L’elefante nella stanza

[…]

L’Europa è il più importante alleato degli Stati Uniti nel mondo, e Washington non vuole perderne un pezzetto, nemmeno la piccola Grecia. Tutti sanno che se la Grecia dovesse lasciare l’euro e avesse necessità di prendere in prestito una valuta forte per sostenere la sua bilancia dei pagamenti, otterrebbe aiuti dalla Russia e forse anche dalla Cina. La Grecia potrebbe lasciare la NATO. La Grecia potrebbe partecipare al progetto del gasdotto della Russia, il che renderebbe l’Europa più dipendente dalla Russia — un qualcosa che i funzionari americani hanno stigmatizzato, ricevendo come risposta un forte rimprovero dal ministro della Grecia, che giustamente gli ha detto che non sono affari loro.

Sarebbe bello pensare che le caratteristiche peggiori della politica estera americana siano cambiati dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma non lo sono. La guerra fredda in realtà non è mai finita davvero, almeno nella misura in cui gli Stati Uniti sono ancora un impero globale che vuole che ogni governo metta gli interessi di Washington davanti a quelli espressi dai propri elettori. L’attuale ostilità con la Russia aggiunge un senso di déjà vu, ma è principalmente l’ennesima scusa per giustificare quella che sarebbe in ogni caso la politica degli Stati Uniti.

Una volta che prendiamo in considerazione tutti questi interessi e dove questi convergono, la strategia dei partner europei della Grecia è abbastanza chiara: punta a un cambiamento di regime. Uno alto funzionario greco coinvolto nei negoziati lo ha definito un “colpo di stato al rallentatore”. E coloro che stavano attenti potevano vederlo fin dall’inizio. Appena 10 giorni dopo l’elezione di Syriza, come ho indicato in precedenza, la BCE ha tagliato la principale linea di credito per la Grecia e ha poi messo un limite all’importo che le banche greche possono prestare al governo. Tutto la concitazione e la politica del rischio calcolato destabilizzano l’economia, e in parte questo è un effetto intenzionale delle dichiarazioni e delle minacce delle autorità europee. Ma il sabotaggio diretto dell’economia greca è più grave, ed è notevole il fatto che abbia ricevuto così poca attenzione.

L’obiettivo nascosto è quello di minare il sostegno politico al governo di Syriza finché questo non cade e viene sostituito con un nuovo regime più favorevole ai partner europei e agli Stati Uniti. Questa è l’unica strategia sensata, dal loro punto di vista. Cercheranno di dare alla Grecia abbastanza ossigeno per evitare il default e l’uscita, cose che non lo vogliono davvero, ma non abbastanza per una ripresa economica, che nemmeno desiderano.

Consiglio caldamente agli italiani la lettura di TUTTO l’articolo: http://vocidallestero.it/2015/06/25/la-germania-sta-bluffando-riguardo-alla-grecia/

Lagarde confessa: “Sono il capo dei criminali”

Adesso lo sappiamo…

Il simplicissimus

imagesDi certo non c’era bisogno di una prova del nove, ma ben venga per le scimmiette mediatiche che a volte non vedono, a volte non sentono, ma non si astengono mai dal parlare: la signora Lagarde incontrando Tsipras si è presentata dicendo: “Sono il capo dei criminali”.  Naturalmente ironizzava riferendosi alle parole del leader greco che aveva appunto chiamato criminale la troika, ma nel tentativo di fare del sarcasmo su una verità accertata e peraltro asseverata dallo stesso ufficio studi del Fmi che ha dimostrato la nocività dei diktat imposti ad Atene, la signora del denaro ha ingenuamente sollevato un velo sulla verità. E cioè che sono i centri finanziari a giocare la partita, nascondendosi dietro istanze e trattati europei che essi stessi hanno dettato.

Trattandosi della Grecia cioè di un membro della Ue e appartenente all’area euro, si sarebbe potuto pensare almeno che il capo criminale fosse la commissione Ue o la Bce…

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La sveglia

“Andiamo avanti nella nostra battaglia contro i colossi della finanza speculativa e contro le politiche da strozzini del Fondo Monetario Internazionale, ricordando che tutto il Secondo Mondo, qui in Sud America, ha dato il proprio contributo per risvegliare le coscienze del Primo Mondo europeo addormentato. Riconfermiamo appoggio e solidarietà ai combattenti greci e spagnoli per la libertà di tutti i popoli”.

