Rivincita del treno

E’ stata pertanto creata nel 2008 una joint venture comprendente Deutsche BahnKasachstan Temir ScholyChina Railway Corporation e Russian Railways Company, che ha reso possibile percorrere la tratta ferroviaria tra la Cina e la Germania, attraverso il territorio russo, in soli diciotto giorni (cfr. la cartina allegata).

La soluzione ferroviaria presenta numerosi vantaggi rispetto al trasporto aereo e marittimo: il treno è, infatti, due volte meno caro dell’aereo e due volte più veloce della nave. Si tratta, pertanto di una soluzione assai vantaggiosa.


[1] Nelly Didelot, Entre la Chine et l’Europe, le fret mène grand train, Libération, 10 febbraio 2021

[2] Ibid.

Interconnessioni ferroviarie tra Cina ed Europa

Traversata nel deserto e partenza

Inizialmente la domanda di mercato è stata scarsa, cosicchè i convogli non avevano una cadenza regolare e i treni effettuavano spesso il viaggio di ritorno a vuoto. Inoltre, per far fronte alle rigide temperature degli inverni continentali, si è resa necessaria l’installazione di impianti di riscaldamento in grado di proteggere gli schermi dei prodotti elettronici, generando costi aggiuntivi. Ma i protagonisti dell’impresa hanno perseverato fin quando, dal 2011, i loro sforzi hanno cominciato a dare frutti. Nel gennaio del 2017, una notiziola confidenziale ha attratto l’attenzione degli esperti: un lungo treno pieno di merci, proveniente da Yiwu (città-contea della provincia dello Zhejiang) era giunto a Londra, nella stazione di Barking, dopo soli 16 giorni di viaggio. Il tunnel della Manica consente a Londra, la capitale affacciata sul mare, di essere un terminal del trasporto ferroviario euroasiatico.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-esplosivo-sviluppo-del-trasporto-merci-ferroviario-euroasiatico-e-le-sue-conseguenze-economiche-e-geopolitichedi

Siria

Colloquio prandiale con il kebabbaro sotto l’ufficio. E’ un siriano cattolico maronita, quindi alleato di Assad. Gli chiedo della sua terra. Il suo sguardo si perde nel nulla, come a guardare un fantasma che vede solo lui. Mi dice, con insolito accento romanesco, “non credere a niente di quello che ti raccontano i media sul nostro Paese. Prima della guerra eravamo un Paese felice. Vivevamo di agricoltura, di turismo, di commercio, avevamo rapporti buoni con tutti, anche con Israele, il Golan era solo una questione di propaganda. Quasi tutti lavoravano con lo Stato o per imprese pubbliche, la vita era semplice ma sicura. Io ho fatto il servizio militare nella contraerea, poi avevo un ristorante, tutto distrutto, bruciato, amici morti, parenti morti, militari uccisi”. Tira su la maglietta, mi mostra un tatuaggio con un’aquila dentro un cerchio sopra un braccio grosso come una braciola di manzo di Kobe. Mi dice che la guerra è sostanzialmente finita, che gran parte del Paese, tranne le zone curde in mano ai tagliagola turchi, è cotto il controllo di Assad. “Ma adesso ci fanno la guerra della fame”, mi dice “abbiamo bisogno di tutto, e non ci mandano niente per farci morire di fame”. Mi racconta di bambini che non ce la fanno ad andare a scuola per la fame, di gente senza più casa né speranza che si aggira, come spettri, per il Paese, senza sapere dove andare o cosa cercare. Mi chiedo come sia possibile far pagare alla popolazione civile un prezzo simile. Gli chiedo se vuole tornare. “Quando sono andato via l’ho fatto per proteggere la mia famiglia. Pensavo di tornare presto, non appena fosse finita la guerra. Ma adesso no, non voglio tornare. Troppo sangue, troppe distruzioni. Il mio quartiere non lo riconosco più perché è tutto distrutto. Non tornerò più, adesso mia casa è qui”. Ma ha gli occhi gonfi quando lo dice.

