Far la festa ai pensionati *

Eugenio Orso in

http://pauperclass.myblog.it/2015/04/26/decurtate-le-pensioni-lo-dice-tito-boeri-eugenio-orso/

Economisti di gran fama, bocconiani, anche loro come i piddini servi della troika, si spendono per fare proposte che rendano più “equo” il sistema pensionistico! L’ultimo della serie è lo stimatissimo professor Tito Boeri, esperto di mercato del lavoro, di welfare e, con tutta evidenza, anche di manipolazione delle pensioni.

Le continue riforme delle pensioni sono sempre nell’aria. L’attacco a pensionati e anziani è cominciato negli anni novanta ed è stato sollecitato, per lettera, dalla bce in quella fatidica estate del 2011, quando si preparava l’avvento del primo governo-Quisling nell’interesse troikista, cioè l’esecutivo-fantoccio di Mario Monti.

Ricordiamo in sintesi le tappe principali del massacro dei lavoratori anziani: 1) Giuliano Amato, DL 503 del 1992, innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia e altre novità. 2) Lamberto Dini, L 335 del 1995, passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. 3) Romano Prodi, L 247 del 2007, con introduzione delle quote per accedere alla pensione, determinate dall’età più gli anni lavorati. 4) Elsa Fornero, Art. 24 DL 201 del 6 dicembre 2011 detto ironicamente “Salva Italia”, con estensione a tutti del sistema contributivo per la pensione, nuovo innalzamento dell’età pensionabile, creazione conseguente degli “esodati”, cioè coloro che in base ad accordi categoriali o aziendali accedevano al pensionamento anticipato rispetto ai precedenti requisiti.

Oggi si agita l’infame marionetta Tito Boeri, voluto (non a caso) da Renzi alla guida dell’Inps, incaricato di preparare entro giugno, con le sue brillanti “proposte” al governo, la mazzata 2015 da infliggere ai pensionati.

Sarà Tito  Boeri – economista al servizio del sistema di sfruttamento neoliberista – l’equivalente, per Renzi, del giuslavorista Pietro Ichino, questa volta in materia di prestazioni pensionistiche Inps? E’ possibile, se non probabile. Boeri fa una proposta che può piacere anche “in Europa” e Renzi la coglie al volo, obbedendo agli ordini della troika e colpendo i pensionati “ricchi”, ex lavoratori pubblici, ex dipendenti privati o ex lavoratori autonomi che siano.

La parola d’ordine scelta, in questo caso, è “equità”. Si simula la lotta ai privilegi e alle pensioni d’oro, sbandierando l’equità come “filosofia di fondo” da seguire, con pelosa attenzione nei confronti degli ultra-cinquantacinquenni più poveri e senza lavoro. Saranno in molti gli idioti che crederanno a un’azione di contenimento sulle pensioni alte, finalizzata ad aumentare quelle minime, o a concedere redditi minimi a chi non ha niente. Morale della favola, l’Inps di Tito Boeri farà le sue proposte e il governo piddì di Renzi agirà, sfornando l’ennesima riforma per metterlo in culo agli italiani.

Ricordiamoci che anche la battona mercatista Fornero, quando ha esordito nel 2011 come ministro, strillava “basta privilegi!” e poi ha colpito, con spietatezza, lavoratori indifesi, attaccati al loro piccolo reddito di sopravvivenza, rendendoli “esodati” a centinaia di migliaia. Quasi quattrocento mila vittime, costituite da coloro che sono caduti nella trappola dell’interruzione volontaria del rapporto di lavoro – senza aver ancora maturato tutti i requisiti per andare in pensione – in situazioni di crisi aziendale o altro, che da allora si trovano senza reddito o con sussidi insufficienti per poter campare. Un vero e proprio eccidio, temperato da appena qualche decina di migliaia di “salvaguardati”.

La differenza fra la proposta Boeri, così come la conosciamo, e l’ignobile “legge Fornero” è che la complice di Monti ha colpito quelli che si trovavano a “metà del guado”, non più pensionabili per il cambio dei requisiti, mentre lo sciacallo-economista Boeri vuol colpire i già pensionati, con pensioni superiori ai duemila euro lordi mensili! In pratica, soprattutto quelli nella fascia fra i duemila e i tremila lordi, che sono i più numerosi.

Secondo il concetto che ha dell’”equità” Tito Boeri – allineato con gli interessi del grande capitale finanziario – un netto di mille e seicento o mille ottocento euro mensili è troppo elevato, addirittura offensivo per il resto della popolazione (opportunamente impoverito), e quindi bisogna ridurlo drasticamente, imponendo un sostanzioso “contributo”. Naturalmente, le vere pensioni d’oro, come quelle degli apparatchik della magistratura – che sappiamo essere veramente alte e ingiustificate – blindate come sono non saranno toccate, o lo saranno solo marginalmente.

