Assenti per malattia

Fonte: L’Occidentale

Seguendo giornali e televisioni, l’impressione che l’opinione pubblica italiana può trarne è che il mondo, da quando a marzo in Europa e negli altri continenti si è diffusa l’epidemia da coronavirus, si sia fermato e che tutti i paesi siano alle prese con un’emergenza senza precedenti nella storia recente.

Si tratta però soltanto di un’impressione. In realtà ad essersi fermata è solo l’Italia.

Il resto del mondo, al contrario, pur dovendo fare i conti con il problema sanitario, ha continuato a muoversi. In particolare i processi geopolitici già in atto hanno avuto importanti sviluppi e, in taluni scenari, addirittura un’accelerazione.

E’ il caso, ad esempio, dell’evoluzione che ha subito in questi mesi lo scacchiere mediterraneo e libico in special modo, dove, rispetto a febbraio, il quadro sembra essersi completamente ribaltato.

Se fino a qualche mese fa il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Fayez al Sarraj sembrava ormai spacciato – assediato e accerchiato a Tripoli dalle truppe dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar – oggi la situazione sembra essersi completamente ribaltata, con le milizie del GNA ormai alle porte di Sirte e di al-Jufra e i soldati di Haftar in fuga nel deserto libico.

Al fine di ribaltare la situazione, è stato decisivo il massiccio intervento turco, che ha rifornito la Tripolitania di mezzi e di uomini, in particolare trasferendo sul suolo libico circa 16.500 combattenti jihadisti, veterani del conflitto siriano, come più volte denunciato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Tutto questo in violazione agli accordi sanciti a gennaio dalla Conferenza di Berlino, che vietavano ai paesi terzi di intervenire a sostegno delle parti in conflitto, e in barba alla missione dell’Unione Europea IRINI, che, sotto guida italiana, avrebbe dovuto far rispettare l’embargo sugli armamenti e che si è rivelata un fallimento totale.

Anche il Comando supremo delle Forze americane in Africa, l’AFRICOM, ha fatto sentire la sua voce, dichiarandosi pronto a intervenire a sostegno dell’esercito tunisino con le sue Security Force Assistance Brigades, preoccupato per le attività russe in Nord Africa.

Ancor più preoccupato dell’evolversi della situazione è apparso l’Egitto, il cui parlamento ha autorizzato il governo a intervenire militarmente in Libia nel caso in cui Sirte e al-Jufra venissero attaccate. Un bel problema, dal momento che il governo turco ha più volte dichiarato di essere disponibile ad intervenire “direttamente” a sostegno del GNA pur di assicurargli il controllo di al-Jufra, dove è situata un’importante base aerea, il cui utilizzo Sarraj avrebbe promesso ad Erdogan in cambio degli aiuti che gli hanno consentito di ribaltare le sorti del conflitto.

E’ tecnicamente possibile, dunque, che al di là delle fazioni impegnate nella guerra civile, due importanti paesi del Mediterraneo orientale, Turchia ed Egitto per l’appunto, possano scontrarsi militarmente a poche centinaia di kilometri dalle coste italiane: un’eventualità che metterebbe l’Europa nelle condizioni di non poter restare con le mani in mano.

Che gli eventi in Libia si susseguano a un ritmo incalzante, mentre l’opinione pubblica italiana e la sua classe politica continuano a trastullarsi con discoteche e mascherine, incuranti dell’ormai quasi totale estromissione del nostro paese da quello scenario, ce lo raccontano due film russi: uno uscito a maggio e il suo sequel annunciato sul web per l’autunno.

Parliamo di Shugaley, un lungometraggio che racconta la vicenda di una squadra di sociologi russi, impegnati in un’indagine demoscopica in Tripolitania, che finiscono per essere imprigionati illegalmente dagli uomini della milizia salafita Rada, di fatto alle dipendenze del ministero degli Interni del GNA.

