Siamo in guerra

Arginare l’avanzata del nemico sarebbe compito di forze amiche, che perseguendo il loro interesse fanno anche il nostro. Il nostro interesse d’italiani, tanto per fare un banale esempio, sarebbe quello di liberarci definitivamente – e il più in fretta possibile – della morsa in cui siamo prigionieri. La morsa è quella della troika, dell’euro e della nato. In una parola: quel complesso di forze che si chiama occidente (a guida americana, per volere neocapitalista) e che ci ha messo in un angolo, condannandoci alla crisi perpetua e alla perdita (irrimediabile?) della sovranità.

C’è però un piccolo particolare da tenere in considerazione … Oggi le forze amiche si riducono – per noi italiani e per moltissimi altri, europei e non – quasi esclusivamente alla Federazione Russa e questa, sotto attacco, tirata per i capelli dalle forze del male e della devastazione in una nuova “guerra fredda”, deve assumere un atteggiamento prudente, pronta in ogni momento a ripiegare sulla difensiva e a resistere. Sarebbe nostro interesse legarci in modo strettissimo, mani e piedi, ai russi e liberarci dalle catene neocapitaliste, per far “ripartire l’economia” con il pieno controllo della moneta, evitando di farci trascinare nelle devastanti guerre americano-nato, grazie a un cambio a trecento e sessanta gradi delle alleanze politico-militari.

I russi non sono così forti per contrastare apertamente, in ogni area del mondo, il potere delle élite neocapitaliste occidentali, che dispongono di strumenti militari, economici, finanziari e monetari ancora decisamente superiori. La cosiddetta alleanza atlantica, il fondo monetario internazionale, l’unione europide monetaria e non, i tagliagole islamosunniti in Medio Oriente e in Africa settentrionale, gli stati-canaglia da sguinzagliare contro i popoli come la turchia e israele (e l’Ucraina in Europa), gli “alleati” che finanziano e armano i mercenari come l’arabia saudita, gli emirati e il qatar (anche loro veri e propri stati-canaglia) sono altrettanti strumenti nelle mani del nostro nemico.

Il risultato di questa agghiacciante situazione geopolitica è che il nemico mostra di essere all’apice della potenza e avanza ovunque.

1)    In Europa orientale l’Ucraina tiene ancora sotto scacco la minoranza russa del Donbass, nonostante le pesanti sconfitte finora subite, e costituisce una testa di ponte contro la Russia. Poco importa alle élite neocapitaliste se l’Ucraina è uno stato-fallito e tutta la sua popolazione (anche quella delle regioni euronaziste) rischia la fame.

2)    In Europa orientale e nel Baltico, grazie alla sudditanza di alcuni paesi dell’est che provocano follemente i russi, americani e nato stanno schierando armi pesanti, letali, premendo sui confini della Federazione Russia.

3)    Nell’Europa unionista la troika si occupa, in queste settimane, di finire la piccola Grecia. Tsipras, dopo qualche resistenza e fuori tempo massimo, si “apre al dialogo” ed è sulla strada di accettare la proposta Juncker (commissione e quindi troika), in odor di capitolazione. Gli sciacalli non mollano la presa e vogliono il bagno di sangue sociale (come sa bene anche il mentitore di professione Renzi).

4)    In Siria lo stato islamico che gode di grandi appoggi (usa, turchia, qatar, eccetera) in questi giorni è all’offensiva con azioni di stampo terroristico (infiltrazioni armate a Kobane per uccidere i civili), prima ancora che militare (Hasakah nel nord-est).

5)    In Libia permane l’instabilità – generata dai bombardamenti occidentali-nato del 2011, per “far rispettare” una risoluzione dell’onu – e contagia la Tunisia, paese sull’orlo del baratro con un elevatissimo numero di “volontari” islamosunniti, arruolati dallo stato islamico e da altre formazioni, e numerosi foreign fighters che possono colpire da un momento all’altro. Poi toccherà all’Algeria, penetrata dagli islamisti.

6)    In Iraq i mercenari islamosunniti hanno conquistato Ramadi e incombono ancora su Baghdad, mentre gli americani fingono di bombardare e di addestrare i militari irakeni.

7)    In Somalia gli shabab la fanno da padroni e uccidono decine di soldati del Burundi, sul posto per riportare l’ordine.

8)    In Nigeria boko haram affiliato all’isis, lungi dall’essere definitivamente sconfitto, continua a destabilizzare e ad attaccare con gli attentati a Maiduguri, capitale dello stato del Borno.

