Non esistono dieci Sirie

di Giuseppe Caracciolo – 12/10/2019

Non esistono dieci Siria

Fonte: Giuseppe Caracciolo

IN TOTO.
La Siria è in guerra da quasi un decennio e in tutto questo tempo è stata il teatro di qualcosa che somiglia molto ad un guerra mondiale . Ha iniziato la CIA provando a destabilizzare il paese dall’interno, finita questa fase è arrivato dall’ Iraq il califfato , belve wahabbite feroci che hanno devastato e occupato il 70% del suolo siriano, poi sono arrivati gli americani che si sono illegalmente insediati sia al sud sia al confine con l’Iraq , controllando illegalmente le risorse petrolifere siriane , in questa opera nefasta sono stati aiutati dai curdi , questi in cambio di promesse territoriali, hanno portato alla canna del gas Damasco , già provata da anni di sanzioni, costretta a comprare da loro , a prezzi esorbitanti, il proprio petrolio. La Siria in tutti questi anni è stata invasa dall’Isis, dagli americani, dalla Francia , dalla Turchia tre volte ( ma le altre due vi sono sfuggite perché il tg non ve l’ha detto), da tutte le sigle terroristiche salafite esistenti sulla terra , è bombardata regolarmente da Israele ed è stata bombardata dall’Europa ( si la stessa Europa che oggi si straccia le vesti) , La Siria ha pagato la sua resistenza eroica con almeno duecentomila morti e quasi 2 milioni di profughi . Mentre scrivo l’esercito siriano sta sradicando Al Quaida ( si quella delle torri gemelle che vi fecero tanta tenerezza) dalla provincia di Ildib , sta combattendo la battaglia della vita caricata di sanzioni internazionali .
Seguo le vicende siriane da anni , da quando di siriano era rimasta solo la fascia costiera di Damasco , non posso non provare un senso di fastidio verso quello che leggo in questi giorni , i soliti post strappalacrime , frasi fatte e una colossale mancanza di conoscenza dei fatti.
Non esistono dieci Siria , lo spezzatino che America e Israele avevano in mente non si realizzerà , l’Islam integralista di matrice saudita non passerà , la Siria resterà il paese più laico del medio oriente e alla fine tutti gli invasori se ne andranno.
A proposito anche nell’esercito siriano ci sono migliaia di donne coraggiose e bellissime e muoiono come le donne curde, ma di loro non gliene mai fregato un ca**o a nessuno.”

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/non-esistono-dieci-siria

Colonialismo e Cattolicesimo

Il Sinodo sull’Amazzonia, che si svolgerà a Roma dal 6 al 27 ottobre, è il primo Sinodo su questo tema che la Chiesa cattolica abbia mai organizzato nella sua storia. Un tema di scottante attualità, come emerge già chiaramente dal titolo: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”. Tra gli argomenti che verranno affrontati ce n’è uno che riveste un ruolo centrale e che riguarda il rapporto tra la Chiesa cattolica e il colonialismo, e cioè come trasmettere la fede in Cristo senza imporre culture e modelli economici discriminanti e irrispettosi dei popoli indigeni. Si tratta di una questione rilevante non solo per i popoli indigeni ma anche e soprattutto per le nazioni che hanno praticato, e praticano ancora oggi, politiche neocolonialiste. A tale proposito è scritto nell’Istrumentum Laboris al punto 76: «La famiglia amazzonica è stata vittima del colonialismo nel passato e di un neocolonialismo nel presente. L’imposizione di un modello culturale occidentale ha inculcato un certo disprezzo per il popolo e i costumi del territorio amazzonico, definendoli addirittura “selvaggi” o “primitivi”. Oggi, l’imposizione di un modello economico estrattivista occidentale colpisce ancora una volta le famiglie invadendo e distruggendo le loro terre, le loro culture, le loro vite, costringendole ad emigrare nelle città e nelle loro periferie». Al punto 103 dello stesso documento si spiega che lo sguardo credente sulla realtà amazzonica «ha fatto apprezzare l’opera di Dio nella creazione», ma ha fatto anche comprendere la presenza del male a diversi livelli: «colonialismo (dominio), mentalità economico-mercantilista, consumismo, utilitarismo, individualismo, tecnocrazia, cultura dello scarto». «Una mentalità che si è espressa storicamente in un sistema di dominazione territoriale, politica, economica e culturale che persiste ancora oggi in varie forme che perpetuano il colonialismo». «Una economia basata esclusivamente sul profitto come unico fine, che esclude e calpesta i più deboli e la natura, si costituisce in idolo che semina distruzione e morte». «Una mentalità utilitaristica concepisce la natura come mera risorsa e gli esseri umani come meri produttori-consumatori, rompendo il valore intrinseco e la relazionalità delle creature». «L’individualismo – continua l’Istrumentum Laboris – indebolisce i legami comunitari facendo passare in secondo piano la responsabilità verso il prossimo, la comunità e la natura». In merito allo sviluppo tecnologico si riconosce che questo ha portato grandi benefici all’umanità, ma, allo stesso tempo, la sua assolutizzazione lo ha portato ad essere strumento di possesso, dominio e manipolazione della natura e dell’essere umano. Tutto questo ha generato una cultura globale predominante che Papa Francesco ha definito «paradigma tecnocratico».

