Una carta da giocare

L’Italia, terzo contributore   netto  con  quei miliardi si paga il biglietto per sedere al tavolo dove si approva il bilancio  preventivo della (dis)Unione.  E’ imminente la discussione del bilancio preventivo per  il quadriennio 2021-2027:  l’approvazione “spetta  al Consiglio, con delibera  all’unanimità, previa approvazione del Parlamento”.

All’unanimità. Dunque l’Italia ha un potere di veto. Con  i governi precedenti non l’ha mai usato, ovviamente. Adesso il nuovo governo, che gli euro-oligarchi odiano e che vogliono schiacciare, ha in mano l’arma per esigere molto in cambio, far pagare carissima l’approvazione. O ancor meglio, bloccare tutto fino alle elezioni europee del maggio 2019, quando il nuovo Parlamento UE vedrà  il crollo degli europeisti e l’affermazione dei “sovranisti e populisti”:  Perché dar la soddisfazione   di “far votare il budget a  questo Parlamento UE, quando  il prossimo sarà molto diverso?” (Musso).

Le euro-oligarchie sono ben consapevoli del pericolo. Tanto è  vero che nei documenti emananti da loro, si legge: “I   deputati chiedono  che i colloqui tra Parlamento, Commissione e Consiglio inizino subito, per cercare di raggiungere un accordo prima delle elezioni europee del 2019”.

No,  a noi conviene esercitare il veto, far passare le elezioni,  negare il sì al bilancio 2021-27 a  questo  parlamento collaborazionisti, negargli i soldi – e riparlarne  col Parlamento rinnovato  in cui, se non sarà maggioranza, lo schieramento sovranista sarà  una forte  minoranza, decisiva per rendere impossibile la solita  alleanza, centro  e socialisti. Abbiamo un grosso bastone in mano se vogliamo usarlo, perché l’Italia – oltre ad essere in avanzo primario e in attivo nella bilancia  commerciale –  è un contributore netto: ossia dà   alla UE  molti più soldi di quanti ne riceve:

Nel decennio 2007-2016 abbiamo versato all’Ue quasi 34 miliardi di euro in più di quanti ne abbiamo ricevuto.

Molti italiani non lo sanno, perché le opposizioni onnipresenti sui media gli fanno credere che noi “dipendiamo” dall’Europa.

Si veda la replica del povero  Maurizio  Martina  pd  alla minaccia di Di Maio:

Bloccare i fondi all’UE significa bloccare risorse per imprese e cittadini italiani (vedi agricoltura). Queste minacce sono solo un autogol per il nostro paese, giocato sulla pelle di esseri umani

O di Tajani, lo sciagurato berlusconiano:

Tagliare i fondi UE sarebbe un autogol, da essi vengono i fondi UE”.

E’ esattamente il contrario della verità, menzogne pronunciate per far credere all’opinione pubblica italiana che, se irritiamo l’oligarchia, se “ci isoliamo”,  restiamo senza i fondi UE. Invece  i fondi Ue, siamo noi che li diamo.

Per questo nei prossimi mesi, che  saranno tempestosi  (da  metà dicembre ci assoggetteranno alla “procedura per deficit eccessivo”;dandoci un ultimatum di sei mesi per   tagliare;  a giugno 2019, decideranno se applicarci le sanzioni,   ci faranno salire lo spread, i magistrati cercano di intimidire,  il Quirinale trama, i media urlano al “razzismo”) sarebbe essenziale di disporre almeno di un mezzo televisivo di massa:  per far capire all’opinione pubblica quello che sta avvenendo, cosa sta facendo il governo, e le corde che l’Italia ha al suo arco.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/litalia-ha-unarma-porre-il-veto-sul-bilancio-ue/

La caduta di Macron

Sta venendo fuori tutto. Benalla, la guardia del corpo personale di Macron, aveva le chiavi della villa del Toquet, proprietà privatissima di Brigitte ed Emmanuel: viveva “In intimità con la coppia presidenziale”. Aveva ricevuto dalla DGSI  (spionaggio interno) l’abilitazione “Sécret Défense”, come un membro importante del governo. Era stato fornito di un badge che gli dava accesso privilegiato all’Assemblea Nazionale, come un parlamentare. Era interno al Grande Oriente di Francia, collegato con la Loggia Emir  Abdel Kader.

