Facili previsioni

Oggi Napolitano è in visita alle zone del terremoto e il sindaco di Bondeno, uno dei comuni interessati dal sisma era a Bologna a presentare alcune richieste di cui abbiamo dato notizia ieri in un altro articolo.

Ammesso che si possa considerare conclusa la fase sismica e si possa cominciare a pensare alla ricostruzione, tutti si chiedono cosa succederà e, in particolare. di quali aiuti il privato cittadino potrà disporre di quelli raccolti pro-terremotati.

Se dobbiamo trarre auspici dal passato,  l’Aquila  (6 aprile 2009) insegna: gli abitanti vivono in C.A.S.E. (Complessi Anti-Sismici Ecocompatibili)

Per il centro storico, ancora chiuso, il governo Monti propone che venga modificata la destinazione d’uso degli edifici,  consentendo ampie ristrutturazioni ai proprietari , mantenendo la facciata.

Solo che, nel frattempo i proprietari non sono più quelli che ci abitavano (e dopo tre anni vorrei vedere!) ma multinazionali che, dietro una quinta cinematografica, faranno i soliti supermercati o edilizia residenziale di lusso; presumibilmente con i soldi destinati alla ricostruzione.

I cittadini possono sempre chiedere mutui alle banche, alle quali sono già affluiti i soldi delle sottoscrizioni, così da potersi indebitare a tassi particolarmente vantaggiosi.

Per fortuna, finora, la nostra città non sembra aver subito grossi danni (non abbiamo una zona “rossa” , come i comuni limitrofi)  e poi abbiamo già provveduto in proprio a distruggere sistematicamente ogni contenitore culturale.

A voler fare davvero gli interessi dei terremotati, era meglio spedire la propria offerta a mezzo vaglia, pescando a caso dall’elenco telefonico!

C'era una volta il Cyberfest

Irene Incarico – Il cyberpunk in Italia: testimonianze letterarie e linguaggi mediatici
Nel lontano 1998/99 a Bondeno si guardava al futuro…

http://cyberfest.bondeno.com

Nel video Angelo Porazzi che venne all’edizione del 1999, nella foto sotto lo scrittore di fantascienza Paolo Aresi,  invitato nel novembre del 2000 a presentare il suo libro “Il giorno della sfida”.

Paolo Aresi a Bondeno

Gli anni '60

Dopo circa tre anni e circa 130 post, si può considerare ultimato il discorso sui principali eventi che hanno segnato gli anni dal 1960 al 1969.
Per comodità di consultazione, abbiamo riunito in stampa i principali argomenti trattati, ma rimane sempre in linea, con filmati e immagini, l’edizione multimediale del blog all’indirizzo:
http://nostalgia-bondenocom.blogspot.com/

N.B. Nel frattempo gli articoli sono diventati il doppio e il blog si è trasferito all’indirizzo: https://anni60storia.wordpress.com , raggiungibile anche da anni60storia.info

La politica dello struzzo

N° pagine 140
Prezzo di copertina: 12 euro
Formato 15 x 21
ISBN: 88-89720-25-5

Ordina il libro

Autore: Fabio Bergamini
Titolo: Il male luminoso
Comunicazione, società, politica

Collana: Tesi e Ricerca

Genere: Filosofia

Quale volontà, più o meno criminale, si nasconde dietro l’edificazione dei nuovi idoli postmoderni? È questa la domanda fondamentale da cui traggono origine le riflessioni di Fabio Bergamini.
Il male luminoso si propone esplicitamente come l’occasione per inaugurare un vigoroso disappren-distato, come un mezzo utile per braccare la cattiva coscienza del potere, per porre sotto critica serrata i millantati vantaggi di cui la contemporaneità vorrebbe oggi pregiarsi attraverso l’azione pervadente dei mezzi d’informazione.

Nonostante questo pregevole libro del nostro concittadino e consigliere provinciale della Lega, continuiamo a non interessarci delle nostre sorti, neanche a livello politico. Peccato!

http://www.starrylink.it/editrice/tesi/bergamini/bergamini.html

Atti di fede e/o di speranza

Abbiamo ricevuto e pubblicato questo articolo il 21 marzo 2011,  solo 6 persone lo hanno letto; nel frattempo la CMV ha cambiato il suo azionariato, Cristina Tralli si è dimessa e a nessuno importa nulla di come viene gestito il nostro comune.