Post di Riccardo Achilli su FB

Bye Bye Uncle Sam

sacha schneider*

Da più di un anno la popolazione occidentale è costretta a vivere sotto ad un regime autoritario che sfrutta la pandemia per abolire i diritti umani più elementari, impoverire le masse per asservirle ulteriormente, concentrare il potere politico-finanziario in circoli sempre più ristretti per sostenere il costo di un’escalation del conflitto con Cina e Russia.
L’asservimento dei media è pressoché totale, chiunque osi mettere in discussione la loro narrazione viene imbavagliato o messo alla gogna. I cittadini europei devono restare prigionieri nella caverna platonica mediatica che ormai ha sostituito la loro esperienza della realtà.
In un rovesciamento che ha tutte le caratteristiche di una proiezione, Cina e Russia vengono dipinti come Paesi autoritari che violano i diritti umani, quando in Europa i diritti costituzionali sono stati di fatto aboliti con la scusa della pandemia. Quello che i cittadini europei non devono sapere è che la vita in Cina e Russia (come in gran parte del mondo) è tornata alla normalità da mesi, e non certo a causa dei vaccini, visto che solo una percentuale minima della popolazione è stata vaccinata. Mentre i democratici nostrani si riempiono la bocca di libertà, democrazia e diritti umani, questi stessi “valori” sono calpestati quotidianamente in Europa.

Laura Ruggeri

Perché odiano Putin

La grottesca farsa della spia russa che corrompe un ufficiale italiano per farsi dare notizie che compaiono su Wikipedia, messa in piedi artificialmente per assicurare Biden che l’Italia non si sottrarrà al dovere di azzannare Putin – si sa che Draghi ci tiene particolarmente ad essere servo e a mostrarlo – riporta in primo piano l’ossessione antirussa della Casa Bianca, così forte e irrazionale da aver causato lo stretto coordinamento tra Mosca e Pechino che sta diventando un  ostacolo insormontabile per gli Usa. Certo le elite americane sono  ormai di una mediocrità straordinaria e vengono guidate dall’odore del sangue come gli squali  tuttavia l’odio antirusso con tutta la sua virulenza è davvero inspiegabile e precede di molto le vicende della Siria o dell’Ucraina nelle quali Putin ha reagito con determinazione umiliando la tracotanza americana. Le ragioni profonde non appartengono a questo secolo, ma  risalgono al crollo dell’Unione sovietica, quando gli Stati Uniti e con essi il codazzo degli ascari europei che al tempo contavano ancora qualcosa, si illusero di aver spezzato per sempre la potenza russa ed erano certi che quell’ubriacone di Elstin, un burattino incapace, avrebbe trasformato l’Urss in sorta di Polonia un po’ più grande. Erano così convinti di aver vinto la guerra fredda che furono persino coniate medaglie a ricordo dell’avvenimento: da allora in poi – si dicevano – le immense risorse russe sarebbero state a disposizione degli speculatori occidentali creando .un territorio senza leader, senza cultura e  senza storia il cui unico scopo sarebbe quello di fornire risorse per l ‘”Occidente trionfante”.

Poi è arrivato Putin, un personaggio praticamente sconosciuto in occidente  e ha immediatamente invertito la rotta della Russia verso il baratro. In primo luogo, ha affrontato le due minacce più urgenti, gli oligarchi e l’insurrezione wahabita nel Caucaso, con una velocità e una determinazione che ha sbalordito e che per di più prescindeva totalmente dal chiedere il permesso dell’impero che peraltro aveva creato i problemi a cui il leader russo ha fatto fronte. Così l’Occidente è entrato in una sorta di shock che ha via via dato origine a una frenesia russofobica che non si vedeva dai tempi del regime nazista in Germania. La stupidità assoluta di questo atteggiamento non ha affatto logorato il leader russo, anzi ha risvegliato l’orgoglio della nazione che si è sentita circondata e ha fatto di Putin uno degli uomini simbolo della rinascita. Rinascita che ha attraversato la fine degli anni 90 ed è proseguita nel primo decennio di questo secolo senza dare troppo nell’occhio fino a che nel 2013 la Russia è “tornata”: in quell’anno ha fermato l’ attacco Usa – Nato alla Siria (qui il pretesto erano le armi chimiche siriane). Nel 2014 ha dato il suo sostegno alla rivolta del Donbass contro il regime ucronazista a Kiev, nello stesso anno ha usato i suoi militari per consentire alla popolazione della Crimea di votare su un referendum per unirsi alla Russia . Infine, nel 2015, la Russia ha sbalordito l’Occidente con un intervento militare estremamente efficace in Siria . Quasi all’improvviso gli Usa si sono trovati di fronte a una macchina militare molto efficiente, ad armi del tutto nuove e spesso molto più performanti di quelle occidentali rimaste al palo grazie a un senso di onnipotenza mal riposta e a un personaggio che non ha la minima intenzione di piegarsi, anche se fa sfoggio di prudenza,

