Rivincita del treno

E’ stata pertanto creata nel 2008 una joint venture comprendente Deutsche BahnKasachstan Temir ScholyChina Railway Corporation e Russian Railways Company, che ha reso possibile percorrere la tratta ferroviaria tra la Cina e la Germania, attraverso il territorio russo, in soli diciotto giorni (cfr. la cartina allegata).

La soluzione ferroviaria presenta numerosi vantaggi rispetto al trasporto aereo e marittimo: il treno è, infatti, due volte meno caro dell’aereo e due volte più veloce della nave. Si tratta, pertanto di una soluzione assai vantaggiosa.


[1] Nelly Didelot, Entre la Chine et l’Europe, le fret mène grand train, Libération, 10 febbraio 2021

[2] Ibid.

Interconnessioni ferroviarie tra Cina ed Europa

Traversata nel deserto e partenza

Inizialmente la domanda di mercato è stata scarsa, cosicchè i convogli non avevano una cadenza regolare e i treni effettuavano spesso il viaggio di ritorno a vuoto. Inoltre, per far fronte alle rigide temperature degli inverni continentali, si è resa necessaria l’installazione di impianti di riscaldamento in grado di proteggere gli schermi dei prodotti elettronici, generando costi aggiuntivi. Ma i protagonisti dell’impresa hanno perseverato fin quando, dal 2011, i loro sforzi hanno cominciato a dare frutti. Nel gennaio del 2017, una notiziola confidenziale ha attratto l’attenzione degli esperti: un lungo treno pieno di merci, proveniente da Yiwu (città-contea della provincia dello Zhejiang) era giunto a Londra, nella stazione di Barking, dopo soli 16 giorni di viaggio. Il tunnel della Manica consente a Londra, la capitale affacciata sul mare, di essere un terminal del trasporto ferroviario euroasiatico.

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Cambogia

Se c’è un Paese che può essere la dimostrazione del lato oscuro dei vaccini quello è proprio la Cambogia, della quale si parla pochissimo non solo perché è in fondo all’Indocina dove lo sguardo non si posa quasi mai, ma perché costituisce uno scandalo per l’occidente. Uno scandalo per gli 800 mila cambogiani che vennero uccisi dai bombardamenti americani nel tentativo di chiudere il sentiero di Ho Ci Min, una immensa ecatombe collaterale; uno scandalo per la feroce dittatura di Pol Pot che nacque proprio a seguito di quella strage al napalm che oltretutto rovinò una consistente parte dei terreni agricoli provocando carestie; uno scandalo perché a porre fine a quella follia non furono gli stella striscianti, ma proprio i comunisti cambogiani aiutati e sostenuti dal Vietnam. E ora ancora una volta costituisce uno scandalo perché i numeri covid non si adattano alla narrazione ufficiale occidentale e soprattutto alla mistificazione dei vaccini come unica strada di salvezza invece che come opaco esperimento condotto sopra la testa delle persone.

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Agricoltura e Big Tech

Oltre 55 associazioni dell’agricoltura indiana che comprendono oltre cento milioni di contadini hanno pubblicato una lettera – manifesto in cui sostengono che la “digitalizzazione non regolamentata ” è di fatto lo strumento con il quale attuare la ” decimazione” degli agricoltori che il governo vuole attuare con le nuove leggi e che il “nuovo petrolio” costituito dai dati  darà potere alle piattaforme che li detengono di decidere cosa deve essere prodotto, in quali quantità e da chi. Consegnare tutte le informazioni sul settore a Microsoft e ad altri pone il potere nelle loro mani: il potere di plasmare il settore a propria immagine. E il risultato finale  è facilmente immaginabile: decine di milioni di disoccupati e sottoccupati privati ​​dei loro mezzi di produzione, la secolare conoscenza delle pratiche culturali tramandata di generazione in generazione perduta, i legami tra gli esseri umani e la terra ridotti a una distopia tecnocrazia guidata dall’intelligenza artificiale in conformità con i principi del capitalismo neoliberista.

