Fuoco di sbarramento

Iniziano a manifestarsi le prime preoccupazioni per il nuovo governo giallo/verde (Lega/5 Stelle) formatosi dopo lungo travaglio sulla scena politica italiana. Il primo ad esprimere tali preoccupazioni è stato il finanziere speculatore George Soros intervenuto a Trento ad un convegno sull’economia. “Sono molto preoccupato» della vicinanza del nuovo governo alla Russia”. Ha dichiarato il finanziere e speculatore statunitense George Soros, ricordando che «questo è un aspetto su cui si trova d’accordo il nuovo governo, hanno detto che sono a favore della cancellazione delle sanzioni contro la Russia». (….) “« La Russia è una forte minaccia e sono davvero preoccupato, c’è una stretta relazione tra Matteo Salvini e Putin», ha proseguito Soros. Vedi: Soros preoccupato…. E’ superfluo ricordare che Soros è un acerrimo nemico di Putin, visto che fra l’altro, è stato lui uno dei principali finanziatori del Golpe di Maidan, preceduto da una finta “rivoluzione colorata” che ha portato al governo il governo fantoccio di Poroshenko. Non a caso se dovesse entrare in Russia Soros sarebbe immediatamente arrestato per le sue molteplici attività sovversive, tollerate in quasi tutti i paesi europei (tranne l’Ungheria che ha cacciato lui e le sue ONG), ma non in Russia dove hanno capito quali siano le reali attività del personaggio, ricevuto affabilmente in Italia da Gentiloni e amico e finanziatore della Bonino (quella del “Più Europa”). Il secondo ad essere “preoccupato” è il segretario della NATO Jens Stoltenberg il quale ha manifestato tali preoccupazioni nell’apprendere che il nuovo Governo Italiano sta riconsiderando l’impegno delle missioni internazionali mangia soldi dell’Italia ed in particoare medita di ritirare la missione militare in Afghanistan dopo circa 17 anni che reparti italiani si alternano in quel paese disastrato (anche grazie alla presenza della NATO).

Il segretario generale NATO Stoltenberg

Non si capisce a che cosa serva mantenere una costosa presenza di militari e mezzi delle Forze Armate italiane in un paese che non ha alcun rapporto con gli interessi nazionali dell’Italia e che è solo una pedina nella strategia egemonica di Washington in Asia. Altro preoccupato è l’inviato speciale dell’amministrazione Trump in Europa, Kurt Volker, il quale, nel corso della sua ultima visita in Italia, ha dichiarato che ” le sanzioni alla Russia “sono misure europee, non italiane. Non rispettarle provocherebbe prima di tutto un problema con Bruxelles”. Vedi: Italia non tolga le sanzioni alla Russia.. Naturalmente Volker finge di non sapere che le sanzioni alla Russia sono state imposte alla UE dagli USA dietro minacce e ricatti contro chi non si fosse adeguato alla linea stabilita da Washington. Questa preoccupazione deriva dal fatto che già prima di andare al governo Matteo Salvini, aveva dichiarato che, una volta a Palazzo Chigi, avrebbe tolto le sanzioni a Mosca e questa intenzione è stata inserita anche nel contratto di governo. Altri preoccupati in linea diretta sono le ONG che operano nel Mediterraneo nel business del traghettamento e importazione di masse di migranti clandestini. Un “lavoro” svolto in coordinamento con le organizzazioni degli scafisti, con la mafia internazionale che gestisce il traffico fin dal trasferimento dei migranti dai paesi africani verso la Libia e in collegamento con le Cooperative in Italia che gestiscono l’accoglienza. Un business milionario che ha arricchito tutti i soggetti coinvolti e che sarebbe drammatico perdere per l’ostinazione del nuovo Ministro degli interni. Già pronto tuttavia il contropiano per ostacolare l’interruzione del programma: le ONG si attiveranno assieme agli scafisti per favorire naufragi ed affogamenti vari in mare aperto in modo da toccare le “corde” della “sensibilità umanitaria” e mettere sotto accusa le politiche anti umanitarie del nuovo Governo. Pronti ad articoli di fuoco gli editorialisti di Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera e i servizi della RAI, delle altre TV con pesanti attacchi che saranno scatenati da Roberto Saviano, dalla Bonino e altri della compagnia di giro mondialista che prospera sul fenomeno delle migrazioni in Italia. Sicura anche una denuncia dell’ONU e di varie organizzazioni umanitarie finanziate da Soros.