Si tratta di una storia vera, divenuta negli ultimi mesi un vero e proprio caso diplomatico che sta complicando non poco i rapporti tra Mosca e Ankara: il sociologo Maxim Shugaley e il suo interprete dall’arabo Samer Sweifan hanno trascorso, infatti, diversi mesi in stato di detenzione nella prigione di Mitiga, situata nei pressi del locale aeroporto, tristemente nota per le torture  a cui sono sottoposti i prigionieri. Proprio del loro sequestro e delle violenze subite, oltre che degli intrighi di cui sono vittime a causa della loro ricerca, raccontava la trama del film andato in onda sui canali federali russi, diretto da Denis Neimand.

Il clamore suscitato presso il pubblico dalla vicenda, ha indotto il Cremlino ad avanzare formale richiesta di rilascio dei due cittadini russi illegalmente detenuti ai vertici del governo tripolino.

La stessa Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, aveva assicurato la loro imminente liberazione, che però ad oggi ancora non è avvenuta.

Da qui la decisione di realizzare un sequel, Shugaley 2, diretto questa volta da Maxim Brius.

La seconda parte del film si preannuncia avvincente quanto la prima, con la speciale caratteristica di narrare fatti avvenuti recentissimamente e che spesso concernono le trame ordite non solo dagli emissari del governo di Erdogan in Tripolitania, ma anche dei Fratelli Musulmani i cui stretti rapporti con le leadership turca e del GNA sono note e di fatto forniscono la base ideologica al neo-osmanesimo che ispira la politica estera erdoganiana.

Suggestioni geopolitiche che vogliono legittimare storicamente la sua aggressività geopolitica e che hanno portato la Turchia non solo ad entrare prepotentemente nelle questioni libiche, ma negli anni scorsi anche in quelle legate al Corno d’Africa ed in particolare alla Somalia (come ha dimostrato la recente vicenda della cooperante italiana Silvia Romano) e ai Balcani.

Tuttavia è proprio negli ultimissimi mesi che Ankara sembra essersi fatta oltremodo intraprendente, sfruttando anche le circostanze di un’Europa frastornata dalla pandemia e di un’Italia ormai assente dal contesto mediterraneo: alle numerose e dure frizioni con la Grecia legate alle esplorazioni petrolifere nell’Egeo e ai flussi migratori, si sono aggiunte le tensioni con la Francia, che nei giorni scorsi ha deciso di rafforzare la propria presenza nel Mediterraneo orientale inviandovi alcune navi militari per supportare Atene e indurre Ankara a più miti consigli.

La risposta non si è fatta attendere: è di ieri la notizia di un accordo siglato dai ministri della Difesa di Qatar e Turchia e dal loro omologo viceministro del GNA, volto ad offrire a Tripoli maggiore sostegno militare. In questo ambito, alla Turchia, secondo quanto riferito dall’emittente libica “218 tv” vicina al generale Haftar, sarebbe stato dato in concessione per 99 anni il porto di Misurata, la strategica città libica dove è collocato l’ospedale da campo militare italiano. Secondo alcuni esperti, la visita a Tripoli del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, avvenuta in concomitanza con il vertice che ha visto protagonisti Salah Al-Namroush(GNA), Hulusi Akar(Turchia) e Khaled al Attiyah (Qatar), non sarebbe casuale.

Di fronte a simili sommovimenti, non sarebbe sbagliato se qualcuno in Italia desse una sbirciatina a come gli sceneggiatori russi descrivono le vicende libiche in Shugaley. Tra i palazzi governativi e i vicoli della medina di Tripoli compaiono tutti: americani, francesi, egiziani, qatarini, russi, turchi, emiratini, fratelli musulmani, ma mai gli italiani.