Ecco perché l’aumento dei contagi e dei morti è arrivato a “proteggere” questo accordo tra il governo indiano e Microsoft con un temporaneo coprifuoco di paura che non facesse divampare la polemica su questo specifico accordo che è poi quello che sostanzia la nuova legislazione pro multinazionali, che il governo vuole varare. E dire che il fondatore di questo monopolista informatico era stato scacciato dall’India per i problemi creati con le vaccinazioni, attuate su bambini senza il consenso dei genitori e senza a nemmeno dichiarare che stava conducendo una sperimentazione clinica. Dopo la vaccinazione, molti dei bambini partecipanti si sono ammalati e sette di loro sono morti. Tali erano i  risultati  di una commissione parlamentare incaricata di  indagare su  questa disgraziata vicenda. Il comitato ha accusato la Ong che operava per conto della Fondazione Gates,  di “abusi sui minori” e ha prodotto  una serie di prove  a sostegno della sua affermazione. L’intero incidente è stato registrato a malapena dei media occidentali, così come l’accordo che riguarda Microsoft è passato sotto totale silenzio, coperto dalla breve apocalisse indiana di cui già non si parla più.

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Gli F-35 bombardano Gaza

Il portavoce delle Forze israeliane Zilberman, annunciando l’inizio del bombardamento di Gaza, ha specificato che «prendono parte all’operazione 80 caccia, inclusi gli avanzati F-35» (The Times of Israel, 11 maggio 2021). È ufficialmente il battesimo di fuoco del caccia di quinta generazione della statunitense Lockheed Martin, alla cui produzione partecipa anche l’Italia quale partner di secondo livello.

Israele, che ha già ricevuto dagli Usa 27 F-35, ha deciso lo scorso febbraio di acquistarne non più 50 ma 75. A tal fine il governo ha decretato un ulteriore stanziamento di 9 miliardi di dollari: 7 provenienti dall’«aiuto» militare gratuito di 28 miliardi concesso dagli Usa a Israele, 2 concessi come prestito dalla Citibank statunitense.

Mentre i piloti israeliani di F-35 vengono addestrati dalla U.S. Air Force in Arizona e in Israele, il Genio dello US Army costruisce in Israele speciali hangar rinforzati per gli F-35, adatti sia per la massima protezione dei caccia a terra, sia per il loro decollo rapido quando vanno all’attacco. Allo stesso tempo le industrie militari israeliane (Israel Aerospace ed Elbit Systems), in stretto coordinamento con la Lockheed Martin, potenziano il caccia, ribattezzato «Adir» (Potente): soprattutto la sua capacità di penetrare le difese nemiche e il suo raggio d’azione, che è stato quasi raddoppiato.

Capacità non certo necessarie per attaccare Gaza. Perché allora vengono impiegati contro i palestinesi i più avanzati caccia di quinta generazione? Perché serve a testare gli F-35 e i piloti in un’azione bellica reale, usando le case di Gaza come bersagli del poligono di tiro. Poco importa se, nelle case-bersaglio, ci sono intere famiglie.

Gli F-35A, che si aggiungono alle centinaia di cacciabombardieri già forniti dagli Usa a Israele, sono progettati per l’attacco nucleare, in particolare con la nuova bomba B61-12 che gli Stati uniti, oltre a schierare tra poco in Italia e altri paesi europei, forniranno anche a Israele, unica potenza nucleare in Medioriente, con un arsenale stimato in 100-400 armi nucleari. Se Israele raddoppia il raggio d’azione degli F-35 e sta per ricevere dagli Usa 8 aerei cisterna Pegasus della Boeing per il rifornimento in volo degli F-35, è perché si prepara a sferrare un attacco, anche nucleare, contro l’Iran.

Le forze nucleari israeliane sono integrate nel sistema elettronico Nato, nel quadro del «Programma di cooperazione individuale» con Israele, paese che, pur non essendo membro della Alleanza, è integrato con una missione permanente nel quartier generale della Nato a Bruxelles. Nello stesso quadro, la Germania ha fornito a Israele 6 sottomarini Dolphin modificati per il lancio di missili nucleari (come ha documentato Der Spiegel nel 2012).

