Le due americhe

A volte processi che sembravano lenti come bradisismi accelerano fino diventare terremoti: adesso ci troviamo di fronte non ad una ma a due Americhe, quella imperiale delle due coste che aspira al dominio degli oceani e quella agricola e industriale del centro continentale; quella della finanza globale che aspira a mantenere il ruolo parassitario del dollaro e garantire un così un posto di comando planetario alle proprie elites e quella della produzione reale e al reddito locale; quella che si proclama progressista a parole, che fa del politicamente corretto una religione, ma poi fa strage ovunque sul pianeta e quella invece conservatrice più attenta alle proprie condizioni e meno interventista. Queste due Americhe hanno convissuto  egregiamente tanto da parere indistinguibili fino a quando l’imperialismo dell’una portava lavoro ed esportazioni all’altra, ma con la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del grande nemico, il neoliberismo di ispirazione finanziaria ha cominciato a cambiare le cose e a trasferire la manifattura dove i costi del lavoro erano convenienti, cominciando così a mettere in crisi l’equilibrio che si era in qualche modo creato. La nascita di una vera e propria fattura tra queste due realtà continentali è stata lenta, ma inesorabile ed è diventata protagonista della politica nazionale quando la l’Asia e in particolare la Cina sono diventate la manifattura del mondo, sottraendo molto lavoro sicuro e ben pagato al centro e da quando le strategie messe a punto dalla parte per così dire imperiale sono miseramente fallite: tutto ciò che è stato fatto dopo l’11 settembre, anzi grazie all’11 settembre per creare un nuovo Medio Oriente e in parte un nuova Asia  si è rivelato un disastro e la fuga da Kabul ne è una plastica immagine. In ogni casi è chiaro che l’impero si è arrestato in Siria e che la sua definita crisi è divenuta palese ai primi  di gennaio del 2020 quando un attacco missilistico iraniano su un base americana è rimasto senza risposta.

Del resto anche Obama, troppo legato all’America globalista e imperiale ha fallito completamente nel tentativo di risaldare in qualche modo le due parti che hanno cominciato a fratturarsi in maniera evidente con la crisi del 2008 che peraltro non è mai terminata e anzi è peggiorata al punto da costringere le elite di comando a simulare una pandemia per sparigliare le carte: la vittoria elettorale di Trump non è stata che un’espressione sia di quel fallimento che dell’allargamento della frattura. E adesso Biden o forse sarebbe meglio dire chi per lui sta peggiorando ulteriormente le cose arruolando il combinato disposto pandemia – vaccini per colpire gli stati centrali, ovvero quelli generalmente governati dai repubblicani che poi sono anche quelli che rifiutano i passaporti vaccinali che hanno imposto misure più leggere per la cosiddetta pandemia e se la sono cavata molto meglio quanto a morti e contagi. L’intenzione espressa da Biden – che ormai ha fatto della pandemia una sorta di oggetto metafisico di adorazione, al di là di qualsiasi dato e realtà – di superare in qualche modo le resistenze degli stati, ( ma con il suo obbligo di vaccino per i dipendenti federali ha mostrato la sua debolezza)  si scontra con la stessa struttura federe degli Usa e ha già trovato l’opposizione di 19 governatori e 2 procuratori generali. “Il mio team legale è pronto a presentare la nostra causa nel momento in cui Joe Biden archivia la sua regola incostituzionale” , ha scritto in un post su Twitter il governatore del South Dakota Kristi Noem,  ” Questo grossolano esempio di intrusione federale non reggerà “. Qui è possibile leggere tutte le dichiarazioni dei governatori che sono davvero molto dure e che in qualche caso accennano sia pure in via indiretta a una possibile uscita dall’unione. Il fatto è che la Casa bianca ha pensato di togliersi d’imbarazzo per l’Afghanistan, rilanciando le vaccinazioni obbligatorie che subito i servetti europei senza testa e senza dignità si sono affrettati ad imitare, ma è riuscito a fare ancora peggio mettendo l’intero Paese in stato di divisione permanente creando una divisione sanitaria proprio in corrispondenza delle linee divisione economica tra l’America finanziaria e quella produttiva.

