Grecia e Italia

Grigoriou Panagiotis (antropologo, sociologo, economista, giornalista, autore di Asimmetrie sulla vicenda UE-Grecia) Posso solo dirti che il governo Tsipras ha ceduto controllo e sovranità del Paese, compresi i beni pubblici, ai creditori, titolari di un debito sistematicamente creato da dominanti esterni e complici interni. E questo per 99 anni. Si è perso il 40% dell’industria, il 40% del commercio, il 30% del turismo, tutti i porti, tutti gli aeroporti. Il 30% dei greci sono esclusi dalla sanità pubblica e al 30% è anche la disoccupazione reale. Per un po’ si è ricevuta un’indennità di 450 euro, poi più niente. Tutto questo si chiama effetto Europa, effetto euro. L’ingresso della Grecia nell’UE e nell’euro ha comportato il progressivo smantellamento della nostra economia produttrice. Importiamo addirittura gran parte dei nostri viveri. E’ una condizione di totale dipendenza. Non c’è patria, non c’è autodeterminazione e, ora con il vicino slavo titolato “Macedonia del Nord”, non ci sono più neppure gli spazi e confini della nazione greca. Un processo che interessava a UE e NATO che ora possono incorporare anche Skopje.

F.G. Come e più dell’Italia questo massacro sociale ed economico è stata aggravato dall’afflusso di decine di migliaia di migranti da Siria e altri Paesi.
G.P. Un gravame terribile, insostenibile e sicuramente non innocente da parte della Turchia e di coloro che hanno messo queste persone in condizione di dover fuggire. E’ sconcertante come a questi profughi sia garantita, giustamente, un minimo di copertura sociale, mentre a milioni di Greci è stata tolta. Le ONG straniere sollecitano l’immigrazione, per esempio affittando abitazioni a basso prezzo e riempiendole di migranti, cui pagano anche elettricità, gas e acqua. Migliaia di Greci rimangono senza casa e senza niente.

F.G. Stavo filmando un gruppo di persone dell’OIM (Organizzazione Internazionale Migranti), un organismo a metà tra ONU e privati. Non gradivano essere ripresi. Poi mi è piombato addosso un arcigno poliziotto che mi ha intimato di cancellare quelle riprese, se no mi avrebbe addirittura arrestato. Cosa significa tutto questo?
G.P. Non appena si affrontano queste cose si viene accusati di razzismo. Qui abbiamo una strategia contro certi Paesi del Sud. Da un lato la gente viene indotta a lasciare casa sua dalla violenza o dalla miseria importate a forza; dall’altro, chi li riceve non deve sentirsi più padrone a casa sua. Tanto meno, in quanto forze ed enti esterni assumono il controllo della tua economia nazionale. E qui, a difenderla, sei tacciato di nazionalismo. I Greci pensano a ragione di aver perduto la loro sovranità. E’ come essere sotto occupazione. Di nuovo un’occupazione tedesca. Pensa che in tutti i settori dello Stato ci sono dei controllori della Troika! Ricevono i ministri all’Hotel Hilton. Della Costituzione non c’è più traccia e neppure i diritti fondamentali del lavoro sanciti dall’UE sono rispettati.

F.G. Perché si impedisce di filmare migranti e chi se ne occupa? Cosa si vuole nascondere?
G.P. Il fatto è che altri decidono sulle sorti del tuo Paese e che devi fare o non fare quello che vogliono loro. Sempre di più la vicenda dei migranti, come in Italia, diventa un segreto. Un segreto delle ONG e dei loro finanziamenti occulti o, comunque, finalizzati a fargli assumere un ruolo che non è il loro e che sottrae prerogative allo Stato nazionale, uno Stato che non è più padrone delle proprie frontiere, del proprio territorio, delle persone che vuole o può accogliere. Tutte queste decisioni sono prese altrove, con le ONG che gestiscono un fenomeno, in effetti nella piena illegalità, dato che non esiste un quadro giuridico entro il quale farle agire. A cosa ti fa pensare un Paese mandato in default dall’Europa e a cui l’Europa, Dublino, impongono di ricevere e tenersi decine di migliaia di migranti che ne sono la rovina definitiva? Dobbiamo integrare chi non lo vorrebbe quando dalla nostra comunità nazionale, costituzionale, espelliamo tre quarti dei Greci? A cosa ti fa pensare un Paese mandato in default dall’Europa e a cui l’Europa, Dublino, impongono di ricevere e tenersi decine di migliaia di migranti che ne sono la rovina definitiva?

F.G. All’Italia.

Fonte https://byebyeunclesam.wordpress.com/2018/06/23/per-uneuropa-della-liberta-e-della-capacita-sovrana-dei-popoli-di-autogovernarsi/

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3 thoughts on “Grecia e Italia

  1. Professore, c’è polemica sulle navi Ong. A chi devono rivolgersi per portare i migranti?

    Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è una cosa meramente folkloristica o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).