La cooperazione militare dell’Italia con Israele è divenuta legge della Repubblica (Legge 17 maggio 2005 n° 94). Essa stabilisce una cooperazione a tutto campo, sia tra le forze armate che tra le industrie militari, comprese attività che restano segrete perché soggette all’«Accordo di sicurezza» tra le due parti.

Israele ha fornito all’Italia il satellite Opsat-3000, che trasmette immagini ad altissima risoluzione per operazioni militari in lontani teatri bellici. Il satellite è collegato a tre centri in Italia e, allo stesso tempo, a un quarto centro in Israele, a riprova della sempre più stretta collaborazione strategica tra i due paesi.

L’Italia ha fornito a Israele 30 caccia Aermacchi della Leonardo, per l’addestramento dei piloti. Ora può fornirgli una nuova versione, l’M-346 FA (Fighter Attack), che – specifica la Leonardo – serve allo stesso tempo per l’addestramento e per «missioni di attacco al suolo con munizionamenti di caduta da 500 libbre e munizionamenti di precisione capaci di aumentare il numero di obiettivi da colpire contemporaneamente». La nuova versione del caccia – sottolinea la Leonardo – è particolarmente adatta a «missioni in aree urbane», dove caccia pesanti «vengono spesso utilizzati in missioni poco paganti e con alti costi operativi». L’ideale per i prossimi bombardamenti israeliani su Gaza, che potranno essere effettuati con «un costo per ora di volo che si riduce fino all’80%», e saranno molto «paganti», ossia uccideranno molti più palestinesi.

Manlio Dinucci

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Gli indifferenti

Niente come l’essere socialmente soli, separati, divisi, emarginati dalle nostre stesse speranze, porta al conformismo più assoluto e alla sua insensata pretesa di essere innocente. E’ del tutto inutile protestare per i palestinesi se non si protesta anche contro la condizione in cui siamo e alla quale non sappiamo reagire. Come diceva Gramsci:  “il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare”.  

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Canarie liberate

E’ stato quasi automatico: dopo la sconfitta a Madrid dei cultori pandemici, purtroppo rappresentati da una sinistra che non sa più cosa fare per mettersi fuori giocoi da sola, il governo spagnolo ha fatto cadere molte delle restrizioni messe in atto in quasi tutto il Paese mentre la Corte suprema delle Canarie ha revocato o fortemente allentato tutte le misure di anti covid prese dal governo locale che invece voleva mantenerle . Nel mirino della Corte sono finite le restrizioni di viaggio e i coprifuochi notturni perché anticostituzionali, perché violano il principio di uguaglianza fra cittadini e infine perché non sono sufficientemente giustificate  “in relazione agli scopi esecutivi di protezione della salute pubblica”. Il governo delle Isole Canarie, guidata dal socialista Angel Victor Torres ha reagito annunciando di voler consultare la Corte Suprema spagnola perché con straordinaria ostinazione non intende  riconoscere la decisione della Corte locale sebbene in Spagna le misure anti Covid debbano essere approvate dalla magistratura. 

Da questa vicenda possiamo imparare qualcosa e al tempo stesso farci qualche domanda in più. 