Nave delle ONG sbarca i migranti

Da ultimo sono preoccupati anche alcuni governi africani che temono di vedersi rimpatriare molti degli elementi di cui si erano sbarazzati, favorendo il traffico dei miganti. E’ noto che in alcuni paesi erano state svuotate le carceri ed inviati sulle coste italiane tutti gli elementi indesiderabili. in particolare in Nigeria dove sono riusciti a liberarsi di molti elementi della potente mafia nigeriana sarebbe tragico per quel paese vedere rimpatriati i componenti delle bande esperti in sezionamento di corpi delle proprie vittime. Tutto lascia prevedere che sarà una corsa ad ostacoli quella di Salvini e del Nuovo Governo Giallo/Verde, il percorso sarà pieno di trappole e richiederà doppia attenzione.

https://www.controinformazione.info/preoccupazioni-diffuse-per-le-mosse-del-nuovo-governo-giallo-verde/

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Guerra commerciale

Destra e sinistra sono morte, insieme ai principali mezzi di informazione, i quali oltre a non aver capito il momento storico, sono stati ad inseguire le dirette Facebook dei due leader che dopo gli incontri a porte chiuse non concedevano esclusive se non alle loro pagine personali. E poi c’è un terzo elemento fondamentale che si inserisce: quello metapolitico. E’ la metapolitica ad aver influenzato i due movimenti-partito dominanti accelerando il processo di disgregazione dello status quo, è la metapolitica che oggi detta l’agenda del giornalismo italiano poiché quelle tematiche geopolitiche, economiche e giuridiche definite “fuori dal mondo” diversi anni fa sono diventate oggi mainstream. Ora la pars destruens deve trasformarsi in pars construens affinché il miglior governo possibile per il popolo italiano non diventi il suo carnefice. La coalizione Lega-M5S dovrà inserirsi all’interno di una guerra politico-commerciale tra gli Stati Uniti e la Germania (e l’Unione Europea), i quali hanno giocato un ruolo centrale nella formazione del nuovo governo. In questo braccio di ferro tra Washington, Bruxelles e Berlino ad aver avuto la meglio è stato Donald Trump, favorevole alla disgregazione del continente, attraverso il suo emissario Steve Bannon, il grande teorico del populismo globale, giunto in Italia in modo trionfale. Così mentre tutti i mezzi di informazione hanno posto l’attenzione sul veto del Quirinale a Paolo Savona all’Economia (che poi si è preso gli Affari Ue) si è perso di vista chi doveva essere il ministero degli Esteri, che non a caso è stato l’unico a saltare nelle nuove trattative: Luca Giansanti, ex ambasciatore italiano a Teheran, uomo di grande cultura, e intenzionato a ricostruire il dialogo con Russia e Iran nelle grandi questioni internazionali

estratto da https://www.controinformazione.info/non-deve-essere-una-primavera-europea/

Intervista a Paolo Savona

Fonte: L’Antidiplomatico

“L’operazione Maastricht è stata all’epoca condotta politicamente e tecnicamente molto male. Le poche persone che la pensavano come me sono state emarginate”

di Alessandro Bianchi e Simone NastasiPaolo Savona. 

