Europa inesistente

Prima gli Usa di Biden hanno fatto di tutto per impedire che l’Europa nel suo complesso e i singoli Paesi che la compongono stabilissero solidi accordi con la Cina in nome della “solidarietà atlantica” , facendo di fatto saltare l’“accordo globale di investimento” (CAI), un accordo redditizio che avrebbe dato alle aziende europee un migliore accesso ai mercati cinesi rispetto a quello che hanno attualmente gli Stati Uniti. Poi hanno tradito con il nuovo accordo militare anticinese tra Gran Bretagna, Usa e Australia che non solo fa sapere quali sono le vere priorità statunitensi, ma che diche chiaramente che l’Europa ormai non conta nulla e deve soltanto adeguarsi a ciò che dice il padrone. Le spese di tutto questo le fa in termini economici immediati la Francia che aveva siglato con l’Australia un accordo per la costruzione di 12 sommergibili a propulsione nucleare per un valore di 43 miliardi dollari. E questo fa fallire i legami transatlantici con l’Europa, con il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian che afferma: “Questa decisione unilaterale, brutale e imprevedibile è molto simile a quella che stava facendo Trump”.

Del resto tutto questo era nelle cose ed è stato semplicemente nascosto da una narrazione fasulla e francamente, anzi americanamente  stupida secondo la quale il deterioramento dei rapporti tra Europa ed Ue era da addebitarsi all’America first di Trump e che dunque tutto sarebbe rientrato nella normalità con Biden. Però il problema non è questo o quel presidente, ma l’America stessa che fa esclusivamente i propri ossessivi interessi di potere planetario: adesso che il nuovo nemico è la Cina, l’Europa è costretta a far parte dello spettacolo di Washington, ma solo come comparsa che le prende da tutte le parti. La minimizzazione di Trump della Nato non era semplicemente dovuta alla sua natura erratica e imprevedibile, ma era un’espressione del cambiamento di interessi strategici degli Stati Uniti non più concentrati sull’Europa, cosa che è rimasta sottotraccia per 4 anni senza che i poteri europei lo comprendessero. E del resto a vederli e sentirli, la cosa non stupisce affatto, come non stupisce che troppo a lungo non si sia afferrato come  .Washington abbia una lunga storia di comportamenti in malafede nei confronti del continente, che l’America non è affatto il il “salvatore” dell’Europa, ma il suo sfruttatore e chi ha lavorato nel campo dei brevetti – tanto per dirne una- capirà immediatamente il senso del discorso.*