Articolo di rettifica agli articoli pubblicati alla pagina 26 di Mercoledì 16/03/11 BONDENO-ALTO
FERRARESE su LA NUOVA FERRARA.

1) Intervento su CMV:

E’ stata male interpretata l’interpellanza presentata in Consiglio Comunale in data 14/03/11 avente per argomento LA RACCOLTA PORTA A PORTA DEI RIFIUTI. Nell’interrogazione chiedo all’assessore competente, di relazionare in merito alla mozione votata positivamente all’unanimità dal Consiglio Comunale in data 22/10/10, ove si chiedeva di adottare il sistema di raccolta differenziata “Porta a porta” in quanto egli si era preso l’impegno di relazionare al consiglio entro il 28/02/11 e non l’aveva ancora fatto. La risposta dell’assessore Vincenzi è stata vaga in quanto ha scaricato la mancata attuazione del sistema a responsabilità interne di CMV che forse a breve verranno risolte e a una ipotetica mancanza di fondi comunali. La risposta non mi ha soddisfatto perché mi aspettavo che almeno in tutto questo tempo si fosse studiato un piano di fattibilità e invece nulla, come se la mozione non fosse mai stata deliberata.

2) Intervento su variante ex zuccherificio:

Sono state omesse parecchie cose: Ho formulato parecchie domande tecniche dopo essermi attentamente informata, una su tutte “Se è vero che l’indice di edificabilità dell’area passa da 0,5 a 2, e cioè da la possibilità di aumentare fino a 4 volte tanto la superficie da costruire fino ad un massimo di 60 metri di altezza per circa 130.000 metri quadrati? Se il valore del terreno aumenterà di molto e a vantaggio di chi? E’ stato fatto uno studio di impatto ambientale? Qualora si rendessero necessarie opere pubbliche (gasdotto, fognatura, depurazione, trasmissione energia elettrica e dati, ecc) su chi graverebbero i costi? Il bilancio comunale sarebbe in grado di sostenerli o ricadrebbero sui cittadini? La viabilità? ECCO queste sono alcune delle domande alle quali non mi è stato risposto se non con le solite frasi che esortavano a fare “un atto di fede, a credere ad un sogno di una nuova Bondeno industriale”. Ora io non credo ai sogni ad occhi aperti perché notoriamente quando si sogna si sta dormendo, ma credo alla realtà dei fatti che sulla base di progetti inesistenti o vaghi, in totale assenza di un piano industriale concreto ci chiedevano di fare un atto di fede che a mio avviso era più un atto di speranza. Mi è stato risposto che tutte le mie domande avrebbero avuto risposta solamente in un secondo momento, cioè quando la potenziale e non ancora costituita società costruttrice, avesse presentato un piano particolareggiato dell’area. Sono poi partite le solite risate offensive, ed abbiamo scoperto che come al solito solamente una parte delle informazioni era di dominio pubblico ma il resto come al solito rimaneva di dominio di pochi. Come mai ? Il mio capogruppo Micai Patrizia si è astenuta in quanto non si capiva cosa si votava e io vorrei esortare tutti quelli che hanno votato si di spiegare pubblicamente magari dalle pagine di questo giornale, cosa hanno capito e quanto possono essere sereni della scelta che hanno fatto. Ovviamente la mia dichiarazione di voto è stata contraria, “PER QUANTO E’ ESPOSTO SIA PER ISCRITTO CHE ORALMENTE, RITENGO CHE MANCHINO IMPORTANTI ELEMENTI DI VALUTAZIONE CHE MI PORTANO A NON POTER DECIDERE CON SERENITA’ SU UN ATTO AMMINISTRATIVO COSI’ IMPORTANTE PER LA COMUNITA’ LOCALE, PERTANTO PUR RIMANENDO PROFONDAMENTE FAVOREVOLE ALL’INSEDIAMENTO DI NUOVE REALTA’ INDUSTRIALI NEL NOSTRO TERRITORIO, IL MIO VOTO E’ NO”. Spero che tutte queste domande siano spunto di riflessione per molti e di condivisione per chi è chiamato ad amministrare il nostro territorio.

