Nuova via della seta

Dopo aver percorso 11000 chilometri viaggiando per 16 giorni sulle nuove rotte ferroviarie della seta, il primo treno merci che collega direttamente la Cina ad Anversa (Belgio) arrivava il 12 maggio nel porto di Anversa. Il 26 aprile, il treno lasciava la città portuale di Tangshan (provincia di Hubei) nella Cina nord-orientale prima di raggiungere il porto fiammingo, dopo aver attraversato Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia e Germania. Questo primo collegamento ferroviario diretto tra Cina e Anversa è un progetto avviato dalla città di Tangshan e dal suo porto, in collaborazione con la compagnia di navigazione cinese statale Cosco Shipping Lines e la China Railway Container Transport Corp. (CRCT).

La nuova linea ferroviaria della seta passerà per Anversa
Il treno fa parte dell’Iniziativa cinese Fascia e Via (BRI), l’ambizioso programma del governo cinese per far rivivere le rotte commerciali dall’antica Via della Seta dall’Asia all’Europa. Con la nuova strategia aziendale del programma One Belt One Road (OBOR), il Presidente Xi Jingping vuole offrire alla Cina opportunità in Medio Oriente, Africa ed Europa. “Questa linea ferroviaria diretta pone il nostro porto sulla rotta BRI (Belt and Road Initiative) e rafforzerà ulteriormente i nostri legami con la Cina“, affermava Luc Arnouts, direttore commerciale del porto di Anversa, citato da una nota dell’autorità portuale di Anversa. “Abbiamo lavorato a lungo a questo progetto, che rappresenta un passo importante nelle nostre relazioni commerciali con la Cina“, aggiungeva. La durata media del viaggio marittimo dal porto di Tangshan con navi convenzionali è di 35 giorni. Il treno, trasportando 34 container di minerali per l’industria della carta e la produzione di ceramiche, può compiere il viaggio Tangshan-Anversa “in un tempo record di 16-20 giorni e a costi relativamente bassi“, affermava Geert Gekiere, amministratore delegato di Euroports Belgium, citato nel comunicato stampa. La Cina è il quarto partner di Anversa nel traffico annuale di 14 milioni di tonnellate di merci. A questo proposito, il governo cinese prevede di commissionare un treno diretto ad Anversa una o due volte al mese. In questo contesto, la città di Tangshan cerca di rafforzare la cooperazione col porto di Anversa e intende firmare un memorandum d’intesa con la città di Anversa. Inoltre, la China Railway Container Transport Corp. studia la fattibilità dell’apertura di un ufficio vendite in Europa.

https://aurorasito.wordpress.com/2018/05/18/la-via-della-seta-passa-per-anversa-e-liran/

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La Cina compie una svolta globale

Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Leggi tutto: https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/27/la-svolta-globale-della-cina-yuan-oro-e-avvertimenti/

Le buone notizie

Già la Cina: benché quasi tutta la tecnologia che usiamo ormai venga da lì, anche se spesso sotto forma di marchi occidentali che ne ricavano profitti stratosferici, né abbiamo ancora un’idea esotica, di Paese arretrato che esporta cinesate e al più copia prodotti occidentali. Bene allora vediamo com’è andato il 2017 cinese, tanto per mettere i puntini sulle i:

18 gennaio. E’ stata completata la realizzazione di Mo Zi ( dal nome di un filosofo vissuto nel V° secolo avanti cristo) il primo satellite sperimentale al mondo di scienza quantistica. Pochi mesi dopo, il 16 giugno, fu annunciato un importante risultato scientifico: gli scienziati cinesi sono venuti alla ribalta sulla scena internazionale inviando particelle quantiche casuali dal satellite a stazioni terrestri separate da 1200 chilometri e bi-direzionalmente. Poco dopo sono stati pubblicati i risultati sperimentali di teletrasporto stellare quantistico: per la prima volta al mondo, “Mo zi” è riuscito a distribuire chiavi quantistiche ad alta velocità dal satellite a terra, ponendo così le solide basi per stabilire la rete di comunicazione quantistica più sicura al mondo.

10 marzo L’ articolo di copertina di Sciences ha reso noto che gli scienziati cinesi sono riusciti a sintetizzare a partire da comuni sostanze chimiche 4 cromosomi sintetici dei lieviti, aprendo una strada del tutto nuova e superando gli Usa in questo campo.

