Francia in rivolta, Italia rivoltante

buiniohoihioh-720x300Oltre un milione di persone sulle strade di Francia, secondo le stime ufficiali che come sempre nell’Exagone sono un terzo di quelle reali per lo sciopero generale contro la riforma pensionistica di Macron; la regione parigina dove vive  un quarto della popolazione francese è rimasta letteralmente paralizzata facendo risaltare il fallimento totale della mobilitazione macroniana delle dite private come Flixbus per surrogare il trasporto pubblico; la radicalizzazione della base sindacale che ha quasi trascinato le organizzazioni dei lavoratori in uno sciopero a oltranza; la rivolta dei corpi intermedi sempre più sacrificati e abbandonati a cominciare da Sarcozy, ma umiliati definitivamente da Macron. Insomma una miscela incendiaria che da un anno a questa parte alimenta un ritorno alla lotta sociale slegata dalle “compatibilità”  col sistema che è stata la stella polare degli ultimi 20 anni e che appunto non è stata lotta, ma compromesso al minimo livello perché è il potere e l’economia che devono essere compatibili con la civiltà, non il contrario. Tutto questo ha avuto l’effetto di collegare tra loro tra di loro gilet gialli e sindacati, ma soprattutto di smentire nei fatti quella frattura tra giovani e vecchi  che è stata la favola assurda e cretina raccontata dal neoliberismo in maniera da dividere e comandare, da spezzare i diritti e confondere le ultime generazioni.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2019/12/07/francia-in-rivolta-italia-rivoltante/

MES

Riportiamo integralmente l’intervento del 15 novembre del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sulla riforma del Mes, per dare la possibilità ai lettori di valutare esattamente le sue parole, in considerazione dei commenti molto ammorbiditi apparsi sul principale quotidiano ¹1economico italiano (vedi anche qui). In realtà insieme all’audizione alla Camera dei deputati di Giampaolo Galli, docente alla Luiss ed ex direttore generale di Confindustria, anche le parole di Visco hanno suscitato scalpore, perché i  due economisti, di provata fede europeista, hanno entrambi manifestato in maniera chiara le dovute preoccupazioni sui “rischi enormi” per il nostro paese derivanti dall’approvazione di questa riforma, peraltro già concordata a livello europeo anche dal governo italiano al di fuori di qualsiasi dibattito parlamentare, e ora in attesa solo di  ratifica. In proposito suggeriamo anche la lettura dell’ approfondita e completa analisi sul Mes e i suoi effetti del giurista ed ex sottosegretario agli Affari europei col Ministro Savona, Luciano Barra Caracciolo.

http://vocidallestero.it/2019/11/18/intervento-di-visco-sulla-riforma-del-mes-grandi-rischi-e-piccoli-vantaggi/

Migranti di ritorno

A PARIGI SI RIPULISCONO I CAMPI DI IMMIGRAZIONE

Secondo i rapporti, l’operazione è iniziata al mattino presto. Ha coinvolto almeno 600 elementi delle forze di sicurezza. I rifugiati, la maggior parte dei quali immigrati provenienti dall’Afghanistan, dalla Somalia e dal Ciad, sono stati temporaneamente distribuiti in palestre e centri di accoglienza improvvisati.

Secondo le forze dell’ordine di Parigi, tra i 400 e i 500 migranti si trovavano in un campo situato a Saint-Denis. Altri 900 – nel nord-est di Parigi.

Al mattino presto, le zone occupate dai migranti della capitale francese sono state sopraffatte dalle incursioni degli agenti delle forze dell’ordine, che avevano il compito di eliminare gli accampamenti di tende spontanee dei migranti.
Come riportato in precedenza da Front News , alla vigilia dell’operazione sono state adottate una serie di misure severe delle autorità francesi per risolvere la crisi migratoria all’interno del paese. Oltre all’eliminazione dei campeggi, è stato deciso di stabilire quote per il numero di migranti che lavorano. Inoltre, l’accesso ai servizi medici sarà significativamente limitato per i rifugiati appena arrivati.

Secondo il primo ministro Edouard Philip, le autorità sono costrette a prendere tali misure per rassicurare gli elettori, molti dei quali stanno già schierandosi dalla parte delle forze politiche di destra come quella della Marine Le Pen.
Macron, pur essendosi dichiarato aperto alle migrazioni ed aver criticato duramente i sovranisti anti migrazioni, adesso vuole evitare in tutti i modi di favorire la crescita dei nazionalisti in Francia.

Sgombero migranti
Parallelamente la Francia provvede a rinviare in Italia anche i camion carichi di clandestini sul confine di Ventimiglia.