Probabilmente molti dei creatori pandemici non si aspettavano che il covid  e i vaccini sarebbero stati così divisivi, ma il fatto è che la mistificazione è stata troppo grande: troppe  le morti attribuite al covid persino per pazienti terminali di cancro, sulla base di test totalmente inaffidabili e per giunta gestibili aumentando o diminuendo i cicli di amplificazione  per giungere ai risultati voluti: troppo evidente il tentativo di nascondere tutti morti post vaccino. e il tempo e il susseguirsi delle dosi non lavorano a favore dei pandemisti sistemici che di certo non sono in grado di imporre iniezioni per sempre visto che comunque la verità si fa sempre più strada. Per ora l’unica prospettiva concreta è la distruzione dell’America.

riportato integralmente da https://ilsimplicissimus2.com/2021/09/13/154837/

Assistenza sanitaria

* Entro 10 settimane dal blocco, 2,1 milioni di persone nel Regno Unito erano in attesa di un esame per cancro al seno, al collo dell’utero o all’intestino.

* La diagnosi di 6 tipi di cancro (seno, colon-retto, polmone, pancreas, gastrico ed esofageo) è diminuita del 46,4% ad agosto 2020 rispetto al 2018.  

* La diagnosi di cancro al pancreas è diminuita del 24,7% ad agosto 2020 rispetto al 2018.          

* La diagnosi di cancro al seno è stata ridotta negli Stati Uniti del 51,8% ad agosto 2020 rispetto al 2018.

* Il registro dei tumori dei Paesi Bassi ha registrato una riduzione fino al 40% dell’incidenza settimanale del cancro.

* Prima del covid, la Medical University of South Carolina è passata da 20 chiamate giornaliere relative all’ictus (o 550 al mese) a circa nove a metà aprile 2020.

* I rinvii per cancro (presumibilmente) nel Regno Unito sono diminuiti del 75% da quando sono state applicate le restrizioni covid-19 fino ad agosto 2020.

* In Italia le procedure diagnostiche cardiologiche sono diminuite del 56%, gli interventi coronarici percutanei del 48%, gli interventi strutturali dell’81%.

* I ricoveri per chemioterapia nel Regno Unito sono diminuiti del 45-66%, mentre i rinvii urgenti per la diagnosi precoce del cancro sono diminuiti del 70-89%.

* Nel mese di aprile 2020 le visite settimanali ai servizi di emergenza sono diminuite del 42% rispetto alla media dell’anno precedente.

* I tassi di mortalità per malattia di Alzheimer/demenza sono raddoppiati tra il 21 marzo e l’11 aprile e tra il 6 giugno e il 25 luglio.

* Le notifiche di casi di tubercolosi sono diminuite significativamente in tutto il mondo, del 25-30% nei paesi colpiti (India, Indonesia, Filippine).

* 69 studi riscontrano un cambiamento nel modello di test di screening del cancro, diagnosi, liste di attesa e trattamenti relativi alle restrizioni durante la pandemia, 14 riscontrano un aumento nella presentazione del cancro in fase avanzata.              

* Gli arresti cardiaci associati a overdose sono aumentati di circa il 40% negli Stati Uniti nel 2020.

* I ricoveri per i principali gruppi di malattie non covid-19 sono diminuiti durante i blocchi negli Stati Uniti rispetto al periodo di riferimento pre-pandemia.

Giustizia giusta?

di

Ruggiero Capone27 agosto 2021Tempio Pausania, Genova, Livorno: sulla graticola le vittime del sistema

Il trasferimento di Laura Bassani, pubblico ministero di Tempio Pausania che indagava su Ciro Grillo e compagni accusati di stupro, non sarebbe un caso isolato. Certamente far cadere il figlio di Beppe Grillo equivarrebbe a depotenziare l’azione di Governo dei Cinque Stelle, quindi minare gli accordi internazionali di potere stretti all’insaputa degli italiani.