3 maggio E’ nato a Shangai il primo computer quantistico al mondo che supera effettivamente e non solo teoricamente un calcolatore classico. Al Thiane 2 il super-computer più veloce del pianeta, anch’esso di realizzazione cinese, occorrerebbero cento anni per elaborare dati che la nuova macchina potrà elaborare in 0,01 secondo. La cosa patetica in tutto questo è che prima della realizzazione del Thiane 2 gli, l’amministrazione di Washington avesse proibito l’esportazione di schede Intel per la sua realizzazione.

5 maggio Ha volato con successo il primo esemplare del C919, aereo di linea di grandi dimensioni destinato a competere con l’Airbus A320 e il Boeing 737: niente paura già oggi il 60 per cento dei sistemi circa di questi due velivoli è fatto in Cina.

18 maggio E’ stato condotto con successo nel Mar Cinese meridionale il primo test per la produzione di energia dal cosiddetto ghiaccio di fondo marino, in realtà idrati di metano (vedi qui) che sono di gran lunga la più grande risorsa energetica del pianeta

26 giugno Sono entrati in servizio sulla linea Pechino Shangai i treni più veloci del mondo: 350 chilometri all’ora.

16 ottobre il telescopio spaziale cinese Huiyan, lanciato nel giugno precedente è stato uno dei quattro telescopi a raggi gamma e a raggi x a seguire la prima onda gravitazionale derivante dallo scontro di due stelle a neutroni. E a questo proposito vorrei ricordare che uno di questi interferometri in grado di rilevare le onde gravitazionali, l’europeo Virgo, è stato voluto e progettato da Adalberto Giazotto. Tuttavia sulla stampa occidentale non si cita il telescopio cinese, come se nemmeno esistesse.

30 novembre La rivista Nature ha annunciato che il satellite cinese Wukong per il “rilevamento delle particelle di materia oscura” ha misurato una radiazione cosmica anomala nello spazio, mai prima rilevata, il che apre prospettive rivoluzionarie nell’astrofisica, campo del sapere nel quale ci si è, come dire, incartati. Adesso gli americani stanno tentando di imitare i cinesi.

Ora domandiamoci quanto sappiamo di tutto questo? E’ davvero un’idea saggia quella di legarsi mani e piedi a un solo polo di potere e a un sistema economico e sociale che sta portando a un rapido declino nella convinzione che al mondo non ci sia altro?

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2017/12/28/un-anno-in-cina/

Investimento sino-russo “dollar free”

di  F. William Engdahl (*) L’8 novembre il grande gruppo minerario russo Norilsk Nickel ha annunciato di aver iniziato le operazioni in un nuovo impianto di estrazione e lavorazione di Bystrinsky all’avanguardia nella provincia russa di Zabaykalsky Krai. La cosa notevole del progetto è la partecipazione diretta della Cina, così come il fatto che quattro anni fa le enormi riserve di rame, oro e magnetite di Bystrinsky erano inaccessibili a qualsiasi mercato e del tutto non sfruttate. È un esempio della trasformazione dell’intera geografia economica dell’Eurasia che sta crescendo a seguito della stretta cooperazione della Russia con la Cina e in particolare con la “China Belt Road Initiative”, in precedenza nota come New Economic Silk Road. Il complesso minerario e di trasformazione di Bystrinsky è un progetto da $ 1,5 miliardi con riserve di minerali in totale stimate in 343 milioni di tonnellate. L’enorme progetto è di proprietà congiunta di Norilsk Nickel, il più grande produttore mondiale di nickel e palladio e uno dei maggiori produttori di platino e rame, insieme al Fondo risorse naturali CIS, un fondo russo per le risorse naturali istituito da Vladimir Putin  e dalla Cina Highland Fondo. Il nuovo complesso minerario si trova a circa 400 chilometri di ferrovia dal confine con la Cina nell’Estremo Oriente siberiano della Russia . La partecipazione cinese non è sorprendente. La Cina è il maggiore importatore mondiale di rame e gran parte della nuova produzione mineraria sarà diretta in Cina. La Cintura cinese, la Road Initiative (BRI) che sta vedendo la costruzione di migliaia di chilometri di nuove linee ferroviarie ad alta velocità attraverso l’Eurasia sta creando un enorme aumento della domanda di rame, acciaio e minerale di ferro . Il nuovo progetto minerario russo comprende la costruzione di un’infrastruttura completamente nuova di strade, ferrovie e enormi infrastrutture in quelle che in precedenza erano aree incontaminate.

