Verso Varsavia

L’Iran ha fortemente contestato l’evento in Polonia; Il ministro degli Esteri iraniano Jawad Zarif ha condannato la prossima conferenza come un “disperato circo anti-iraniano”. Teheran si prepara a resistere ed a reagire ad una aggressione degli USA e dei suoi alleati mobilitando tutte le sue forze.

Donne iraniane in protesta

Organismi internazionali come, l’”International Crisis Group” nel suo rapporto , dedicato al terzo anniversario dell’accordo nucleare iraniano, notando l’impegno iraniano per l’attuazione del Piano d’azione globale congiunto (JCPOA ), non esclude che la pazienza di Teheran “possa finire”.
La ragione di ciò è la politica degli Stati Uniti, che è uscita dal JCPOA nel maggio 2018. Come sottolinea il rapporto, la Casa Bianca è determinata a cancellare l’economia iraniana dalla faccia della Terra, a rimuovere gli investitori internazionali e i partner commerciali dal paese e a portare gli iraniani nelle strade a protestare contro il regime. Un piano di sobillazione preannunciato simile a quello attuato in Siria e, in precedenza, in Libia. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno cercando di fare tutto questo entro il 2020, quando, in conformità con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che sancisce l’accordo nucleare del 2015, l’embargo sulla fornitura di armi convenzionali all’Iran verrà revocato.

https://www.controinformazione.info/si-profila-il-piano-usa-di-aggressione-contro-liran/

La Cina è vicina

Nel 2004, il governo ceco approvava l’esportazione del sensore passivo VERA in Cina. Ma a causa delle tensioni sino-statunitensi, Washington costrinse Praga a rigettare la vendita. La stessa possibilità esiste oggi. Nelle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, i Paesi dell’Europa centrale e orientale potrebbero dover decidere da che parte stare. Il documento politico della Cina sull’Unione europea è un esempio calzante in quanto riecheggia la descrizione strategica dei Paesi dell’Europa centrale e orientale citati in precedenza. Cina ed Europa sono attori importanti nel plasmare la multi-polarizzazione e la globalizzazione.
La posizione comune e gli interessi d’entrambe le parti nell’ordine globale riflettono l’emergente empatia della Cina nelle relazioni coll’Europa. Ancora più importante, la Cina chiede anche all’Europa di aprire il proprio mercato alle società cinesi. Non sorprende che quest’anno Cina e Paesi dell’Europa centrale e orientale continueranno a tenere il summit annuali dei leader in Croazia, che sarà l’ottavo dal primo tenutosi a Varsavia nel 2012. L’attesissimo Ponte Peljesac in Croazia, che la Cina costruisce, è un progetto di infrastrutture strategiche. Una volta completato, collegherà le regioni settentrionali e meridionali del Paese. Il progetto è visto come un dono che onora l’instaurazione di relazioni diplomatiche tra Cina e Croazia. Inoltre, il più grande sforzo d’investimento della Cina da parte di NORINCO, il Senj Wind Power Project, fu anche testimoniato dal primo ministro croato Andrej Plenkovic e considerato come segno della futura cooperazione tra Cina e Croazia.

http://aurorasito.altervista.org/?p=4629

5 paesi che hanno abbandonato il dollaro

di Paul Antonopoulos – 06/01/2019

5 Paesi che hanno abbandonato il dollaro USA

Fonte: Aurora sito

L’anno 2018 è stao pieno di eventi che dividevano il mondo in due campi: uno dei Paesi che ancora supportano l’uso della valuta statunitense come strumento finanziario universale e l’altro formato da chi decide di abbandonarlo. RussiaToday pubblicava l’elenco di Paesi del “fronte anti-dollaro” spiegando perché decidevano di cercare un’alternativa alla valuta statunitense.

Cina
L’attuale guerra commerciale USA-Cina e le sanzioni imposte ai principali partner commerciali di Pechino hanno spinto la Cina a prendere provvedimenti per ridurre la dipendenza dal dollaro. Sebbene Pechino sia ancora il principale creditore degli statunitensi, la People’s Bank of China riduceva i titoli del Tesoro USA al minimo da maggio 2017. Oggi Pechino cerca d’internazionalizzare la propria valuta, lo yuan. Nel 2018 il governo cinese adottò diverse misure per rafforzare la propria valuta: accumulando riserve auree, lanciando contratti futures sul petrolio denominati in yuan e utilizzando la propria valuta nel commercio coi partner.