Sintomatico. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile raccontare quel contesto senza tenere in considerazione il Belpaese.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/shugaley-la-crisi-libica-e-la-definitiva-scomparsa-dell-italia-dallo-scacchiere-internazionale

 

Beirut

I media occidentali evitano di ricordare che il Libano è stato invaso già per tre volte negli ultimi anni da Israele e che nel 2006, nel corso dell’ultimo tentativo di annessione del sud Libano, il paese fu bombardato in modo indiscriminato dall’aviazione israeliana per 33 giorni con un altissimo numero di vittime civili e distruzione di abitazioni ed infrastrutture.
Fu Hezbollah in quell’occasione a fermare l’invasione ed a resistere in modo coraggioso al più potente esercito del medio Oriente. Pochi se lo ricordano ma la Storia è Storia e non si può cancellare.

Che sia in atto a Beirut una sobillazione esterna e che questa si svolge alla luce del sole da parte degli agenti provocatori è piuttosto evidente e prova ne sia che, nel corso delle ultime agitazioni di piazza in cui è stato ucciso anche un poliziotto libanese, sono comparse bandiere israeliane fra i manifestanti ed è stato appiccato il fuoco ad un pupazzo raffigurante il leader di Hezbollah, Nassan Nasrallah. Uno scenario simile a quello che si sta verificando ad Hong Kong, salvo le dovute differenze, la strategia del caos risulta analoga.

Alexander Zasypkin, l’ambasciatore russo in Libano, ha effettivamente confermato queste informazioni. Il diplomatico ha dichiarato che, sotto le spoglie di una politica umanitaria, “un paese senza nome sta cercando di interferire negli affari interni del Libano “, come era facile prevederee la conferma viene dagli sviluppi sul terreno del paese arabo martoriato.
La strategia di chi vuole la destabilizzazione del Libano è anche quella di provocare uno scontro fra i vari gruppi etnici presenti nel paese: quello cristiano maronita, quello sunnita e quello sciita principalmente, rompendo quella coesistenza pacifica che fino ad oggi aveva contraddistinto il paese multietnico dopo la fine della guerra civile.

https://www.controinformazione.info/inizia-la-riconquista-del-libano-una-rivoluzione-colorata-a-beirut-con-la-regia-delle-grandi-potenze/

Sul dispotismo cinese

I Cinesi al presente si sentono vincitori a livello mondiale, sebbene adottino una politica estera ispirata ad una prudenza bismarkiana. A loro non interessa conquistare militarmente il mondo. Del resto le uniche guerre di espansione territoriale le hanno condotte  gli Imperatori nel 1700 per ottenere gli attuali confini naturali. Le altre guerre sono state causate da interventi esterni. Si dice anche che essi vogliono conquistare l’Africa; anche in questo caso lo sfruttamento di risorse naturali è compensato dalla costruzione di vie di comunicazione, di ospedali, scuole ed industrie. Etiopia, Tanzania, Angola stanno crescendo a ritmi altissimi grazie alla collaborazione cinese.

Infine bisogna sottolineare un’altra caratteristica fondamentale dello spirito cinese, ossia la credenza di una veduta circolare del tempo, che è scandito dai ritmi alternati dello Yin (l’oscurità e la debolezza) e dello Yang ( la luce e la forza). Oggi essi vivono una dimensione fortemente Yang, dopo essere stati dominati per 3 secoli dalla dimensione Yin.  In più, secondo il confucianesimo,  il Fato, il Destino del Cielo (Ming) incide ineluttabilmente sulle azioni degli uomini. Non per questo essi devono rassegnarsi, anzi devono operare sempre per il meglio, ovvero devono ottemperare al loro compito senza preoccuparsi se si otterrà il successo oppure no. Se si ottiene lo scopo prefissato è Ming, se si fallisce è Ming: l’importante è agire secondo le proprie inclinazioni e per il bene proprio ed altrui.

Ma al di là di queste considerazioni, si può osservare che la Cina di oggi è guidata da un despotismo alquanto attenuato. Xi Jinping si sta rivelando  uno statista di eccezionale competenza e moderazione. Si stanno ricostruendo tutti i templi, le biblioteche, i teatri che Mao aveva ordinato di distruggere. Le scuole di ogni ordine e grado sono impostate verso l’impegno nello studio e nella serietà dei comportamenti verso gli insegnanti. In altre parole in Cina sta affermandosi una dinastia che durerà secoli.