Il sistema si auto-protegge e tutela gli accordi politici e di potere? Questo interrogativo se lo pongono anche le associazioni delle vittime quando notano che l’ex Ad di Ferrovie, Mauro Moretti, condannato in primo e secondo grado per le trentadue vittime del rogo di Viareggio, prima beneficia della prescrizione per l’omicidio colposo nel disastro ferroviario e poi viene nominato nel Cda della Psc, azienda pubblica leader nel settore impiantistico costruzioni e infrastrutture. La Psc è partecipata da Fincantieri e dal Gruppo Cassa depositi e prestiti, e Moretti è entrato nel Cda per poi venir nominato Amministratore delegato.

La stessa regola sembra valga per Genova e la tragedia del crollo del ponte Morandi: lì alcuni funzionari e dirigenti rinviati a giudizio sono ancora a loro posto, a gestire i lavori di Aspi a Genova, in Liguria e, soprattutto il nuovo ponte. È il caso di Paolo Agnese (responsabile dell’ufficio di Aspi della Direzione primo tronco denominato Tecnica) che l’Aspi starebbe mantenendo a supervisionare i lavori, nonostante sia stato rinviato a giudizio per la manutenzione degli stralli del Morandi. Riccardo Rigacci (responsabile dell’ufficio di Aspi della Direzione primo tronco denominato Esercizio; responsabile dell’ufficio di Aspi denominato direzione primo tronco) e Antonino Valenti (responsabile dell’ufficio di Spea denominato Coordinamento direzione lavori; responsabile dell’ufficio di Spea denominato Ufficio tecnico di Sorveglianza autostradale “Utsa” primo tronco) sarebbero troppo funzionali all’azienda, nonostante dalle indagini emerga che in più di cinquant’anni non vi sarebbero mai stati interventi di manutenzione sugli stralli delle pile. Utili ad Aspi o da tutelare per evitare un effetto domino che arrivi sino al gabinetto di potere che ha siglato nel maggio 2021 l’entrata di Cassa depositi e prestiti in Aspi?

Aspi, dopo essere stata per ventidue anni una società privata (lo Stato aveva regalato ai privati le autostrade pagate dagli italiani), controllata da una holding della famiglia Benetton, nel maggio 2021 è ritornata statale: è stata la strada che i poteri hanno individuato per sgravare dalle spalle dei Benetton costi e danni da crollo del ponte Morandi. Aspi fa parte dell’holding Reti Autostradali, che possiede l’88 per cento del capitale sociale e fa riferimento a Cassa depositi e prestiti (oggi ha il pacchetto di controllo col 51 per cento), Blackstone Infrastructure Partners (24,5 per cento) e Macquarie Asset Management (24,5 per cento). Blackstone viene da lontano, è quell’hedge fund costruito dai vertici di Lehman Brothers che hanno lavorato anche per BlackRock. Macquarie Asset Management è una banca d’investimenti australiana, soprannominata “The Millionaire Factory” (la fabbrica dei milionari) garantisce attraverso studi legali ed importanti contratti assicurativi che, la sua planetaria pesca a strascico di quattrini non possa trovare ostacoli come politica, comitati dei cittadini e richieste risarcitorie da parte di eventuali danneggiati da aziende in cui Macquarie ha investito.

Ne deriva che il sistema politico-finanziario-speculativo deve tutelare i propri soldati, ovvero salvarli da inchieste della magistratura, carcere e risarcimenti di danni. I soldati Mauro Moretti, Paolo Agnese, Riccardo Rigacci… sono solo tre nomi in un esercito che solo in Italia vanta poco più di quattro milioni d’arruolati in aziende partecipate, Amministrazioni pubbliche, Parlamenti, tribunali, ministeri, Enti programmatori. L’alta dirigenza di Stato e di partito, e una parte di magistratura e forze di polizia, sono schierati col potere e quindi contro le vittime del sistema. Una battaglia difficile, che il più delle volte vede le vittime soccombere nei tribunali. Perché non si tratta solo d’una loggetta che aggiusta i processi. Di fatto c’è un sistema consolidato, un reticolato fatto di milioni d’interconnessioni, che nessuna associazione delle vittime riuscirebbe a infrangere. A patto che non succeda la tempesta perfetta, o che ai grandi manovratori non convenga un reset come quello del 1992 (Tangentopoli): perché, quasi ventinove anni fa, la Procura di Milano s’inventava “Mani Pulite” su impulso della Segreteria di Stato Usa, questo oggi lo sa anche il meno informato.