India
L’India, essendo la sesta economia più grande del mondo, è anche uno dei maggiori importatori di beni sul pianeta. “Non sorprende che la maggior parte dei conflitti geopolitici globali e sanzioni imposte ai partner commerciali influenzino direttamente questo Paese asiatico”, sottolineano gli autori dell’articolo. Di fronte alle sanzioni imposte da Washington contro Mosca, Nuova Delhi decideva di pagare in rubli i sistemi antiaerei russi S-400. Il Paese ha anche usato la rupia per comprare petrolio iraniano dopo che Washington ripristinava le sanzioni precedentemente imposte a Teheran. Nel dicembre 2018, India ed Emirati Arabi Uniti siglavano un accordo bilaterale di cambio delle valute per incrementare commercio e investimenti nelle proprie valute. Il cambio è un contratto internazionale siglato da una borsa valori e afferma che le due parti si impegnano a scambiare uno strumento finanziario con un altro entro termini e condizioni prestabiliti.

Turchia
Nel 2018, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan annunciava i piani per porre fine al monopolio del dollaro USA perseguendo una politica volta ad escluderlo dal commercio coi partner. Secondo il presidente, Ankara si prepara ad effettuare transazioni commerciali con Cina, Russia e Ucraina utilizzando le valute nazionali. Inoltre, è possibile che la Turchia sostituirà il dollaro negli scambi coll’Iran. Questa decisione fu motivata da ragioni sia politiche che economiche. Le relazioni tra Ankara e Washington si deteriorarono dopo il fallito tentativo di colpo di Stato del luglio 2016. In quell’anno, diversi media riferirono che Erdogan sospettava che gli Stati Uniti fossero coinvolti nel tentato golpe. Il leader turco accusò Washington di ospitare il religioso esiliato Fethullah Gulen, che, secondo le autorità turche, orchestrò il tentato colpo di Stato. Inoltre, l’economia turca subiva la crisi valutaria dopo che Washington introdusse sanzioni per rispondere all’arresto del pastore Andrew Brunson in Turchia, accusato di avere legami col movimento Fethullah Gulen e di sostenere il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato terroristico da Ankara. Nell’ottobre 2018, Brunson fu rilasciato e gli Stati Uniti tolsero due ministri turchi dalla lista delle sanzioni. Erdogan ripetutamente criticò Washington per aver iniziato la guerra commerciale globale, sanzionato la Turchia e cercato d’isolare l’Iran. La decisione del membro della NATO di acquistare i sistemi di difesa antiaerea russi S-400 gettava olio sul fuoco.

Iran
Il ritorno trionfale dell’Iran sul panorama commerciale globale non è durato a lungo, secondo RT. Poco dopo la vittoria alle elezioni presidenziali, Donald Trump decise di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo nucleare firmato coll’Iran nel 2015. Da allora, Teheran è ancora una volta severamente sanzionato da Washington, che minacciava di punire qualsiasi Paese che violi tali misure. Le sanzioni costrinsero Teheran a cercare alternative al dollaro USA per pagare le esportazioni di petrolio. Di conseguenza, l’Iran concluse un accordo coll’India secondo cui Nuova Delhi può importare petrolio iraniano utilizzando un meccanismo di pagamento basato sulla rupia. Inoltre, Iran e Iraq pianificano l’uso del dinaro iracheno nelle operazioni bilaterali per ridurre la dipendenza dal dollaro se nel settore bancario iraniano ci saranno problemi causati dalle sanzioni statunitensi.

Russia
Il Presidente Vladimir Putin osservava che gli Stati Uniti “fanno un colossale errore strategico, minando la fiducia nel dollaro come valuta di riserva universale”. Il Ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, aveva detto che il Paese deve ridurre le riserve in titoli di Stato USA a favore di attività più sicure come rublo, euro e metalli preziosi. La Russia ha già adottato una serie di misure per “dedollarizzare” l’economia per via delle sanzioni che gli Stati Uniti continuano ad introdurre dal 2014. In particolare, Mosca sviluppava il sistema di pagamento nazionale alternativo a SWIFT, Visa e MasterCard. Mosca poteva abbandonare parzialmente il dollaro nelle esportazioni, firmando accordi di scambio con diversi Paesi, tra cui Cina, India e Iran, secondo gli autori dell’articolo. Inoltre, la Russia propose di utilizzare l’euro anziché il dollaro negli scambi coll’UE.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61404

