Si svolgerà dal 25 al 27 aprile 2019

Spacciare la mentalità del Pericolo Giallo
E così, a Washington e Londra e tanti altri centri di potere occidentale, migliaia di “professionisti” sono ora impiegati e impegnati ad infangare la Cina e i suoi progetti internazionali (e internazionalisti) più ambiziosi. Diffondere il nichilismo è un lavoro estremamente ben retribuito e, finché la Cina è in ascesa e l’occidente in declino, appare permanente. Non c’è deficit quando si tratta di finanziare tali “rapporti accademici”, false analisi ed articoli anti-cinesi. Più sono, meglio è; più ridicoli sono, meglio sono remunerati. Si prenda questo, ad esempio: “Classificare Fascia e Via della Cina”. Con tutte quelle note e “riferimenti” sembra professionale e accademico. Può impressionare milioni di sinofobi di Europa e Nord America. Soffrendo di complessi di superiorità e “mentalità del Pericolo Giallo”, cercano e raccolgono ogni insulto a Pechino e le sue iniziative. Guardate più da vicino, e si vede che ‘rapporti’ come questo chiaramente non sono altro che propaganda camuffata ordinata da chi mira a screditare la Cina e i suoi sforzi internazionalisti. Nel suo riepilogo, il rapporto afferma: “Dal lancio nel 2013, quella che la Cina definisce “One Belt, One Road” è emersa come pietra angolare della politica economica di Pechino. Sotto l’ombrello del Belt and Road, Pechino cerca di promuovere un mondo più connesso, riunito da una rete di infrastrutture fisiche e digitali finanziate dalla Cina. Le esigenze infrastrutturali in Asia e oltre sono significative, ma Belt and Road è più di una semplice iniziativa economica; è uno strumento centrale per far avanzare le ambizioni geopolitiche della Cina. Attraverso le attività economiche raggruppate nella Belt and Road, Pechino persegue una visione del XXI secolo definita da grandi sfere di influenza, interazioni economiche dirette dallo Stato e autoritarismo strisciante. Mentre Pechino si prepara ad ospitare il secondo Belt and Road Forum a fine aprile 2019, i Paesi che una volta accolsero gli investimenti cinesi hanno sempre più chiari gli aspetti negativi. Questo rapporto intende essere da risorsa per governi, società, giornalisti e gruppi della società civile che ora rivalutano costi e benefici dei progetti della Belt and Road… ” In breve, è propaganda; propaganda anti-cinese, anticomunista (o chiamatela “propaganda anti-pianificazione”). È anche uno strumento per chi è pronto a criticare la Cina, definendo i suoi meravigliosi sforzi come “trappola del debito”, tra i vari altri termini dispregiativi. Un importante accademico dell’Università delle Filippine (UP), Roland G. Simbulan, accettò di analizzare l’origine del rapporto CNAS per questo saggio: “Il rapporto dell’aprile 2019 “Grading China’s Belt and Road” del Center for a New American Security (CNAS) sembra essere uno dei più recenti risultati e studi dei think tank conservatori nordamericani in realtà volti a screditare le spinte economiche della Cina attraverso infrastrutture, trasporti terrestri e marittimi finanziati dalla Cina, investimenti, ecc. Queste sono le risposte della Cina alla costruzione militare globale degli Stati Uniti e all’accerchiamento della superpotenza rivale in rapida ascesa. La Cina cerca di evitare gli errori delle potenze occidentali, come Stati Uniti ed ex-URSS non impegnandosi in una corsa agli armamenti. Invece, risponde con la Belt Road Initiative ed altre iniziative economiche e di mercato volte a rafforzare le basi della Cina evitando l’attacco diretto laddove gli Stati Uniti sono più forti e hanno più vantaggio: le forze militari globali. È evidente dall’origine dei membri del CNAS autori del rapporto che sono collegati al dipartimento della Difesa e di Stato e al Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’American Enterprise Institute è un gruppo di esperti del governo federale nordamericano composto di funzionari riciclati del dipartimento della Difesa e di Stato degli Stati Uniti. È anche ovvio che hanno consolidati rapporti economici e politici della comunità d’intelligence degli Stati Uniti, coordinati dal consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. E ovviamente, il CNAS non nasconde cosa sia ideologicamente. Cita tali guerrieri di destra come il presidente francese Emmanuel Macron, l’amministratrice delegato del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, il ministro dell’Energia del defunto e screditato governo ecuadoriano Carlos Perez, e altre figure disgustose.
Roland G. Simbulan continua: “Mentre il Rapporto CNAS potrebbe effettivamente aver identificato alcune vulnerabilità della Cina nella gestione dei progetti da essa finanziati che si possono facilmente criticare, cioè, la sovranità erosa, oneri finanziari non sostenibili e localmente disimpegnati, geopoliticamente rischiosi, ambientalmente insostenibil, ed incline alla corruzione), ricordiamo che la BRI cinese fu lanciata solo nel 2013. Stati Uniti ed alleati occidentali, comprese le istituzioni multilaterale che crearono per assicurarsi il controllo neoliberale delle economie nazionali dal 1945, hanno praticato tali “minacce” e pericoli che attribuiscono alla Cina attraverso i programmi BRI “per le sue ambizioni geopolitiche”. Questi possono essere validi come nel caso dei 10 studi identificati dal rapporto CNAS. Ma è troppo presto per trarre conclusioni in così poco tempo, dal 2013 al 2018. Perché esse sono anche esercitate da tempo dall’Impero USA ed alleati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale per assicurarsi l’egemonia economica, politica e militare. Non intenzionalmente, le sette (7) minacce o pericoli del BRI cinese identificati dal CNAS sono continuamente inflitte dall’Impero USA e suoi alleati occidentali nei confronti di Paesi più deboli e più piccoli. Precisamente, molti Paesi in Asia, Africa e America Latina si rivolgevano ad istituzioni internazionali alternative come l’ALBA in America Latina e BRI, a causa dell’attacco da lungo subito con la Pax americana di Stati Uniti e loro alleati. Può il CNAS dimostrare che i suoi sponsor e clienti fanno meglio o possono fare meglio? Il modo migliore per gli Stati Uniti di contrastare la Belt Road Initiative (BRI) è mostrare di poter offrire accordi migliori ai Paesi in via di sviluppo che hanno bisogno di assistenza per le infrastrutture e i progetti di sviluppo”.

http://aurorasito.altervista.org/?p=6829

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