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/03/perche-odiano-putin/

Perché preoccuparsi?

Il capo di stato maggiore dell’Esercito e l’Agenzia di ricerca del Pentagono informano dunque che tra non molto gli Stati Uniti schiereranno in Europa (si parla di una probabile prima base in Polonia o Romania) missili ipersonici armati di  «vari carichi bellici», ossia di testate nucleari e convenzionali. I missili ipersonici nucleari a raggio intermedio installati su «piattaforme terrestri mobili», ossia su speciali veicoli, potranno essere rapidamente dispiegati nei paesi NATO più vicini alla Russia (ad esempio le repubbliche baltiche). Avendo già oggi la capacità di volare a circa 10.000 km/h, i missili ipersonici saranno in grado di raggiungere Mosca in circa 5 minuti.

Anche la Russia sta realizzando missili ipersonici a raggio intermedio ma, lanciandoli dal proprio territorio, non può colpire Washington. I missili ipersonici russi potranno però raggiungere in pochi minuti le basi USA, anzitutto quelle nucleari come le basi di Ghedi e Aviano, e altri obiettivi in Europa. La Russia, come gli Stati Uniti e altri, sta schierando nuovi missili intercontinentali: l’Avangard è un veicolo ipersonico con raggio di 11.000 km e armato di più testate nucleari che, dopo una traiettoria balistica, plana per oltre 6.000 km alla velocità di quasi 25.000 km/h. Missili ipersonici li sta realizzando anche la Cina. Poiché i missili ipersonici sono guidati dai sistemi satellitari, il confronto si svolge sempre più nello spazio: a tale scopo è stata creata nel 2019 dall’amministrazione Trump la Forza Spaziale USA.   

Le armi ipersoniche, di cui vengono dotate anche le forze aeree e navali che hanno maggiore mobilità, aprono una nuova fase della corsa agli armamenti nucleari, rendendo in gran parte superato il trattato New Start appena rinnovato da USA e Russia. La corsa passa sempre più dal piano quantitativo (numero e potenza delle testate nucleari) a quello qualitativo (velocità, capacità penetrante e dislocazione geografica dei vettori nucleari).

La risposta, in caso di attacco o presunto tale, viene sempre più affidata all’intelligenza artificiale, che deve decidere il lancio dei missili nucleari in pochi secondi o frazioni di secondo. Aumenta in modo esponenziale la possibilità di una guerra nucleare per errore, rischiata più volte durante la Guerra Fredda. Il «Dottor Stranamore» non sarà un generale pazzo, ma un supercomputer impazzito. Mancando l’intelligenza umana per fermare questa folle corsa alla catastrofe, dovrebbe almeno scattare l’istinto di sopravvivenza, risvegliatosi finora solo per il Covid-19.”

Da Missili ipersonici USA In Europa a 5 minuti da Mosca, di Manlio Dinucci.

Importanza geopolitica del Golan


Quest’area è cruciale sia politicamente che strategicamente, poiché la Siria meridionale e la sua capitale, Damasco, sono visibili dai punti più alti del Golan, attualmente nelle mani di Israele. In effetti, una tale zona offre a Israele un vantaggio significativo per monitorare i movimenti delle truppe siriane e, inoltre, la topografia del Golan è considerata una barriera naturale contro qualsiasi attacco dalla Siria.

Nelle guerre del 1948 e del 1967, quando l’area era sotto il controllo della Siria, questo paese usò l’artiglieria per bombardare da lì il nord dei territori occupati da Israele.