È ancor più triste essere vittima alla periferia dell’Impero, nella colonia Italia, che qualcuno vorrebbe trasformare in “gran bagno penale” come la Libia sotto l’Impero Ottomano: lì venivano spediti oppositori e dissidenti, non certo chi operava angherie sul popolo (la Turchia del Pascià premiava chi aveva operato lo stermino armeno). E oggi in Italia si respira mefitico odore di moralisti, tempi bui per chi auspica una giustizia giusta

http://www.opinione.it/societa/2021/08/27/ruggiero-capone_bassani-grillo-strage-viareggio-ponte-morandi/

Ieri e oggi

Era il titolo di una trasmissione condotta inizialmente da Lelio Luttazzi, che viene tuttora riproposta su Rai Storia; anche questo blog ha un glorioso passato: abbiamo iniziato nel 2009 come bondeno.com (quando abbiamo cambiato il provider), poi gradatamente abbiamo assunto l’attuale fisionomia.

Riguardando i primi articoli mi sembra ci fosse una vivacità culturale oggi totalmente spenta tanto da giustificare la dizione epocale aC/pC ante-Covid post-Covid: ecco un articolo del 11 agosto di Bondeno.online

Non vogliono andarsene

bondenocronaca

Ma si,  che figura ci farebbero a credere a una macchinazione, loro che si sono fatti passare sulla testa ogni sorta di complotti, dalla liberalizzazione della circolazione di capitali, alla conclamata virtù delle svendite di settori parassitari, dalla finanziarizzazione alla necessità di licenziare per aiutare un ricambio qualificato e generazionale, della opportunità di affidare i destini delle nazioni a un personale non politico, quei tecnici e competenti autori dei più leggendari fallimenti della storia, per finire con la madre di tutte le congiure, quella che ha convinto pensatori, intellettuali e filosofi dell’impossibilità non solo di determinare una alternativa allo status quo, ma addirittura di immaginarla, colonizzati come siamo dell’ideologia neoliberista.

Così si è sgombrato il campo da ogni ipotesi oppositiva, da ogni azione critica concreta in attesa di “agire l’insurrezione”, affidata non si sa a quale blocco autorevole, dal quale andrebbe esclusa una massa differenziata che socialmente e culturalmente non è assimilabile a quello tradizionale, anche se in gran parte si tratta di ceti proletarizzati, sfruttati talmente da ridurli a nude vite grazie alla precarizzazione.

e il successivo ribadisce il concetto!!

Rincari d’estate

Energia: un’estate di rincari, +230 euro per le famiglie

Che il Covid avrebbe lasciato una scia di rincari ce lo saremmo potuti aspettare ma l’arrivo dell’estate ha dato un’altra accelerata ai prezzi, specialmente quelli dell’energia. 

Nel bel paese continuano a lievitare i costi per trasporti e viaggi, dovuti in particolare agli effetti della pandemia, e l’inflazione continua a salire con un +0,3% nel luglio 2021.

La causa principale dell’aumento dei prezzi non è da ricercare nella “componente vacanze” ma, secondo l’ISTAT, è prettamente da far ricadere sui beni energetici che hanno visto un’impennata di prezzo del 29% per la componente regolamentata e dell’11,2% per quella non regolamentata. 

Un incremento di prezzo di questa portata non si vedeva dal 1996, con un aumento congiunto delle due componenti del 16,9% che ha superato quello registrato durante la crisi del 2008 che era stato del 16,2%.

Come valutare l’aumento del prezzo?

Secondo ARERA, l’incremento delle tariffe energetiche è da ricercare principalmente nei forti aumenti dei prezzi delle materie prime che hanno risentito pesantemente dei rallentamenti dovuti alla pandemia.