Esplorazione lunare cinese

E’ il primo sbarco sul lato nascosto della Luna nella storia dell’umanità. I media cinesi riferivano che l’esploratore lunare Chang’e 4 è atterrato con successo alle 2:26 UTC del 3 gennaio nel lato nascosto della Luna, mai esplorato prima. Così il Paese asiatico è la prima nazione nella storia a far allunare con successo una sonda in questa zona della Luna. Secondo la China Central Television, lo sbarco, che si svolgeva relativamente vicino al luogo predeterminato, permette di “aprire un nuovo capitolo” nello studio della Luna. La sonda Chang’e-4 aveva già inviato la prima immagine della faccia nascosta della Luna dopo lo sbarco. L’8 dicembre, la Cina lanciò la sonda col missile Long March-3B per esplorare il lato nascosto del satellite naturale della Terra. La sonda prende il nome dalla dea della Luna della mitologia cinese. Si prevede che effettui misurazioni e raccolta di rocce che potrebbero rivelare nuovi dettagli sulla regione lunare più lontana dalla Terra.
L’importanza della missione del Chang’e-4 è che il settore lunare su cui è diretto ha una composizione diversa rispetto ai siti già esplorati. Yingzhuo Jia, dell’Accademia delle Scienze dell’Università della Cina, e il suo gruppo di lavoro spiegavano che, oltre a studiare il lato oscuro della Luna, tenteranno uno studio di radioastronomia a bassa frequenza della superficie e analisi topografiche e compositive mineralogiche della regione su cui viaggia il “rover”. Il progetto include anche un esperimento biologico che dovrebbe mostrare se è possibile la vita in quella parte della Luna, e a tale scopo Chang’e-4 ha a bordo semi di patata e ‘Arabidopsis’, una pianta legata al cavolo e senape, così come uova di bachi da seta. Coll’esperimento, Pechino prevede di creare una piccola “biosfera lunare” e per raggiungere l’obiettivo, depositerà un cilindro di alluminio coi semi e le uova sulla faccia nascosta della Luna. Il contenitore da tre chilogrammi conterrà acqua, aria, una piccola telecamera e un sistema di trasmissione in modo che i ricercatori possano osservare l’evoluzione del processo dalla Terra, a 384400 chilometri di distanza.
Il prossimo obiettivo della Cina sarà lanciare la sonda Chang’e-5, che avrà come missione portare campioni della Luna sulla Terra.

http://aurorasito.altervista.org/?p=4540

La presa del potere

E l’Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar

Giorgio Gaber

 

Ebbene: solo pochi giorni fa  il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi  ha specificato che  “spetta alla BCE”  dire a chi appartengono le riserve auree   dello Stato italiano (le quarte del mondo, 2400 tonnellate): di fatto dando implicitamente ragione a Fuest e Sin  e mettendo  già le  nostre riserve “a garanzia”  dei tedeschi  a disposizione della BCE e non dello Stato, ossia del Tesoro.  Con questa aggravante: che Fuest e Sinn  in realtà sanno di star affermando assurdità, e  quel che vogliono ottenere imponendo il Target 3 è né più né meno che “l’uscita furtiva dall’euro”  perché capiscono che   la Germania  ha  tratto dalla moneta unica “imperfetta” tutti i vantaggi che poteva ottenere  – mentre gli oligarchi euro-inomani italiani, per salvare l’euro, sembrano  davvero pronti ad  anticipare le riserve d’oro nazionali  “a garanzia”  dei nostri  pretesi “debiti”   passati e futuri a  disposizione della Bundesbank.

Che si fa? Si va “coi carri armati”  a riprenderci il nostro?  Quali carri armati? E il governo giallo-verde capisce quel che stanno architettando  i tedeschi? Sono culturalmente in grado di capirlo e moralmente in grado di impedirlo?