Certamente il modello cinese non è conforme alla storia europea basata sui diritti della persona, della proprietà privata e della libertà. Però dobbiamo prepararci a convivere con questa super-potenza mondiale, che sarà egemone nel secolo a venire (ed anche nei futuri). La configurazione tecnica moderna (il Gestell heideggeriano) la favorirà senza alcun dubbio. Solo il confronto e la conoscenza ci potranno permettere una coesistenza proficua e pacifica.

Molti, invece, sono i dubbi che riguardano il nostro destino, visto la degenerazione nichilista che  si è impossessata dell’Occidente.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/sul-dispotismo-cinese

Defender Europe

Un momento delicato per l’Europa e tragico per l’Italia

Proteste contro le esercitazioni NATO

In effetti risulta molto strano che queste esercitazioni si svolgano nel momento in cui in Europa si è alle prese con la diffusione dell’epidemia Coronavirus. I militari USA arriveranno senza mascherina e si mescoleranno con le popolazioni locali in una serie di manifestazioni previste, come concerti e meeting di benvenuto organizzati dai governi filo USA e dalla stessa Alleanza Atlantica. Senza considerare quanti dei militari si riverseranno nei bar e nei Pub delle città europee per bere e divagarsi. Una vera festa per le tante prostitute in Polonia e nei paesi baltici. Sembra quanto meno imprudente in un momento come questo.
Qualcuno inizia a chiedersi quanto questo sia utile per i paesi europei e la domanda circola anche in Italia, in un momento di estrema crisi, mentre ci sarebbe bisogno delle forze armate a presidiare il territorio, con lo stato d’assedio per l’epidemia, con le carceri in rivolta, la pressione migratoria, il pericolo del terrorismo, non si vede quale sia l’utilità di minacciare la Russia e di mantenere contingenti militari italiani in paesi come l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, il Kosovo e altrove, con enormi spese ,quando ci sarebbe bisogno di una mobilitazione a difesa del paese.
La domanda dovrebbe essere posta a quelle forze politiche che si richiamano al “sovranismo” ma non pronunciano una parola su questi problemi e sulla totale dipendenza e subordinazione del paese Italia alla superpotenza dominante.
La penisola è di fatto una portaerei al servizio degli USA con il suo enorme numero di basi militari USA sul territorio italiano e questa sembra una questione indifferente per tutte le forze politiche italiane. Bene così. Ce lo chiede la NATO.

Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/forti-critiche-in-germania-per-le-massicce-esercitazioni-militari-usa-ai-confini-della-russia/

Ci sono due guerre e l’Italia è un sonnambulo

di Alberto Negri – 08/01/2020

Ci sono due guerre e l'Italia è un sonnambulo

Fonte: Alberto Negri

Sembriamo dei sonnambuli. Inutile girarci intorno: qual è l’interesse dell’Italia in tutta questa storia? Nessuno ce lo sa dire perchè di tutto quello che sta accadendo non siamo stati neppure informati pur avendo militari in Iraq, Libano, Afghanistan. Inglesi e francesi, molto probabilmente, all’ultimo minuto sono stati avvisati dagli Usa che stavano per colpire il generale iraniano Qassem Soleimani in Iraq. Noi che laggiù abbiamo più di 900 soldati, niente: e ora ci troviamo nel mezzo di un conflitto senza sapere cosa fare. Che il presidente della Repubblica, visto che è capo supremo delle Forze armate, convochi il consiglio di difesa per prendere delle decisioni o almeno esaminare la situazione.

