Alzare camicia bianca?

Appare chiaro che non esiste più un progetto politico, che quello pensato e presentato come tale non era altro che un miraggio dietro il quale si nascondeva un corollario del capitalismo finanziario.

Il simplicissimus

imagesXSJQBW4O2Il vascello dell’Europa, allestito negli anni di Maastricht e concepito da armatori banchieri, non ha mai avuto altro porto di arrivo che quello delle nebbie neoliberiste, ma adesso, dopo le tempeste delle crisi sistemiche, ha le vele strappate e galleggia impotente  mentre la ciurma è in continuo stato di agitazione contro capitani ingordi e inetti. Sembra passato un secolo da quando Delors e Prodi uscirono dal sicuro e potente porto della Cee per andare alla ricerca di un qualche eldorado suggerito dall’egemonia culturale, dopo la caduta del muro e adesso si è in panne in un mar dei sargassi senza uscita dove le ostilità reciproche che avrebbero dovuto essere annullate per sempre sono riesplose, dove chi comanda sono banchieri e commis di multinazionali, in cui la perdita di rappresentanza democratica effettiva è spaventosa e i massacri sociali si susseguono senza tregua.

Appare chiaro che non esiste più un progetto politico…

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2 thoughts on “Alzare camicia bianca?

  1. Uno scritto del 4 gennaio 2007 per bondeno.com del nostro concittadino e attuale sindaco Fabio Bergamini, laureato in filosofia.
    ” Una caratteristica del tutto particolare e sommamente indicativa
    dell’attuale discussione (se così si può chiamare) attorno all’Unione Europea, è il modo in cui viene proposta al pubblico. Questo “grande modello” ci viene indicato come “ultima idea”, l’estremo approdo del nostro antico continente: il sedicente intento salvifico di questa Unione ha naturalmente un fondamento “mitologico” nel passato, come ogni ideologia degna di questo nome. Questo mostro tecnocratico ci viene presentato come la grande intuizione partorita sotto la dittatura fascista e perciò imbevuto di un’inevitabile carica liberatoria. In questo grande progetto, diremmo pubblicitario, il ruolo principe spetta al semisconosciuto Altiero Spinelli, primo colpevole di quel «peccato di arroganza intellettuale» che ora è sotto gli occhi di tutti.
    La sua opera più importante, «II manifesto di Ventotene», delinea una sorta di “utopia della libertà” da raggiungere ad ogni costo alla fine della II Guerra Mondiale. In realtà, come avrò modo di dimostrare, quella di Spinelli e della sua cricca non è in nulla “utopia”, il superstato sovranazionale delineato, ahimè, fin nei minimi particolari.
    Altiero Spinelli è la tipica figura di intellettuale-esoterista che si muove ai margini della politica ufficiale e dei partiti riconosciuti. La sua funzione è perciò tipicamente trasversale, lavorando incessantemente per “influenzare” tutti gli schieramenti e cooptarne alle sue idee gli elementi “migliori” . Non deve stupire infatti che nella sua ideologia tipicamente “iniziatica”, chiami l’Europa del futuro (cioè la nostra presente) molte volte «Nuovo Ordine», « Ordine del futuro» etc, e, tantomeno deve sorprendere scoprire che l’Istituto per gli Affari Internazionali italiano (IAI) fu fondato da Giovanni Agnelli e dallo stesso Spinelli che ne fu il primo presidente. Questo “centro studi” è uno dei tanti «serbatoi di pensiero» sparsi per il mondo, in grado di preparare adeguate miscele comunicative per influenzare l’opinione pubblica e i vari partiti politici.
    L’appartenenza a questo nucleo esterno dei poteri forti internazionali, è del tutto conseguente all’atteggiamento che per tutta la vita l’esimio studioso e uomo politico tenne nel suo particolare operato. Spinelli, come tutti coloro che vedono la storia come opera di ristretti nuclei di uomini indifferenti alle esigenze dei popoli, considera la politica reale come un pericolo mortale. Il suo timore verso le forme di politica spontanea e democratica sono da lui stesso ammesse: «nelle epoche rivoluzionarie [come la nostra NdA], in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente» e perciò «la metodologia democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria» .
    Questa «rivoluzione» sarà guidata da uomini illuminati che sapranno mettere tra parentesi le velleità democratiche del passato e operare nell’ombra, dietro le quinte della storia: questi “illuminati”, ovviamente, avranno inoltre «la […] naturale funzione di indicare agli strati meno colti le vie dell’elevazione spirituale» . Stimoleranno perciò, quegli stati d’animo adatti al mito europeista immediatamente dopo la crisi generale della II Guerra Mondiale, in cui «le masse popolari attenderanno ansiose le parole nuove e saranno materia fusa, ardente, suscettibile di essere colata in forme nuove [cioè condizionata NdA], capaci di accogliere la guida di uomini seriamente internazionalisti» . Il solve et coagula gnostico-massonico è qui più che mai evidente, tradendo come sempre le strategie manipolatone degli oligarchi internazionali, strategie che, detto per inciso, il buon Spinelli pareva conoscere assai bene.
    Per quanto riguarda questioni del tutto “secondarie” come la volontà popolare, la tradizione peculiare dei vari Paesi e le dinamiche ufficiali della politica democratica, i federalisti alla Spinelli non sembrano darsene gran conto; tanto che il Manifesto in questione sembra più un vademecum della cospirazione, piuttosto che quell’autentico “classico del pensiero” descritto da Padoa-Schioppa (proprio lui, vi meravigliate?) nella Presentazione all’edizione Mondatori: per Spinelli, attraverso le vie tortuose che si snodano dietro le quinte della politica ufficiale, è indispensabile «prendere il potere assoluto necessario per creare a nova e perfetta società» .
