La Brexit non avverrà

Ambiente futuro

La Brexit non avverrà. Non si uscirà né a destra né a sinistra. È tempo di rassegnarsi a questa idea.

Con la firma dell’assurdo Benn Act, l’opzione di un’uscita non concordata è stata eliminata, il che significa che il Regno Unito sarà costretto o a rimanere nell’Ue o ad accettare un accordo che è un Remain mascherato sotto falso nome.

L’emendamento Letwin e la richiesta di estensione che Boris Johnson non ha firmato sono solo uno squallido teatro. Inutili chiodi in una bara ben sigillata.

Il tutto assomiglia molto a “Weekend con il morto” – un cast di personaggi deludente, che porta in giro il cadavere della Brexit per tenere in piedi uno scherzo usurato che non era divertente nemmeno all’inizio.

Il Parlamento è diventato un’assurda pantomima, dove un Primo Ministro pagliaccio – che ha distrutto di proposito la sua maggioranza – lancia alla ribalta uomini di paglia…

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Ricetta europea

E  questa precarietà sta crescendo, e stroncando le speranze di interi settori della società. Per   il complesso delle riforme austeritarie imposte in queste stesse settimane da Macron, “l’aumento del 12% per cento degli emolumenti nei primi in cordata viene compensato – fortunatamente – dal  taglio del 15% delle indennità  di disoccupazione;  che per i “quadri” licenziati per delocalizzazione delle loro aziende, sale a -30%”,  notifica sarcastico l’economista Philippe Béchade (fondatore del think tank alternativo Econoclastes).

L’idea di Macron  è infatti che i sussidi di disoccupazione erano troppo grassi, e quindi  non invogliavano disoccupati a cercare un lavoro qualunque, anche a 450 euro  – come i minijob tedeschi.

“Insomma non aggredisce la disoccupazione, aggredisce i disoccupati”,  sunteggia Thomas Portes, responsabile del collettivo ferrovieri “ex PCF”, ossia  che votavano comunista. “E  questo, mentre i padroni del CAC 40 (le prime multinazionali quotate a Parigi) intascano  277 il salario minimo.

Ogni settore sociale è ferito. Nel 2017, il  20% degli agricoltori francesi “non hanno avuto alcun reddito”,  per la pressione dei prezzi al ribasso operato dalla grande distribuzione , la concorrenza mondiale,  l’euro sopravvalutato per i prodotti agricoli europei.

Per di più, gli agricoltori senza reddito sono stra-indebitati con le banche. Ogni due giorni si uccide un agricoltore francese,  un sinistro  crescendo che si avvicina alla marea di suicidi dei poliziotti; e a cui hanno cominciato ad adeguarsi anche gli insegnanti, che si tolgono la vita perché i giganteschi figli degli immigrati,  loro studenti,  non riconoscono la loro autorità e spesso li malmenano fisicamente (girano video di questi  fatti).

In questa  il “filosofo e saggista”   Pascal Bruckner invita Macron ad alzare  l’età  della pensione a 70 anni, onde anche i decrepiti possano godere della “state indiana della vita” di cui lui ci comunica di godere, grazie alla sua ricetta: “Amare, filosofare, e lavorare”.   Quando si sa che Bruckner è j, si raggiunge la certezza: questa Europa che schiaccia i poveri, soddisfa completamente i signori del discorso  – come in  Italia.

https://www.challenges.fr/entreprise/vie-de-bureau/pascal-bruckner-il-faut-fixer-l-age-de-la-retraite-a-70-ans_683421

“Il debito è un costrutto artificiale creato dalle banche col consenso degli stati per spogliare i popoli e farne i loro schiavi” (un socialista di una volta)

Che di  questa immane tragedia sociale a  cui i francesi si rivoltano e che denunciano,   la UE, l’euro e la sua logica sia la causa prima, lo ha spiegato Mario Draghi in questo video messo inonda da Byoblu

Nell’euro, “i paesi che hanno perso la possibilità di svalutare  la moneta” non devono far altro che “la  svalutazione interna”: ossia svalutare i salari, avvicinandosi a quello “giusto” per lorsignori, sui 450 al mese.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/non-avete-saputo-del-jan-palach-francese/

Vladimiro Giacchè

https://www.ibs.it/anschluss-annessione-unificazione-della-germania-libro-vladimiro-giacche/e/9788832176377#

9 Novembre 1989: cade il Muro di Berlino.

«Un libro denso di informazioni e lucido nell’analisi»Antonio Pilati, Il Foglio

«Saggio molto documentato e illuminante»Luciano Canfora, Corriere della Sera

«Ricco saggio che affronta il compito arduo di una contronarrazione basata su una folta documentazione di dati e testimonianze»Susanna Böhme-Kuby, Indice dei libri del mese

La riunificazione della Germania: uno dei più grandi successi della nuova Europa sorta da quel crollo? La realtà è ben diversa. Ancora oggi, a trent’anni dal crollo del Muro, la distanza economica e sociale tra le due parti della Germania non accenna a diminuire. La storia di questa unione che divide è una storia che parla direttamente al nostro presente. Allo stesso modo, infatti, la moneta unica europea, introdotta in assenza di una sufficiente convergenza tra le economie e di una politica economica comune, ha accentuato gli squilibri in Europa ed è tra i motivi della crisi dell’ultimo decennio, che per il nostro Paese ha rappresentato la peggiore crisi in tempi di pace dall’Unità d’Italia.