    Che cosa ne consegue?

    La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera. Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.

    Vale anche per le regole vigenti?

    Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.

    Stanno tentando di fregarci?

    Si’. Non si vede quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera. Siccome lo Stato con il quale per primo i cosiddetti profughi vengono a contatto è quello della nave che ne batte la bandiera, sarà questo Stato ad essere considerato come Stato di primo arrivo o di primo contatto, e sarà dunque questo Stato a doversi occupare dei migranti a bordo e delle domande di asilo politico”

    Poi ci sono quelli che ci marciano, il caso della Lifeline

    Gia. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi. Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata” le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate (come nei romanzi di Emilio Salgari).

    In questo caso che dovremmo fare?

    Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio. Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso e veramente vomitevole schiavismo consumato anche con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.

    https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2018/06/24/ong-un-po-di-diritto-internazionale/

  2. All’interno della zona euro, la Germania pratica esattamente la stessa politica. “Lascia fare il keynesismo agli altri paesi, sì che essi esportino di più in Germania, mentre essa si mantiene competitiva col rigore interno”, scrive Cesaratto (p.53): “La Germania è un paese che vive deliberatamente al disotto dei propri mezzi. Si tratta di una palese violazione delle regole del gioco in un sistema di cambi fissi”.

    Questa violazione era riconosciuta – tenetevi forte! – da un economista di nome Giancarlo Padoan, il futuro ministro piddino, in un saggio del 1986: “Il rifiuto quasi sistematico della Germania di perseguire politiche più espansive ha ridotto lo spazio disponibile agli altri Paesi membri di crescere. La strategia restrittiva della Germania è in grande misura responsabile della stagnazione dell’economia europea dell’ultima decade”. Quindi la stagnazione europea data dagli anni ’70, e Padoan sapeva benissimo che era causata dai tedeschi. Il fatto che, da ministro di Renzi e Gentiloni, abbia poi sempre dato ragione alla Germania praticando l’austerità che essa ci impone, è uno di quei misteri per cui gli economisti hanno una doppia verità quando scrivono testi scientifici, e quando sono messi al potere dal Sistema.

    Appena instaurato l’euro, “la Bundesbank ha svolto il ruolo di guardiano della stabilità dei salari, minacciando i sindacati di generare disoccupazione attraverso politiche restrittive, qualora avessero presentato richieste salariali fuori linea” (Cesaratto,p.55) . Ovviamente i sindacati, essendo tedeschi, hanno disciplinatamente collaborato, per patriottismo competitivo, non chiedendo aumenti nemmeno in questi anni di boom in cui la Germania ha accumulato il mostruoso surplus delle esportazioni, squilibrato e squilibrante, esso stesso una violazione delle regole del gioco europee (il surplus non dovrebbe superare il 6% del Pil), il folle 257 miliardi di euro.
    Germania: la povertà cresce INSIEME alla crescita economica!

    Si può dire che parte di quei 257 miliardi sono gli aumenti mancati ai lavoratori tedeschi, la loro produttività regalata alla Patria.

    E dove è finito questo regalo dei lavoratori? Non precisamente alla Patria. E’ finito nella “enorme concentrazione di ricchezza in mano alle elites tedesche”, come rivelava un articolo a firma “Mitt Dolcino”(pseudonimo sotto cui si cela un manager di multinazionali) apparso su Scenari Economici il 2 dicembre 2014.

    Vale la pena di rileggerlo, anche se è un po’ per addetti ai lavori.

    https://scenarieconomici.it/lenorme-concentraione-ricchezza-tedesca-dirige-plasma-gli-indrizzi-delleu-vantaggio-proprio-paese-ed-scapito-dei-periferici-analisi-ricchezza-privata-in-eu/

  3. La Grecia è stata espropriata di tutto. La sua fragile economia è quasi interamente in mani straniere, spiccano tedeschi, francesi e cinesi. Sono stati svenduti i porti- l’antichissimo Pireo ha gli occhi a mandorla- gli aeroporti, gli immobili turistici, le ferrovie, le scarse industrie e il settore agricolo intensivo. La disoccupazione, al 10 per cento prima del governo Troika-Tsipras è adesso al 20 per cento, un successone, giacché si toccò il 28 per cento. Ma i numeri sono difficili da nascondere dietro le fumisterie contabili: solo il 35 per cento della popolazione è attiva, l’età media di chi lavora è salita per l’emigrazione massiccia dei giovani. Industria ed esportazione sono in modesta ripresa, ma ci vorranno decenni per risalire al dato pre-crisi. Lo stipendio medio di un dipendente del settore privato non supera i 500 euro, la contrattazione collettiva è stata abolita per legge. Le pensioni sono state tagliate ben 13 volte, e nel 2019 è prevista un’altra sforbiciata; la media è inferiore a 400 euro
    https://www.controinformazione.info/grecia-loperazione-e-riuscita-il-paziente-e-morto/

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