Kaliningrad

L’esercito americano continua a trasferire i suoi aerei da combattimento, veicoli blindati e personale militare ai confini della Russia occidentale. Se fino a poco tempo fa si credeva che l’apparizione di migliaia di truppe americane in Polonia non comportasse rischi reali, allora, come si è scoperto, appariranno il doppio dei rappresentanti dell’esercito americano invece di migliaia di soldati, il che è molto più spaventoso – gli Stati Uniti intendono collocare vicino alla regione di Kaliningrad fin a tre dozzine dei loro caccia F-16.

“Gli Stati Uniti ridistribuiranno in Polonia fino a duemila soldati, a Varsavia verrà dato il comando del 5 ° Corpo dell’esercito americano dal Kentucky. Domani a Washington confermeranno come sarà rafforzata la presenza militare americana.

Difese russe su Kaliningrad

Sono noti i piani USA per il trasferimento dalla Germania alla Polonia di circa 30 F-16 americani. Ora in Polonia ci sono circa 5.000 truppe statunitensi di stanza. Circa il 60% dei residenti locali, secondo i sondaggi, sostiene un aumento del contingente militare statunitense nel paese ”, hanno riferito i media. Pertanto, il numero totale di militari statunitensi in Polonia raggiungerà 7000 unità.

Mappa della regione

Quale sia esattamente la ragione dell’accumulo attivo del gruppo militare vicino ai confini russi non è noto. Le autorità miltari russe seguono con molta attenzione i movimenti di forze USA e NATO nelle vicinanze della zona di Kaliningrad.

Fonte: Avia Pro.ru

Traduzione: Sergei Leonov

Disarmo e cooperazione

Il Dipartimento di Giustizia ha ufficialmente scagionato da ogni accusa la prima grande vittima del tentato golpe, il consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale, il generale Michael Flynn, intrappolato illegalmente con accuse visibilmente  false per ordine di Comey.

Flynn, ex direttore del Defense Intelligence Agency (DIA) era ed e l’uomo che sa dove sono sepolti gli scheletri a Washington. Flynn era rimasto in carica solo tre settimane. Si preparava a ripulire le stalle di Augia del Deep State. Ma i suoi nemici sapevano bene che non avrebbero avuto scampo contro un uomo che conosceva tutti i loro più inconfessabili traffici.

Perciò era stato preso in una trappola dell’FBI scattata pochi giorni dopo l’inaugurazione di Trump. Dopodiché era stata scatenata l’Operazione Impeachment diretta da un altro ex direttore dell’FBI, James Mueller.

Da quel momento è stato un susseguirsi di trucchi sporchi attuati col sostegno totale dei media. Tutto è stato tentato per impedire il consolidarsi dell’amministrazione Trump e, in particolare, per impedire una collaborazione tra Trump e Putin entrambi colpevoli di non essere al servizio dei grandi oligarchi finanziari.

Una collaborazione tra i due presidenti e col presidente cinese Xi Jinping come rappresentanti degli interessi e aspirazioni dei rispettivi popoli sarebbe stata una campana a morto per gli interessi finanziari che avevano dominato gli Stati Uniti e gran parte del mondo per parecchi decenni. Erano state questi predatori finanziari che avevano distrutto la grande opportunità emersa nel 1989 con la caduta del muro di Berlino.

Erano state queste forze che avevano impedito la dissoluzione della NATO (ormai inutile dopo la fine dell’Unione Sovietica) e l’avevano trasformata nelle legioni dell’impero mondiale usando come base la cosiddetta superpotenza americana che nel frattempo veniva saccheggiata economicamente.

Questa era stata la ragione per cui gli americani avevano votato Trump il cui programma era fine delle guerre senza fine (le legioni della NATO) e fine del saccheggio dell’economia reale.

L’articolo Trump e Putin annunciano un piano di disarmo e cooperazione Russia-USA-Cina proviene da Blondet & Friends.