La gendarmerie ha fermato ultimamamente un camion carico di migranti a pochi chilometri da Nizza. Erano tutti e trentuno stipati su un camion che stava viaggiando su un’autostrada nel sud-est della Francia e li ha rimandati indietro verso l’Italia.
I pachistani sono stati portati in Italia, mentre l’autista è stato arrestato. Un’azione che, seguendo le procedure di non ammissione che sono entrate in vigore nel 2015 dopo la chiusura dei valichi con l’Italia, ha scatenato l’ira della Lega.

“Altro che Orbàn, è l’europeista Macron a confermarsi spietato”, ha lamentato Matteo Salvini accusando il governo Conte di essere “complice” dei francesi o “incapace” a gestire l’emergenza immigrazione.
Dal 2015, con la scusa dell’emergenza terrorismo, il governo francese ha sospeso gli accordi di Schengen e ha iniziato a pattugliare tutti i confini e i valichi con l’Italia.
Ma quello che è accaduto ieri è ridicolo: “Tra gli occupanti del camion – ha fatto sapere il procuratore di Nizza – c’erano tre adolescenti di circa 15 anni ma senza famiglia”. E loro ce li hanno rimandati tutti in Italia, perché si sa, è la terra d’origine dei pakistani.
“Abbiamo agito sulla base della procedura di non ammissione in vigore dal ripristino del controllo di frontiera nel novembre 2015”, ha dichiarato la prefettura francese ricordando che questo tipo di procedura si applica quando il controllo avviene in uno dei cosiddetti “valichi autorizzati”.

Sono 18.125 gli immigrati respinti negli ultimi 12 mesi in Italia alla frontiera di Ventimiglia dalla polizia francese.
Si tratta in gran parte di cittadini di Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Algeria.
Numeri che vanno ad aggiungersi a coloro che sono espulsi per via del Trattato di Dublino e riaccompagnati a Bardonecchia e in aereo da altri Paesi Ue.

https://www.controinformazione.info/macron-adotta-la-linea-dura-sgomberati-i-campi-dei-migranti-a-parigi/

America latina

Non è difficile capire che le rivolte popolari, esplose nei paesi dell’America Latina, dal Cile all’Ecuador all’Honduras, all’Argentina, rappresentano il suono delle campane a morto per le teorie del neoliberismo a cui erano dedicati tutti i governi del continente, con l’eccezione del Venezuela, di Cuba, Nicaragua e Bolivia.
Dopo 46 anni di imposizione di queste teorie da parte delle oligarchie neoliberali sostenute dalle giunte militari, come avvenuto in Cile, con il triplice avallo della CIA / di Kissinger / della “Friedmanitas” dei Chicago Boys , il sistema è arrivato alla sua implosione e si trascina dietro il modello globalista che, con tutti i disastri che ha provocato, non sarà rimpianto nelle strade di Santiago, Buenos Aires o Bogotà.
Da ogni parte del mondo, e non solo in America Latina, fa acqua il modello neoliberista imposto dagli Stati Uniti , dal Fondo Monetario e dalla Banca Mondiale, per favorire le classi privilegiate, le borghesie cosmopolite a pregiudizio della gande massa dei lavoratori e piccoli produttori locali. Le oligarchie finanziarie e borghesi, i loro partiti di riferimento, i militari e il grande apparato dei media sono le cinghie di trasmissione delle elite di potere nei paesi del continente latino americano che consentivano il mantenimento delle gerarchie sociali e della gestione clientelare dei governi neoliberisti.
Indubbiamente il paese che per primo ha sperimentato la gestione neoliberista è stato il Cile, già dagli anni del governo di Pinochet e questo paese ha rappresentato per molti anni un vanto ed un modello di successo (apparente) per tutti gli altri paesi dell’America Latina.
Oggi il Cile di Sebastian Piñera, come un vulcano addormentato, si è risvegliato dal suo letargo ed è un paese in preda a rivolte di massa contro la giunta di governo provocando uno stato d’assedio che ha determinato la paralisi del sistema paese ed una crisi umanitaria da cui non si vede l’uscita se non con le dimissioni del governo. Questo accade mentre la sua ex presidente ed ex ministro della Difesa, Michelle Bachelet, si dedica grottescamente a dare lezioni sulla tribuna dell’ONU di “diritti umani” al resto dell’America Latina, quando non nota l’ipocrisia di chi predica bene ed è corresponsabile del disastro nel suo paese..

