Piove sul bagnato

di Robert Fisk L’esercito siriano, insieme ad Hezbollah ed ai suoi alleati iraniani si sta preparando ad una massiccia invasione da parte di migliaia di combattenti dell’ISIS che, quando Mosul sarà caduta, saranno costretti ad abbandonare l’Iraq. L’esercito siriano ha il sospetto che il vero motivo sottostante la tanto osannata liberazione, da parte degli Americani, della città irachena sia quello di inondare la Siria con orde di combattenti dell’ISIS che abbandoneranno la loro capitale in Iraq a favore della loro “mini-capitale”, Raqqa, all’interno della stessa Siria. E’ ormai da settimane che i media occidentali e gli esperti americani stanno annunciando una battaglia all’ultimo sangue, tipo quella di Stalingrado, all’interno di Mosul, o (in alternativa) una rapida vittoria sull’ISIS, seguita da scontri inter-settari per il controllo della città. Le Nazioni Unite mettono in guardia su massicce colonne di profughi in fuga dalla città assediata. Ma i Siriani, dopo essere stati testimoni dell’improvviso crollo e della (successiva) evacuazione di Palmira, quando il loro esercito aveva riconquistato l’antica città, all’inizio di quest’anno, hanno il sospetto che l’ISIS finirà semplicemente con l’abbandonare Mosul e cercherà di porsi in salvo nelle zone della Siria ancora sotto il proprio controllo. Il servizio di intelligence dell’esercito siriano ha già ricevuto rapporti inquietanti su alcune richieste dell’ISIS, nelle città e nei villaggi a sud di Hasaka, una città siriana tenuta dalle forze governative e dai Kurdi nella parte settentrionale della nazione, per un potenziamento delle infrastrutture elettriche ed idriche, in previsione dei combattenti che (arriveranno) da Mosul. In altre parole, se Mosul cade, l’intero esercito del Califfato dell’ISIS potrebbe essere mandato contro il governo di Assad e contro i suoi alleati, uno scenario che non mancherà certo di provocare soddisfazione a Washington. Quando la città irachena di Fallujah, questa primavera, era caduta nelle mani dell’esercito iracheno e della milizia, molti combattenti dell’ISIS erano immediatamente fuggiti in Siria. Sayed Hassa Nasrallah, il leader degli Hezbollah, che ha mandato migliaia dei suoi uomini a combattere (e a morire) nella lotta contro l’ISIS e Jabhat al-Nusra in Siria, ha detto in un discorso, in occasione della ricorrenza dell’Ashura la settimana scorsa, che gli Americani “intendono ripetere il trucco di Fallujah, quando lasciarono aperta all’ISIS la via di fuga verso la Siria Orientale” e ha ammonito che “lo stesso ingannevole piano potrebbe essere applicato a Mosul”. In altre parole, una sconfitta dell’ISIS a Mosul incoraggerebbe l’ISIS a dirigersi ad ovest, per cercare di sconfiggere il regime di Assad in Siria.

