MES

Riportiamo integralmente l’intervento del 15 novembre del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sulla riforma del Mes, per dare la possibilità ai lettori di valutare esattamente le sue parole, in considerazione dei commenti molto ammorbiditi apparsi sul principale quotidiano ¹1economico italiano (vedi anche qui). In realtà insieme all’audizione alla Camera dei deputati di Giampaolo Galli, docente alla Luiss ed ex direttore generale di Confindustria, anche le parole di Visco hanno suscitato scalpore, perché i  due economisti, di provata fede europeista, hanno entrambi manifestato in maniera chiara le dovute preoccupazioni sui “rischi enormi” per il nostro paese derivanti dall’approvazione di questa riforma, peraltro già concordata a livello europeo anche dal governo italiano al di fuori di qualsiasi dibattito parlamentare, e ora in attesa solo di  ratifica. In proposito suggeriamo anche la lettura dell’ approfondita e completa analisi sul Mes e i suoi effetti del giurista ed ex sottosegretario agli Affari europei col Ministro Savona, Luciano Barra Caracciolo.

http://vocidallestero.it/2019/11/18/intervento-di-visco-sulla-riforma-del-mes-grandi-rischi-e-piccoli-vantaggi/

La Brexit non avverrà

Ambiente futuro

La Brexit non avverrà. Non si uscirà né a destra né a sinistra. È tempo di rassegnarsi a questa idea.

Con la firma dell’assurdo Benn Act, l’opzione di un’uscita non concordata è stata eliminata, il che significa che il Regno Unito sarà costretto o a rimanere nell’Ue o ad accettare un accordo che è un Remain mascherato sotto falso nome.

L’emendamento Letwin e la richiesta di estensione che Boris Johnson non ha firmato sono solo uno squallido teatro. Inutili chiodi in una bara ben sigillata.

Il tutto assomiglia molto a “Weekend con il morto” – un cast di personaggi deludente, che porta in giro il cadavere della Brexit per tenere in piedi uno scherzo usurato che non era divertente nemmeno all’inizio.

Il Parlamento è diventato un’assurda pantomima, dove un Primo Ministro pagliaccio – che ha distrutto di proposito la sua maggioranza – lancia alla ribalta uomini di paglia…

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Ricetta europea

E  questa precarietà sta crescendo, e stroncando le speranze di interi settori della società. Per   il complesso delle riforme austeritarie imposte in queste stesse settimane da Macron, “l’aumento del 12% per cento degli emolumenti nei primi in cordata viene compensato – fortunatamente – dal  taglio del 15% delle indennità  di disoccupazione;  che per i “quadri” licenziati per delocalizzazione delle loro aziende, sale a -30%”,  notifica sarcastico l’economista Philippe Béchade (fondatore del think tank alternativo Econoclastes).

L’idea di Macron  è infatti che i sussidi di disoccupazione erano troppo grassi, e quindi  non invogliavano disoccupati a cercare un lavoro qualunque, anche a 450 euro  – come i minijob tedeschi.

“Insomma non aggredisce la disoccupazione, aggredisce i disoccupati”,  sunteggia Thomas Portes, responsabile del collettivo ferrovieri “ex PCF”, ossia  che votavano comunista. “E  questo, mentre i padroni del CAC 40 (le prime multinazionali quotate a Parigi) intascano  277 il salario minimo.

Ogni settore sociale è ferito. Nel 2017, il  20% degli agricoltori francesi “non hanno avuto alcun reddito”,  per la pressione dei prezzi al ribasso operato dalla grande distribuzione , la concorrenza mondiale,  l’euro sopravvalutato per i prodotti agricoli europei.

Per di più, gli agricoltori senza reddito sono stra-indebitati con le banche. Ogni due giorni si uccide un agricoltore francese,  un sinistro  crescendo che si avvicina alla marea di suicidi dei poliziotti; e a cui hanno cominciato ad adeguarsi anche gli insegnanti, che si tolgono la vita perché i giganteschi figli degli immigrati,  loro studenti,  non riconoscono la loro autorità e spesso li malmenano fisicamente (girano video di questi  fatti).

In questa  il “filosofo e saggista”   Pascal Bruckner invita Macron ad alzare  l’età  della pensione a 70 anni, onde anche i decrepiti possano godere della “state indiana della vita” di cui lui ci comunica di godere, grazie alla sua ricetta: “Amare, filosofare, e lavorare”.   Quando si sa che Bruckner è j, si raggiunge la certezza: questa Europa che schiaccia i poveri, soddisfa completamente i signori del discorso  – come in  Italia.

https://www.challenges.fr/entreprise/vie-de-bureau/pascal-bruckner-il-faut-fixer-l-age-de-la-retraite-a-70-ans_683421

“Il debito è un costrutto artificiale creato dalle banche col consenso degli stati per spogliare i popoli e farne i loro schiavi” (un socialista di una volta)

Che di  questa immane tragedia sociale a  cui i francesi si rivoltano e che denunciano,   la UE, l’euro e la sua logica sia la causa prima, lo ha spiegato Mario Draghi in questo video messo inonda da Byoblu

