Historia, magistra vitae

Il caso greco e quello italiano dimostrano in pieno tutta la “nullità inesorabile” delle elezioni liberaldemocratiche. I risultati – espressione, su un piano teorico, della cosiddetta volontà popolare – non contano nulla, possono essere ribaltati, si può agire dietro le quinte agevolmente per tornare alle urne. Così in Grecia, a giochi già fatti. O si può agire per negare a talento il voto politico, tenendo in piedi un governo “nominato”. Così in Italia, paese in cui il processo di rischiavizzazione del lavoro, di distruzione del sociale e di privatizzazione (“le riforme che il paese aspetta”) deve essere portato a compimento nel breve-medio periodo .

Allora, se il programma è sempre quello della troika, ispirato dai mercati finanziari e dagli investitori, se i capi di governo si scelgono nei “salotti buoni” del neocapitalismo, incuranti del verdetto delle urne, ai popoli dominati non resterebbe che l’anelito rivoluzionario, per rovesciare il sistema e cambiare radicalmente le politiche di governo, nonché le alleanze internazionali dei paesi liberati.

Si fa un gran parlare dell’urgenza del ritorno alla sovranità, monetaria e politica, degli stati che l’hanno “devoluta” al sopranazionale, per impostare politiche sociali e industriali che arrestino la caduta della vecchia Europa, e in particolare di paesi malridotti come l’Italia. Questo è certo un tema cruciale, anzi, per alcuni è addirittura il vero e il solo vulnus. Per riappropriarsi sovranità e moneta, visto che elezioni non servono a niente, ritualizzate come sono e incapaci di modificare lo status quo, ci vorrebbe una bella Rivoluzione, che incida sui rapporti sociali, sugli assetti politici e sul sistema di alleanze internazionali.

Leggi tutto su: http://pauperclass.myblog.it/2015/08/21/ne-le-elezioni-ne-la-rivoluzione-ci-salveranno-eugenio-orso/

Purtroppo non posso che concordare e confidare che la Storia, che ha sempre sconfitto le velleità totalitarie di tutti gli imperi, faccia finire presto anche questo (ma non sarà indolore per nessuno).

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2 thoughts on “Historia, magistra vitae

  1. Nel tempo che viene non capirete niente se penserete alla democrazia. Occorre pensare in termini di vita e di morte, e allora si comincia a capire.
    Ci stanno ammazzando, capito? Non tutti in una volta. Ci affogano a migliaia nel canale di Sicilia. Un numero crescente di ragazzi si impiccano in camera da letto (60% di aumento del tasso di suicidio nei decenni del neoliberismo, secondo i dati dell’OMS). Ci ammazzano di lavoro e ci ammazzano di disoccupazione. E mentre la guerra lambisce i confini d’Europa, focolai si accendono in ogni sua metropoli.
    Perché dovrei preoccuparmi dell’Italicum? E’ una forma di fascismo come un’altra.
    Abbiamo perso tutto, questo è il punto, e il primo maggio 2015 potrebbe essere il momento di svolta, quello in cui lasciamo perdere le battaglie del passato e cominciamo la battaglia del futuro. Non la battaglia della democrazia né quella per i diritti, meno che mai la battaglia per la difesa del posto di lavoro, che è stata l’inizio di tutte le sconfitte.
    La battaglia necessaria (e forse a un certo punto anche possibile) è quella che trasforma la potenza della tecnologia in processo di liberazione dalla schiavitù del lavoro e della disoccupazione. Quella battaglia si combatterà cominciando a comportarci come se il potere non esistesse, rifiutando di pagare un debito che non abbiamo contratto, rifiutando di partecipare alla competizione del lavoro e alla competizione della guerra.
    E’ impossibile? Lo so, oggi è impossibile, i giovani che hanno aperto gli occhi di fronte a uno schermo uscendo dal ventre della madre si impiccano a plotoni perché per loro il calore della solidarietà politica e della complicità amichevole sono oggetti sconosciuti. Ma se vogliamo parlare con loro è meglio che lasciamo perdere i gettoni, la democrazia e i diritti. E’ meglio che impariamo a parlare della vita e della morte.
    Franco “Bifo” Berardi – See more at: http://www.bondeno.com/2015/04/26/il-kali-yuga/#sthash.zObYHEen.dpuf

  2. (L’Italia è) stata identificata dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Ocse, dalla BCE, e dalla Banca Europea degli Investimenti, come la nazione con il più alto rischio attuale di depauperizzazione, con il crollo del mercato immobiliare, riduzione di investimenti strutturali in innovazione, alta tecnologia, produttività e competitività nei mercati internazionali, con una contrazione del consumo interno pari a un altro -12% e un aumento del consumo interno pari al +32% per i generi relativi alla fascia del lusso. Inoltre le banche hanno ridotto ulteriormente dell’11% l’erogazione di prestiti ad aziende e a singoli, e la concessione da parte dello Stato di sovvenzioni e investimenti a pioggia ad aziende e cooperative garantite dalla malleveria partitica è aumentata rispetto al 2014 del 23%”. Fine del dato oggettivo.

    Il rischio, a mio parere, è che oggi come mai negli ultimi anni, per recuperare le perdite si può decidere di scatenare una guerra. Contro chiunque, è facile convincerci che è giusto.Una società di mitomani narcisisti, dove l’apparenza si è sostituita alla sostanza, non può che andare a sbattere, è soltanto una questione di tempo.
    http://www.libero-pensiero.net/buongiorno-sono-arrivata-per-fare-i-conti-reali-disse-leconomia-alla-finanza-e-i-mercati-rispondono/

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