Cristina Tralli

Bondeno 16/03/2011

La legge bancaria del 1936

Il ruolo di Beneduce fu essenziale nella ristrutturazione dell’economia italiana successiva alla crisi mondiale del 1929. Il fallimento delle maggiori banche italiane, che detenevano anche numerose partecipazioni azionarie nelle imprese industriali, fu evitato grazie all’intervento dello Stato. Il «sistema Beneduce» prevedeva la netta separazione fra banche ed imprese industriali, con la partecipazione diretta dello Stato al capitale di controllo delle imprese. Le aziende pubbliche rimanevano comunque società per azioni, continuando quindi ad associare, in posizione di minoranza, il capitale privato.

Lo Stato si riservava, inoltre, un ruolo di indirizzo dello sviluppo industriale, senza entrare nella gestione diretta: in luogo della nazionalizzazione venne decisa una serie di interventi finalizzati al salvataggio e al sostegno finanziario di singole imprese. A tale scopo furono fondati:

Alberto Beneduce fu, assieme al futuro Governatore della Banca d’Italia Donato Menichella, il principale ispiratore di queste riforme, così come della legge bancaria del 1936, rimasta in vigore fino al 1993, che vietò alle banche l’esercizio congiunto del credito a breve ed a lungo termine.

Fonte: wikipedia s.v. Beneduce

Editoriali

editoriali

Abbiamo raccolto in questo documento i principali editoriali di bondeno.com (alias terzapagina.info); sono 35 pagine in PDF scaricabili e stampabili gratuitamente, oppure leggibili a schermo dall’applicazione qui sopra.
Ricordiamo che è possibile tesserarsi fin d’ora, per il 2012, all’associazione (quota annuale 5 euro) utilizzando il modulo all’indirizzo:
http://uac.bondeno.com/afenice/modulo.htm
e pagando con paypal.

Gondrano

Nessun animale era fin allora andato in pensione, ma negli ultimi tempi l’argomento era stato ancora assai discusso. Ora che il piccolo campo oltre il frutteto era stato messo a orzo, si diceva che un angolo del grande pascolo sarebbe stato chiuso da un recinto e destinato agli animali anziani. Per un cavallo, si diceva, la pensione sarebbe stata di cinque libbre di grano al giorno, e, in inverno, di quindici libbre di fieno con una carota o, forse, una mela nei giorni di festa pubblica. I dodici anni di Gondrano cadevano alla fine dell’estate dell’anno seguente.

Intanto la vita era dura. L’inverno era rigido quanto lo era stato quello precedente, e i viveri erano anche più scarsi. Ancora una volta vennero ridotte tutte le razioni, eccetto quelle dei maiali e dei cani. Una eguaglianza di razioni troppo rigida, spiegava Clarinetto, sarebbe stata contraria ai principi dell’Animalismo. In ogni caso egli non aveva difficoltà a dimostrare agli altri animali che, nonostante l’apparenza, in realtà essi non soffrivano di scarsità di cibo. Per il momento, certo, s’era trovato necessario venire a un nuovo razionamento (Clarinetto parlava sempre di “razionamento”, mai di “riduzione”), ma in confronto ai tempi di Jones si stava enormemente meglio. Leggendo le cifre con voce rapida e acuta, dimostrava loro minutamente che avevano più avena, più fieno, più rape che non ai tempi di Jones, che lavoravano un minor numero di ore, che bevevano acqua di miglior qualità, che vivevano più a lungo, che c’era un’assai minore mortalità infantile, che avevano più paglia per il loro letto e soffrivano meno per le pulci. Gli animali credevano a ogni parola. A dire il vero, Jones e tutto quanto lo riguardava era quasi del tutto scomparso dalla loro memoria. Sapevano che la loro vita presente era aspra e misera, che spesso avevano fame e freddo e che quando non dormivano erano sempre al lavoro. Ma, senza dubbio, doveva essere stato peggio nei tempi andati. Erano lieti di credere così. Inoltre, allora erano schiavi e ora erano liberi, e qui stava tutta la differenza, come Clarinetto non mancava mai di rilevare.

