Ci sono due guerre e l’Italia è un sonnambulo

di Alberto Negri – 08/01/2020

Ci sono due guerre e l'Italia è un sonnambulo

Fonte: Alberto Negri

Sembriamo dei sonnambuli. Inutile girarci intorno: qual è l’interesse dell’Italia in tutta questa storia? Nessuno ce lo sa dire perchè di tutto quello che sta accadendo non siamo stati neppure informati pur avendo militari in Iraq, Libano, Afghanistan. Inglesi e francesi, molto probabilmente, all’ultimo minuto sono stati avvisati dagli Usa che stavano per colpire il generale iraniano Qassem Soleimani in Iraq. Noi che laggiù abbiamo più di 900 soldati, niente: e ora ci troviamo nel mezzo di un conflitto senza sapere cosa fare. Che il presidente della Repubblica, visto che è capo supremo delle Forze armate, convochi il consiglio di difesa per prendere delle decisioni o almeno esaminare la situazione.

Abbiamo due fronti, quello libico e quello iraniano ma non abbiamo alcuna idea di cosa fare se non compiere giri turistici per le capitali del Mediterraneo. Che siano definiti gli interessi nazionali – politici, energetici ed economici – e vengano resi noti anche a una popolazione, quella italiana, che pensa di vivere in un mondo di frutta candita. Altrimenti anche tenere dei soldati in Iraq diventa un gesto criminale se non è accompagnato da un minimo di consapevolezza. Senza contare che in Libia, a Tripoli, dove abbiamo foraggiato per anni governo e fazioni, adesso comanda Erdogan, un signore che mette in pericolo i nostri rifornimenti energetici nel Mediterraneo o che comunque ne decide adesso le sorti. Ma stiamo scherzando?

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La Libia e l’impotenza

591x394xlibia_turchia_truppe,P20diretta,P20oggi,P20ultime,P20notizie_03083938.jpg.pagespeed.ic.QrA2xfN9fYL’annuncio di Ankara su un possibile invio di truppe turche in Libia è per noi quasi un’allegoria della disfatta totale del Paese nella politica mediterranea: magari le nuove generazioni non lo sanno, non ne hanno la minima idea, ma lo scatolone di sabbia fu conquistato nel 1911 proprio facendo guerra alla Turchia del cui impero facevano parte Tripolitania e Cirenaica: ora questo ritorno dei sultani riporta simbolicamente indietro l’orologio di oltre un secolo. Con la Libia abbiamo fatto di tutto e sempre mancando la misura e la dignità: solo nell’ultimo decennio potremmo annoverare prima la sceneggiata delle tende di Gheddafi  a Roma e poco dopo l’acquiescenza assoluta verso la guerra dei “volonterosi” contro il leader libico, primo atto della tentata conquista americana del medio oriente con Francia e Gran Bretagna scalpitanti per prendersi le briciole. Insomma ci siamo piegati fino al ridicolo di fronte a Gehddafi perché facesse da scudo all’ondata migratoria con i lager nel deserto, poi abbiamo permesso che il nostro partner più importante dell’area mediterranea venisse aggredito e distrutto perdendo così le rendite di posizione in quel Paese.

Il fatto è che da troppo tempo non abbiamo alcuna politica estera la quale potrebbe essere efficacemente sostituita da un disco che ad ogni azione americana o francese o tedesca o britannica dica sissignore con voce gracchiante. Anzi potremmo dire che essa si è definitivamente arenata con la morte di Enrico Mattei che aveva tentato di costruire un commonwealth mediterraneo del petrolio al di fuori del diretto controllo di Washington e delle altre capitali europee in funzione anticoloniale. Anzi in un qualche modo Gheddafi era una creatura di quella stagione italiana: le cronache ricordano la lontana notte del 26 aprile 1962 quando al Motel Agip di Gela Mattei incontrò rappresentati egiziani, libici, tunisini, algerini e marocchini, una specie di consiglio del Magreb allargato per favorire un colpo di stato contro il Re Idriss che su consiglio americano e francese (era appena finita la guerra di Algeria) aveva escluso l’Eni dalle ricerche petrolifera in Libia, riservandole esclusivamente alle sette sorelle dell’oro nero e in particolare ad Esso e Occidental. Si favoleggia che a quella riunione abbia partecipato lo stesso Gheddafi, cosa abbastanza improbabile, ma sta di fatto che quando il colonnello conquistò il potere sette anni dopo, l’Eni trovò le porte aperte, anche se Mattei era stato assassinato il giorno dopo la fatidica riunione.