Tito Boeri, complice di Renzi alla guida dell’Inps, fa astutamente la proposta del reddito minimo (per ora mediaticamente), a beneficio di coloro che hanno almeno cinquantacinque anni, sono senza lavoro e in condizioni di povertà. Reddito che potrà essere addirittura di seicento euro mensili. (grassetto nostro n.d.r) I beneficiari dell’elemosina potrebbero essere qualcosa di più di duecento mila e si dovrebbe stare comodamente entro il miliardo e mezzo di spesa. E’ chiaro che i suddetti continueranno a essere poveri e senza lavoro, con l’acqua alla gola, nonostante la “generosa” oblazione per simulare “equità”.

Sull’altro versante, si dovranno colpire i pensionati “ricchi”, scampoli di ceto medio risalenti all’era keynesiana dello stato sociale, che possono ancora permettersi duemila euro lordi mensili! O addirittura di più! Stando però bene attenti – e questo ovviamente non si dice – a non irritare con l’imposizione del contributo i nobili magistrati o gli alti dirigenti pubblici.

Pesa sulla testa dei pensionati anche la svalutazione degli assegni pensionistici, retaggio dell’infame “riforma Dini”, che prevede il collegamento fra la capitalizzazione dei contributi maturati dal soggetto all’andamento del Pil nel quinquennio precedente. Ora, se l’andamento è negativo, con segno meno, non ci sarà una rivalutazione degli importi versati proporzionale a una crescita, nel quinquennio precedente, che non c’è stata, ma al contrario, la loro svalutazione in termini reali. Così probabilmente sarà nel concreto, anche per gli anni venturi. La verità è che l’Inps di Boeri – che deve fare “proposte” sulle pensioni al governo Renzi, con lo scopo evidente di ridurre la spesa pensionistica – è orientata verso la svalutazione dell’assegno pensionistico per quelli che andranno in quiescenza dal 2015.

Poco importa, viste le intenzioni, se si proporrà – come va cianciando il massacratore sociale Boeri – di pagare tutte le prestazioni (pensioni e indennità di accompagnamento) il primo di ogni mese e non più in date differenti in rapporto alla prestazione e al fondo di gestione.

Se si svaluterà l’assegno pensionistico per coloro che andranno in quiescenza dal 2015 e si diminuiranno forzatamente le pensioni dei rimasugli di ceto medio, con la scusa del “contributo di solidarietà”, moltissimi – non ricchi e per niente privilegiati – lo piglieranno in culo, nonostante la conclamata e “egualitaria” unificazione dei pagamenti a inizio mese! Ciò che non si dice è che ai veri privilegiati si concederanno le solite scappatoie, per evitare che le loro lussureggianti pensioni siano ridotte alla metà dall’applicazione del contributo.

In teoria, si afferma di voler colpire solo le pensioni alte e, nello stesso tempo, quella parte della pensione “d’oro” non giustificata dai contributi versati, in ossequio alla legge riforma del 1995 che ha stabilito il cosiddetto sistema contributivo (cioè la differenza fra la pensione effettivamente intascata e quella, più bassa, che si sarebbe intascata con il sistema contributivo). Per il sostanzioso contributo, si pensa a tre aliquote scaglionate in funzione del reddito: il 20% da duemila e tremila euro lordi mensili, il 30% da tremila a cinquemila e il 50% oltre i cinquemila. In progressione sempre per ragioni d’“equità”!

I pensionati da colpire con l’imposizione del contributo sarebbero “soltanto” un milione e settecentomila, in pratica ex lavoratori dipendenti, del privato e del pubblico. Una vera bazzecola, visti i numeri! E’ chiaro che la maggior parte delle future vittime del contributo-Boeri si posiziona fra i duemila e i tremila euro lordi mensili e la maggioranza della maggioranza fra i duemila e i duemila e cinquecento. Il che vuol dire che tanti non arrivano, già oggi, a duemila netti il mese e altri superano di poco questa soglia. Ecco i “privilegiati” gonfi di danaro che Boeri, Renzi e la troika vogliono colpire! Si punta, in ossequio agli interessi della grande finanza, a impoverire definitivamente i rimasugli di ceto medio, specie se anziani e perciò del tutto inutili per la creazione di nuovo valore finanziario.

In questa sporca operazione che colpirà i pensionati, si usano spesso le espressioni propagandistiche “privilegiati” e “pensioni d’oro”, senza che vi sia una reale intenzione di castrare i veri abbuffoni, che vivono una quiescenza dorata e assolutamente ingiustificata, come ad esempio i magistrati (il riformatore di pensioni Giuliano Amato è ancora attivo e membro della corte costituzionale!) o i politici con tanto di vitalizio.

Cari pensionati, che gravate come macigni sulla spesa pubblica e sulla “ripresa”, siete pronti a prenderlo, ancora una volta, selvaggiamente in culo?

*

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3 thoughts on “Far la festa ai pensionati *

  1. Benedetta vocazione da formiche degli Italiani.
    Ma vediamo nel dettaglio a quanto ammonterebbero i fatidici risparmi.