Ora vi erano molte più bocche da nutrire. In autunno le quattro scrofe avevano partorito simultaneamente, dando alla luce, fra tutte, trentun porcellini. I porcellini erano pezzati, e poié Napoleon era l’unico verro della fattoria, era facile intuirne la paternità. Fu annunciato che in seguito, quando si fossero acquistati mattoni e legname, si sarebbe costruita una scuola nel giardino della casa colonica. Intanto i maialetti ricevevano la loro istruzione dallo stesso Napoleon nella cucina della casa. Si esercitavano in giardino, ed erano dissuasi dal giocare con gli altri giovani animali. Circa in quest’epoca fu imposta anche la regola che quando un maiale e qualunque altro animale si incontravano per via, l’altro animale doveva farsi da parte: e anche che tutti i maiali di qualsiasi grado dovevano avere il privilegio di portare la domenica un nastro verde sulla coda. La fattoria aveva avuto un’annata discreta ma vi era sempre scarsità di danaro. Bisognava comprare mattoni, sabbia, calce per la scuola e sarebbe stato necessario fare altri risparmi per l’acquisto del macchinario per il mulino. Poi occorreva olio da lampada e candele per la casa, zucchero per la mensa privata di Napoleon (lo proibiva agli altri animali é lo zucchero li avrebbe fatti ingrassare), oltre ai soliti rifornimenti di utensili, chiodi, corda, carbone, filo di ferro, rottami di metallo e biscotti per i cani. Un covone di fieno e una parte del raccolto di patate vennero venduti e il contratto per le uova venne aumentato a seicento la settimana, così che per quell’anno le galline deposero uova in numero appena sufficiente a mantenere il livello. Le razioni, ridotte in dicembre, vennero ulteriormente ridotte in febbraio e furono vietate le lanterne nelle stalle per risparmiare olio. Ma i maiali parevano passarsela abbastanza bene e infatti ingrassavano. Un giorno, sulla fine di febbraio, un profumo caldo, squisito, appetitoso, quale gli animali non avevano mai prima sentito, si sparse per il cortile dalla piccola birreria che dal tempo di Jones era caduta in disuso e che era situata dietro la cucina. Qualcuno disse che era odore di orzo cotto. Gli animali fiutarono l’aria con espressione affamata e si chiesero se la calda mistura si stesse preparando per la loro cena. Ma non comparve alcuna calda mistura e la domenica seguente venne annunciato che l’orzo sarebbe stato riservato ai soli maiali. Il campo oltre il frutteto era già stato seminato a orzo. E presto serpeggiò la notizia che ogni maiale riceveva ora quotidianamente una pinta di birra; e Napoleon invece mezzo gallone che gli veniva servito nella zuppiera Crown Derby.

Ma le privazioni che si dovevano sopportare erano in parte compensate dal fatto che la vita aveva ora un’assai maggior dignità di prima. Vi erano più canti, più discorsi, più parate. Napoleon aveva comandato che una volta la settimana fosse tenuta una cosiddetta “Dimostrazione Spontanea” il cui scopo era di celebrare le lotte e i trionfi della Fattoria degli Animali. All’ora stabilita, gli animali dovevano lasciare il lavoro e fare un giro a passo di marcia attorno alla fattoria in formazione militare; in testa venivano i maiali a cui seguivano i cavalli, poi le mucche, poi le pecore e ultimo il pollame. I cani fiancheggiavano lo schieramento e in testa a tutti marciava il gallo nero di Napoleon. Gondrano e Berta sorreggevano una bandiera verde con lo zoccolo, il corno e la scritta “Viva il compagno Napoleon”. Seguivano declamazioni di poesie, composte in onore di Napoleon e discorsi di Clarinetto, che davano particolari sugli ultimi aumenti della produzione dei viveri, e in certe circostanze veniva sparato un colpo di fucile. Le pecore erano le più entusiaste partecipanti alle Dimostrazioni Spontanee, e se qualcuno si lamentava (come qualche animale faceva quando non vi erano vicini né maiali né cani) di perdere il proprio tempo e di stare esposto al freddo per nulla, era certo che le pecore lo riducevano al silenzio col loro tremendo belato: «Quattro gambe, buono; due gambe, cattivo!». Ma nel complesso gli animali godevano di queste celebrazioni. Trovavano consolante che venisse loro ricordato che, dopo tutto, erano veramente padroni di se stessi e che il lavoro che facevano era a proprio beneficio. Così, coi canti, i cortei, le cifre di Clarinetto, il rombo del fucile, le note squillanti del gallo, lo sventolio della bandiera, finivano col dimenticare, almeno per qualche tempo, che il loro ventre era vuoto.

