Il patto di Aquisgrana

Fonte: Andrea Zhok

Il “Patto di Aquisgrana” firmato oggi contempla, tra le altre cose:
1) l’appoggio francese per far entrare la Germania come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite
2) l’istituzione di un Consiglio dei ministri franco-tedesco;
3) l’istituzione di un consiglio franco-tedesco di difesa e sicurezza;
4) l’istituzione di un consiglio franco-tedesco di esperti economici;
5) la partecipazione di ministri delle rispettive nazioni, con turnazione trimestrale, ai consigli dei ministri dell’altro Stato.

Bisogna essere completamente ciechi per non vedere che questa è la pietra tombale su tutte le fiabe dell’Unione Europea come unione tra pari, e strumento di cooperazione.
Si tratta di un patto bilaterale classico tra i due pesi massimi dello scenario europeo, che con ciò di fatto sono in grado di predecidere l’intera politica UE.
Le altre istituzioni europee restano là come quinte di teatro ad uso dei fotografi.
Due soli mi sembrano gli scenari possibili, da oggi in poi.
Se il patto regge alle vicissitudini interne dei firmatari, allora avremo di fatto una diarchia che utilizzerà i Trattati europei un po’ come camicia di forza e un po’ come tunica di Nesso per imbrigliare e ridurre a miti consigli tutti gli altri Stati europei. Ciò che finora era accaduto in forma coperta, ciò la coazione nei confronti dei partner minori, diventerà più palese e sfacciato.
Se il patto non regge, e questo è ben possibile soprattutto sul lato francese (Macron non si capisce bene a nome di chi abbia firmato, visto che ha dietro di sé una minoranza del paese, e firma da una posizione di oggettiva subordinazione), allora la probabile crisi di Macron potrebbe portare a una denuncia precoce del patto, creando una situazione deflagrante in Europa, con un rapido collasso dell’UE, ed un generalizzato ‘si salvi chi può’, che lascerà probabilmente strascichi di lungo periodo.
Incidentalmente, questo patto credo metta anche la parola fine a un ritorno sui propri passi del Regno Unito, che ora vedrà con crescente sollievo l’allontanamento da un sistema oligarchico di cui non è parte.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61480

Verso Varsavia

L’Iran ha fortemente contestato l’evento in Polonia; Il ministro degli Esteri iraniano Jawad Zarif ha condannato la prossima conferenza come un “disperato circo anti-iraniano”. Teheran si prepara a resistere ed a reagire ad una aggressione degli USA e dei suoi alleati mobilitando tutte le sue forze.

Donne iraniane in protesta

Organismi internazionali come, l’”International Crisis Group” nel suo rapporto , dedicato al terzo anniversario dell’accordo nucleare iraniano, notando l’impegno iraniano per l’attuazione del Piano d’azione globale congiunto (JCPOA ), non esclude che la pazienza di Teheran “possa finire”.
La ragione di ciò è la politica degli Stati Uniti, che è uscita dal JCPOA nel maggio 2018. Come sottolinea il rapporto, la Casa Bianca è determinata a cancellare l’economia iraniana dalla faccia della Terra, a rimuovere gli investitori internazionali e i partner commerciali dal paese e a portare gli iraniani nelle strade a protestare contro il regime. Un piano di sobillazione preannunciato simile a quello attuato in Siria e, in precedenza, in Libia. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno cercando di fare tutto questo entro il 2020, quando, in conformità con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che sancisce l’accordo nucleare del 2015, l’embargo sulla fornitura di armi convenzionali all’Iran verrà revocato.

https://www.controinformazione.info/si-profila-il-piano-usa-di-aggressione-contro-liran/

5 paesi che hanno abbandonato il dollaro

di Paul Antonopoulos – 06/01/2019

5 Paesi che hanno abbandonato il dollaro USA

Fonte: Aurora sito

L’anno 2018 è stao pieno di eventi che dividevano il mondo in due campi: uno dei Paesi che ancora supportano l’uso della valuta statunitense come strumento finanziario universale e l’altro formato da chi decide di abbandonarlo. RussiaToday pubblicava l’elenco di Paesi del “fronte anti-dollaro” spiegando perché decidevano di cercare un’alternativa alla valuta statunitense.

