Ritorna la Mitteleuropa

La Germania al contrario, giorno dopo giorno, costruisce in seno all’eurozona un’area economica, linguistica e culturale plasmata a sua immagine e somiglianza, forte dell’attrazione esercitata dal suo magnete economico: sulle posizioni di Berlino ed in favore alla Grexit durante i negoziati sono infatti Slovacchia, Slovenia, Finlandia, Lituania, Olanda, Estonia ed Austria.

mitteleuropa

L’insieme di questi Paesi deve essere considerato il prodromo di un’unione monetaria alternativa all’euro che, date le affinità culturali e linguistiche, si presta anche più facilmente ad un’integrazione politica e fiscale attorno al perno tedesco: sarebbe la riproposizione a distanza di un secolo della Mitteleuropa, obbiettivo delle élite tedesche allo scoppio della Prima guerra mondiale. L’alleanza di ferro con i paesi “germanici” (la Finlandia, ancora più intransigente, minaccia di bocciare in Parlamento gli aiuti alla Grecia) è cementata da un’integrazione finanziaria che pone le basi per una futura unione politica: la cancellazione del debito negata a Atene, è infatti prontamente concessa dai tedeschi ai vicini austriaci, cui sono condonati 1,45 €mld frutto della nazionalizzazione della banca Hypo Alpe Adria da parte del governo federale della Carinzia.

estratto da http://federicodezzani.altervista.org/grexit4-nella-mischia/

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3 thoughts on “Ritorna la Mitteleuropa

  1. “Si è compiuto ciò che era già scritto. Sono dei fanatici che fanno dell’austerità una religione: all’austerità può credere soltanto unprofessore della Bocconi, uno che non è un economista ma è un ragioniere. Dietro questa battuta c’è una tragedia immensa: la riduzione dell’economia alla ragioneria“.

    In alternativa, è rimasta sul tavolo fino all’ultimo la possibilità di una Grexit temporanea di 5 anni.

    “E’ matto, non ha un senso economico. Ha solo un senso politico, di affermazione, di dominio: i tedeschi vogliono di nuovo dominare l’Europa.Helmut Schmidt diceva :’Devi abbracciarel’Europa, non sedertici sopra‘. Loro ci si siedono sopra. La questione greca – e in questi giorni si celebra l’anniversario della strage di Srebrenica – comincia dalla Bosnia, passa dalla Macedonia, va in Grecia, poi finisce a Mosca o in Turchia. Ci sono buone ragioni per pensare che i tedeschi spalancheranno le porte alla vittoria dell’Isis”.
    Giulio Sapelli
    in http://www.libero-pensiero.net/eric-toussaint-chiama-i-cittadini-europei-alla-mobilitazione-popolare/

  2. Rimanere fuori dell’Europa è, nel linguaggio cosiddetto politicamente corretto, sinonimo di declassamento, quando non addirittura di degradazione: senza l’aggancio all’Europa, si dice, l’Italia scivolerebbe inesorabilmente nel mondo maghrebino, si arabizzerebbe, diventerebbe sempre meno efficiente, razionale, moderna.

    L’Europa, insomma, appare un problema perché appare il metro che misura la nostra civiltà, e perché su quel metro sembriamo non avere mai la misura giusta.

    Ma l’Europa appare un problema anche in un altro senso, perché si presenta sempre diversa da quello che è ritenuto debba essere in quanto Europa, e cioè una nuova grande nazione che ha superato tutti i vecchi nazionalismi con i loro rovinosi conflitti, e una potenza politica capace di svolgere un ruolo su scala mondiale.

    Si lamenta, allora, che i vari paesi europei non riescano a mettere da parte i loro contrapposti egoismi da cui sono divisi, che non siano in grado di concertare una politica estera comune, che non sappiano svolgere un ruolo autonomo sulla scena mondiale, e che l’Europa non sia un’Europa politica, ma un’Europa della banche.

    A ben vedere, i due aspetti per i quali l’Europa è presentata come un problema, sono tra loro contraddittori. Chi dice, infatti, che l’Europa è un problema perché è un’Europa soltanto delle banche e della moneta, senza politica e senz’anima, non dovrebbe poi considerarla anche un traguardo che sia così pesantemente negativo non raggiungere.

    Se usciamo, peraltro, dalle banalità che ci vengono quotidianamente ripetute, e proviamo a ragionare in termini reali, non è difficile renderci conto che l’Europa come luogo ideale da cui siamo sempre invitati a non allontanarci è soltanto un abbaglio, e che l’unica Europa che ci attende abbandonando la sovranità nazionale è per l’appunto l’Europa senz’anima della moneta e delle banche.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=13950

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