Ha insegnato economia nelle Università di Perugia, di Roma Tor Vergata, alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione e all’Università Guglielmo Marconi. Fondatore dell’ Open Economies Review e ex presidente di Assonebb, l’Associazione per l’Enciclopedia della Banca e della Borsa. Ministo del’industria (1993-1994). Autore nel 2012 di Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi. Il caso Italia 

– Professore, in un suo articolo pubblicato il 13 ottobre sul sito Formiche.net, vengono ad essere tracciate le strade che l’Italia potrebbe percorrere per uscire dalla crisi. Insieme alla via giuridica tracciata dal Professor Guarino (secondo cui le modifiche dei Trattati europei sarebbero illegittime ai sensi della direttiva 1466/97), Lei scrive come una strada dovrebbe passare per una “grave crisi istituzionale”. Che genere di crisi e come potrebbe svilupparsi?
Parlo del recupero della sovranità monetaria e il ritorno alla lirase fosse possibile limitare l’uscita a questo aspetto della partecipazione all’UE.  Credo tuttavia che l’intera costruzione europea franerebbe e, quindi, ci riprenderemo anche la sovranità di regolare il mercato interno e le relazioni con il mercato internazionale; questa, comunque, resterebbe sotto l’egida del WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, evitando i rischi di una ricaduta dell’Italia in forme di protezionismo. La grave crisi istituzionale riguarderebbe quindi sia noi che l’UE.
– Dagli inizi della crisi sul debito sovrano degli Stati europei, siamo nel 2010, Lei ha sempre ripetuto che l’Italia avrebbe dovuto dotarsi di due piani di sopravvivenza, a seconda che fossimo o meno rimasti nella moneta unica. Nel primo di questi due piani, il piano A, Lei ha sostenuto che l’Italia deve necessariamente sottrarsi al “ricatto” di cedere sovranità in cambio di aiuti finanziari. L’Italia si troverebbe dunque sotto il ricatto delle istituzioni internazionali? 
E’ la visione miope delle istituzioni UE, inclusa purtroppo la BCE. Se un paese membro vuole essere aiutato a superare le crisi del debito pubblico, delle banche o dell’economia deve sottoporsi a una stretta vigilanza europea, ossia perdere quasi interamente la sovranità fiscale e normativa residua. E’ una forma di colonizzazione economica che contrasta con lo spirito democratico dei Trattati. Ho paragonato questa situazione a un assetto costituzionale in cui le leggi approvate dai Parlamenti devono essere sottoposti a organi religiosi che giudicano la loro coerenza ai testi sacri, come in Iran. Perciò ho chiamato il fiscal compact, ma anche altri testi di accordi europei, come il Redemption Fund, il Corano d’Europa. Ho anche aggiunto che coloro i quali accetteranno di disfarsi completamente della sovranità nazionale senza prima avere l’unificazione politica verranno giudicati severamente dalla storia.
– La strada per sottrarsi a questo ricatto, secondo Lei, passerebbe dall’eliminazione di alcune debolezze prima tra tutte la riduzione del debito pubblico. L’Italia di oggi somiglia infatti ad un’impresa il cui livello di indebitamento supera di gran lunga il livello di fatturato. In casi del genere le aziende, prima o poi, falliscono. E secondo qualcuno, come l’ex direttore del Financial Times Wolfang Munchau, il momento del fallimento dell’Italia sarebbe piuttosto vicino. Quale è allora la situazione reale? Quali rischi corre il nostro Paese?

L’Italia è in condizione di fare fronte benissimo al proprio debito pubblico; non esiste alcun rischio di default per nostra causa. Abbiamo un patrimonio sufficiente per onorare il debito. Ho avuto occasione di dichiarare alla Camera, in occasione della riunione delle 27 Commissioni bilancio dei paesi europei al quale sono stato invitato, che i debiti pubblici vengono rinnovati, ma non sono stati rimborsati mai da nessuno; possono essere ridotti dall’inflazione o dalla decisione di non onorarli. L’Italia non  è in queste condizioni e può rinnovarli sul mercato. Solo la speculazione internazionale può rendere impossibile il rinnovo, come ha tentato dopo la crisi finanziaria americana. Appunto perciò la posizione della BCE deve essere quella di intervenire come lender of last resort essendo il nostro debito denominato in euro. Non ha invece questo potere e, quindi, se accadesse di dover essere costretti al default la colpa sarebbe delle istituzioni europee “zoppe”, mal costruite.