Cristina Kirchner

http://www.libero-pensiero.net/i-tre-grandi-nemici-del-pensiero-unico-globale-cristina-kirchner-pablo-iglesias-alexis-tsypras-che-cosa-hanno-di-tanto-pericoloso/

Questione Russa

Presi dalle faccende interne, noi magari non ci pensavamo, ma il Parlamento europeo vigila e ci ammonisce che ” Mosca sostiene e finanzia i partiti radicali ed estremisti negli Stati membri della UE”.

Probabilmente in Italia si riferisce ai 5 stelle, che hanno presentato una mozione alla camera per sospendere le sanzioni alla Russia (http://it.sputniknews.com/mondo/20150611/544771.html)

Ecco perché i parlamentari europei chiedono alla Commissione Europea di stanziare fondi pubblici per finanziare attività di propaganda contro la Russia e per sostenere gruppi politici che all’interno del paese di cui si persegue l’isolamento internazionale si prefiggono apertamente il rovesciamento del governo di Mosca.

Il ragionamento non fa una grinza!

http://contropiano.org/internazionale/item/31282-l-europarlamento-isolare-la-russia-fondi-pubblici-per-destabilizzare-mosca

 

L’ONU predispone il piano per il “ripopolamento” dell’Italia

di Luciano Lago

E’ stato pubblicato il recente piano dell’ONU che si presenta come un apparente studio: «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?».

Redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu, in questo studio vengono analizzati i movimenti migratori a partire dal 1995 e, attraverso modelli matematici, vengono prospettati diversi scenari che prevedono per l’Italia la “necessità” di far entrare tra i 35.088.000 e i 119.684.000 immigrati, principalmente dall’Africa, per “rimpiazzare” i lavoratori italiani. Visto che tra 36 anni gli over 65 saranno il 35% della popolazione e presupposto che il tasso di natalità per donna resti fermo a 1,2 bambini (negli Anni Cinquanta la media era 2,3).

Le Nazioni Unite prospettano come soluzione al problema demografico dell’Italia (e di altri paesi europei) quello di «rimpiazzare» (come riportato nel titolo del dossier) l’Europa che invecchia con un massiccio afflusso di immigrati dall’Africa e dall’Asia. Lo studio prende in considerazione gli immigrati, quasi sempre giovani, che dopo lo sbarco molto probabilmente si stabiliranno in Italia, dal nord al sud della penisola. Questi dovranno convivere con la popolazione autoctona, saranno molto più prolifici degli italiani. Di conseguenza in un arco medio di tempo, l’Italia degli italiani si trasformerà in un «melting pot», un’insieme di razze, culture, religioni dove tra quarant’anni ci sarà ancora un nucleo di italiani che non saranno più la maggioranza della popolazione.

Lo studio dell’ONU calcola circa ventiseimilioni di immigrati e i loro discendenti che risiederanno nelle varie città italiane nel 2050. Attualmente sono quasi 5 milioni, contro i 7,8 presenti in Germania.

leggi tutto su http://www.controinformazione.info/lonu-predispone-il-piano-per-il-ripopolamento-dellitalia/#more-7652

Conflitti sindacali e teoria dei giochi

L’esempio che vorrei portare alla vostra attenzione è un qualcosa successo nella città nella quale sono cresciuto, Terni, in merito all’azienda che da sola rappresenta/ava il 20% del PIL dell’Umbria.

Brevemente, la proprietà, dopo la svendita I.R.I. di Prodi, è tedesca, Thyssenkrupp, e come in ogni altro settore, la multinazionale arriva in Italia, fa i soldi fintanto che li fa, magari li fa proprio perché non investe o sposta ammortamenti o costi vari ad esercizi futuri (ma questi sono discorsi puramente contabili), e pian piano smobilizza in Italia e sposta tutto (know how, impianti e lavoro) nella nazione di origine o dove la mano d’opera costa meno. Il solito, insomma. In realtà a Terni ci si è messa anche l’Antitrust a togliere speranze all’Italia, rendendo nulla la cessione ai finlandesi Outokumpu (non entro nel merito della decisione; mi limito a constatare che è andata a vantaggio della Germania).