Base aerea russa in Siria

Attacchi ripetuti contro la base aerea russa in Siria

Il 9 di febbraio la base aerea russa ubicata nella zona di Latiaka è stata attaccata da missili di lunga gittata. Non ci sono stati danni materiali nè perdite. La difesa aerea ha neutralizzato l’attacco utilizzando mezzi elettronici. I missili provenivano dalla zona di Idlib, dove sono ubicati gruppi terroristi appoggiati dagli USA e dalla NATO. La base aerea ha continuato a svolgere il suo lavoro di routine.
L’impressione che si ricava da questo attacco è che si sta incrementando l’assedio contro la Russia e il gioco della NATO e dei suoi proxi sta diventando molto pericoloso. Qualsiasi errore di calcolo può portare ad un allargamento del conflitto. Pochi minuti prima dell’attacco era stato avvistato un aereo militare USA di sorveglianza elettronica.
La Russia sta utilizzando armi elettroniche per neutralizzare gli attacchi missilistici contro la sua base aerea. Si tratta di un avanzato sistema elettronico che permette di disorientare e neutralizzare qualsiasi oggetto volante nel raggio di 200 Km. ed è lo stesso sistema che le forze russe hanno adottato a difesa delle proprie installazioni nel Mar Nero ed in Crimea.

Fonti: Hispan TV – Press TV

Traduzione: Luciano Lago

Alzate gli occhi!

Storicamente è proprio questo ruolo di ponte che ha fatto le fortune dell’Italia e che l’ha resa l’area più ricca dell’occidente per almeno due secoli tra Medioevo e Rinascimento: questo perché non si tratta mai di semplice passaggio, ma della nascita di innumerevoli attività e di connessioni tecnologiche, di intreccio di saperi, di affari che potrebbero risollevare il Paese dallo stato miserevole in cui giace. Ma appunto questo è il ruolo che invece vuole avere la Germania, ancorché la sua geografia non la aiuti in questo e che farà di tutto, attraverso gli strumenti europei, non comparendo mai in prima persona, per evitare che ciò accada. In realtà società portuali tedesche stanno cercando già da ora di accaparrarsi lo scalo triestino tanto che la società che gestisce il porto tedesco di Duisburg, la Duisburger Hafen AG sta diventando azionista al 15 per cento della società che gestisce l’Interporto di Trieste, avendo comprato le quote da Friulia, la finanziaria regionale, la cui partecipazione allo scalo triestino scende così dal 47% al 32%. Basta un altro acquisto e i tedeschi saranno i padroni di fatto e allora sì che saremo tagliati fuori, le merci saranno gestite dai porti del nord Europa e passeranno addirittura attraverso la Slovenia. A Trieste rimarranno solo gli oneri, l’inquinamento e le cartacce. Tuttavia sembra che nessuno si renda conto di tali problemi che investiranno nel prossimo futuro anche altri scali e che gli unici a farlo sono proprio quelli che vogliono mettere i bastoni fra le ruote, dietro compenso , ovviamente. Ed è la stessa gente che organizza la politica.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/02/01/quellitalia-che-non-va-in-porto/

La terza via

L’avvento del covid democratico ha spazzato via Trump: lui sarebbe stato rieletto nonostante la guerra mondiale permanente contro di lui, per i grandi risultati conseguiti nel rilancio dell’economia, l’occupazione, l’assenza di guerra, i buoni successi internazionali. Ma il covid, e la sua spavalderia nell’affrontarlo, anzi la sua arroganza, come l’ha chiamata il suo precursore italiano Berlusconi, lo hanno sconfitto. È passato il messaggio che ha identificato negli States la catastrofe della pandemia con la sua leadership. E gli americani per chiudere col covid hanno chiuso con lui.

Ma resta un gigantesco interrogativo che sovrasta come una nuvola sospesa sul mondo: ma con Trump è stato sconfitto e debellato il sovranismo, è finita l’era dei sovranismi? Sconfitto può darsi, debellato troppo presto per dirlo. Anche perché Trump è stato solo un veicolo del populismo sovranista, un collettore, ma non è stato né l’inventore né il titolare unico della sua formula politica. Perché si tratta di un fenomeno mondiale con radici profonde e reali, insorto contemporaneamente in diversi paesi, fiorito in Europa, e già imbrigliato alle ultime elezioni europee, ma non per questo debellato.

