Dignità e identità

DIGNITÀ E IDENTITÀ
MERCOLEDÌ 27 GIUGNO
MASSIMO DONÀ A CASTREZZATO (BS)
Dopo gli illuminanti interventi di Paolo Becchi e di Luigi Zoja – l’uno teso a una ricostruzione della storia del concetto, a partire dal De officiis di Cicerone per arrivare alla grande trattazione di Kant nella Fondazione della metafisica dei costumi e, dopo un arco di tempo inspiegabilmente silenzioso, al suo ritorno in auge al termine del la seconda guerra mondiale con la sua legittimazione giuridica nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani e nelle altre Carte Costituzionali (cruciale la comparazione tra la nostra Carta Costituzionale e quella tedesca, che all’art.1, comma 1, recita: «La dignità dell’uomo è intangibile»); l’altro teso a mostrare come ci si trovi dinnanzi ad un progressivo svuotamento del doppio comandamento che ha retto per millenni la morale ebraico cristiana: ama Dio e ama il prossimo tuo come te stesso; svuotamento che sembra preludere alla minaccia del postumano accelerata da un’urbanizzazione selvaggia da un cattivo uso della tecnologia che salta la relazione e sostituisce al volto la mera immagine –prosegue il fitto calendario del Festival.
Mercoledì 27 giugno, a partire dalle ore 21.15, nell’intima cornice di Piazzetta Pavoni  a Castrezzato (Bs) – in caso di pioggia presso il Teatro dell’oratorio Pio XI, in via A. Gatti, 28 – toccherà a Massimo Donà, ordinario di Filosofia teoretica all’Università Vita-Salute del  S. Raffaele di Milano, indagare le implicazioni tra soggetto e dignità, con una lectio dal titolo: Dignità è identità: quale dignità per quale soggetto?
«La progressiva problematizzazione del concetto – ha dichiarato il Direttore scientifico del Festival, Francesca Nodari – ci fa toccare con mano la complessità di un termine la cui comprensione non può certo esaurirsi nella mera trattazione del suo “che cosa”, ma spingersi alla disamina delle connessioni con le categorie con le quali la dignità ha, necessariamente, a che fare. Di qui anche il costante richiamo nelle riflessioni che  fin’ora si sono succedute  del cruciale rapporto identità-alterità e la denuncia di un rischio palpabile di una deriva egologica dell’umano».

CHI È MASSIMO DONÀ
Laureatosi nel 1981 con Emanuele Severino, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia, Massimo Donà inizia a pubblicare diversi saggi per riviste e volumi collettanei. A partire dalla fine degli anni ’80, collabora con Massimo Cacciari presso la Cattedra di Estetica dello IUAV (Venezia) e coordina per alcuni anni i Seminari dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Venezia. Sempre a partire dalla fine degli anni ’80, inizia la sua collaborazione con la rivista di Architettura Anfione-Zeto, della quale dirige ancora oggi la rubrica Theorein. In quegli stessi anni, fonda, con Massimo Cacciari e Romano Gasparotti, la rivista Paradosso. Negli anni ’90, invece, insegna Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia; sino a quando diventa Professore Ordinario di Teoretica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano. È inoltre curatore, sempre con Romano Gasparotti e Massimo Cacciari, dell’opera postuma di Andrea Emo. Collabora con numerose Riviste, Settimanali e Quotidiani. Tra le sue opere ricordiamo: Sull’assoluto (Per una reinterpretazione dell’idealismo hegeliano), Einaudi, Torino 1992;Aporia del fondamento, La Città del Sole, Napoli 2000;Aporie platoniche. Saggio sul ‘Parmenide’, Città Nuova, Roma 2003;Filosofia del vino, Bompiani, Milano 2003;Magia e filosofia, Bompiani, Milano 2004;Sulla negazione, Bompiani, Milano 2004;Serenità. Una passione che libera, Bompiani, Milano 2005;Sulla negazione, Bompiani, Milano 2004;La libertà oltre il male. Discussione con Piero Coda ed Emanuele Severino, Città Nuova, Roma 2006;Filosofia della musica, Bompiani 2006;Il mistero dell’esistere. Arte, verità e insignificanza nella riflessione teorica di René Magritte. Mimesis, Milano 2006;L’essere di Dio. Trascendenza e temporalità, Albo Versorio, Milano 2007;Dio-Trinità. Tra filosofi e teologi, con Piero Coda, Bompiani, Milano 2007;Arte e filosofia, Bompiani, Milano 2007;L’anima del vino. Ahmbè (cofanetto – libro + cd), Bompiani, Milano 2008;Non uccidere, con Enrico Ghezzi, Albo Versorio, Milano 2008;L’aporia del fondamento, Mimesis, Milano 2008; I ritmi della creazione. Big Bum (cofanetto – libro + cd), Bompiani, Milano 2009; La “Resurrezione” di Piero della Francesca, Mimesis, Milano 2009; Il tempo della verità, Mimesis, Milano 2010;Non avrai altro Dio al di fuori di me, con Khaled Fouad Allam, Albo Versorio, Milano 2010;PANTA decalogo (a cura di Massimo Donà e Raffaella Toffolo), Bompiani, Milano 2010;Filosofia. Un’avventura senza fine, Bompiani, Milano 2010; Santificare la festa (Con S. Levi Della Torre), Il Mulino, Bologna 2010; Abitare la soglia, Cinema e filosofia, Mimesis, Milano 2010; Eros e tragedia, AlboVersorio, Milano 2010; Vita compiuta. Alla ricerca del senso perduto, in F. Nodari (a cura di)Felicità, «Filosofi lungo l’Oglio», pp. 115-150, Massetti Rodella Editori, Roccafranca (Bs) 2011;La terra e il sacro, Il tempo della verità (a cura di L. Taddio), Mimesis, Milano 2011; Il vino e l’ombra intorno. Dialoghi all’ombra della vita (con L. Maroni), Aliberti, Reggio Emilia 2011; La verità della natura, AlboVersorio, Milano 2011; Filosofia dell’errore. Le forme dell’inciampo, Bompiani, Milano 2012.