– Se invece prendessimo in considerazione il piano B, quello di un’uscita dall’Euro, quali sarebbero, secondo Lei, le conseguenze per l’economia e i risparmi degli italiani?
Anche se alcuni colleghi, come Alberto Bagnai, sostengono il contrario, ritengo che ci sarebbe uno shock iniziale forte sul cambio e sull’inflazione, ma nel giro di un massimo di due anni la situazione ritornerebbe in equilibrio, con il vantaggio d’aver ripreso il controllo delle sorti future del Paese, ivi incluse le performance dei due motori della sviluppo, le costruzioni e le esportazioni. Tuttavia, ho sempre insistito che se ciò avvenisse sotto la spinta del mercato e, aggiungo, delle sanzioni europee senza un’adeguata preparazione all’evento, ivi incluse nuove alleanze internazionali, la situazione può sfuggire di mano. Se invece fosse organizzata ordinatamente gli effetti sarebbe prossimi a quelli modesti indicati da Bagnai.       
– Professore, intervenendo ad una conferenza organizzata recentemente dalla Fondazione Ugo La Malfa, lei ha dichiarato che “è scomparso l’avversario”. A differenza del passato, ci sono oggi poteri finanziari globali che dopo il comunismo – la loro paura – “hanno ripreso i vecchi vizi antidemocratici”. Ma come facciamo ad individuare queste “forze avversarie” da combattere e quali sono le prime contromisure che gli stati possono prendere?  Non sono loro, inoltre, che, secondo Lei, stanno spingendo per la firma del TTIP, l’aera di libero scambio che Usa e Ue stanno negoziando?
Il soggetto della mia diagnosi è il capitalismo, la cui scala dei valori con al vertice l’accumulo di capitale sempre meno produttivo e sempre più finanziario, si è affermato nei paesi democratici e in quelli totalitari, perdendo di vista la scala dei valori sociali con al vertice l’occupazione e il benessere sociale in un clima di libertà. Questa seconda scala di valori si è affermata nel dopoguerra nell’area occidentale per i timori dell’attrazione dell’ipotesi comunista sovietica della società, che ha avuto un effetto calmieratore della forza del capitale sul lavoro.
Ora il capitalismo non ha più avversari, essendosi diffuso anche nei paesi che continuano a dichiararsi comunisti. Le contromisure sono di accrescere la concorrenza sotto vincolo di parità di welfare, che il WTO ignora. Non si può accettare una concorrenza tra paesi con diversa rete di protezione sociale. Il premio Nobel per l’economia di quest’anno è andato a Jean Tirole, per i suoi contributi sulla difficoltà di avere una corretta competizione in presenza dei grandi oligopoli. Paolo Sylos Labini l’aveva già scritto nel 1951 in Oligopolio e Progresso Tecnico. La contromisura è porre un vincolo minimo sul livello di welfare dei paesi che aderiscono all’area di libero scambio. Non è il caso del TTIP, il quale porterebbe a una competizione tra paesi a quasi pari livello di welfare, mentre il problema è il dollaro. Se l’Europa non dota la BCE degli stessi poteri della FED restiamo in mano delle scelte americane. Trovo una sordità preoccupante sul tema.
– Infine, rievocando anche la sua esperienza nel governo Ciampi, come giudica le scelte della Banca centrale italiana e dell’esecutivo agli inizi degli anni ’90 che, dal trattato di Maastricht in poi, hanno dato il via a quell’escalation di perdita di sovranità che oggi intrappola la nostra economia? Potevano essere chieste maggiori garanzie per l’Italia e qual è stato il maggior errore commesso?
La Banca d’Italia di Paolo Baffi era più problematica, non quella di Carlo Azeglio Ciampi. L’Esecutivo capiva poco ed era coinvolto in uno dei peggiori periodi attraversati dalla politica italiana. Nel complesso si sono sopravalutati i vantaggi dell’adesione al Trattato di Maastricht e sottovalutati i costi. L’operazione è stata condotta anche tecnicamente molto male, come un fatto di civiltà astratta e non una di cui si doveva tenere conto di importanti risvolti pratici. Mi sentivo molto vicino alle analisi di Baffi e nel mio L’Europa dai piedi di argilla,  scritto per Carli negoziatore del Trattato, ma pubblicato dopo per la difficoltà di trovare un editore, segnalavo che stavamo costruendo un edificio ideale senza buone fondamenta. Le poche persone che la pensavano come me sono state emarginate e hanno prevalso gli opportunisti, quelli che lo erano veramente e quelli che lo erano in modo incosciente. Non fu possibile influire nelle decisioni.