Raccontiamola tutta

Il 3 luglio 1979, all’insaputa del popolo americano e del Congresso, Carter autorizzò un programma di “azione segreta” da 500 milioni di dollari per rovesciare il primo governo laico e progressista dell’Afghanistan.
Questo è stato chiamato in codice dalla CIA Operation Cyclone.
I 500 milioni di dollari furono usati per corrompere e armare un gruppo di fanatici tribali e religiosi conosciuti come i  Mujahedin. Nella sua storia semi-ufficiale, il giornalista del Washington Post Bob Woodward ha scritto che la CIA ha speso 70 milioni di dollari solo in tangenti. Descrive un incontro tra un agente della CIA noto come “Gary” e un signore della guerra chiamato Amniat-Melli: “Gary mise un mucchio di soldi sul tavolo: 500.000 dollari in file di banconote da 100 dollari. Credeva che sarebbe stato più impressionante dei soliti $ 200.000, il modo migliore per dire che siamo qui, siamo seri, ecco i soldi, sappiamo che ne avete bisogno … Gary avrebbe presto chiesto al quartier generale della CIA e avrebbe ricevuto $ 10 milioni in contanti.”
Reclutato da tutto il mondo musulmano, l’esercito segreto americano fu addestrato in campi in Pakistan gestiti dall’intelligence pakistana, dalla CIA e dall’MI6 britannico.
Altri sono stati reclutati in un college islamico a Brooklyn, New York, vicino a quelle Torri Gemelle che verranno poi abbattute. Una delle reclute era un ingegnere saudita di nome Osama Bin Laden.
L’obiettivo era diffondere il fondamentalismo islamico in Asia centrale e destabilizzare e infine distruggere l’Unione Sovietica.  
Nell’agosto 1979, l’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul riferì che “i maggiori interessi degli Stati Uniti… sarebbero stati esauditi dalla scomparsa del governo del PDPA,  nonostante qualunque battuta d’arresto che avrebbe comportato per le future riforme sociali ed economiche in Afghanistan”.
Rileggete le parole sopra che ho messo in corsivo. Non capita spesso che un tale intento cinico sia espresso in modo così chiaro. Gli Stati Uniti dicevano che un governo afghano genuinamente progressista ed i diritti delle donne afghane potevano andare all’inferno.
Sei mesi dopo, i sovietici fecero la loro mossa fatale in Afghanistan in risposta alla minaccia jihadista creata dagli americani alle loro porte.
Armati con missili Stinger forniti dalla CIA e celebrati come “combattenti per la libertà” da Margaret Thatcher, i  mujahedin  alla fine cacciarono l’Armata Rossa dall’Afghanistan.
Definendosi ora l'”Alleanza del Nord”, i Mujahedin erano dominati da signori della guerra che controllavano il commercio di eroina e terrorizzavano le donne rurali.
I talebani erano una fazione ultra-puritana, i cui mullah vestivano di nero e punivano banditismo, stupri e omicidi ma bandivano le donne dalla vita pubblica.
Negli anni ’80, ho preso contatto con l’Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistan, conosciuta come RAWA, che aveva cercato di allertare il mondo sulla sofferenza delle donne afgane. Durante il periodo dei talebani, nascondevano le telecamere sotto il  burqa  per filmare le prove delle atrocità, e facevano lo stesso per esporre la brutalità dei mujahedin sostenuti dall’occidente  . ‘Marina’ di RAWA mi ha detto: “Abbiamo portato la videocassetta a tutti i principali gruppi di media, ma non volevano sapere…”
Nel 1996, il governo illuminato del PDPA cadde. Il presidente, Mohammad Najibullah, era andato alle Nazioni Unite per chiedere aiuto. Al suo ritorno, fu impiccato a un lampione.
“Confesso che [i paesi] sono pezzi su una scacchiera “, disse Lord Curzon nel 1898, “su cui si sta svolgendo una grande partita per il dominio del mondo”.
Il viceré dell’India si riferiva in particolare all’Afghanistan. Un secolo dopo, il primo ministro Tony Blair ha usato parole leggermente diverse.
“Questo è un momento da cogliere”, dichiarò dopo l’11 settembre. “ Il caleidoscopio è stato scosso. I pezzi sono in movimento. Presto si sistemeranno di nuovo. Prima che lo facciano, riordiniamo questo mondo intorno a noi”.
Sull’Afghanistan aggiunse: “Non ce ne andremo [ma assicureremo] una via d’uscita dalla povertà che è la sua miserabile esistenza”.
Blair ha fatto eco al suo mentore, il presidente George W. Bush, che ha parlato alle vittime delle sue bombe dallo Studio Ovale: “Il popolo oppresso dell’Afghanistan conoscerà la generosità dell’America. Mentre colpiamo obiettivi militari, lasceremo anche cibo, medicine e rifornimenti agli affamati e ai sofferenti… ”
Quasi ogni parola era falsa. Le loro dichiarazioni di preoccupazione erano crudeli illusioni per una ferocia imperiale che “noi” in Occidente raramente riconosciamo come tale.
Nel 2001, l’Afghanistan è stato colpito e dipendeva dai convogli di emergenza dal Pakistan.
Come ha riferito il giornalista Jonathan Steele, l’invasione ha causato indirettamente la morte di circa 20.000 persone poiché le forniture alle vittime della siccità sono state interrotte e le persone sono fuggite dalle loro case.
Circa 18 mesi dopo, ho trovato bombe a grappolo americane inesplose tra le macerie di Kabul, spesso scambiate per pacchi di soccorso gialli lanciati dall’aria. Hanno fatto esplodere le membra dei bambini affamati e in cerca di cibo.
Nel villaggio di Bibi Maru, ho visto una donna di nome Orifa inginocchiarsi presso le tombe di suo marito, Gul Ahmed, un tessitore di tappeti, e di altri sette membri della sua famiglia, inclusi sei bambini e due bambini che sono stati uccisi nella porta accanto.
Un aereo americano F-16 era uscito da un cielo azzurro e aveva sganciato una bomba Mk82 da 500 libbre sulla casa di fango, pietra e paglia di Orifa. Orifa era assente in quel momento. Quando tornò, raccolse le parti del corpo.
Mesi dopo, un gruppo di americani arrivò da Kabul e le diede una busta con quindici biglietti: un totale di 15 dollari. “Due dollari per ciascuno dei miei familiari uccisi”, ha raccontato.