fonte: frammentidipace.it

Statuto speciale al Donbass

“Grazie a Russia, Germania e Francia, ieri l’Ucraina ha finalmente firmato la “Formula Steinmeier” che garantisce uno status speciale per il Donbass. Pertanto, riconosce il diritto speciale alla gente del Donbass di determinare autonomamente il proprio destino. Decideremo noi stessi quale lingua parlare, come sarà la nostra economia, come sarà formato il nostro sistema giudiziario, come la nostra milizia popolare proteggerà i nostri cittadini e come c’integreremo con la Russia. Questo è il nostro lavoro, il nostro obiettivo. Continueremo i negoziati a Minsk al fine di giungere al pieno autogoverno e alla piena autodeterminazione.
Invitiamo il signor Zelensky a non dettarci le condizioni. Quando afferma che le elezioni nel Donbass si terranno solo dopo che l’Ucraina avrà acquisito il controllo del confine (con la Russia ndr.), non capisce che non spetta a lui decidere quando si terranno le elezioni, ma spetta a noi. Le autorità di Kiev non consegneranno alcun controllo sul confine.

http://dnr-news.com/oficialno/51167-sovmestnoe-zayavlenie-glavy-dnr-denisa-pushilina-i-glavy-lnr-leonida-pasechnika.html

Il signor Zelensky ha anche affermato che verrà adottata una certa nuova legge sullo status speciale. È interessante sapere quale? Non ci piace molto la stesura attuale di questa legge, nella quale Poroshenko ha posto riserve inaccettabili. Queste riserve e inserzioni devono essere rimosse da tale legge. In essa ci sono anche disposizioni più importanti che non possono essere modificate in nessun caso. Pertanto, eventuali modifiche alla legge sullo status speciale devono essere concordate con noi; diversamente, le considereremo una violazione diretta e grossolana degli Accordi di Minsk, quindi, per noi, giuridicamente insignificanti.
Vogliamo mettere in guardia il signor Zelensky da azioni avventate. Se vuole raggiungere una pacifica coesistenza con la DNR e la LNR, che entri in un dialogo diretto con noi e non faccia dichiarazioni unilaterali mal concepite e insensate”.

Il capo della DNR Denis Pushilin e il capo della LNR Leonid Pasechnik

Considerazioni finali
Le dimissioni, il 27 settembre, del rappresentante speciale del Dipartimento di Stato USA per l’Ucraina Kurt Volker, senza dubbio, hanno rappresentato il preludio a questa nuova posizione di Kiev. Volker ha sempre manifestato il suo scetticismo sulle possibilità di una reale pace negoziata con le due Repubbliche, come allo stesso modo, è sempre stato un fautore della linea dura verso il Donbass e la Russia.
Ora, invece, se Kiev sosterrà anche nei fatti la “Formula di Steinmeier”, il processo di pace inizierà realmente, tuttavia, il problema di fondo è il controllo dei radicali nazionalisti ucraini che spesso si muovono in maniera autonoma sia all’interno del paese che a ridosso della linea di contatto. Riuscirà Zelensky a depotenziarli?
Il riconoscimento di uno status speciale al Donbass rappresenta un cambio di rotta significativo, nella direzione opposta, a ciò che negli ultimi cinque anni è sempre stato predicato dal “partito della guerra”, ovvero le posizioni del ex-presidente Poroshenko e di tutti coloro che hanno sempre visto nella Russia e nei russo-etnici del Donbass “il nemico” assoluto con i quale era impensabile ogni forma di accordo o di dialogo.