Per farvi un quadro generale della matrice che si stava giocando tra azienda e lavoratori vi dico solo che arriva un nuovo A.D., la Sig.ra Morselli, nota “liquidatrice di grandi Società”. La richiesta dell’azienda è licenziare 500 lavoratori e diminuire le produzioni (che porterà nel lungo periodo ad ulteriori ridimensionamenti). Ovviamente, i lavoratori fanno muro, dato che, considerando anche l’indotto, si sta scegliendo di chiudere una città, forse una regione e, dal punto di vista Italia, di comprare l’acciaio ancor di più dall’estero. La matrice può essere così riassunta:

Se ragionate come sopra, avrete un equilibrio nel riquadro D1 o, al più, nel riquadro A1 (entrambe le parti non cedono o, al più, entrambe cedono), ci saranno comunque dei licenziamenti, ma la città sarà salva, saranno salve le produzioni e il lungo periodo. Ma il gioco non è statico, si evolve. Alla collettività converrebbe porsi nel riquadro C1, e per far ciò dovrebbe intervenire lo Stato, ma lo Stato non può e non vuole, quindi si rimane nel riquadro D1. La Thyssenkrupp, dal canto suo, vorrebbe posizionarsi nel riquadro B1, per chiudere o giù di lì, e per far ciò deve “far cambiare atteggiamento ai lavoratori”, deve abbattere il muro compatto, deve renderli più adattabili alla produzione. Come si fa? Facile, ci si inventa un gioco, un gioco nel gioco, con il silenzio assenso di tutte le parti in causa, in cui la Sig.ra Morselli sta a guardare ed i giocatori sono i lavoratori, gli uni contro gli altri. Vengono offerti circa 80.000,00 € a chi accetta di andarsene volontariamente. Ma solo ai primi 350. Quindi ci saranno, nelle intenzioni dell’azienda, anche 150 persone che se ne andranno senza nulla. Per precisione, si è partiti da una cifra più alta che pian piano si è abbassata, così come è vero che la cifra era base ma poteva essere contrattata dal singolo lavoratore. Quindi dico 80.000,00 € per semplicità, ma anche qui la contrattazione “personale” è stata inserita, così come la discesa dell’offerta all’aumentare dei lavoratori che accettavano conferma che trattasi di gioco. Infatti, più lavoratori accettano, meno necessità c’è di incentivare, dato che l’incentivo ad accettare deriverà dal semplice vederlo fare agli altri, vedere la protesta smontarsi e i 350 “posti” diminuire. Questa è la matrice del nuovo gioco:

Per collegarci alla prima matrice, notiamo che l’unica combinazione del nuovo gioco che non modificherà l’equilibrio in D1 sarà il riquadro D2 (nessuno accetta gli 80.000,00 € e la protesta rimane coesa). Nel momento in cui, però, i “propensi ad accettare” accetteranno, e lo faranno perché la loro strategia dominante è accettare, la protesta si smonterà, ed automaticamente, nella prima matrice, i lavoratori passeranno dal “LOTTA” al “CEDE”, e l’equilibrio dal riquadro D1 al riquadro B1. La Thyssenkrupp ha raggiunto ciò che voleva. Il costo è stato infinitesimale rispetto al loro fatturato. Fine del gioco.

Ricapitoliamo la situazione.

C’è un’azienda che vuole licenziare 500 persone, e i mass media, un po’ per terrorizzare, un po’ a ragione a causa di “Aiuti di Stato” resi illegittimi dalla cooperativa UE e tutto ciò che sappiamo, mancanza di SOVRANITA’ POLITICA in due parole, danno per certo che comunque vada, sia che il singolo lavoratore accetti la buonauscita, sia che non lo faccia, i licenziamenti ci saranno (cioè afferma che l’equilibrio nella prima matrice è B1, non D1). Si spargono le voci, e si sa chi è “l’ultimo entrato”, c’è sempre un ultimo entrato dato che è un concetto relativo, come c’è sempre chi ha necessità, oggi in particolar modo. Quindi ci sarà chi penserà “bhè, me ne vado con 80.000,00 €, meglio di andarsene con un pugno di mosche, tanto qualcuno che li accetterà ci sarà, e di “posti” ce ne sono solo 350!”. Una cosa abominevole. E non parlo del ragionamento dell’impiegato che li accetta, ma di chi pone l’impiegato dinanzi ad una decisione talmente razionale da non credere che si stia parlando di rapporti tra colleghi, di coesione al fine di salvare la fonte di reddito della loro vita. Rompendo la coesione del mondo del lavoro, non solo i lavoratori hanno perso la battaglia, ma si è aperta un’ulteriore ferita sul fianco dell’azienda, l’ennesimo ridimensionamento; ormai la strada è irrimediabilmente in discesa, se non cambia l’Italia.