*F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, ha conseguito una laurea in politica presso la Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”. Fonte: New Eastern OutlookTraduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/la-russia-e-la-cina-realizzano-una-nuova-geografia-economica/

Elezioni tedesche

Tutto è cominciato nel 2014  in Serbia, dove i cinesi hanno riunito  il “16+1 Summit” cominciando con lo stanziare 10 miliardi per investimento auto- e ferroviari tra il Baltico e il Mar Nero, la ferrovia Belgrado-Budapest,  progetti stradali in Montenegro e Macedonia –   progetti a cui  la potente Germania poteva pensare  per prima. La risposta tedesca è stata: questo accordi stretti  “tra Pechino e  singoli paesi UE”   erano contrari “alla politica estera comune europea”:  quella politica comune che, par di capire, viene dettata dalla Germania, e nessun paese si permetta di fare accordi senza  prima chiedere a Berlino.

Luglio: Angela lodava Xi per il suo globalismo. sembra ieri

In realtà, quei  governi accolgono  gli investimenti cinesi a braccia aperte proprio come contrappeso allo strapotere tedesco, alle sue ingerenze, alle sue lezioni col ditino alzato. Non solo la repubblica ceca, ma l’Ungheria –  che riceve la quota di investimenti cinesi doppia rispetto alla Polonia – e la Serbia, paese non-UE, cui Pechino destina i due terzi dei capitali che ha investito nei paesi della regione che non sono della UE. Nell’insieme non si tratta di cifre colossali: il Financial Times stima che gli investimenti cinesi nell’Est europeo che tanto allarmano Berlino sono solo l’8%  dei capitali che  investe in Europa; niente che superi le capacità germaniche di investimento. Ma è  tornato il rimprovero: ciò “solleva preoccupazione sulla capacità della UE di parlare con una sola voce”. Quella tedesca. Infatti quando Berlino ha tentato di far adottare una dichiarazione comune UE di condanna per  l’espansione  della Cina nel Mar Cinese Meridionale (l’occupazione dei  noti atolli), Ungheria e Grecia hanno votato contro. Forse perché   i greci hanno più motivi per sentirsi grati a Pechino che a Berlino? Fatto  è che la leadership germanica non sembra dare risultati brillanti proprio nel suo cortile di casa.  Ottusa, moralistica e tirchia, si sta facendo soffiare l’Est dalla Cina. Ora Berlino  vuole da Bruxelles regole che blocchino gli investimenti cinesi…

Intanto scoppia il secessionismo catalano: come massimo una replica della Guerra Civil, come minimo un altro sgretolamento dell’unità europea, perché la Catalogna indipendente sarebbe ipso facto fuori dalla UE e costretta a chiederne la riammissione.  Una bella prova per dimostrare le qualità di statista europeista di Angla Merkel. Per adesso, nessun segnale. Nemmeno da Mogherini  e Juncker.

Inoltre quel 46% del Pil  lucrato  con le esportazioni è uno di quei “successi” di Merkel, che  pesa come una piramide in bilico sulla sua testa – e  basta una crisi estera qualunque per ridurre quella percentuale, e quindi i posti di lavoro in Germania. E le crisi estere  e globali  in attesa di scoppiare sono una dozzina almeno. Angela potrebbe aver voluto un cancellierato di  troppo. Se si  fosse ritirata,l’avrebbero ricordata come una vincente.

E già  l’elettorato tedesco deve avere questo dubbio, se hanno ragione i sondaggi dell’agenzia YouGov eseguiti il 19 settembre: La CDU vincerebbe sì ancora una volta, ma passando dal 41,5 al 36 per cento, perdendo 5,5 punti percentuali, e 56 seggi in parlamento, dai 311 di oggi ai 255. Una di quelle vittorie che suggeriscono che anche molti elettori ormai abbiano la sensazione che Frau Merkel abbia fatto il suo tempo. Alternativ fur Deutschland passerebbe dal 4,7 al  12 per cento, diventando il terzo  partito tedesco.

 

L’articolo DOPO TANTI SUCCESSI, ANGELA MERKEL FACEVA MEGLIO A RITIRARSI è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

