Più Stato e meno Mercato!

A farla breve:   il Pentagono scopre che, riducendosi a comprare sul mercato  globale ciò che gli serve, può finire per  dipendere da un nemico  per completare il suo armamento.

E’ il bello del mercato globale, ragazzi. E’ l’ideologia della “interdipendenza”, del  “vantaggio competitivo”; del comprare le merci al prezzo più basso perché è conveniente e concorrenziale, che ha de-industrializzato l’Occidente.   E indebolisce la forza armata.  Così  si constata che uno Stato potente deve mantenere lavorazioni ed eccellenze tecnologiche sottratte al mercato e alla concorrenza, insomma una dose di autarchia  delle industrie di punta militari  – che risponde alle necessità della sicurezza, non a quelle della convenienza del prezzo.  La logica del mercato globale fa’ arretrare tecnologicamente, in fondo, anche la civiltà, del paese che l’adotta con  rigore ideologico.

Il rapporto del Pentagono  è importante per il mutamento di ideologia che contiene:  afferma esplicitamente il primato delle necessità strategiche sull’economicismo liberista. E’ un contributo alla deglobalizzazione.
Adesso  il Presidente Trump sostiene che “una base industriale […] sana è un elemento critico del potere degli Stati Uniti”  e insiste sul fatto che “l’industrializzazione è questione strategica”:  siccome ciò che è “strategico” è di competenza del presidente, si apre un periodo interessanti per i “mercati globali”.

https://media.defense.gov/2018/Oct/05/2002048904/-1/-1/1/ASSESSING-AND-STRENGTHENING-THE-MANUFACTURING-AND%20DEFENSE-INDUSTRIAL-BASE-AND-SUPPLY-CHAIN-RESILIENCY.PDF

L’articolo PERCHE’ TRUMP CERCA DI RE-INDUSTRIALIZZARE L’AMERICA proviene da Blondet & Friends.

Cause ed effetti

Nella prima lettura, la Verkhovna Rada ha adottato il progetto di legge “Sulla zona adiacente dell’Ucraina” (una sezione di spazio marittimo), che prevede l’estensione del territorio controllato da Kiev al mare di ulteriori 12 miglia nautiche per contrastare il traffico di contrabbando nel Mar Nero.

Da parte sua, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha affermato che i paesi dell’alleanza hanno espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare della Russia nel Mar Nero. Secondo lui, la regione del Mar Nero è una delle priorità per l’ alleanza del Nord Atlantico e per la Georgia.

Nel luglio di quest’anno, la fregata della Royal Dutch Navy De Ruyter, la fregata Fatih, la fregata delle forze navali della Romania, Regele Ferdinand, sono arrivate a Odessa. Inoltre, nel Mar Nero erano presenti il gruppo navale anti-mine permanente del NATO Rhein, i dragamine della marina turca Anamur e l’IS della Romania, Lupu Dinescu.

Le navi della NATO, insieme alle forze armate ucraine, hanno condotto esercitazioni di tipo Passex nel Mar Nero (manovre mediante le quali navi di diversi paesi elaborano la loro interazione in caso di rapido ingresso in reali operazioni militari congiunte contro una terza parte o per un’operazione umanitaria).

https://www.controinformazione.info/il-mar-nero-nuovo-teatro-di-provocazioni-della-nato-e-dellucraina-contro-la-russia/

Alzare camicia bianca?

Appare chiaro che non esiste più un progetto politico, che quello pensato e presentato come tale non era altro che un miraggio dietro il quale si nascondeva un corollario del capitalismo finanziario.

Il simplicissimus

imagesXSJQBW4O2Il vascello dell’Europa, allestito negli anni di Maastricht e concepito da armatori banchieri, non ha mai avuto altro porto di arrivo che quello delle nebbie neoliberiste, ma adesso, dopo le tempeste delle crisi sistemiche, ha le vele strappate e galleggia impotente  mentre la ciurma è in continuo stato di agitazione contro capitani ingordi e inetti. Sembra passato un secolo da quando Delors e Prodi uscirono dal sicuro e potente porto della Cee per andare alla ricerca di un qualche eldorado suggerito dall’egemonia culturale, dopo la caduta del muro e adesso si è in panne in un mar dei sargassi senza uscita dove le ostilità reciproche che avrebbero dovuto essere annullate per sempre sono riesplose, dove chi comanda sono banchieri e commis di multinazionali, in cui la perdita di rappresentanza democratica effettiva è spaventosa e i massacri sociali si susseguono senza tregua.