Rivolte popolari in Cile

L’intossicazione mediatica della propaganda globalista, neoliberista del sistema cileno , presentato come modello per gli altri, è durata quasi mezzo secolo in America Latina ed oggi si ritorce contro i suoi propagandisti.
Mr. John Authers – un commentatore neoliberal del Financial Times – ha commentato a Bloomberg che “la violenza in Cile porta un messaggio preoccupante per il mondo” mentre si verifica in “uno dei paesi più prosperi dell’America Latina” il che suggerisce come una situazione simile possa verificarsi facilmente ovunque “.
Le riforme neoliberali avevano fatto del Cile un laboratorio di economia privatizzata che aveva investito tutti settori, dal sistema pensionistico a quello sanitario, dei trasporti, dell’acqua pubblica privatizzata, ecc.. con l’inevitabile conseguenza di creare una ristretta minoranza di privilegiati che godono dei proventi delle rendite e della speculazione in contrasto con la massa di persone, anche della classe media, cadute in miseria.
Non per caso uno dei fattori scatenanti della rivolta è il mix di bassa crescita, aumento del debito e divario di ricchezza tra ricchi e miserabili, una diretta conseguenza della politica fondo-monetarista applicata in questi regimi.
Una situazione molto simile a quella dell’Argentina dove le riforme di Mauricio Macri, il pupazzo degli USA e del FMI, dopo aver svenduto le risorse del paese ai potentati finanziari, hanno provocato una reazione di ripudio popolare ed all’elezione dei neo peronisti Alberto Fernandez e Cristina Kirchner.
Analoghe le situazioni nell’ Ecuador di Lenin Moreno e nell’ Honduras di Juan Orlando Hernández, dove il governo golpista si trova alle strette e costretto alla più dura repressione dei moti di piazza.

Rivolte popolari in America Latina

Il sistema neoliberista si difende dalle rivolte popolari utilizzando i vecchi metodi della repressione, autoblinde nelle strade, polizia che spara ad alzo zero su dimostranti, “toque de queda” (stato d’assedio) e qualche improvvida concessione alle masse con ritiro di provvedimenti di rincaro dei prezzi del trasporto (in Cile) e del carburante (Ecuador) ma questo non basta a placare l’ira delle masse in rivolta che richiedono un cambio radicale. La novità di queste rivolte è quella che i protagonisti sono in grande maggioranza i giovani, con grande partecipazione di donne, tutte persone che non hanno vissuto i tempi bui delle dittature militari degli anni ’70 e non hanno paura di scendere in piazza ed alzare barricate.
Le masse che scendono in piazza in America Latina non si accontentano più di qualche aggiustamento dei prezzi da parte dei governi ma, per avere queste acquisito un livello di coscienza sociale inedito rispetto al passato, esigono un cambiamento radicale con la richiesta di una modifica dell’ordinamento esistente ed una spinta verso il superamento del sistema del capitalismo finanziario che ha strozzato qualsiasi prospettiva di giustizia sociale.
Quello che i media e l’apparato propagandistico non dicono è il fatto che si fa strada , nelle masse e nei leader della rivolta, una seconda opzione, che corrisponde ad una spinta rivoluzionaria ed anticapitalista instradata verso il superamento del modello di produzione neoliberista, nel contesto della edificazione di un nuovo ordine sociale e nazionale, tanto in America Latina come in altre parti del mondo.
Pertanto l’effetto internazionale, quale prodotto di queste rivolte, sarà un crollo dei regimi satelliti degli USA e quello di formare un sistema multipolare e multidimensionale che, come tutto lascia indicare, sarà un riflesso della crisi dell’egemonia non solo del modello neoliberale ma anche dell’imperialismo nordamericano.

di Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/le-rivolte-popolari-nellamerica-latina-indicano-limplosione-del-modello-neoliberale/