9)    Permane l’instabilità in Macedonia, dove si teme lo scoppio di una guerra civile, sicuramente feroce, “grazie” agli islamisti sunniti albanesi e agli infiltrati kosovari appoggiati dagli usa. In Bosnia ci sono villaggi sui quali sventola già la bandiera nera dell’isis.

Quanto precede forse non è esaustivo, ma è già sufficiente per affermare che la guerra avanza e il nemico è all’offensiva, fuori e dentro i nostri confini.

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8 thoughts on “Siamo in guerra

  1. Se continuiamo a far finta di non accorgercene abbiamo già perso; bisognerebbe che il poco che resta degli stati nazionali processasse i finanzieri e i loro impiegati come criminali di guerra di fronte a un tribunale internazionale.

  2. Sì, marameo! Chi ha la potenza politica internazionale per poterlo fare? Chi gestisce i tribunali di pace? A chi rendono conto i giudici?

  3. il “2015 National Military” redatto da Dempsey e dal suo staff, a proposito di Ucraina, denuncia che “le azioni militari russe stanno minacciando direttamente o per procura la sicurezza regionale”, dimenticando di citare il fatto che è stato un golpe filoccidentale a Kiev nel 2014 a innescare un’escalation alla quale Mosca ha semplicemente reagito, e oltretutto controvoglia. Per non parlare del fatto che il più volte denunciato intervento militare russo a sostegno della resistenza del Donbass è tutto da dimostrare mentre invece i centinaia di paracadutisti a stelle e strisce arrivati nell’ovest ucraino per addestrare le truppe d’èlite delle forze armate golpiste (battaglioni neonazisti compresi) sono una certezza.
    http://contropiano.org/internazionale/item/31664-il-pentagono-si-riorganizza-per-fare-la-guerra-a-russia-e-cina

  4. Creando un arco di instabilità che dal Levante scivola verso la sponda sud del Mediterraneo, si taglia qualsiasi ponte su cui gli europei possano fuggire dal dal sistema euro-atlantico: anziché in mercati di sbocco (e nel caso della Libia una fonte di approvvigionamento energetico ma anche di capitali per l’Italia) i paesi nord-africani sono trasformati in buchi neri, fonte solo di immigrazione selvaggia, terrorismo ed instabilità. Così l’Europa, anziché porsi come nel XIX secolo come centro aggregante del Mediterraneo, mantiene la sua condizione subalterna di periferia dell’impero americano.

    In secondo luogo, in un’Europa attanagliata dalla crisi economica, dalla disoccupazione e dal crescente antagonismo contro l’establishment, gli attentati dell’ISIS svolgono una funzione analoga alle stragi compiute tra gli anni ’70 e ’80 Italia da sigle come Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e Brigate Rosse: diffondere la paura e lo sconcerto, in modo tale che aumenti la domanda di sicurezza e l’appoggio alle autorità.
    http://federicodezzani.altervista.org/autobomba-al-consolato-italiano-unintimidazione-stile-mafioso/

  5. In Libia, secondo i documenti riservati del Comitato Militare Europeo, diffusi a fine maggio da Wikileaks, non si tratterebbe affatto di una missione per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, ma di una vera e propria operazione militare condotta in profondità nel territorio libico con lo scopo di distruggere tutte le reti di trasporto e le infrastrutture. Nei documenti, disponibili online, si parlerebbe esplicitamente di “boots on the ground”, qualcosa di assai diverso da quanto raccontato in questi mesi dai ministri del governo italiano. Non a caso il Comitato militare dell’Unione Europea considera essenziale, una accurata strategia mediatica tesa ad enfatizzare gli scopi dell’operazione e facilitare la gestione delle aspettative.
    http://contropiano.org/politica/item/32179-libia-truppe-e-flotte-europee-pronte-a-intervenire-preparatevi-alle-media-menzogne
    Sul fronte turco, giusto per fugare ogni dubbio sul reale obiettivo del regime di Ankara, ieri quattro giudici che a gennaio avevano ordinato alle forze di sicurezza di fermare e perquisire alcuni camion gestiti dal Mit (i servizi segreti) e che portavano armi ed equipaggiamenti destinati ai tagliagole dello Stato Islamico sono stati arresti con l’accusa di complottare per rovesciare il governo.
    http://contropiano.org/internazionale/item/32219-no-di-mosca-all-intervento-usa-contro-le-forze-siriane

  6. La botte piena e la moglie ubriaca | bondenocom

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