Soprattutto, Benalla  ha un legame preciso con i mega-attentati “islamici” del 13 novembre 2016 (Bataclàn, Stade de France, con cento  morti), su cui si stese immediatamente  la sensazione che fosse un false flag governativo. Ha fatto reclutare “Makao”, l’altra gigantesca guardia del corpo di Maron, e Makao è a sua volta amico di  Awad Bendaud, un delinquente comune che ha ammesso di aver ospitato in un suo appartamento di Saint Denis, “senza sapere chi fossero”, i due ultimi (pretesi) attentatori in fuga dopo l’eccidio del Bataclàn

Makao

https://fr.wikipedia.org/wiki/Jawad_Bendaoud

Sta venendo fuori di tutto e di più,  Macron  aggrava la sua situazione tacendo, tremebondo, rintanato fra le braccia di Brigitte, lui che s’era creduto Napoleone….Un crollo ben meritato, dopo mesi di esaltazione e di pretesa gloria.

Che caduta. Che caduta di questo “giovane banchiere ambizioso  senza esperienza elettorale, senza partito, senza militanti né radicamento territoriale, ma col sostegno senza  falle della finanza, praticamente di  tutti i media, delle multinazionali”, come scrive il suo biografo Olivier Piacentini; il giovine che Jacques Attali (già banchiere della Banca Europea dello Sviluppo, l’eminenza  grigia  del Trattato di Maastricht e di tutti i presidenti e delle grandi imprese), aveva già “previsto” in una intervista del 21 aprile 2016, quando ancora nessuno conosceva Macron: “Ho sempre pensato che il prossimo presidente della repubblica sarà  uno sconosciuto.  I francesi vogliono due  cose: un programma ed una azione chiara ed un uomo nuovo. Vedo con piacere che Emmanuel Macron  [..] ha proposto di prendere i migranti sul serio  e di ritenere  che è una fortuna per la  Francia”. ( https://www.lci.fr/france/linvite-darlette-chabot-jacques-attali-1255991.html).

Profezia stupefacente. Dopo di che, come sapete  e  dice Piacentini, “i  francesi non hanno votato Macron; è stato loro impedito, per buone e cattive ragioni, di votare per altri”.   Perché “nella persona di Macron, Attali ha trovato la perla rara: il candidato  che parla il linguaggio delle elites, della mondializzazione, della finanza, dell’Unione Europea, liberato dai partiti e che risponderà solo  alla cerchia di iniziati  nel giro di Attali”.
Ma allora, la caduta di Emmanuel travolto dallo scandalo della sua guardia del corpo, è anche la caduta di Attali e  lo scacco  del suo progetto?

Meglio non correre. C’è un indizio  da tener presente: il video che mostra Benallah mentre, il primo maggio, pesta degli studenti, è stato rivelato per primo da Le Monde. Non  dal Canard Enchainé, ma da Le Monde. Il grigio quotidiano più ufficiale  che esista, il punto di riferimento e portavoce dei poteri veri, del deep state francese, si può  dire.  Un tipo  di direzione giornalistica che, avuto questo tipo di video, l’avrebbe riposto nel cassetto- dopo aver rispettosamente avvertito l’Eliseo, s’intende.

Se dunque Le Monde ha deciso di lanciare il sasso che ha prodotto la frana su Macron, vuol dire che è stato “autorizzato”.  Da chi e perché?

Un articolo non firmato di Egalité et Réconciliation, il sito anti-globalista di  Alain Soral, si pone la domanda  e prova dare la risposta. Raccoglie indizi. Per esempio François Pinault, multimiliardario  padrone di un  conglomerato del lusso (34 miliardi di patrimonio, possiede Palazzo Grassi a Venezia), due settimane prima aveva fatto sapere: “Macron non capisce la gente modesta” (les petites gens).  Un messaggio in codice, da parte di un  potente – amico tra l’altro del ben noto Bernard Henry Lévy? Il progetto di grande riforma  della UE secondo i desideri dell’oligarchia,  che Macron aveva avuto il mandato di cercare di imporre alla Merkel  (“Più Europa”), è fallito. Più in generale, la “cerchia” che fa capo ad Attali ha dovuto constatare le numerose sconfitte che il loro protetto e promosso “volto nuovo” ha accumulato, a danno della causa globalista  ed oligarchica. Dalla figura imbarazzante che ha fatto sulla questione dei migranti rispetto a Salvini,  al  distacco sempre più ostentato del Gruppo di Visegrad, fino al  profilarsi di “una alleanza populista dei governi italiano, ungherese, austriaco contro l’asse Parigi-Berlino-Bruxelles e i suoi commissari”. (Le Monde 4 luglio).