    Al 2012, il Ministero dell’Economia di concerto con la Cassa Depositi e Prestiti, le cicale sempre pronte a fare i calcoli in tasca al popolo, li quantificava in 1600mld di euro, dei quali, il 70% sotto forma di beni immobiliari.
    Visto e considerato che:

    1) i beni immobiliari non stanno certo godendo di buona salute, parliamo di una svalutazione del mattone dall’inizio della crisi 2008 del 50% e di un progressivo blocco delle compra-vendite che un tempo permettevano di monetizzare con rivalutazione del 5% annuo (ecco perché una mole esorbitante di immobili sono sfitti, cadono a pezzi, ingrossando un’offerta che abbatte decisamente il loro valore commerciale a fronte di una domanda in forte contrazione);

    2) le rendite patrimoniali sono state erose dall’innalzamento delle tasse da 12,5 a 26% e, dopo il voluto drastico abbassamento dello spread, sono stati portati a quasi zero gli interessi positivi su BTP e Titoli di Stato, da sempre la forma più usata dal piccolo risparmiatore che difficilmente riesce a evadere o a portare i capitali all’estero;

    3) il cuneo fiscale, periodo 2012-2015, è aumentato del 20/30% sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni, complici anche, l’aumento dell’IVA e i mancati trasferimenti monetari dalle casse dello Stato agli Enti Locali. Trasferimenti che spetterebbero anche alle PMI che non vedono rimborsati i loro crediti, in quanto sono diventati asset inesigibili da uno Stato tecnicamente fallito che, però, pretende di essere ugualmente pagato in anticipo sui fatturati, instaurando de facto un’asimmetria di potere, sfruttando, a suo vantaggio, i tempi biblici e le secche delle cause civili, nelle quali, chi è pieno di debiti, non s’incaglia, rinunciando, per disperazione, al sacrosanto ricorso alla giustizia dovuta;

    4) gli ori di famiglia, altra forma di risparmio, sono stati quasi tutti trasformati in euro negli ultimi 7anni – marco-moneta che di fatto ha svalutato di un altro 50% i depositi in lire pre-2001 – attraverso la mafia dei compro-oro, che oggi chiudono i battenti dopo aver tentato l’ultimo colpo da banda bassotti con gli zirconi e l’argenteria tirata fuori dai vecchi cassettoni della casa di campagna ricevuta in eredità che non si riuscirà nemmeno a svendere, ma sulla quale TASI, TARI e cazzi amari gravano come un tetto sfondato;

    5) le spese sanitarie… e qua vengono i brividi, sono incrementate del 115% tanto che, per tempi e metodi ci si rivolge in massa ai centri convenzionati privati (che a loro volta stanno scoppiando e non reggono più le prenotazioni, pur tagliando sui costi, leggi stipendi e personale), pagando ancora di più, non potendo farne a meno, visto che le assicurazioni sanitarie costano sempre troppo rispetto all’esigua copertura che dicono di offrire e le ASL devono mantenere mafie, politici, lacchè, immigrati e loro famigliari anche se non ricongiunti;

    si aggiunga il fatto che:

    1) l’oro è crollato a 1.200 dollari l’oncia dai 1900 del 2011;
    2) l’euro è in parità con il dollaro, buono per l’export molto meno per l’import e l’Italia è un paese fondamentalmente trasformatore;
    3) il tasso di sconto del denaro è a 0% per volontà dei grandi economisti della BCE che la lezione Giappone proprio non la vogliono imparare o fanno finta di non volerla imparare;
    4) siamo in deflazione e il trucchetto algebrico di contabilizzare l’economia del sommerso, i proventi illegali di prostituzione, gioco d’azzardo, spaccio di droga, etc, per arrivare alla parità Merkel-Maastrich, serve a nascondere la merda sotto le suole e a ficcare il segno meno davanti alle rivalutazioni ISTAT;

    a conti fatti da noi e non dal Ministero di sticazzi, i 1.600mld di risparmio privato si sono ridotti sì e no a 600mld in poco meno di 5 anni e sono da suddividere in maniera poco equa tra 50mln di italidioti, il che ci porta a una cifra di 12.000 euro a testa, ben lontani dalla copertura dei 35.000 euro in debiti pro-capite summenzionata.

    Tradotto in cifre semplici, un nonno che percepisce una pensione di 1.000 euro, e siamo già generosi, si porta sulla groppa una media di tre persone a loro volta gravate da oltre 100.000 euro/annuo di debito pubblico: UNA FOLLIA!
    Tenuto conto che ci sono notoriamente più vedove che vedovi e che queste beneficiano ancora, ma già ampiamente decurtata -60%, della reversibilità pensionistica, il carico aumenta a dismisura: o se magna, o ci si cura, o si ruba, o si crepa per non far crepare la discendenza.

    estratto da http://pauperclass.myblog.it/2015/05/02/lo-stato-se-ne-fotte-tanto-i-nonni-lammortizzatore-sociale-il-poliscriba/

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