Fonti: Ria.Novosti, Dnr-news

https://www.controinformazione.info/lucraina-ha-firmato-la-formula-steinmeier-si-avvia-la-procedura-per-il-riconoscimento-di-uno-status-speciale-per-donetsk-e-lugansk/

Requiem

Si prenda ad esempio il Mezzogiorno d’Italia, da sempre terra di emigranti, dove oggi si assiste a una fuga di massa soprattutto dei suoi giovani: “Così radicale, estesa, imponente la fuga da poter essere considerata la terza ondata migratoria dopo quella dei primi del ‘900 verso le Americhe, del secondo dopoguerra verso la Germania e Milano del miracolo economico o Torino di mamma FIAT (…) Non più solo cervelli in fuga, la cui formazione è comunque costata 30 miliardi di euro alle casse pubbliche, ma anche camerieri in fuga, dentisti in fuga, tubisti, saldatori, operai generici, infermieri, insegnanti delle elementari, autisti, baristi, pizzaioli. Un intero popolo scomparso così folto che gli arrivi degli immigrati, o di coloro che ritornano a casa, non riescono a compensare. Il saldo demografico è paurosamente negativo. 783.511 italiani (che sono parte di quei quasi due milioni di migranti) che hanno avviato le pratiche per i cambi di residenza o nuovi passaporti, di cui 218.771 in possesso della laurea. Dal Sud è fuggita, persa ai radar, la meglio gioventù: mezzo milione di giovani (564.796 per la precisione) di cui 163.645 laureati. (Antonello Caporale, Quasi due milioni via dal Meridione, e mezza Italia sta diventando un deserto, Millennium, novembre 2018). Un Paese che costringe i suoi giovani più preparati a fuggire all’estero per trovare un lavoro e uno stipensio che consenta di vivere, ma che ha bisogno di importare raccoglitori di pomodori a due euro l’ora, è una colonia, un Paese fallito.
Prosegue Caporale, che si basa sul rapporto SviMez dell’agosto 2018: “Oltre il Garigliano i paesi cadono come foglie in autunno. Scompaiono silenziosamente e nell’indifferenza, il conto lo tiene l’ISTAT che stila periodicamente la lista dei morituri: a oggi sono più di 1.650 i Comuni colpiti da un abbandono che s’annuncia definitivo, una morte triste e non più lenta che nei prossimi anni si gonfierà di altre vittime e presto certificheremo la desertificazione. (…) Un quinto dei Comuni italiani è infatti in cammino verso il nulla, un sesto della superficie nazionale resterà disabitata. Mura cadenti, pietre rotolate giù e rovi, solo rovi. Sarà il cimitero la nuova dimensione di questo svuotamento che infragilisce fino a consumarla tutta la colonna vertebrale del Paese, la linea montuosa centrale costellata fino a due decenni fa di villaggi, di comunità, insomma di vita, che invece cederà alla morte per via della fame che l’attanaglia. (…) Né capannoni né vacche, né sviluppo industriale né agricoltura sostenibile. Né strade, né treni. Tolti, tagliati, inutilizzati più di 6.000 km di ferrovia, il treno, da vettore economico e popolare, si è via via trasformato nel costoso ed efficiente connettore dell’Italia ricca, nella direttrice verticale tra le grandi città. Il Frecciarossa è il simbolo di un’Italia che ha scelto non due, ma una sola velocità. Biglietti alti, ma puntualità quasi sempre garantita per quelli che ce la fanno. Poi la seconda classe nel resto del Paese, specialmente al Nord, un reticolo di tratte per i pendolari mal tenute e mal gestite, mentre al Sud – terza classe – semplicemente il nulla”.

estratto da https://byebyeunclesam.wordpress.com/2019/08/08/buone-vacanze-a-tutti/

Petroliere in fiamme

L’Iran ha salvato tutti i membri dell’equipaggio delle due petroliere colpite nel Golfo di ​​Oman. Unità navali dell’Iran si sono precipitate in aiuto di due petroliere colpite da attacchi esplosivi ancora non specificati nel Mare di Oman, trasferendo tutti i loro 44 membri dell’equipaggio al sicuro sulle sue coste meridionali.