Il nuovo clima politico internazionale, scrive E&R, è sfavorevole “al presidente-banchiere LGBT. Creato per salvare le ambizioni transatlantiche e finanzi ariste dell’Unione Europa, il gioiellino di Attali  è preso nella tenaglia fra i nazionalisti che promuovono il capitalismo produttivista industriale (l’alleanza Trump-Salvini-Putin che punta a smantellare la UE) e la pressione bellicista e nervosa della rete atlantico-sionista che tanto smisurato potere ha in Francia”,  Macron  “ebbro di Mondiale di calcio, di Gay Pride e di Festa della Musica, non   è capace di adeguare  la strategia alla nuova situazione.

Attali e la sua cerchia  stanno elaborando  una  strategia adatta ai tempi. “Bisogna adattarsi al nuovo rapporto di forza per   contrastare l’emergenza del populismo sociale”.

Di fatto, proprio di recente,  durante gli “Incontri Economici di Aix en Provence”, un forum estivo di  quelli che contano (c’era anche Mario Monti) Jacques Attali ha delineato la nuova tattica: non opporsi al “nazionalismo”,  ma adottarlo in qualche modo. Alla conferenza, indossato di nuovo il cappello di mago, profeta e futurologo, ha  annunciato l’era del “nazional-globalismo,  del nazional-nomadismo, della “nazional-governance”….

Alain Soral: “Per contrare il nazional-populismo, Attali lancia il nazional-globalismo: il nazionalismo senza i nazionalisti”.

https://www.egaliteetreconciliation.fr/Pour-contrer-le-national-populisme-Attali-lance-le-national-globalisme-51549.html

Cosa può essere il “nazional-globalismo”? Evidentemente la teoria è incipiente, ha bisogno ancora di ritocchi. Ma quel che conta, ha detto Attali, è  la direttiva:

“Non si deve lasciare la nazione ai nazionalisti”.

Che coincidenza: è lo stesso argomento che il professor Ernesto Galli Della Loggia ha  usato in uno dei suoi fondi sul Corriere, venerdì  20 luglio.

Ha attaccato “l’establishment italiano” per essersi “infatuato dell’idea europeista  più acritica” , addirittura fino alla rinuncia alla sovranità”(sic),  perché in questo modo, “ha regalato il tema della nazione” a populisti estremisti come Salvini. Dunque bisogna “recuperare l’idea di nazione” ma per sottrarla a Salvini.

La contorsione del ragionamento è stata notata da Antonio Socci in un  articolo beffardo, dal titolo: “Lo strano caso di Galli Della Loggia e del Corriere. Salvini ha il torto di aver ragione  senza essere di  sinistra. E non gli sarà  perdonato”.

https://www.antoniosocci.com/lo-strano-caso-di-galli-della-loggia-e-del-corriere-salvini-ha-il-grave-torto-di-aver-ragione-senza-essere-di-sinistra-e-non-gli-sara-perdonato/

Guarda caso, anche L’Espresso ha pubblicato un articolo, a firma di Roberto Esposito,   dove ha “scoperto” che anche la sinistra “recupera l’idea di nazione”. Titolo: “Ora  l’identità piace a sinistra”.  Lo  stesso Galli Della Loggia nota ironico al proposito: “Riscalda l’animo assistere oggi, pur di sbarazzarsi di Salvini, alla rivalutazione della lingua, della bandiera, delle insegne militari, del sangue e del cuore…fa piacere vedere rimesso in auge quel concetto di identità che  per tanto tempo  il benpensante progressista ha  giudicato qualcosa che andava assolutamente escluso dalla storia”.

Potenza di Attali, si potrebbe dire.  I   liberi media mainstream “de sinistra” cominciano a suonare il nuovo tema,, e a trovar dei meriti  nell’”Identità”. Pur di sbarazzarsi di Salvini.

Presto assisteremo ad una rivalutazione  da sinistra, mediatica,  di una “nazione”   ma senza sovranità, fatta di “bandiera sangue e cuore” ma  innocua per la finanza globale? A cosa potrà somigliare? Forse ad un riduzione sub-razionale e regressiva, “sangue e suolo”, delle istanze nazionali autentiche: che non sono tribali, ma razionali: la coscienza che “lo Stato Nazione è l’unico contenitore istituzionale per esercitare la volontà popolare”,  ossia la democrazia –  e la solidarietà  fra cittadini secondo diritto, l’uguaglianza e la giustizia sociale (destra dei valori, sinistra del lavoro, come dice Soral).  Il “sovranismo” non è un sentimentalismo; è la presa d’atto matura e consapevole (da Pater Familias secondo il diritto romano) Wall Street, Fondo Monetario, Unione Europea, sono strumenti di oppressione politica  perché non sono responsabili verso le cittadinanze.