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Scomparsa del Prossimo

Dopo l’intervento di Paolo Becchi su Il Duplice volto della dignità umana, la città di Orzinuovi (Bs),  si prepara ad accogliere, venerdì 22 giugno, alle 21.15, in Piazza Vittorio Emanuele II (in caso di pioggia presso l’attigua Chiesa Parrocchiale S. Maria Assunta) Luigi Zoja, psicanalista di fama mondiale, che terrà una lectio magistralis dal titolo: Scomparsa del prossimo.
«Un doppio appuntamento – ha dichiarato il direttore scientifico, Francesca Nodari – che, se per un verso affronta da punti di vista diversi – bioetico e psicanalitico – il tema della dignità umana; dall’altro è attraversato da un minimo comun denominatore: il rischio, tutt’altro che distante, del «post-umano».
Se, infatti, l’analisi del concetto proposta da Becchi era  incentrata sull’intendimento di mostrarne l’ambiguità per il fatto stesso di essere teso tra l’affermazione dell’indisponibilità del soggetto e la sua autonomia – autonomia che portata ai suoi estremi e dimentica dei suoi limiti renderebbe profetica la diagnosi di Günther Anders di un passaggio dall’homo faber all’homo creator –; la trattazione di Luigi Zoja de La morte del prossimo, per citare il titolo di un fortunato volume dell’autore, insisterà sull’inflazione della distanza determinata dalla velocizzazione della comunicazione, dell’economia e della società dei consumi. Un meccanismo che paradossalmente produce, come in un circolo vizioso, l’indifferenza per il vicino e la scomparsa dei valori tradizionali. L’alienazione, l’isolamento, il diffondersi di una psicopatia del successo sono i segni “della scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. L’uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale – è morto il suo Genitore Celeste – ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino”. Si rifiutano gli occhi degli altri, li si riduce a comparse, e “la morale dell’amore non è più possibile per mancanza d’oggetto”».