Il problema è che i disagi, le proteste, le aspettative che hanno generato il sovranismo sono rimaste tutte in piedi. Si può parlare di interpreti inadeguati, a cominciare da Trump. Si può parlare d’insufficiente capacità di affrontare la realtà e le sue articolazioni, o meglio – in tanti casi – di una grande capacità di raccogliere voti ma senza altrettanta perizia poi nel governare e tradurle in una visione compiuta. Ma si deve soprattutto parlare dell’enorme difficoltà di governare avendo contro l’establishment, la macchina mediatica e giudiziaria, le oligarchie finanziarie e intellettuali, le agenzie d’influenza come la Chiesa di Bergoglio.

Ciònonostante la sconfitta di Trump non è la fine del sovranismo, ma indica la sua necessità di ridefinirsi e ridisegnarsi. Trump aveva fatto una scelta precisa e vistosa: non si era posto come leader globale del sovranismo ma come il presidente degli Stati Uniti che intendeva pensare prima di tutto al suo Paese, non al mondo, tutelarlo dagli attacchi e proteggerlo sul piano economico e commerciale. Di conseguenza la sua influenza sugli altri paesi è stata pressoché inesistente; mai Trump ha preteso di dar vita a un’Internazionale sovranista, ma si è posto in concorrenza commerciale e in antagonismo con la Cina, con l’Asia, con l’Europa. La sua parola d’ordine è stata “dazi”, non certo divulgare il sovranismo. Trump ha opposto il protezionismo alla globalizzazione.

Di conseguenza la sua sconfitta non fa saltare nessuna filiera, nessuna internazionale sovranista. Durante i suoi quattro anni, Trump non ha nemmeno tentato di affrontare la battaglia culturale contro il politically correct sul piano globale; non ha contrapposto un modo di pensare e di vedere alternativo a quello dominante. Si è limitato, ed è già tanto, a difendere l’America reale di sempre, sul piano pratico e giuridico. L’unico tentativo vagamente abbozzato è stato quello di Steve Bannon, ed è stato presto sconfessato da Trump.

Marcello Veneziani

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-covid-democratico-batte-il-sovranismo

Vicolo cieco

È quasi lo stesso schema: in Libia, il neo-sultano Erdogan ha lanciato insieme ai suoi amici israeliani ed emiratini una vera e propria guerra falsa, su richiesta degli Stati Uniti, una guerra che mirava meno al saccheggio di petrolio e gas, già in gran parte saccheggiati dalla Libia rispetto al dispiegamento dell’asse USA / NATO ai confini con l’Algeria.

Lo stesso neo-Sultano ha appena lanciato un’identica guerra sulla base di un conflitto secolare e che improvvisamente riaffiora, anche se gli USA, potenza in totale declino, stanno esaurendo il vapore nel Golfo Persico, spinti verso la porta da Iran e suoi alleati russi e cinesi.

Tuttavia, questa guerra Armenia / Azerbaigian si sta svolgendo ai confini dell’Iran nordoccidentale e ha l’ovvio obiettivo di stabilire la Turchia e quindi la NATO ai confini iraniani. Nuovo errore di calcolo del Sultano edel suo enturage? Molto probabilmente.

Mentre è vero che questa NATO, trainata da Ankara, avrà la missione di prolungare le molestie aeree e marittime già in corso contro la Russia nel Mar Nero sullo sfondo delle invasioni sulle esportazioni energetiche russe, mentre la Turchia sta lavorando per espandersi verso est, oltre il Mar Caspio. L’obiettivo della Turchia è quello di collegare le fonti di gas in Turkmenistan e in altri paesi dell’Asia centrale con il vettore azero (e sappiamo che Israele ottiene il 40% del suo fabbisogno di petrolio da Baku, ndr), è anche vero che le basi militari della NATO dovrebbero in questa logica rappresentare una minaccia territoriale contro l’Iran.