Cosa sarà un “Identitarismo”  che non metta in discussione l’Organizzazione Mondiale del Commercio, come lo vuole  e progetta Attali? Un militarismo ottuso? Sangue e suolo? Un tribalismo negroide? Un pullulare di particolarismi? (corsivo nostro)

La rivolta dell’Armée

Frattanto, Nicoals Bonnal segnala una sorta di “ammutinamento” delle forze armate e  polizie, che Macron ha umiliato ed hanno fondatissimi motivi di detestarlo. Secondo lui, non è stato un  goffo incidente quello che ha visto la squadriglia acrobatica, il 14 luglio, aggiungere una linea rossa al tricolore francese: “La  red line è un avvertimento nel linguaggio militare, per preavvertire che la rottura è vicina”.

Anche i due motociclisti della guardia presidenziale che goffamente “cadono” proprio davanti alla tribuna presidenziale, secondo Bonnal,  l’hanno fatto “in omaggio a Marc Granier, motociclista emerito della Guardia presidenziale, 30 anni di servizio, internato  in ospedale psichiatrico per aver  parlato”. Il 4   maggio, in un video di 18 minuti, Marc Granié ha denunciato”gli assassini e gli altri delitti commessi dall’oligarchia che ha preso possesso del Paese”,  parlando di “Un colpo di Stato”. Attualmente, nessuno sa dove sia.

nessuno sa dove sia

http://www.alterinfo.net/Qu-est-devenu-le-CRS-Marc-Granie-Pourquoi-ses-revelations-font-trembler-la-franc-macronnerie-en-marche_a138929.html

Certo è che il potente Prefetto di Parigi, Michel Delpuech, in audizione all’assemblea nazionale   lunedì 23 luglio, non ha esitato a situare lo scandalo Benalla  come conseguenza di “derive individuali, inaccettabili, condannabili, in un quadro di favoritismo malsano.  Mai un prefetto si era permesso di pronunciare  un’accusa così forte e diretta verso un presidente francese; con quel  “favoritismo  malsano”, Delpuech è giunto a sfiorare l’aperta allusione all’omosessualità di Macron. Palesemente, tutta la sécurité ne  ha piene le scatole del ragazzotto.

Il difficile è liberarsi di Macron. La legge rende il presidente-re  praticamente inamovibile. “Ora, bisogna tenere i  quattro anni che vengono, nonostante il rigetto viscerale della nazione, nella lacerazione del  corpo elettorale  del caos politico”, ha  scritto Le Figaro.

A meno che Attali non escogiti qualche altro mezzo per smaltire la sua  scelta sbagliata, che ha mancato ai  compiti, s’è comportata come un bambino viziato e ormai non serve più.

 

 

L’articolo LA CADUTA DI MACRON. DECISA DAI SUOI CREATORI? proviene da Blondet & Friends.

Fuoco di sbarramento

Iniziano a manifestarsi le prime preoccupazioni per il nuovo governo giallo/verde (Lega/5 Stelle) formatosi dopo lungo travaglio sulla scena politica italiana. Il primo ad esprimere tali preoccupazioni è stato il finanziere speculatore George Soros intervenuto a Trento ad un convegno sull’economia. “Sono molto preoccupato» della vicinanza del nuovo governo alla Russia”. Ha dichiarato il finanziere e speculatore statunitense George Soros, ricordando che «questo è un aspetto su cui si trova d’accordo il nuovo governo, hanno detto che sono a favore della cancellazione delle sanzioni contro la Russia». (….) “« La Russia è una forte minaccia e sono davvero preoccupato, c’è una stretta relazione tra Matteo Salvini e Putin», ha proseguito Soros. Vedi: Soros preoccupato…. E’ superfluo ricordare che Soros è un acerrimo nemico di Putin, visto che fra l’altro, è stato lui uno dei principali finanziatori del Golpe di Maidan, preceduto da una finta “rivoluzione colorata” che ha portato al governo il governo fantoccio di Poroshenko. Non a caso se dovesse entrare in Russia Soros sarebbe immediatamente arrestato per le sue molteplici attività sovversive, tollerate in quasi tutti i paesi europei (tranne l’Ungheria che ha cacciato lui e le sue ONG), ma non in Russia dove hanno capito quali siano le reali attività del personaggio, ricevuto affabilmente in Italia da Gentiloni e amico e finanziatore della Bonino (quella del “Più Europa”). Il secondo ad essere “preoccupato” è il segretario della NATO Jens Stoltenberg il quale ha manifestato tali preoccupazioni nell’apprendere che il nuovo Governo Italiano sta riconsiderando l’impegno delle missioni internazionali mangia soldi dell’Italia ed in particoare medita di ritirare la missione militare in Afghanistan dopo circa 17 anni che reparti italiani si alternano in quel paese disastrato (anche grazie alla presenza della NATO).