L’invasione dell’Afghanistan è stata una frode.
Sulla scia dell’11 settembre, i talebani hanno cercato di prendere le distanze da Osama Bin Laden. Erano, per molti aspetti, un cliente americano con il quale l’amministrazione di Bill Clinton aveva fatto una serie di accordi segreti per consentire la costruzione di un gasdotto da 3 miliardi di dollari da parte di un consorzio di compagnie petrolifere statunitensi.
In massima segretezza, i leader talebani erano stati invitati negli Stati Uniti e intrattenuti dall’amministratore delegato della compagnia Unocal nella sua villa in Texas e dalla CIA nel suo quartier generale in Virginia.
Uno degli affaristi fu Dick Cheney, in seguito vicepresidente di George W. Bush.
Nel 2010, ero a Washington e ho organizzato un colloquio con la mente dell’era moderna di sofferenza dell’Afghanistan, Zbigniew Brzezinski. Gli ho citato la sua autobiografia in cui ammetteva che il suo grande piano per attirare i sovietici in Afghanistan aveva creato “alcuni musulmani agitati”.
“Hai qualche rimpianto?” Ho chiesto.
“Rimpianti! Rimpianti! Quali rimpianti?”
Quando guardiamo le attuali scene di panico all’aeroporto di Kabul e ascoltiamo giornalisti e generali in lontani studi televisivi che lamentano il ritiro della “nostra protezione”, non è il momento di prestare attenzione alla verità del passato in modo che tutta questa sofferenza non accada mai? ancora?

*Uno dei più grandi giornalisti viventi. Il film di John Pilger del 2003, “Breaking the Silence”, è disponibile per la visione su

http://johnpilger.com/videos/breaking-the-silence-truth-and-lies-in-the-war-on-terror

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-grande-gioco-di-distruggere-i-paesi

Dieci anni dopo

Oggi ancora meglio si capisce che l’intento era quello di cancellare la presenza di uno Stato africano, che, a detta della stessa Banca Mondiale, aveva consolidato  «alti livelli di crescita economica», con un aumento del pil del 7,5% annuo, e che registrava «alti traguardi di sviluppo umano tra cui l’accesso universale all’istruzione primaria e secondaria e, per oltre il 40%, a quella universitaria», dove il tenore medio di vita era superiore a quello degli altri paesi africani, dove due milioni di immigrati africano avevano trovato lavoro  e dove la bilancia commerciale era in attivo di 27 miliardi di dollari annui, permettendo allo Stato di investire all’estero circa 150 miliardi di dollari anche grazie alla creazione di  tre organismi finanziari: il Fondo monetario africano, con sede a Yaoundé (Camerun); la Banca centrale africana, con sede ad Abuja (Nigeria); la Banca africana di investimento, con sede a Tripoli, intesi a concorrere a un mercato comune e una moneta unica dell’Africa.

Ci sono stati tempi nei quali si pensava che la cattiva coscienza coloniale dell’Occidente avrebbe messo in moto un processo di “riabilitazione” e risarcimento.