    Come scritto dall’attuale Ministro “imperiale”, dopo il sonoro “No” di Francia e Olanda alle forzature dei tecnocrati, «l’Europa ha imboccato la strada [verso gli Stati Uniti federali NdA] ma, per non averla seguita fino in fondo, non è pronta all’appuntamento con la storia [cioè ad ubbidire finalmente ai suoi nuovi padroni NdA]» . L'”Europa” (cioè la sua élite tecnocratica) è quasi riuscita a portare a termine il suo compito storico, rappresentando lo stop patito nei referendum popolari solo un passo falso che, naturalmente, non cancella quanto di “buono” è stato fatto dietro le quinte «proprio per aver saputo elaborare il pensiero racchiuso nel Manifesto e per essersi mossa [l’Europa] lungo la via che esso indicava» . Il fine storico indicato da Padoa-Schioppa, ciò che tutti gli europei dovrebbero temere, si otterrà soltanto «abolendo il diritto di veto dei governi e permettendo il passaggio effettivo dei poteri al Parlamento europeo e alla Commissione come governo espresso da esso» . Quando si dice chiarezza… Il nostro ministro “internazionale” non manca di ripeterci, come fa lo stesso Spinelli infinite volte, che l’unica vera pace tra i popoli europei si trova lungo questo illuminato percorso, nei nuovi rapporti che i suoi emuli vogliono costruire tra gli Stati. Tralascia di dirci però, che nell’Europa che lui ha in mente gli Stati anche giuridicamente non esisteranno più, ridotti a larve dipendenti in tutto dal nuovo potere centrale. Non ci sembra un caso che l’autore più osannato e citato da Padoa-Schioppa sia l’attuale primo consigliere di Javier Solana, Gorge Cooper, che è fermamente convinto del ruolo storico degli imperi nel futuro del mondo e che ha asserito che «la forma di espansione imperiale che consente il massimo allargamento è quella dell’Unione Europea» . Tutto molto “spinelliano”, anche se qui affermato in maniera anche più lampante. L’ipocrisia dei «prepotenti di turno» non potrebbe essere più esplicita e il sedicente «ordine di pace fondato sul diritto» del nostro entusiasta Ministro, ci appare così come il peggiore degli incubi orwelliani.
    Non dimentichiamo che sia l’IAI, sia la Fondazione Agnelli, sia Altiero Spinelli (insieme ai vari Padoa-Schioppa, Chirac, Tindemans, Giscard d’Estaing, etc.), sono da collocarsi sulle posizioni mondialiste “atlantiche ” ossia filo-americane e federaliste radicali. Gli Stati Uniti d’Europa come “succursale” Usa, con un forte Governo centralizzato che sappia via via fare da polo di attrazione per un’aggregazione sempre più vasta, fino a raggiungere virtualmente tutto il globo. Questo nuovo Impero europeo avrà sempre più la tendenza a fagocitare tutto, man mano che le resistenze locali si rafforzeranno e la sua autorità sarà sempre meno legittima. Spinelli parla esplicitamente di esercito europeo con funzioni interne di “ordine pubblico”, cioè di controllo dei dissidenti e di deterrenza verso eventuali velleità secessioniste. Non diversamente, guarda caso, da ciò che sta succedendo ora nell’altra “Grande Federazione”, gli Usa, che grazie all’ideazione dell’«Homeland Security» e del finanziamento del primo esercito “ad uso interno” (in palese violazione della Costituzione), lo Us Army North), si apprestano a diventare il più terribile regime mondiale.
    Interessante, infine, il commento in postfazione nell’edizione menzionata del professor Lucio Levi, docente di Scienze Politiche all’Università di Torino, Direttore della rivista «The federalist debate» e componente del comitato esecutivo del World Federalist Movement: come a dire un membro eminente di quell’intellighenzia federalista e mondialista che Spinelli auspicava.
    Il Prof. Levi ammette e appoggia personalmente, con incredibile noncuranza, l’idea spinelliana dell’Europa federale come laboratorio per la successiva «costituzionalizzazione dei rapporti internazionali» , cioè la costruzione di una federazione europea «intesa come tappa sulla via della Federazione mondiale» . La visione salvifica del federalismo internazionale non è andata perduta con la morte di Spinelli; infatti anche per Levi «l’obiettivo da perseguire […] da parte di chi vuole promuovere il progresso è l’impegno per superare la divisione dell’Europa (e del mondo) in Stati sovrani» . Questo “progresso” sovranazionale si basa sulla necessità che il federalismo si renda completamente indipendente dalle consuete logiche della democrazia rappresentativa (il Popolo Sovrano) e che «non si limiti a pregare, ma sia capace di forzare» .
    La contraddizione insita nel verbo spinelliano di Lucio Levi, si palesa nella sua pretesa che interventi e forzature delle normali dinamiche democratiche siano da considerarsi ««fini razionali e liberamente scelti» ; proprio come il suo maestro, dunque, anche il nostro professore si riempie la bocca di democrazia e libertà, per poi ammettere la necessità di «intervenire sull’evoluzione del processo storico per indirizzarlo» . Di quale direzione stia parlando dovrebbe essere ormai chiaro…
    Bisogna pur ammetterlo: Spinelli è riuscito nel suo intento già a pochi anni dalla sua morte, creando una classe politico-intellettuale prona alle velleità mondialiste delle oligarchie internazionali. Le parole (e le azioni) dei citati Padoa-Schioppa e Lucio Levi, sono solo la punta dell’iceberg di quell’immenso continente sommerso dedito all’agitazione politica interessata e al pervertimento delle entità statali costituite. De Gaulle ci aveva avvisato: dopo di lui, il diluvio.