Appare chiaro che non esiste più un progetto politico…

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Mogherini, se ci sei batti un colpo

Quando Reagan firmò l’INF con Gorbaciov, fu la comprensione e l’impegno da parte degli Stati Uniti a non far avanzare le proprie forze armate verso la Russia “di un pollice”. In 30 anni, le forze americane hanno spinto dalla Germania fino al Mar Baltico e il Mar Nero alle porte della Russia. Washington sta cercando di arruolare l’Ucraina e la Georgia nell’alleanza NATO, e in effetti sta conducendo esercitazioni di guerra con questi due ex Stati dell’Unione Sovietica che condividono i confini con la Russia.

Se gli Stati Uniti reintroducono missili nucleari a medio raggio con tempi di volo su Mosca ridotti in pochi secondi, possiamo constatare che l’abbandono dell’INF è un grave spartiacque verso la guerra nucleare.

La via d’uscita da questo atroce dilemma non è solo il mantenimento del Trattato INF. Inoltre, dovrebbe esserci un ridimensionamento generalizzato delle forze della NATO in Europa sui fianchi occidentali, settentrionali e meridionali della Russia. Proprio in questo mese, la NATO sta attuando le sue più grandi manovre di guerra dopo la Guerra Fredda nella regione artica al confine con la Russia con 50.000 soldati, accompagnata da una raffica di voli di sorveglianza sulle coste della Russia.

La pazzia del desiderio di morte dell’America per la guerra nucleare deve finire. La classe dirigente americana non la fermerà perché la loro mentalità di desiderio di morte è talmente soffusa di arrogante cieca tracotanza e ignoranza ed è così parte integrante del funzionamento “normale” del loro complesso capitalistico-industriale militare.

La Russia mantiene la linea con le sue indubbie capacità militari e la sua prudenza diplomatica di principio. Ma è tempo che gli europei facciano un passo avanti sul terreno e che esercitino una certa influenza sugli americani.

Per cominciare, gli stati dell’UE dovrebbero dire a Trump che qualsiasi piano di reinstallazione di armi nucleari a medio raggio sul loro territorio non è ammissibile.

In secondo luogo, gli europei devono ridimensionare l’espansione della NATO verso il territorio russo.

In terzo luogo, hanno bisogno di dire a Washington che la Russia è un partner, non uno stato paria da abusare a vantaggio del militarismo americano e delle ambizioni egemoniche.

Gli europei lo faranno? I loro leader potrebbero non avere la spina dorsale, ma i cittadini europei dovranno, se vogliono impedire al loro “alleato” americano di incitare un cataclisma nucleare. L’arroganza americana sta fomentando una ribellione europea contro i propri leader criminali che desiderano far morire milioni di persone innocenti.

Fonte: Strategic Culture

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/il-desiderio-di-morte-nucleare-in-america-leuropa-deve-ribellarsi/

Avere una politica estera

Fonte: Alessio Mannino

Mamma li russi. Allarme russo. I russi alla porta. Attenzione a quei figli di Putin dei russi. E’ tutto un tremito di scandalo e timore la stampa benpensante di stamane, all’indomani della prima giornata del Forum Economico Eurasiatico di Verona. Signora mia atlantista, dove andremo a finire ospitando i rappresentanti degli interessi di Mosca, capofila il gigante del gas Rosneft, nel cuore del Nord produttivo di un’Italia pericolosamente governata da quei mostri malvagi di leghisti e grillini? Ribalteremo settant’anni di alleanza privilegiata Usa-Ue, con tutte quelle fantastiche basi a stelle e strisce disseminate qua e là, con la Nato che avanza casualmente verso i confini della Russia (la quale, secondo i nostri statisti passivo-aggressivi, dovrebbe assentire e subire con gioia e gaudio)? Il terzo del nostro debito pubblico finirà gradualmente nelle mani di ex agenti Kgb e plutocrati al guinzaglio di zar Vladimir, anziché restare in quelle, ottime e caritatevoli, di banche occidentali (francesi in primis, tedesche in secundis)? Con la triade Conte-Salvini-Di Maio al governo rischiamo di passare dalla parte dei “cattivi”, gli anti-democratici, gli illiberali, i guerrafondai eccetera eccetera eccetera? A quando le cavallette, la peste nera, il ritorno di Hitler (o di Stalin), la caduta di massa dei capelli e la perdita istantanea di libido sessuale per quei sudicioni che non talmudizzano gli editoriali di Cassese e Panebianco?