Questa si chiama teoria dei giochi, ed in questo caso è stata usata contro la collettività, a differenza di come fecero Kennedy e Krusciov, non per il perseguimento dell’efficienza paretiana, ma del mero profitto, non della cooperazione, ma della competizione, nella fattispecie tra lavoro e capitale.

Le 500 unità in meno volute si sono raggiunte grazie a pensionamenti e dirigenti sprovvisti di garanzie. Il governo, noi, da parte sua, nostra, non solo non ha vietato la “proposta indecente”, ma l’ha resa ancora più “allettante”, mettendo sul piatto 2 anni di mobilità e, come sempre e purtroppo oggi giorno, il breve periodo ha vinto sul lungo periodo, l’individualità ha vinto sulla collettività. Alla fine l’azienda è arrivata ad una diminuzione di personale maggiore di quella paventata e tanto combattuta fino al giorno della “proposta indecente”, senza licenziare nessuno, senza sembrare colonialista e con garbo, ci mancherebbe. E’ teoria dei giochi baby!

E’ andata talmente bene alla Thyssenkrupp che già si paventa una riproposizione dello stesso gioco, si partirà da una base di 120.000,00 € (è la nuova cifra di equilibrio per far cedere i lavoratori, più alta perché manca la mobilità ma non il doppio perché tanto il muro compatto non c’è più), con l’intento di dimezzare il personale dell’azienda per poi venderla meglio. Si chiama teoria dei giochi ma usata così è uno stillicidio, di gioco non ha nulla.

Mentre la Sig.ra Morselli sa sicuramente di cosa parlo, mentre la Sig.ra Guidi dovrebbe sapere di cosa parlo, i lavoratori non sanno assolutamente di cosa parlo, non è giusto.

Tutto ciò, però, è perfettamente aderente all’attuale pensiero di quale direzione debba prendere il gioco tra lavoro e capitale, ergo, verso una contrattazione sempre più personale. La storia che la nostra individualità verrà risaltata da una contrattazione strettamente privatistica è falsa, la realtà, quella che conta, è che si cambia gioco, e che il potere contrattuale dei lavoratori è irrimediabilmente annullato.

Oltre al fatto imprescindibile che in questo gioco lavoro-capitale, lo Stato dovrebbe essere il soggetto che, nel momento in cui i giocatori hanno nelle loro matrici degli equilibri di Nash non Pareto efficienti, dovrebbe intervenire, indirizzando l’equilibrio verso il riquadro migliore per la società. Oggi invece si lasciano i giocatori agire, e i giocatori, avendo una visione limitata o distorta della questione, non possono scegliere il meglio per la società. Se Nash ha vinto il premio Nobel per ciò un motivo ci sarà, precisamente l’ha vinto perché ha dimostrato che ci sono degli equilibri che sicuramente si raggiungeranno anche in giochi non cooperativi, in cui i giocatori non si parlano. Il problema è che tale nozione andrebbe usata per il benessere collettivo, perseguendo comunque e sempre la Pareto efficienza per la collettività, e non il mero Equilibrio di Nash, anche quando avvantaggia solo taluni e non la società.

Ma non è un caso se lo Stato non è intervenuto, come non è un caso che si voglia togliere potere contrattuale ai lavoratori al grido che la contrattazione tendente al personale esalterà il lavoratore stesso. Non esalterà proprio nulla, ma disintegrerà i diritti, deflazionerà il lavoro per mancanza di potere contrattuale e di organizzazione.

In merito all’organizzazione bisognerebbe scrivere un articolo apposito, ma la qualità dei sindacati come le malsane idee di “sindacato unico”, credo che contino più di mille parole per attestare l’obiettivo di annullare tale capacità organizzativa, lasciando il lavoratore solo con se stesso.

Così come bisognerebbe scrivere un articolo apposito su tutte le normative che minano il potere contrattuale dei salariati.

Per esempio, nel TTIP, c’è la clausola ISDS, che permetterà alle multinazionali di far causa agli Stati che oseranno difendere il lavoratore! Quindi, tra un po’, anche se il governo vorrà intervenire, dovrà risarcire i danni alla multinazionale, e non interverrà. E il lavoratore sarà sempre più solo con se stesso.