CHI È LUGI ZOJA
Nato nel 1943 e laureatoin Economia, Luigi Zoja cominciò i suoi studi in ambito sociologico a partire dalla fine degli anni sessanta. Di lì a poco, frequentò l’Istituto Carl Gustav Jung di Zurigo, presso cui conseguì il diploma di psicologo analista. Luigi Zoja ha lavorato in clinica a Zurigo, poi privatamente a Milano, a New York e ora nuovamente a Milano come psicoanalista. Dal 1984 al 1993 è stato Presidente del CIPA, Centro Italiano di Psicologia Analitica. Dal 1998 al 2001, ha presieduto la International Associationfor Analytical Psychology (IAAP),l’Associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo.
Già docente presso il C.G. Jung Institut di Zurigo e presso l’Università dell’Insubria, Zoja ha tenuto corsi e conferenze presso università e altre istituzioni in Italia, Svizzera, Germania, Austria, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Francia, Grecia, Rep. Ceca, Russia, Polonia, Bulgaria, Lituania, Slovenia, Israele, Giappone, Cina, Stati Uniti, Messico, Argentina, Cile, Uruguay, Brasile, Equador, Venezuela, Tunisia, Sudafrica.
Larga parte dei suoi lavori, tradotti in 14 lingue, interpretano vari comportamenti problematici del giorno d’oggi (dipendenze, consumismo sfrenato, assenza di una figura paterna, la proiezione in politica di odio e paranoia, la morte del prossimo per «mancanza d’oggetto») alla luce di miti, testi letterari e tematiche archetipiche.
Due suoi testi hanno vinto il Gradiva Award negli Stati Uniti.
Tra le opere in italiano ricordiamo: Nascere non basta. Iniziazione e tossicodipendenza, Cortina, Milano 1985 e 2003; Coltivare l’anima, Moretti&Vitali, Bergamo 1999; Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre, Bollati Boringhieri, Torino 2000; (a cura di) L’incubo globale. Prospettive junghiane sull’11 settembre, Moretti&Vitali, Bergamo 2002; Storia dell’arroganza. Psicologia e limiti dello sviluppo, Moretti&Vitali, Bergamo 2003; Giustizia e Bellezza, Bollati Boringhieri, Torino 2007; La morte del prossimo, Einaudi, Torino 2009; Contro Ismene. Considerazioni sulla violenza, Bollati Boringhieri, Torino 2009;Centauri. Mito e violenza maschile, Laterza, Roma – Bari 2010; Al di là delle intenzioni: etica e analisi, Bollati Boringhieri, 2011; Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri 2011.

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Filosofi lungo l'Oglio

Si alza il sipario sulla settima edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio. L’attesa kermesse, incentrata quest’anno sulla dignità e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, si pregia altresì dei Patrocini del Ministero per i Beni e le Attività culturali, della Prefettura di Brescia, della Consigliera Nazionale di Parità della Provincia di Brescia, dell’Assessorato all’Istruzione, Formazione e Cultura della Regione Lombardia, delle Province di Brescia e Cremona, dei Parchi Oglio Nord e Sud nonché dei numerosi enti ospitanti. Passando da dodici a quindici incontri, il Festival – in partnership con la Fondazione Movimento Bambino e sotto la direzione scientifica di Francesca  Nodari – si snoderà in entusiasmante itinerario filo-rivierasco tra piazze, chiese,  dimore signorili, cascine, pievi avvalendosi della partecipazione dei maggiori pensatori contemporanei.
Ad aprire ufficialmente la serata inaugurale del Festival – in calendario mercoledì 6 giugno, a partire dalle ore 21.15, presso Villa Toninelli, in via IV novembre a Brandico (Bs); in caso di pioggia presso la Chiesa Parrocchiale S. Maria Maddalena sita nella medesima via – sarà Andrea Tagliapietra, con una lectio magistralis dal titolo accattivante: Natura della dignità e dignità della natura.

CHI È ANDREA TAGLIAPIETRA
Allievo di Emanuele Severino, è ordinario di Storia della filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove insegna dove insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea, Ermeneutica filosofica e Storia delle idee. Andrea Tagliapietra è socio, sin dalla fondazione (2002), della Società Italiana di Storia della Filosofia (SISF), della Società Filosofica Italiana (SFI), membro della Consulta filosofica nazionale e membro del comitato scientifico delle riviste «Post-filosofie», «Rivista di pratica filosofica e di scienze umane» e di JEP – European Journal of Psychoanalysis. Humanities, Philosophy, Psychoterapies. È direttore, con Sebastiano Ghisu, della rivista internazionale di filosofia, «Giornale critico di storia delle idee».
Le ricerche di Andrea Tagliapietra  toccano i seguenti filoni tematici: la nascita della filosofia (vocazione filosofica, sua origine storica, sua origine esistenziale); la filosofia come prassi e stile di vita; mito e pensiero; teatro e filosofia; le forme del linguaggio simbolico; la metafora in filosofia; il rapporto pensiero/immagine; la tradizione apocalittica ebraico-cristiana e la filoso­fia; la mistica e l’apofatismo; la filosofia della speranza; il sacro; i presocratici; Platone e la retorica antica; Gioacchino da Fiore e le moderne filosofie della storia; la filosofia dell’Illuminismo; la verità e la menzogna nel pensiero del XVIII secolo; Kant; Nietzsche; Heidegger; la filosofia dei mezzi di comunica­zione di massa (teatro, cinema, televi­sione); l’antropologia e la filosofia della bugia; la storia della sincerità; filosofia e narrazione; il significato dello stile in filosofia.
Ha curato, per Feltrinelli e Bruno Mondadori edizioni importanti: L’Apocalisse, raccolte di scritti sull’Illuminismo e sul tema della “Catastrofe”; opere di Platone, Gioacchino da Fiore, Kant, Benjamin Constant.Con La virtù crudele. Filosofia e storia della sincerità ha vinto, nel 2004, il Premio Viareggio per la saggistica. Collabora con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e con l’Istituto Italiano di Studi sul Rinascimento.
Tra le sue opere ricordiamo: La metafora dello specchio. Lineamenti per una storia simbolica, Feltrinelli, Milano 1991 (2ª ed. Torino, Bollati Boringhieri, 2008); Il velo di Alcesti. La filosofia e il teatro della morte, Feltrinelli, Milano 1997; Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale, Bruno Mondadori, Milano 2001; La virtù crudele. Filosofia e storia della sincerità, Einaudi, Torino 2003; La forza del pudore: per una filosofia dell’inconfessabile, Milano, Rizzoli, 2006;Il dono del filosofo: sul gesto originario della filosofia, Torino, Einaudi, 2009; Icone della fine. Immagini apocalittiche, filmografie, miti, il Mulino, Bologna 2010; I Comandamenti. Non desiderare la donna e la roba d’altri (con G. Ravasi), Il Mulino, Bologna 2010; Sincerità, Raffaello Cortina, Milano 2012.