Scherzi a parte, ci sono molte ottime ragioni per cui l’Italia ha tutto il diritto e la convenienza di coltivare rapporti economici e politici con la Russia. Una é la più banale: farla finita con le sanzioni che l’Ue ha comminato all’orso russo per supportare con le armi i russofoni in Ucraina (i kosovari albanesi andavano sostenuti contro i serbi, in Donbass invece l’autodeterminazione dei popoli non vale). Una chiusura al mercato per le nostre aziende che spiega l’imbarazzato ma interessato silenzio dei nostri imprenditori, il cui motto resta quello di Vespasiano: pecunia non olet. Ma le ritrovate anime belle che mai si adontano troppo per i nostri traffici con quei puri di cuore dei sauditi e dei qatarioti, o degli egiziani o di Singapore o del Pakistan o della stessa Cina, ecco questi pii in odore di santità accusano la politica filo-russa – in realtà semplicemente più amichevole e realistica verso la Russia – di commettere alto tradimento verso i valori dell’Occidente. Se c’è una cosa su cui l’Occidente non può proprio dare lezioni di moralità a nessuno, é esattamente sulla coerenza fra i sacri princìpi (libertà, uguaglianza, fratellanza e, va da sé, democrazia) e tutte le guerre di aggressione e occupazione, le stragi di civili con bombardamenti pilotati dal Nevada, i giochi sporchi di spionaggio, il sostegno a Stati macchiatisi di crimini umanitari (Israele, solo per dire il peggiore), i maneggi, i finanziamenti e le intese con dittature e corrotti di ogni tipo. Si obietterà: così fan tutti, la politica, e specialmente la Grande Politica, é sangue e merda, e chi é senza peccato scagli la prima bomba (atomica).

Infatti. Con una differenza, però: i russi non si considerano la civiltà superiore in diritto di intervenire ovunque. Si limitano a intervenire secondo una più tradizionale ma al tempo stesso attuale visione di blocchi geopolitici, quando la loro sfera d’influenza viene minacciata. Non si ergono a gendarmi morali del mondo. In ogni caso, basterebbe rileggersi Tucidide e Machiavelli per sapere che a dominare é sempre stata e sempre sarà la potenza, più o meno mascherata e abbellita dalle vesti nobilitanti degli Ideali. Ma a parte che ciò non toglie valore a questi ultimi (il machiavellismo, a rigore, era un repubblicanesimo sul modello romano, non un immoralismo alla De Sade), e detto che in ogni caso i nostri non ci danno il diritto di misurare gli altri popoli sovrani col nostro metro (ognuno ha i suoi giudizi e pregiudizi, e si dovrebbero rispettare quelli altrui cercando di aprirsi, ma senza ingerenze), cosa c’è di male a dotarsi di una politica estera nazionale e autonoma? In attesa del godot Europa, tutti i nostri cari “fratelli” europei ne hanno una, a cominciare da Berlino e Parigi. Noi no.