Piano Funk

di Marco Della Luna

Restare nell’UE è assurdo. I fatti, dalla crisi del 2008 in poi, ma anche dagli anni ’60 con la PAC (Politica Agricola Comune), hanno dimostrato che, sull’Europa e sull’Euro, gli euroscettici avevano ragione e gli europeisti torto sulle previsioni degli effetti delle politiche europee, di ogni scelta. Benefici solo per paesi egemoni a spese nostre.
La trattativa conclusa ieri sera all’Eurogruppo era una manfrina, i Quisling nostrani fingevano soltanto di opporsi al MES, erano già intesi con la cupola euro-germanica contro l’Italia. Hanno impegnato il Paese illegalmente, senza benestare del parlamento: adesso, se Qualcuno non interviene, si configura l’alto tradimento.
Tuttavia, Mes, Coronabond, o altra operazione indebitante non farebbe differenza: per privatizzare e svendere gli asset nazionali pubblici e privati ai paesi egemoni e alle mafie, tagliare radicalmente i servizi come in Grecia.

Il Piano Funk è un piano di conquista progressiva che avanza attraverso le asimmetrie finanziarie: ogni crisi mette più in crisi, lasciandoli a secco, i paesi meridionali e permette così ai paesi che, essendo egemoni, si danno risorse monetarie, di fare shopping.
La vera alternativa era battere moneta nazionale per non indebitare una economia in recessione, ma non se ne parla alla gente. Si poteva farlo entro il quadro normativo comunitario, ma non lo si è fatto, perché l’obiettivo era andare avanti col Piano Funk. Ed è venuta alla luce, definitivamente, la vera missione strumentale dei capi del M5S: i grilli mentitori, così come il mentitore Conte, fino al giorno prima giuravano: “Il Mes mai.”

Germania al di sopra di tutti in Europa

E’ assurdo e suicida per l’Italia restare nell’Unione Europea perché è nei fatti, e ha sempre operato e vinto, una contrapposizione oggettiva di interessi tra l’asse franco-germanico e i paesi dell’Europa meridionale, nel senso che il primo ha sempre portato avanti una politica di rapina imperialista verso i secondi servendosi dei governi venduti e traditori, e lo ha fatto sostenuto dal sentimento di disprezzo e rancore che nutrono verso gli Italiani sia i Tedeschi che i Francesi, rancore dei primi perché l’Italia tradì l’alleanza con Germania e Austria-Ungheria entrando in guerra contro di esse nel 1915; e rancore dei secondi perché l’Italia fascista li pugnalò alla schiena nella Seconda GM. Questo sentimento popolare negativo immunizza quei paesi contro ogni senso di solidarietà e rispetto verso l’Italia. Essi fondamentalmente vogliono farcela pagare.

In più, le costituzioni tedesca e francese, diversamente da quella italiana, pongono l’interesse e la sovranità nazionali al di sopra dell’Unione Europea.
E allora perché mai restare in UE guidata da popoli nemici e controinteressati dopo tante delusioni e tanti danni? Per una solidarietà che non c’è mai stata? Francia e Germania hanno confiscato le mascherine comperate dall’Italia. Un atto di guerra.
Come insegnava Nicolò Machiavelli, gli alleati vanno cercati lontani e potenti. Noi dobbiamo cercarli tra nazioni non ostili, non sprezzanti, non rancorose e non in contrasto di interesse – ne esistono diverse.

ASSURDO RESTARE NELL’UNIONE EUROTEDESCA

Inique sanzioni

Alla Conferenza di Monaco, il 15 febbraio, il segretario di stato Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati uniti hanno sollecitato gli alleati a stanziare altri 400 miliardi di dollari per accrescere la spesa militare della Nato, che già supera ampiamente i 1.000 miliardi annui.

L’Italia deve quindi aumentare la propria spesa militare, già salita a oltre 26 miliardi di euro all’anno, ossia più di quanto il Parlamento abbia autorizzato a stanziare una tantum per l’emergenza Coronavirus (25 miliardi).