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Foucault cinquant'anni dopo

» Giovedì 22 marzo ore 17 STORIA DELLA FILOSOFIA
Marco Bertozzi, Leonardo Daddabbo – LA STORIA DELLA FOLLIA DI FOUCAULT CINQUANT’ANNI DOPO
STORIA DELLA FILOSOFIA«Alla fine del Medioevo la lebbra sparisce dal mondo occidentale. Ai margini della comunità, alle porte delle città, si aprono come dei grandi territori che non sono più perseguitati dal male […] Per secoli e secoli queste distese apparterranno all’inumano. Dal XIV al XVII secolo aspetteranno e solleciteranno, attraverso strani incantesimi, una nuova incarnazione del male, un’altra smorfia della paura».
Con questa prosa barocca Foucault inizia, nel 1961, la ‘Storia della follia nell’età classica’, una di quelle rare opere che aprono alla filosofia territori mai percorsi in precedenza. Foucault propone in sostanza un’inversione dello sguardo: guardare alla ragione dal punto prospettico della follia. Questo rovesciamento permette di vedere non solo la storia della follia, ma soprattutto un’altra storia della ragione, dove non c’è alcun posto per un’evoluzione lenta, continua e rassicurante del pensiero. Foucault mostra invece come la ragione si muova per brusche cesure, tagli, colpi di forza, e i luoghi della sua affermazione non siano la coscienza e il sapere, ma il potere delle strutture di internamento e di esclusione. Questo è il territorio aperto dalla ‘Storia della follia’, ma percorrerlo non è affatto semplice, perché bisogna anche inventare un metodo nuovo, che permetta di scrivere un’opera di ragione, come un libro è destinato ad essere, senza ripetere i colpi di forz a della ragione. La forza di questi problemi si conserva ancora intatta dopo cinquant’anni.

A cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara
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Sempre a proposito di filosofia, nel sito del festival, sono riproposte 6 lezioni magistrali delle scorse edizioni che cambiano ogni 15 giorni; un’ottima occasione per chi non le ha potute ascoltare dal vivo.

Tutti vogliono essere felici

A causa del maltempo, l’avvio del corso a cura di Libera Università è rimandato al 15 febbraio

Cosa
  • Associazionismo
  • Formazione
  • Conferenze e convegni
Quando 08/02/2012
da 12:00 am al 12:00 am
Dove Biblioteca Comunale, Pieve di Cento
Aggiungi l’evento al calendario vCal
iCal

Libera Università

Tutti gli esseri vogliono essere felici ma se io non so come fare mi ammalo.

Posso sostituire pensieri e credenze che mi danneggiano così ritrovo l’armonia dei piani di esistenza, nel corpo e nell’anima. Sto meglio io e chi mi sta vicino.