Il segretario generale NATO Stoltenberg

Non si capisce a che cosa serva mantenere una costosa presenza di militari e mezzi delle Forze Armate italiane in un paese che non ha alcun rapporto con gli interessi nazionali dell’Italia e che è solo una pedina nella strategia egemonica di Washington in Asia. Altro preoccupato è l’inviato speciale dell’amministrazione Trump in Europa, Kurt Volker, il quale, nel corso della sua ultima visita in Italia, ha dichiarato che ” le sanzioni alla Russia “sono misure europee, non italiane. Non rispettarle provocherebbe prima di tutto un problema con Bruxelles”. Vedi: Italia non tolga le sanzioni alla Russia.. Naturalmente Volker finge di non sapere che le sanzioni alla Russia sono state imposte alla UE dagli USA dietro minacce e ricatti contro chi non si fosse adeguato alla linea stabilita da Washington. Questa preoccupazione deriva dal fatto che già prima di andare al governo Matteo Salvini, aveva dichiarato che, una volta a Palazzo Chigi, avrebbe tolto le sanzioni a Mosca e questa intenzione è stata inserita anche nel contratto di governo. Altri preoccupati in linea diretta sono le ONG che operano nel Mediterraneo nel business del traghettamento e importazione di masse di migranti clandestini. Un “lavoro” svolto in coordinamento con le organizzazioni degli scafisti, con la mafia internazionale che gestisce il traffico fin dal trasferimento dei migranti dai paesi africani verso la Libia e in collegamento con le Cooperative in Italia che gestiscono l’accoglienza. Un business milionario che ha arricchito tutti i soggetti coinvolti e che sarebbe drammatico perdere per l’ostinazione del nuovo Ministro degli interni. Già pronto tuttavia il contropiano per ostacolare l’interruzione del programma: le ONG si attiveranno assieme agli scafisti per favorire naufragi ed affogamenti vari in mare aperto in modo da toccare le “corde” della “sensibilità umanitaria” e mettere sotto accusa le politiche anti umanitarie del nuovo Governo. Pronti ad articoli di fuoco gli editorialisti di Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera e i servizi della RAI, delle altre TV con pesanti attacchi che saranno scatenati da Roberto Saviano, dalla Bonino e altri della compagnia di giro mondialista che prospera sul fenomeno delle migrazioni in Italia. Sicura anche una denuncia dell’ONU e di varie organizzazioni umanitarie finanziate da Soros.

Nave delle ONG sbarca i migranti

Da ultimo sono preoccupati anche alcuni governi africani che temono di vedersi rimpatriare molti degli elementi di cui si erano sbarazzati, favorendo il traffico dei miganti. E’ noto che in alcuni paesi erano state svuotate le carceri ed inviati sulle coste italiane tutti gli elementi indesiderabili. in particolare in Nigeria dove sono riusciti a liberarsi di molti elementi della potente mafia nigeriana sarebbe tragico per quel paese vedere rimpatriati i componenti delle bande esperti in sezionamento di corpi delle proprie vittime. Tutto lascia prevedere che sarà una corsa ad ostacoli quella di Salvini e del Nuovo Governo Giallo/Verde, il percorso sarà pieno di trappole e richiederà doppia attenzione.

https://www.controinformazione.info/preoccupazioni-diffuse-per-le-mosse-del-nuovo-governo-giallo-verde/

Alla canna del gas

Merkel incontra Putin  per  la seconda volta in meno di un mese  e – oh sorpresa – sulla Siria si è avvicinata alle posizioni russe. Lo ha fatto menzionando esplicitamente il  il processo di Astana – una vera novità da parte di un membro dell’Alleanza Occidentale. Ad Astana, Russia, Iran e Turchia hanno assunto il ruolo di garante per le zone di sicurezza  della Siria . Finora, le potenze occidentali hanno voltato le spalle ad Astana –  al modo occidentale, ossia   non rifiutandolo o criticandolo,  ma ignorando, come se non esistesse. Per l’Occidente, esistono solo i colloqui di mediazione di Ginevra, in teoria sotto l’egida dell’ONU,  in realtà gestite dal “Piccolo gruppo americano sulla Siria” (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita e Giordania), ossia i gestori dell’esercito jihadista scatenato contro Assad. Insieme a Putin,  Merkel ha ora affermato che il processo di Astana e i colloqui di mediazione dell’ONU a Ginevra dovrebbero essere armonizzati.  Ha anche aggiunto  ha affermato che ora è il momento di avvicinarsi alla riforma costituzionale in Siria. Questo è esattamente ciò che i russi hanno a lungo proposto e perseguito con insistenza .  Ha evitato  di denunciare il coinvolgimento militare dei russi in Siria, fino ad allora pratica comune occidentale quando si trattava della Siria.