È che la vogliono così l’Africa, umiliata, sfruttata, ricattata, intimorita e disperata. Proprio come vogliono noi, contando sul fatto che quando c’è la necessità non c’è liberta e neppure reazione.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/07/16/153065/

Quando c’erano i socialisti

In un editoriale de L’Avanti, il 30 giugno 1949 {Sandro Pertini] scrisse: “Ormai a tutti è noto che l’Unione Europea (ovviamente Unione Europea Occidentale, nata nel 1948, e non l’UE odierna)  e gli organismi derivanti dal Piano Marshall non sono l’espressione spontanea della volontà e delle esigenze dei popoli europei, bensì sono stati artificiosamente creati con lo scopo politico di fare d’un gruppo di nazioni europee uno schieramento in funzione antisovietica, e con lo scopo economico di fare dell’Europa Occidentale un campo di sfruttamento della finanza americana”.

https://ilsimplicissimus2.com/2021/07/09/troppo-azzurro-wembley-152850

Erdogan

Attenzione: il «dittatore» Erdogan è di nuovo tra noi. E grazie a una Angela Merkel attenta solo agli interessi tedeschi minaccia di regolare i conti con un SuperMario convinto, fino a ieri, di strappare all’Europa qualche impegno sui migranti. Invece nisba. Assente e lontano il «gendarme» americano e complici le paure tedesche, la Turchia di Recep Tayyp Erdogan punta a diventare l’arbitro incontrastato dei flussi migratori. Un ruolo che gli consentirebbe, con nostro grande scorno, di mettere in campo il consueto mix di minacce e ricatti anche su quella rotta del Mediterraneo Centrale che s’allunga dalla Libia alle coste siciliane. Per comprendere il perché di questo pericoloso ritorno in gioco di Erdogan bisogna guardare non solo al Consiglio europeo di ieri, ma anche alla Conferenza di Berlino di mercoledì. Una Conferenza durante la quale non si sono risolti né i problemi riguardanti il ritiro delle truppe mercenarie pagate da Ankara e Mosca, né quelli legati allo svolgimento delle elezioni libiche previste, sulla carta, per il prossimo dicembre. In questo vuoto pneumatico ha così preso corpo l’idea di estendere anche alla Libia gli accordi per il controllo dei flussi di migranti sulla rotta balcanica stretti con il «dittatore» nel 2016 e appena rinnovati dall’Unione europea su sollecitazione di Berlino. All’origine del rinnovo del ricatto impostoci nel 2016 quando – sempre su input tedesco – l’Europa promise al Sultano 6 miliardi di euro per chiudere il rubinetto dei migranti c’è l’incognita Afghanistan. Terrorizzata dall’arrivo sulla rotta balcanica di centinaia di migliaia di afghani in fuga da un paese pronto a ricadere in mani talebane dopo il ritiro americano la Germania ha appena promesso a Erdogan un nuovo balzello europeo. Un balzello da tre miliardi e mezzo di euro negoziato da Berlino, ma pagato, anche stavolta, con i fondi di tutti i 27. Mario Draghi, comprendendo i timori della Cancelliera e di una Cdu che minaccia il ridimensionamento alle elezioni del prossimo settembre, aveva fin qui accettato di far buon viso a cattivo gioco. E così durante il summit con la Merkel di lunedì scorso a Berlino aveva detto sì al nuovo assegno da 3 miliardi e mezzo a favore del «dittatore». In cambio però s’aspettava una minima disponibilità tedesca a rilanciare il tema dei ricollocamenti e dei rimpatri. Invece oltre al nulla è arrivata l’ennesima tegola, ovvero l’insana idea, materializzatasi alla Conferenza di Berlino, di pagare Erdogan per controllare anche le partenze dalle coste di Tripoli. L‘integrale dell’essenziale articolo di Micalessin qui:https://www.ilgiornale.it/news/politica/altri-miliardi-erdogan-padrone-delle-rotte-cos-sottrarr-1957416.html

L’articolo Altri miliardi a Erdogan, padrone delle rotte. Così sottrarrà all’Italia il controllo sulla Libia proviene da Blondet & Friends.