Abbiamo due fronti, quello libico e quello iraniano ma non abbiamo alcuna idea di cosa fare se non compiere giri turistici per le capitali del Mediterraneo. Che siano definiti gli interessi nazionali – politici, energetici ed economici – e vengano resi noti anche a una popolazione, quella italiana, che pensa di vivere in un mondo di frutta candita. Altrimenti anche tenere dei soldati in Iraq diventa un gesto criminale se non è accompagnato da un minimo di consapevolezza. Senza contare che in Libia, a Tripoli, dove abbiamo foraggiato per anni governo e fazioni, adesso comanda Erdogan, un signore che mette in pericolo i nostri rifornimenti energetici nel Mediterraneo o che comunque ne decide adesso le sorti. Ma stiamo scherzando?

leggi tutto su https://www.ariannaeditrice.it/articoli/ci-sono-due-guerre-e-l-italia-e-un-sonnambulo

La Libia e l’impotenza

591x394xlibia_turchia_truppe,P20diretta,P20oggi,P20ultime,P20notizie_03083938.jpg.pagespeed.ic.QrA2xfN9fYL’annuncio di Ankara su un possibile invio di truppe turche in Libia è per noi quasi un’allegoria della disfatta totale del Paese nella politica mediterranea: magari le nuove generazioni non lo sanno, non ne hanno la minima idea, ma lo scatolone di sabbia fu conquistato nel 1911 proprio facendo guerra alla Turchia del cui impero facevano parte Tripolitania e Cirenaica: ora questo ritorno dei sultani riporta simbolicamente indietro l’orologio di oltre un secolo. Con la Libia abbiamo fatto di tutto e sempre mancando la misura e la dignità: solo nell’ultimo decennio potremmo annoverare prima la sceneggiata delle tende di Gheddafi  a Roma e poco dopo l’acquiescenza assoluta verso la guerra dei “volonterosi” contro il leader libico, primo atto della tentata conquista americana del medio oriente con Francia e Gran Bretagna scalpitanti per prendersi le briciole. Insomma ci siamo piegati fino al ridicolo di fronte a Gehddafi perché facesse da scudo all’ondata migratoria con i lager nel deserto, poi abbiamo permesso che il nostro partner più importante dell’area mediterranea venisse aggredito e distrutto perdendo così le rendite di posizione in quel Paese.

Il fatto è che da troppo tempo non abbiamo alcuna politica estera la quale potrebbe essere efficacemente sostituita da un disco che ad ogni azione americana o francese o tedesca o britannica dica sissignore con voce gracchiante. Anzi potremmo dire che essa si è definitivamente arenata con la morte di Enrico Mattei che aveva tentato di costruire un commonwealth mediterraneo del petrolio al di fuori del diretto controllo di Washington e delle altre capitali europee in funzione anticoloniale. Anzi in un qualche modo Gheddafi era una creatura di quella stagione italiana: le cronache ricordano la lontana notte del 26 aprile 1962 quando al Motel Agip di Gela Mattei incontrò rappresentati egiziani, libici, tunisini, algerini e marocchini, una specie di consiglio del Magreb allargato per favorire un colpo di stato contro il Re Idriss che su consiglio americano e francese (era appena finita la guerra di Algeria) aveva escluso l’Eni dalle ricerche petrolifera in Libia, riservandole esclusivamente alle sette sorelle dell’oro nero e in particolare ad Esso e Occidental. Si favoleggia che a quella riunione abbia partecipato lo stesso Gheddafi, cosa abbastanza improbabile, ma sta di fatto che quando il colonnello conquistò il potere sette anni dopo, l’Eni trovò le porte aperte, anche se Mattei era stato assassinato il giorno dopo la fatidica riunione.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2020/01/03/la-libia-e-limpotenza/

Buon anno

Arrivati alla fine dell’anno ci sono due notizie complementari che ci riguardano da molto vicino e costituiscono una nuova cattiva sorpresa: da una parte il trasferimento sul nostro territorio di altre 50 testate nucleari americane tolte dal territorio turco e trapiantate da noi e l’entrata in servizio dei primi sistemi d’arma ipersonici russi Avangarde. Si tratta di piccoli velivoli automatici, chiamati in gergo alianti, in grado montare testate nucleari di potenza variabile dai 500 kilotoni ai 2 megatoni trasportati in gran numero da un missile balistico e capaci di arrivare a velocità di mach 27, ossia non intercettabili da nulla per almeno vent’anni stando a ciò che dicono gli esperti militari.