Forze popolari irachene

Forze popolari irachene

Questi sospetti sono stati scarsamente mitigati, nelle ultime settimane, da tutta una serie di commenti da parte di generali e fonti militari americane. Il Tenente-Generale Stephen Townsend, il nuovo comandante americano della regione, alla guida di quella che gli Stati Uniti hanno pomposamente chiamato “Operazione Determinazione Innata”, ha detto che non solo Mosul, ma anche la città siriana di Raqqa sarebbe stata catturata “sotto il mio comando”. Ma perché mai pensa di riuscire a catturare Raqqa? L’esercito siriano intende tuttora conquistare Raqqa operando dalla propria base lungo la strada militare Damasco-Aleppo, ad ovest della città, dopo un precedente tentativo fatto all’inizio dell’anno, che era stato abbandonato piu per ragioni politiche che militari. La Russia, apparentemente, sembra preferisca concentrare la sua potenza di fuoco su altre formazioni, specialmente al-Nusra e al-Qaeda che, sia Mosca che Damasco, considerano assai più pericolose dell’ISIS. Entrambe hanno notato come, sempre con maggior insistenza, sia i giornalisti, che i politici occidentali si riferiscano ad al-Nusra, che ha cambiato il proprio nome in Jabhat al-Sham (“Fronte di sostegno per il popolo del Levante”), nella speranza di liberarsi delle proprie radici (al-Qaeda), identificandola come “i ribelli”, insieme ad una pletora di altre bande di miliziani che combattono il regime siriano. Un generale americano, che non ha voluto essere identificato, il mese scorso ha asserito di essere preoccupato perché le truppe sciite irachene potrebbero assediare la città di Tal Afar, sul confine siriano-iracheno, per cercare di intrappolare i suoi difensori all’interno dell’Iraq, impedendo loro di combattere in Siria. Si dice che la stessa ISIS abbia abbandonato Tal Afar diversi giorni fa. La rivista online americana Military Times (che, come si dice in gergo, è “vicina” al Pentagono) ha suggerito che il Generale Townsend, che dispone solo di 5000 soldati americani sul terreno, in Iraq e nell’estremo nord della Siria, dovrebbe “inseguire l’ISIS all’interno della Siria, dove gli Stati Uniti hanno pochi alleati sul campo” (per dirla con un eufemismo), mentre lo stesso Townsend parla di una “lotta lunga e difficile” per Mosul. Parlando di Mosul, fa riferimento anche ad un “assedio”. Queste sono fosche previsioni a cui i Siriani non credono. L’esercito stesso di Assad, con i suoi 65.000 caduti in una guerra che dura da ormai cinque anni, è già stato bombardato dagli Americani a Deir Ezzor, pagando il prezzo di almeno 60 morti (Washington lo ha descritto come un errore) ed ora si prepara a sfidare l’enorme fiumana di combattenti dell’ISIS che potrebbero attraversare il confine dopo la caduta di Mosul. Lo stesso Nasrallah, ne ha fatto una interessante allusione nel suo discorso. Ha suggerito che, se le forze dell’ISIS non dovessero essere sconfitte dagli stessi Iracheni a Mosul, allora gli Iracheni (presumibilmente le milizie sciite irachene, che sono la punta di lancia dell’esercito governativo) “sarebbero obbligati a spingersi nella Siria Orientale per combattere questo gruppo terroristico”. Con la possibilità che le truppe siriane e i loro alleati russi possano trovarsi di fronte questa stessa formazione, non c’è da meravigliarsi che cerchino di portare a termine la cattura della parte orientale di Aleppo (indipendentemente dal costo in vite umane) prima della caduta di Mosul. ***** Fonte: TheTruth Seeker Tradotto in Italiano da Mario per SakerItalia.it

Quando Mosul cadrà, l’ISIS cercherà scampo in Siria. E poi?

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10 thoughts on “Piove sul bagnato

  1. Si riapre anche il fronte Ucraino: Centinaia di mercenari stranieri sono arrivati alla linea di contatto in Donbass, secondo le informazioni trasmesse dal Capo di Stato Maggiore della Milizia popolare della Repubblica Popolare di Lugansk (LPR), Oleg Anaschenko, il quale ha citato i rapporti che provengono dalle unità di ricognizione della repubblica (LPR). Secondo quanto riferito, i combattenti provengono da paesi come la Polonia, gli Stati baltici, il Canada e gli Stati Uniti.
    http://www.controinformazione.info/si-riapre-il-fronte-ucraino-segnalato-larrivo-di-mercenari-stranieri-sullla-linea-del-donbass/

  2. Tripoli – Cinque anni dopo la rivoluzione che portò all’uccisione dell’ex rais Muammar Gheddafi, e’ ancora caos in Libia, trasformata in roccaforte dei gruppi armati estremisti nel nord Africa e in paradiso per i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Una situazione che si è aggravata ulteriormente lo scorso fine settimana dopo che le milizie fedeli all’ex esecutivo islamista di Tripoli hanno assaltato uno dei principali complessi della città, sfidando il fragile governo di Unità nazionale designato sei mesi fa dall’Onu. Cinque anni dopo che le forze internazionali, sotto il mandato di – si scrive – Onu ma – si legge Usa -, hanno aiutato i “ribelli” a deporre Gheddafi, la Libia è uno Stato fallito, preda del caos e della guerra civile, in cui decine di miliziani lottano per ottenere il potere e il controllo delle risorse naturali. Di fatto vi sono tre governi: due nella capitale e che si contendono la leadership nell’ovest del Paese, e uno a Tobruk, che guida le regioni dell’est e che controlla le principali risorse petrolifere. Di questa situazione di instabilità e conflitto continuo hanno approfittato, oltre ai gruppi takfiri, i trafficanti di esseri umani.
    http://www.controinformazione.info/libia-a-5-anni-dalluccisione-di-gheddafi-il-paese-ancora-nel-caos/

