Da noi si fa sempre finta

Dei commenti post-elettorali di casa nostra il più calzante mi è sembrato quello di Carlo Bertani, che riporto integralmente:

Strane e molto interessanti elezioni: nonostante le molteplici e diversificate tiritere, tutti hanno perso. Erano elezioni di sindaci, d’accordo, ma non crederete mica che, chi è andato a votare, lo abbia fatto meditando sul fatto che De Magistris era meglio della Raggi oppure Fassino di Mastella?

La gente si è espressa sulle questioni che interessano: chiami a votare il popolo? Il popolo risponde secondo quello che la sua pancia gli indica, mica una faccia o un partito…per fare il sindaco poi…ed ha pensato ai contratti sempre più a termine, ai voucher, al lavoro che non c’è, alla corruzione che fa incazzare di brutto, quando hai dei figli che non trovano lavoro, e cominci ad aver paura che non lo trovino proprio più, perché è il lavoro ad essersi estinto. Macchine a controllo numerico, computer, catene di montaggio automatizzate…ma se ci fermassimo qui diremmo solo delle banalità.

Due sono le entità che hanno gettato l’occhio sulle elezioni italiane, e che lavoreranno su quei risultati: l’UE e la diplomazia USA, sotto varie forme e con più attori. Sarà piaciuto lo spettacolo? Soddisfatti per il costo del biglietto?

Partiamo dall’UE.

In Europa le elezioni non s’indicono per creare classi dirigenti, bensì si celebrano per osservare chi sa offrire meglio la solita merce avariata, ossia prelievi, tasse, leggi di coercizione europee, nuove tagliole, vecchie gabelle rimodernate, soluzioni “avveniristiche” che fanno ridere. E sempre maggior sudditanza a Bruxelles, sia chiaro: questo è l’unico obiettivo, che tutto comprende.

Ne sono chiari esempi la “regolarizzazione” delle elezioni austriache, laddove il risultato non era soddisfacente, oppure la “trovata” di vendere a pezzi la Grecia, visto che tutta intera dà più problemi che proventi.

Saranno rimasti soddisfatti a Bruxelles, a Francoforte, a Strasburgo? Ne dubitiamo.

E’ vero che “tutto s’aggiusta” sempre, ma c’è sempre un prezzo da pagare ed il prezzo, verosimilmente, deve essere il più basso possibile (in termini politici) e ben organizzato e venduto (in termini mediatici). E’ vero che hanno la forza per imporlo, ma schierare a difesa dell’UE i Lancieri di Montebello con i loro blindati in una Roma assediata è una prospettiva che fa rizzare i capelli anche a lor signori.

Vediamo alcuni dati statistici.

Nel 2000, prima dell’introduzione dell’euro, la fiducia degli italiani nell’impianto europeo era del 57%, un dato piuttosto alto e “rassicurante”. Nel Marzo del 2014 era crollato al 29%: una bella débacle, oggi sarà ancora sceso, non ci sono elementi per affermare che sia migliorato.

La “popolarità” dell’UE in Italia si può riassumere in questo modo: 29% di fiducia, 27% di sfiducia e, nel mezzo, un 44% di “sfiducia da depressione”, ossia gente che non ci crede più, ma che ha paura che staccare la spina dell’euro sia ancora peggio.

Se l’obiettivo europeo è la rassicurazione, queste elezioni non hanno fornito un buon viatico: il PD, il più compatto partito europeista, ci ha mollato di brutto. Non è catastroficamente crollato, ma il trend conduce, se non proprio all’estinzione, ad un ruolo negletto e marginale.

Forza Italia e la Lega sono partiti, sull’europeismo, “a geometria variabile”: negli anni sono stati su entrambe le sponde, con un’altalena di posizioni entusiaste e dissacranti. Il loro elettorato è ancor più variabile sul tema, e meno controllabile di quello del “fido” PD. Gli altri, i “minori”, son lì solo per figura e danno ancor minore affidamento.

Rimane l’incognita 5 Stelle.

Il M5S ha dato sì alcune indicazioni anti-europeiste, ma non ha mai preso posizioni chiare sull’euro e, soprattutto, su cosa fare se l’Italia decidesse d’uscirne. Questo lascia uno spazio di manovra alle burocrazie europee: in ogni modo, a meno di giocarsi il M5S in pochissimi anni, l’UE dovrebbe – almeno formalmente – dare qualche indirizzo politico/economico difforme dall’attuale, e quel “formalmente”, per molti, sembra già troppo. E’ un problema, a ben vedere, che tocca metà dell’UE, quella meridionale, e l’obiettivo delle economie del Nord è proprio quello di non concedere nulla agli odiati PIIGS.

