La fine del sogno americano

La fine del “sogno americano” ha anzitutto provocato la nascita di movimenti di rabbia, a destra il Tea Party nel 2009 e a sinistra Occupy Wall Street nel 2011. L’idea generale era che quel sistema iniquo non fosse più accettabile, non perché si fosse ampliato ma perché era diventato fisso e permanente. I sostenitori del Tea Party affermavano che per migliorare il sistema bisognava abbassare le imposte e cavarsela da soli piuttosto che aspettare una protezione sociale, mentre quelli di Occupy Wall Street erano dell’idea che si sarebbero dovuti tassare i super-ricchi e ridistribuire ciò che gli si fosse preso. Tuttavia questa fase è stata superata nel 2015 con Donald Trump, un miliardario che non contesta il sistema ma sostiene di aver beneficiato del sogno americano e di essere in grado di farlo rinascere. Perciò in ogni caso i cittadini hanno capito il suo slogan America great again (“L’America di nuovo grande”). I suoi sostenitori non hanno intenzione di tirare ulteriormente la cinghia per finanziare la lobby militare-industriale e rilanciare l’imperialismo, ma sperano che Trump gli consentirà, a loro volta, di arricchirsi come hanno fatto molte generazioni di americani prima di loro.

Mentre Tea Party e Occupy Wall Street hanno legittimato rispettivamente le candidature di Ted Cruz fra i repubblicani e Bernie Sanders fra i democratici, la candidatura di Trump minaccia le posizioni acquisite da coloro che durante la crisi finanziaria del 2008 si sono protetti bloccando il sistema. Trump non appare pertanto in contrasto con i politici-super ricchi ma con gli alti funzionari e con i professionisti della politica, si pone contro tutti i “ricchi imboscati” che hanno un reddito elevato senza mai assumersi rischi personali. Se si dovesse paragonare Trump a personalità europee, non sarebbe accostabile né a Jean-Marie Le Pen né a Jörg Haider ma piuttosto a Bernard Tapie e Silvio Berlusconi.

Donald Trump, da parte sua, con un modo di esprimersi senza peli sulla lingua, incarna un populismo completamente diverso dai modi convenzionali del politicamente corretto caro agli WASP. Chiaramente l’intesa precaria tra il presidente della National Governors Association (Associazione nazionale dei governatori), il governatore dello Utah Gary Herbert e Trump dimostra che un accordo tra quest’ultimo e la casta dominante sarà molto difficile da trovare.

http://www.voltairenet.org/article191097.html

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6 thoughts on “La fine del sogno americano

  1. In principio svettava incontrastato Vladimir Putin. Cattivone per eccellenza, un misto di nazionalismo e di comunismo, un populista all’ennesima potenza che spaventava i benpensanti occidentali, cultori del buonismo politicamente corretto. Dall’inizio dell’anno ha scalato tutte le posizioni e raggiunto lo “zar” russo Mr. Donald Trump. Pur assomigliando poco o nulla al leader russo, il magnate Usa che sfida la signora Clinton per la Casa Bianca è lo spauracchio degli stessi che non perdono occasione di attaccare il Cremlino. Entrambi, nella personalissima classifica stilata dai difensori ad oltranza del pensiero unico dominante, sono tallonati dai già notissimi Matteo Salvini, Marine Le Pen, il presidente ungherese Viktor Orban (quello del primo “muro”anti-immigrati), gli austriaci (ormai praticamente tutti), i tedeschi anti-Merkel di AfD (Alternativa per la Germania), e via elencando. Nella loro patetica caccia alle streghe populiste, politici e gazzettieri di sinistra, di centro e anche di certa destra tecnocratica (se hanno ancora un senso queste differenze oggi) hanno però colto nel segno. Tutti questi cattivoni rappresentano veramente la grande alternativa alla distruzione delle sovranità politiche, economiche, monetarie e culturali che ormai da decenni viene messa in atto dal pensiero globalista ed economicista e che ha avuto una drammatica accelerazione dopo la creazione dell’ Unione europea, nata sotto i migliori auspici e ben presto trasformatasi in un Moloch burocratico al servizio degli interessi della grande finanza e dei grupponi bancari. Alla faccia dei poveri cittadini d’Europa.
    http://www.controinformazione.info/vladimir-putin-il-grande-populista/