 

Alla Cancelliera,   tale concessione costa poco. Nel Nord della Siria s’è sistemata la Turchia e Erdogan non ha lasciato dubbi che  la sua sarà una occupazione permanente. Ad Est, gli americani si sono stabiliti con 15 basi militari. Israele  non fa mistero di volersi tenere le alture del Golan per sempre, e i russi hanno dimostrato (durante gli ultimi raid israeliani su presunti bersagli iraniani in Siria) di non potere o non volere opporsi.  I russi tengono saldamente  l’Occidente siriano.  Lo spazio per uno stato laico e  garante delle etnie e minoranze religiose come era la Siria di Assad, non sembra grande.

Piuttosto, quando Putin ha criticato le sanzioni   europee contro la Siria provocano una gratuita sofferenza alle popolazioni civili e  impediscono la ricostruzione, la Merkel (che qui potrebbe far molto) non ha risposto, ma  ha chiesto che Putin esercitasse la sua influenza in modo che coloro che erano fuggiti dal paese   (non volendo sostenere né Assad né i jihadisti) non fossero stati espropriati in loro assenza.

Salvare il Nord Stream 2 (dal padrone americano)

Il  motivo vero dell’incontro, però,  e il meno trattato nella conferenza-stampa  comune, è  naturalmente il NordStream 2, il  raddoppiato gasdotto sotto il Baltico,  oggi  al centro della vera e propria tempesta di sanzioni, minacce di dazi e atti ostili che “l’alleato americano” sta facendo grandinare sulla UE,  e la Germania in  particolare.

“Gli Stati Uniti si oppongono  espressamente  al progetto di gasdotto tedesco-russo Nord Stream “, ha scritto il Deutsche Wirtschafts Nachrichten: “gli americani vogliono abbattere il progetto nonostante gli sforzi del governo tedesco per un compromesso.”Useremo tutti i nostri poteri di persuasione”, ha detto qualche giorno fa Sandra Oudkirk, rappresentante dell’energia del Dipartimento di Stato americano, a Berlino: “Saremmo felici se il progetto non si concretizzasse”. Gli Stati Uniti affermano che i paesi dell’Europa orientale diventeranno più russi  esposti alla pressione russa.   “Le garanzie dalla Russia non sono affidabili”, ha detto.  In passato, la Russia aveva temporaneamente interrotto il rubinetto del gas in conflitto con l’Ucraina e colpito altri paesi dell’Europa orientale.Il Mar Baltico, attraverso il quale il gasdotto deve funzionare, è anche una regione militarmente sensibile.

La questione delle possibili sanzioni statunitensi nei confronti delle società o dei paesi partecipanti non è stata ancora avanzata esplicitamente dalla Oudkirk .Ha sottolineato, tuttavia, che le condizioni sono state create negli Stati Uniti l’anno scorso.

“Gli americani vogliono che gli europei acquistino il gas naturale liquefatto (LNG) negli Stati Uniti.Con questa offerta le quote di mercato dei russi dovrebbero essere cacciate via.Il partner più importante degli Stati Uniti è la Polonia, che è in concorrenza con la Germania per la posizione di hub energetico europeo.

“Gli stati del Nord  dell’UE, che sono anche in gran parte contrari al Nord Stream 2, hanno deciso mercoledì di proporre l’idea di offrire agli Stati Uniti l’acquisto di GNL per contrastare le tariffe punitive”. Quindi i satelliti economici della Germania le si rivoltano contro e si alleano con “l’alleato” per affossare il bellissimo affare energetico con Gazprom.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/merkel-da-un-po-di-ragione-a-putin-quanto-permette-il-padrone/

