Strategia del caos

La principale consigliera del presidente turco Erdogan, Gulnur Aybet ,ha rivelato che, contrariamente a quanto affertmato dall’Amministrazione USA, Washington era perfettamente al corrente dell’operazione militare turca in Siria.

“Non sappiamo a cosa si riferisca Trump con i suoi Twit ma lui sa bene quali sono gli obiettivi dell’operazione (contro i curdi nel nord della Siria). Ankara e Washington sono d’accordo che i gruppi armati dei terroristi schierati in Siria sono europei e devono essere rimpatriati”, ha affermato Aybet in una intervista esclusiva che ha rilasciato alla CNN.

Anche la famosa corrispondente della CNN, Christiane Amanpour, ha riferito che le dichiarazioni di Trump sono state smentite dalla principale consulente di Erdogan, Aybet, in quanto questa ha dichiarato che Ankara e Washington avevano concordato su come si sarebbe svolta l’operazione. Aybet ha fatto notare che Erdogan e Trump si riuniranno il prossimo mese per affrontare la questione dei terroristi dell’ISIS detenuti e ci si aspetta che raggiungano un accordo in merito. La stessa Aybet ha smentito che gli USA abbiano chiuso lo spazio aereo in quanto tutti hanno potuto notare che l’aviazione turca sta conducendo le operazioni di attacco sulle posizioni curde nel nord della Siria. (Fonte: Hispantv)

https://www.hispantv.com/noticias/turquia/439819/trump-erdogan-guerra-kurdos-siria

Nota: Si deduce quindi che, al contrario delle dichiarazioni ufficiali, Erdogan e Trump abbiano sottoscritto un accordo per l’operazione di attacco della Turchia contro i curdi. Washington mira a creare una situazione di caos che possa indebolire il regime siriano di Assad e creare problemi alla presenza delle forze russe nella regione. La vecchia “strategia del caos” rimane una priorità nei piani USA per il Medio Oriente.

Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/smentite-le-menzogne-di-trump-sullattacco-turco-ai-curdi-gli-usa-erano-perfettamente-daccordo/

Russia ed Europa

Forse mai come in questi anni il tema dei rapporti fra Russia e Europa è stato così presente nell’agenda della politica internazionale e soprattutto nella riflessione degli intellettuali europei. Il motivo di tanta attenzione è da ricercarsi, forse, nella presa di coscienza del fatto che l’Unione europea è stata ed è succube delle scelte politiche ed economiche degli Usa, proprio in un periodo in cui parte dei paesi dell’Europa dell’Est assume posizioni di distanza nei confronti del liberalismo e del turbocapitalismo statunitense. La rivista quadrimestrale Eurasia (n. 2/2019; Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma; pagg. 207; euro 18; ordini: www.eurasia-rivista.comaffronta questo tema di grande interesse e vi dedica il maggiore dei due dossari (l’altro è sull’America latina) ricchi di analisi con documenti poco noti. L’editoriale del direttore Claudio Mutti mette a fuoco il perimetro della discussione tenendo presente le costanti ideologiche e filosofiche del concetto di Eurasia ma analizza anche, dato non secondario, le teorie degli studiosi dell’Eurasiatismo classico e quelle dei teorici del neoeurasiatismo: Dugin, Terracciano e Thiriart. Questi ultimi hanno tracciato, in vari periodi degli ultimi decenni, analisi utili per ricostruire un itinerario che possa liberare l’Europa da un lato e la Russia dall’altro perché i due spazi possano trovare una unità e opporsi all’egemonia statunitense. Mutti offre, con il suo saggio, collegamenti e spunti di riflessione di rilievo. Il dossario si apre con un saggio di Gérard Dussoy che si richiama alla geografia come elemento utile per superare ideologie ed etnocentrismi. Altri saggi affrontano il concetto di Asse Roma-Berlino-Mosca, la realizzazione del mondo multipolare, l’individuazione degli ostacoli al dialogo euro-russo e un’analisi sulla Moldavia e sulle interazioni fra Ue e Russia nel settore militare. Ancora: viene affrontata la crisi dei Balcani e la Turchia come elemento non secondario dell’intesa fra Europa e Russia. Il dossario sull’America latina affronta il nuovo corso brasiliano, la dipendenza cui deve sottostare l’Argentina e la “normalizzazione” del continente iberoamericano. Il fascicolo si chiude con un documento di Jean Thiriart (Il vero pericolo tedesco) e le consuete recensioni.

