Vittoria in Francia, correità in Italia

httpmedia.radiocittafujiko.bedita.net4c7enuit-_4c7e0dcdb0b4ab48c8f1e9dfe1e85630nuit-debout_600x_e57f9a772331ae99a36651dc7d5ec78aLa notizia non è stata data con grande rilievo dall’informazione, ma in Francia la dura resistenza popolare alla riforma delle pensioni ha sconfitto il macronismo e i suoi valletti, facendo cadere l’aumento dell’età della “retraite” dai 62 ai 64 anni come era stato previsto dal governo. Il paragone con l’Italia, dove tutto, anzi molto di peggio è stato accettato con appena qualche mugugno, è impietoso. Anzi vergognoso perché non è possibile tollerare che tra i soggetti di maggior spicco a criticare la vittoria dei ceti popolari in Francia siano stati proprio i sindacati che hanno fatto loro gli argomenti padronali su una presunta insostenibilità del sistema pensionistico e che accusano i cugini francesi di aver sostenuto la lotta con gli scioperi a tappeto. E’ stato lo stesso Mario Monti a raccontare cosa fecero i sindacati nel “gelido dicembre 2011”, quando il suo governo presentò per decreto legge la riforma Fornero sulle pensioni: “L’abbiamo presentata, più che discussa, con i leader delle federazioni sindacali, che poi non hanno colto quello per fare una specie di rivolta sociale. Ci sono state, qualche settimana dopo, due ore simboliche di sciopero ma non c’è nessun Paese in cui una riforma così forte delle pensioni sia stata adottata così semplicemente dal punto di vista politico”. Naturalmente l’ex premier lo ha detto con compiacimento, come fosse una medaglia, ma ha lascia trasparire il disprezzo per i traditori.

Vittoria in Francia, correità in Italia

Miti e masse

Si chiede Marino Badiale “Perché la gente non si ribella?

A parte le ovvie difficoltà pratiche, abbiamo già avuto occasione di citare in questo blog l’origine del mito delle masse che si ribellano in Sorel; questo significa che, più dell’ignoranza, hanno potere su di noi (ci possiedono dice Fusaro) le fedi.

Qui bisognerebbe aprire un’ampia digressione sul pensiero mitico che non è assolutamente da considerare inferiore a quello c.d. scientifico (che può diventare, a sua volta, scientismo).

Il problema sorge quando, per varie ragioni, accettiamo qualcosa come postulato (ad es. il progresso storico o l’importanza del popolo) senza mai rimetterlo in discussione.

Infatti la maggior parte dei sistemi di controllo esercitati da chi ha o vuole il potere, non fa che rafforzare attraverso la propaganda (istituita originariamente dalla Chiesa Cattolica nel 1622) forme di pensiero pre-confezionate pronte da usare contro gli “avversari” (di solito fittizi, per sviare l’attenzione).

Tornando a noi, ormai abituati a vedere la realtà attraverso uno schermo (TV, computer, smartphone, LIM) non c’è da meravigliarsi della facilità con cui possiamo essere ingannati (e controllati) e della difficoltà di intrecciare normali rapporti umani; figuriamoci poi  fare la rivoluzione!

Si consiglia la lettura di Sherry Turkle, Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri (anche in e-book a 10 euro) Vedi scheda su IBS

I mulini sul Po

Venerdì 18 maggio ore 16,30 IL PRESENTE REMOTO 2012

CHI VA AL MULINO S’INFARINA – Storia e immaginario dei Mulini natanti che stavano sul Po (e su molti altri fiumi padani)
Il presente remotoA cura di Roberto Roda, Centro di Documentazione Storica Comune di Ferrara
“Il Mulino del Po” di Riccardo Bacchelli, uno dei capolavori della letteratura italiana del Novecento, ha contribuito a mantenere viva la memoria degli opifici galleggianti, rimasti per secoli a punteggiare il medio e basso corso del grande fiume padano. Erano più di 250 all’inizio del XX sec., scomparvero tutti fra le due guerre mondiali. Dalle pagine bacchelliane, lette magari sui banchi di scuola, molti nati dopo la seconda guerra mondiale quando già i mulini natanti erano scomparsi, hanno tratto convinzioni non sempre esatte: per esempio che gli opifici galleggianti fossero una peculiarità del Po, che sia effettivamente esistito un mulino chiamato “Dio ti salvi”. Nella realtà storica i mulini galleggianti erano presenti su molti corsi d’acqua sia in Italia (Secchia, Adige, Sile…) che all’estero (Francia, Slovenia, ecc.). “Dio ti salvi”, poi, non era un nome (i mulini portavano di norma l’appellativo designante di un santo) ma solo una scritta, benaugurale, che molti opifi ci sfoggiavano invocando la protezione divina contro il pericolo (le piene del fiume, gli incendi…).
La conversazione di Roda cercherà in maniera divulgativa di chiarire lo sviluppo storico e tecnico dei mulini natanti e di quelli del Po in particolare e più in generale darà conto di quell’immaginario, ricchissimo e variegato, che le società tradizionali dell’Italia settentrionale hanno riversato sul mulino, sulla figura del mugnaio, sull’arte molitoria.