Una fonte informata ha detto che una nave di salvataggio iraniana aveva raccolto i 23 membri dell’equipaggio di una delle navi cisterna e 21 marinai dell’altra dal mare e li aveva portati in salvo all’Iran’s Jask, nella provincia meridionale di Hormozgan.

In precedenza, i media avevano riferito di esplosioni avvenute sulle due petroliere, apparentemente a seguito di attacchi.
La fonte, di cui non sono stati resi noti il ​​nome e l’affiliazione, ha detto che una delle navi ha preso fuoco alle 08:50 ora iraniana (04:20 GMT) di giovedì e la seconda alle 09:50.

I dettagli sugli incidenti sono ancora discutibili, ma è noto che le navi hanno inviato segnali di soccorso ai porti e alle navi vicine.

https://www.controinformazione.info/attacco-esplosivo-a-due-petroliere-nel-golfo-di-oman/

Nota: inutile dire che le fonti occidentali sono tutte concordi nell’attribuire la responsabilità all’ Iran.

 

 

Rotta Artica

La Russia ha recentemente rafforzato la propria capacità di difesa nella regione artica. Lo scioglimento graduale del ghiaccio artico rende possibile che navi da guerra straniere passino vicino ai confini settentrionali della Russia. Alla luce di ciò, è stata introdotta una serie di regole per il passaggio delle navi lungo la rotta del Mare del Nord (NSR).

Tutti i paesi stranieri devono rispettare le regole e nessuna eccezione può essere fatta. Ad esempio, per un cacciatorpediniere o una portaerei per entrare nell’area della rotta del Mare del Nord, il capitano di una nave straniera deve avvisare la Marina russa 45 giorni prima.

I sottomarini stranieri devono passare da soli l’NSR nella posizione di superficie. Oltre alle informazioni meteorologiche, il comandante del sottomarino è tenuto a fornire informazioni sul tipo di sottomarino, sul suo dislocamento, sul tipo di centrale elettrica e sulle attrezzature. Il comandante deve anche riportare il suo grado e il suo nome completo.

Un pilota marino russo deve rimanere a bordo di una nave straniera. Se esiste la possibilità che la nave sia mal tenuta o possa contaminare i corsi d’acqua della rotta del Mare del Nord, la Russia ha una ragione per negare il passaggio della nave straniera.

Nello spartiacque della rotta del Mare del Nord, le navi e i sottomarini della NATO rappresentano la più grande minaccia. Pertanto, se qualcuno decide di violare le regole, le navi straniere verranno arrestate.

Russi sull’Artico

Almeno dieci basi militari sono state schierate per difendere la parte settentrionale del paese. Alcuni di questi sono progettati per sistemi di difesa aerea, mentre altri sono progettati per navi di superficie e sottomarini.

Va da sé che il nuovo regolamento si applica solo alle navi da guerra. Le navi civili possono ancora passare la rotta del Mare del Nord come prima. La Russia può trarre beneficio solo dall’aiutare le navi mercantili straniere a passare attraverso aree pericolose.

Un viaggio via mare dall’Europa occidentale verso il Giappone o la Cina è del 40% più breve attraverso l’Artico che attraverso il Canale di Suez. I paesi dell’Asia orientale sono interessati a fornire merci attraverso l’Artico. Vi sono frequenti casi di attacchi dei pirati che attraversano il Canale di Suez.

Pertanto, le prospettive per lo sviluppo della regione artica sono enormi. Tuttavia, per mantenere l’influenza e il controllo in questa area geostrategica, la Russia ha bisogno di energia e cervello in primo luogo. I tentativi degli USA, del Regno Unito di percorrere la rotta artica con le loro navi da guerra verranno bloccati.

Fonte: News Front

Traduzione: Segei Leonov

https://www.controinformazione.info/la-russia-dichiara-il-passaggio-dellartico-effettivamente-chiuso-alle-navi-da-guerra-straniere/