Per esempio, a livello di contrattazione collettiva, e dopo solito “consiglio” europeo, che tutto è tranne un pensiero da buon padre di famiglia, è qualche anno che l’orientamento sta cambiando, ponendo la contrattazione di secondo livello (quella aziendale, tra i lavoratori di un’azienda e la sua proprietà), come preponderante rispetto alla contrattazione collettiva nazionale (quella tra le parti sociali a livello nazionale). E secondo voi, per quante critiche possiamo muovere ai sindacati oggi, avrete più potere contrattuale voi da soli o un sindacato nazionale?

Evitando ulteriori esempi, ma analizzando la visione generale, notiamo che mentre la nostra Costituzione pone la Repubblica Italiana fondata sul lavoro (lato della domanda), e la proprietà privata ammessa ma con funzione sociale (lato dell’offerta), l’UE vede il lavoro come adattabile alla produzione (lato della domanda) e la proprietà pubblica da abolire perché avente funzione sociale (lato dell’offerta), anche se la scusa è la faccia negativa della medaglia, cioè “non abbastanza competitiva”. E quale miglior struttura di contrattazione tra lavoro e capitale può cavalcare l’onda dell’adattabilità alla produzione se non quella personale?

Trattati e Costituzione, finiamo sempre lì. Lavoro adattabile da un lato, Repubblica fondata sul lavoro dall’altro, sono visioni diverse. La visione è diversa perché da un lato abbiamo competizione tra i cittadini, dall’altro abbiamo cooperazione tra i cittadini. E’ UE e non Italia, è Mercato e non Stato.

Per concludere e farvi capire che, da ogni punto di vista, il risultato auspicabile rimane sempre la cooperazione, analizziamo cos’è lo Stato, non istituzione ma insieme di persone, nella teoria dei giochi. Lo Stato, al primo bivio, quello tra giochi ripetuti (si gioca per enne volte, si può collaborare) e immediati (si gioca una sola volta, chi vince vince, si è spinti alla competizione) è un gioco ripetuto.

I giochi ripetuti, a loro volta, si differenziano in giochi finiti e non finiti.

I giochi finiti, anche se reputi, hanno lo stesso equilibrio dei giochi immediati, e questo perché, se i giocatori sanno che il gioco finirà, compiranno come penultima mossa la stessa che compirebbero all’ultima (competere, è l’ultima mossa, non ha senso collaborare). Così, procedendo a ritroso, i giocatori, se hanno certezza che il gioco è finito, compiranno la stessa scelta che compirebbero se il gioco non fosse ripetuto, ma immediato.

I giochi non finiti, invece, per definizione, raggiungono il loro equilibrio Pareto efficiente quando i giocatori collaborano ed il loro stesso equilibrio è generalmente spinto verso la cooperazione. Lo Stato è un gioco ripetuto e non finito tra i cittadini. Essi dovrebbero collaborare.

Ma c’è un problema, la cooperazione dura finché c’è FIDUCIA. Il segreto per cooperare nei giochi ripetuti e non finiti è la fiducia. E come si fa a mantenere alta la fiducia tra individui che non si parlano? Sempre la stessa risposta, lo Stato, questa volta istituzione – lo Stato deve apportare e mantenere intatta tale fiducia, deve fungere da collante tra i tanti giocatori chiamati cittadini.

Stare a guardare non è un atteggiamento costruttivo. Speriamo in uno Stato che ritorni ad essere arbitro di noi stessi.

estratto da http://www.appelloalpopolo.it/?p=13667

Il racket dell’immigrazione

Il racket dell’immigrazione

di Fabrizio Ciannamea – 03/06/2015

Fonte: L’intellettuale dissidente

Un’indagine della procura di Palermo sta smembrando un’organizzazione criminale trasnazionale che gestirebbe il traffico di immigrati. Gli scafisti, secondo quanto riferito da un “pentito”, avrebbero addirittura affondato volutamente alcuni barconi per non far allontanare la flotta italiana. Il duro lavoro dei magistrati palermitani sull’immigrazione non sembra essere, però, supportato da quello necessario della Politica.