Non esistono dieci Sirie

di Giuseppe Caracciolo – 12/10/2019

Non esistono dieci Siria

Fonte: Giuseppe Caracciolo

IN TOTO.
La Siria è in guerra da quasi un decennio e in tutto questo tempo è stata il teatro di qualcosa che somiglia molto ad un guerra mondiale . Ha iniziato la CIA provando a destabilizzare il paese dall’interno, finita questa fase è arrivato dall’ Iraq il califfato , belve wahabbite feroci che hanno devastato e occupato il 70% del suolo siriano, poi sono arrivati gli americani che si sono illegalmente insediati sia al sud sia al confine con l’Iraq , controllando illegalmente le risorse petrolifere siriane , in questa opera nefasta sono stati aiutati dai curdi , questi in cambio di promesse territoriali, hanno portato alla canna del gas Damasco , già provata da anni di sanzioni, costretta a comprare da loro , a prezzi esorbitanti, il proprio petrolio. La Siria in tutti questi anni è stata invasa dall’Isis, dagli americani, dalla Francia , dalla Turchia tre volte ( ma le altre due vi sono sfuggite perché il tg non ve l’ha detto), da tutte le sigle terroristiche salafite esistenti sulla terra , è bombardata regolarmente da Israele ed è stata bombardata dall’Europa ( si la stessa Europa che oggi si straccia le vesti) , La Siria ha pagato la sua resistenza eroica con almeno duecentomila morti e quasi 2 milioni di profughi . Mentre scrivo l’esercito siriano sta sradicando Al Quaida ( si quella delle torri gemelle che vi fecero tanta tenerezza) dalla provincia di Ildib , sta combattendo la battaglia della vita caricata di sanzioni internazionali .
Seguo le vicende siriane da anni , da quando di siriano era rimasta solo la fascia costiera di Damasco , non posso non provare un senso di fastidio verso quello che leggo in questi giorni , i soliti post strappalacrime , frasi fatte e una colossale mancanza di conoscenza dei fatti.
Non esistono dieci Siria , lo spezzatino che America e Israele avevano in mente non si realizzerà , l’Islam integralista di matrice saudita non passerà , la Siria resterà il paese più laico del medio oriente e alla fine tutti gli invasori se ne andranno.
A proposito anche nell’esercito siriano ci sono migliaia di donne coraggiose e bellissime e muoiono come le donne curde, ma di loro non gliene mai fregato un ca**o a nessuno.”

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/non-esistono-dieci-siria

Colonialismo e Cattolicesimo

Il Sinodo sull’Amazzonia, che si svolgerà a Roma dal 6 al 27 ottobre, è il primo Sinodo su questo tema che la Chiesa cattolica abbia mai organizzato nella sua storia. Un tema di scottante attualità, come emerge già chiaramente dal titolo: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”. Tra gli argomenti che verranno affrontati ce n’è uno che riveste un ruolo centrale e che riguarda il rapporto tra la Chiesa cattolica e il colonialismo, e cioè come trasmettere la fede in Cristo senza imporre culture e modelli economici discriminanti e irrispettosi dei popoli indigeni. Si tratta di una questione rilevante non solo per i popoli indigeni ma anche e soprattutto per le nazioni che hanno praticato, e praticano ancora oggi, politiche neocolonialiste. A tale proposito è scritto nell’Istrumentum Laboris al punto 76: «La famiglia amazzonica è stata vittima del colonialismo nel passato e di un neocolonialismo nel presente. L’imposizione di un modello culturale occidentale ha inculcato un certo disprezzo per il popolo e i costumi del territorio amazzonico, definendoli addirittura “selvaggi” o “primitivi”. Oggi, l’imposizione di un modello economico estrattivista occidentale colpisce ancora una volta le famiglie invadendo e distruggendo le loro terre, le loro culture, le loro vite, costringendole ad emigrare nelle città e nelle loro periferie». Al punto 103 dello stesso documento si spiega che lo sguardo credente sulla realtà amazzonica «ha fatto apprezzare l’opera di Dio nella creazione», ma ha fatto anche comprendere la presenza del male a diversi livelli: «colonialismo (dominio), mentalità economico-mercantilista, consumismo, utilitarismo, individualismo, tecnocrazia, cultura dello scarto». «Una mentalità che si è espressa storicamente in un sistema di dominazione territoriale, politica, economica e culturale che persiste ancora oggi in varie forme che perpetuano il colonialismo». «Una economia basata esclusivamente sul profitto come unico fine, che esclude e calpesta i più deboli e la natura, si costituisce in idolo che semina distruzione e morte». «Una mentalità utilitaristica concepisce la natura come mera risorsa e gli esseri umani come meri produttori-consumatori, rompendo il valore intrinseco e la relazionalità delle creature». «L’individualismo – continua l’Istrumentum Laboris – indebolisce i legami comunitari facendo passare in secondo piano la responsabilità verso il prossimo, la comunità e la natura». In merito allo sviluppo tecnologico si riconosce che questo ha portato grandi benefici all’umanità, ma, allo stesso tempo, la sua assolutizzazione lo ha portato ad essere strumento di possesso, dominio e manipolazione della natura e dell’essere umano. Tutto questo ha generato una cultura globale predominante che Papa Francesco ha definito «paradigma tecnocratico».

fonte: frammentidipace.it