Nell’euro, “i paesi che hanno perso la possibilità di svalutare  la moneta” non devono far altro che “la  svalutazione interna”: ossia svalutare i salari, avvicinandosi a quello “giusto” per lorsignori, sui 450 al mese.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/non-avete-saputo-del-jan-palach-francese/

Vladimiro Giacchè

https://www.ibs.it/anschluss-annessione-unificazione-della-germania-libro-vladimiro-giacche/e/9788832176377#

9 Novembre 1989: cade il Muro di Berlino.

«Un libro denso di informazioni e lucido nell’analisi»Antonio Pilati, Il Foglio

«Saggio molto documentato e illuminante»Luciano Canfora, Corriere della Sera

«Ricco saggio che affronta il compito arduo di una contronarrazione basata su una folta documentazione di dati e testimonianze»Susanna Böhme-Kuby, Indice dei libri del mese

La riunificazione della Germania: uno dei più grandi successi della nuova Europa sorta da quel crollo? La realtà è ben diversa. Ancora oggi, a trent’anni dal crollo del Muro, la distanza economica e sociale tra le due parti della Germania non accenna a diminuire. La storia di questa unione che divide è una storia che parla direttamente al nostro presente. Allo stesso modo, infatti, la moneta unica europea, introdotta in assenza di una sufficiente convergenza tra le economie e di una politica economica comune, ha accentuato gli squilibri in Europa ed è tra i motivi della crisi dell’ultimo decennio, che per il nostro Paese ha rappresentato la peggiore crisi in tempi di pace dall’Unità d’Italia.

Migranti di ritorno

A PARIGI SI RIPULISCONO I CAMPI DI IMMIGRAZIONE

Secondo i rapporti, l’operazione è iniziata al mattino presto. Ha coinvolto almeno 600 elementi delle forze di sicurezza. I rifugiati, la maggior parte dei quali immigrati provenienti dall’Afghanistan, dalla Somalia e dal Ciad, sono stati temporaneamente distribuiti in palestre e centri di accoglienza improvvisati.

Secondo le forze dell’ordine di Parigi, tra i 400 e i 500 migranti si trovavano in un campo situato a Saint-Denis. Altri 900 – nel nord-est di Parigi.

Al mattino presto, le zone occupate dai migranti della capitale francese sono state sopraffatte dalle incursioni degli agenti delle forze dell’ordine, che avevano il compito di eliminare gli accampamenti di tende spontanee dei migranti.
Come riportato in precedenza da Front News , alla vigilia dell’operazione sono state adottate una serie di misure severe delle autorità francesi per risolvere la crisi migratoria all’interno del paese. Oltre all’eliminazione dei campeggi, è stato deciso di stabilire quote per il numero di migranti che lavorano. Inoltre, l’accesso ai servizi medici sarà significativamente limitato per i rifugiati appena arrivati.

Secondo il primo ministro Edouard Philip, le autorità sono costrette a prendere tali misure per rassicurare gli elettori, molti dei quali stanno già schierandosi dalla parte delle forze politiche di destra come quella della Marine Le Pen.
Macron, pur essendosi dichiarato aperto alle migrazioni ed aver criticato duramente i sovranisti anti migrazioni, adesso vuole evitare in tutti i modi di favorire la crescita dei nazionalisti in Francia.

Sgombero migranti
Parallelamente la Francia provvede a rinviare in Italia anche i camion carichi di clandestini sul confine di Ventimiglia.

La gendarmerie ha fermato ultimamamente un camion carico di migranti a pochi chilometri da Nizza. Erano tutti e trentuno stipati su un camion che stava viaggiando su un’autostrada nel sud-est della Francia e li ha rimandati indietro verso l’Italia.
I pachistani sono stati portati in Italia, mentre l’autista è stato arrestato. Un’azione che, seguendo le procedure di non ammissione che sono entrate in vigore nel 2015 dopo la chiusura dei valichi con l’Italia, ha scatenato l’ira della Lega.

“Altro che Orbàn, è l’europeista Macron a confermarsi spietato”, ha lamentato Matteo Salvini accusando il governo Conte di essere “complice” dei francesi o “incapace” a gestire l’emergenza immigrazione.
Dal 2015, con la scusa dell’emergenza terrorismo, il governo francese ha sospeso gli accordi di Schengen e ha iniziato a pattugliare tutti i confini e i valichi con l’Italia.
Ma quello che è accaduto ieri è ridicolo: “Tra gli occupanti del camion – ha fatto sapere il procuratore di Nizza – c’erano tre adolescenti di circa 15 anni ma senza famiglia”. E loro ce li hanno rimandati tutti in Italia, perché si sa, è la terra d’origine dei pakistani.
“Abbiamo agito sulla base della procedura di non ammissione in vigore dal ripristino del controllo di frontiera nel novembre 2015”, ha dichiarato la prefettura francese ricordando che questo tipo di procedura si applica quando il controllo avviene in uno dei cosiddetti “valichi autorizzati”.