Neolingua

Accigliati censori imputano al professor Conte un passato sostegno al metodo di cura Stamina. Probabilmente Stamina non funziona, ma non si tratta di un imbroglio, piuttosto di una speranza svanita. Imbroglio è invece la legge chiamata bail in, significa salvataggio interno ma implica che correntisti e obbligazionisti paghino di tasca i debiti delle banche in cui incautamente hanno posto i risparmi. Applicano perfettamente la lezione di Orwell sul linguaggio invertito. Se la verità è menzogna, come nel mondo di 1984, che dire del lavoratore “intermittente”, cioè precario a chiamata, o della molto lodata flessibilità, ossia l’attitudine a piegarsi? Se poi riteniamo odiose le pratiche di caporalato, ci tranquillizziamo con le agenzie interinali: fanno le stesse cose, ma con la camicia pulita e compilando moduli.

Iniziò tanti anni fa, allorché parve brutto chiamare ciechi i privi della vista e i bidelli diventarono ausiliari scolastici. Passammo a evitare termini come invertito, poiché implica un giudizio negativo, ma l’omosessuale si trasformò presto in gay, gaio, allegro, felice. Una parola nuova ripetuta all’estenuazione modifica il paradigma. Si chiama trasbordo ideologico inavvertito: si cambia opinione senza accorgersene, magari c’è chi pensa che per essere felici sia opportuno rivolgere l’orientamento sessuale (altra acrobatica invenzione linguistica) agli uomini anziché alle donne, o viceversa.

Progressivamente, Fantozzi si è trasfigurato in Fracchia, l’omino incapace di sostenere le sue ragioni, che si avvolge nella poltrona diventata un letto di Procuste. Fracchia è sottomesso alle parole d’ordine del potere, è il servo che finisce per amare le catene, contento di pensare come il Signore. Il Mercato funziona da sé, esiste una mano invisibile che lo dirige verso il Meglio, a beneficio di tutti. Gli immigrati ci pagheranno le pensioni, mentre sono un costo; occorrono “riforme”, altro significante riverniciato. Il significato autentico è massacro sociale, privatizzazione di tutto, precarietà, abolizione delle identità.

C’è una parola difficile, da glossario specialistico e dal suono ostile, per descrivere la nuova dogmatica concettuale, teologumeno. Descrive una credenza o ipotesi teologica riferita come fatto storico. Nell’acquario di Fantozzi, abbondano le bugie o le asserzioni ideologiche spacciate per verità incontrovertibili. Carl Schmitt lo capì allorché affermò che le categorie politiche sono concetti teologici secolarizzati. E’ stato sostituito Dio con la Classe (marxismo) o con il Mercato (liberalcapitalismo), ma resta l’obbligo di credere per fede che sia bene ciò che piace a chi comanda, anche se brucia concretamente sulle carni, pure se, manifestamente, stiamo peggio di prima.

La nuova religione non fa miracoli, ma è riuscita a ribaltare la parola di Gesù nel Vangelo di Marco. Adesso è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un povero entrare nel paradiso terreno del consumo. Però può guardarlo con occhi desideranti, come Fantozzi osserva l’Acquario dopo la lezione del mega direttore che gli raccomanda di essere rispettoso e fedele. Deve essere, più o meno, quello che il presidente della nostra Repubblica pretende dal nascente governo in qualità di funzionario di concetto dei “superiori”. Il popolo vota male, presto troveranno il modo di impedirlo, per il nostro bene e con il nostro consenso di plebi felici e desideranti prigioniere dell’acquario.

Fantozzi, populista ante litteram, sintetizzò tutto al termine del cineforum aziendale: “La corazzata Potemkin è un cag… pazzesca! “ Novantadue minuti di applausi.