https://www.maurizioblondet.it/il-pericolo-merkel-non-e-cessato/

A Ovest niente di nuovo

In realtà tutto questo è avvenuto in varie tappe a cominciare dal 1944dove alla conferenza di Bretton Woods  il dollaro fu elevato al rango di valuta di riserva internazionale e vennero messe le basi per la creazione del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Proseguì nel 1947 quando l’amministrazione Truman fece approvare il  National Security Act che spostava l’economia degli Stati Uniti verso un peso preponderante dell’industria bellica e varava un vasto apparato di sicurezza e di intelligence.  Si arriva al 1948 quando uno dei mandarini del Dipartimento di Stato, George Kennan, l’uomo incaricato di mettere a punto le politiche di contenimento dell’Unione Sovietica, mise a nudo il senso della politica estera Usa: “Abbiamo circa il 50 per cento della ricchezza mondiale, ma solo il 6,3 per cento della sua popolazione … Il nostro vero compito nel prossimo periodo è di elaborare un modello o relazioni che ci consentano di mantenere questa posizione di disparità. Per fare ciò, dovremo fare a meno di tutto il sentimentalismo e i sogni ad occhi aperti … Dovremo fare i conti direttamente con la concezione della potenza “. Nel1949, sulla base di queste considerazioni nasce la Nato e nel 1950prende vita il piano Marshall pensato con l’obiettivo immediato di risollevare l’economia continentale fermando così l’influenza sovietica e quello a più vasto raggio di creare in Europa un mercato per le esportazioni statunitensi. E’ ben noto che un a fetta considerevole di aiuti economici del piano (12 miliardi in totale) furono utilizzati  per finanziare varie operazioni segrete sotto gli auspici della CIA, per penetrare e sovvertire quei governi e partiti politici che dimostravano interesse interesse verso le idee socialiste e comuniste. E da questo punto di vista non è che sia cambiato molto: nella ” The Untold History of the United States” i due autori, Peter Kuznick e Oliver Stone, rivelano che una di quelle operazioni segrete riguardava il sostegno di un esercito di guerriglieri in Ucraina, che era stato creato dalla Wehrmacht nella primavera del 1941 con l’aiuto di Stephan Bandera, Talvolta pare che poca acqua scorra sotto i ponti visto il nefasto ruolo di Washington e dei suoi alleati nel sostenere e favorire In Ucraina la rinascita dell’ultra nazionalismo in forma fascistoide  ai nostri giorni.

Ma i soldi del piano Marshall servirono anche a creare nel 1951 la Ceca, primo nucleo continentale e diretto antenato del Mec, della Cee e poi della Ue . E’ abbastanza naturale in questa prospettiva che l’Europa non si sia mai realmente posta come modello alternativo sia pure all’interno della sistema capitalistico, ma abbia finito per seguire le trasformazioni ideologiche del padre padrone, arrivando persino ad esasperare il neoliberismo dell’altra sponda dell’atlantico. Questo senza tuttavia farsi mancare una guerra sotterranea per l’egemonia a ricordo dei vecchi tempi . E’ abbastanza evidente che con la crisi delle elites che dagli anni ’70 in poi hanno portato alle forme di capitalismo finanziario e totalitario che conosciamo oggi, entrano in crisi anche quelle strutture e strategie che sono state piegate a quegli interessi, a quelle prospettive senza esprimere una loro vera soggettività. Dunque anche l’Europa Thatcher –  Merkel e dell’euro afflitta ormai da una crisi endemica aggravata dai diktat di Bruxelles. Tutto sta cambiando, il pendolo comincia un’altra oscillazione, dimostrata anche dall’annunciato ritiro delle truppe americane in Siria, paradossalmente osteggiato dai guerrafondai democratici, ma si alza lo stesso bandiera bianca. La Dc è stata per quarant’anni l’incarnazione dello spirito del piano Marshall e della dedizione atlantista, i socialisti ( si fa per dire) furono tentati dal miraggio in un autonomismo europeo, mentre precipitavano verso Berlusconi che in suo modo folcloristico ha dato finalmente aria agli spiriti neoliberisti. E non riusciamo a rialzarci.