Perché allora, oltre a forniture di gas e scambi manifatturieri, non guardare anche a Mosca, visto che ormai è nel Mediterraneo, da un lato tramite la Siria, dove quei pervertiti dell’Isis sono stati battuti soprattutto grazie ai russi (mica a gesù bambino), e dall’altro mediante la Libia, in cui appoggia quel figuro di Haftar, sì, con il quale tuttavia bisogna fare i conti per ristabilire prima o poi, si spera, la pace stroncando ogni residuo pericolo di focolai islamisti? E lo sanno, i banditori di valori, che Russia e Cina, la Cina che ci piace tanto perché ci si lucra tanto business, ormai fanno flick e flock, che é in progetto un collegamento ferroviario che unirà la Repubblica Popolare e il continente europeo fino in Germania, passando dai partner ex sovietici dell’Unione Economia Eurasiatica (EEU), che le due grandi potenze collaborano assieme ad altre medie potenze nella SCO (Shanghai Cooperation Organization), l’accordo sulla sicurezza che copre anche lo spettro di interessi di Iran, Pakistan, India e Afghanistan, e che dunque la Russia può rappresentare utilmente un trampolino di lancio verso Pechino, di cui finora abbiamo solo conosciuto e apprezzato sbavanti l’intraprendenza imprenditoriale, ma senza essere capaci di intavolarci una strategia geopolitica?

Persino gli Stati Uniti con Donald Trump hanno “cambiato verso”, direbbe qualcuno, nei confronti del Cremlino, anche se poi il “deep state“, l’apparato profondo di esercito, servizi segreti e burocrazia gli sta mettendo i bastoni fra le ruote in ogni modo. Noi invece, secondo gli occidentalisti di destra e di sinistra, dovremmo fare gli americani più americani degli americani, più realisti del re. Ci piaccia o no, la Russia che persegue disegni di lungo raggio (leggete qui le ultime sullo sganciamento dal dollaro, altro che putinate) non può non essere un interlocutore per l’Europa. Dovremmo ragionare da europei e da italiani, perché in un pianeta multipolare, l’Occidente come l’abbiamo conosciuto esiste sempre meno. Purtroppo é l’Unione Europea, dio Euro a parte, a non esistere proprio.

riportato integralmente da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61127

Botta e risposta

di  Luciano Lago

La bocciatura della manovra presentata qualche giorno fa dal governo italiano a Bruxelles non era stata inaspettata ma anzi era stata già in certo qual modo anticipata dal commissario europeo, Pierre Moscovici, ancor prima di ricevere la lettera da Roma.
Si sapeva che alla Commissione Europea (CE) non andava giù che il Governo italiano avesse disatteso le raccomandazioni della Commissione e avesse operato di testa propria, con l’aumento della spesa di qualche punto di 0,.. causato dai provvedimenti quali, reddito di cittadinanza, abolizione della riforoma Fornero, Flat Tax (per quanto limitata )sanatoria e altri provvedimenti.

Il ministro Salvini ha risposto alla bocciatura: “E’ una decisione che fa irritare ancor di più gli italiani. Bruxelles sta attaccando un popolo, non un governo”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Altrettanta grinta e determinazione ha dimostrato anche il vicepremier, Luigi Di Maio : “Non ci arrendiamo, andiamo avanti”. Hanno risposto bene, non si possono avere dubbi.

Tuttavia non bisogna cadere nell’equivoco di pensare che, fra la CE e il governo giallo/verde, si sia aperta soltanto una lite per questioni puramente contabili o di difforme visione dei dati di bilancio. Al contrario la vera questione è quella che la manovra del governo italiano (con tutti i suoi limiti) rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto ai canoni stabiliti della dottrina neoliberista praticata dalla CE e dagli organismi europei sulla base dell’austerità, della riduzione del debito pubblico e del ridimensionamento dell’intervento dello Stato nel sistema economico.

Il fatto che il governo italiano abbia varato una manovra economica espansiva che punta prioritariamente l’incremento della domanda interna privilegiando interventi sulle fasce disagiate della popolazione (reddito di cittadinanza) e riduzione di imposte alle piccole imprese (Partite iVA), questo è considerato lo strappo più pericoloso in quanto rischia di costituire un precedente per altri paesi e mette in pericolo la stabilità delle banche estere (francesi e tedesche) che detengono i titoli del debito italiano.

Jean Claude Junker presidente Commissione Europea

Gli interessi in gioco sono enormi per la grande finanza che lucra enormi profitti sul debito italiano, visto il sistema penalizzante di aste pubbliche delle emissioni sui mercati internazionali che fruttano interessi cospicui alla speculazione finanziaria. L’Italia, non avendo né una moneta né una banca centrale propria, deve rifornirsi di denaro sui mercati finanziari e deve continuare a pagare alti interessi sul debito e sul rifinanziamento del debito. Normale che i grandi potentati finanziari non vogliano mollare l’osso e tanto meno permettere che l’Italia cambi il suo sistema, magari ricorrendo a risparmio nazionale e emettendo titoli garantiti da una organismo pubblico (Cassa Depositi e Prestiti) che farebbe da garante o prestatore di ultima istanza.