  3. Quello che sta veramente accadendo è semplicemente il tentativo di de-nazionalizzare gli stati nazionali attraverso l’uso di migranti non assimilabili. Se fosse solo un problema demografico come viene raccontato, sarebbe prioritario mettere gli italiani in condizione di non emigrare (oltre 200 mila nel 2015 di cui 107 mila ufficialmente), o sarebbe piu conveniente l’immigrazione di popolazioni a noi più affini. Gli ucraini se potessero verrebbero in massa. Affini etnicamente e religiosamente, avrebbero il vantaggio che i loro figli sarebbero totalmente assimilati, senza ghetti di emarginati rancorosi di tipo francese o statunitense. Ma questo non va bene. Perché quello che serve è proprio l’immissione di popolazioni che non possano assimilarsi. Per destabilizzare e permettere il controllo remoto dello stato-colonia. Tutto questo in qualche maniera richiama la decolonizzazione dell’impero britannico, quando dal 1947 le colonie ottennero l’indipendenza e i britannici disegnarono i confini in modo da non regalare mai una omogeneità etnica. Un simpatico lascito di caos. Le élite che controllano gli Stati Uniti si stanno preparando al dopo-Nato e un’Europa massacrabile da conflitti interni è quanto di più auspicabile.
    http://www.maurizioblondet.it/proprietari-delle-navi-negriere/

  4. Donald Trump: “La politica che Hillary Clinton intende condurre in Siria ci porta alla terza guerra mondiale”.

    Il lato fatale, e spaventoso, è il modo automatico, da robot, da sonnambuli (o da zombie) con cui i nostri cosiddetti dirigenti in Europa stanno muovendo verso la guerra, come fosse inevitabile, e “normale” sbocco alla crisi. Alla crisi totale in cui ci hanno cacciato: crisi economica da cui non sanno uscire, indebitamenti, deflazione, euro, impoverimento dlle popolazioni occidentali.

    Loro sono quelli che vi hanno dato l’euro, quello a cui dovete, italiani, la vostra miseria. E non li avete cacciati a calci.

    Dall’euro in poi, strada in discesaDall’euro in poi, strada in discesa

    Sono ancora lì al potere. Adesso, come sonnambuli, mandano 140 dei vostri soldati nei paesi baltici. Fanno la guerra alla Russia, ma poco poco, sperando che al Russia cene sia grata, e ci faccia la guerra, a noi italiani, poco poco, perché in fondo le siamo amici.

    Tutti sonnambuli anche voi, italiani.

    http://www.maurizioblondet.it/vanno-avanti-sonnambuli-zombi/

  5. Durante un’esercitazione di routine (primi anni ’80), la nuovissima portaerei Nimitz stava entrando nel Tirreno dal canale di Sardegna ed aveva condizioni di mare molto agitato (4-5) che impedivano il decollo degli aerei. Da Messina salpò uno “Sparviero”, il quale – giunto nei pressi delle Egadi – con mare forza 3 aveva ancora una “finestra” di lancio per i suoi missili. Li lanciò (ovvio, solo simulazione!) e recapitò il messaggio con tutti i dati alla Nimitz. Gli americani, costernati, dovettero ammettere che la nave sarebbe stata inevitabilmente colpita e, molto probabilmente, affondata. Risultato?

    Gli aliscafi furono tutti radiati negli anni ’90 – giustificando la radiazione con “alti costi di gestione” (!) – e solo il Giappone ne costruì tre su licenza italiana, i quali sono tuttora in servizio.
    Si noti che, per eterne questioni di bilancio, le navi militari italiane vengono tenute in servizio anche per 30, 40 anni…come spiegare la radiazione di quelle piccole navi dopo così pochi anni?
    Parallelamente, gli USA radiarono la loro classe “Pegasus” (simili agli “Sparviero”): nessuno deve avere aliscafi lanciamissili, troppo pericolosi! Per noi, ovvio: ricorda un poco la “scarsa” attenzione per i sommergibili degli inglesi, i quali temevano – nei primi anni del ‘900 – che “altri” se ne interessassero. Come, poi, avvenne.