Roberto Pecchioli  (estratto da)

L’articolo L’ACQUARIO DI FANTOZZI proviene da Blondet & Friends.

Alla canna del gas

Merkel incontra Putin  per  la seconda volta in meno di un mese  e – oh sorpresa – sulla Siria si è avvicinata alle posizioni russe. Lo ha fatto menzionando esplicitamente il  il processo di Astana – una vera novità da parte di un membro dell’Alleanza Occidentale. Ad Astana, Russia, Iran e Turchia hanno assunto il ruolo di garante per le zone di sicurezza  della Siria . Finora, le potenze occidentali hanno voltato le spalle ad Astana –  al modo occidentale, ossia   non rifiutandolo o criticandolo,  ma ignorando, come se non esistesse. Per l’Occidente, esistono solo i colloqui di mediazione di Ginevra, in teoria sotto l’egida dell’ONU,  in realtà gestite dal “Piccolo gruppo americano sulla Siria” (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita e Giordania), ossia i gestori dell’esercito jihadista scatenato contro Assad. Insieme a Putin,  Merkel ha ora affermato che il processo di Astana e i colloqui di mediazione dell’ONU a Ginevra dovrebbero essere armonizzati.  Ha anche aggiunto  ha affermato che ora è il momento di avvicinarsi alla riforma costituzionale in Siria. Questo è esattamente ciò che i russi hanno a lungo proposto e perseguito con insistenza .  Ha evitato  di denunciare il coinvolgimento militare dei russi in Siria, fino ad allora pratica comune occidentale quando si trattava della Siria.

 

Alla Cancelliera,   tale concessione costa poco. Nel Nord della Siria s’è sistemata la Turchia e Erdogan non ha lasciato dubbi che  la sua sarà una occupazione permanente. Ad Est, gli americani si sono stabiliti con 15 basi militari. Israele  non fa mistero di volersi tenere le alture del Golan per sempre, e i russi hanno dimostrato (durante gli ultimi raid israeliani su presunti bersagli iraniani in Siria) di non potere o non volere opporsi.  I russi tengono saldamente  l’Occidente siriano.  Lo spazio per uno stato laico e  garante delle etnie e minoranze religiose come era la Siria di Assad, non sembra grande.

Piuttosto, quando Putin ha criticato le sanzioni   europee contro la Siria provocano una gratuita sofferenza alle popolazioni civili e  impediscono la ricostruzione, la Merkel (che qui potrebbe far molto) non ha risposto, ma  ha chiesto che Putin esercitasse la sua influenza in modo che coloro che erano fuggiti dal paese   (non volendo sostenere né Assad né i jihadisti) non fossero stati espropriati in loro assenza.

Salvare il Nord Stream 2 (dal padrone americano)

Il  motivo vero dell’incontro, però,  e il meno trattato nella conferenza-stampa  comune, è  naturalmente il NordStream 2, il  raddoppiato gasdotto sotto il Baltico,  oggi  al centro della vera e propria tempesta di sanzioni, minacce di dazi e atti ostili che “l’alleato americano” sta facendo grandinare sulla UE,  e la Germania in  particolare.

“Gli Stati Uniti si oppongono  espressamente  al progetto di gasdotto tedesco-russo Nord Stream “, ha scritto il Deutsche Wirtschafts Nachrichten: “gli americani vogliono abbattere il progetto nonostante gli sforzi del governo tedesco per un compromesso.”Useremo tutti i nostri poteri di persuasione”, ha detto qualche giorno fa Sandra Oudkirk, rappresentante dell’energia del Dipartimento di Stato americano, a Berlino: “Saremmo felici se il progetto non si concretizzasse”. Gli Stati Uniti affermano che i paesi dell’Europa orientale diventeranno più russi  esposti alla pressione russa.   “Le garanzie dalla Russia non sono affidabili”, ha detto.  In passato, la Russia aveva temporaneamente interrotto il rubinetto del gas in conflitto con l’Ucraina e colpito altri paesi dell’Europa orientale.Il Mar Baltico, attraverso il quale il gasdotto deve funzionare, è anche una regione militarmente sensibile.