La prima cosa da mettere in conto è che si può reagire efficacemente a politiche assurdamente restrittive, di fatto insensate e peraltro basate su presupposti medico teorici ormai respinti persino dall’Oms, anche se il sistema mediatico fa da tappo alla diffusione di questa consapevolezza: qui basterebbe che fossero gli stessi cittadini a favorire una mutazione di  atteggiamento da parte delle forze politiche e di tutti gli apparati dello stato, magari appoggiando il nascere di nuove formazioni invece di attendersi una resipiscenza da parte di quelle esistenti che sono visibilmente subalterne a quelli che potremmo chiamare poteri global pandemici. Una subalternità che diventa vera e propria subornazione nel momento in cui non esiste un’alternativa. Basterebbe uscire dall’atarassia in cui da troppo tempo vivono i cittadini per snidare la politica dal suo unanimismo con vista sul peggio. Ciò che poi dovremmo chiederci è come mai le misure anti pandemia più severe in Spagna sono state prese proprio dal governo della regione in assoluto più turistica del Paese e interamente dipendente da questo tipo di economia  visto che essa è vivace anche durante l’inverno a causa della posizione geografica delle isole Canarie . E questo senza che vi siano mai state  situazioni di particolare preoccupazione, anche ammesso di poter dar credito ad allarmi creati da tamponi spinti oltre i 40 cicli di moltiplicazione che sono una vera e propria truffa (per fortuna adesso lo dice lo dice anche  l’Oms). Ma anche a mettere da parte questo assurdo, ci troviamo di fronte a uno 0,03% scarso di persone decedute con tampone positivo e con un’età media di oltre 80 anni, qualcosa insomma di simile a un terzo dell’influenza stagionale che non sfiora nemmeno da vicino il cuore dell’economia turistica. allora perché misure eccezionali di questo tipo?

Viene in mente che si tratta di una zona tre le più appetibili al mondo dal punto di vista turistico e corteggiata da anni da tutti i grandi gruppi mondiali del settore, ma finora anche fortemente presidiata dall’iniziativa locale o comunque individuale o familiare che è riuscita a riempire ogni spazio: adesso che questa finirà in rovina ci sarà ampio spazio per i mega gruppi che certamente non faranno mancare la loro riconoscenza a chi ha permesso tutto questo.

Riprodotto integralmente da https://ilsimplicissimus2.com/2021/05/12/canarie-liberate-dalle-restrizioni

Sfogliando il PNRR

di STEFANO ROSATI (RI Rieti)

Sfogliando il PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza!) si ha quasi l’impressione che sia stato scritto dalla stessa mano che scrisse la lettera della BCE al Governo italiano nel 2011 (che, però, se non altro, si lasciava apprezzare per la sintesi rispetto a questo malloppone immondo di 300 pagine). Detto altrimenti: il PNRR non è altro che una manifestazione e anzi un rafforzamento del vincolo esterno. E infatti la parola “concorrenza” compare 42 volte, “competizione” 79. Stranamente, invece, la parola “diseguaglianze” compare 7 volte, “diritti” 18 (su 300 pagine!).Contare le parole è un giochino semplice ma fa capire la filosofia di fondo. Che è sempre la stessa: sostegno all’offerta (supply side economics) e non alla domanda interna. 50 miliardi alle imprese, 6 alle famiglie. Le solite ricette, care al neoliberalismo. E infatti il Parlamento ha avuto pochissimi giorni per “discuterne” del PNRR, malgrado con questo strumento si assuma un vincolo che dura per decenni.Con la pandemia il PNRR non c’entra nulla, ma nemmeno con il federalismo europeo o con la mutualizzazione dei debiti di cui tanto parlano alcuni. Si parla di una misura eccezionale ed eccezionalmente piccola: vale il 6% del debito pubblico di tutti gli stati membri. Soprattutto è un debito che andrà restituito integralmente, diversamente da quello che accade per gli Stati veri che il debito lo rinnovano, non lo estinguono.Gli interventi nei settori delle nuove tecnologie e della transizione verde creeranno monopoli privati. Non serve un genio per capirlo. Avremo un’incredibile aumento delle posizioni di rendita a scapito dei redditi da lavoro, rendite create da debito pubblico (estero) che verrà ripagato dai redditi da lavoro.

https://appelloalpopolo.it/?p=64644

Birmania

https://www.google.com/maps/place/Myanmar+(Birmania)

Fonte: Il Giornale

Karen, Kachin, Arakan: i gruppi guerriglieri scendono in campo contro l’esercito golpista