    http://carlobertani.blogspot.com/2016/10/cento-anni-da-pecore.html

  6. la Russia prevede di lanciare una massiccia campagna aerea per scoraggiare i terroristi intenzionati ad unirsi ai camerati nella parte est di Aleppo, aggiungendo che gli attacchi missilistici lanciati dalle navi russe dal Mar Caspio, lo scorso anno, distrussero decine di obiettivi dei terroristi, “ma questa volta tali attacchi distruggeranno centinaia di basi e posizioni alla periferia di Aleppo in 48-72 ore“. Eppure, ha detto la fonte, alcun attacco missilistico sarà lanciato su qualsiasi distretto specifico di Aleppo, nel tentativo di evitare vittime tra la popolazione civile usata dai terroristi come scudi umani.
    Con osservazioni rilevanti, un parlamentare siriano notava la preparazione di Mosca a qualsiasi opzione militare in Siria, affermando che lo schieramento della flotta russa nel Mar Mediterraneo è un messaggio chiaro ai terroristi e loro mandanti. “Il dispiegamento delle navi da guerra russe nel Mar Mediterraneo invia un messaggio ai terroristi, Mosca è pronta a qualsiasi opzione militare“, dichiarava Zahir Taraf a FNA, ed ha anche detto che l’invio delle navi da guerra della Flotta russa nelle regioni vicine Siria è la carta vincente nei colloqui politici sulla crisi siriana. La fregata Admiral Grigorovich, armata di missili da crociera Kalibr, lasciava il porto di Sebastopoli per unirsi al gruppo della portaerei in Siria, secondo una fonte militare della Crimea. Il 15 ottobre, il servizio stampa della Flotta del Nord russa dichiarava che un gruppo di navi da guerra guidato dall’Admiral Kuznetsov, accompagnata dall’incrociatore da battaglia Pjotr Velikij e dai cacciatorpediniere anti-sottomarini Severomorsk e Vitseadmiral Kulakov, veniva inviato nel Mediterraneo per esercitazioni e rafforzare la presenza.
    https://aurorasito.wordpress.com/2016/11/09/mosca-pronta-a-lanciare-un-devastante-attacco-ai-terroristi/

  7. Tali esercitazioni si svolgeranno nell’area del traffico aereo civile (ACC: Area Control Center) di Simferopoli, dipendente dall’Eurocontrol di Brétigny (Francia), che ha deciso la chiusura dello spazio aereo della Crimea vietando sorvolo e atterraggio agli aeromobili per l’1-2 dicembre 2016. La Russia ha risposto accusando di violazione della Convenzione sull’aviazione civile internazionale di Chicago del 1944, a cui l’Ucraina aderisce. La Russia non capiva perché l’Ucraina non abbia scelto per i VR-3 Rejs la rotta ovest sul Mar Nero, in direzione di Odessa, senza interrompere il traffico aereo.
    Secondo il generale Philip Breedlove, ex-comandante della NATO, i russi hanno creato sulla Crimea una no-fly zone impermeabile alle attività della NATO (Anti-Access/Area Denial o bolla A2/AD). Questa zona di esclusione è imposta da un moderno sotto-sistema di raccolta, analisi e distribuzione delle informazioni sullo spazio aereo, un complesso automatizzato C4I (comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence e interoperabilità ). Il comando C4I in prima istanza controlla i moderni sistemi d’interferenza unificati tattici Borisoglebsk-2 e Krasukha-4 mettendo fuori uso radar e apparecchiature di comunicazione militari ucraine. Quindi, per la neutralizzazione, i russi schierano in Crimea anche un reggimento di moderni missili S-400, resistenti ai disturbi, composto da due battaglioni, ciascuno con 4 sistemi che possono lanciare 4 missili che distruggono i bersagli che volano a quote tra 5000-60000 m alla velocità di 4,8 km/s (13000 km/h). Il missile dell’S-400 ha una portata massima di 400 km. Oltre ai missili terra-aria, due squadroni di aerei da combattimento russi Su-30SM e Su-27M sono pronti al combattimento nella base aerea di Belbek (Sebastopoli) in Crimea.
    La città di Sebastopoli ospita la base navale della Crimea che accoglie l’incrociatore Moskva, ammiraglia della Flotta del Mar Nero russa, dotato di missili antiaerei S-300F dalla gittata di 300 km. Le forze russe, pertanto, adottano le misure per abbattere qualsiasi velivolo diretto verso lo spazio aereo della Crimea e se necessario lo farà. L’Ucraina, da parte sua, genera una nuova isteria in occidente, basandosi esclusivamente sulle impressioni.
    https://aurorasito.wordpress.com/2016/12/02/per-disservizi-la-terza-guerra-mondiale-e-rinviata/

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