La questione delle possibili sanzioni statunitensi nei confronti delle società o dei paesi partecipanti non è stata ancora avanzata esplicitamente dalla Oudkirk .Ha sottolineato, tuttavia, che le condizioni sono state create negli Stati Uniti l’anno scorso.

“Gli americani vogliono che gli europei acquistino il gas naturale liquefatto (LNG) negli Stati Uniti.Con questa offerta le quote di mercato dei russi dovrebbero essere cacciate via.Il partner più importante degli Stati Uniti è la Polonia, che è in concorrenza con la Germania per la posizione di hub energetico europeo.

“Gli stati del Nord  dell’UE, che sono anche in gran parte contrari al Nord Stream 2, hanno deciso mercoledì di proporre l’idea di offrire agli Stati Uniti l’acquisto di GNL per contrastare le tariffe punitive”. Quindi i satelliti economici della Germania le si rivoltano contro e si alleano con “l’alleato” per affossare il bellissimo affare energetico con Gazprom.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/merkel-da-un-po-di-ragione-a-putin-quanto-permette-il-padrone/

Nuova via della seta

Dopo aver percorso 11000 chilometri viaggiando per 16 giorni sulle nuove rotte ferroviarie della seta, il primo treno merci che collega direttamente la Cina ad Anversa (Belgio) arrivava il 12 maggio nel porto di Anversa. Il 26 aprile, il treno lasciava la città portuale di Tangshan (provincia di Hubei) nella Cina nord-orientale prima di raggiungere il porto fiammingo, dopo aver attraversato Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia e Germania. Questo primo collegamento ferroviario diretto tra Cina e Anversa è un progetto avviato dalla città di Tangshan e dal suo porto, in collaborazione con la compagnia di navigazione cinese statale Cosco Shipping Lines e la China Railway Container Transport Corp. (CRCT).

La nuova linea ferroviaria della seta passerà per Anversa
Il treno fa parte dell’Iniziativa cinese Fascia e Via (BRI), l’ambizioso programma del governo cinese per far rivivere le rotte commerciali dall’antica Via della Seta dall’Asia all’Europa. Con la nuova strategia aziendale del programma One Belt One Road (OBOR), il Presidente Xi Jingping vuole offrire alla Cina opportunità in Medio Oriente, Africa ed Europa. “Questa linea ferroviaria diretta pone il nostro porto sulla rotta BRI (Belt and Road Initiative) e rafforzerà ulteriormente i nostri legami con la Cina“, affermava Luc Arnouts, direttore commerciale del porto di Anversa, citato da una nota dell’autorità portuale di Anversa. “Abbiamo lavorato a lungo a questo progetto, che rappresenta un passo importante nelle nostre relazioni commerciali con la Cina“, aggiungeva. La durata media del viaggio marittimo dal porto di Tangshan con navi convenzionali è di 35 giorni. Il treno, trasportando 34 container di minerali per l’industria della carta e la produzione di ceramiche, può compiere il viaggio Tangshan-Anversa “in un tempo record di 16-20 giorni e a costi relativamente bassi“, affermava Geert Gekiere, amministratore delegato di Euroports Belgium, citato nel comunicato stampa. La Cina è il quarto partner di Anversa nel traffico annuale di 14 milioni di tonnellate di merci. A questo proposito, il governo cinese prevede di commissionare un treno diretto ad Anversa una o due volte al mese. In questo contesto, la città di Tangshan cerca di rafforzare la cooperazione col porto di Anversa e intende firmare un memorandum d’intesa con la città di Anversa. Inoltre, la China Railway Container Transport Corp. studia la fattibilità dell’apertura di un ufficio vendite in Europa.

https://aurorasito.wordpress.com/2018/05/18/la-via-della-seta-passa-per-anversa-e-liran/

Ponti e non muri!

