Ma perché non sono in galera?

E’ sempre colpa dei pensionati! :-/

Il simplicissimus

scat1Ascoltando in questi giorni l’Italia canaglia che si accoda alla menzogna mediatica sul debito greco che “dovremo pagare noi”, non vedo l’ora che anche l’Italia si trovi nelle medesime condizioni del Paese corrotto che chiede soldi ad altri  e spero che la repressione della Germania e del complesso finanziario sia inflessibile. Non bisognerà aspettare troppo tempo perché questo accada: chi non capisce che la “ribellione” greca è qualcosa che riguarda se stessi e si lascia trascinare dentro una squallida guerra tra poveri multinazionale, è giusto che abbia la sua adeguata ricompensa.

Ma questa, anche se è del tutto inutile, può essere l’occasione per chiarire le cose e dire che dovrebbero essere le elites europee a finire in galera per truffa e violenza aggravata. Com’è nato infatti il debito greco? Semplicemente per volontà di Francia e Germania che conoscevano alla perfezione la situazione di Atene, sapevano della corruzione, del clientelismo e del fatto che durante gli anni…

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3 thoughts on “Ma perché non sono in galera?

  1. Solo due ore prima, tre quarti d’ora dopo la mezzanotte, la Troika aveva dato il suo benestare al testo che il parlamento di Atene stava discutendo. Un benestare ancora condizionato, una “buona base” per ottenere – forse, non è sicuro – un finanziamento complessivo da 74 miliardi di euro (58 dal fondo Esm, 16 dal Fondo Monetario Internazionale), che serviranno in gran parte a far fronte alle prossime scadenze di debito da restituire. Una folle partita di giro, nuovi prestiti per pagare debiti che creano nuovi debito, il che la dice lunga su quali possibilità ci siano di far uscire il sistema dalla crisi.
    http://contropiano.org/internazionale/item/31814-il-parlamento-di-atene-si-suicida-e-approva-il-piano

  2. È in questo contesto che va giudicato l’operato dell’establishment tedesco negli ultimi anni. Il giudizio in merito deve essere severo. Ma deve, prima ancora, muovere da una constatazione: il modello adottato oggi in Europa non è dissimile da quello adottato 20 anni fa nei confronti della Germania Est. Se nel 1990 Kohl e Schäuble chiedevano alla Germania Est la cessione unilaterale della sovranità politica e il conferimento del patrimonio pubblico alla Treuhandanstalt come pegno per il “dono” del marco, oggi Merkel e Schäuble chiedono ai paesi europei in crisi la stessa cosa. In primo luogo, pretendono la cessione di diritti sempre più stringenti di controllo sui bilanci pubblici, ma non appena si parla di affidare alla BCE la supervisione sulle banche – cosa che consentirebbe alle autorità europee di mettere il naso nella situazione dell’opacissimo settore bancario tedesco – è Schäuble in prima persona a intervenire (con successo) per limitare il numero delle banche sorvegliate a livello europeo e per rallentare l’intero processo. In secondo luogo, come abbiamo visto, pretendono addirittura il conferimento del patrimonio pubblico dei paesi in crisi a istanze terze, sottratte al controllo dei parlamenti come nel caso del Treuhandanstalt (l’istituzione che privatizzò l’intera economia della Germania Est) e dotate del potere di privatizzare le proprietà pubbliche come pegno per i prestiti ricevuti.

    Il gioco è sempre lo stesso. E anche lo stile: “la tendenza alla totalità” in cui un Honecker in carcere ravvisava la caratteristica costante degli esponenti del capitale tedesco, o se si preferisce dell’establishment di quel paese, l’abbiamo ahimé vista davvero all’opera più volte, in questi mesi. L’utilizzo al limite del cinismo di rapporti di forza favorevoli, il rifiuto di compromessi accettabili, la convinzione integralistica dell’assoluta superiorità del proprio punto di vista, e soprattutto la difesa accanita degli interessi delle proprie banche e delle proprie grandi imprese.
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-sud-europa-fara-la-fine-della-ddr/?printpage=undefined&refresh_ce

  3. i beni patrimoniali greci saranno trasferiti su un fondo indipendente (come nella DDR – vedi sopra-)che li monetizzerà attraverso la privatizzazione e altri mezzi. La monetizzazione dei beni costituirà una fonte di introiti che permetterà il rimborso programmato dei nuovi prestiti del MES, per tutta la durata dei nuovi prestiti fino al totale di 50 miliardi di euro, di cui 25 miliardi serviranno al rimborso della ricapitalizzazione delle banche e di altre attività finanziarie, e la metà del rimanente (vale a dire la metà dei restanti 25 miliardi di euro) serviranno a diminuire il rapporto del debito, mentre ciò che resta sarà utilizzato per gli investimenti” [5]. Ciò significa che la grecia utilizzerà solo la metà di 25 miliardi, cioè 12,5 miliardi, provenienti dalle privatizzazioni, per fare investimenti. Tali importi comunque non saranno disponibili – sempre che lo siano un giorno – prima di due o tre anni.
    http://vocidallestero.it/2015/07/13/sapir-la-resa/

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