Prove tecniche di eurofranchismo

ciò che prima era un’aspirazione all’indipendenza più gettata sul tappeto dalle élites locali per ottenere maggiore autonomia, si è e prima saldata al desiderio di sfuggire alla mannaia dei diktat europei e adesso, con la stupida repressione del referendum ha acquistato un vero, visibile nemico ed è divenuta dunque una lotta concreta.

il Simplicissimus

DLDcbOaXoAE7bHu-720x300Quasi  mille feriti, proiettili di gomma, arresti, assalto della guardia civil ai seggi per impedire il voto, barricate, immagini di violenza poliziesca persino sugli anziani, gente che si mette davanti ai mezzi della polizia come in Piazza Tienanmen e questa volta senza montaggi o ricostruzioni mitologiche: insomma scene come se ne vedono in qualche angolo lontano del mondo con l’ottusa convinzione che da noi queste cose non possono accadere. E tuttavia il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha superato ogni aspettativa di partecipazione al voto viste le condizioni in cui si è svolto: più di due milioni e 200 mila persone sono andate a mettere la scheda e ill 93% per cento di loro ha detto sì all’indipendenza.

Ma a questo punto i numeri hanno un’importanza relativa: ciò che è morto nelle strade di Barcellona è l’idea civile e democratica di un’Europa che sta progressivamente gettando la maschera: al suo…

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3 thoughts on “Prove tecniche di eurofranchismo

  1. Se un insieme di persone fanno un referendum INCOSTITUZIONALE per staccarsi dalla Spagna ma rimanere nell’euro e nell’unione europea, è autodeterminazione dei popoli.
    Se parli di volere un referendum consultivo in Italia, previsto dalla Costituzione e quindi legale, per vedere cosa pensano gli italiani dell’euro e dell’unione europea, sei un fascista, populista, comunista, razzista e pedofilo.
    Simone Urriani

  2. Un articolo pubblicato nel 2014 dal Consiglio Atlantico, think-tank della NATO finanziato da Fortune 500, intitolato “Le implicazioni militari della secessione scozzese e catalana“, dichiara: “La Catalogna ha 7,3 milioni di persone, con oltre 300 miliardi di dollari in PIL. Spende solo l’1,6% per la difesa, per oltre 4,5 miliardi di dollari all’anno, o approssimativamente il bilancio della Danimarca, che ha forze armate ben considerate ed efficienti. I piani militari catalani sono più vaghi, ma finora enfatizzano la marina. Con ottimi porti a Barcellona e Tarragona, la Catalogna è ben posizionata come piccola potenza navale, “con il Mediterraneo come nostro ambiente strategico e la NATO nostro quadro”, sostengono i think tank nazionalisti verso la difesa.
    https://aurorasito.wordpress.com/2017/10/02/indipendenza-catalana-5-cose-su-cui-riflettere/

  3. Una possibilità potrebbe essere l’avanzata di partiti euroscettici, con l’indebolimento della UE, mentre l’altra vede la stessa Unione europea avvantaggiarsi di questa crisi dello stato nazionale per portare a compimento la centralizzazione di tutti i poteri a Bruxelles. E la seconda, purtroppo, data l’affinità tra Podemos e Tsipras, appare come la più probabile.
    http://vocidallestero.it/2017/10/05/marco-zanni-a-sputnik-il-governo-rajoy-e-finito-quali-conseguenze/

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