La loro agenda

di Claudio Messora – 29/07/2015

Fonte: byoblu

five-presidents

 

Jean-Claude Juncker, Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem, Mario Draghi e Martin Schulz. E’ “la banda dei Cinque che risolve ogni cosa“, come cantava Elisabetta Viviani. Jean-Claude fa il presidente della Commissione Europea, una setta tipo Scientology che se ci entri poi non ne esci più, perché è ir-re-ver-si-bi-le. Donald invece è a capo di un club esclusivo, paramassonico, che di tanto in tanto finge di riunirsi al Consiglio Europeo per depistare mamma e papà dalle vere riunioni, che vengono organizzate in qualche grotta segreta, dove si tirano delle gran pippe sui cataloghi del Postal Market e pontificano sul futuro del pianeta (tipo “eravamo 4 amici al bar, uno s’è impiegato in una banca”).

Jeroen ospita una cricca di commercialisti falliti, dediti all’usura, dove di tanto in tanto per svagarsi organizzano un torneo di freccette scagliandole contro il malcapitato di turno, tipo “la cena dei cretini“: lo chiamano Eurogruppo e l’ultima volta hanno invitato un certo Varoufakis. Inoltre, per hobby Jeroen presiede anche il MES, una baby gang che ti presta i soldi per le merendine e poi in cambio pretende che gli consegni tutte le biciclette. Mario porta avanti una zecca clandestina chiamata BCE e Martin è a capo di di un’assemblea condominiale fatta da centinaia di inquilini che non conta niente e decide ancor meno, ma litiga su tutto e costa tantissimo: a sfottò lo chiamano Parlamento Europeo.
Questi cinque signori (so’ ragazzi) si sono messi insieme e hanno scritto, di loro spontanea volontà e senza che nessuno glielo abbia chiesto, un’agenda con le tappe forzate che tutti i cittadini europei saranno costretti a seguire. Si chiama “Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa“.

Completare Unione Europea

La relazione, c’è scritto, “rispecchia le deliberazioni e le discussioni personali dei cinque presidenti“. Adesso sono più tranquillo: temevo che riflettesse i desideri dei popoli. C’è anche scritto che “l’euro è una moneta stabile e di successo” e che “l’euro è più di una semplice valuta: è un progetto politico ed economico“. Il che avvalora le tesi di quelli che dicono che l’euro “è un metodo di governo“. Ma soprattutto, la relazione detta l’agenda dei futuri Stati Uniti d’Europa, passando per l’Unione economica, l’Unione finanziaria, l’Unione di bilancio e infine l’Unione Politica. E tutte queste unioni comporteranno “inevitabilmente un’ulteriore condivisione della sovranità nel tempo“. I cinque, che hanno calcolato tutto minuziosamente, hanno deciso che avverrà in due fasiconsecutive, di cui “i presidenti delle istituzioni UE seguiranno l’attuazione“, traducendo in “leggi e istituzioni” le idee presentate nella relazione, in “un processo che dovrebbe iniziare immediatamente“.

Fase 1 (entro il 30 giugno 2017):

  1. Unione Economica (Autorità per la competitività, Procedura per gli squilibri macroeconomici, Occupazione e performance sociale, Coordinamento Politiche Economiche);
  2. Unione Finanziaria (Unione Bancaria, Unione Mercati dei Capitali, Comitato Europeo per il Rischio Sistemico);
  3. Unione di Bilancio (Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche);
  4. Rafforzamento istituzionale (Rinnovo semestre europeo, Controllo parlamentare rafforzato, Cooperazione Parlamento Europeo e Parlamenti nazionali, Potenziamento Eurogruppo, Rappresentanza esterna unica della zona euro, Integrazioni nel Diritto dell’UE dei trattati sulla stabilità, coordinamento e governance);

Fase 2 (al più tardi entro il 2025):

  1. Unione Economica (Intensificazione Vincoli);
  2. Unione di Bilancio (Creazione di una funzione di stabilizzazione macroeconomica per la zona euro e convergenze verso strutture economiche analoghe nazionali);
  3. Controllo Democratico (Integrazione del Meccanismo europeo di Stabilità – il MES – nel diritto dell’UE, Istituzione Tesoreria zona euro);

Intanto Mario Monti (quello che “al riparo dal processo elettorale” è meglio) non sta con la mani in mano. Zitto zitto, dal 2014, guida una Commissione tutta sua, la “High level group on own resources“, con l’incarico di trovare nuovi modi di finanziare l’Unione Europea, che produrrà le sue linee guida nel 2016.