Il sovranismo in due parole

Dal dopoguerra fino alla metà degli anni ’80 nel nostro paese era vigente un sistema di indicizzazione dei salari – la cosiddetta “scala mobile” – che consentì alla maggioranza degli italiani di emergere dalle condizioni di miseria del dopoguerra. La classe media impiegatizia rappresentata dai “baby boomers” sperimentò una scalata sociale poderosa, migliorando le proprie condizioni di vita, investendo nell’acquisto di una casa e garantendosi quote crescenti di benessere. Erano i nostri genitori e ognuno di noi può avere conferma di ciò che sto scrivendo attraverso le loro testimonianze dirette.
Gli shock petroliferi del ’73 e del ’79, generati da cause esogene (la Guerra del Kippur e la rivoluzione iraniana) portarono il prezzo del greggio a lievitare in modo sconsiderato, da meno di 4$ al barile del 1973 a più di 11 nel 1975 e poi da 15$ del 1979 a 39$ nel 1980. Questo aumento vertiginoso della fonte energetica primaria di cui non disponiamo generò un’impennata dei tassi di inflazione, ma la ricchezza della classe media fu protetta grazie all’indennità di contingenza e produsse un effetto positivo di cui hanno potuto godere tutte le famiglie italiane: l’abbattimento del costo dei mutui. Questa è una delle concause che hanno contribuito a consegnare al nostro paese il primato mondiale di proprietà di immobili ad uso abitativo da parte delle famiglie. Un ulteriore effetto positivo si registrò sul debito pubblico. In quegli anni, infatti, le politiche di deficit adottate per finanziare la spesa pubblica e i crescenti costi dello stato sociale facevano abbondantemente sforare del 10% del PIL i disavanzi. Nonostante ciò, il debito galleggiava intorno al 50% del PIL, salendo e scendendo di anno in anno. Com’era possibile? La nostra banca centrale aveva ancora pieno potere di controllo dei tassi di indebitamento, pertanto lo Stato finanziava la spesa pubblica emettendo titoli anche a tassi reali negativi (poco sotto l’inflazione), che venivano acquistati per la gran parte dalle famiglie italiane che volevano difendere i loro risparmi. Fu mio padre a raccontarmi che in quegli anni acquistava una quantità considerevole di titoli di stato. Dunque lo Stato aveva in mano uno strumento, quello del controllo dei tassi, che consentiva di operare una politica monetaria che finanziava la spesa pubblica generando un debito “non oneroso” e che costituiva fonte di allocazione dei risparmi per le famiglie.
A seguito di questo decennio di inflazione a due cifre (1973-1983), tuttavia, si avviò il dibattito sulla necessità di rivedere il meccanismo di indicizzazione, che si riteneva corresponsabile del perdurare degli elevati livelli di inflazione, che nel frattempo si era comunque dimezzata. Il dibattito sfociò in una serie di provvedimenti volti a limitare prima (1984) e a eliminare poi (1992) la scala mobile. Contemporaneamente, alla fine degli anni ’70 si decise di avviare un processo di sottrazione dell’emissione dei titoli di stato dal controllo pubblico, sottoponendo la spesa dello Stato alla legge della domanda e dell’offerta dei titoli sul mercato finanziario, senza esercitare più quel potere di calmieramento dei tassi da parte della Banca d’Italia. Questa decisione, nota come “divorzio tra Tesoro e banca d’Italia”, produsse anche una crisi di governo, rimasta alla storia come “lite delle comari”, dovuta alla divergenza di vedute tra l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta (promotore del divorzio) e il ministro delle finanze Rino Formica. Uno dei primi detrattori della scelta infelice, Federico Caffè, preconizzò l’esplosione del debito per la componente interessi che si sarebbe poi generata nel decennio successivo. Dal 1981, anno del divorzio, in dieci anni il nostro debito pubblico, finanziato a tassi stabiliti dalla libera contrattazione del mercato, raddoppiò, essenzialmente a causa della componente interessi.
Queste due scelte, quella di non adeguare i salari all’inflazione e quella di obbligare lo Stato a finanziarsi senza controllo dei tassi, furono adottate in ragione del fatto che l’avanzamento del processo di integrazione europea richiedeva questi “sacrifici”, perché l’unione economica e monetaria che si sarebbero realizzate negli anni ’90, prevedevano lo svincolamento dell’operato delle banche centrali dal rapporto di dipendenza dagli esecutivi e la progressiva riduzione del tasso di inflazione entro i valori desiderabili per l’allora Comunità Europea, cioè per la Germania.
Fu così che sacrificammo un modello di sviluppo che caratterizzava il nostro paese per aderire a un modello di organizzazione economica e sociale importato dal nord Europa. Dal 1992 in poi, la storia dovremmo conoscerla ormai tutti: stallo salariale, blocco del turnover, prelievi dai conti correnti, manovre “lacrime e sangue”, riforme che stanno distruggendo la sanità, la scuola, l’assistenza e la previdenza pubblica e vincoli di bilancio sempre più stringenti per ritrovarci, alla fine, un debito pubblico più elevato, un tasso di disoccupazione doppio rispetto a quello degli anni ’70 e un futuro nero davanti ai nostri occhi. Secondo voi, dico, ne è valsa la pena?
Tornare sui nostri passi si può. Per andare avanti verso un futuro migliore. Se a un bivio hai sbagliato strada, cosa fai? Procedi per la direzione sbagliata o cerchi di porre rimedio tornando sui tuoi passi per riprendere la retta via?