Un flusso di denaro enorme, circa 50 milioni di euro, che dall’inizio del 2015 avrebbe riempito le casse dei clan africani che gestiscono il traffico di immigrati. Una rete enorme di contatti, mediatori e professionisti della traversata, che affonda scientemente i barconi nel Mediterraneo. Questo e molto altro sta emergendo da un’inchiesta della Procura di Palermo coordinata dal procuratore Franco Lo Voi, la cui nomina è stata oggetto, in queste ultime ore, di un arduo tira e molla tra il Tar e il Consiglio Superiore della Magistratura. L’indagine ha preso spunto da due operazioni “Glauco1” e “Glauco 2” attraverso le quali, in poco più di un anno, è stata ricostruita la struttura e individuati i capi dell’organizzazione criminale che gestirebbe i traffici di esseri umani che dall’Africa e dal Medio Oriente arrivano sulle coste italiane ogni giorno.

Al vertice della organizzazione ci sarebbero l’eritreo Medhane Yehdego Redae e l’etiope Ermias Ghermay. Proprio Ghermay risulta agli inquirenti italiani latitante dal luglio 2014. Probabilmente l’etiope sarebbe uno dei responsabili del naufragio avvenuto davanti alla coste di Lampedusa che nel 2013 costò la vita a 366 persone. In seguito a quell’episodio Ghermay esclamò: “Inshallah, così sia”, e, scomparendo, cinicamente si pulì coscienza dalle centinaia di vittime al cospetto dell’ingente guadagno che avrebbe fruttato per lui ed altri l’ennesimo barcone ingoiato dal Mare Nostrum. Le indagini portate avanti in questi giorni dai magistrati palermitani, secondo quanto emerso da un’inchiesta dell’Espresso, si baserebbero fondamentalmente sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia implicato nei traffici.

E grazie al “pentito” i magistrati hanno appurato l’esistenza di una sorta di tariffario che varia dai 2 ai 3 mila dollari per chiunque decida di partire dall’Africa alla volta dell’Europa. Soldi che vanno pagati in anticipo naturalmente. Gli eventuali affondamenti dei barconi e le conseguenti morti non determinerebbero, quindi, danni economici all’organizzazione. Inoltre, sempre secondo quanto anticipato dall’Espresso, il collaboratore di giustizia avrebbe riferito che utilizzare barconi fatiscenti e addirittura affondarli sarebbe una pratica voluta e richiesta da chi gestisce il flusso migratorio. A che scopo? Lirio Abbate scrive: “Quando la flotta europea si allontana, i naufragi sono l’esca per obbligarla ad avvicinarsi alle coste libiche. Per questo i trafficanti non hanno scrupoli nel caricare oltre ogni limite le imbarcazioni fatiscenti: obbligano con la forza alcuni migranti e profughi a partire anche con il mare in pessime condizioni, spingendoli verso un destino segnato.” Il compito dei così detti “scafisti” è semplice: condurre l’imbarcazione oltre le acque territoriali libiche, all’interno di quelle internazionali. Lì troveranno ad attenderla le navi europee, italiane su tutte, obbligate a soccorrerla. E se la flotta italiana si spinge più vicina alle coste nazionali, ecco che rincominciano gli affondamenti, i morti. Il racket dell’accoglienza, insomma.

Le restanti rivelazioni del “pentito” riguardano le decine di milioni di euro che il traffico di esseri umani genera. Soldi che gli immigrati pagano prima di partire ai membri dell’organizzazione. Una volta effettuato il pagamento il denaro sarebbe diretto in parte a Dubai oppure investito in villaggi dell’Africa subsahariana per creare una sorta di consenso popolare nei confronti dei professionisti del malaffare. Il fatto che il forziere di questo enorme flusso monetario sia stato individuato negli Emirati Arabi Uniti fa sorgere qualche dubbio riguardo chi effettivamente si nasconda alle spalle dell’organizzazione criminale. Il lavoro, eccellente, della Procura di Palermo e di Lo Voi è rivolto a colpire solo la parte superficiale del problema migratorio. Si tratta quindi solo la punta di un iceberg immenso che tuttavia deve essere distutto, interamente.

Alla base del problema “immigrazione” non vi sarebbe solo lo sconsiderato sfruttamento del territorio di grossi gruppi multinazionali che operano nella parte centrale dell’Africa. Ma, come ricordato dal giornalista Gian Micalessin su Rainews 24, questi traffici vengono spesso gestiti da gruppi alquadisti e da Daesh (Stato Islamico) che proprio non ci sta a perdere l’ ingente fonte di guadagno dei “migranti”. Che ben venga, quindi, l’azione della magistratura, per un risultato relativo. Ma il problema può essere risolto solo dalla Politica.
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