In vista delle conquiste territoriali che l’esercito azero sta per compiere, esercito posto direttamente sotto il comando turco e israeliano (come ai suoi tempi in Siria, ndr), l’asse USA / NATO / Israele sta addirittura lavorando per creare un corridoio al centro del territorio armeno che darebbe accesso ai confini con l’Iran. Una cosa è certa: se gli Stati Uniti stanno ora incendiando il Caucaso, è perché sono completamente in un vicolo cieco di fronte all’ascesa dell’asse Iran-Cina-Russia.

In Siria e in Iraq il loro fallimento è totale; in Libano, lo stallo è completo e anche la normalizzazione non è servita adeguatamente ai loro scopi, la coalizione Abraham composta da un’entità israeliana già a bada e i giocatori di golf perfettamente disarmati non sono altro che figurine. Rimane una sorta di tacchino che continua a mangiare a tutte le rastrelliere senza capire che ci sono limiti a tutto.

Sabato, le autorità iraniane hanno annunciato che un totale di 35 colpi di mortaio erano caduti sul territorio iraniano a seguito delle battaglie nella regione del Karabakh. Il governatore della città di confine iraniana di Khoda Afrin nell’Iran nordoccidentale, Ali Amiri Raad, ha detto che le due parti stavano abusando della neutralità dell’Iran e hanno continuato a sparare senza riguardo per le vite dei popolazioni. Nel processo in corso, un severo monito, un secondo nello spazio di 3 giorni è stato lanciato all’indirizzo di Baku e Yerevan da un portavoce della diplomazia iraniana, Khatib Zadeh, che ha affermato che l’Iran “non non tollererà alcuna provocazione ”.

L’Iran, infatti, sta seguendo da vicino le azioni di Ankara, il remake di ciò che la Turchia dei Fratelli Musulmani ha già realizzato in Siria e poi in Libia, ovvero il dispiegamento di terroristi Takfiri nella Repubblica dell’Azerbaigian e questo, come pretesto per il conflitto del Nagorno-Karabakh. Secondo le prove, anche una cellula composta da 18 ufficiali sionisti sta monitorando i combattimenti.
Secondo quanto riferito, circa 900 terroristi sono stati trasferiti negli ultimi giorni dalla Siria e dalla Libia ai confini nord-occidentali dell’Iran, appena a nord del fiume Aras che separa l’Iran dalla Repubblica dell’Azerbaigian.

Secondo fonti sul campo, i servizi segreti turchi hanno già trasferito più di 530 elementi terroristici in Azerbaigian; con ulteriori trasferimenti, il numero di terroristi in Azerbaigian è salito ad almeno 2000 e l’afflusso continua.

Terroristi e mercenari reclutati dalla Turchia in Azerbaijan

Sono membri del gruppo terroristico della “Brigata del sultano Mourad”, fondato nel 2013 e composto principalmente da turkmeni dalla Siria ma anche da Jaysh al-Sharqiya, al-Hamza, l’esercito di al-Nokhba, Jabhat al-Sham, brigata al-Furqan, brigata 51 e brigata al-Moutasem. I leader dei gruppi terroristici nei territori occupati di Siria e Libia si sono uniti alla coalizione Turchia / Azerbaijan / Israele, nonostante abbiano già perso almeno 103 membri negli scontri nella regione del Nagorno-Karabakh.

Ma la parte caucasica è ben lungi dall’essere una passeggiata nel parco per l’asse Turchia / Israele / USA, il campo antagonista ha già preparato delle belle sorprese contro di loro: proprio come in Siria e Libia, il la delusione rischia di essere monumentale. Sabato, la seconda città principale della Repubblica dell’Azerbaigian, Gandja è stata presa di mira dai missili armeni di fabbricazione russa. Questo è l’aeroporto militare che attualmente ospita aerei da guerra turchi e NATO.

Gandja, seconda città dell’Azerbaijan bomnbardata

A una settimana dall’inizio del conflitto, l’Armenia si morde le dita per essersi normalizzata con Israele e ha già richiamato il suo ambasciatore. Quanto alla Russia di Putin, ha condizionato i suoi aiuti al ritorno da Yerevan, totale e intero, al campo orientale. Fonti turche ammettono che l’attacco contro Gandja rischia di mandare in frantumi la superiorità aerea di Baku, che è in parte basata sui droni turchi e israeliani. “Circa 60 missili sarebbero stati lanciati contro il campo d’aviazione che sarebbe stato ridotto in cenere con i droni e i caccia che erano lì. Due giorni prima era stata attaccata anche la base aerea Dallar, base che ospita caccia F-16 turchi e caccia MiG-25 azeri ”.