In aprile la Fattoria degli Animali venne proclamata Repubblica e fu necessario eleggere un presidente. Vi era un solo candidato, Napoleon, che fu eletto all’unanimità. Lo stesso giorno si seppe che erano stati scoperti altri documenti che svelavano nuovi particolari sulla complicità di Palla di Neve con Jones. Appariva ora che Palla di Neve non solo aveva tentato di far perdere con stratagemmi la Battaglia del Chiuso delle Vacche, come gli animali avevano fino allora creduto, ma che apertamente egli aveva combattuto a fianco di Jones. Era lui infatti che in realtà aveva capeggiato le forze umane e caricato in battaglia al grido di «Viva l’Umanità!»; le ferite sul dorso di Palla di Neve, che ormai pochi animali ricordavano di aver visto, erano state inflitte dai denti di Napoleon.

A mezza estate Mosè, il corvo, riapparve improvvisamente alla fattoria dopo un’assenza di parecchi anni. Non era affatto mutato, continuava a non lavorare e con lo stesso entusiasmo parlava, come sempre, del Monte Zuccherocandito. Si appollaiava su un ceppo d’albero, batteva le ali e parlava per ore a chiunque lo volesse ascoltare. «Lassù, compagni» diceva solennemente, puntando verso il cielo il suo grosso becco «lassù, proprio al di là di quella nuvola nera che vedete, là sta il Monte Zuccherocandito, quel felice paese dove i poveri animali riposano per sempre delle loro fatiche!» Pretendeva anche di esservi stato in uno dei suoi alti voli e di aver visto gli eterni campi di trifoglio e le torte di seme di lino e le zollette di zucchero che crescevano sulle siepi. Molti animali gli prestavano fede. La loro vita, ora, argomentavano, era fame e fatica: non era giusto e irragionevole che un mondo migliore dovesse esistere in qualche altro luogo? Una cosa difficile da definire era l’atteggiamento dei maiali verso Mosè. Essi dichiaravano sprezzantemente che le sue storie sul Monte Zuccherocandito, erano tutte menzogne; pure gli permettevano di rimanere nella fattoria, di non lavorare, e gli concedevano un bicchiere di birra al giorno. Quando lo zoccolo fu guarito, Gondrano riprese a lavorare più che mai. Veramente quell’anno gli animali faticavano come schiavi. Oltre l’andamento regolare della fattoria e la ricostruzione del mulino, vi era la scuola per i maialetti che fu iniziata in marzo. Talvolta, col cibo insufficiente, le lunghe ore di lavoro erano dure da sopportare. Ma Gondrano non esitò mai. In nulla che facesse o dicesse vi era segno che la sua forza non fosse qual era sempre stata. Solo il suo aspetto era un poco mutato: il suo mantello non era più così lucente e i suoi grandi fianchi sembravano essersi contratti. Gli altri dicevano: «Gondrano si rimetterà quando a primavera spunterà l’erba»; ma venne la primavera e Gondrano non ingrassò affatto. Talvolta sul pendio che conduceva in cima alla cava, quando tendeva i muscoli al peso di un gran masso, pareva che nulla lo tenesse in piedi se non la volontà di andare avanti. Allora si vedevano le sue labbra formare le parole: «Lavorerò di più»; non gli restava più voce. Ancora una volta Berta e Benjamin lo esortarono ad aver cura della sua salute, ma Gondrano non dava ascolto. Il suo dodicesimo compleanno si avvicinava. Non gli importava di qualunque cosa accadesse, puré una buona riserva di pietre fosse accumulata presso il mulino. In una tarda sera d’estate un’improvvisa voce che qualcosa era accaduto a Gondrano corse per la fattoria. Era andato da solo a trascinare un carico di pietre al mulino. E purtroppo la voce era vera. Pochi istanti dopo due piccioni vennero in rapido volo con la notizia: «Gondrano è caduto! E’ sdraiato sul fianco e non riesce a rialzarsi!».

