Gli Usa in crisi fanno il pieno di armi: via dalla Nato finché si è in tempo

Lo capirebbe anche un bambino che attraverso una Nato ormai priva di senso, ci stanno trasformando in potenziale territorio di guerra e di devastazione e non è certo un caso se dietro le vicende degli ultimi due anni sia a Kiev che a Damasco ci sia la mano delle ong di grandi tycoon come Soros o di quelle che rastrellano soldi in tutto il mondo con il pretesto umanitario, ma prendono ordini da Washington e partecipano persino alle manovre Nato: gli interessi dell’impero sono gli stessi dei loro padroni effettivi.

Il simplicissimus

images (6)La federal reserve americana non fa miracoli, non può vantare un Franklin piangente sui biglietti da 100 dollari e dunque è in balia della vacuità delle teorie economiche  liberiste: dopo anni di quantitative esasing e di denaro a costo zero che avrebbe dovuto moltiplicare pani e pesci, ma che invece si è riversato quasi esclusivamente nelle borse e non nell’economia reale, non sa proprio che fare. Viaggia alla cieca. Aumentare il costo del denaro che tanto allarma i padroni del mercato o lasciare tutto intatto in attesa che qualcosa si muova? Il dubbio è amletico anche perché ormai i mezzucci della statistica cominciano a mostrare dei limiti nel rappresentare la “ripresa” americana e così pure i dati positivi che vengono “rivisti” al peggio  dopo qualche mese quando non fanno più notizia: soltanto il Sole, i tiggì della Rai e Repubblica fanno finta di crederci.

Insomma le molte migliaia di miliardi di dollari immessi…

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La Germania nel mirino

Abbiamo già fatto rilevare in un articolo precedente le colpe della Germania agli occhi di chi controlla l’Europa e le punizioni non si sono fatte attendere : invasione guidata dei migranti, scandalo Volkswagen e altre seguiranno; ci chiedevamo solo come questo potesse costituire un vantaggio per la finanza, finché non abbiamo letto:

dato che la Germania dovrà finanziare miliardi in pagamenti sociali per accogliere tutti i nuovi rifugiati, e dal momento che la spesa dovrà essere finanziata con nuovo debito, queste emissioni aggiuntive di debito forniranno alla BCE il tanto sospirato debito da monetizzare , cosa che – a sua volta – inietterà altri “soldi” esterni nel mercato azionario, anche se non nell’economia reale, e spingerà al rialzo l’Eurostoxx, e perché no lo S&P500, verso nuovi record.

Ancora una volta, tutti contenti, tranne il solito perdente: la classe media.

http://vocidallestero.it/2015/10/21/ci-aspetta-il-disordine-sociale-il-capo-del-sindacato-della-polizia-tedesca-chiede-la-costruzione-di-una-recinzione-lungo-i-confini-tedeschi/

NDB BRICS

di Emanuela SCRIDEL

ECONOMISTA – Esperto U.E. e Prof. Strategie Internazionali

Si è concluso nei giorni scorsi a Ufa, in Russia, l’ultimo vertice BRICS, che oltre a consacrare definitivamente la nascita della nuova Banca di Sviluppo (BRICS New Development Bank ) e a definirne le priorità, ha visto le cinque potenze emergenti firmare una serie di accordi intergovernativi e una Dichiarazione Finale. Le deliberazioni dei BRICS sulla situazione politica ed economica mondiale sono riflesse nel documento. I BRICS sottolineano la fragile ripresa della crescita mondiale e si dichiarano “preoccupati per le potenziali ricadute delle politiche monetarie non convenzionali delle economie avanzate” oltre a dichiararsi profondamente delusi dalla mancata ratifica del pacchetto di riforme approvate dal FMI nel 2010 che prevedeva la revisione delle quote fra paesi. Continuo anche il riferimento alle Nazioni Unite, al suo ruolo nel rinnovato contesto globale e alla necessità di una sua revisione “strutturale”. Nel documento si sottolinea inoltre l’obiettivo di rafforzare la cooperazione intra-BRICS, e l’intento di proporsi compatti verso l’esterno, così come evidente la volontà di investire nei paesi più poveri, Africa in primis.

E così mentre l’economia mondiale langue e l’Europa risulta sempre più marginale nei flussi internazionali a trainare l’economia mondiale paiono restare gli Emergenti. Sono percepiti dagli investitori internazionali come meno rischiosi rispetto agli Emersi, il che permette ai BRICS di essere a loro volta investitori: ma un doppio binario dei flussi non esiste. Gli Emergenti paiono aver deciso di giocare le loro carte fra loro. E il fatto che nella Dichiarazione di UFA vi sia l’obiettivo di un ulteriore rafforzamento della cooperazione economica intra-Brics fa indubbiamente riflettere, considerato che nel corso degli ultimi sei anni il commercio tra i paesi Brics è aumentato di oltre il 70 per cento raggiungendo i 290 miliardi dollari nel 2014.

leggi tutto su : http://www.lafinanzasulweb.it/2015/india-potenza-economica-dentro-e-fuori-dai-brics/

La Siria dei dottor Stranamore

Brzezinski in particolare in un summit tipo Bilderberg tenutosi in Polonia nel novembre del 2012 e al quale partecipavano non solo gruppi multinazionali, ma anche famigerate ong che ormai sono l’acronimo perfetto di organizzazioni governative nascoste, ha esposto il suo pensiero secondo cui viviamo in un mondo “post egemonico” nel quale gli Usa dovranno accettare l’idea di spartire l’influenza globale con gli attori emergenti come la Cina o la stessa Russia, accontentandosi di tenere per sé solo parti periferiche come il Giappone o altre ormai annesse come l’Europa.