In Nagorno-Karabakh, la Russia sta iniziando a colpire Israele, cosa che non ha fatto in Siria o in Libia. Per la prima volta, i missili israeliani sparati contro il Nagorno-Karabakh sono stati intercettati e distrutti dall’S-300…. Le divisioni tendono a fissarsi … l’asse Iran-Russia-Cina si sta riprendendo …

Fonte: https://parstoday.com/fr

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/iran-e-russia-tensione-a-distanza-con-la-turchia-di-erdogan/

Il cuneo

Occorre segnalare che, indipendentemente dalle circostanze, questa situazione risponde agli obiettivi e agli interessi geopolitici degli USA o della elite di potere di Washington. In primo luogo, dati i rapporti di vicinanza politica e militare tra Azebaijan e Turchia e fra Russia e Turchia, Washington ha la opportunità di aprire una breccia nelle relazioni fra Mosca ed Ankara, dato che una buona armonia di rapporti fra Mosca e Ankara, è una autentico grosso problema per gli USA e la UE poiché questa è basata su interessi economici e militari comuni e molto ampli fra i due paesi ed è una relazione osteggiata dagli strateghi della NATO.
Quella fra Turchia e Russia è una relazione che non si è infranta, nonostante le tensioni in Libia e in Siria. Nonostante gli sforzi della Nato e della UE per ottenere questa rottura dell’asse Mosca Ankara.

La Nato è cosciente che si sta formando una grande coalizione anti occidentale su scala globale, fra Russia-Iran-Turchia-Cina e per questo motivo la NATO considera prioritariamente l’opportunità di far rompere l’intesa fra Russia e Turchia che è molto pericolosa per l’occidente soprattutto per il futuro. La NATO è consapevole che una gran guerra nel Caucaso obbligherà la Russia a reagire ed è poco probabile che questa sia una reazione che piacerà alla Turchia e tale fattore causerà difficoltà a Erdogan nel mantenere l’alleanza con Mosca.
Pertanto in questa situazione molto dipenderà dalla posizione di Ankara , fino dove arriverà la Turchia nel suo appoggio all’Arzebaijan, se questa entrerà in conflitto indirettamente con la Russia o se arriverà ad un accordo di compromesso. Tuttavia tenendo in conto di come si sviluppa questo conflitto, dove si ci sono state minacce incrociate di di colpire le installazioni nucleari di Armenia e dell’altro lato, installazioni similari per importanza, tutto potrebbe precipitare. Questo conflitto può essere parte di uno scenario molto più ampio in cui possibilmente la parte più estremista dei falchi USA, assieme al Pentagono, si sono imbarcati nel sobillare il confitto per i loro interessi.
Se uniamo questo al protagonismo del leader francese Macron che sta facendo una crociata in cui si è autoproclamato “campione” della civilizzazione europea contro la Russia, allora intendiamo la ratio degli avvenimenti. (Vedi: https://www.politico.eu/article/emmanuel-macron-baltics-trip-france-russia-strategy/)
I neocon occupano un posto chiave nell’apparato militare e di intelligence degli USA, incluso il Pentagono, e sopingono per azioni più decise contro la Russia. Il segretario della difesa Mark Esper ha una relazione difficile con Trump e professa la russofobia come sua ossessione tanto da proclamare la Russia come il principale nemico degli USA (per Trump è la Cina). Questi “falchi” neocon del Pentagono vogliono suscitare una partecipazione diretta degli USA nei teatri remoti dove affrontare la Russia, e questi hanno un piano B per esercitare una maggiore pressione politica e militare sulla Russia che deve essere esercitata dai paesi satelliti degli USA, soprattutto da quelli ubicati lungo le frontiere russe, proprio dove l’Occidente sta costruendo un cordone sanitario anti russo continuo da molto tempo ed in modo persistente.