Francia, il fallimento socialista

Perciò la domanda è: quanto può durare il gioco illusionistico, la falsa dialettica maggioranza – opposizione a parità di politica?

Il simplicissimus

sarko-hollande-internaAlla fine ha vinto la Le Pen, nonostante tutti i tentativi di negarlo e le dinamiche derivanti dalle nuove strategie del sondaggio politico. Non solo perché il suo partito è quello arrivato in testa visto che gli altri si sono presentati in variegati raggruppamenti, soprattutto il centro destra di Sarkozy, formalmente primo, attraverso  l’alleanza precostituita con l’ Udi, ma anche perché il Front national non ha mai avuto un radicamento locale, è stato sempre assente dalle campagne e dai quartieri popolari. Così il balzo in avanti fino al 25% è forse più significativo che la vittoria alle europee dove peraltro la diserzione dalle urne è stata assai più massiccia.

Di contro c’è la disfatta socialista che viene in parte nascosta e contenuta dagli alleati di lista più radicali, ma non riscattata vista la sostanziale stagnazione (quando non arretramento come nel caso dei Verdi)  delle formazioni di sinistra. Così il partito che esprime il presidente…

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2 thoughts on “Francia, il fallimento socialista

  1. Molti si saranno stupiti per il “ritorno” di Nicolas Sarkozy, vincitore delle elezioni dipartimentali di domenica scorsa, in Francia, e per la mancata affermazione del Front National, la cui vittoria era malevolmente prevista da molti sondaggi e osteggiata con ogni mezzo dalla sinistra euroserva di Hollande e Valls, che ha chiamato a raccolta persino gli intellettuali-manutengoli del sistema. Com’è possibile? La vittoria arride a uno come Sarkozy, già sputtanato abbondantemente, coinvolto in almeno sette inchieste (tanto per citarne una, finanziamento occulto della campagna elettorale 2012 per almeno una decina di milioni di euro), “spalla” della Merkel nell’unione dell’austerità e dei poteri forti finanziari, traditore degli interessi del popolo francese in molti sensi. Per intenderci, colui che ha riportato la Francia nel comando militare integrato dell’alleanza atlantica – tabù dai tempi di De Gaulle, che ne uscì negli anni sessanta – legandola mani e piedi all’avventurismo militare americano e all’”occidente” neocapitalista.
    Leggi tutto http://pauperclass.myblog.it/2015/03/23/elezioni-dipartimentali-francesi-demoeurocrazia-liberale-eugenio-orso/

  2. Prendendo atto di questa realtà (perché è metodologicamente corretto fare sempre i conti con la realtà), l’obiettivo non è più dare vita a una formazione politica che non sia né destra né sinistra, ma che sia contemporaneamente destra e sinistra. Una “destra” che sia anche “sinistra” e una “sinistra” che sia anche “destra”. Potremmo identificarla in un programma “di sinistra” dal lato economico-sociale e “di destra” nella definizione dei valori.

    “Di sinistra” sarebbe una concezione di politica economica rivolta a perseguire il massimo possibile di parità di opportunità, riducendo le differenze di reddito e sottintendendo sempre l’uguaglianza fra tutti gli esseri umani per quanto riguarda la dignità della persona; una concezione che privilegia l’interesse del collettivo, della comunità, rispetto ai diritti individuali; una concezione che si apre alle varie culture ma respinge l’omologazione imperial-colonialista.

    “Di destra” sarebbe la scala dei valori: la difesa della famiglia come agenzia educativa fondamentale; dell’autorità dello Stato innanzitutto come comunità organizzata che premia il merito e punisce la colpa; della religione nella sua funzione di coesione sociale, riconosciuta anche da chi non sia credente; la riproposizione di concetti quali l’onore (personale, familiare e nazionale), la responsabilità personale in rapporto ai vari ruoli che si devono assumere nel contesto familiare, sociale e lavorativo, il riconoscimento del merito pur nell’ammissione della fondamentale uguaglianza di dignità personale, il recupero delle radici pur nell’accettazione di un diverso che non stravolga le tradizioni della comunità.

    Formazioni politiche orientate in questo senso, sono già in embrione. Vengono comunemente etichettate col termine vagamente ironico e spregiativo di rossobrunismo. Si scontrano negli eterni steccati del fascismo e dell’antifascismo, particolarmente duri da rimuovere proprio nell’Italia ancora ferma alle brigate nere e ai partigiani. Da questa Italia vecchia, scettica, delusa e stanca, rincoglionita da decenni di consumismo ebete, non possiamo aspettarci che possa essere quello che è stata diverse volte nella storia, un’avanguardia che apre vie nuove per l’Europa e di conseguenza per il mondo. Oggi possiamo solo sperare che le novità sopra delineate si affermino a livello continentale in modo che possiamo recepirle e adattarle alla nostra realtà.

    Recentemente è nato il PCE (Partito Comunitarista Europeo). Sarà un’altra creatura destinata a breve vita o potrà crescere? Restare a guardare criticando è atteggiamento fin troppo facile e fin troppo diffuso. Offrire un contributo di idee perché il germoglio diventi pianta robusta, sarebbe già una doverosa assunzione di responsabilità.
    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=50696

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