L’uomo della strada rimbambito da un’informazione senza più ritegno, non ha la minima idea di questa situazione e di come le economie miste si siano rivelate molto più efficienti di quelle basate sul puro profitto privato. Di certo da qualche anno a questa parte gli stati maggiori della Nato sono letteralmente terrorizzati e la cosa migliore che hanno saputo produrre sono la russofobia e la cinofobia cercando di nascondere la situazione alle opinioni pubbliche occidentali e di armarle in sostengo di un mondo irreale dove i golpe, i massacri le false guerre civili, vedi Cile, Bolivia, Siria, Ucraina, sono la democrazia e dove i tentativi di fare il solletico alla Cina con Hong Kong o con leggende su presunte repressioni di popolazioni mussulmane senza nemmeno uno straccio di prova, sono un modo di mobilitare le coscienze perché esse non vedano il reale contesto.

il milieu politico non ha fatto altro negli ultimi 30 anni che caricarsi di sempre maggiori servitù sia militari nei confronti della Nato, sia economiche nei confronti dell’Europa alla tedesca. E e con un’opinione pubblica che ha sempre preferito vedere il dito piuttosto che la luna diventando un ostaggio con la sindrome di Stoccolma.

Ostaggi

Migranti di ritorno

A PARIGI SI RIPULISCONO I CAMPI DI IMMIGRAZIONE

Secondo i rapporti, l’operazione è iniziata al mattino presto. Ha coinvolto almeno 600 elementi delle forze di sicurezza. I rifugiati, la maggior parte dei quali immigrati provenienti dall’Afghanistan, dalla Somalia e dal Ciad, sono stati temporaneamente distribuiti in palestre e centri di accoglienza improvvisati.

Secondo le forze dell’ordine di Parigi, tra i 400 e i 500 migranti si trovavano in un campo situato a Saint-Denis. Altri 900 – nel nord-est di Parigi.

Al mattino presto, le zone occupate dai migranti della capitale francese sono state sopraffatte dalle incursioni degli agenti delle forze dell’ordine, che avevano il compito di eliminare gli accampamenti di tende spontanee dei migranti.
Come riportato in precedenza da Front News , alla vigilia dell’operazione sono state adottate una serie di misure severe delle autorità francesi per risolvere la crisi migratoria all’interno del paese. Oltre all’eliminazione dei campeggi, è stato deciso di stabilire quote per il numero di migranti che lavorano. Inoltre, l’accesso ai servizi medici sarà significativamente limitato per i rifugiati appena arrivati.

Secondo il primo ministro Edouard Philip, le autorità sono costrette a prendere tali misure per rassicurare gli elettori, molti dei quali stanno già schierandosi dalla parte delle forze politiche di destra come quella della Marine Le Pen.
Macron, pur essendosi dichiarato aperto alle migrazioni ed aver criticato duramente i sovranisti anti migrazioni, adesso vuole evitare in tutti i modi di favorire la crescita dei nazionalisti in Francia.

Sgombero migranti
Parallelamente la Francia provvede a rinviare in Italia anche i camion carichi di clandestini sul confine di Ventimiglia.

La gendarmerie ha fermato ultimamamente un camion carico di migranti a pochi chilometri da Nizza. Erano tutti e trentuno stipati su un camion che stava viaggiando su un’autostrada nel sud-est della Francia e li ha rimandati indietro verso l’Italia.
I pachistani sono stati portati in Italia, mentre l’autista è stato arrestato. Un’azione che, seguendo le procedure di non ammissione che sono entrate in vigore nel 2015 dopo la chiusura dei valichi con l’Italia, ha scatenato l’ira della Lega.

