Le due americhe

A volte processi che sembravano lenti come bradisismi accelerano fino diventare terremoti: adesso ci troviamo di fronte non ad una ma a due Americhe, quella imperiale delle due coste che aspira al dominio degli oceani e quella agricola e industriale del centro continentale; quella della finanza globale che aspira a mantenere il ruolo parassitario del dollaro e garantire un così un posto di comando planetario alle proprie elites e quella della produzione reale e al reddito locale; quella che si proclama progressista a parole, che fa del politicamente corretto una religione, ma poi fa strage ovunque sul pianeta e quella invece conservatrice più attenta alle proprie condizioni e meno interventista. Queste due Americhe hanno convissuto  egregiamente tanto da parere indistinguibili fino a quando l’imperialismo dell’una portava lavoro ed esportazioni all’altra, ma con la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del grande nemico, il neoliberismo di ispirazione finanziaria ha cominciato a cambiare le cose e a trasferire la manifattura dove i costi del lavoro erano convenienti, cominciando così a mettere in crisi l’equilibrio che si era in qualche modo creato. La nascita di una vera e propria fattura tra queste due realtà continentali è stata lenta, ma inesorabile ed è diventata protagonista della politica nazionale quando la l’Asia e in particolare la Cina sono diventate la manifattura del mondo, sottraendo molto lavoro sicuro e ben pagato al centro e da quando le strategie messe a punto dalla parte per così dire imperiale sono miseramente fallite: tutto ciò che è stato fatto dopo l’11 settembre, anzi grazie all’11 settembre per creare un nuovo Medio Oriente e in parte un nuova Asia  si è rivelato un disastro e la fuga da Kabul ne è una plastica immagine. In ogni casi è chiaro che l’impero si è arrestato in Siria e che la sua definita crisi è divenuta palese ai primi  di gennaio del 2020 quando un attacco missilistico iraniano su un base americana è rimasto senza risposta.

Del resto anche Obama, troppo legato all’America globalista e imperiale ha fallito completamente nel tentativo di risaldare in qualche modo le due parti che hanno cominciato a fratturarsi in maniera evidente con la crisi del 2008 che peraltro non è mai terminata e anzi è peggiorata al punto da costringere le elite di comando a simulare una pandemia per sparigliare le carte: la vittoria elettorale di Trump non è stata che un’espressione sia di quel fallimento che dell’allargamento della frattura. E adesso Biden o forse sarebbe meglio dire chi per lui sta peggiorando ulteriormente le cose arruolando il combinato disposto pandemia – vaccini per colpire gli stati centrali, ovvero quelli generalmente governati dai repubblicani che poi sono anche quelli che rifiutano i passaporti vaccinali che hanno imposto misure più leggere per la cosiddetta pandemia e se la sono cavata molto meglio quanto a morti e contagi. L’intenzione espressa da Biden – che ormai ha fatto della pandemia una sorta di oggetto metafisico di adorazione, al di là di qualsiasi dato e realtà – di superare in qualche modo le resistenze degli stati, ( ma con il suo obbligo di vaccino per i dipendenti federali ha mostrato la sua debolezza)  si scontra con la stessa struttura federe degli Usa e ha già trovato l’opposizione di 19 governatori e 2 procuratori generali. “Il mio team legale è pronto a presentare la nostra causa nel momento in cui Joe Biden archivia la sua regola incostituzionale” , ha scritto in un post su Twitter il governatore del South Dakota Kristi Noem,  ” Questo grossolano esempio di intrusione federale non reggerà “. Qui è possibile leggere tutte le dichiarazioni dei governatori che sono davvero molto dure e che in qualche caso accennano sia pure in via indiretta a una possibile uscita dall’unione. Il fatto è che la Casa bianca ha pensato di togliersi d’imbarazzo per l’Afghanistan, rilanciando le vaccinazioni obbligatorie che subito i servetti europei senza testa e senza dignità si sono affrettati ad imitare, ma è riuscito a fare ancora peggio mettendo l’intero Paese in stato di divisione permanente creando una divisione sanitaria proprio in corrispondenza delle linee divisione economica tra l’America finanziaria e quella produttiva.

Probabilmente molti dei creatori pandemici non si aspettavano che il covid  e i vaccini sarebbero stati così divisivi, ma il fatto è che la mistificazione è stata troppo grande: troppe  le morti attribuite al covid persino per pazienti terminali di cancro, sulla base di test totalmente inaffidabili e per giunta gestibili aumentando o diminuendo i cicli di amplificazione  per giungere ai risultati voluti: troppo evidente il tentativo di nascondere tutti morti post vaccino. e il tempo e il susseguirsi delle dosi non lavorano a favore dei pandemisti sistemici che di certo non sono in grado di imporre iniezioni per sempre visto che comunque la verità si fa sempre più strada. Per ora l’unica prospettiva concreta è la distruzione dell’America.

riportato integralmente da https://ilsimplicissimus2.com/2021/09/13/154837/

One thought on “Le due americhe

  1. In questo lungo articolo Geert Vanden Bossche, virologo con esperienza trentennale nel campo dei vaccini di cui abbiamo già tradotto diversi contributi al tema della pandemia (vedi qui e qui), descrive in maniera dettagliata e documentata lo scenario probabile che seguirà all’intervento di vaccinazione di massa con vaccini non sterlizzanti, e le pesanti conseguenze che ricadranno nel tempo su tutta la popolazione, sia i vaccinati, che gli immunizzati naturali, che i non vaccinati. Alla fine, malgrado questo intervento artificiale che Vanden Bossche giudica tragicamente sbagliato alla radice, sarà la natura a generare una immunità di gregge sufficiente a porre termine alla pandemia, ma al prezzo di un pesante tributo in salute e vite umane che dovrà essere versato prima di ricominciare da zero, cioè da uno stato immunitario pari a quello che si aveva all’inizio, da cui affrontare varianti virali molto più infettive rispetto al ceppo originario. In conclusione alcune indicazioni per mitigare il prezzo da pagare, e un piano di azione collettivo che potrebbe essere attuato, sempreché l’homo sapiens riesca a unire all’intelligenza razionale l’intelligenza emotiva, e quindi a invertire la tendenza e iniziare a rimediare all’errore.
    http://vocidallestero.blogspot.com/2021/09/pandemia-c-19-quo-vadis-homo-sapiens.html

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