Negli ultimi 12 mesi, gli aumenti nel settore dell’energia vedono incrementi generalizzati con il petrolio che fa registrare un +248% e il gas naturale che addirittura tocca un +545%.

Oltre a questo c’è stata la crescita del prezzo dei permessi per l’emissione di C02 che ha influito per il 20% sull’incremento delle bollette. Il costo per l’emissione di una tonnellata di C02 è passato dai 15 euro nel 2019 ai 55,68 euro di agosto 2021 spostando ancora una volta il costo dell’energia verso l’alto. Nella tabella qui sotto è riportato l’andamento dei prezzi per tonnellata di C02 da gennaio ad agosto 2021.

MesePrezzo per tonnellata di CO2
Gennaio33,43 €
Febbraio37,89 €
Marzo40,87 €
Aprile45,22 €
Maggio51,99 €
Giugno52,78 €
Luglio53,28 €
Agosto55,68 €

Bisogna anche pensare che gli incrementi di prezzo sarebbero stati addirittura maggiori se non fosse intervenuto il governo italiano mettendo sul tavolo 1,2 miliardi per arginare ulteriori rincari.

Quali sono gli effetti dei rincari?

I rincari secondo Coldiretti avranno un doppio effetto negativo sia sulle famiglie che sulle imprese nel nostro paese.

Infatti se da un lato l’aumento delle bollette andrà a ridurre il potere di acquisto delle famiglie dall’altro vedrà anche un aumento dei costi delle imprese.

Il mercato dell’energia sta quindi influenzando la situazione di difficoltà post pandemia per entrambe le categorie e si va a sommare agli incrementi già registrati per diverse materie prime, come quelle del settore metallurgico o alimentare, che hanno visto aumenti a doppia cifra.

Per sostenere l’economia il governo, oltre ai fondi già stanziati, sta mettendo in campo tutta una serie di manovre per venire incontro a famiglie e imprese in difficoltà.

Ad esempio per le famiglie italiane sarà attivo il  bonus sociale di sconto per elettricità e gas. Questo è un aiuto per tutti quei nuclei familiari con ISEE inferiore ai 8.265 euro (20mila se con più di 3 figli) che prevede accrediti in bolletta che vadano a ridurne il costo. A beneficiare di questa agevolazione saranno più di 3 milioni di famiglie.

Nell’ambito delle imprese invece ci sarà la proroga dello sconto per le bollette che vedrà coinvolti più di 3,5 milioni di aziende delle classi più colpite dalla pandemia come ristoranti, bar, artigiani e piccoli esercizi commerciali.

Fonte: https://www.prontobolletta.it/news/energia-rincari-estate/

C’è alternativa

Fonte: La Stampa


È necessario arrivare ad un punto di rottura perché la rottura si realizzi. Dall’inizio della pandemia i popoli di tutto il mondo sono scesi in piazza innumerevoli volte. Gli italiani sembravano sedati da una sorta di ipnosi. Con il green pass il miracolo si è compiuto: le piazze italiane si sono riempite. Ed è interessante notare che in piazza a contestare c’erano non solo i no-vax, ma anche i vaccinati, che, per motivi di principio, protestano per tutelare le libertà costituzionali.
Lo stesso concetto è ribadito da Cacciari nell’articolo di ieri: io mi sono vaccinato, ma la democrazia è libertà di scelta e questa libertà di scelta va difesa. Nel contesto del generale risveglio si pone il pezzo firmato congiuntamente da Cacciari e di Agamben che, bisogna dargliene atto, è stato l’unico ad intervenire dai primi giorni della pandemia con i suoi interventi quotidiani su Quodlibet. Purtroppo la sua voce è stata isolata ed ascoltata solo da minoranze. Per attirare l’attenzione di un numero sufficiente di persone, bisognava esagerare. Ed si è esagerato.
La somministrazione dei vaccini è stata affidata all’esercito per sottolineare il clima di emergenza, di protezione civile in cui ci troviamo. Ma per chi ha la mia età l’idea di una scelta sanitaria imposta dall’esercito ha qualcosa di inquietante come inquietanti suonano le minacce di mandare l’esercito porta a porta a «stanare» i non vaccinati. Analogamente, per quelli della mia generazione, la morte di De Donno evoca il fantasma di Pinelli. Per la mia professione nella comunicazione il primo problema che ha attirato la mia attenzione è stato da subito la mancanza di alternativa imposta al discorso pandemico.