Docente: dott.ssa Fiorella Chiarini

Date:  1, 8, 15, 22  Febbraio 2012

Orario : 15.30 – 17.00

Sede del Corso: Biblioteca Comunale, Pieve di Cento

Contributo: 24 €

… consulta il calendario dei corsi online>>

… scarica il depliant . pdf con il programma dei corsi>>

Filosofi sull'Oglio

«La moralità non è propriamente la dottrina del come renderci felici,
ma di come dovremo diventare degni di possedere la felicità»
I. Kant

DIGNITÀ È IL TEMA SCELTO PER LA SETTIMA EDIZIONE

Dopo Le stagioni della vita, Geografia delle passioni, Vizi e virtù, Destino, Corpo, Felicità è Dignità il tema della settima edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, che si terrà, come è tradizione, nei mesi di giugno e luglio 2012. Tema evocato da più parti nella nostra contemporaneità, trova la sua origine nell’esigenza enunciata da I. Kant come seconda formula dell’imperativo categorico: «Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre anche come un fine e mai unicamente come un mezzo». Questo imperativo stabilisce che ogni uomo, anzi ogni essere ragionevole, come fine in se stesso, possiede un valore intrinseco.

Ancora il filosofo di Königsberg, nella Fondazione della metafisica dei costumi, contrariamente a quanto sostiene Hobbes nel Leviatano, afferma che «nel regno dei fini tutto ha un prezzo o una dignità. Il posto di ciò che ha un prezzo può essere preso da qualcos’altro di equivalente; al contrario ciò che è superiore ad ogni prezzo, e non ammette nulla di equivalente, ha una dignità. […] Dunque la moralità è la condizione esclusiva affinché un essere ragionevole possa essere un fine in sé, perché soltanto in base ad essa questo essere può costituirsi a membro legislatore del regno dei fini. Ecco perché soltanto la moralità, e l’umanità in quanto capace di moralità, possono avere dignità».

Questi concetti kantiani ritornano nello stesso F. Schiller in Grazia e Dignità: «La dominazione degli istinti mediante la forza morale è la libertà dello spirito e l’espressione della libertà dello spirito nel fenomeno si chiama Dignità».

Si tratta di un concetto importante della tradizione filosofica e di una questione calda del nostro tempo. Nell’incertezza delle valutazioni morali del nostro mondo, incertezza che a più riprese ci fa parlare di un dis-orientamento pericoloso dell’esserci, si potrebbe anche dire, usando le parole di Heidegger, di una tangibile afflizione della fatticità, l’esigenza della dignità si rivela come una pietra di paragone fondamentale per l’accettabilità degli ideali e delle forme di vita instaurate o proposte.

Un tema con il quale la bioetica, la religione, la morale, le etiche applicate, la politica, la vita civile e pubblica, la società liquida in cui abitiamo non possono non misurarsi. D’altro canto, come non pensare alla distinzione netta che Simone Weil opera tra diritto e obbligo, il primo di ordine oggettivo, e l’altro che non può essere che incondizionato?

«L’obbligo – nota l’ebrea francese nel Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano, pubblicato nel 1949 da Gallimard nella Collana «Espoir» curata da Albert Camus – lega solo gli esseri umani. […] L’oggetto dell’obbligo, nel campo delle cose umane, è sempre l’essere umano in quanto tale. C’è obbligo verso ogni essere umano, per il solo fatto che è un essere umano, senza che alcun altra condizione abbia ad intervenire; e persino quando non gliene si riconoscesse alcuno». Ed è sorprendente l’attualità di quanto scrive Weil allorché elenca ciò che lei chiama i bisogni indispensabili per la vita dell’anima: l’ordine, la libertà, l’ubbidienza, l’iniziativa e la responsabilità, l’uguaglianza, la gerarchia, l’onore, la punizione, la libertà di opinione, la sicurezza, il rischio, la proprietà privata, la proprietà collettiva, la verità – il bisogno «più sacro di tutti – dice Weil – eppure non se ne parla mai». Infine viene «il radicamento, forse, il bisogno più importante e più misconosciuto dell’anima umana. Mediante la sua partecipazione reale, attiva e naturale all’esistenza di una collettività che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro, l’essere umano ha una radice. […] Ad ogni essere umano occorrono radici multiple. Ha bisogno di ricevere quasi tutta la sua vita morale, intellettuale, spirituale tramite gli ambienti cui appartiene». Ed è proprio a partire da una tale sfida che questa avventura filo-rivierasca continua con tenacia il suo percorso, fedele al binomio luogo-pensiero e alla propria mission: portare il filosofo in mezzo alla gente, nella consapevolezza che la diffusa richiesta di senso, sia un bisogno sociale da ascoltare e che va preso, davvero, sul serio.