Mezza fattoria corse all’altura ove sorgeva il mulino. Là giaceva Gondrano tra le stanghe del carro, il collo allungato, incapace persino di sollevare la testa. L’occhio era vitreo e i fianchi coperti di sudore. Un sottile filo di sangue gli colava dalla bocca. Berta gli si inginocchiò accanto.

«Gondrano» gridò «come stai?»

«Sono i polmoni» disse Gondrano con voce flebile.

«Non importa. Credo che potrete finire il mulino senza di me. Vi è una buona scorta di pietre in riserva. In ogni caso, avevo solo un mese davanti a me. A dire il vero, aspettavo con grande desiderio il momento del mio ritiro. E forse, poié anche Benjamin sta diventando vecchio, gli permetteranno di ritirarsi con me e tenermi compagnia.»

«Bisogna cercar subito aiuto» disse Berta «Che qualcuno corra ad avvertire Clarinetto di quanto è successo.»

Tutti gli altri animali corsero immediatamente alla casa colonica per dare a Clarinetto la notizia. Solo Berta rimase, e Benjamin, che si coricò a fianco di Gondrano e, senza parlare, gli allontanava le mosche con la lunga coda. Dopo circa un quarto d’ora Clarinetto apparve, pieno di simpatia e di sollecitudine. Egli disse che il compagno Napoleon aveva appreso col più profondo dolore la disgrazia toccata a uno dei più leali lavoratori della fattoria e che stava già combinando di mandare Gondrano in cura nell’ospedale di Willingdon. A questa notizia un senso di inquietudine invase gli animali. Salvo Mollie e Palla di Neve, nessun animale aveva mai lasciato la fattoria e il pensiero del loro compagno ammalato nelle mani di esseri umani li turbava. Ma Clarinetto presto li convinse che il chirurgo veterinario di Willingdon avrebbe potuto curare Gondrano assai meglio di quanto non era possibile fare alla fattoria. E mezz’ora dopo, quando si era un poco ripreso, Gondrano fu fatto alzare in piedi e accompagnato alla stalla ove Berta e Benjamin gli avevano preparato un buon letto di paglia. Durante i due giorni successivi Gondrano rimase nella stalla. I maiali gli avevano mandato una grande bottiglia di una medicina rosa che avevano trovato nell’armadietto farmaceutico della stanza da bagno, e Berta gliela somministrava due volte al giorno, dopo i pasti. Laser si stendeva vicino a lui e gli parlava, mentre Benjamin teneva lontane le mosche. Gondrano diceva di non essere spiacente di quanto era avvenuto. Se guariva bene poteva sperare di vivere altri tre anni e già pregustava i giorni tranquilli che avrebbe passato nell’angolo del gran pascolo. Sarebbe stata la prima volta che avrebbe avuto tempo per studiare e migliorare la propria mente. Era sua intenzione, diceva, dedicare il resto della vita a imparare le rimanenti ventidue lettere dell’alfabeto.

Tuttavia Benjamin e Berta potevano rimanere con lui solo dopo l’orario di lavoro, e fu a metà del giorno che venne il furgone a portarlo via. Gli animali erano tutti al lavoro, intenti a sarchiare le rape sotto la sorveglianza dei maiali, quando con stupore videro Benjamin venire di galoppo dalla direzione dei fabbricati ragliando con quanta voce aveva. Era la prima volta che vedevano Benjamin eccitato, la prima volta che lo vedevano galoppare. «Presto, presto!» gridava. «Venite subito! Stanno portando via Gondrano!» Senza aspettare ordini dal porco, gli animali interruppero il lavoro e si precipitarono verso i fabbricati. Nel cortile sostava un gran furgone chiuso, tirato da due cavalli un furgone con iscrizioni sui fianchi e un uomo dall’aria astuta, con in testa un berretto a visiera, seduto a cassetta. E il posto di Gondrano nella stalla era vuoto.