Crisi Europa: non si salvi chi può

La via della seta risorge

Da est a ovest, la Via della Seta risorge attraversando Paesi tra Cina e Mediterraneo. Queste terre sono sempre state di fondamentale importanza nella storia globale, in un modo o nell’altro, collegando est e ovest, fungendo da melting pot in cui idee, costumi e lingue si avvinarono dall’antichità ai giorni nostri. Ci sono ovvi motivi per cui accade. Più importante sono le risorse naturali delle regioni lungo le rotte: dei Paesi del Golfo, dell’ex-Unione Sovietica, ecc. Le comprovate riserve di petrolio solo nel Mar Caspio sono quasi il doppio di quelle degli Stati Uniti. Poi c’è il bacino del Donbas sulla frontiera orientale dell’Ucraina con la Russia, a lungo nota per i giacimenti di carbone che si stima abbiano riserve estraibili per circa 10 miliardi di tonnellate. Anche questa è un’area di crescente importanza a causa della ricchezza mineraria. Le recenti valutazioni geologiche del Servizio geologico statunitense hanno suggerito la presenza di 1,4 miliardi di barili di petrolio e 2,4 miliardi di piedi cubici di gas naturale, nonché un considerevole volume stimato di gas naturale liquido. Accanto a ciò vi sono le forniture di gas naturale del Turkmenistan. Con non meno di 700 trilioni di metri cubi di gas naturale stimato sotto terra, il Paese controlla la quarta riserva del mondo. E poi vi sono le miniere dell’Uzbekistan e del Kirghizistan, il berillio, il disprosio e altre terre rare in Kazakistan vitali per la produzione di cellulari, computer portatili e batterie ricaricabili, così come uranio essenziale per l’energia nucleare e le testate nucleari. Anche la terra stessa è ricca e preziosa. Le terre nere dell’Ucraina, settimo produttore di grano al mondo, è così fertile che quasi un miliardo di dollari viene recuperato e venduto ogni anno. Nuove connessioni attraversano la spina dorsale dell’Asia, collegando questa regione a nord, sud, est e ovest, prendendo molti percorsi e forme diverse, proprio come fece per millenni.
I collegamenti e gli oleodotti sono aumentati notevolmente negli ultimi tre decenni. Treni lunghi mezzo miglio collegano la Cina alla Germania trasportando milioni di computer portatili, scarpe, vestiti, ecc. In una direzione, ed elettronica, parti di automobili e attrezzature mediche nell’altra, in un viaggio via terra che dura 16 giorni, notevolmente più veloce delle rotte marittime. Si sviluppano linee ferroviarie che attraverseranno Iran, Turchia, Balcani Siberia fino a Mosca, Berlino e Parigi e verranno costruite nuove rotte che collegheranno Pechino col Pakistan e il Kazakistan coll’India. Numerosi nuovi voli portano uomini d’affari e turisti dalla Cina in Kazakistan, Azerbaigian, Turchia, Russia, Iran, Golfo Persico, India ed Europa. Ci sono oleodotti e gasdotti che portano energia ai consumatori in Europa, India, Cina e oltre. I gasdotti esistenti e recentemente proposti collegano l’Europa alle riserve di petrolio e di gas nel centro del mondo, aumentando l’importanza politica economica e strategica non solo delle esportazioni, ma anche di quei territori attraverso cui s’intersecano le rotte. Le città sbocciano con nuovi aeroporti, resort turistici, hotel di lusso e edifici storici che spuntano in Paesi che si ritrovano con enormi somme di denaro a disposizione per indulgere in fantasie. Sono stati fondati nuovi importanti centri urbani, come la capitale Astana del Kazakistan, cresciuta dalla polvere in meno di 20 anni. Emergono anche nuovi centri di eccellenza intellettuale. Università, istituti di Confucio e organizzazioni senza scopo di lucro che promuovono la lingua e la cultura cinese vengono istituiti in ogni Paese dalla Cina al Mediterraneo. Nuovi centri per le arti appaiono come musei di Qatar, Abu Dhabi e Baku e la biblioteca di Tashkent. Stabilire quanto vecchi e utili furono i vecchi Paesi in passato può essere molto utile per il futuro ed è una delle ragioni per cui la Cina investe così tanto nel legare la Via della seta all’occidente, riaffermando un patrimonio comune di interessi commerciali e di scambi intellettuali.
Mentre il cuore del mondo prende forma, nascono anche istituzioni e organizzazioni che formalizzano le relazioni in questa regione chiave. Creata originariamente per facilitare la collaborazione politica, economica e militare tra Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Cina, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) è sempre più influente e gradualmente diventa una valida alternativa all’Unione europea. La Turchia ha chiesto di aderirvi a pieno titolo allontanandosi dall’Europa. La Asian Investment Infrastructure Bank svolge un ruolo importante nello sviluppo delle infrastrutture. La storia viene riesaminata e rivalutata. La nuova Via della Seta è la “cintura economica della Via della Seta”. Il mondo cambia intorno a noi. Mentre si passa dall’era del dominio politico, militare ed economico occidentale che subisce pressioni, il senso d’incertezza inquieta. Mentre riflettiamo su quale sia la prossima minaccia, su come affrontare meglio l’estremismo religioso o negoziare cogli Stati che sembrano disposti a ignorare il diritto internazionale, reti e connessioni si congiungono tranquillamente nella spina dorsale dell’Asia; o meglio, vengono ripristinati. Il centro economico mondiale passai dai Paesi tra Cina e Mediterraneo. La Via della Seta risorge.

L’autore è economista e professore all’Università tecnica di Creta, Grecia. L’articolo è il suo intervento al Seminario sulla Via della Seta al Chongyang Institute for Financial Studies all’Università Renmin della Cina, 10 dicembre, Atene.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

http://aurorasito.altervista.org/?p=4141