muro un abbrivio potente, e sotto Clinton era già diventato pensiero unico, cioè unica interpretazione autorizzata della realtà. Non per niente è all’inizio degli anni ’90 che Fukuyama elabora il suo concetto di “fine della storia”.
La “cattura cognitiva” di cui parla Lakoff è il risultato di un processo in cui il pensiero progressista ha gradualmente assimilato gli schemi cognitivi conservatori, accettandone, anziché confutare, i presupposti su cui basare il confronto e quindi disattivando di fatto il proprio sistema di valori.
La sinistra italiana ne è eloquente esempio.

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La lettera a Giorgio Napolitano: “Io, ricercatore all’estero, chiedo di pensare al futuro della ricerca in Italia”

una triste conferma

AlessandroPedrini Finanza&Mercati

Lettera di Cosimo Lacava, ricercatore, cervello in fuga, al Presidente Giorgio Napolitano

Egregio Presidente della Repubblica,

Il mio nome è Cosimo Lacava, ho trentadue anni, il mio mestiere è fare ricerca nell’ambito dell’optoelettronica per le comunicazioni in fibra ottica. Le scrivo questa lettera dopo aver appreso di alcune delle misure che il Governo attuale intende portare avanti riguardo l’Università e la Ricerca. In particolare mi riferisco alla norma prevista dall’art. 28, comma 29 della Legge di Stabilità in discussione in Parlamento in questi giorni.

Tale norma intenderebbe cancellare quanto previsto dall’art. 4 del decreto legislativo 49/12, che introduceva un principio sacrosanto: e cioè che si dovesse pensare anche al futuro e non solo al presente della ricerca e della didattica delle università; e che le risorse disponibili dovessero essere equamente distribuite tra le progressioni di carriera (legittime) e le immissioni in ruolo di giovani ricercatori del tipo b (a norma…

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