Rivincita del treno

E’ stata pertanto creata nel 2008 una joint venture comprendente Deutsche BahnKasachstan Temir ScholyChina Railway Corporation e Russian Railways Company, che ha reso possibile percorrere la tratta ferroviaria tra la Cina e la Germania, attraverso il territorio russo, in soli diciotto giorni (cfr. la cartina allegata).

La soluzione ferroviaria presenta numerosi vantaggi rispetto al trasporto aereo e marittimo: il treno è, infatti, due volte meno caro dell’aereo e due volte più veloce della nave. Si tratta, pertanto di una soluzione assai vantaggiosa.


[1] Nelly Didelot, Entre la Chine et l’Europe, le fret mène grand train, Libération, 10 febbraio 2021

[2] Ibid.

Interconnessioni ferroviarie tra Cina ed Europa

Traversata nel deserto e partenza

Inizialmente la domanda di mercato è stata scarsa, cosicchè i convogli non avevano una cadenza regolare e i treni effettuavano spesso il viaggio di ritorno a vuoto. Inoltre, per far fronte alle rigide temperature degli inverni continentali, si è resa necessaria l’installazione di impianti di riscaldamento in grado di proteggere gli schermi dei prodotti elettronici, generando costi aggiuntivi. Ma i protagonisti dell’impresa hanno perseverato fin quando, dal 2011, i loro sforzi hanno cominciato a dare frutti. Nel gennaio del 2017, una notiziola confidenziale ha attratto l’attenzione degli esperti: un lungo treno pieno di merci, proveniente da Yiwu (città-contea della provincia dello Zhejiang) era giunto a Londra, nella stazione di Barking, dopo soli 16 giorni di viaggio. Il tunnel della Manica consente a Londra, la capitale affacciata sul mare, di essere un terminal del trasporto ferroviario euroasiatico.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-esplosivo-sviluppo-del-trasporto-merci-ferroviario-euroasiatico-e-le-sue-conseguenze-economiche-e-geopolitichedi

Siria

Colloquio prandiale con il kebabbaro sotto l’ufficio. E’ un siriano cattolico maronita, quindi alleato di Assad. Gli chiedo della sua terra. Il suo sguardo si perde nel nulla, come a guardare un fantasma che vede solo lui. Mi dice, con insolito accento romanesco, “non credere a niente di quello che ti raccontano i media sul nostro Paese. Prima della guerra eravamo un Paese felice. Vivevamo di agricoltura, di turismo, di commercio, avevamo rapporti buoni con tutti, anche con Israele, il Golan era solo una questione di propaganda. Quasi tutti lavoravano con lo Stato o per imprese pubbliche, la vita era semplice ma sicura. Io ho fatto il servizio militare nella contraerea, poi avevo un ristorante, tutto distrutto, bruciato, amici morti, parenti morti, militari uccisi”. Tira su la maglietta, mi mostra un tatuaggio con un’aquila dentro un cerchio sopra un braccio grosso come una braciola di manzo di Kobe. Mi dice che la guerra è sostanzialmente finita, che gran parte del Paese, tranne le zone curde in mano ai tagliagola turchi, è cotto il controllo di Assad. “Ma adesso ci fanno la guerra della fame”, mi dice “abbiamo bisogno di tutto, e non ci mandano niente per farci morire di fame”. Mi racconta di bambini che non ce la fanno ad andare a scuola per la fame, di gente senza più casa né speranza che si aggira, come spettri, per il Paese, senza sapere dove andare o cosa cercare. Mi chiedo come sia possibile far pagare alla popolazione civile un prezzo simile. Gli chiedo se vuole tornare. “Quando sono andato via l’ho fatto per proteggere la mia famiglia. Pensavo di tornare presto, non appena fosse finita la guerra. Ma adesso no, non voglio tornare. Troppo sangue, troppe distruzioni. Il mio quartiere non lo riconosco più perché è tutto distrutto. Non tornerò più, adesso mia casa è qui”. Ma ha gli occhi gonfi quando lo dice.

