La sofferenza del Sinai

Da quando il Sinai è tornato sotto controllo egiziano dopo il trattato di pace con Israele, le autorità egiziane hanno osservato i residenti con scetticismo, a causa dei timori che la loro lealtà continui ad andare agli israeliani piuttosto che agli egiziani. Ai residenti del Sinai è vietato raggiungere qualsiasi incarico di alto livello nello stato. Non possono lavorare nell’esercito, nella polizia, nella magistratura o nella diplomazia. Nel frattempo, negli ultimi 40 anni nessun progetto di sviluppo è stato intrapreso nel Nord Sinai. I villaggi di Rafah e Sheikh Zuwayed non hanno scuole o ospedali e nessun sistema moderno per ricevere acqua potabile. Dipendono dall’acqua piovana e dai pozzi, come se fosse il Medioevo.

Nel corso degli anni, lo stato egiziano ha cercato di comprarsi la lealtà delle tribù beduine del Sinai trasformando il ruolo del capo tribale in una posizione ufficiale del governo. Ma piuttosto che permettere alla tribù o al villaggio di nominare il proprio capo, lo fa lo stato. A sua volta, il capo ufficiale non è più la figura guida di una famiglia o una fonte di fiducia. “Un cieco che guida un cieco” è il modo in cui Safwat Gelbana, figura di spicco della famiglia Gelbana di El-Arish, ha descritto la situazione. “I capi nominati delle famiglie dicono allo stato ciò che questo vuole ascoltare e possono riportare le istruzioni dei servizi di sicurezza alla gente, ma sono davvero in grado di contenere problemi? Ne dubito“.

 

Senza capi potenti, gli abitanti del Sinai sono incastrati tra l’incudine e il martello: l’esercito e l’ISIS. Anche se religiosa, in linea di massima la popolazione rifiuta la retorica dell’ISIS e ritiene il gruppo responsabile dell’aumento della miseria. D’altro canto, la popolazione di giorno in giorno si fida meno dell’esercito, poiché interrompe comunicazioni e servizi, assedia la città, bombarda villaggi e deporta i residenti. Quando i residenti consegnano un terrorista all’esercito, vengono impunemente massacrati dall’ISIS. Se rimangono in silenzio, lo spionaggio militare può arrestarli e demolire le loro case, a volte mentre sono ancora dentro.

 

Un esempio di questa triste dinamica si è verificato il 10 novembre. A mezzogiorno, due auto si sono fermate in una piazza nel centro di El-Arish. Ne sono saltati fuori cinque uomini armati. Hanno trascinato fuori dall’auto un uomo sulla quarantina e lo hanno scaricato a terra con le mani legate dietro la schiena. Mormoravano qualcosa che gli astanti non erano in grado di decifrare. Poi gli hanno sparato in testa e se ne sono andati gridando “Allahu Akbar!” E “Gloria all’Islam!”. Gli astanti si sono avvicinati al corpo dell’uomo per scoprire che era un noto mercante di El-Arish.

 

Con difficoltà, siamo riusciti a parlare con uno dei parenti stretti dell’uomo, un giovane che ha accettato di parlare sotto anonimato. La vittima “era proprietaria di una ditta di mobili e forniva mobili per ufficio alle unità dell’esercito a El-Arish“, ha detto l’uomo. “Non ha consegnato membri dell’ISIS all’esercito. Ha a malapena commerciato con l’esercito, ma la sua punizione è stata essere ucciso per strada in pieno giorno. L’esercito non ha alzato un dito e non ha neanche promesso di trovare gli esecutori“.

 

Il giovane arrabbiato si è rivolto allo stato. “Ci arrestate, ci chiamate traditori, bombardate le nostre case, e tuttavia non vi preoccupare di trovare chi ci uccide se collaboriamo o commerciamo con voi”, ha detto. “Questa oppressione e questa ingiustizia che state infliggendo alla gente del Sinai non farà che creare un ambiente fertile per il reclutamento dei membri dell’ISIS. Avete trasformato il Sinai in un incubatore del terrorismo. Dovete biasimare solo voi stessi per questo“.

http://vocidallestero.it/2017/11/26/foreign-affairs-la-sofferenza-del-sinai/

 