La Nato guadagna così terreno in una Europa largamente paralizzata dal virus, dove gli Usa, oggi più che mai, possono fare ciò che vogliono.

Alla Conferenza di Monaco Mike Pompeo ha attaccato violentemente non solo la Russia ma anche la Cina, accusandola di usare la Huawei e altre sue compagnie quale «cavallo di Troia dell’intelligence», ossia quali strumenti di spionaggio. In tal modo gli Stati uniti accrescono la loro pressione sui paesi europei perché rompano anche gli accordi economici con Russia e Cina e rafforzino le sanzioni contro la Russia.

Che cosa dovrebbe fare l’Italia, se avesse un governo che volesse difendere i nostri reali interessi nazionali? Dovrebbe anzitutto rifiutare di accrescere la nostra spesa militare, artificiosamente gonfiata con la fake news della «aggressione russa», e sottoporla a una radicale revisione per ridurre lo spreco di denaro pubblico in sistemi d’arma come il caccia Usa F-35.

Dovrebbe togliere immediatamente le sanzioni alla Russia, sviluppando al massimo l’interscambio.

Dovrebbe aderire alla richiesta – presentata il 26 marzo all’Onu da Cina, Russia, Iran, Siria, Venezuela, Nicaragua, Cuba e Nord Corea – che le Nazioni Unite premano su Washington perché abolisca tutte le sanzioni, particolarmente dannose nel momento in cui i paesi che le subiscono sono colpiti dal Coronavirus.

Dall’abolizione delle sanzioni all’Iran ne deriverebbero anche vantaggi economici per l’Italia, il cui interscambio con questo paese è stato praticamente bloccato dalle sanzioni Usa.

Queste e altre misure darebbero ossigeno soprattutto alle piccole e medie imprese soffocate dalla forzata chiusura, renderebbero disponibili fondi da stanziare per l’emergenza, a favore soprattutto degli strati più disagiati, senza per questo indebitarsi.

Il maggiore rischio è quello di uscire dalla crisi con al collo il nodo scorsoio di un debito estero che potrebbe ridurre l’Italia alle condizioni della Grecia.

Più potenti delle forze militari, quelle che hanno in mano le leve decisionali anche nel complesso militare-industriale, sono le forze della grande finanza internazionale, che stanno usando la crisi del Coronavirus per una offensiva su scala globale con le più sofisticate armi della speculazione.

Sono loro che possono portare alla rovina milioni di piccoli risparmiatori, che possono usare il debito per impadronirsi di interi settori economici.

Decisivo in tale situazione è l’esercizio della sovranità nazionale, non quella della retorica politica ma quella reale che, sancisce la nostra Costituzione, appartiene al popolo.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/manovre-strategiche-dietro-la-crisi-del-coronavirus

Fronte Greco

“Coloro che insistono con la retorica propagandistica sui cosiddetti poveri rifugiati, mentre [in realtà] sono orde di fanatici e jihadisti che insultano e minacciano la Grecia e i greci di fronte al nostro confine chiamandoli crociati, allora questi propagandisti o sono agenti della Turchia, o si arricchiscono grazie all’affare dei migranti, il che equivale alla stessa cosa”, dice l’Internet greco, e inoltre, la polizia e l’esercito usano le loro armi già in dotazione la sera del 2 marzo, davanti a una folla di fanatici deliranti e minacciosi sul nostro confine. Allo stesso tempo, da parte della mafia oscurantista dell’Onu, si dichiara che “la Grecia non ha il diritto, come ha appena deciso, di sospendere completamente e per un mese qualsiasi richiesta di asilo” (stampa del 2 marzo).
Il Paese si sta svegliando e, per dirla senza mezzi termini, sta conducendo una guerra di fatto contro l’invasione della Turchia islamica totalitaria e i suoi complici globalizzanti o geopolitici. Tra i pochi migranti intercettati al confine ci sono anche i turchi, secondo i rapporti disponibili, e inoltre l’esercito turco usa i droni per guidare il lancio di granate chimiche su poliziotti e soldati greci, [riportano] i media greci.
Sotto il velo di oltre quarant’anni di propaganda, la guerra. Mondialisti, immigrati e altri propagatori del virus della decostruzione dei popoli, delle nazioni e delle culture, in particolare in Europa, hanno già bevuto il loro siero di latte, il siero che le vacche sacre della finanza nichilista alla Soros producono e poi distribuiscono felicemente. Questo velo si sta strappando in questo momento sotto la pressione della realtà schiacciante: le nostre società sono già entrate in guerra, salvo che le pseudo-élite avranno fatto di tutto per chiudere gli occhi, le coscienze e la riflessione tra i popoli.