Cina
L’attuale guerra commerciale USA-Cina e le sanzioni imposte ai principali partner commerciali di Pechino hanno spinto la Cina a prendere provvedimenti per ridurre la dipendenza dal dollaro. Sebbene Pechino sia ancora il principale creditore degli statunitensi, la People’s Bank of China riduceva i titoli del Tesoro USA al minimo da maggio 2017. Oggi Pechino cerca d’internazionalizzare la propria valuta, lo yuan. Nel 2018 il governo cinese adottò diverse misure per rafforzare la propria valuta: accumulando riserve auree, lanciando contratti futures sul petrolio denominati in yuan e utilizzando la propria valuta nel commercio coi partner.

India
L’India, essendo la sesta economia più grande del mondo, è anche uno dei maggiori importatori di beni sul pianeta. “Non sorprende che la maggior parte dei conflitti geopolitici globali e sanzioni imposte ai partner commerciali influenzino direttamente questo Paese asiatico”, sottolineano gli autori dell’articolo. Di fronte alle sanzioni imposte da Washington contro Mosca, Nuova Delhi decideva di pagare in rubli i sistemi antiaerei russi S-400. Il Paese ha anche usato la rupia per comprare petrolio iraniano dopo che Washington ripristinava le sanzioni precedentemente imposte a Teheran. Nel dicembre 2018, India ed Emirati Arabi Uniti siglavano un accordo bilaterale di cambio delle valute per incrementare commercio e investimenti nelle proprie valute. Il cambio è un contratto internazionale siglato da una borsa valori e afferma che le due parti si impegnano a scambiare uno strumento finanziario con un altro entro termini e condizioni prestabiliti.

Turchia
Nel 2018, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan annunciava i piani per porre fine al monopolio del dollaro USA perseguendo una politica volta ad escluderlo dal commercio coi partner. Secondo il presidente, Ankara si prepara ad effettuare transazioni commerciali con Cina, Russia e Ucraina utilizzando le valute nazionali. Inoltre, è possibile che la Turchia sostituirà il dollaro negli scambi coll’Iran. Questa decisione fu motivata da ragioni sia politiche che economiche. Le relazioni tra Ankara e Washington si deteriorarono dopo il fallito tentativo di colpo di Stato del luglio 2016. In quell’anno, diversi media riferirono che Erdogan sospettava che gli Stati Uniti fossero coinvolti nel tentato golpe. Il leader turco accusò Washington di ospitare il religioso esiliato Fethullah Gulen, che, secondo le autorità turche, orchestrò il tentato colpo di Stato. Inoltre, l’economia turca subiva la crisi valutaria dopo che Washington introdusse sanzioni per rispondere all’arresto del pastore Andrew Brunson in Turchia, accusato di avere legami col movimento Fethullah Gulen e di sostenere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato terroristico da Ankara. Nell’ottobre 2018, Brunson fu rilasciato e gli Stati Uniti tolsero due ministri turchi dalla lista delle sanzioni. Erdogan ripetutamente criticò Washington per aver iniziato la guerra commerciale globale, sanzionato la Turchia e cercato d’isolare l’Iran. La decisione del membro della NATO di acquistare i sistemi di difesa antiaerea russi S-400 gettava olio sul fuoco.

Iran
Il ritorno trionfale dell’Iran sul panorama commerciale globale non è durato a lungo, secondo RT. Poco dopo la vittoria alle elezioni presidenziali, Donald Trump decise di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo nucleare firmato coll’Iran nel 2015. Da allora, Teheran è ancora una volta severamente sanzionato da Washington, che minacciava di punire qualsiasi Paese che violi tali misure. Le sanzioni costrinsero Teheran a cercare alternative al dollaro USA per pagare le esportazioni di petrolio. Di conseguenza, l’Iran concluse un accordo coll’India secondo cui Nuova Delhi può importare petrolio iraniano utilizzando un meccanismo di pagamento basato sulla rupia. Inoltre, Iran e Iraq pianificano l’uso del dinaro iracheno nelle operazioni bilaterali per ridurre la dipendenza dal dollaro se nel settore bancario iraniano ci saranno problemi causati dalle sanzioni statunitensi.