Segnalibro. La Russia e l’Europa al centro del dibattito della rivista Eurasia

Esproprio

L’Off-Guardian racconta la storia della periferia europea meno nota, quella dei paesi dell’Europa Centrale e Orientale. Si tratta di una storia che ricorda quella raccontata in un libro a noi molto caro. L’ingresso dei paesi ex-comunisti all’interno dell’Unione Europea non serve ad elevare lo standard di vita di questi al livello dei paesi occidentali: serve a sfruttarne tutte le risorse, in primis una manodopera qualificata a basso costo, a costo di impoverire e desertificare paesi già più deboli.  

Di Frank Lee, 27 luglio 2019

Partiamo dai dieci paesi più poveri per reddito pro capite dell’Europa, in ordine crescente:

 

 

La media generale di reddito pro capite in Europa è di 37.317 dollari (dati 2018).Quello che salta all’occhio è che la maggior parte di questi paesi è o nei Balcani o nel Sud-Est Europa. Ma questo non è tutto.

Il Portogallo, il paese più povero dell’Europa occidentale con un PIL di 238 miliardi di dollari, è di poco superato dalla Repubblica Ceca (che è in realtà al centro dell’Europa), la migliore esponente dell’Est e il cui reddito nazionale è di 240 miliardi di dollari.

Pertanto, in termini di reddito pro-capite, la Repubblica Ceca è l’unico rappresentante dei paesi ex-sovietici in Europa. Questa scissione geopolitica non potrebbe essere più marcata. Queste due eurozone replicano la divisione tra il Sud e il Nord esistente in America con gli USA e il Canada da una parte e l’America Centrale e Latina dall’altra.

Gran parte dell’attenzione allo sviluppo europeo – o della sua assenza – si è concentrata sul divario tra l’Europa dell’Est e del Sud. La scissione attuale è attribuibile a strategie economiche provate, testate e fallite promulgate dalle varie istituzioni pro-globalizzazione: il FMI, la World Bank, il WTO eccetera.

La moneta unica, l’euro, è diventata a corso legale il primo gennaio 1999 ed è stata adottata dalla maggior parte dei paesi dell’Europa. Ma si è rivelata una rovina per la economia politica del Sud.

Quando stati sovrani differenti sono responsabili delle loro stesse strategie economiche e sono in grado di stampare e dare corso alla loro propria moneta sui mercati mondiali, ogni distorsione e cattiva allocazione delle bilance commerciali viene compensata da cambiamenti del tasso di cambio – in breve, dalla svalutazione. Questo si spera aggiusti gli sbilanciamenti e riporti all’equilibrio commerciale.

Tuttavia, questa strategia oggi non è più disponibile per gli stati europei del Sud, dal momento che non hanno più la loro propria moneta e, inoltre, sono sotto tutela della BCE. La periferia del Sud usa ora la stessa moneta del blocco del Nord, l’euro, e la BCE le chiede di adottare una politica economica che vada bene per tutti.

Pertanto, le svalutazioni sono escluse.

Dati i livelli più alti di produttività e i costi più bassi della Germania, dell’Olanda, della Svezia, della Francia eccetera, gli stati della periferia del Sud hanno iniziato ad accumulare cronici deficit di bilancia dei pagamenti. L’unica via d’uscita per loro disponibile è quella che viene definita “svalutazione interna” – vale a dire l’austerity.

Questo provoca bassa crescita, alta disoccupazione, intensa emigrazione, spopolamento, tagli alla spesa pubblica e tutte le altre strategie di aggiustamento strutturale del FMI – strategie fallite praticamente ovunque.

Se ci occupiamo dell’Europa dell’Est, facciamo luce su un differente ordine di problemi. La maggior parte dei paesi europei dell’Est, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia hanno mantenuto la loro moneta; salvo casi specifici come la Lettonia il cui governo, a differenza del suo popolo, è entrata dove osano le aquile – nell’eurozona e nell’euro

 

(NB Alcuni paesi europei occidentali, come per esempio il Regno Unito, la Danimarca, la Svizzera e la Norvegia, hanno – saggiamente – mantenuto le loro monete).

leggi tutto su http://vocidallestero.it/2019/08/01/laltra-periferia-dellunione-europea/

Afghanistan

Seymour Hersh ha sostenuto che la versione di Obama dell’omicidio di Osama bin Laden nel maggio 2011 non era altro che un’elaborata opera di finzione, in seguito debitamente santificata da Hollywood. Un anno dopo l’escalation di Obama, in Afghanistan c’erano 88.000 soldati, oltre a quasi 118.000 mercenari. L’occupazione era poi defunta di una morte lenta e ignominiosa.

Chiunque abbia anche solo una remota familiarità con la difficile geopolitica dell’intersezione tra l’Asia centrale e meridionale, sa che, per il complesso militare-industriale-di sicurezza degli Stati Uniti, ritirarsi dall’Afghanistan è un anatema. Trump può anche emettere del rumore, ma è solo rumore. La base aerea di Bagram è una risorsa inestimabile dell’Impero per tenere sotto controllo l’evoluzione del partenariato strategico Russia-Cina.