Panagiotis Grigoriou

TRADUZIONE per http://www.comedonchisciotte. org A CURA DI FRANZ-CVM

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/minaccia-asimmetrica

Ci risiamo

Non sono un entusiasta di Trump, proprio perché è uno statista che guarda solo all’America, ma ritengo che con la sua vittoria le cose siano andate meno peggio, anche per noi.

Oggi le vicende mediorientali ci fanno riscoprire le ragioni dei grandi diplomatici alla Talleyrand e alla Palmerston per i quali, in politica estera, non esistono ideali e amici permanenti per uno Stato, ma solo «interessi permanenti» e la responsabilità politica misura i successi di una guerra tra enti sovrani in base al calcolo dei costi e dei ricavi.

«Lo spirito crociato–scrive Mearsheimer–è profondamente insito nelle democrazie liberali, specie nelle loro élite, che tentano inevitabilmente di plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza». E noi europei ricordiamo bene i disastri fatti dal Presidente Woodrow Wilson che voleva render il mondo «safe for Democracy»:  mise in piedi la Società delle Nazioni e poi abbandonò vinti e vincitori della Prima Guerra Mondiale alla loro sorte, giacché gli accordi internazionali non hanno senso se non c’è un’autorità suprema capace di imporre sanzioni a quanti li violano. Nel caso degli S.U., rileva ancora Mearsheimer, «l’egemonia liberale non funziona proprio. E’ stata sperimentata per venticinque anni e ha lasciato un’eredità di guerre inutili iniziative diplomatiche fallite e prestigio intaccato. |…| costi significativi, sia in termini di vite sia in termini di denaro. Le guerra ancora in corso in Afghanistan e in Iraq dovrebbero costare più di cinquemila miliardi di dollari che vanno a incrementare il «già colossale debito dell’America». Questo senza contare le migliaia di morti causati dai bombardamenti americani: un numero impressionante e, comunque, superiore  a quello delle vittime dei regimi dittatoriali, che dovevano essere abbattuti per rendere il mondo «safe for democracy».

Il fatto è che l’illuminismo liberale rimuove la grande lezione di Thomas Hobbes: che l’ordine politico, la capacità di contenere la violenza, e di mantenere i popoli «in pace et in fede» (per citare il nobile antenato di Hobbes, Niccolò Machiavelli) è il primo, assoluto, comandamento della politica. La tirannia più spietata–sia quella di Saddam Hussein o di Muammar Gheddafi—è preferibile al caos provocato dalla sua caduta, se quanti ne sono stati gli artefici, non sono in grado di ristabilire l’ordine (come riuscì, invece, in Germania e in Giappone, in presenza di tradizioni civiche e di strutture sociali solide e secolari, capaci di supportare un regime politico democratico come avevano sostenuto le classi dirigenti imperialiste). Oggi Iraq e Libia, per non parlare della Siria, sono paesi lunari, devastati dai bombardamenti, dalla guerra civile, alle prese con milioni di profughi che non sono ‘politici’ ma ‘economici’ o meglio scampati (chissà per quanto) alla morte.