Post di Riccardo Achilli su FB

Bye Bye Uncle Sam

sacha schneider*

Da più di un anno la popolazione occidentale è costretta a vivere sotto ad un regime autoritario che sfrutta la pandemia per abolire i diritti umani più elementari, impoverire le masse per asservirle ulteriormente, concentrare il potere politico-finanziario in circoli sempre più ristretti per sostenere il costo di un’escalation del conflitto con Cina e Russia.
L’asservimento dei media è pressoché totale, chiunque osi mettere in discussione la loro narrazione viene imbavagliato o messo alla gogna. I cittadini europei devono restare prigionieri nella caverna platonica mediatica che ormai ha sostituito la loro esperienza della realtà.
In un rovesciamento che ha tutte le caratteristiche di una proiezione, Cina e Russia vengono dipinti come Paesi autoritari che violano i diritti umani, quando in Europa i diritti costituzionali sono stati di fatto aboliti con la scusa della pandemia. Quello che i cittadini europei non devono sapere è che la vita in Cina e Russia (come in gran parte del mondo) è tornata alla normalità da mesi, e non certo a causa dei vaccini, visto che solo una percentuale minima della popolazione è stata vaccinata. Mentre i democratici nostrani si riempiono la bocca di libertà, democrazia e diritti umani, questi stessi “valori” sono calpestati quotidianamente in Europa.

Laura Ruggeri

Perché odiano Putin

La grottesca farsa della spia russa che corrompe un ufficiale italiano per farsi dare notizie che compaiono su Wikipedia, messa in piedi artificialmente per assicurare Biden che l’Italia non si sottrarrà al dovere di azzannare Putin – si sa che Draghi ci tiene particolarmente ad essere servo e a mostrarlo – riporta in primo piano l’ossessione antirussa della Casa Bianca, così forte e irrazionale da aver causato lo stretto coordinamento tra Mosca e Pechino che sta diventando un  ostacolo insormontabile per gli Usa. Certo le elite americane sono  ormai di una mediocrità straordinaria e vengono guidate dall’odore del sangue come gli squali  tuttavia l’odio antirusso con tutta la sua virulenza è davvero inspiegabile e precede di molto le vicende della Siria o dell’Ucraina nelle quali Putin ha reagito con determinazione umiliando la tracotanza americana. Le ragioni profonde non appartengono a questo secolo, ma  risalgono al crollo dell’Unione sovietica, quando gli Stati Uniti e con essi il codazzo degli ascari europei che al tempo contavano ancora qualcosa, si illusero di aver spezzato per sempre la potenza russa ed erano certi che quell’ubriacone di Elstin, un burattino incapace, avrebbe trasformato l’Urss in sorta di Polonia un po’ più grande. Erano così convinti di aver vinto la guerra fredda che furono persino coniate medaglie a ricordo dell’avvenimento: da allora in poi – si dicevano – le immense risorse russe sarebbero state a disposizione degli speculatori occidentali creando .un territorio senza leader, senza cultura e  senza storia il cui unico scopo sarebbe quello di fornire risorse per l ‘”Occidente trionfante”.