L’Unione Europea attualmente si finanzia nei seguenti modi:

  • TOR (Traditional Own Resources): alla UE vanno i dazi doganali sull’import, che sono raccolti dagli Stati Membri i quali trattengono il 20% per i costi di gestione, e i contributi che arrivano dal settore dello zucchero.
  • La UE raccoglie una percentuale (lo 0,3% medio dopo un’opportuna armonizzzione) sulla base IVA degli Stati Membri.
  • Alla UE va una percentuale dello GNI (il Gross National Income, in italiano RNL: Reddito Nazionale Lordo), in una misura che non può superare l’1,23%, di ogni Stato Membro;
  • Attraverso altre fonti di finanziamento, come gli avanzi dei bilanci precedenti, gli interessi bancari, le multe, gli interessi sui pagamenti arretrati, le contribuzioni di paesi extra-UE ai programmi europei e così via.

Questo grafico mostra quanto valgono le singole componenti di finanziamento nelle risorse complessive:

EU Budget Composition
Come si vede, la parte maggiore è rappresentata dalle contribuzioni sui redditi nazionali lordi dei singoli stati membri.

Ma il criterio della proporzionalità assoluta non vale per tutti gli stati membri: ci sono un certo numero di “correzioni” per alcuni paesi le cui contribuzioni sono considerate eccessive. La più famosa è quella del 66% per il Regno Unito, che è permanente. Ma poi, per esempio, c’è anche la Germania, cui tra il 2007 e il 2013 è stata scontata una quota di contribuzione IVA per lo 0.15%, insieme a Olanda (0.1%), Austria (0.225%) e Svezia (0.1%) perché considerate “contribuzioni eccessive“. E siccome questi sconti speciali impattano sulla riduzione del 66% al Regno Unito, quest’ultimo viene rimborsato di una quota pari al loro finanziamento. Non solo, tra il 2014 e il 2020 l’Olanda beneficerà di 695 milioni di euro di sconto sulla quota dovuta in base al Reddito Nazionale Lordo, la Danimarca di 130 milioni, la Svezia di 185 milioni e l’Austria di una quota progressiva che partirà da 30 milioni e scenderà a 10 nel 2016.

In virtù di queste “correzioni”, se consideriamo il reddito pro capite di ogni singolo stato membro nel 2013 e lo paragoniamo alla percentuale effettiva di contribuzione alle entrate dell’Unione Europea, salta fuori questo grafico:

GNI per Capita VS National Contributions 480

Come si può vedere, l’Italia ha un 1% di contribuzione sul suo reddito e la Germania meno dello 0,9%, nonostante il reddito pro capite tedesco sia stato di circa 10mila euro superiore.

Grafici inventati o presi da fonti discutibili, frutto di calcoli errati? No, dati pubblicati dal primo rapporto della Commissione di Mario Monti, il First Assessment Report, che deve valutare come finanziare la UE superando il meccanismo attuale. Wolfgang Schäuble, il ministro delle finanze tedesco, manco a dirlo vuole un super commissario europeo, un vero e proprio Ministro del Tesoro della UE, ancora una volta non eletto da nessuno, mentre dalla Commissione Europea fanno sapere che “l’idea di una eurotassa è interessante e vale la pena esplorarla“, come riporta questo articolo del Corriere della Sera di oggi.

Padoan Serve Unione Fiscale

Sulla scia di Eugenio Scalfari, che dalle pagine di Repubblica ci fa sapere checessioni di sovranità urgono, politiche ed economiche“, anche il nostro Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan(ex direttore esecutivo FMI) ammonisce che “serve subito l’Unione Fiscale” (per poi tentare di indorare la pillola sostenendo che ci vuole anche un Parlamento europeo meno inutile).

La strada è segnata: la “banda dei cinque” ha deciso come e quando si prenderanno ogni residuo della nostra sovranità. Resta solo da vedere se, dopo la Grecia, i popoli glielo lasceranno davvero fare.