Dobbiamo dimenticare le responsabilità che per tutto questo, gravano sugli inquilini della Casa Bianca–i Bush, i Clinton, gli Obama e prima ancora l’ineffabile Jimmy Carter? Dobbiamo dimenticare che Hillary Clinton ha perso le elezioni presidenziali anche perché intendeva continuare la politica dell’esportazione della democrazia nel mondo? Dobbiamo dimenticare i nostri Sarkozy, il nostro Presidente Giorgio Napolitano (assecondato dal timido e non convinto Berlusconi) e altri irresponsabili, che volevano la testa di Gheddafi–sottovalutando la minaccia del rais che con la sua caduta si sarebbero riversati in Europa migliaia, centinaia di migliaia di profughi?

Forse dovremmo imparare che, in politica estera, l’egoismo degli Stati è meno pericoloso dell’altruismo–che tra l’altro promuove gli interessi di quanti sono interessati alla guerra–per i  lauti affari che fa intravedere–, ai danni di quanti prosperano solo grazie agli scambi economici pacifici tra gli stati (siano democratici o meno).

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/quando-i-buoni-scatenano-i-cavalieri-dell-apocalisse

Turkestan

Ora che non servono più per la guerra in Siria,  secondo René  Naba, corrispondente della France Presse dal Libano, gli Stati Uniti e la Turchia stanno facendo la cernita fra i guerriglieri jihadisti  in Turchia e “preservando  i  combattenti  di questa formazione  per impiegarli in altri teatri operativi, contro gli avversari degli USA riuniti nei BRICS  (specie Cina e Russia) polo di contestazione  dell’egemonia americana nel mondo.

Per gli Usa, “è la riduzione alla loro tattica da sempre  per contenere e condizionare la “heartland eurasiatica”,  per loro imprendibile,  circondarla con la Cintura  Islamica” (allusione alla strategia indicata da Brzezinski, per cui a suoi temo gli Usa preferirono insediare in Afghanistan i Talebani, e in Iran la dittatura degli ayatollah invece dello Scià).

André Vitchek,  l’inviato ed analista dal campo di battaglia siriano, è dello  stesso parere:

“Sia l’Occidente che la Turchia li stanno montando,  gli uiguri estremisti. Stanno finanziando e armando. Li stanno   dipingendo  mediaticamente come vittime. Gli uiguri sono ora una nuova “arma segreta”, da usare contro la decisa marcia in avanti di Pechino, verso il socialismo con caratteristiche cinesi”.

https://journal-neo.org/2019/07/21/march-of-the-uyghurs/

Lo  scopo: “Sabotare  i   grandi progetti infrastrutturali, in particolare la BRI  (la nuova Via della Seta): tener presente che collegamenti ferroviari ad alta velocità, autostrade e altre arterie infrastrutturali attraverserebbero Xingjian, verso est. Se brutali attacchi terroristici sostenuti dall’Occidente e dai suoi alleati islamisti, e perpetrati dai terroristi uiguri, scuotessero  la regione, l’intero progetto ,e la sua influenza che Pechino ha voluto positiva ed ottimista per tutti i popoli interessati, potrebbero essere messi a repentaglio, persino collassare.

Anche la diffusione dei  documenti sulla repressione cinese in Xinjang serve allo stesso fine: “Macchiare e  umiliare la Cina, rappresentandola come un paese che “viola i diritti umani”, i “diritti religiosi” e i diritti delle minoranze”, in un mondo, come quello estremo orientale, dove non si deve  “perdere  la faccia”.

LA MOBILITAZIONE CONTRO XI DELLA “LEGIONE UIGURA” IN SIRIA

Strategia del caos

La principale consigliera del presidente turco Erdogan, Gulnur Aybet ,ha rivelato che, contrariamente a quanto affertmato dall’Amministrazione USA, Washington era perfettamente al corrente dell’operazione militare turca in Siria.

“Non sappiamo a cosa si riferisca Trump con i suoi Twit ma lui sa bene quali sono gli obiettivi dell’operazione (contro i curdi nel nord della Siria). Ankara e Washington sono d’accordo che i gruppi armati dei terroristi schierati in Siria sono europei e devono essere rimpatriati”, ha affermato Aybet in una intervista esclusiva che ha rilasciato alla CNN.