Di conseguenza, tutto ciò che possiamo aspettarci è che premeranno ancor più sul PD – se ci sarà qualche spicciolo da investire, meglio in mano al PD che al M5S – ma chiederanno al PD qualcosa in cambio, la testa di Renzi ad esempio, e la restaurazione della “vecchia guardia” dei D’Alema, Bersani & Co. Il fondo del barile non contiene altro: dovranno accontentarsi.

E gli USA?

La questione USA presenta delle differenze: agli americani interessa di più la geopolitica, soprattutto Africa ed Asia, ed usano mezzi più spregiudicati per raggiungere i loro obiettivi. Anche per gli americani Renzi è a un bivio: o s’adatta a gestire in prima persona la guerra in conto terzi per la Libia, oppure torna a Firenze a gestire la fondazione per la Vera Bistecca Fiorentina. Maremma impallinata.

La simpatia della diplomazia USA per il M5S non è un mistero: gli americani guardano con favore verso chi parla di rinnovamento, d’innovazione, questo sì…però…per prima cosa gli USA sono in un anno elettorale, di conseguenza fino al 2017 non si muoverà foglia che Washington non voglia.

Sempre che la questione libica non s’aggravi (ossia scendano i quantitativi di greggio) e, proprio per questa ragione, potrebbero puntare anch’essi su un ribaltone interno al PD, onde portare al potere gente più fidata ed affidabile. Sarebbe un’operazione di scarso rilievo, che si può fare anche sotto elezioni: e poi, a Renzi non dispiacerebbe la fondazione per la Bistecca, la gestirebbe insieme alla Boschi in santa pace. Maremma copulata.

Gli scenari futuri potrebbero ancora cambiare – un M5S al potere, per gli USA, lo si addomestica con un attentato…e che ci vuole? – ma, per ora, non vedrei altro.

Certo, Renzi pensa ad un commissariamento, ad una “strigliatina” nel partito…ma, caro, piccolo Renzino, non ti sei accorto che i giochi sono più grandi, e non hai fatto bella figura con ‘ste elezioni…molti non hanno gradito il risultato, vogliono la restituzione del biglietto…che devi fare?

Ma nulla! Faranno tutto loro, tranquillo. A te…resterà da urlare Maremma inchiappettata! Eh, Renzino, oneri ed onori…bye, bye

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2 thoughts on “Da noi si fa sempre finta

  1. I risultati delle elezioni amministrative mostrano che ormai il popolo italiano non si divide più politicamente su un asse destra/sinistra ma su nuove idee e visioni del mondo. Sovranisti e Mercatisti sono le due nuove grandi famiglie politiche europee ed italiani, i primi raccolgono quelle forze definite “populiste ed antisistema” (contro cui i “partiti tradizionali” tendono ad unirsi), e che contestano l’attuale modello economico e lo strapotere di organismi sovranazionali e non eletti. Cosa succederà se queste forze si uniranno e otterranno la maggioranza?
    Arnaldo Vitangeli in http://www.lafinanzasulweb.it/2016/6983/

  2. La mera ritualità del voto liberaldemocratico è possibile in una situazione di totale impotenza politica delle masse dominate, debitamente manipolate. Perciò, per almeno tre decenni, i collaborazionisti della classe globale-finanziaria, i servi delle City finanziarie e del loro sistema di potere internazionalizzato, hanno lavorato per raggiungere questo cruciale obbiettivo, di natura antropologico-culturale ancor prima che politica. Assenza apparente di alternative, “morte delle ideologie”, precarietà nel lavoro e nella vita, privatizzazione anche dell’acqua e, in prospettiva futura, dell’aria hanno “forgiato” un nuovo tipo umano, incapace di ribellarsi, “analfabeta sociopolitico”, impotente davanti alle scelte politiche anti-umane del potere vigente. Solo così il rito del voto democratico, quintessenza del dominio di classe sul piano politico, negazione di ogni vero diritto naturale dell’uomo (al reddito, al lavoro, all’esistenza dignitosa), può riprodursi in tutta tranquillità senza scossoni sociali o ampie rivolte.
    http://pauperclass.myblog.it/2016/06/11/sulle-elezioni-rito-impotenza-massa-eugenio-orso/

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