Poi è arrivato Putin, un personaggio praticamente sconosciuto in occidente  e ha immediatamente invertito la rotta della Russia verso il baratro. In primo luogo, ha affrontato le due minacce più urgenti, gli oligarchi e l’insurrezione wahabita nel Caucaso, con una velocità e una determinazione che ha sbalordito e che per di più prescindeva totalmente dal chiedere il permesso dell’impero che peraltro aveva creato i problemi a cui il leader russo ha fatto fronte. Così l’Occidente è entrato in una sorta di shock che ha via via dato origine a una frenesia russofobica che non si vedeva dai tempi del regime nazista in Germania. La stupidità assoluta di questo atteggiamento non ha affatto logorato il leader russo, anzi ha risvegliato l’orgoglio della nazione che si è sentita circondata e ha fatto di Putin uno degli uomini simbolo della rinascita. Rinascita che ha attraversato la fine degli anni 90 ed è proseguita nel primo decennio di questo secolo senza dare troppo nell’occhio fino a che nel 2013 la Russia è “tornata”: in quell’anno ha fermato l’ attacco Usa – Nato alla Siria (qui il pretesto erano le armi chimiche siriane). Nel 2014 ha dato il suo sostegno alla rivolta del Donbass contro il regime ucronazista a Kiev, nello stesso anno ha usato i suoi militari per consentire alla popolazione della Crimea di votare su un referendum per unirsi alla Russia . Infine, nel 2015, la Russia ha sbalordito l’Occidente con un intervento militare estremamente efficace in Siria . Quasi all’improvviso gli Usa si sono trovati di fronte a una macchina militare molto efficiente, ad armi del tutto nuove e spesso molto più performanti di quelle occidentali rimaste al palo grazie a un senso di onnipotenza mal riposta e a un personaggio che non ha la minima intenzione di piegarsi, anche se fa sfoggio di prudenza,

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/03/perche-odiano-putin/

Perché preoccuparsi?

Il capo di stato maggiore dell’Esercito e l’Agenzia di ricerca del Pentagono informano dunque che tra non molto gli Stati Uniti schiereranno in Europa (si parla di una probabile prima base in Polonia o Romania) missili ipersonici armati di  «vari carichi bellici», ossia di testate nucleari e convenzionali. I missili ipersonici nucleari a raggio intermedio installati su «piattaforme terrestri mobili», ossia su speciali veicoli, potranno essere rapidamente dispiegati nei paesi NATO più vicini alla Russia (ad esempio le repubbliche baltiche). Avendo già oggi la capacità di volare a circa 10.000 km/h, i missili ipersonici saranno in grado di raggiungere Mosca in circa 5 minuti.

Anche la Russia sta realizzando missili ipersonici a raggio intermedio ma, lanciandoli dal proprio territorio, non può colpire Washington. I missili ipersonici russi potranno però raggiungere in pochi minuti le basi USA, anzitutto quelle nucleari come le basi di Ghedi e Aviano, e altri obiettivi in Europa. La Russia, come gli Stati Uniti e altri, sta schierando nuovi missili intercontinentali: l’Avangard è un veicolo ipersonico con raggio di 11.000 km e armato di più testate nucleari che, dopo una traiettoria balistica, plana per oltre 6.000 km alla velocità di quasi 25.000 km/h. Missili ipersonici li sta realizzando anche la Cina. Poiché i missili ipersonici sono guidati dai sistemi satellitari, il confronto si svolge sempre più nello spazio: a tale scopo è stata creata nel 2019 dall’amministrazione Trump la Forza Spaziale USA.   

Le armi ipersoniche, di cui vengono dotate anche le forze aeree e navali che hanno maggiore mobilità, aprono una nuova fase della corsa agli armamenti nucleari, rendendo in gran parte superato il trattato New Start appena rinnovato da USA e Russia. La corsa passa sempre più dal piano quantitativo (numero e potenza delle testate nucleari) a quello qualitativo (velocità, capacità penetrante e dislocazione geografica dei vettori nucleari).

La risposta, in caso di attacco o presunto tale, viene sempre più affidata all’intelligenza artificiale, che deve decidere il lancio dei missili nucleari in pochi secondi o frazioni di secondo. Aumenta in modo esponenziale la possibilità di una guerra nucleare per errore, rischiata più volte durante la Guerra Fredda. Il «Dottor Stranamore» non sarà un generale pazzo, ma un supercomputer impazzito. Mancando l’intelligenza umana per fermare questa folle corsa alla catastrofe, dovrebbe almeno scattare l’istinto di sopravvivenza, risvegliatosi finora solo per il Covid-19.”

Da Missili ipersonici USA In Europa a 5 minuti da Mosca, di Manlio Dinucci.