Anche la famosa corrispondente della CNN, Christiane Amanpour, ha riferito che le dichiarazioni di Trump sono state smentite dalla principale consulente di Erdogan, Aybet, in quanto questa ha dichiarato che Ankara e Washington avevano concordato su come si sarebbe svolta l’operazione. Aybet ha fatto notare che Erdogan e Trump si riuniranno il prossimo mese per affrontare la questione dei terroristi dell’ISIS detenuti e ci si aspetta che raggiungano un accordo in merito. La stessa Aybet ha smentito che gli USA abbiano chiuso lo spazio aereo in quanto tutti hanno potuto notare che l’aviazione turca sta conducendo le operazioni di attacco sulle posizioni curde nel nord della Siria. (Fonte: Hispantv)

https://www.hispantv.com/noticias/turquia/439819/trump-erdogan-guerra-kurdos-siria

Nota: Si deduce quindi che, al contrario delle dichiarazioni ufficiali, Erdogan e Trump abbiano sottoscritto un accordo per l’operazione di attacco della Turchia contro i curdi. Washington mira a creare una situazione di caos che possa indebolire il regime siriano di Assad e creare problemi alla presenza delle forze russe nella regione. La vecchia “strategia del caos” rimane una priorità nei piani USA per il Medio Oriente.

Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/smentite-le-menzogne-di-trump-sullattacco-turco-ai-curdi-gli-usa-erano-perfettamente-daccordo/

Russia ed Europa

Forse mai come in questi anni il tema dei rapporti fra Russia e Europa è stato così presente nell’agenda della politica internazionale e soprattutto nella riflessione degli intellettuali europei. Il motivo di tanta attenzione è da ricercarsi, forse, nella presa di coscienza del fatto che l’Unione europea è stata ed è succube delle scelte politiche ed economiche degli Usa, proprio in un periodo in cui parte dei paesi dell’Europa dell’Est assume posizioni di distanza nei confronti del liberalismo e del turbocapitalismo statunitense. La rivista quadrimestrale Eurasia (n. 2/2019; Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma; pagg. 207; euro 18; ordini: www.eurasia-rivista.comaffronta questo tema di grande interesse e vi dedica il maggiore dei due dossari (l’altro è sull’America latina) ricchi di analisi con documenti poco noti. L’editoriale del direttore Claudio Mutti mette a fuoco il perimetro della discussione tenendo presente le costanti ideologiche e filosofiche del concetto di Eurasia ma analizza anche, dato non secondario, le teorie degli studiosi dell’Eurasiatismo classico e quelle dei teorici del neoeurasiatismo: Dugin, Terracciano e Thiriart. Questi ultimi hanno tracciato, in vari periodi degli ultimi decenni, analisi utili per ricostruire un itinerario che possa liberare l’Europa da un lato e la Russia dall’altro perché i due spazi possano trovare una unità e opporsi all’egemonia statunitense. Mutti offre, con il suo saggio, collegamenti e spunti di riflessione di rilievo. Il dossario si apre con un saggio di Gérard Dussoy che si richiama alla geografia come elemento utile per superare ideologie ed etnocentrismi. Altri saggi affrontano il concetto di Asse Roma-Berlino-Mosca, la realizzazione del mondo multipolare, l’individuazione degli ostacoli al dialogo euro-russo e un’analisi sulla Moldavia e sulle interazioni fra Ue e Russia nel settore militare. Ancora: viene affrontata la crisi dei Balcani e la Turchia come elemento non secondario dell’intesa fra Europa e Russia. Il dossario sull’America latina affronta il nuovo corso brasiliano, la dipendenza cui deve sottostare l’Argentina e la “normalizzazione” del continente iberoamericano. Il fascicolo si chiude con un documento di Jean Thiriart (Il vero pericolo tedesco) e le consuete recensioni.