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Buon anno

Arrivati alla fine dell’anno ci sono due notizie complementari che ci riguardano da molto vicino e costituiscono una nuova cattiva sorpresa: da una parte il trasferimento sul nostro territorio di altre 50 testate nucleari americane tolte dal territorio turco e trapiantate da noi e l’entrata in servizio dei primi sistemi d’arma ipersonici russi Avangarde. Si tratta di piccoli velivoli automatici, chiamati in gergo alianti, in grado montare testate nucleari di potenza variabile dai 500 kilotoni ai 2 megatoni trasportati in gran numero da un missile balistico e capaci di arrivare a velocità di mach 27, ossia non intercettabili da nulla per almeno vent’anni stando a ciò che dicono gli esperti militari.

L’uomo della strada rimbambito da un’informazione senza più ritegno, non ha la minima idea di questa situazione e di come le economie miste si siano rivelate molto più efficienti di quelle basate sul puro profitto privato. Di certo da qualche anno a questa parte gli stati maggiori della Nato sono letteralmente terrorizzati e la cosa migliore che hanno saputo produrre sono la russofobia e la cinofobia cercando di nascondere la situazione alle opinioni pubbliche occidentali e di armarle in sostengo di un mondo irreale dove i golpe, i massacri le false guerre civili, vedi Cile, Bolivia, Siria, Ucraina, sono la democrazia e dove i tentativi di fare il solletico alla Cina con Hong Kong o con leggende su presunte repressioni di popolazioni mussulmane senza nemmeno uno straccio di prova, sono un modo di mobilitare le coscienze perché esse non vedano il reale contesto.

il milieu politico non ha fatto altro negli ultimi 30 anni che caricarsi di sempre maggiori servitù sia militari nei confronti della Nato, sia economiche nei confronti dell’Europa alla tedesca. E e con un’opinione pubblica che ha sempre preferito vedere il dito piuttosto che la luna diventando un ostaggio con la sindrome di Stoccolma.

Ostaggi

Migranti di ritorno

A PARIGI SI RIPULISCONO I CAMPI DI IMMIGRAZIONE

Secondo i rapporti, l’operazione è iniziata al mattino presto. Ha coinvolto almeno 600 elementi delle forze di sicurezza. I rifugiati, la maggior parte dei quali immigrati provenienti dall’Afghanistan, dalla Somalia e dal Ciad, sono stati temporaneamente distribuiti in palestre e centri di accoglienza improvvisati.

Secondo le forze dell’ordine di Parigi, tra i 400 e i 500 migranti si trovavano in un campo situato a Saint-Denis. Altri 900 – nel nord-est di Parigi.

Al mattino presto, le zone occupate dai migranti della capitale francese sono state sopraffatte dalle incursioni degli agenti delle forze dell’ordine, che avevano il compito di eliminare gli accampamenti di tende spontanee dei migranti.
Come riportato in precedenza da Front News , alla vigilia dell’operazione sono state adottate una serie di misure severe delle autorità francesi per risolvere la crisi migratoria all’interno del paese. Oltre all’eliminazione dei campeggi, è stato deciso di stabilire quote per il numero di migranti che lavorano. Inoltre, l’accesso ai servizi medici sarà significativamente limitato per i rifugiati appena arrivati.