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Lo scacchiere mediorientale

La Russia ha intensi contatti con molti Stati del Medio Oriente. Dopo la visita a Cairo, i funzionari partecipavano all’incontro tra il Presidente Putin e il principe saudita Muhamad bin Salman a Mosca. Il 2 giugno, Sergej Lavrov incontrava il primo ministro del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani, al margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. San Pietroburgo ha ospitato anche il 2° incontro del Comitato Energetico Iran-Russia, il 3 giugno. Vi sono molti interessi comuni tra Mosca e gli Stati della regione, ma l’Egitto è un partner di particolare importanza. È il Paese più popoloso del Nord Africa e del mondo arabo, il terzo più popoloso dell’Africa e il quindicesimo del mondo. L’anno scorso la popolazione del Paese ha raggiunto i 92 milioni. Implementando una politica indipendente da potenza regionale senza essere troppo filo-USA o filo-saudita avendo i propri interessi nazionali da proteggere. La cooperazione con la Russia consente di controbilanciare l’influenza statunitense e saudita e diversificare i partner in politica estera. Mosca e Cairo hanno molte cose ad unirli, e negli sforzi per gestire la crisi in Siria e in Libia darebbe un grande contributo alla lotta internazionale al terrorismo portando il rapporto a vertici inediti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

https://aurorasito.wordpress.com/2017/06/05/russia-ed-egitto-promuovono-una-cooperazione-multiforme/

Affari esteri

Secondo la rivista specializzata inglese “Janes”, il 3 novembre 2015 81 container con fucili d’assalto AK-47, mitragliatrici PKM, mitragliatrici pesanti DShK, lanciarazzi RPG-7 e sistemi missilistici anticarro 9K111M Faktorija, con missili a testata in tandem per perforare le blindature reattive (ERA) dei carri armati, partivano dal porto di Costanza, in Romania, per quello di Aqaba, su ordine del Military Sealift Command dell’US Navy, con scalo ad Agalar, in Turchia, dove vi è un molo militare. Il 4 aprile 2016, un’altra nave con oltre 2000 tonnellate di armi e munizioni salpava a fine marzo, sempre per Aqaba.
Abdel-Fattah-al-Si_2820907bIn tale quadro regionale, mentre l’Italia ritira l’ambasciatore da Cairo, nell’ambito dello scontro sulla morte dell’operativo dell’intelligence anglo-statunitense Giulio Regeni, il presidente francese Francois Hollande si prepara a recarsi a Cairo, per firmare diversi accordi tra Egitto e Francia per l’acquisizione di materiale per la Difesa pari a un miliardo di euro. Gli accordi riguardano la vendita di 3 corvette Gowind della DCNS e di un sistema di comunicazione satellitare militare del consorzio tra Airbus e Thales Alenia Space di Finmeccanica, dal valore di 600 milioni di euro. Nel 2015, l’Egitto aveva acquistato 24 aerei da combattimento Rafale, una fregata e le 2 portaelicotteri Mistral in precedenza destinate alla Russia e che saranno dotate di equipaggiamenti ed armamenti russi. Inoltre, la Russia fornirà all’Egitto 12 elicotteri equipaggiati con il sistema di difesa (ODS) President-S, progettato per proteggere gli aeromobili dai missili dei sistemi di difesa aerea o dall’artiglieria antiaerea, rilevando e monitorando i missili, che poi disturba con raggi laser o disturbandone le frequenze radio.

Intanto…

il 6 aprile la British Petroleum (BP) (sì, esatto, la compagnia petrolifera pubblica del Regno Unito, il Paese per conto del quale operava Giulio Regeni), firmava vari accordi con il Ministero del Petrolio dell’Egitto e l’Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per sviluppare il nuovo giacimento di gas “Atoll”, scoperto a marzo nella concessione offshore Nord Damietta, nell’est del Delta del Nilo. Gli investimenti previsti sono pari a 3 miliardi di euro per il giacimento che racchiuderebbe 1,5 miliardi di metri cubi di gas e 31 milioni di barili di condensati. La produzione dovrebbe iniziare nel 2018.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2016/04/09/roma-travolta-dalle-dinamiche-mediterranee/

Imparare dall’Egitto

Imparare dall’Egitto

O ci rimbocchiamo le maniche per cambiare questa Europa, oppure, finiremo per fare la stessa fine degli egiziani. Non ci saranno poliziotti che ci spareranno addosso dai tetti. Da noi si fa in modo diverso. Siamo più sofisticati, dotati di subdola e raffinata ipocrisia secolare. Si fa in modo di rimbecillire la gente in modo tale che, alla fine, in piazza non scende nessuno, perché ci pensano i cicisbei che gestiscono i talk show televisivi ad ammansire le persone. E’ più indolore, meno sanguinolento e più efficace. Si uccidono le coscienze e si addormentano le persone; i più riottosi e restii finiranno comunque per suicidarsi o diventare emarginati, scomparendo nel nulla: basta non dar loro accesso al mercato della diffusione delle idee.

Sergio Di Cori Modigliani