La necessità di un nuovo IRI

segue da bondeno.online

Bye Bye Uncle Sam

Autostrade, Alitalia e ILVA. Cioè trasporto su ruota, trasporto aereo e produzione di acciaio. Due monopoli naturali e un’industria strategica.
Si cercano da anni improbabili soluzioni, quando l’unica cosa da fare sarebbe nazionalizzarle.
D’altronde è evidente come i modelli di successo siano quelli dei Paesi in cui lo Stato interviene pesantemente nell’economia.
Delle 129 aziende cinesi presenti nella lista delle migliori 500 stilata da Fortune, l’80% è costituto da aziende di proprietà o comunque controllate dallo Stato.
Molti altri Paesi, la maggior parte di quelli industrializzati, vantano un’importante presenza dello Stato nell’economia, soprattutto quando si parla di grandi aziende.
Consultando i dati, viene fuori che dietro la Cina (96% delle aziende più grandi a guida statale), ci sono gli Emirati Arabi Uniti (88%), la Russia (81%), l’Indonesia (69%) e la Malesia (68%) (grafico 1).
I settori con i rapporti più alti di partecipazione pubblica – tra il 20%…

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Libia chiama Russia

Il continente africano sta chiedendo investimenti russi, un ruolo politico attivo di Mosca nel continente e la risoluzione della questione libica seguendo il modello dei negoziati siriani a Sochi. L’Africa si aspetta molto dalla Russia, ma ha molto da offrire a sua volta.

“La Russia non è mai stata un colonizzatore in Africa e non porta il peso del passato”, ha detto il ministro degli Esteri libico Abdelhadi Hwaj alla Sputnik News, a margine del vertice Russia-Africa a Sochi.

Ha sottolineato che le relazioni tra Russia e Libia sono sempre state amichevoli e strategiche e che questo è uno dei motivi di una cooperazione congiunta approfondita e globale. Secondo lui, un tale vertice avrebbe dovuto svolgersi molto tempo fa, ma è positivo che si sia tenuto nel 2019 e non nel 2020 o nel 2021.

Vogliamo colloqui libici, come quelli siriani a Sochi

“La Libia è la porta settentrionale dell’Africa. Purtroppo, non è un porta sicura, ci sono più di 21 milioni di armi illegali in circolazione . Vi è una difficile situazione di sicurezza in Nigeria e Camerun. L’Africa dovrebbe sospendere le importazioni e la produzione di armi. È necessario concentrare le forze sull’economia e sulle questioni sociali. Circa il 60 percento della popolazione africana è giovane “, ha dichiarato il capo della diplomazia libica.

Il ministro ha sottolineato che è per questo motivo che risulta necessario un partenariato internazionale strategico ed efficace per invertire la situazione attuale. Ha anche espresso la speranza che la Russia si occupi della questione libica prendendola nelle sue mani.

I bombardamenti delle forze governative in Libia

“Speriamo che la Russia svolga un ruolo più significativo nella risoluzione della crisi libica. La Russia è un membro attivo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e una grande potenza economica. Vogliamo che la Russia conduca i negoziati libici allo stesso modo dei colloqui siriani a Sochi “.

Per la Russia, tutte le porte sono spalancate

“Abbiamo bisogno della partecipazione russa nella sfera dello sviluppo, il sistema petrolifero e del gas, stiamo aspettando investimenti russi per costruire la ferrovia e ricostruire il paese. Il governo orientale controlla il 90 percento del paese. Abbiamo bisogno di progetti per la ricostruzione di infrastrutture, strade, elettricità. Invitiamo nuovamente la Russia a lavorare in Libia “, ha dichiarato il ministro degli Esteri libico Hwaj.

Anche il capo del governo dell’Accordo nazionale della Libia (situato a Tripoli), Faiz Saraj, è arrivato a Sochi. Dopo l’incontro con Faiz Saraj, il capo del gruppo di contatto russo per il regolamento sulla situazione interna della Libia , ha dichiarato che “stanno cercando nuovi accordi nel campo della cooperazione tecnico-militare. Vogliono costruire attivamente relazioni nella sfera tecnico-militare. Allo stesso tempo, comprendiamo che esiste un embargo sulle armi in Libia e, sebbene sia attualmente una situazione complessa, stiamo cercando un modo per agire legalmente all’interno delle norme e delle leggi internazionali “.

https://www.controinformazione.info/la-libia-richiede-la-protezione-della-russia-come-fatto-con-la-siria/

