La finanza favorita

di  Luciano Lago Tutto come previsto il risultato al primo turno delle elezioni presidenziali in Francia: vincono i due candidati largamente favoriti, Emmanuel Macron e la Marine Le Pen. Il primo, il giovane Macron, rappresenta largamente l’establishment della grande finanza e dell’elite politica dominante in Francia, quella collegata con la massoneria ed i circoli dei potentati finanziari sovranazionali. Che sia di centro o che sia di destra o che appartenga alla sinistra social democratica (quella stessa sinistra squalificata del presidente uscente Francois Hollande), conta poco o nulla. Si tratta soltanto di distinzioni formali dei vecchi schemi del 900 ormai obsoleti. Infatti non a caso tutti i partiti e gli altri candidati, da Fillon al candidato socialista Benoit Hammon, tutti sconfitti nella contesa elettorale, hanno già proclamato l’intenzione di creare un fronte comune contro la candidata Marine Le Pen, del Front National, considerata un “pericolo” per l’establishment visto il suo programma di uscita dall’euro, abbandono della NATO, difesa delle frontiere e riavvicinamemto alla Russia. L’unica eccezione il candidato dell’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, quello che veniva considerato il Tsipras francese, non ha ancora dato al momento indicazioni precise su chi votare al ballottaggio del secondo turno. Lui è fuori dai giochi ma il suo elettorato non è detto che dia necessariamente i suoi voti al candiidato della finanza ipercapitalista Macron. Esiste quindi un margine di rischio per una possibile vittoria di Macron. In ogni caso, il fronte unito dei globalisti che si andrà a coalizzare contro la Le Pen è caratterizzato dal neoliberismo, quale elemento comune ed ideologia di base. Si tratta di quel fronte che aborrisce qualsiasi forma di allontanamento della Francia dalla UE e dal sistema dell’euro e che vuole fermamente continare a mantenere la Francia al servizio degli interessi della grande finanza e della politica di dominazione egemonica USA, quella che vede le nazioni europee come vassalli di Washington, inesistenti sul piano internazionale. In una parola il fronte della conservazione. Bisogna considerare che Il proletariato e la piccola borghesia francese, vittime della globalizzazione finanziaria, attraverso un voto alternativo ai denominati “populisti” come la Le Pen, stava tentando di uscire dal paradigma liberal-libertario e da quello del pensiero unico. Il panorama politico nazionale francese sta di fatto crollando, con i vecchi partiti storici ormai squalificati ed alcun forze come il FN ed altre, cercano di ricomporlo sulla base di una nuova presa di coscienza dei ceti produttivi marginalizzati dalle politiche neoliberiste dei governi asserviti agli interessi dei potentati finanziari. A questo tentativo di ricomposizione, con tutti i limiti dati dalle caratteristiche della Le Pen e dalle sue ambiguità su alcune tematiche della contrapposizione al sistema globalista, il fronte neoliberista ha risposto ricompattandosi e presentando il suo candidato “enfant prodige”, Emanuel Macron. Questo giovane “rampollo dell’alta borghesia”, vanta poca esperienza ma dispone di molti titoli: banchiere presso la potente banca Rothshild, specializzato nella Ena, l’alta scuola per quadri amministrativi da cui è uscita una buona parte della elite politica transalpina, con un professato impegno a sinistra, milionario grazie ai buoni affari realizzati con le multinazionali (Nestlè e Pfizer), membro dei circoli liberali che contano, come l’Istituto Montaigne, vicino alla Confindustria, sostenitore dell’immigrazione, della società multiculturale e cosmopolita, fervente sostentore dell’atlantismo e dell’interventismo francese a seguito degli USA (il vecchio “sub imperialismo” praticato dalla Francia in Africa e Medio Oriente). Su di lui punta il fronte neoliberista, quello della grandi banche, della Confindustria e della oligrarchia europea di Bruxelles per mantenere sistema e privilegi della classe dominante. Non a caso a Macron sono già arrivate le congratulazioni della Merkel e dei responsabili della UE che vedono il lui lo “scampato pericolo” (se proseguirà ad avere i consensi al secondo turno). Esiste però un problema: questo giovane candidato non sembra possedere carisma, al contrario i discorsi li legge e lui stesso dice che a volte non capisce cosa gli scrivono, si limita a ripetere frasi banali e generiche come “innovazione” e “riforme” mentre dimostra una certa prevenzione e disprezzo verso gli strati popolari della società francese definiti da lui in più occasioni come “illetterati” o “avvinazzati”. Macron loda i vantaggi dell’ipercapitalismo ed esalta la corsa all’arricchimento individuale, oltre a sostenere che non esiste una cultura francese ma piuttosto una cultura multipla. Sarà davvero questo il personaggio a cui gli strati popolari francesi, quelli dei piccoli produttori, agricoltori, artigiani e piccoli commercianti, rovinati dalle politiche di Bruxelles e dalla globalizzazione, daranno il loro voto? Qualche dubbio esiste e qualche speranza per la Marine Le Pen al secondo turno.

http://www.controinformazione.info/francia-la-sinistra-mondialista-acclama-il-nuovo-enfant-prodige-macron-paladino-della-finanza-cosmopolita/

UE contro Le Pen

L’Europarlamento revoca a Marine Le Pen l’immunità e così potrà essere giudicata dal tribunale di Nantes. È indagata per un reato orribile e sanguinoso: ha pubblicato su Twitter le foto violente degli eccidi dell’Isis proprio allo scopo di condannare le azioni barbare del network del terrore in Medio Oriente.