Gli animali si affollarono attorno al furgone. «Addio, Gondrano!» gridarono in coro. «Addio!»

«Pazzi, pazzi!» urlò Benjamin saltando attorno a loro e battendo la terra con gli zoccoli. «Pazzi! Non vedete che cosa c’è scritto sui fianchi del furgone?» Gli animali sostarono e vi fu un mormorio. Muriel cominciò a compitare le parole, ma Benjamin la spinse da parte e fra un silenzio mortale lesse: «”Alfred Simmons, Macelleria Equina e Fabbrica di Colla, Willingdon. Negoziante di cuoio e d’ossa. Forniture per canili”. Capite ciò che significa questo? Portano Gondrano al macello!».

Un grido d’orrore uscì dal petto di tutti gli animali. In quel momento l’uomo a cassetta frustò i suoi cavalli e il furgone uscì dal cortile a buon trotto. Tutti gli animali lo seguirono gridando a gran voce. Berta forzò l’andatura per portarsi innanzi. Il furgone acquistava velocità. Berta tentò di muovere al galoppo le sue pesanti membra. «Gondrano!» gridò. «Gondrano! Gondrano! Gondrano!» e proprio in quel momento, come se sentisse il frastuono esterno, il muso di Gondrano, con la striscia bianca che gli scendeva lungo il naso, apparve alla finestrella sul retro del furgone.

«Gondrano!» gridò Berta con voce terribile. «Gondrano, scendi! Scendi presto! Ti portano alla morte!» Tutti gli animali raccolsero il grido: «Scendi, Gondrano, scendi!». Ma il furgone andava sempre più veloce, portandolo via con é. Non era certo che Gondrano avesse capito ciò che aveva detto Berta. Ma poco dopo il suo muso disparve dalla finestrella e il rumore di un tremendo scalpitare si udì nell’interno del furgone. Cercava a calci una via d’uscita. C’era stato un tempo in cui pochi colpi di zoccolo di Gondrano avrebbero fatto a pezzi il furgone. Ma, ahimè!, la forza lo aveva abbandonato e in pochi istanti i colpi si fecero più deboli finché cessarono del tutto. Disperati, gli animali volsero le loro invocazioni ai due cavalli che tiravano il furgone, pregandoli di fermarsi. «Compagni, compagni!» gridavano. «Non conducete a morte vostro fratello!» Ma quegli stupidi bruti, troppo ignoranti per rendersi conto di quel che stava accadendo, non fecero che scuotere le orecchie e accelerare il passo. Troppo tardi venne a qualcuno il pensiero di correre avanti e chiudere il grande cancello; un istante dopo il furgone lo varcava e rapidamente spariva sulla strada. Gondrano non fu visto mai più. Tre giorni dopo venne annunciato che egli era morto nell’ospedale di Willingdon, a dispetto di tutte le cure che si possono prestare a un cavallo. Fu Clarinetto che venne a partecipare agli altri la notizia. Egli, disse, era stato presente alle ultime ore di Gondrano.

«Fu la cosa più commovente che abbia mai visto!» disse Clarinetto, sollevando la zampa e asciugandosi una lacrima. «Fino all’ultimo istante sono stato vicino al suo letto; all’ultimo, quasi troppo debole per parlare, egli bisbigliò al mio orecchio che il suo solo dispiacere era di morire prima che il mulino fosse ultimato. “Avanti, compagni!” sussurrò. “Avanti nel nome della Rivoluzione! Viva la Fattoria degli Animali! Viva il compagno Napoleon! Napoleon ha sempre ragione!” Furono le sue ultime parole, compagni.»

Qui il contegno di Clarinetto mutò ad un tratto. Tacque per qualche istante, e i suoi piccoli occhi lanciarono sguardi sospettosi da un lato all’altro prima di proseguire.