Fin qui Carlo Freccero su La Stampa

L’alternativa ovviamente sono le cure (domiciliari o no) che sono state escluse a priori volontariamente per arrivare a questo punto…

Green pass

L’orrido ultimo DL dispone che i “colori” che saranno assegnati alle Regioni, dipenderanno dalle percentuali di ricoveri ospedalieri, di terapie intensive occupate o di aumento dei contagi includendo fraudolentemente anche gli asintomatici che non sono malati, e nonostante gli esiti farlocchi di tamponi studiati alla bisogna.
Si tratta di percentuali che talvolta vengono raggiunte per la semplice influenza invernale.
Ci saranno altri morti da “Tachipirina e vigile attesa” o causati dai sieri genici che non sono vaccini.
Dei morti nulla importa al governo purché la sceneggiata continui per la totale distruzione economica, sociale e sanitaria della Nazione.
Io credo che chiunque, anche di scarsa intelligenza, dovrebbe capire.
Ho vissuto un momento in cui lo Stato si preoccupava del Popolo. Ricordo che ci fu un “momento” in cui il Popolo era lo Stato. Ognuno era lo Stato. Non era lo Stato a rappresentare i cittadini ma erano questi a rappresentare lo Stato: erano lo Stato.
Oggi quello che chiamiamo “Stato” non è uno Stato.
Lo “Stato” oggi è il nostro nemico.

Augusto Sinagra

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-spectre

Fonte: Il giornale del Ribelle

Parliamoci chiaro e tondo, senza arzigogoli o citazioni e veniamo subito al sodo: dal 6 agosto in Italia sarà presente una forma di apartheid. In Rhodesia e Sudafrica qualche decennio fa era un regime di discriminazione su base etnico-razziale, in Italia e in Francia oggi (seguiranno gli altri Paesi UE, anche la Germania della Merkel che dice “no” al momento a scopi elettorali e questo dice tutto…) è su base vaccinale. Divide et impera, nihil novi sub sole potremmo dire, eppure no, non la liquidiamo così con due parole e mezze frasi fatte. Un regime di apartheid significa sostanzialmente la società divisa e separata in due o più livelli, la differenza rispetto a Sudafrica e Rhodesia è che in quei paesi era orizzontale -bianchi da una parte, neri dall’ altra, asiatici e meticci idem- mentre da noi sarà più dolorosa, perché trasversale: non saranno gruppi etnici a dividersi, ma le basi della società stessa quali nuclei familiari e compagnie di amici: ecco, il barista con cui scherzavamo che su un fronte o l’ altro diventerà ostile, il collega di lavoro che nega la parola, il barbiere di fiducia che guarda con sospetto…e ahimè fratelli e sorelle, zii e nipoti prima uniti e ora divisi da muri invisibili…


Fonte: Andrea Zhok

Ieri ho assistito in diretta ad un grande classico dei nostri tempi: la costruzione mediatica in diretta del nemico come ‘subumano’.
A fronte delle svariate proteste contro il Green Pass che si sono svolte in Italia, al telegiornale (La7, Sky, Tg3) i protestatari sono stati tratteggiati come “Assembramento di No Vax, No Mask e vari gruppi negazionisti, accomunati da un sordo rancore verso la scienza”. Un’appropriata selezione delle scene più imbarazzanti e delle interviste più sconclusionate ha perfezionato la confezione mediatica del ‘villain’.