Secondo il primo ministro Edouard Philip, le autorità sono costrette a prendere tali misure per rassicurare gli elettori, molti dei quali stanno già schierandosi dalla parte delle forze politiche di destra come quella della Marine Le Pen.
Macron, pur essendosi dichiarato aperto alle migrazioni ed aver criticato duramente i sovranisti anti migrazioni, adesso vuole evitare in tutti i modi di favorire la crescita dei nazionalisti in Francia.

Sgombero migranti
Parallelamente la Francia provvede a rinviare in Italia anche i camion carichi di clandestini sul confine di Ventimiglia.

La gendarmerie ha fermato ultimamamente un camion carico di migranti a pochi chilometri da Nizza. Erano tutti e trentuno stipati su un camion che stava viaggiando su un’autostrada nel sud-est della Francia e li ha rimandati indietro verso l’Italia.
I pachistani sono stati portati in Italia, mentre l’autista è stato arrestato. Un’azione che, seguendo le procedure di non ammissione che sono entrate in vigore nel 2015 dopo la chiusura dei valichi con l’Italia, ha scatenato l’ira della Lega.

“Altro che Orbàn, è l’europeista Macron a confermarsi spietato”, ha lamentato Matteo Salvini accusando il governo Conte di essere “complice” dei francesi o “incapace” a gestire l’emergenza immigrazione.
Dal 2015, con la scusa dell’emergenza terrorismo, il governo francese ha sospeso gli accordi di Schengen e ha iniziato a pattugliare tutti i confini e i valichi con l’Italia.
Ma quello che è accaduto ieri è ridicolo: “Tra gli occupanti del camion – ha fatto sapere il procuratore di Nizza – c’erano tre adolescenti di circa 15 anni ma senza famiglia”. E loro ce li hanno rimandati tutti in Italia, perché si sa, è la terra d’origine dei pakistani.
“Abbiamo agito sulla base della procedura di non ammissione in vigore dal ripristino del controllo di frontiera nel novembre 2015”, ha dichiarato la prefettura francese ricordando che questo tipo di procedura si applica quando il controllo avviene in uno dei cosiddetti “valichi autorizzati”.

Sono 18.125 gli immigrati respinti negli ultimi 12 mesi in Italia alla frontiera di Ventimiglia dalla polizia francese.
Si tratta in gran parte di cittadini di Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Algeria.
Numeri che vanno ad aggiungersi a coloro che sono espulsi per via del Trattato di Dublino e riaccompagnati a Bardonecchia e in aereo da altri Paesi Ue.

https://www.controinformazione.info/macron-adotta-la-linea-dura-sgomberati-i-campi-dei-migranti-a-parigi/

Non esistono dieci Sirie

di Giuseppe Caracciolo – 12/10/2019

Non esistono dieci Siria

Fonte: Giuseppe Caracciolo

IN TOTO.
La Siria è in guerra da quasi un decennio e in tutto questo tempo è stata il teatro di qualcosa che somiglia molto ad un guerra mondiale . Ha iniziato la CIA provando a destabilizzare il paese dall’interno, finita questa fase è arrivato dall’ Iraq il califfato , belve wahabbite feroci che hanno devastato e occupato il 70% del suolo siriano, poi sono arrivati gli americani che si sono illegalmente insediati sia al sud sia al confine con l’Iraq , controllando illegalmente le risorse petrolifere siriane , in questa opera nefasta sono stati aiutati dai curdi , questi in cambio di promesse territoriali, hanno portato alla canna del gas Damasco , già provata da anni di sanzioni, costretta a comprare da loro , a prezzi esorbitanti, il proprio petrolio. La Siria in tutti questi anni è stata invasa dall’Isis, dagli americani, dalla Francia , dalla Turchia tre volte ( ma le altre due vi sono sfuggite perché il tg non ve l’ha detto), da tutte le sigle terroristiche salafite esistenti sulla terra , è bombardata regolarmente da Israele ed è stata bombardata dall’Europa ( si la stessa Europa che oggi si straccia le vesti) , La Siria ha pagato la sua resistenza eroica con almeno duecentomila morti e quasi 2 milioni di profughi . Mentre scrivo l’esercito siriano sta sradicando Al Quaida ( si quella delle torri gemelle che vi fecero tanta tenerezza) dalla provincia di Ildib , sta combattendo la battaglia della vita caricata di sanzioni internazionali .
Seguo le vicende siriane da anni , da quando di siriano era rimasta solo la fascia costiera di Damasco , non posso non provare un senso di fastidio verso quello che leggo in questi giorni , i soliti post strappalacrime , frasi fatte e una colossale mancanza di conoscenza dei fatti.
Non esistono dieci Siria , lo spezzatino che America e Israele avevano in mente non si realizzerà , l’Islam integralista di matrice saudita non passerà , la Siria resterà il paese più laico del medio oriente e alla fine tutti gli invasori se ne andranno.
A proposito anche nell’esercito siriano ci sono migliaia di donne coraggiose e bellissime e muoiono come le donne curde, ma di loro non gliene mai fregato un ca**o a nessuno.”