Russia
Il Presidente Vladimir Putin osservava che gli Stati Uniti “fanno un colossale errore strategico, minando la fiducia nel dollaro come valuta di riserva universale”. Il Ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, aveva detto che il Paese deve ridurre le riserve in titoli di Stato USA a favore di attività più sicure come rublo, euro e metalli preziosi. La Russia ha già adottato una serie di misure per “dedollarizzare” l’economia per via delle sanzioni che gli Stati Uniti continuano ad introdurre dal 2014. In particolare, Mosca sviluppava il sistema di pagamento nazionale alternativo a SWIFT, Visa e MasterCard. Mosca poteva abbandonare parzialmente il dollaro nelle esportazioni, firmando accordi di scambio con diversi Paesi, tra cui Cina, India e Iran, secondo gli autori dell’articolo. Inoltre, la Russia propose di utilizzare l’euro anziché il dollaro negli scambi coll’UE.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61404

La presa del potere

E l’Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar

Giorgio Gaber

 

Ebbene: solo pochi giorni fa  il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi  ha specificato che  “spetta alla BCE”  dire a chi appartengono le riserve auree   dello Stato italiano (le quarte del mondo, 2400 tonnellate): di fatto dando implicitamente ragione a Fuest e Sin  e mettendo  già le  nostre riserve “a garanzia”  dei tedeschi  a disposizione della BCE e non dello Stato, ossia del Tesoro.  Con questa aggravante: che Fuest e Sinn  in realtà sanno di star affermando assurdità, e  quel che vogliono ottenere imponendo il Target 3 è né più né meno che “l’uscita furtiva dall’euro”  perché capiscono che   la Germania  ha  tratto dalla moneta unica “imperfetta” tutti i vantaggi che poteva ottenere  – mentre gli oligarchi euro-inomani italiani, per salvare l’euro, sembrano  davvero pronti ad  anticipare le riserve d’oro nazionali  “a garanzia”  dei nostri  pretesi “debiti”   passati e futuri a  disposizione della Bundesbank.

Che si fa? Si va “coi carri armati”  a riprenderci il nostro?  Quali carri armati? E il governo giallo-verde capisce quel che stanno architettando  i tedeschi? Sono culturalmente in grado di capirlo e moralmente in grado di impedirlo?

https://www.maurizioblondet.it/il-pericolo-merkel-non-e-cessato/

Eurocrazia

Non essendo riuscito in Italia il programma di smantellamento della Costituzione, programma tentato da Matteo Renzi, sponsorizzato dalla grande Banca internazionale JP Morgan, bloccato da un referendum popolare, i grandi potentati finanziari oggi hanno una seconda opzione con il portare l’Italia in default tecnico e chiederne il commissariamento ed affidamento alla Troika.

Già pronti sull’uscio gli ispettori del FMI che si preparano ad intervenire con un governo tecnico di emergenza, magari nominato da Mattarella per traghettare l’Italia verso la dittatura finanziaria.

Coloro che ancora pensano in buona fede che l’Unione Europea sia una Istituzione creata per favorire gli interessi delle popolazioni e favorire la democrazia, la pace e la libertà, si devono oggi ricredere, la UE è stata costruita per favorire un’ élite di potere che potesse governare, non solo senza partecipazione popolare, ma soprattutto contro la volontà popolare, ritenuta incapace di comprendere i meccanismi austeri della politica e della finanza.

Per questo obiettivo si sono alleati i potentati finanziari  transnazionali con la sinistra globalista ed il vecchio centro destra, tutti uniti per affondare l’esperimento giallo/verde, approfittando delle sue contraddizioni.
Si provvederà dopo al cambiamento della costituzione, considerata ancora troppo socialista, troppo sovranista con quel suo prevedere che la sovranità appartiene al popolo e la preminenza del diritto al Lavoro rispetto alla stabilità dei mercati e della finanza.

“Oggi i tempi son cambiati, son venuti l’alleati”, si canticchiava nel dopoguerra ed oggi, quella canzonetta ritorna di moda, si poteva prevedere.

https://www.controinformazione.info/luomo-del-colle-si-prepara-a-dire-no/

Cause ed effetti

Nella prima lettura, la Verkhovna Rada ha adottato il progetto di legge “Sulla zona adiacente dell’Ucraina” (una sezione di spazio marittimo), che prevede l’estensione del territorio controllato da Kiev al mare di ulteriori 12 miglia nautiche per contrastare il traffico di contrabbando nel Mar Nero.

