Giordania

A Bruxelles, al-Azraq è un “nome familiare”, in quanto utilizzata dalla NATO e dalle forze aeree dell’UE, concretamente dai belgi (2014-2015), e ora da olandesi e tedeschi. Le forze aeree statunitensi vi operano da anni. La base è situata in un’altra parte oscura del Medio Oriente; economicamente depressa con innumerevoli piccole imprese e fabbriche chiuse e arrugginite e la quasi completamente prosciugata Azraq Wetlands Reserve un’oasi un tempo rinomata come ‘santuario degli uccelli migratori’. L’oasi si estendeva quasi al confine con l’Arabia Saudita. Ora la maggior parte del territorio della “riserva” è secca. In ogni caso, non ci sarebbero volati molti uccelli perché si sarebbero trovati di fronte al rombo assordante dei motori degli aerei e agli impianti di collaudo dei motori, non diversamente da quelli di cui fui testimone ad Okinawa. Chi viene in questo angolo della Giordania è per lo più un “avventuroso” turista occidentale, pronto a “esplorare” il vicino castello un tempo usato come base dal glorioso agente segreto inglese Thomas Edward Lawrence, noto come “Lawrence of Arabia”. Vengono anche a visitare “riserve naturali” e diversi siti archeologici. La signora Alia, che lavora nel centro artigianale di al-Azraq, confessa: “A volte siamo molto spaventati… Perché il nostro posto è proprio sul perimetro della base aerea, pur essendo un hotel per turisti stranieri. Ci sono molte ragioni per cui qualcuno potrebbe pensare di attaccare questo posto…” Ma questa è davvero una locanda “turistica”, chiedo, dopo aver osservato numerosi hangar e aerei militari sul parcheggio, dietro la struttura. Esita per qualche istante, ma poi risponde: “In origine era una eco-hotel, ma ora le prenotazioni provengono principalmente dalla base. Ci sono statunitensi e tedeschi; mentre un paio d’anni fa c’erano i belgi. Gli ufficiali a volte vivono qui per un mese intero, sa: addestramento, riunioni … Lavorano nella base, ma dormono da noi“. C’è un cartello “US Aid” avvitato sul muro all’ingresso della locanda. E vi sono innumerevoli foto sin bianco e nero della zona, che decorano le pareti, così come la statuetta di un soldato con la vecchia uniforme coloniale inglese. La città di Azraq è polverosa e semivuota. È circondata da un deserto brutalmente secco. Ci sono innumerevoli rovine di case e servizi sulla strada principale. Alcuni vivono nella miseria, in tende lacere. Mi fermai vicino a un gruppo di dimore umili. Una vecchia dal vestito nero mi agitava un bastone con aria minacciosa. Un uomo anziano si avvicinò all’auto tendendo la mano verso di me. Era rugoso e duro. L’ho scosso. Non avevo idea di quanti anni avesse; molto probabilmente non troppo vecchio, ma sembrava stanco e avvilito. “È questa la base”, agitai la mano astrattamente verso i muri: “Aiuta la città, almeno un po’?” L’uomo mi fissò per diversi secondi. Poi borbottò: “Aiutare? Sì, forse… Forse no… Non lo so davvero“. Il mio autista e interprete, un ex-commerciati diversi anni fa, prima di affrontare momenti difficili commentava, mentre ci stavamo lentamente allontanando da al-Azraq: “È assai brutto qui! La situazione è tragica. West Amman e questo, come se esistessero due universi diversi su un solo Paese. Un tale contrasto! Beh, può vederlo da solo“. Gli chiesi se ai giordani sarebbe dispiaciuta l’idea di espandere questa micidiale base aerea nel loro Paese? Dopo tutto, l’unico scopo è brutalizzare nazioni arabe, uccidere innumerevoli esseri umani inermi. Si strinse nelle spalle: “Non gli importa. La maggior parte delle persone qui non pensa a queste cose. Vogliono poter mangiare, cavarsela. Il governo li ha convinti che collaborare con l’occidente potrebbe migliorarne il tenore di vita. È tutto ciò a cui pensano. I nostri capi, del Golfo e qui, sono corrotti e la gente umiliata; non vedono alcun futuro luminoso, nessuna via d’uscita dalla situazione attuale…” Circa 70 chilometri verso la capitale, Amman, rallentiamo, mentre superiamo diversi checkpoint e una recinzione di cemento, che assomiglia a quella costruiti dagli occidentali in Afghanistan. L’autista mi dice: “Guardi, questo è dove hanno addestrato la cosiddetta opposizione siriana, per anni“. Di ritorno ad Amman, incontrai diversi amici, principalmente stranieri, che vi lavorano. “Esistono numerose basi militari occidentali in Giordania“, mi disse uno di loro. “Questo argomento non è discusso qui, apertamente. Giusto o sbagliato, non importa. A nessuno importa. La spina dorsale di questa parte del mondo è già stata spezzata“.
Al-Azraq non è solo una grande base aerea. È anche sinonimo di uno dei maggiori campi profughi in Medio Oriente. È un nuovo campo, costruito nel deserto per ospitare principalmente profughi siriani. Nel 2016 e 2017 vi lavorai, o più precisamente, ci provai prima di essere cacciato dalle locali aggressive forze di sicurezza. Crisi dei rifugiati, basi militari occidentali, aiuti esteri e turismo, queste sono le principali fonti di reddito del Regno di Giordania. In modo sinistro e surreale, tutto qui si segue un cerchio, “ha un senso perverso“: “interi Paesi vengono appiattiti dalle basi militari, che la Giordania è disposta ad ospitare sul proprio territorio; naturalmente, a una grossa tariffa. Di conseguenza, centinaia di migliaia di profughi disperati continueranno a riversarsi in questa “isola di stabilità in Medio Oriente”, portando decine, centinaia di milioni di dollari in aiuti stranieri nelle casse di Amman“. Nessuna industria, produzione o duro lavoro è necessario. Questo accordo potrebbe essere definito come “immorale”? ‘Ed è veramente importante?’ Mi fu detto in diverse occasioni, durante questa e le precedenti visite al Regno di Giordania, che “a nessuno importa”. Quasi tutte le ideologie, insieme a spirito di solidarietà ed internazionalismo, sono già state distrutte da programmi e campagne di indottrinamento sponsorizzate dall’occidente camuffati da “aiuti”. Dico “quasi”, perché ora appare un barlume di speranza. Non tutto è perduto, ancora. Un Paese vicino, la Siria, resiste combattendo e perdendo centinaia di migliaia di persone, ma è quasi riuscito a sconfiggere il brutale intervento occidentale. Questo potrebbe essere il momento più importante nella storia araba moderna. I popoli del Medio Oriente guardano. I giordani guardano. I turchi guardano. Chiaramente, gli imperialisti possono essere sconfitti. Chiaramente, il collaborazionismo non è l’unico modo per sopravvivere. L’enorme base aerea della NATO passa lentamente dalla Turchia alla Giordania. L’occidente ha già perso la Siria. Potrebbe anche perdere la Turchia. Chissà: un giorno anche la Giordania potrebbe svegliarsi. Alcuni dicono: l’effetto “Domino è iniziato”.
Andre Vltchek