Baluchistan

Il Baluchistan, e più precisamente la città portuale di Gwadar, è il nesso centrale del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), un sistema complesso e in espansione di ferrovie, strade, porti e altri progetti infrastrutturali costruiti congiuntamente con il governo pakistano per facilitare la crescita economica regionale, parte integrante dell’ampia iniziativa One Belt, One Road. La disgregazione delle linee economiche della Cina con il resto del mondo è un obiettivo dichiarato dei politici degli Stati Uniti. Un documento pubblicato nel 2006 dall’Istituto di studi strategici intitolato “Filo di Perle: sfidare il potere crescente della Cina sulle coste asiatiche“. “Identificava Gwadar come uno delle componenti del ‘Filo di Perle’ della Cina”. La relazione afferma esplicitamente su un possibile “approccio duro” verso Pechino che: “Non ci sono garanzie che la Cina risponda in modo favorevole a qualsiasi strategia statunitense, la prudenza suggerisce di “prepararsi al peggio” e che sia “meglio essere più sicuri che dispiaciuti”. Forse è meglio intraprendere una linea dura verso la Cina e contenerla mentre è ancora relativamente debole? È il momento di contenere la Cina prima di potersi accordare sull’egemonia regionale? I realisti della politica estera, citando storia e teoria politica, sostengono che inevitabilmente la Cina sfiderà il primato statunitense e che si tratta di “quando” e non “se” la relazione tra Stati Uniti e Cina sarà contraddittoria o peggio”. Qual è il modo migliore per contenere le ambizioni regionali della Cina che si sviluppa economicamente in luoghi come il Baluchistan, se non con il terrorismo, o impedirle totalmente con un movimento d’indipendenza filo-statunitense nella provincia?
I politici statunitensi notano proprio questo. In un documento del 2012 pubblicato dalla Fondazione Carnegie per la pace internazionale intitolato “Pakistan: la rivitalizzazione del nazionalismo baluci“, si afferma inequivocabilmente che: “Se il Baluchistan diventasse indipendente, il Pakistan potrebbe resistere ad un altro smembramento, sono passati trentacinque anni dalla scissione del Bangladesh, e quale effetto avrebbe sulla stabilità regionale? Il Pakistan perderebbe gran parte delle risorse naturali e diverrebbe più dipendente dal Medio Oriente per l’approvvigionamento energetico. Sebbene le risorse del Baluchistan siano attualmente inutilizzate e vadano solo alle province non baluci, in particolare il Punjab, queste risorse potrebbero senza dubbio contribuire allo sviluppo di un Baluchistan indipendente”. L’indipendenza del Baluchistan colpirebbe anche le speranze di Islamabad sul porto di Gwadar e progetti connessi. Ogni possibilità che il Pakistan diventi attraente per il resto del mondo andrebbe perduta. Non solo sarebbe una perdita del Pakistan quella del porto di Gwadar, ma anche per la Cina. E se il documento tenta di dire che gli Stati Uniti non hanno nulla da guadagnare dall’indipendenza del Baluchistan, il dipartimento di Stato degli USA ha speso anni e somme e risorse imprecisate a sostenere tale movimento d’indipendenza. Inoltre, la Fondazione Carnegie per la pace internazionale ospitava una manifestazione della “Società baluci dell’America del Nord”, chiedendo l’intervento statunitense nella provincia per avere l’indipendenza. La National Endowment for Democracy (NED) del dipartimento di Stato statunitense e l’Open Society del condannato finanziere George Soros, attraverso “Global Voices“, finanziano molte organizzazioni del Baluchistan, che sostengono dall’autonomia all’indipendenza, tra cui Associazione per lo sviluppo integrato del Baluchistan (Balochistan AID), Punto Balochistan e Istituto per lo sviluppo del Baluchistan. L’istituto statunitense per lo studio e le pratiche dello sviluppo (IDSP), finanziato dalla NED, usa regolarmente i social media come twitter per appoggiare e sostenere dichiarazioni che invocano l’indipendenza del Baluchistan e raffigurano la provincia come “colonia” del Pakistan. Così praticamente tutti gli altri membri delle organizzazioni finanziate dal governo degli Stati Uniti. La lunga lista di organizzazioni in Baluchistan finanziate dagli Stati Uniti si collega regolarmente ad articoli e propaganda che raffigurano le violenze nella provincia come unilaterali e perpetrate dalle forze pakistane, riprendendo la stessa forma di propaganda sostenuta dagli Stati Uniti sulle violenze in Siria iniziate nel 2011. E proprio come in Siria, la violenza viene scusata o giustificata dagli interessi statunitensi, in questo caso per impedire la cooperazione cino-pakistana nel Baluchistan e altrove.