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Nord-stream2

“La Germania è totalmente controllata dalla Russia, perché tra il 60 e il 70 per cento della sua energia proviene dalla Russia e da un nuovo gasdotto”, ha detto il presidente Trump. La Germania continua a vedere Nord Stream 2 come un’impresa commerciale, anche se vuole chiarezza sul futuro ruolo dell’Ucraina come rotta di transito, ha detto il portavoce del governo tedesco Ulrike Demmer il mese scorso. Nord Stream 2 è progettato per aggirare l’Ucraina, e l’Ucraina teme che perderà i diritti di transito e farà leva sulla Russia come rotta di transito per il suo gas verso l’Europa occidentale. La Polonia, uno degli oppositori più espliciti di Nord Stream 2, insieme agli Stati Uniti, ha rilasciato una dichiarazione congiunta il mese scorso durante la visita del presidente polacco Andrzej Duda a Washington, in cui le parti hanno affermato : “Continueremo a coordinare i nostri sforzi per contrastare i progetti energetici che minacciano la nostra sicurezza reciproca, come Nord Stream 2. ”

Nord stream mappa

Gli Stati Uniti intendono vendere più gas naturale liquefatto (GNL) sul mercato europeo, compresa la Germania , per aiutare l’Europa a diversificare il proprio approvvigionamento energetico, che sta diventando sempre più dipendente dalle forniture russe. Il presidente della Federazione dell’industria tedesca (BDI), Dieter Kempf, tuttavia, ha dichiarato al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung il mese scorso, che aveva “un grosso problema con un paese terzo che interferisce nella nostra politica energetica “, riferendosi agli Stati Uniti. L’industria tedesca ha bisogno di Nord Stream 2, e il progetto di acquistare il GNL statunitense invece non avrebbe alcun senso economico, ha detto. Il GNL USA attualmente non è competitivo sul mercato tedesco e sarebbe semplicemente troppo costoso, secondo Kempf. Il prezzo più basso del gas russo per condutture verso l’Europa è un punto chiave di vendita, e Gazprom utilizza spesso. All’inizio di questo mese, Alexey Miller, Presidente del Comitato di gestione di Gazprom, ha dichiarato in un forum del gas in Russia: “Sebbene si stia discutendo molto sui nuovi piani per le consegne di GNL, non vi è dubbio che le forniture di gasdotti dalla Russia saranno sempre più competitive ripetto alle consegne di GNL da qualsiasi altra parte del mondo. Va da sé.” Il problema con Nord Stream 2, che è già in costruzione nelle acque tedesche, è che non si tratta solo di un progetto commerciale. Molti in Europa e tutti negli Stati Uniti lo considerano uno strumento politico russo e un mezzo per rafforzare ulteriormente la presa della Russia sulle forniture di gas europee, di cui detiene già più di un terzo. Ma la Germania vuole discutere il futuro di questo progetto all’interno dell’Unione Europea, senza interferenze da parte degli Stati Uniti. Nota: Dalle discussioni incorso si rende evidente che le pressioni USA sulla Germania hanno un solo obiettivo che è quello di isolare la Russia dall’Europa. La politica di sanzioni e minacce è un espediente chiaro ed evidente per Washington di impore i propri interessi sabotando qualsiasi accordo commerciale in violazione delle regole del commercio internazionale. In pratica gli Stati Uniti stanno semplicemente premendo per vendere il proprio gas liquefatto in Europa, cercando ad ogni costo di fermare il suo concorrente, il progetto russo Nord Stream-2. Si usano vari metodi: pressione politica, diplomatica e minacce dirette per imporre sanzioni, sia contro le compagnie russe che contro quelle europee. Allo stesso tempo, il gas liquefatto americano costerà un terzo in più. Ma, secondo Washington, è meglio per gli europei è comunque meglio del gas dalla Russia. Fonte: OilPrice.com Traduzione e nota: Luciano Lago