Il presidente della Russia Vladimir Putin ha inaugurato un ponte stradale e ferroviario che collega la Russia meridionale alla penisola di Crimea, guidando lui stesso un pesante camion. Putin, al volante di un camion da trasporto, ha guidato per 19 chilometri, il martedì, sulla sezione automobilistica del ponte stradale e ferroviario costruito sullo stretto di Kerch, che è attualmente il più lungo in Europa. “Alla fine, grazie al vostro duro lavoro, al vostro talento, a questo progetto, questo miracolo è accaduto”, ha detto Putin alla folla di lavoratori riunitisi per l’occasione. Più tardi, il Presidente è stato accolto da operai esultanti dall’altro lato del ponte. “Voglio congratularmi sinceramente con questo straordinario, festoso e, nel pieno senso della parola, giorno storico”, ha detto Putin ai lavoratori al loro arrivo dal lato della Crimea. “In diverse epoche storiche, anche sotto lo zar, la gente ha sempre sognato di costruire questo ponte”. Il presidente si riferiva all’ultimo zar della Russia, Nicola II, che per primo propose un tale ponte; ma lo scoppio della prima guerra mondiale aveva impedito allora di procedere al piano per mandare avanti l’opera. Il ponte dovrebbe essere completato entro la fine del 2018, ma è stato crealizzato sei mesi prima del previsto e si apre ufficialmente al traffico il prossimo mercoledì. Essendo questo l’unico collegamento stradale diretto tra Mosca e la penisola, il ponte ha un’altra sezione per i treni, che verrà inaugurata il prossimo anno. Il progetto, che è costato $ 3,69 miliardi, sarà in grado di gestire 40.000 auto al giorno e ridurre la dipendenza della Crimea dal trasporto marittimo.

Il Ponte fra Crimea e Russia

Rabbia contro il ponte del Governo ucraino La costruzione del ponte ha tuttavia provocato la rabbia in Ucraina, nel governo fantoccio di Kiev, negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali. L’Occidente afferma che la Russia ha “annesso” il territorio ucraino della Crimea quando era scoppiata la crisi nell’Ucraina orientale nel 2014. Anche i paesi occidentali accusano la Russia di avere posto la sua mano nella crisi nell’Ucraina orientale. Mosca nega l’accusa e la ribalta a Washington e Londra che hanno sobillato il golpe di Maidan a Kiev. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha accusato Mosca di aver costruito illegalmente il ponte, che ha etichettato come “l’ultima prova del disinteresse del Cremlino per il diritto internazionale”. (Nota: Al contrario gli USA e la NATO hanno dimostrato molta ” attenzione” al diritto internazionale, come avvenuto in Libia, in Iraq e nella ex Jugoslavia) La portavoce della politica estera dell’Unione europea (UE), Federica Mogherini, ha anche affermato che la costruzione del ponte “costituisce un’altra violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina da parte della Russia”. In una dichiarazione, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha affermato che “la Crimea fa parte dell’Ucraina” e ha accusato Mosca di cercare di consolidare il suo “sequestro illegale e la sua occupazione” collegando il paese alla Crimea. “La costruzione in Russia del ponte serve a ricordare la costante volontà della Russia di sottrarsi al diritto internazionale”, ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert nella dichiarazione. Questa ha detto che “gli Stati Uniti hanno condannato la costruzione e l’apertura parziale del ponte fatta dalla Russia” , che secondo lei è stata effettuata “senza il permesso del governo dell’Ucraina”. (Il referendum celebrato in Crimea che ha decretato l’integrazione della Crimea alla Russia, per Washington non conta nulla). Nauert ha anche avvertito che tutte le sanzioni USA relative alla Crimea su Mosca “rimarranno in vigore fino a quando la Russia non restituirà il controllo della penisola all’Ucraina”. Putin ha già ribadito più volte che la Crimea è parte integrante della Russia e che questa risponderà a qualsiasi tentativo di aggressione. Gli Stati Uniti e i governi occidentali hanno imposto turni di sicurezza e sanzioni economiche alla Russia sulla Crimea. Fonte: RT News.com Traduzione e sintesi: Sergei Leonov

https://www.controinformazione.info/putin-inaugura-il-ponte-che-collega-la-russia-alla-crimea-guidando-lui-stesso-un-camion-sul-percorso/