  2. Molte cose sono cambiate dal secolo scorso, ma la cosa sorprendente è che le tendenze fondamentali dello sviluppo economico hanno seguito il corso delineato a suo tempo da Lenin. Ad esempio, il rivoluzionario russo aveva elencato cinque paesi – Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone – come il nucleo del sistema imperialista. Mentre l’analisi di Peetz e Murray dei dati sui CMG e le più importanti istituzioni finanziarie chiariscono come questi poteri rimangono in cima alla lista: il maggior numero di CMG, 86 in totale, o il 29 percento, proviene dagli Stati Uniti. I prossimi quattro paesi sulla lista sono: il Giappone con 48; Gran Bretagna con 23; Francia con 23 anni; Germania con 20. Poi arrivano Corea, Cina, Italia e Australia.

    Lo sviluppo di Corporations Multinazionali Globali e delle istituzioni finanziarie transnazionali hanno portato a un punto critico la contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico: tra lo sviluppo dell’economia globale e il modello di stato nazionale in cui era una volta radicato il sistema di profitto privato.
    Questo spiega perché l’élite finanziaria abbia in programma, come suo obiettivo finale, quello di scardinare gli stati nazionali ed arrivare ad un nuovo ordine mondiale gestito da organismi transnazionali.
    https://www.controinformazione.info/la-elite-finanziaria-ed-il-dominio-mondiale/

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