Gianluca Baldini

La grande truffa

di Carlo Bonaiti Cominciamo con due dati: abbiamo un debito pubblico di 2.230 mld. pari al 132% del PIL. Paghiamo ogni anno quasi 90 mld. di interessi (la terza spesa italiana dopo la previdenza e la sanità) senza, peraltro, riuscire ad intaccare il debito. E la narrazione corrente ci vuole direttamente responsabili (noi cittadini) per aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità !!! La storia: dal 1960 al 1981 il rapporto D.P./PIL è sempre stato inferiore al 60% (circa il 58%) che rappresenta il valore che i burocrati di Bruxelles considerano adeguato per definire una economia sana. Dopo il 1981 il rapporto sale improvvisamente a circa il 130%. Ma cosa successe nel 1981? Per volere dell’allora ministro Andreatta avviene il divorzio tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro, mettendo fine alla possibilità del governo di finanziare il disavanzo. Ma che succedeva prima? I titoli che lo stato emetteva per finanziarsi e che non riusciva a vendere erano comprati dalla Banca d’Italia ad un tasso prefissato, basso. Dopo il divorzio lo Stato, senza questo “effetto paracadute”, per poter vendere tutti i titoli emessi (cioè per renderli allettanti) si vede costretto ad innalzare i tassi di interesse e questa è una delle cause principali che ha comportato l’innalzamento del debito pubblico. Ma cosa spinse Andreatta a questa scellerata decisione? Come raccontò lui stesso dieci anni dopo in una lettera pubblicata sul Sole 24 Ore, questo stravolgimento strutturale fu necessario per salvaguardare i rapporti tra Unione Europea e Italia. Ad essere in pericolo era infatti la partecipazione del nostro Paese all’interno dello Sme (l’accordo precursore del sistema Euro). Sia Andreatta che Ciampi, quindi, agirono non nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale ma sotto la pressione di spinte sovranazionali.

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Sovranisti

Ammetto pubblicamente di aver visto sbagliato.
Aveva ragione Bagnai! Il partitino (anzi “er partitino”) dal basso non si può fare.
Almeno alle condizioni attuali, aggiungo io, vediamone alcune:
– 1 – la più semplice: non ci sono i soldi e chi li ha non li offre alla politica che non garantisce “il voto utile”
– 2 – i media sono tutti controllati dagli avversari e noi non abbiamo voce alcuna
– 3 – il più grande movimento di opposizione è gestito da incompetenti (… ma onesti) e punta tutto su fattori ininfluenti causando ancor maggiore disinformazione
– 4 – i gruppetti sedicenti “sovranisti” sembrano competere come pulci sulla groppa di un elefante invece che unirsi e battersi insieme
– 5 – sempre sul versante precedente si registrano: personaggi dall’ego smisurato che si fanno la propria setta, cattedratici che aspettano di salire sul carro del vincitore (e si caro Bagnai è anche a causa tua che si sta avverando ciò che hai previsto!), idem per studiosi, giornalisti (minori, gli altri tengono famiglia), professionisti, imprenditori e compagnia cantante, insomma tutti quelli che potrebbero formare un’avanguardia compatta e determinata a vincere questa dittatura dei mercati
– 6 – la più spinosa: non c’è un popolo italiano da risollevare. Le “masse italiche” non sono un popolo. Vanno “indotte a remare per lo stesso verso”, come fecero i grandi statisti costituenti e componenti dei primi governi post bellici.
– 7 – Ma se una avanguardia compatta non si crea per effetto del punto – 5 -, mai ci sarà il substrato necessario per far nascere degli statisti degni di questo titolo onorevole e capaci di riportare la democrazia e il benessere nel nostro Paese.

E al momento, neanche l’ombra di una soluzione ad una delle sopracitate cause.

Bagnai aveva ragione, io torto.
E se invece che arrampicarsi sugli specchi, ora in molti che si sono spesi con me per tornare alla legalità costituzionale, abbandonassero certe “rigidità” e riconoscessero i propri errori (me compreso, ovviamente), forse una luce in fondo al tunnel la potremmo far vedere a tutti.

Simone Boemio