I nodi al pettine

Pian piano tutti i nodi stanno venendo al pettine, ma, ovviamente, continueremo a pagare sempre noi; non certo quelli che si sono arricchiti nel frattempo…

Nell’ultimo biennio, è aumentato il benessere e contemporaneamente la Cina ha investito circa 5.000 miliardi di dollari nella speculazione finanziaria internazionale, favorendo statunitensi ed europei, creando una monumentale ricchezza virtuale e un impressionante arricchimento per l’1,8% della popolazione. Pensavano che questo brutale sistema di vita (da noi spacciato come un loro miracolo economico) sarebbe durato in eterno. Nel 2014 le borse valori cinesi sono aumentate del 156%, nei primi 6 mesi del 2015 di un 122%. Una febbre ha contagiato la società cinese. Decine e decine di milioni di cinesi, per lo più contadini di nuova urbanizzazione, in bilico tra disperazione esistenziale, analfabetismo e sopravvivenza, hanno eseguito gli ordini del partito. Da Pechino, l’ordine che è stato eseguito dai segretari provinciali a nome del comitato centrale, indicava “la via” nell’investimento in titoli tossici altamente speculativi.

Non avendo la minima idea di come funziona esattamente il meccanismo del libero mercato finanziario (loro pensano di saperlo perché ritengono di essere un paese più libero e intelligente del resto del mondo) hanno varato un decreto legge che bloccava la vendita dei titoli legati ai grossi fondi, rimandandola alla data dell’8 Gennaio 2016. Nel frattempo, banche statali hanno anticipato prestiti ai risparmiatori che hanno dato parte di quei titoli in garanzia. E così speravano di aver risolto la questione.

 Ciò che sta accadendo in questi giorni dipende da ciò che tutti i computer del mondo, sincronizzati, hanno annunciato per il pomeriggio del prossimo venerdì, quando i titolari delle azioni bloccate a luglio si riverseranno sul mercato, perché l’ordine di vendita è stato inserito il 5 agosto e va in automatico. Ormai sta dentro il sistema e non lo si può fermare. Ed è coinvolto l’intero sistema finanziario globale delle banche di tutto il mondo. Per fermarlo, il governo cinese dovrebbe immettere sul mercato tra domani e venerdì mattina una cifra intorno ai 250 miliardi di dollari acquistando titoli tossici.

E’ importante capire la sceneggiatura perché molto presto l’impatto toccherà le borse europee, la BCE, la Ue e le economie forti (cioè noi). Basti pensare che negli ultimi due giorni Monte dei Paschi di Siena (un titolo a caso) ha perduto circa 400 milioni di euro netti. Come nessuno ha raccontato la dovizia finanziaria piovuta sull’Italia -e l’Europa- nell’ultimo biennio grazie alla pacchia cinese, così oggi nessuno verrà a spiegarci che è arrivato il momento di pagare il conto.

Sergio Di Cori Modigliani  6 gennaio 2016
estratto da http://www.libero-pensiero.net/corea-del-nord-finanza-cinese-elezioni-americane-che-cosa-sta-accadendo/

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2 thoughts on “I nodi al pettine

  1. Dunque è una questione di potere: i vincenti (non so se ho detto Germania) devono subire un ridimensionamento a favore dei perdenti? Ovvio che resistano: gli attacchi di Juncker a Renzi sono uno dei fenomeni della resistenza dei vincitori, che non vogliono fare la loro parte, e continuare a vincere fino al default generale dei perdenti. Secondo mr. White, i creditori europei sono quelli che probabilmente subiranno un più grosso taglio da un giubileo. Le banche europee hanno ammesso di avere un trilione di prestiti non funzionanti; sono pesantemente esposte ai mercati emergenti e stanno certamente prolungando debiti marciti che non hanno mai rivelato (viene a mente Deutsche Bank, il buco con un paese attorno? Non solo…).
    http://www.maurizioblondet.it/il-mondo-va-verso-epiche-bancarotte/

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