Fonte: Federico Leo Renzi

Oggi il quotidiano “La Repubblica” scrive un articolo assai interessante: i no vax si riducono dal 14% al 5%, grazie alla crescita della fiducia nella scienza e nei vaccini. La Repubblica finge di non sapere che non è cresciuta minimamente la fede in nulla, ma i più si sono convinti a vaccinarsi per evitare la morte sociale (ed economica) inevitabile se non si ottiene il Green Pass.
La Repubblica ha il pregio di svelarci indirettamente qual è il pensiero dell’esecutivo a guida Draghi: per l’esecutivo non esiste una collettività che discute, prende decisione concertate, media sulle norme del vivere comune, ma un aggregato di interessi economici e ideologici che impone la sua visione a tutti, senza alcuna discussione possibile.
L’esecutivo Draghi nell’imporsi però segue un metodo diverso da quello utilizzato dagli stati etici o dai regimi totalitari: non obbliga nessuno a vaccinarsi né ad avere il green pass, non assumendosi quindi il peso sociale ed economico delle proprie scelte autoritarie, utilizzando l’escamotage del lasciare all’individuo la libera scelta di vaccinarsi o meno.
Quindi è vero che la scelta di vaccinarsi dopo il Green Pass rimane facoltativa? Teoricamente sì, praticamente no. Teoricamente sì perché nessun membro delle forze dell’ordine ti sfonda la porta di casa per trascinarti in un hub vaccinale, praticamente no perché senza Green Pass non si accede ad alcun luogo pubblico (dal bar al cinema), a breve non si potranno più utilizzare i mezzi pubblici, ed è già in uso presso le aziende l’avere il Green Pass per essere assunti o non essere licenziati (guarda caso la norma è stata approvata subito dopo lo sblocco licenziamenti).
Difatto il Green Pass è stato ideato, pensato ed applicato come una forma di coercizione verso i non vaccinati. Il noto virologo Burioni ha colto perfettamente lo spirito della norma in un tweet: chi non si vaccinerà sarà costretto a rimane in casa come un topo o un deliquente condannato agli arresti domiciliari.

La Slovenia rappresenta l’Europa centrale, Bruxelles l’ovest

Quasi esattamente 30 anni fa, la Slovenia è diventata uno stato indipendente. Il 25 giugno 1991, quella che allora era una repubblica lasciò la Jugoslavia socialista, che stava per crollare. La guerra di dieci giorni innescata dall’attacco dell’esercito jugoslavo fu relativamente mite. La Slovenia indipendente può vantare una storia di successo. La democrazia parlamentare e l’economia di mercato presero piede. Nel 2004 ha aderito alla NATO e all’UE. Nel 2007 ha rilevato l’euro e nello stesso anno è entrata a far parte dell’area Schengen. Nel 2008 ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Dal 1° luglio la Slovenia presiederà per la seconda volta per sei mesi i Consigli dell’UE.

Il governo di Jansa ha un’amicizia politica con il primo ministro ungherese Viktor Orban. Il nazionalconservatore ungherese è impegnato nell’instaurazione di una “democrazia illiberale” e ha al suo fianco la Polonia soprattutto all’interno dell’UE. Gli uomini d’affari legati a Orban forniscono finanziamenti e competenze ai media di Jansa. Le società ungheresi vicine al governo acquistano banche, catene di distributori di benzina e hotel termali in Slovenia.

“La Presidenza del Consiglio slovena svolgerà un ruolo responsabile nel raggiungimento di una comprensione comune di come rafforzare lo stato di diritto nell’UE”, ha affermato il mese scorso il segretario di Stato sloveno Gasper Dovzan in una conferenza in Portogallo. Nel fare ciò, però, si dovrebbe tenere conto delle diverse tradizioni e condizioni nei singoli Stati membri dell’UE: non ci sarebbe un unico percorso valido verso il futuro tracciato dalla Commissione.

“I media internazionali”, ha detto Dovzan, avevano screditato la Slovenia da quando la destra aveva governato il paese. Non fa altro che riparare l’erosione percepita dello stato di diritto da parte dei precedenti governi di sinistra e di sinistra. Lo stesso Jansa descrive i politici della sinistra e del campo liberale, insieme a persone dei media, giudici indipendenti, intellettuali critici e attivisti civili, come membri o cortigiani dell’”élite comunista” di un tempo.