Il simplicissimus

dr stranamore“Gli Stati Uniti dovrebbero minacciare la Russia di rappresaglia se non cessa di attaccare le risorse statunitensi in Siria”. Lo ha scritto Zbigniew Brzezinski, sul Financial Times un settimana fa, facendo cadere apertamente ogni ipocrisia riguardo alla guerra civile: per “risorse statunitensi” egli intende infatti i terroristi importati, armati, addestrati e finanziati dagli Usa. Del resto se non lo dice lui che è noto soprattutto per l’idea, nata ai tempi dell’Afganistan sovietico, di sfruttare l’integralismo religioso contro l’Urss che è stato persino il creatore di Al Quaeda e di Osama Bin Laden… ma ciò che è davvero singolare è che un quasi novantenne sia di fatto l’eminenza grigia della strategia statunitense. E si tratta di uno vissuto per i suoi primi 25 anni  prima nella Polonia dei colonnelli e dell’avventura militare in Ucraina, poi in quella dell’occupazione tedesca, emigrando negli Stati Uniti solo dopo la vittoria del partito comunista a Varsavia, portandosi dietro la sua…

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(Ir)responsabilità

L’Independent riporta le inquietanti parole del Commissario Europeo (C. Malmström) che decide il nostro destino in materia di trattati commerciali. La Malmström ammette tranquillamente che il popolo europeo non vuole la firma del TTIP, ma questo non importa perché lei (come tutti gli altri membri della Commissione) non deve rispondere delle sue azioni al popolo. Pertanto il Commissario proseguirà nella firma del trattato, perché così le viene richiesto dai suoi veri mandanti, ossia le élite, i lobbisti delle grandi multinazionali che impongono al popolo di fare ciò che ritengono sia giusto. Il buon vecchio metodo paternalistico europeo, già da tempo denunciato da Bagnai, viene ormai ammesso apertamente senza che l’informazione mainstream dia il giusto risalto alla sua gravità.

Leggi l’articolo: http://vocidallestero.it/2015/10/14/non-pensavo-di-poter-essere-ancor-piu-spaventato-dal-ttip-ma-poi-ho-parlato-con-il-funzionario-ue-che-se-ne-occupa/

 

La crescita c’è, ma della disuguaglianza

Il giorno dopo, martedì tredici, è uscito il nuovo rapporto del Credit Suisse sulla ricchezza nel mondo e conferma che la crescita della diseguaglianza procede senza soste: ormai l’1 per cento della popolazione mondiale possiede il 50% della ricchezza, vale a dire il 2% in più rispetto a prima della crisi, il 5 per cento se si tolgono dal conto i Paesi in via di sviluppo. La terribile istantanea è però ingannevole perché il 45,2% di questa metà della torta, ossia un quarto delle risorse dell’umanità è in mano a meno di 120 mila persone i cui redditi vanno da 50 milioni di dollari in su, una concentrazione che non si vedeva da più di un secolo e che si sperava di non dover mai più rivedere. Che poi il 37% di super ricchi sia negli Usa è una cosa che non deve meravigliare visto che essi sono all’origine delle idee e delle filosofie che hanno portato a questa situazione, trasformando l’ex Paese delle opportunità in quello con la minor mobilità sociale al mondo.

Il simplicissimus

Capture_decran_2015-10-13_a_17.29.08Lunedì scorso il premio della Banca di Svezia, spesso spacciato dai media come nobel per l’economia, è andato ad Angus Deaton, uno studioso scozzese noto per un paradosso che in qualche modo stiamo vivendo, ossia la “resistenza” dei consumi anche di fronte a forti cadute del reddito, un fenomeno che il liberismo sta sfruttando anche in termini politici. Ma Deaton è noto per un libro scritto qualche tempo fa e tradotto in italiano quest’anno: La grande fuga, salute, ricchezza e origine della disuguaglianza che mette il dito sulla piaga di questi giorni, ossia l’accumulo straordinario di ricchezza in pochissime mani, le azioni economiche, politiche e geo politiche per mantenerla e – questa aggiunta è mia – la scarsissima risposta dei ceti popolari per riprendere terreno, dovuto appunto a quella vischiosità dei consumi e alle illusorie speranze di tornare a prima della crisi  che rende ardua la grande fuga dalla prigione liberista.

Il giorno…

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Un po’ di geografia

Avvertimento russo dal Mar Caspio

by Giuseppe Masala

caspio

Il ministero della difesa russo ha dichiarato che 26 missili cruise sono stati lanciati contro l’ISIS da navi russe posizionate sul Mar Caspio. Urge guardare la cartina geografica, per capire il notevole significato di questa azione.

Ora, non c’è alcuna motivazione militare, economica, strategica, politica per lanciare dei missili da crociera a media gittata dal Caspio fino alle postazioni di quegli straccioni mangia fegato dell’ISIS: sono più che sufficienti i bombardamenti aerei dei Sukhoi: i Su-24, i Su-25 o al massimo i Su-34.

http://www.youtube.com/watch?v=iMasnaAf_H4

L’unica spiegazione logica è che si tratti di un avvertimento a chi quei missili se li è visti fischiare sotto il naso. Avvertimento che suona più o meno così: «Possiamo colpire le vostre basi quando e come vogliamo in totale sicurezza. E da un posto, il Caspio, dove a voi è praticamente impossibile arrivare».

Ogni riferimento ad alcuni che si erano dichiarati pronti a invadere la Siria (Sauditi, Qatarioti, Emirato del Bahrein, Kuwait) come pure alle basi statunitensi in loco non è assolutamente casuale.

Leggi tutto su https://zeroconsensus.wordpress.com/2015/10/07/avvertimento-russo-dal-mar-caspio/

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