La distruzione del potere politico

Fonte: Appello al Popolo

L’art. 11 della Costituzione recita: “L’ Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni”. Come più volte è stato notato, qui si parla di “limitazioni” e non di “cessioni” di sovranità (dai paesi europei all’UE). Immaginiamo che la sovranità sia come una molla e che la limitazione della sovranità sia come una compressione della molla. Se cessa la compressione, la molla, automaticamente, si espande. Stessa cosa accadrebbe per le limitazioni di sovranità. Al venir meno dei presupposti (ed in particolare dei presupposti dell’art. 11), le limitazioni di sovranità potrebbero essere eliminate e lo Stato potrebbe liberamente riespandere il suo potere. L’UE invece ha intrappolato gli Stati rendendo arduo e molto difficoltoso il recupero della condizione di partenza.
A ben vedere neanche la parola “cessione” è idonea a rappresentare la realtà: è troppo morbida, dà l’idea che il potere dello Stato venga trasferito ad un altro soggetto. Chi auspica gli Stati uniti d’Europa li immagina come un grande Stato dotato di una sovranità politica che dovrebbe risultare da una sorta di somma delle varie sovranità cedute dagli Stati. Non è così: la sovranità politica non viene trasferita, ma distrutta. Questo dipende anzitutto dal fatto che il potere di controllare l’emissione di moneta negli Stati Uniti d’Europa verrebbe esercitato dalla BCE, ORGANO INDIPENDENTE DA OGNI POTERE POLITICO (come già accade per gli Stati dell’Eurozona). Il processo di intensificazione dell’integrazione tra gli Stati europei fino alla formazione degli Stati Uniti d’Europa da tanti auspicato, comporta che i vari Stati perdano progressivamente gran parte della sovranità e delle individualità che ancora conservano: il potere politico non verrebbe ceduto, ma distrutto. Lo scopo infatti non è quello millantato di costruire uno Stato tanto grande da poter competere con la Cina, ma di liberare i potentati economici da quei “fastidiosi” vincoli che gli Stati dotati di potere politico possono porre per il benessere della collettività. Non nascerebbe un vero grande Stato, ma proseguirebbe la formazione di un grande mercato sempre più assoggettato all’arbitrio del capitale.

Claudia Vergella

2 thoughts on “La distruzione del potere politico

  1. Il mercato pensionistico privato europeo mira a creare un mercato dei capitali a lunghissimo termine che tenderà naturalmente ad convertirsi in progetti con periodi di maturità simili di recupero incerto. Il regolamento stabilisce che «la proposta intende consentire a un’ampia gamma di promotori (banche, compagnie assicurative, gestori patrimoniali, fondi pensione per il lavoro, società di investimento) di offrire PEPP e garantire condizioni di parità. I PEPP possono essere offerti online, compresa la consulenza, e non richiederebbero una rete di filiali, facilitando l’accesso al mercato. Le normative sui passaporti aiuteranno i promotori a entrare in nuovi mercati nazionali. La standardizzazione degli elementi chiave dovrebbe anche ridurre i costi dei promotori e aiutarli a raggruppare i contributi dei diversi mercati nazionali, al fine di convogliare le attività verso investimenti a livello dell’UE».

    I piani pensionistici privati significano anche un reddito fisso per i loro gestori, come percentuale sulla massa del denaro gestito, un giro d’affari per tutti i promotori coinvolti. Non assumono rischi per l’esecuzione dei piani e fanno pagare per avere al loro servizio un’immensa massa di denaro che la Commissione Europea si aspetta si sommi al mercato unico dei capitali europeo, per stabilizzare la sua valuta sempre meno solvibile.

    Di fronte alle speculazioni distorte dell’Unione europea, la realtà è molto chiara. La recente storia dei piani pensionistici privati non è soddisfacente in condizioni di crisi economica e finanziaria. In questo senso, gli esempi di Argentina e Cile sono clamorosi. Il modello a cui la UE intende adottare è quello di ridurre le pensioni pubbliche, con una minore pressione sui bilanci pubblici degli Stati membri e una riduzione degli oneri sociali per le aziende con l’argomento che i sistemi pensionistici pubblici non sono sostenibili. La vera domanda è se un sistema economico è sostenibile visto che per la sua sopravvivenza deve ridurre le pensioni pubbliche.

    In verità, ciò che crea difficoltà ai sistemi pensionistici sono la riduzione delle quote sociali delle imprese e le sovvenzioni pubbliche alle aziende da un lato, dall’altro i bassi salari dei lavoratori sottoposti ad una feroce svalutazione interna che ha ridotto i loro contributi e gli alti tassi di disoccupazione o sottoccupazione. Tutto ciò è reversibile solo mettendo fine alle politiche di austerità imposte dalla UE e dalla BCE.

    Ma il progetto della Commissione europea va ben al di là di questa seria incoerenza, già grave per sé stessa. Il regolamento PEPP apre anche le porte a una progressiva privatizzazione dei sistemi pensionistici pubblici, che hanno una causa ben diversa da quella descritta dalla retorica del legislatore. Dato il sopraggiungere di un nuovo ciclo recessivo, il potere finanziario teme che il debito pubblico causato dai salvataggi delle banche derivanti dalla crisi del 2008 non consenta nuovi salvataggi e quindi il settore finanziario stia annusando un nuovo deposito di solvibilità degli stati, che sono in rovina e hanno perso gran parte delle loro aziende pubbliche. La cessione parziale o totale delle pensioni pubbliche potrebbe consentire una nuova boccata di ossigeno ai settori finanziari in perenne agonia, essendo questo regolamento una finestra aperta alla privatizzazione delle pensioni alle porte di una nuova crisi.

    Il Coordinamento denuncia questa nuova imposizione delle istituzioni dell’Unione europea, condannando la sua approvazione alle spalle dei cittadini (ad eccezione della Spagna dove il movimento dei pensionati è forte) che ignorano assolutamente questa nuova erosione dei propri diritti. Ricordiamo infine con forza alla finanza predatoria ed alle oligarchie, che non riconosceremo alcun debito, né alcun diritto che in futuro possa derivare da questo quadro legislativo illegittimo, anti-popolare ed estremamente ingiusto.

    Fonte: Programma 101
    https://www.controinformazione.info/la-ue-ha-privatizzato-le-pensioni-ma-tutti-erano-impegnati-con-lantifascismo/

  2. La nuova religione dell’onestà è il corpo mistico di un nuovo Principe anti-politico. Infatti, i sacerdoti di questa nuova rivoluzione sono la quintessenza della non politica: giudici, magistrati, imprenditori, scelti come mentori, accademici intesi come supremi suggeritori più che educatori del nuovo Principe. Questo processo si sta disvelando contestualmente a un fenomeno che nella campagna elettorale si sta rivelando: la congruenza di questa ondata antipolitica con l’ordoliberismo europeo ossia con la religione mistica del debito come colpa e come peccato da evitarsi sempre.
    https://www.ilsussidiario.net/news/europee-2019-sapelli-m5s-come-macron-alleato-nascosto-delleurocrazia/1886735/

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