Libertà in camera di sicurezza

Come ovvio e prevedibile

Il simplicissimus

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Prima ci hanno detto con le buone ma soprattutto con le cattive che non c’era altro da fare che rinunciare ai diritti in cambio dello stretto necessario. Adesso si completa la seconda fase che consiste nella doverosa limitazione della libertà nelle sue varie declinazioni in cambio della sicurezza.

Come questo processo  si debba compiere è chiaro: restringendo la partecipazione tramite la paura, eliminando l’accoglienza tramite la diffidenza, penalizzando la solidarietà tramite il sospetto, punendo la coesione tramite il difensivo isolamento. Ma anche con il vecchio armamentario della  repressione, insostituibile quando non si sa fare prevenzione e, prima ancora, non si sanno attuare i fondamenti della democrazia, attraverso la loro manutenzione, quelli dell’uguaglianza, della sicurezza sociale, dell’istruzione, della valorizzazione del lavoro perché non si riduca a necessaria servitù, della legittima espressione dell’opposizione, della libertà di parola, come della tutela della sfera privata da ingerenze e abusi…

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One thought on “Libertà in camera di sicurezza

  1. Che c’è di attualità questa settimana ? con questa domanda ironica é iniziato il comitato di direzione di Charlie Hebdo, dimezzato dai recenti attentati, per il nuovo numero che é uscito mercoledì.

    Appena pubblicata la nuova copertina, la comunità musulmana si é subito divisa al proprio interno nella condanna al giornale. Il rettore della moschea di Poitiers parla chiaramente di recidiva, e accusa il giornale di « non aver appreso la lezione». Ecco che allora gli avvenimenti dei giorni scorsi, sono serviti non a far ribadire chissà quale grande valore su cui tutti, dai grandi giornali agli account più analfabeti su facebook versano fiumi di vacue parole, ma ha fatto semplicemente crollare quel muro di ipocrisia che da 30 anni imprigiona la Francia. Milioni di persone, si sono ritrovate in piazza per dire, gridare, quello che in altre occasioni sarebbe stato subito recuperato da questo o quel partito. Il messaggio era chiaro: siamo francesi, vogliamo vivere come francesi, non siamo disposti a rinunciare alla nostra identità e specificità più intima, noi siamo ancora nation! E non c’é republique senza nation, non a caso la sfilata partiva da Republique e arrivava a Nation, passando per boulevard Volataire, potremmo quasi dire che l’attentato a Charlie era piccola cosa a confronto dei valori in giochi, ma come il pizzico di un piccolo spillo, ha risvegliato il popolo francese da un lungo letargo. Era dunque semplicemente aberrante vedere in prima fila delle manifestazioni di domenica scorsa, tutta la classe politica francese, complice materiale e mandante morale di quella strage. Una manifestazione spontanea organizzata dalla società civile, subito recuperata dal premier Manuel Valls, come manifestazione per la libertà di pensiero, che esclude pero’ quelli che la pensano diversamente da lui, cioé il Front National. Manifestazione dell’unità nazionale, in cui si é rifiutato l’accesso al primo di partito di Francia, l’unico che non ha colpe con quanto accaduto, se non altro per non aver mai amministrato il paese, e soprattutto l’unico che cercava di rompere il silenzio omertoso dei media su certi argomenti, che stavano distruggendo la république.

    Marcello Di Vincenzo
    Leggi tutto in http://www.appelloalpopolo.it/?p=12865

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