Nota: considerando che i popoli pensano solo a riempirsi la pancia, non vedo chi possa opporsi

 

 

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Ritorna la Mitteleuropa

La Germania al contrario, giorno dopo giorno, costruisce in seno all’eurozona un’area economica, linguistica e culturale plasmata a sua immagine e somiglianza, forte dell’attrazione esercitata dal suo magnete economico: sulle posizioni di Berlino ed in favore alla Grexit durante i negoziati sono infatti Slovacchia, Slovenia, Finlandia, Lituania, Olanda, Estonia ed Austria.

mitteleuropa

L’insieme di questi Paesi deve essere considerato il prodromo di un’unione monetaria alternativa all’euro che, date le affinità culturali e linguistiche, si presta anche più facilmente ad un’integrazione politica e fiscale attorno al perno tedesco: sarebbe la riproposizione a distanza di un secolo della Mitteleuropa, obbiettivo delle élite tedesche allo scoppio della Prima guerra mondiale. L’alleanza di ferro con i paesi “germanici” (la Finlandia, ancora più intransigente, minaccia di bocciare in Parlamento gli aiuti alla Grecia) è cementata da un’integrazione finanziaria che pone le basi per una futura unione politica: la cancellazione del debito negata a Atene, è infatti prontamente concessa dai tedeschi ai vicini austriaci, cui sono condonati 1,45 €mld frutto della nazionalizzazione della banca Hypo Alpe Adria da parte del governo federale della Carinzia.

estratto da http://federicodezzani.altervista.org/grexit4-nella-mischia/

Ma perché non sono in galera?

E’ sempre colpa dei pensionati! :-/

Il simplicissimus

scat1Ascoltando in questi giorni l’Italia canaglia che si accoda alla menzogna mediatica sul debito greco che “dovremo pagare noi”, non vedo l’ora che anche l’Italia si trovi nelle medesime condizioni del Paese corrotto che chiede soldi ad altri  e spero che la repressione della Germania e del complesso finanziario sia inflessibile. Non bisognerà aspettare troppo tempo perché questo accada: chi non capisce che la “ribellione” greca è qualcosa che riguarda se stessi e si lascia trascinare dentro una squallida guerra tra poveri multinazionale, è giusto che abbia la sua adeguata ricompensa.

Ma questa, anche se è del tutto inutile, può essere l’occasione per chiarire le cose e dire che dovrebbero essere le elites europee a finire in galera per truffa e violenza aggravata. Com’è nato infatti il debito greco? Semplicemente per volontà di Francia e Germania che conoscevano alla perfezione la situazione di Atene, sapevano della corruzione, del clientelismo e del fatto che durante gli anni…

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Obbedendo all’Europa

Grazie a (in sequenza cronologica) Romano Prodi, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi, l’economia italiana ha perso il 22% del proprio pil, la disoccupazione è salita, negli ultimi dieci anni, dal 7,4% al 13%, la povertà è triplicata, le dieci più importanti banche nazionali che controllano la Banca d’Italia non sono più italiane, passate sotto il controllo della finanza speculativa statunitense (Black Rock e Goldman Sachs) di quella araba (Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, che insieme controllano Unicredit e Intesa S.Paolo) e di quella cinese; l’Italia, oggi, è undicesima. Questo è l’elenco delle prime dieci potenze economiche al mondo in ordine di produzione e creazione di pil: 1). Usa. 2). Cina. 3) Giappone. 4) Germania. 5) Gran Bretagna. 6) Francia. 7) Brasile. 8). Russia. 9). India. 10) Corea del sud.

estratto da http://www.libero-pensiero.net/ben-tornata-europa-altro-che-grexit/

Siamo in guerra

Arginare l’avanzata del nemico sarebbe compito di forze amiche, che perseguendo il loro interesse fanno anche il nostro. Il nostro interesse d’italiani, tanto per fare un banale esempio, sarebbe quello di liberarci definitivamente – e il più in fretta possibile – della morsa in cui siamo prigionieri. La morsa è quella della troika, dell’euro e della nato. In una parola: quel complesso di forze che si chiama occidente (a guida americana, per volere neocapitalista) e che ci ha messo in un angolo, condannandoci alla crisi perpetua e alla perdita (irrimediabile?) della sovranità.