Da parte sua, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha affermato che i paesi dell’alleanza hanno espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare della Russia nel Mar Nero. Secondo lui, la regione del Mar Nero è una delle priorità per l’ alleanza del Nord Atlantico e per la Georgia.

Nel luglio di quest’anno, la fregata della Royal Dutch Navy De Ruyter, la fregata Fatih, la fregata delle forze navali della Romania, Regele Ferdinand, sono arrivate a Odessa. Inoltre, nel Mar Nero erano presenti il gruppo navale anti-mine permanente del NATO Rhein, i dragamine della marina turca Anamur e l’IS della Romania, Lupu Dinescu.

Le navi della NATO, insieme alle forze armate ucraine, hanno condotto esercitazioni di tipo Passex nel Mar Nero (manovre mediante le quali navi di diversi paesi elaborano la loro interazione in caso di rapido ingresso in reali operazioni militari congiunte contro una terza parte o per un’operazione umanitaria).

https://www.controinformazione.info/il-mar-nero-nuovo-teatro-di-provocazioni-della-nato-e-dellucraina-contro-la-russia/

Botta e risposta

di  Luciano Lago

La bocciatura della manovra presentata qualche giorno fa dal governo italiano a Bruxelles non era stata inaspettata ma anzi era stata già in certo qual modo anticipata dal commissario europeo, Pierre Moscovici, ancor prima di ricevere la lettera da Roma.
Si sapeva che alla Commissione Europea (CE) non andava giù che il Governo italiano avesse disatteso le raccomandazioni della Commissione e avesse operato di testa propria, con l’aumento della spesa di qualche punto di 0,.. causato dai provvedimenti quali, reddito di cittadinanza, abolizione della riforoma Fornero, Flat Tax (per quanto limitata )sanatoria e altri provvedimenti.

Il ministro Salvini ha risposto alla bocciatura: “E’ una decisione che fa irritare ancor di più gli italiani. Bruxelles sta attaccando un popolo, non un governo”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Altrettanta grinta e determinazione ha dimostrato anche il vicepremier, Luigi Di Maio : “Non ci arrendiamo, andiamo avanti”. Hanno risposto bene, non si possono avere dubbi.

Tuttavia non bisogna cadere nell’equivoco di pensare che, fra la CE e il governo giallo/verde, si sia aperta soltanto una lite per questioni puramente contabili o di difforme visione dei dati di bilancio. Al contrario la vera questione è quella che la manovra del governo italiano (con tutti i suoi limiti) rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto ai canoni stabiliti della dottrina neoliberista praticata dalla CE e dagli organismi europei sulla base dell’austerità, della riduzione del debito pubblico e del ridimensionamento dell’intervento dello Stato nel sistema economico.

Il fatto che il governo italiano abbia varato una manovra economica espansiva che punta prioritariamente l’incremento della domanda interna privilegiando interventi sulle fasce disagiate della popolazione (reddito di cittadinanza) e riduzione di imposte alle piccole imprese (Partite iVA), questo è considerato lo strappo più pericoloso in quanto rischia di costituire un precedente per altri paesi e mette in pericolo la stabilità delle banche estere (francesi e tedesche) che detengono i titoli del debito italiano.

Jean Claude Junker presidente Commissione Europea

Gli interessi in gioco sono enormi per la grande finanza che lucra enormi profitti sul debito italiano, visto il sistema penalizzante di aste pubbliche delle emissioni sui mercati internazionali che fruttano interessi cospicui alla speculazione finanziaria. L’Italia, non avendo né una moneta né una banca centrale propria, deve rifornirsi di denaro sui mercati finanziari e deve continuare a pagare alti interessi sul debito e sul rifinanziamento del debito. Normale che i grandi potentati finanziari non vogliano mollare l’osso e tanto meno permettere che l’Italia cambi il suo sistema, magari ricorrendo a risparmio nazionale e emettendo titoli garantiti da una organismo pubblico (Cassa Depositi e Prestiti) che farebbe da garante o prestatore di ultima istanza.

Leggi tutto su https://www.controinformazione.info/lattacco-della-commissione-europea-allitalia-include-il-ricatto-e-la-minaccia-di-sanzioni/