Gli anglosassoni

di Pierluigi Fagan

Gli anglosassoni hanno una loro religione, che si dà in due versioni: quella cristiana in senso protestante e quella deista, quella propria delle èlite. Hanno una loro filosofia, nata nel medioevo inglese al totale riparo da ogni aristotelismo, quindi priva di sensibilità etica e politica. Logica e razionale da una parte, platonica quindi basata sulla metafisica pitagorica dall’altra. Gli anglosassoni sono di origine germano-tribale, anzi clanica, e si sono imposti come aristocrazia sulle popolazioni degli antichi britanni e gaelici a partire dal VI secolo. Come aristocrazia baronale, hanno mal accettato il monarca verso cui si son ribellati precocemente (1215 Magna Charta) e poi a più riprese, fino al tagliare la testa ad un re (1649), centoquaranta anni prima dei francesi. Questa impostazione di élite senza capo, il cui comune interesse è non pagare le tasse, l’hanno dipinta come epitome del concetto di “libertà”. Nel 1688-9, hanno -nei fatti- detronizzato il monarca mettendo al suo posto il potere parlamentare con propri rappresentanti. Ancora nel 1832, il parlamento del Regno, era votato da solo il 4% degli adulti (maschi), entro un sistema particolarmente surreale quanto a distribuzione delle rappresentanze. In seguito, questo assetto venne detto “democrazia liberale”.

Gli anglosassoni non hanno inventato il capitalismo quanto a definizione di semplice sistema economico, ma lo hanno reso l’unico sistema economico possibile e posto ad ordinatore unico dell’intera società. Quello che K. Polanyi dice “sistema dis-embedded” ovvero lo scorporo del sistema economico dalla logica dominante del sistema sociale, è in realtà prima lo scorporo dell’economico dal sociale e poi la re-incorporazione della società -dentro- il sistema economico. In pratica, inversione dei domini rispetto alle forma sociali tradizionali e storiche di ogni dove e tempo precedente. Tutto ciò, a partire dal colpo di stato organizzato nel 1688 a cui poi hanno messo nome più presentabile di “Gloriosa rivoluzione”. Solo dopo molti anni, almeno due secoli per lo meno, il resto dell’Europa ha seguito il format d indubbio successo ma non sempre con esiti storici altrettanto brillanti. Le culture sono entità complesse e non si “esportano” senza varianti e resistenze.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-scommessa-trans-umanista

Lotta al contante

Il mito della lotta al contante per combattere l’evasione nasce dal solito falso mito. E cioè che in Italia sia particolarmente alta per colpa dei droghieri, dei tabaccai, degli idraulici, dei fornai, che portano tutti i loro soldi evasi dal fisco alle Cayman. I dati però, come sempre raccontano un’altra storia. Lo ha ammesso anche Vincenzo Visco in un’intervista uscita proprio quest’oggi. “L’evasione non dipende soltanto dall’uso del contante al consumo, gran parte dell’evasione avviene senza contante, semplicemente manipolando i bilanci delle imprese”***.

Infatti se andiamo a vedere i dati disaggregati****, si nota come l’evasione di artigiani e piccoli commercianti (i famigerati scontrini non emessi) si attesti sugli 8 miliardi di euro l’anno. Una miseria. A fronte per esempio dei circa 40 miliardi di euro l’anno non versati nelle casse dell’erario italiano dalle grandi multinazionali, o dei 22 miliardi di euro l’anno evasi ed elusi dalle società di capitali.

Pur alzando ulteriormente le aliquote, in Italia, si ricaverebbe una miseria rispetto alle reali necessità del Paese. E non si toccherebbero neanche lontanamente i grandi patrimoni. Sopra i 55 mila lordi (persone con un buono stipendio, non di certo dei ricchi) è la fascia che versa circa il 35% dell’IRPEF totale (che è sui 190 miliardi di euro). Pur aumentando del 10% la pressione fiscale su queste fasce (a salire ovviamente) si tratterebbe di circa 8 miliardi. Briciole appunto. Quando in queste ore, schioccando le dita, Mario Draghi ha creato dal nulla 20 miliardi al mese di QE. Che andranno come al solito nelle tasche delle fasce più ricche della popolazione.


* “Usa, multa record alla Siemens, 800 milioni di dollari per corruzione” https://www.repubblica.it/…/siemens-multa/siemens-multa.html
** Germania, maxi-frode fiscale “cum-ex”: perquisizione negli uffici della Commerzbank https://www.ilfattoquotidiano.it/…/germania-maxi-f…/5444010/
*** Confindustria: “Sì a tassa sui contanti”. Visco: “Vera evasione da manipolazione bilanci delle imprese” https://www.repubblica.it/…/confindustria_la_proposta_di_t…/
**** Nel Lazio evasione fiscale aumentata del 3,9% https://www.lavorolazio.com/nel-lazio-evasione-fiscale-aum…/]

leggi tutto http://appelloalpopolo.it/?p=52834