Aveva saputo, disse, che una voce tanto sciocca quanto malvagia era corsa al momento del trasporto di Gondrano. Alcuni animali avevano notato che il furgone che trasportava Gondrano portava la scritta “Macelleria Equina”, e ne avevano subito concluso che Gondrano era stato mandato al macello. Era quasi incredibile, disse Clarinetto, che ci potessero essere animali tanto stolti. Certo, gridò sdegnato, dimenando la coda e saltellando qua e là, certo essi conoscevano il loro beneamato Capo, il compagno Napoleon. Ma la spiegazione era semplicissima: il furgone era stato un tempo di proprietà di un macellaio ed era stato comperato poi dal veterinario che non aveva ancora provveduto a cancellare la vecchia iscrizione. Ecco com’era sorto l’errore.

Gli animali a questa spiegazione provarono un grande sollievo. E quando Clarinetto proseguì a dare i minuti particolari del letto di morte di Gondrano, delle amorevoli cure che aveva ricevuto e delle costosissime medicine che Napoleon aveva pagato senza badare a spese, i loro ultimi dubbi sparirono e il dolore che provavano per la morte del loro compagno fu mitigato dal pensiero che almeno era morto felice.

da George Orwell, La fattoria degli animali, 1945

Oggi, a distanza di più di 60 anni, la finanza si è mangiata l’economia e il lavoro non è più necessario; si leggano in proposito i libri di Luciano Gallino: in particolare “Con i soldi degli altri. Il capitalismo per procura contro l’economia”.

Frammenti di storia locale

Frammenti Di Storia Bondeno 1940-2010_001

Nel giugno di quest’anno è stato presentato un volume di storia locale su Bondeno, di cui riportiamo qui le prime cinquanta pagine. Ricordiamo che il volume è in vendita, a soli 5 euro, nelle edicole del territorio (Bondeno non ha librerie, solo cartolerie).

Le testimonianze poste all’inizio del volume sono molto interessanti e vi invitiamo a non saltarle; riportiamo alcune righe di quella di Claudio Campini, ex-sindaco di Bondeno:

Verso quale sistema di società stiamo andando incontro?
Questo individualismo sfrenato e l’adorazione del Dio denaro dove portano?
Quale mondo aspetta i nostri figli, nipoti, le nuove generazioni?
A queste domande e preoccupazioni, do le mie risposte, senza la presunzione che siano le uniche o le migliori, ma solo le mie.
Come si riuscirà ad informare e formare i nuovi gruppi dirigenti, i giovani che dovranno dirigere il partito, l’amministrazione e le nuove sfide che abbiamo di fronte?
Credo che alla fonte di questa formazione, mentre si gettano le basi da cui ripartire dopo il travagliato percorso di questi anni, sia necessario avere ben presente su quale terreno poggiano le nostre fondamenta.
Sono convinto che i nostri giovani debbano parlare e pensare come costruire il nostro, ma in particolare, il loro futuro; parlare di sviluppo economico, di scuola, di lavoro, di programmazione e di tutte le problematiche sociali.
Ma credo che l’approccio a questi problemi e alla loro soluzione, sarà diverso se avranno nel loro modo di essere e di pensare, quelle sensibilità, quelle attenzioni, la cultura del rispetto degli altri, il saper ascoltare; ciò consentirà loro di fare delle scelte senza chiedersi se per loro è conveniente ma se è giusto, non se la strada è la più breve ma è la migliore, senza dare importanza se si appare o meno, ma se c’è il risultato.
Inoltre, di fronte ad opportunità disoneste, ci si deve ricordare che chi ruba non è più furbo, è un ladro, che chi non approfitta delle occasioni che capitano è onesto, non un coglione.

I ragazzi dei '60

I ragazzi dei ‘60
Il blog dedicato alla storia degli anni sessanta del novecento (che trovate segnalato qui a fianco, nella colonna di destra) ha raggiunto proprio in questi giorni i 10.000 contatti. Considerando che sono stati volutamente esclusi sport, musica e spettacolo (le motivazioni le trovate nella sua presentazione), mi sembra un buon traguardo.
Grazie a tutti i lettori.
Nota: il sito dedicato è http://www.nostalgiadei60.net
una bozza del testo, senza le foto e i video, la trovate qui:
http://www.scribd.com/doc/61246334/Blog-Sessanta