“Altro che Orbàn, è l’europeista Macron a confermarsi spietato”, ha lamentato Matteo Salvini accusando il governo Conte di essere “complice” dei francesi o “incapace” a gestire l’emergenza immigrazione.
Dal 2015, con la scusa dell’emergenza terrorismo, il governo francese ha sospeso gli accordi di Schengen e ha iniziato a pattugliare tutti i confini e i valichi con l’Italia.
Ma quello che è accaduto ieri è ridicolo: “Tra gli occupanti del camion – ha fatto sapere il procuratore di Nizza – c’erano tre adolescenti di circa 15 anni ma senza famiglia”. E loro ce li hanno rimandati tutti in Italia, perché si sa, è la terra d’origine dei pakistani.
“Abbiamo agito sulla base della procedura di non ammissione in vigore dal ripristino del controllo di frontiera nel novembre 2015”, ha dichiarato la prefettura francese ricordando che questo tipo di procedura si applica quando il controllo avviene in uno dei cosiddetti “valichi autorizzati”.

Sono 18.125 gli immigrati respinti negli ultimi 12 mesi in Italia alla frontiera di Ventimiglia dalla polizia francese.
Si tratta in gran parte di cittadini di Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Algeria.
Numeri che vanno ad aggiungersi a coloro che sono espulsi per via del Trattato di Dublino e riaccompagnati a Bardonecchia e in aereo da altri Paesi Ue.

https://www.controinformazione.info/macron-adotta-la-linea-dura-sgomberati-i-campi-dei-migranti-a-parigi/

Non esistono dieci Sirie

di Giuseppe Caracciolo – 12/10/2019

Non esistono dieci Siria

Fonte: Giuseppe Caracciolo

IN TOTO.
La Siria è in guerra da quasi un decennio e in tutto questo tempo è stata il teatro di qualcosa che somiglia molto ad un guerra mondiale . Ha iniziato la CIA provando a destabilizzare il paese dall’interno, finita questa fase è arrivato dall’ Iraq il califfato , belve wahabbite feroci che hanno devastato e occupato il 70% del suolo siriano, poi sono arrivati gli americani che si sono illegalmente insediati sia al sud sia al confine con l’Iraq , controllando illegalmente le risorse petrolifere siriane , in questa opera nefasta sono stati aiutati dai curdi , questi in cambio di promesse territoriali, hanno portato alla canna del gas Damasco , già provata da anni di sanzioni, costretta a comprare da loro , a prezzi esorbitanti, il proprio petrolio. La Siria in tutti questi anni è stata invasa dall’Isis, dagli americani, dalla Francia , dalla Turchia tre volte ( ma le altre due vi sono sfuggite perché il tg non ve l’ha detto), da tutte le sigle terroristiche salafite esistenti sulla terra , è bombardata regolarmente da Israele ed è stata bombardata dall’Europa ( si la stessa Europa che oggi si straccia le vesti) , La Siria ha pagato la sua resistenza eroica con almeno duecentomila morti e quasi 2 milioni di profughi . Mentre scrivo l’esercito siriano sta sradicando Al Quaida ( si quella delle torri gemelle che vi fecero tanta tenerezza) dalla provincia di Ildib , sta combattendo la battaglia della vita caricata di sanzioni internazionali .
Seguo le vicende siriane da anni , da quando di siriano era rimasta solo la fascia costiera di Damasco , non posso non provare un senso di fastidio verso quello che leggo in questi giorni , i soliti post strappalacrime , frasi fatte e una colossale mancanza di conoscenza dei fatti.
Non esistono dieci Siria , lo spezzatino che America e Israele avevano in mente non si realizzerà , l’Islam integralista di matrice saudita non passerà , la Siria resterà il paese più laico del medio oriente e alla fine tutti gli invasori se ne andranno.
A proposito anche nell’esercito siriano ci sono migliaia di donne coraggiose e bellissime e muoiono come le donne curde, ma di loro non gliene mai fregato un ca**o a nessuno.”

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/non-esistono-dieci-siria