La violenze in Baluchistan avvantaggiano la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran
Che lo Stato islamico abbia rivendicato l’attentato, dopo l’attacco a Teheran, Iran, è particolarmente significativo. I politici statunitensi, nel documento politico della Brookings Institution del 2009, “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia statunitense verso l’Iran“, menzionano i separatisti del Baluchistan come possibili strumenti e agenti per un conflitto armato contro l’Iran. Creare violenze in Baluchistan, Pakistan, mira non solo le ambizioni cinesi in Asia, ma sostiene l’obiettivo di Washington di accerchiare l’Iran con agenti ostili e non statali prima di eventuali operazioni di cambio di regime contro Teheran. In precedenza, gli Stati Uniti tentarono di utilizzare vari gruppi locali per favorire instabilità politica e violenze. Ora sembra che tutto il male geopolitico riposi sotto lo “Stato islamico”. In realtà i terroristi che hanno rapito e assassinato i due insegnanti cinesi nel Baluchistan erano probabilmente sostenuti dagli Stati Uniti da anni, il cui ruolo nel destabilizzare il Pakistan è sempre più compreso dal pubblico locale e globale. Incolpare lo Stato islamico appare un mezzo per dissociare gli USA dalle violenze che alimentano intenzionalmente nella regione. Lo Stato islamico per “coincidenza” appare in quasi tutti i teatri geopolitici in cui gli interessi statunitensi sono ostacolati o contestati da interessi locali e regionali, spiegando perché non solo lo Stato islamico esiste, ma come riesca a sopravvivere e prosperare nonostante gli sforzi di nazioni come Russia, Siria e Iran per sconfiggerlo. Con la sponsorizzazione di Stato, la fonte logistica, politica e militare dello Stato islamico si trova a Washington, Londra, Bruxelles, Ankara, Riyadh e Doha, dove il potere militare e politico russo-siriano-iraniano non può raggiungerlo. Per chi si chiede dove lo Stato islamico colpirà, bisogna solo guardare il mappamondo e individuare dove gli interessi degli Stati Uniti siano ostacolati in un mondo sempre più multipolare che non vuole cedere a Wall Street e ai monopoli corporativo-finanziari di Washington. Come illustrato dall’ultimo e abominevole attentato in Baluchistan, i punti importanti del progetto della Cina One Belt, One Road saranno i luoghi da osservare. Colpendo gli insegnanti, tale terrorismo cerca d’impaurire i lavoratori di questo ambizioso piano economico regionale. È un motivo che va oltre le crude motivazioni ideologiche generalmente assegnate allo Stato islamico e, invece, assomiglia a una pianificazione geostrategica ben pensata, se non sinistra.Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

https://aurorasito.wordpress.com/2017/07/02/lo-stato-islamico-per-coincidenza-appare-lungo-la-via-della-seta-della-cina/

Meno male che c’è la Cina

Ci interessa di più ricordare qualcosa che succede al’Est europeo, dove siamo tutti tanto impegnati, noi sudditi, a contrastare l’avanzata di Mosca.  Ce lo ha detto la seguente notiziola:  Bruxelles ha  “chiesto spiegazioni” all’Ungheria sulla costruzione della linea ferroviaria Budapest-Belgrado. Linea ad alta velocità, che è parte di un progetto di creazione una tratta ad alta velocità  di mille chilometri, che unirà  Budapest ad Atene passando per Belgrado e la Macedonia, ed è finanziato da – eh sì – da Pechino. Per 2,89 miliardi di dollari.

Bruxelles  vuole appunto sapere da Orban come mai ha violato le regole eurocratiche, che  obbligano fare concorsi pubblici (intra-eropei) per aprire così grandi cantieri.  Insomma,  prima viene la Siemens. Ma i cinesi hanno proposto tutto loro, pagano loro, e già hanno costruito il ponte sul Danubio a Belgrado, 170 milioni di euro finanziati all’85% dalle banca d’esport ed import di Cina.  I belgradesi l’hanno chiamato ponte Pupin. Pechino, lo chiama “ponte dell’amicizia cino-serba”.

Treno cinese ad alta velocità. Pechino sta costruendo la tratta Budapest-Belgrado, parte del grande progetto Budapest-Atene.

Gli americani  starebbero pensando di ostacolare questo progetto cinese per mezzo di una destabilizzazione “islamica” dei Balcani, che stanno preparando  nel Kossovo  e in Albania, dove convivono la più grande base americana (Camp Bondsteeel), i terroristi-spacciatori kossovari di Hakim Thaci già usati contro Macedonia e Montenegro, e – recenti arrivi – elementi del  Mujaheddin el-Khalk,  gli anti-ayatollah iraniani, che gli americani hanno recuperato e stanno riaddestrando a Camp Bondsteel.   Recentemente, il noto John Bolton (j neocon) è stato a Tirana per curare questo tipo di affari. A  Tirana  si sono rifugiati, sotto protezione Usa  ma (si dice) anche  dei servizi  tedeschi, anche  i dirigenti dell’organizzazione di Fetullah Gulen; invano Erdogan ha protestato; per il deep state è una riserva  di sovversione  da usare contro Ankara,al bisogno.

 

L’articolo MERKEL: NO A NUOVE SANZIONI ANTIRUSSE. DANNEGGIANO “NOI” è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.