C’è però un piccolo particolare da tenere in considerazione … Oggi le forze amiche si riducono – per noi italiani e per moltissimi altri, europei e non – quasi esclusivamente alla Federazione Russa e questa, sotto attacco, tirata per i capelli dalle forze del male e della devastazione in una nuova “guerra fredda”, deve assumere un atteggiamento prudente, pronta in ogni momento a ripiegare sulla difensiva e a resistere. Sarebbe nostro interesse legarci in modo strettissimo, mani e piedi, ai russi e liberarci dalle catene neocapitaliste, per far “ripartire l’economia” con il pieno controllo della moneta, evitando di farci trascinare nelle devastanti guerre americano-nato, grazie a un cambio a trecento e sessanta gradi delle alleanze politico-militari.

I russi non sono così forti per contrastare apertamente, in ogni area del mondo, il potere delle élite neocapitaliste occidentali, che dispongono di strumenti militari, economici, finanziari e monetari ancora decisamente superiori. La cosiddetta alleanza atlantica, il fondo monetario internazionale, l’unione europide monetaria e non, i tagliagole islamosunniti in Medio Oriente e in Africa settentrionale, gli stati-canaglia da sguinzagliare contro i popoli come la turchia e israele (e l’Ucraina in Europa), gli “alleati” che finanziano e armano i mercenari come l’arabia saudita, gli emirati e il qatar (anche loro veri e propri stati-canaglia) sono altrettanti strumenti nelle mani del nostro nemico.

Il risultato di questa agghiacciante situazione geopolitica è che il nemico mostra di essere all’apice della potenza e avanza ovunque.

1)    In Europa orientale l’Ucraina tiene ancora sotto scacco la minoranza russa del Donbass, nonostante le pesanti sconfitte finora subite, e costituisce una testa di ponte contro la Russia. Poco importa alle élite neocapitaliste se l’Ucraina è uno stato-fallito e tutta la sua popolazione (anche quella delle regioni euronaziste) rischia la fame.

2)    In Europa orientale e nel Baltico, grazie alla sudditanza di alcuni paesi dell’est che provocano follemente i russi, americani e nato stanno schierando armi pesanti, letali, premendo sui confini della Federazione Russia.

3)    Nell’Europa unionista la troika si occupa, in queste settimane, di finire la piccola Grecia. Tsipras, dopo qualche resistenza e fuori tempo massimo, si “apre al dialogo” ed è sulla strada di accettare la proposta Juncker (commissione e quindi troika), in odor di capitolazione. Gli sciacalli non mollano la presa e vogliono il bagno di sangue sociale (come sa bene anche il mentitore di professione Renzi).

4)    In Siria lo stato islamico che gode di grandi appoggi (usa, turchia, qatar, eccetera) in questi giorni è all’offensiva con azioni di stampo terroristico (infiltrazioni armate a Kobane per uccidere i civili), prima ancora che militare (Hasakah nel nord-est).

5)    In Libia permane l’instabilità – generata dai bombardamenti occidentali-nato del 2011, per “far rispettare” una risoluzione dell’onu – e contagia la Tunisia, paese sull’orlo del baratro con un elevatissimo numero di “volontari” islamosunniti, arruolati dallo stato islamico e da altre formazioni, e numerosi foreign fighters che possono colpire da un momento all’altro. Poi toccherà all’Algeria, penetrata dagli islamisti.

6)    In Iraq i mercenari islamosunniti hanno conquistato Ramadi e incombono ancora su Baghdad, mentre gli americani fingono di bombardare e di addestrare i militari irakeni.

7)    In Somalia gli shabab la fanno da padroni e uccidono decine di soldati del Burundi, sul posto per riportare l’ordine.

8)    In Nigeria boko haram affiliato all’isis, lungi dall’essere definitivamente sconfitto, continua a destabilizzare e ad attaccare con gli attentati a Maiduguri, capitale dello stato del Borno.

9)    Permane l’instabilità in Macedonia, dove si teme lo scoppio di una guerra civile, sicuramente feroce, “grazie” agli islamisti sunniti albanesi e agli infiltrati kosovari appoggiati dagli usa. In Bosnia ci sono villaggi sui quali sventola già la bandiera nera dell’isis.

Quanto precede forse non è esaustivo, ma è già sufficiente per affermare che la guerra avanza e il nemico è all’offensiva, fuori e dentro i nostri confini.

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