L’unica soluzione possibile per l’Afghanistan è un meccanismo pan-eurasiatico,  promosso dall’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, con la Russia e la Cina al timone, l’India e il Pakistan come membri a pieno titolo e l’Iran e l’Afghanistan in qualità osservatori. L’Afghanistan verrà quindi pienamente integrato come nodo nella Nuova Via della Seta (o Belt and Road Initiative) nel corridoio economico Cina-Pakistan e nella mini Via della Seta indiana che attraverserà l’Afghanistan verso l’Asia centrale, partendo dal porto iraniano di Chabahar.

Questo è ciò che vogliono tutti i principali giocatori dell’Eurasia. È così che “si vince” una guerra.

Ed è per questo che non è necessario uccidere 10 milioni di persone.

 

Fonte: asiatimes.com
Link: https://www.asiatimes.com/2019/07/article/how-to-kill-10-million-afghans-and-not-win/
Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Putin e l’insostenibile leggerezza dell’Italia

di Alberto Negri – 05/07/2019

Putin e l'insostenibile leggerezza dell'Italia

Fonte: Alberto Negri

Putin capisce la situazione: senza la benedizione americana i nostri governi non stanno in sella. Quando Putin viene da noi sa perfettamente che ospitiamo 60 basi Usa, 10 mila soldati americani e 90 testate atomiche. Non pretende di cambiare la geopolitica italiana ma qualche buon affare vorrebbe farlo.

I russi sono un popolo paziente e disposto al sacrificio. Lo hanno dimostrato nei secoli e ancora di più durante la seconda guerra mondiale nella lotta al nazismo. Noi in fondo in Russia eravamo lì per caso, lo aveva deciso Mussolini. Ma i soldati italiani, che diedero prove anche di grande eroismo, non era convinti che quel popolo di contadini che ci somigliava fosse davvero un nemico e infatti i russi, quando poterono, ci salvarono dalla morte certa. Io stesso non sarei qui se non avessero tratto in salvo mio padre. La madre Russia e la dolce ortodossia aiutarono Stalin a vincere e ora sono ovviamente dalla parte di Putin, il leader che fa le fette di torta per tutti dentro e fuori il Paese. Dei tanti cacicchi che occupano la scena internazionale appare il meno ingiusto e capriccioso anche se non ama troppo la democrazia liberale e molto di più lo stato forte, troppo forte.
Piace anche a Trump che lascerebbe volentieri a Mosca il compito di mettere ordine in Europa, nei Balcani e in Medio Oriente senza andare troppo per il sottile. In fondo Trump è un nostalgico del Muro di Berlino, tanto è vero che costruirebbe muri da tutte le parti per tenere fuori i migranti straccioni e aprirebbe resort e casinò dalla Russia alla Cina, alla Corea del Nord. E’ un palazzinaro vecchia scuola circondato da ambiziosi che farebbero guerre ovunque e soprattutto all’Iran, l’unico Paese che era già un impero quando gli altri sguazzavano nel fango o respiravano la polvere dei deserti.
I Papi di Roma ricevono Putin consapevoli che i russi hanno contribuito a difendere i cristiani in Medio Oriente, abbandonati dai loro fratelli occidentali. Papa Francesco però ha dato via libera al suo grande amico Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli, per la dichiarazione di autocefalìa alla chiesa ortodossa ucraina, la via di fuga dal potere di quella moscovita. Per questo il leader del Cremlino non può invitare a Mosca il Papa di Roma. Capitolo non chiuso ma rinviato. Sul resto il Papa e Putin sono d’accordo, dalla Siria all’Iran.
E veniamo all’Italia, protettorato americano dalla fine della seconda guerra mondiale. Putin capisce benissimo la situazione: senza la benedizione americana i nostri governi non stanno in sella e qualche politico come Moro ci ha rimesso pure la pelle.Nel 1969 l’Italia fu il primo stato europeo a concludere con l’Urss un contratto per le forniture di gas, e – sempre negli anni Sessanta – diverse grandi imprese italiane iniziarono a produrre in Russia: ne è un celebre esempio lo stabilimento Fiat a Togliatti, città sul fiume Volga rinominata in onore del leader comunista italiano dopo la sua morte nel 1964. L’Italia nel 2018 è stato il quinto paese di provenienza delle importazioni russe ma le sanzioni europee per l’annessione della Crimea e le contro-sanzioni russe hanno causato un declino nei settori della moda e dell’agroalimentare.
La Russia rappresenta comunque il nostro primo fornitore di gas naturale (40% del totale) e il quarto di petrolio.
Non è un caso che i russi tengano che l’Italia sia un Paese prospero e sicuro. Siamo buoni clienti e fornitori eccellenti. Per questo si sono preoccupati quando nel 2011 è caduto Gheddafi in buoni rapporti con Mosca e soprattutto con Roma. Hanno compreso che l’Italia aveva subito la più pesante sconfitta dalla seconda guerra mondiale, offrendo poi anche una mediazione con il generale Haftar. Ma noi ci siamo fidati degli americani che ci promettevano la “cabina di regia” in Libia lasciandoci in realtà in mezzo al tragico guado del Mediterraneo. Ma i russi e Putin sono pazienti e sopportano anche la nostra insostenibile leggerezza.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62206