Segnalibro. La Russia e l’Europa al centro del dibattito della rivista Eurasia

Esproprio

L’Off-Guardian racconta la storia della periferia europea meno nota, quella dei paesi dell’Europa Centrale e Orientale. Si tratta di una storia che ricorda quella raccontata in un libro a noi molto caro. L’ingresso dei paesi ex-comunisti all’interno dell’Unione Europea non serve ad elevare lo standard di vita di questi al livello dei paesi occidentali: serve a sfruttarne tutte le risorse, in primis una manodopera qualificata a basso costo, a costo di impoverire e desertificare paesi già più deboli.  

Di Frank Lee, 27 luglio 2019

Partiamo dai dieci paesi più poveri per reddito pro capite dell’Europa, in ordine crescente:

 

 

La media generale di reddito pro capite in Europa è di 37.317 dollari (dati 2018).Quello che salta all’occhio è che la maggior parte di questi paesi è o nei Balcani o nel Sud-Est Europa. Ma questo non è tutto.

Il Portogallo, il paese più povero dell’Europa occidentale con un PIL di 238 miliardi di dollari, è di poco superato dalla Repubblica Ceca (che è in realtà al centro dell’Europa), la migliore esponente dell’Est e il cui reddito nazionale è di 240 miliardi di dollari.

Pertanto, in termini di reddito pro-capite, la Repubblica Ceca è l’unico rappresentante dei paesi ex-sovietici in Europa. Questa scissione geopolitica non potrebbe essere più marcata. Queste due eurozone replicano la divisione tra il Sud e il Nord esistente in America con gli USA e il Canada da una parte e l’America Centrale e Latina dall’altra.

Gran parte dell’attenzione allo sviluppo europeo – o della sua assenza – si è concentrata sul divario tra l’Europa dell’Est e del Sud. La scissione attuale è attribuibile a strategie economiche provate, testate e fallite promulgate dalle varie istituzioni pro-globalizzazione: il FMI, la World Bank, il WTO eccetera.

La moneta unica, l’euro, è diventata a corso legale il primo gennaio 1999 ed è stata adottata dalla maggior parte dei paesi dell’Europa. Ma si è rivelata una rovina per la economia politica del Sud.

Quando stati sovrani differenti sono responsabili delle loro stesse strategie economiche e sono in grado di stampare e dare corso alla loro propria moneta sui mercati mondiali, ogni distorsione e cattiva allocazione delle bilance commerciali viene compensata da cambiamenti del tasso di cambio – in breve, dalla svalutazione. Questo si spera aggiusti gli sbilanciamenti e riporti all’equilibrio commerciale.

Tuttavia, questa strategia oggi non è più disponibile per gli stati europei del Sud, dal momento che non hanno più la loro propria moneta e, inoltre, sono sotto tutela della BCE. La periferia del Sud usa ora la stessa moneta del blocco del Nord, l’euro, e la BCE le chiede di adottare una politica economica che vada bene per tutti.

Pertanto, le svalutazioni sono escluse.

Dati i livelli più alti di produttività e i costi più bassi della Germania, dell’Olanda, della Svezia, della Francia eccetera, gli stati della periferia del Sud hanno iniziato ad accumulare cronici deficit di bilancia dei pagamenti. L’unica via d’uscita per loro disponibile è quella che viene definita “svalutazione interna” – vale a dire l’austerity.

Questo provoca bassa crescita, alta disoccupazione, intensa emigrazione, spopolamento, tagli alla spesa pubblica e tutte le altre strategie di aggiustamento strutturale del FMI – strategie fallite praticamente ovunque.

Se ci occupiamo dell’Europa dell’Est, facciamo luce su un differente ordine di problemi. La maggior parte dei paesi europei dell’Est, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia hanno mantenuto la loro moneta; salvo casi specifici come la Lettonia il cui governo, a differenza del suo popolo, è entrata dove osano le aquile – nell’eurozona e nell’euro

 

(NB Alcuni paesi europei occidentali, come per esempio il Regno Unito, la Danimarca, la Svizzera e la Norvegia, hanno – saggiamente – mantenuto le loro monete).

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