Ora internet ci sta facendo vedere in presa diretta la brutalità dell’esercito contro la popolazione. Spari sulla folla, uccisioni di bambini, arresti di massa, sparizioni e torture.
La potenza dei social ci ha messo di fronte a una realtà che, però, non è certo nuova nel Myanmar governato dai generali. Lo spargimento di sangue è un modus operandi ben consolidato dal Tatmadaw l’esercito della ex Birmania che ha ripreso ufficialmente il potere con il golpe del primo febbraio. Ma che in realtà non l’hai mai perso, nonostante la vittoria alle elezioni della National League for Democracy (Nld) e la conseguente apertura occidentale.
Il Myanmar è teatro di conflitti e violenze infinite. Il Paese, infatti, è composto da un centinaio di etnie forzatamente inglobate durante il periodo coloniale inglese. Alla fine del secondo conflitto mondiale, con il «Trattato di Planglong», Aung San il presidente del Paese di allora e padre di Aung San Suu Kyi, aveva concordato con i capi delle più numerose popolazioni, la possibilità di scegliere il proprio destino politico e sociale entro dieci anni. Ma l’accordo non è stato mai rispettato. Aung San è stato ucciso nel 1947 e il potere è passato alla spietata giunta militare che ha iniziato sistematiche violenze contro tutte le etnie. Da quel momento molte di loro hanno imbracciato le armi e combattono per uno Stato federale. E ora non solo potrebbero approfittare della situazione per cercare di ottenere quel sogno, ma potrebbero anche cambiare le sorti del Paese.
In questi giorni il Kachin Independence Army (Kia), la guerriglia della popolazione Kachin, sta attaccando diverse basi del Tatmadaw e della polizia in risposta all’uso della forza contro i manifestanti. «Il nostro esercito ha iniziato ad attaccare gli avamposti birmani nello Stato Kachin dopo la richiesta di aiuto dei cittadini locali», racconta al Giornale Brang Hkangda, uno dei reporter di Kachinland News, testata vicina al Kachin Independence Organisation (Kio), l’ala politica del Kia. «I vari leader dei gruppi etnici sono in contatto e non sono da escludere azioni coordinate in futuro».
Intanto più a Sud è guerra. Nello Stato Karen i caccia del Tatmadaw hanno bombardato i villaggi civili centrando anche diverse scuole e costringendo oltre 15mila persone alla fuga. Molti si sono rifugiati nella fitta vegetazione della giungla, altri hanno attraversato il fiume Salween e sono arrivati in Thailandia. «Le truppe nemiche stanno avanzando anche via terra. Per questo non ci resta altra scelta che affrontare le gravi minacce per difendere il nostro territorio, il nostro popolo e il diritto all’autodeterminazione», ha dichiarato la 5° Brigata del Karen National Liberation Army (Knla) guidata dal comandante Baw Kyaw, soprannominato «la Tigre». La risposta dell’esercito è arrivata dopo che il gruppo ribelle ha conquistato diverse basi militari birmane e ha dato rifugio a molti dissidenti fuggiti dalle violenze dei generali. «Siamo pronti a combattere», ci dice un ufficiale della Karen National Defence Organization il più antico gruppo ribelle della regione Karen che ha voluto mantenere l’anonimato. «Bisogna farlo adesso e approfittare di questa situazione o non lo faremo mai più», aggiunge. «Appoggiamo il movimento di disobbedienza civile contro il golpe, l’abolizione della Costituzione del 2008 e la liberazione dei detenuti politici, ma chiediamo anche l’istituzione di una vera democrazia federale, il riconoscimento dei diritti all’autodeterminazione dei popoli etnici e la fine del conflitto politico e armato per vivere in pace nella nostra terra», ci spiega Hsa Moo, uno dei responsabili del Karen Environmental and Social Action Network, un’associazione che tutela l’ambiente e i diritti degli indigeni.
La «Brotherhood Alliance», che comprende i gruppi armati dell’Arakan Army (Aa), il Ta’ang National Liberation Army (Tnla) e il Myanmar National Democratic Alliance Army (Mndaa), ha annunciato che si unirà alla rivolta se le forze di sicurezza non cesseranno immediatamente gli attacchi contro i civili. L’Aa è una delle principali milizie etniche nell’irrequieto Stato Rakhine, al confine con il Bangladesh, che nei mesi scorsi ha tenuto sotto scacco i militari birmani compiendo attacchi sorprendenti anche in ambienti urbani.
«La brutale repressione contro i civili nel 1988 e nel 2007 ha già allontanato la maggior parte dei Bamar (l’etnia maggioritaria, ndr) dalle forze armate e credo che la violenza commessa oggi dal Tatmadaw rischia di recidere radicalmente il legame che un tempo univa l’esercito alla popolazione birmana», dice Jean-Luc Delle, presidente del Center for Research on the Karens di Parigi. «La situazione attuale può certamente aiutare le minoranze a portare avanti le loro richieste. I Karen, i Kachin, gli Arakan e le altre etnie appaiono ora ai birmani come alleati e quasi amici. Tra l’élite Bamar il principio di un’unione federale è ormai ampiamente accettato e questo è un vero progresso che può anche portare i suoi frutti dopo un eventuale cambio di regime», conclude l’esperto.
La strada è ancora lunga. Ma la componente etnica in Myanmar, se coordinata, potrebbe davvero mettere in seria difficoltà i generali birmani e cambiare il futuro del Paese