  2. “Costruiamo il muro!”. Perché i muri sono l’unica difesa per i più deboli. I forti sanno già difendersi da soli. I muri proteggono la civiltà dalla barbarie, e solo la civiltà è il luogo dove i più deboli sono protetti.
    Donald Trump

  3. Ogni male dipende da tralignamenti personali quando non dalla malvagità degli altri, niente che tocchi il ruolo salvifico degli Usa e non sia risolubile con un qualche eroe per caso, per ispirazione o per superpoteri. Eppure ancora non è sufficiente perché alcuni parlamentari hanno presentato un proposta di legge per la creazione di un’apposita agenzia federale il cuo esclusivo compito sarebbe quello di contrastare la propaganda russa e cinese: “In un momento in cui paesi come la Russia e la Cina sono impegnati in campagne di guerra ibride, gli Stati Uniti hanno l’opportunità unica di rispondere alla manipolazione straniera favorendo il libero flusso di informazioni veritiere. Questo può evitare ulteriori conflitti e garantire la stabilità futura ” Il libero flusso della verità consisterebbe insomma nella censura sia passiva cioè impedendo alle informazioni esterne di essere diffuse in occidente, sia attiva, con il finanziamento di stampa e siti “indipendenti”.
    https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/05/15/bentornato-senatore-mccarthy/

  4. Sola speranza, Trump presidente

    Ovviamente i neocon esagerano in provocazione, perché hanno fretta: con Donald Trump alla Casa Bianca, la “Dottrina Wolfowitz” verrà archiviata. Per Alistair Crooke, è questa la ragione della “straordinaria furia e dell’indignazione emotiva” con cui l’Establishment ha accompagnato la conquista del “suo” partito repubblicano da parte di Trump, questo estraneo. Come ha ben sottolineato Pat Buchanan, “il trionfo di Trump è il rigetto totale del repubblicanismo alla Bush da parte dello stesso elettorato che i Bush [padre e figlio] li ha votati alla presidenza quattro volte. Non solo il figlio e fratello, Jeb Bush, è stato sbattuto fuori dalla campagna; ma Trump ha conquistato la nomination denunciando i frutti marci delle politiche dei Bush” nei 16 anni in cui la famiglia ha avuto la Casa Bianca.
    http://www.maurizioblondet.it/putin-spinto-alla-guerra-dalla-nato-ora-dai-suoi/

    • Il riflesso pavloviano perpetua la frattura “destra-sinistra” come categorie ideologiche, che da tempo la realtà ha confuso, e già Gaber canzonava. Ora, però, qualcosa sta forse per cambiare. Proprio in Usa. E la sta cambiando uno che di sinistra è davvero, un socialista mai pentito: il candidato Bernie Sanders.

      Già è senza precedenti che un socialista dichiarato non sia stato eliminato fin dall’inizio delle primarie, e va considerato un fatto rivoluzionario in America. Il punto è che Sanders, invece di ritirarsi in buon ordine, continua la sua campagna – e non certo contro Trump. Ma specificamente contro Hillary Clinton, a cui sottrae delegati a ogni primaria, intralciandone in modo decisivo la vittoria

      E adesso fa anche peggio, dal punto di vista dell’Establishment: Sander attacca la direzione stessa del partito democratico. In termini rivoluzionari, evoca l’esortazione maoista: “Sparate sul quartier generale!”. E’ verso i comandi del cosiddetto partito progressista che Sanders sta volgendo le artiglierie del suo elettorato, ragguardevole e militante.
      http://www.maurizioblondet.it/cose-destra-cose-la-sinistra-lo-dice-bernie-sanders/

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