Francia in rivolta, Italia rivoltante

buiniohoihioh-720x300Oltre un milione di persone sulle strade di Francia, secondo le stime ufficiali che come sempre nell’Exagone sono un terzo di quelle reali per lo sciopero generale contro la riforma pensionistica di Macron; la regione parigina dove vive  un quarto della popolazione francese è rimasta letteralmente paralizzata facendo risaltare il fallimento totale della mobilitazione macroniana delle dite private come Flixbus per surrogare il trasporto pubblico; la radicalizzazione della base sindacale che ha quasi trascinato le organizzazioni dei lavoratori in uno sciopero a oltranza; la rivolta dei corpi intermedi sempre più sacrificati e abbandonati a cominciare da Sarcozy, ma umiliati definitivamente da Macron. Insomma una miscela incendiaria che da un anno a questa parte alimenta un ritorno alla lotta sociale slegata dalle “compatibilità”  col sistema che è stata la stella polare degli ultimi 20 anni e che appunto non è stata lotta, ma compromesso al minimo livello perché è il potere e l’economia che devono essere compatibili con la civiltà, non il contrario. Tutto questo ha avuto l’effetto di collegare tra loro tra di loro gilet gialli e sindacati, ma soprattutto di smentire nei fatti quella frattura tra giovani e vecchi  che è stata la favola assurda e cretina raccontata dal neoliberismo in maniera da dividere e comandare, da spezzare i diritti e confondere le ultime generazioni.

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3 thoughts on “Francia in rivolta, Italia rivoltante

  1. Fonte: Max Del Papa

    Cinquant’anni fa un antenato delle sardine, per dire un giovane arruffapopoli fuoricorso salito dalla mite provincia umbra s’inventò un modo di stare al mondo. Fondò un movimento, anzi Movimento, maiuscolo, come poi sarebbe passato agli annali, alla testa del quale non mancava una sola occasione per far casino contro “il sistema”: memorabile la provocazione davanti alla Scala, lanci di uova a bombardare le pellicce dei “fascisti, borghesi, ancora pochi mesi”, come venivano ammoniti i ricchi, gli aristocratici, i capitani d’industria, i banchieri, vale a dire tutta la bella gente che poteva permettersi una Prima, seguita da una esclusivissima cena, nel più famoso teatro del mondo.

    Mario Capanna è una profezia vivente: quella di Montanelli, che ne previde la sistemazione “al museo dei reduci, forniti di pancia e cellulite”. È andata proprio così, oggi il Capanna ricompare ogni tanto per rispolverare quegli anni che definì formidabili, e per lui certamente lo furono, tanto più che gli valsero una pensione da parlamentare sulla quale l’ex Masaniello in falce e martello non accetta discussioni: se l’è guadagnata, sostiene, e, dal suo punto di vista, ma solo dal suo, non fa una piega. Oggi, mezzo secolo e tant’acqua sotto i ponti dopo, la turbo-borghesia aristocratica che entra alla Scala per la Prima – quest’anno una Tosca in odor di metoo – non sembra cambiata granché: come allora, si schiera ostentatamente “a sinistra del partito comunista cinese”, come diceva Fantozzi, non credendoci affatto ma sapendo per esperienza che le conviene.

    Immancabilmente questa super élite riesce a schierarsi coi poteri forti, costituiti e contemporaneamente con i giovani movimentisti i quali, in modo più sfacciato di allora, difendono lo status quo. Ovazioni clamorose, 10 minuti di standing ovation per Mattarella, considerato con tutta evidenza non il garante di tutti gli italiani ma quello del sistema altoborghese che si riconosce nella sinistra ztl, nei menu di Farinetti, nel partitone di Repubblica e nei buoni per costituzione, anche se mai nel loro giardino; inchini e sospiri di vellutato servilismo ai ministri tassatori, migrantisti e volendo incompetenti; tripudio clamoroso per l’immancabile Liliana Segre, questa nuova santa misteriosamente balzata all’esaltazione della società civile a 90 anni dopo una vita in ombra, salutata, anche lei come la garante contro i fascismi, i razzismi, i sovranismi, i leghismi, i salvinismi, i melonismi, gli euroscetticismi le cattiverie, le malattie, il politicamente scorretto e perché no i cambiamenti climatici. Io son Liliana, sono guardiana, sono anche anziana, mi fan girare tutta la settimana.

  2. di Luciano Lago

    La scarsa attenzione dei media e dei paludati opinionisti della stampa italiana verso gli avvenimenti francesi non è casuale ma rientra nella abituale opera di manipolazione e disinformazione in cui i nostri giornalisti di regime sono esperti.
    Sembra strano che avvenimenti così sconvolgenti che si verificano nella vicina Francia possano essere quasi totalmente snobbati dalle nostre principali Tv e testate nazionali.
    Sono ormai già 15 giorni che avvengono manifestazioni di piazza e scioperi generalizzati nella maggior parte dei servizi pubblici del paese a noi vicino, un caos che ha sommerso i trasporti ed è visibile negli aeroporti come nelle stazioni ferroviarie ma si verifica anche negli uffici pubblici, nelle scuole e nelle centrali energetiche.