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/13/la-nato-passa-dalla-turchia-alla-giordania/

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2 thoughts on “Giordania

  1. L’anno scorso, l’esercito tedesco lasciò Incirlik mentre le relazioni bilaterali erano al limite del conflitto. La neonata coalizione di governo tedesca intende congelare i negoziati sull’adesione della Turchia all’Unione europea col pretesto delle violazioni dei diritti umani. Nel 2017, il presidente Erdogan disse che i governi di Germania e Paesi Bassi erano “nazifascisti” perché si rifiutavano di consentire manifestazioni a suo favore sul loro territorio prima delle elezioni parlamentari turche. La Turchia sospetta persino che la NATO abbia piani per attaccarla.
    https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/17/si-riduce-la-presenza-militare-degli-usa-in-turchia/

  2. La Russia è il principale partner strategico della Siria sin dai tempi sovietici. Russia e Siria sono anche Stati sovrani, obbligati a rispettare la sovranità degli altri Stati. La Russia non ha ufficialmente approvato alcuna incursione turca in Siria, né ha il diritto di farlo, basandosi su ciò che dice il diritto internazionale, il che significa che avrebbe bisogno del consenso del governo legittimo di Damasco per farlo. La sovranità della Siria si estende sui territori attualmente occupati da vari gruppi terroristici, il che significa che Damasco ha l’ultima parola anche per queste aree.
    Purtroppo, questo sembra essere ignorato da numerosi giornalisti, esperti e analisti. Alcuni hanno persino deciso di condannare le forze siriane e le loro operazioni contro gli invasori turchi, sostenendo che le forze siriane distruggono le forze turche e la loro azione per riportare la stabilità in Siria. Sì, perché inondare il Paese di migliaia di altri jihadisti che saccheggiano, distruggono e massacrano sistematicamente il popolo ovunque possono, sarebbe un meraviglioso esempio di stabilità, giusto??? Al momento, la situazione ad Ifrin è disastrosa, grazie ai terroristi appena arrivati.
    https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/25/siria-turchia-e-certi-esperti/

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