Nell’ambito della lotta contro il corona, il governo di Lubiana ha revocato la libertà di riunione. La polizia ha multato i manifestanti. L’ufficio stampa del governo trattiene i fondi pubblici dall’agenzia di stampa STA a cui ha legalmente diritto. Allo stesso tempo, richiede l’ispezione dei documenti dell’agenzia, che non è coperta dalla legge. Jansa sta anche bloccando l’invio di due pubblici ministeri sloveni alla nuova Procura europea. Attacca i giornalisti su Twitter con un linguaggio volgare. È stato anche l’unico capo di governo a congratularsi con Donald Trump per la sua “vittoria elettorale” dopo essere stato destituito.

È interessante notare che la profonda frattura tra Lubiana e Bruxelles si basa esclusivamente su idee diverse nella politica interna e sociale. In termini di politica estera, di sicurezza ed economica, lo Stato balcanico persegue sostanzialmente gli stessi obiettivi degli altri Stati dell’UE.

Infine, la Commissione di Bruxelles e la Presidenza slovena del Consiglio riuniranno rappresentanti di due diverse regioni politiche in Europa. La Slovenia rappresenta l’Europa centrale conservatrice nazionale – composta dagli stati Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e persino Slovenia – mentre la politica della Commissione UE a Bruxelles segue le idee più liberali di sinistra degli strati urbani ricchi dell’Europa occidentale. In quest’area di tensione, è probabile che nei prossimi mesi si svilupperanno ulteriori controversie.

L’articolo Bruxelles e la Slovenia sono già in rotta di collisione proviene da Blondet & Friends.

Afghanistan

Considerando che l’Impero e la NATO – in questo caso la Turchia – non se ne andranno davvero, una possibilità futura potrebbe essere un’iniziativa della SCO, alleata con i Talebani (l’Afghanistan è anche un osservatore SCO), per mettere in sicurezza la nazione alle condizioni volute dai Talebani e concentrarsi sui progetti di sviluppo del CPEC. Ma è il primo passo che sembra essere il più difficile: come formare un vero, solido, governo di coalizione nazionale a Kabul.

La storia insegna che Washington voleva che l’Afghanistan diventasse il Vietnam dell’URSS; alcuni decenni dopo, si è ritrovata con un proprio, secondo Vietnam, ripetuto, ovviamente, come farsa. Si sta velocemente avvicinando una Saigon 2.0 e un’altra fase del Nuovo Grande Gioco eurasiatico è in pieno svolgimento, proprio davanti ai nostri occhi.

Fonte:asiatimes.com
Link: https://asiatimes.com/2021/07/a-saigon-moment-in-the-hindu-kush/
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Manovre

mar Baltico

Questo significa che le unità navali della NATO si propongono di violare in qualsiasi occasione la acque territoriali della Russia e questo potrà portare a conseguenze molto gravi, come ha sottolineato il viceministro russo Serguei Rabkov, secondo il quale la Russia potrà attaccare le navi che violeranno i suoi confini e le azioni imprudenti della NATO potranno portare allo scoppio di un conflitto.
Non per caso la marina Russa ha annunciato di aver cambiato la procedura, nella ipotesi di violazione delle acque territoriali, e si riserva di aprire il fuoco sulle navi che violeranno i confini della Crimea, dopo solo 2 colpi di avvertimento, con possibilità di affondare le unità navali ostili.
Le autorità russe consigliano Londra di non abusare della pazienza della Russia perchè la risposta ad ulteriori provocazioni sarà molto dura. I russi hanno chiaramente compreso che le provocazioni sono dirette anche a testare la reazione russa e queste azioni si prevede che potranno accadere non solo nel Mar Nero ma anche nel Mar Baltico.
A questo proposito i russi hanno inviato ultimamente nel mar Baltico un sottomarino nucleare armato con circa 100 missili per fronteggiare qualsiasi tentativo di sconfinamento della NATO.