Dieci anni dopo

Oggi ancora meglio si capisce che l’intento era quello di cancellare la presenza di uno Stato africano, che, a detta della stessa Banca Mondiale, aveva consolidato  «alti livelli di crescita economica», con un aumento del pil del 7,5% annuo, e che registrava «alti traguardi di sviluppo umano tra cui l’accesso universale all’istruzione primaria e secondaria e, per oltre il 40%, a quella universitaria», dove il tenore medio di vita era superiore a quello degli altri paesi africani, dove due milioni di immigrati africano avevano trovato lavoro  e dove la bilancia commerciale era in attivo di 27 miliardi di dollari annui, permettendo allo Stato di investire all’estero circa 150 miliardi di dollari anche grazie alla creazione di  tre organismi finanziari: il Fondo monetario africano, con sede a Yaoundé (Camerun); la Banca centrale africana, con sede ad Abuja (Nigeria); la Banca africana di investimento, con sede a Tripoli, intesi a concorrere a un mercato comune e una moneta unica dell’Africa.

Ci sono stati tempi nei quali si pensava che la cattiva coscienza coloniale dell’Occidente avrebbe messo in moto un processo di “riabilitazione” e risarcimento.

È che la vogliono così l’Africa, umiliata, sfruttata, ricattata, intimorita e disperata. Proprio come vogliono noi, contando sul fatto che quando c’è la necessità non c’è liberta e neppure reazione.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/07/16/153065/

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