Sono 18.125 gli immigrati respinti negli ultimi 12 mesi in Italia alla frontiera di Ventimiglia dalla polizia francese.
Si tratta in gran parte di cittadini di Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Algeria.
Numeri che vanno ad aggiungersi a coloro che sono espulsi per via del Trattato di Dublino e riaccompagnati a Bardonecchia e in aereo da altri Paesi Ue.

https://www.controinformazione.info/macron-adotta-la-linea-dura-sgomberati-i-campi-dei-migranti-a-parigi/

La necessità di un nuovo IRI

segue da bondeno.online

Bye Bye Uncle Sam

Autostrade, Alitalia e ILVA. Cioè trasporto su ruota, trasporto aereo e produzione di acciaio. Due monopoli naturali e un’industria strategica.
Si cercano da anni improbabili soluzioni, quando l’unica cosa da fare sarebbe nazionalizzarle.
D’altronde è evidente come i modelli di successo siano quelli dei Paesi in cui lo Stato interviene pesantemente nell’economia.
Delle 129 aziende cinesi presenti nella lista delle migliori 500 stilata da Fortune, l’80% è costituto da aziende di proprietà o comunque controllate dallo Stato.
Molti altri Paesi, la maggior parte di quelli industrializzati, vantano un’importante presenza dello Stato nell’economia, soprattutto quando si parla di grandi aziende.
Consultando i dati, viene fuori che dietro la Cina (96% delle aziende più grandi a guida statale), ci sono gli Emirati Arabi Uniti (88%), la Russia (81%), l’Indonesia (69%) e la Malesia (68%) (grafico 1).
I settori con i rapporti più alti di partecipazione pubblica – tra il 20%…

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Libia chiama Russia

Il continente africano sta chiedendo investimenti russi, un ruolo politico attivo di Mosca nel continente e la risoluzione della questione libica seguendo il modello dei negoziati siriani a Sochi. L’Africa si aspetta molto dalla Russia, ma ha molto da offrire a sua volta.

“La Russia non è mai stata un colonizzatore in Africa e non porta il peso del passato”, ha detto il ministro degli Esteri libico Abdelhadi Hwaj alla Sputnik News, a margine del vertice Russia-Africa a Sochi.

Ha sottolineato che le relazioni tra Russia e Libia sono sempre state amichevoli e strategiche e che questo è uno dei motivi di una cooperazione congiunta approfondita e globale. Secondo lui, un tale vertice avrebbe dovuto svolgersi molto tempo fa, ma è positivo che si sia tenuto nel 2019 e non nel 2020 o nel 2021.

Vogliamo colloqui libici, come quelli siriani a Sochi

“La Libia è la porta settentrionale dell’Africa. Purtroppo, non è un porta sicura, ci sono più di 21 milioni di armi illegali in circolazione . Vi è una difficile situazione di sicurezza in Nigeria e Camerun. L’Africa dovrebbe sospendere le importazioni e la produzione di armi. È necessario concentrare le forze sull’economia e sulle questioni sociali. Circa il 60 percento della popolazione africana è giovane “, ha dichiarato il capo della diplomazia libica.

Il ministro ha sottolineato che è per questo motivo che risulta necessario un partenariato internazionale strategico ed efficace per invertire la situazione attuale. Ha anche espresso la speranza che la Russia si occupi della questione libica prendendola nelle sue mani.

I bombardamenti delle forze governative in Libia

“Speriamo che la Russia svolga un ruolo più significativo nella risoluzione della crisi libica. La Russia è un membro attivo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e una grande potenza economica. Vogliamo che la Russia conduca i negoziati libici allo stesso modo dei colloqui siriani a Sochi “.

Per la Russia, tutte le porte sono spalancate

“Abbiamo bisogno della partecipazione russa nella sfera dello sviluppo, il sistema petrolifero e del gas, stiamo aspettando investimenti russi per costruire la ferrovia e ricostruire il paese. Il governo orientale controlla il 90 percento del paese. Abbiamo bisogno di progetti per la ricostruzione di infrastrutture, strade, elettricità. Invitiamo nuovamente la Russia a lavorare in Libia “, ha dichiarato il ministro degli Esteri libico Hwaj.

Anche il capo del governo dell’Accordo nazionale della Libia (situato a Tripoli), Faiz Saraj, è arrivato a Sochi. Dopo l’incontro con Faiz Saraj, il capo del gruppo di contatto russo per il regolamento sulla situazione interna della Libia , ha dichiarato che “stanno cercando nuovi accordi nel campo della cooperazione tecnico-militare. Vogliono costruire attivamente relazioni nella sfera tecnico-militare. Allo stesso tempo, comprendiamo che esiste un embargo sulle armi in Libia e, sebbene sia attualmente una situazione complessa, stiamo cercando un modo per agire legalmente all’interno delle norme e delle leggi internazionali “.

https://www.controinformazione.info/la-libia-richiede-la-protezione-della-russia-come-fatto-con-la-siria/