Non c’è pace per la Siria

Damasco respinge una tale “zona sicura” perché ridurrebbe in maniera massiccia la sovranità del paese. Ankara è contraria perché vuole impedire a tutti i costi l’emergere di uno stato curdo ai suoi confini, che è sotto il controllo di un’organizzazione affiliata al PKK. Teheran, che è economicamente affamata dagli Stati Uniti e minacciata da una guerra devastante, è strettamente alleata sia con Damasco che con Ankara. E Mosca, che sostiene militarmente il regime di Assad e mantiene stretti legami con Teheran e Ankara, considera giustamente l’offensiva occidentale in Medio Oriente come parte di una strategia di contenimento contro la Russia.

Se il governo tedesco accedesse alla richiesta di sostegno militare di Pompeo per l’istituzione di una “zona sicura”, allora il macchinario ufficiale di propaganda inizierà immediatamente a proclamare che tale missione è una “azione umanitaria” volta a proteggere le vite, o a “combattere” contro un regime dittatoriale “o qualcosa di simile. Questo era già il modello nelle guerre in Afghanistan, Iraq e Libia. Quest’ultimo ha anche iniziato con la creazione di una “zona sicura”, che poi ha fornito il pretesto per bombardare il paese e rovesciare il regime di Gheddafi.

Nessuna fiducia dovrebbe essere data a tali bugie. Washington e i suoi alleati europei, inclusa Berlino, stanno perseguendo interessi imperialisti puri nelle loro guerre in Medio Oriente: controllo del petrolio, del gas e dei mercati, repressione e indebolimento dei loro rivali, e rafforzamento della loro posizione di potenza mondiale.

Cinque anni fa il governo tedesco ha annunciato – con le parole dell’allora ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier – che non è più pronto “a commentare la politica mondiale dai confini” e intende invece “impegnarsi in politica estera e di sicurezza prima, più decisamente e sostanzialmente “. Da allora Berlino ha potenziato in modo massiccio le sue forze militari.

estratto da https://www.controinformazione.info/la-germania-prepara-lintervento-militare-in-siria-per-placare-trump/

 

Eurasia

Alla fine, oggi è iniziata la battaglia per la leadership nella quarta rivoluzione industriale. Un chiaro esempio di questo è la campagna statunitense contro Huawei, che sta sviluppando un’infrastruttura 5G. La prima e la seconda rivoluzione industriale permisero all’impero britannico di assumere una posizione di comando. L’emergere degli Stati Uniti come un egemone mondiale fu dovuto alla seconda e terza rivoluzione industriale. Pertanto, chi riesce ad ottenere successo nella quarta rivoluzione industriale diventerà probabilmente la principale forza globale nel 21 ° secolo. Questo è quello che preoccupa l’elite di potere negli USA: il sorpasso della Cina.

Eurasia Mappa

Anche se gli Stati Uniti possono condurre autonomamente innovazioni tecnologiche nel quadro della quarta rivoluzione industriale, non potranno però diventare il mercato principale per l’applicazione commerciale di nuove tecnologie a causa del numero limitato della loro popolazione. La quarta rivoluzione industriale interesserà miliardi di persone. Di conseguenza, l’implementazione dei beni di consumo tecnologici richiede un enorme mercato. Solo l’isola continentale (Eurasia) interconnessa soddisfa tutti i requisiti necessari.

Come parte della nuova rivoluzione industriale, l’UE è in ritardo rispetto alla Cina e agli Stati Uniti, almeno nello sviluppo delle comunicazioni 5G e in altre tecnologie. Se l’UE non può assumere una posizione di leadership nella tecnologia, dovrebbe prendere parte attiva all’integrazione eurasiatica per creare un mercato futuro e divenire un polo di sviluppo. L’UE in questa storica deve prendere una decisione importante.
L’alternativa è quella di rimanere appendice subordinata e dipendente di un potere in declino (quello degli USA).

Autore Alexander Belov
Traduzione: Sergei Leonov

https://www.controinformazione.info/analisti-il-futuro-dellue-si-trova-dietro-lintegrazione-eurasiatica/