Come Erdogan

Erdogan ha ordinato che venga  ripetuto il voto ad Istanbul, la metropoli dove il suo partito ha perso .

Ha bollato anche l’ italiano: “un  governo “antieuropeo e apertamente odioso verso altri stati della famiglia europea – fanalino di coda UE”

Guy Verhofstadt ,l’europeista,  vibra di indignazione per la violazione della “democrazia”. Ha twittato:

  • Questa decisione oltraggiosa evidenzia come Erdogan sta andando verso la dittatura. Sotto una tale  leadership, i colloqui di adesione della Turchia alla UE sono impossibili. Pieno sostegno al popolo turco protestando per i loro diritti democratici e per una Turchia libera e aperta!

Il punto è che Verhofstadt, oltre che presidente del gruppo ALDE nella oligarchia  eurocratica, è anche “coordinatore per il Brexit” per conto UE: e in tale veste, sta cercando di ottenere un secondo referendum nel Regno Unito, per strappare   una maggioranza a favore del “Remain”.

Insomma   sta realizzando   la violazione della democrazia di cui accusa Erdogan.

Dunque la UE  sarebbe contro il sistema di far ripetere le votazioni fino a che ottiene il risultato voluto? Ecco qui una lista di quante volte la UE ha fatto ripetere i referendum per strappare un Sì  ai suoi trattati. O ha ignorato i risultati se  davano No.

 

 

Per Erdogan è la prima volta. Per la UE  è una costante.

 

 

L’articolo TUTTE LE VOLTE CHE LA UE HA FATTO COME ERDOGAN proviene da Blondet & Friends.

2 thoughts on “Come Erdogan

  1. LONDON SCHOOL OF ECONOMICS: ”TRA DIECI ANNI, L’ITALIA NON ESISTERA’ PIU’, TOTALMENTE DISTRUTTA DALL’EURO E DALLA UE”
    Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera
    e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. E peggiorerà”.
    Così Roberto Orsi, professore italiano emigrato a Londra per lavorare presso la London School of Economics, prevede il prossimo futuro del Belpaese.
    Il termometro più indicativo della crisi italiana, secondo Orsi, è lo smantellamento del sistema manufatturiero, vera peculiarità del made in Italy a tutti i livelli: “Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione”.
    “L’Italia – prosegue lo studioso della prestigiosa London School of Economics – non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza, l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione un fatto certo”.
    Quando si tratta di individuare le responsabilità, Orsi non ha dubbi nel puntare il dito contro la politica: “L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio dell’ex Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano”.
    “L’interventismo dell’ex Presidente è stato particolarmente evidente – prosegue il professor Orsi – nella creazione del governo Monti e dei due successivi esecutivi, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che solo Monti ha aggravato la già grave recessione. Chi lo ha sostituito ha seguito esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia”.
    Micidiale.
    Fonte: Quifinanza.it

  2. E’ semplicemente la constatazione finale di un italiano di 75 anni: questo popolo non ha classe dirigente. Non se la dà. Più propriamente, non vuole averla. Troppo sistematicamente abbiano dato i voti di massa a gente che di classe dirigente aveva solo qualche apparenza comunicativa e nessuna sostanza, mentre abbiamo trascurato – anzi, sospettato, trattato con scetticismo e trovato antipatici di quelli che avevano queste qualità.
    https://www.maurizioblondet.it/questo-governo-e-il-fondo-del-barile/

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