Elezioni tedesche

Tutto è cominciato nel 2014  in Serbia, dove i cinesi hanno riunito  il “16+1 Summit” cominciando con lo stanziare 10 miliardi per investimento auto- e ferroviari tra il Baltico e il Mar Nero, la ferrovia Belgrado-Budapest,  progetti stradali in Montenegro e Macedonia –   progetti a cui  la potente Germania poteva pensare  per prima. La risposta tedesca è stata: questo accordi stretti  “tra Pechino e  singoli paesi UE”   erano contrari “alla politica estera comune europea”:  quella politica comune che, par di capire, viene dettata dalla Germania, e nessun paese si permetta di fare accordi senza  prima chiedere a Berlino.

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In realtà, quei  governi accolgono  gli investimenti cinesi a braccia aperte proprio come contrappeso allo strapotere tedesco, alle sue ingerenze, alle sue lezioni col ditino alzato. Non solo la repubblica ceca, ma l’Ungheria –  che riceve la quota di investimenti cinesi doppia rispetto alla Polonia – e la Serbia, paese non-UE, cui Pechino destina i due terzi dei capitali che ha investito nei paesi della regione che non sono della UE. Nell’insieme non si tratta di cifre colossali: il Financial Times stima che gli investimenti cinesi nell’Est europeo che tanto allarmano Berlino sono solo l’8%  dei capitali che  investe in Europa; niente che superi le capacità germaniche di investimento. Ma è  tornato il rimprovero: ciò “solleva preoccupazione sulla capacità della UE di parlare con una sola voce”. Quella tedesca. Infatti quando Berlino ha tentato di far adottare una dichiarazione comune UE di condanna per  l’espansione  della Cina nel Mar Cinese Meridionale (l’occupazione dei  noti atolli), Ungheria e Grecia hanno votato contro. Forse perché   i greci hanno più motivi per sentirsi grati a Pechino che a Berlino? Fatto  è che la leadership germanica non sembra dare risultati brillanti proprio nel suo cortile di casa.  Ottusa, moralistica e tirchia, si sta facendo soffiare l’Est dalla Cina. Ora Berlino  vuole da Bruxelles regole che blocchino gli investimenti cinesi…

Intanto scoppia il secessionismo catalano: come massimo una replica della Guerra Civil, come minimo un altro sgretolamento dell’unità europea, perché la Catalogna indipendente sarebbe ipso facto fuori dalla UE e costretta a chiederne la riammissione.  Una bella prova per dimostrare le qualità di statista europeista di Angla Merkel. Per adesso, nessun segnale. Nemmeno da Mogherini  e Juncker.

Inoltre quel 46% del Pil  lucrato  con le esportazioni è uno di quei “successi” di Merkel, che  pesa come una piramide in bilico sulla sua testa – e  basta una crisi estera qualunque per ridurre quella percentuale, e quindi i posti di lavoro in Germania. E le crisi estere  e globali  in attesa di scoppiare sono una dozzina almeno. Angela potrebbe aver voluto un cancellierato di  troppo. Se si  fosse ritirata,l’avrebbero ricordata come una vincente.

E già  l’elettorato tedesco deve avere questo dubbio, se hanno ragione i sondaggi dell’agenzia YouGov eseguiti il 19 settembre: La CDU vincerebbe sì ancora una volta, ma passando dal 41,5 al 36 per cento, perdendo 5,5 punti percentuali, e 56 seggi in parlamento, dai 311 di oggi ai 255. Una di quelle vittorie che suggeriscono che anche molti elettori ormai abbiano la sensazione che Frau Merkel abbia fatto il suo tempo. Alternativ fur Deutschland passerebbe dal 4,7 al  12 per cento, diventando il terzo  partito tedesco.

 

L’articolo DOPO TANTI SUCCESSI, ANGELA MERKEL FACEVA MEGLIO A RITIRARSI è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

4 thoughts on “Elezioni tedesche

  1. Questa strategia è stata enunciata in maniera esemplare da George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio 2015. “Per gli Stati Uniti – ha sottolineato Friedman – la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli […]. La nostra incognita è la Germania. Che cosa farà? Non lo sa nemmeno lei. Gigante economico e nano politico, come sempre nella storia. […]. Soltanto l’integrazione Germania-Russia può minacciarci, non lo permetteremo mai”.
    Paolo Sensini in http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=52706

  2. Sono già partite le prime manifestazioni di ostilità contro la sede dell’AfD a Berlino già al momento dei risultati, con una turba di facinorosi, mobilitata per l’occasione, nel tentativo di assediare la sede di AfD e gridare slogan contro razzismo e xenofobia. Sembra che lo stesso George Soros, tramite la sua Open Society, intenda finanziare una mobilitazione generale delle piazze nelle varie città tedesche contro l’AfD e indire manifestazioni a favore delle politiche immigrazioniste che la stessa Merkel si appresta a riconsiderare, causa la forte perdita di consensi subita in queste ultime elezioni. Per diffamare i dirigenti del partito AdF e screditarne la linea politica sono iniziate a circolare voci che sostengono (tanto per cambiare) che ci sia la “longa manus” di Mosca nel sostegno a questo partito e di conseguenza una intromissione russa nelle elezioni tedesche.
    https://www.controinformazione.info/il-successo-della-afd-una-spina-nel-fianco-per-il-fronte-globalista-di-merkel-e-soci/

  3. UN ANNO FA.
    Non a caso, un nuovo sondaggio mostra che il 55 per cento dei tedeschi è pessimista riguardo al futuro; nel 2014, lo era il 31 per cento della popolazione, e nel 2013, il 28 per cento. Il sondaggio rileva che il 42 per cento degli intervistati di età compresa tra i 14 e i 34 anni pensa che il suo futuro sarà senza prospettive; questa percentuale è più che raddoppiata rispetto al 2013 (19 per cento). Allo stesso tempo, anche il 64 per cento degli intervistati di 55 anni e più ha paura del futuro. Il sondaggio mostra anche che quattro quinti (79 per cento) della popolazione tedesca ritiene che nel 2016 l’economia si deteriorerà per via degli oneri finanziari causati dalla crisi migratoria, mentre il 70 per cento pensa che il prossimo anno i Paesi membri dell’Unione Europea saranno sempre più distanti tra loro. Il dato più prevedibile di tutti è che secondo l’87 per cento dei tedeschi i propri politici subiranno un calo del sostegno pubblico. Fonte: Gatestone Institute
    http://www.bondeno.com/2015/12/06/de-profundis/comment-page-1/#comment-1421

  4. Il mainstream ha attuato politiche che hanno massicciamente aumentato la disuguaglianza di reddito e ricchezza in Germania. La Hartz IV non è un welfare sociale, è uno scandalo per un paese civilizzato, si tratta più di pulizia sociale punitiva che di inclusione e sostegno. Naturalmente, il mainstream è il responsabile della crescita della povertà in Germania. Questi sono i risultati della moderazione salariale tedesca, chiamata anche mercantilismo tedesco. Mentre alcuni hanno tratto da essa grandi profitti, la popolazione ne ha pagato il prezzo, per più di dieci anni.
    http://vocidallestero.it/2017/09/26/flassbeck-e-ora-di-alzare-gli-stipendi/

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