    Il tutto avviene per costringere il governo neoliberista di Macron a tornare indietro nelle sue decisioni di tagliare le pensioni, in una sorta di “riforma Fornero” alla Francese ma molto più limitata di quella fatta in Italia.
    Contrariamente a quanto accaduto in Italia, anche i sindacati in Francia si sono schierati con la protesta nelle manifestazioni appoggiando le rivendicazioni delle varie categorie che si sentono fortemente penalizzate dalla riforma voluta testardamente da Macron, il “figlioccio” dei Rothshild..
    Eppure questa è quasi una non notizia per l’establishment dei media e della politica italiana, probabilmente per evitare che sia fatto un raffronto fra la posizione filo europeista e filo governativa mantenuta allora dai sindacati e dai partiti della sinistra italiana, rispetto al totale appoggio alla protesta da parte dei sindacati francesi.
    Sembra che, per i sindacati italiani, le politiche imposte dalla eurocrazia di Bruxelles ed ispirate al peggiore neoliberismo del mercato siano quasi un fattore indifferente nella stretta sui diritti sociali che si è verificata in Italia, in particolare dai governi di Monti, Letta, Renzi e successivi.
    La stretta relazione fra direttive europee, politiche neoliberiste del governo nazionale e giro di vite antioperaio e antisociale è stata invece perfettamente recepita in Francia e tutte le parti sociali si sono unite alla protesta che, si badi bene, non investe soltanto il governo Macron, ma anche le politiche dell’eurocrazia di Bruxelles.
    In Italia avviene tutto un altro scenario con il governo in mano al PD e ai 5 Stelle, questi ultimi che hanno fatto un dietro front spettacolare rispetto alle loro precedenti posizioni e si trovano oggi totalmente sdraiati sulle politiche dell’eurocrazia di Bruxelles, suscitando il disgusto fra i loro stessi esponenti che ancora conservano un poco di dignità, come Gianluigi Paragone ed altri che si sono volutamente dissociati dal tradimento del programma originario stabilito.

    Tuttavia il sistema dei media e della politica italiana ha trovato un buon diversivo per distrarre dal quanto avviene in Francia e catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica: “le sardine”.
    Un movimento che viene definito “spontaneo” di persone di giovani e non più giovani che si radunano nelle piazze, in modo quasi sempre educato e soft, richiedendo di mettere fine al “sovranismo” di Salvini e soci, denunciando il “razzismo” ed il ritorno del “fascismo”, quali principali pericoli per la società, invocando più Europa e la migrazione aperta, porti aperti e integrazione, senza bandiere tranne quelle, ben visibili, azzurre e stellate dell’Eurocrazia di Bruxelles, idolatrata come inevitabile destino dei popoli.
    Neppure una parola, da parte dei giovani organizzatori, su problemi quali lavoro che non c’è, precarietà, disoccupazione giovanile record, fuga delle aziende dall’Italia, chiusura di migliaia di piccole attività, dominio finanziario, MES, Banche salvate con denaro pubblico, infrastrutture che crollano e degrado delle città invase da ondate di migranti accampati.
    Sarà anzi proprio per questo che i capi e organizzatori del movimento delle “sardine vengono invitati in tutti gli studi televisivi, in tutte le redazioni, intervistati e coccolati, perchè dicono cose scontate e inoffensive come la “lotta all’odio”, al fantasma del fascismo, alla necessità di “essere tolleranti”, di accogliere migranti e profughi, di aprire le frontiere e di chiudere le fonti di informazione che siano dedite (secondo loro) a diffondere odio, razzismo e parole d’ordine pseudo fasciste.
    Un vero trionfo per i media conformi al “Pensiero Unico” che possono vantare il sorgere di “un movimento dal basso”, un fenomeno giovanile, una reazione alla deriva sovranista, ecc… Non a caso si precipitano a inserirsi nelle manifestazioni artisti, opinionisti, cantanti e ballerine a dare il loro plauso a un così tanto eclatante fenomeno.
    In realtà di spontaneo nelle “sardine” non c’è niente e, come appare a chi approfondisce il fenomeno, tutto è manipolato astutamente dai media, alcuni degli organizzatori hanno collegamenti con vecchi marpioni della politica italiana come Romano Prodi, non si parla di fonti finanziarie ma è facile capire che tutto rientra nei movimenti della “Società Aperta” di marca sorosiana, come appare chiaro che il movimento ha l’obiettivo di fiancheggiare i partiti delle sinistra globalista e filo eurocrazia per contrastare l’ascesa degli pseudo sovranisti alla Salvini o peggio, di forme di dissidenza radicale.
    In realtà il principale obiettivo del movimento è creare una forma di distrazione e di condizionamento dell’opinione pubblica, allertando su fascismo razzismo e sovranismo come fenomeni deleteri e magnificando il “radioso destino” dei popoli nella Unione Europea e nel sistema turbo capitalista finanziario che ne deriva.
    Vengono alla mente le parole pronunciate dall’ex CEO della Goldman Sachs, uno dei padroni della grande finanza, quando questi disse: “noi non ci limitiamo ad attendere gli eventi, noi stessi creiamo i fenomeni, noi facciamo il lavoro di Dio” . Parole profetiche.
    https://www.controinformazione.info/la-francia-brucia-ma-in-italia-sindacati-politici-e-giornalisti-girano-le-spalle-e-si-occupano-di-sardine/

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