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Colonialismo e Cattolicesimo

Il Sinodo sull’Amazzonia, che si svolgerà a Roma dal 6 al 27 ottobre, è il primo Sinodo su questo tema che la Chiesa cattolica abbia mai organizzato nella sua storia. Un tema di scottante attualità, come emerge già chiaramente dal titolo: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”. Tra gli argomenti che verranno affrontati ce n’è uno che riveste un ruolo centrale e che riguarda il rapporto tra la Chiesa cattolica e il colonialismo, e cioè come trasmettere la fede in Cristo senza imporre culture e modelli economici discriminanti e irrispettosi dei popoli indigeni. Si tratta di una questione rilevante non solo per i popoli indigeni ma anche e soprattutto per le nazioni che hanno praticato, e praticano ancora oggi, politiche neocolonialiste. A tale proposito è scritto nell’Istrumentum Laboris al punto 76: «La famiglia amazzonica è stata vittima del colonialismo nel passato e di un neocolonialismo nel presente. L’imposizione di un modello culturale occidentale ha inculcato un certo disprezzo per il popolo e i costumi del territorio amazzonico, definendoli addirittura “selvaggi” o “primitivi”. Oggi, l’imposizione di un modello economico estrattivista occidentale colpisce ancora una volta le famiglie invadendo e distruggendo le loro terre, le loro culture, le loro vite, costringendole ad emigrare nelle città e nelle loro periferie». Al punto 103 dello stesso documento si spiega che lo sguardo credente sulla realtà amazzonica «ha fatto apprezzare l’opera di Dio nella creazione», ma ha fatto anche comprendere la presenza del male a diversi livelli: «colonialismo (dominio), mentalità economico-mercantilista, consumismo, utilitarismo, individualismo, tecnocrazia, cultura dello scarto». «Una mentalità che si è espressa storicamente in un sistema di dominazione territoriale, politica, economica e culturale che persiste ancora oggi in varie forme che perpetuano il colonialismo». «Una economia basata esclusivamente sul profitto come unico fine, che esclude e calpesta i più deboli e la natura, si costituisce in idolo che semina distruzione e morte». «Una mentalità utilitaristica concepisce la natura come mera risorsa e gli esseri umani come meri produttori-consumatori, rompendo il valore intrinseco e la relazionalità delle creature». «L’individualismo – continua l’Istrumentum Laboris – indebolisce i legami comunitari facendo passare in secondo piano la responsabilità verso il prossimo, la comunità e la natura». In merito allo sviluppo tecnologico si riconosce che questo ha portato grandi benefici all’umanità, ma, allo stesso tempo, la sua assolutizzazione lo ha portato ad essere strumento di possesso, dominio e manipolazione della natura e dell’essere umano. Tutto questo ha generato una cultura globale predominante che Papa Francesco ha definito «paradigma tecnocratico».

fonte: frammentidipace.it