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/myanmar-il-rischio-di-guerra-totale-con-tutte-le-etnie-armate

Il corridoio strategico

La Marina russa sta inviando forze speciali sulle coste dell’Ucraina
Le navi da sbarco e d’artiglieria della Flottiglia del Caspio (CFL) della Marina russa hanno iniziato un passaggio inter-flotta dal Mar Caspio al Mar Nero.
Secondo il servizio stampa del distretto militare meridionale, più di 10 imbarcazioni e navi da sbarco e artiglieria stanno effettuando il trasferimento.

Unità navali da sbarco

Per ordine del comandante del distretto militare meridionale, generale dell’esercito Alexander Dvornikov, le unità dei marines e delle forze costiere della flotta del Mar Nero e della flottiglia del Caspio sono state reclutate per testare la prontezza a respingere le forze d’assalto aviotrasportate e marittime.

“Prima di lasciare la base di Makhachkala, gli equipaggi delle imbarcazioni hanno portato a termine l’intero ciclo di addestramento di base e hanno completato i compiti del corso in mare. https://www.youtube.com/embed/01PAYuoourA?feature=oembed

In preparazione alla transizione, è stato svolto un corso di formazione sul passaggio di tratti stretti e zone di sbarramento ”, ha detto il servizio stampa del ministero della Difesa.

“Ieri mattina la Flottiglia del Caspio della Marina russa ha avviato un trasferimento operativo di forze nel Mar d’Azov.

Un distaccamento diversificato composto da navi e imbarcazioni di artiglieria, imbarcazioni da sbarco e ausiliarie ha iniziato il trasferimento da Makhachkala, con una forza di almeno 10 unità anfibie.

Fonte: Rusvesna.ru

Traduzione: Sergei Leonov

Lo sgarbo

Lo sgarbo che non era uno sgarbo. Oltre ad essere una riunione per stabilire per quanti euro la Turchia deve riaprire i suoi lagher per immigrati, in modo da non farceli arrivare, la contessa Von der Leyen non era neppure la sola ad essere sul divano distanziato (siamo in covid, se qualcuno ricorda), ma c’era anche un maschietto di fronte (presidente del Parlamento turco). I nostri media e la parte di sinistra libertaria e dirittocentrica della nostra opinione pubblica sono talmente pronti a saltare sopra ogni apparente polemica pur di affermare che siamo pieni di vittime da salvare (meglio salvare le contesse che i lavoratori vittimizzati) da scegliere le foto che lo confermano.Tra l’altro, come ricorda Paolo Desogus, la polemica è utilmente servita a nascondere che paghiamo sei miliardi di euro alla Turchia per schermarci il fronte tedesco dell’immigrazione. I campi di concentramento in Libia sono il male, quelli in Turchia, evidentemente, sono ottimi. Altro esempio della doppiezza della politica estera europea (?). Ha, dimenticavo, politica portata avanti da donne (se la cosa avesse un qualche significato, che non ha).da Alessandro Visalli