I dati su cui riflettere sono due. Da un lato tale provvedimento svuota completamente di ogni significato la nozione stessa di immunità parlamentare. Lungi dall’essere un ombrello sotto cui proteggere scandaletti e scaldavivande, l’immunità nasce per difendere le opinioni dei dissidenti nei confronti degli attacchi – a mezzo giudice – inviati dal potere dominante. Non è fantascienza, archeomistero: l’immunità è una conquista di civiltà che parla la lingua della tutela della libertà. La Le Pen, pubblicando l’esecuzione dei tre ostaggi di Daesh, commette un reato che è troppo simile a quello d’opinione per lasciarsi incantare dalla difesa del buon gusto e dei sentimenti della pubblica opinione che si scandalizza.

C’è poi da registrare che il provvedimento è stato presentato da una parlamentare eletta e militante sotto l’egida del Movimento Cinque Stelle. Che conferma quello che, almeno chi scrive, sperava fosse solo l’ennesima boutade acchiappaclic (e voti) di certa destra (e sinistra). Il M5S, attivandosi in cotal guisa per la scomunica della Le Pen si mostra lontanissimo dalla sensibilità anticasta e antipolitica che invece anima i suoi elettori. Grillo non l’ha mai nascosto: senza di noi, ci sarebbe il trionfo della destra. E adesso i Cinque Stelle si svelano come opposizione di carta a un sistema (quello tecnocratico europeo) di ferro.

http://www.barbadillo.it/63490-ue-revoca-dellimmunita-a-marine-le-pen-e-il-volto-ambiguo-dei-cinque-stelle/

Riassumendo…

Le elezioni del 2013 furono pareggiate perché il centrosinistra prese il 29,5 per cento dei voti e il centrodestra il 29, 1 per cento, mentre il Movimento 5 stelle conquistò il 25,5 per cento da solo (classificandosi come primo partito d’Italia, perché il Pd era al 25,4).

Questo risultato fu però viziato (grazie al famoso Porcellum) da un premio di maggioranza esorbitante che, per pochi decimali in più (lo 0,3 per cento), assegnò al centrosinistra 345 seggi alla Camera, mentre al centrodestra (che aveva pressoché la stessa percentuale) ne andarono 125 e al M5S, che pure era il primo partito, 109.

Il fatto determinante è che il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale ha dichiarato “incostituzionale” la legge elettorale detta “Porcellum”, giudicando “distorsivo” quell’enorme premio di maggioranza, perché “foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione” non imponendo “il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista”.

Tale sentenza non era una delegittimazione automatica, per via giuridica, del Parlamento appena eletto, ma una delegittimazione politica sì.

Però a Palazzo hanno fatto spallucce. E hanno evitato di fare la sola cosa giusta e democratica: cambiare il Porcellum, togliendo quell’esorbitante “premio”, e ridare la parola agli elettori.

Anzi, abbarbicati alle poltrone, hanno aggravato l’illegittimità politica dei governi che hanno raffazzonato, perché al “vulnus” rappresentato dai seggi “incostituzionali”, si sono aggiunte una serie di operazioni che sono uno sberleffo per gli elettori e per la sovranità popolare: la trasmigrazione verso il Governo di una quantità di parlamentari che erano stati eletti contro la coalizione del Pd. Mentre Sel, che alle elezioni era in coalizione col Pd di Bersani e ha usufruito del premio del Porcellum, è andata all’opposizione.

Così la “maggioranza parlamentare” non ha più nulla a che vedere col voto del 2013, è continuamente cambiata e sono cambiati pure i ministri e il Capo del governo. Tutto senza voto popolare.

Proprio perché non ha la legittimazione degli italiani il governo Renzi sta al guinzaglio della Merkel e di Obama: cerca ed ha da loro una legittimazione “coloniale”.

Diventato premier senza aver mai partecipato alle elezioni, con un Pd che non è nemmeno il primo partito d’Italia e una coalizione che stava alla pari col centrodestra e che ora sta sotto per la rottura con Sel, il Matteo nostro, col “premio” di parlamentari dichiarati “incostituzionali” dalla Corte e con quelli “transfughi”, ha addirittura cambiato la Costituzione, con un’abolizione del Senato che non abolisce il Senato, ma solo il voto degli elettori per il Senato.

E ha cambiato la legge elettorale con un’invenzione – l’Italicum – che un domani potrebbe permettere a un partito come il PD, al 25 per cento, di diventare padrone assoluto del Paese (cioè anche delle istituzioni di garanzia).

Antonio Socci

Da “Libero”, 26 giugno 2016

La fine della politica

Secondo Gramsci, che le sinistre neoliberali e gli ex comunisti apostati hanno gettato letteralmente nel dimenticatoio, la politica è espressione della volontà di giungere a nuovi equilibri di forze, nella società che realmente esiste, fondando la propria azione su una forza progressiva. La politica, a un livello più alto, dovrebbe essere razionalità e non esattamente “passione”. Questo è quanto ho compreso, rammentando la lezione gramsciana che in troppi hanno scordato, e ritengo che l’Italia, oggi, sia molto lontana, anni e anni luce, dalla sostanza della vera politica.

Del resto, dietro le parole di Gramsci vi è la concezione della società spaccata, come sede del conflitto permanente, che ci viene da Karl Marx e i partiti politici dovrebbero essere attori a pieno titolo di questo conflitto, inesauribile e reale. Oggi i partiti politici italiani sono niente di più che comparse, nella recita liberaldemocratica, e il piddì, in particolare, è semplicemente una creatura sub-politica del grande capitale finanziario internazionalizzato, destinata a governare il paese per conto terzi.

Se a detta del grande Platone i re avrebbero dovuto essere filosofi (oggi che esistono le specializzazioni diremo filosofi politici), il governo italiano attuale, così come quelli che l’hanno preceduto dal novembre del 2011, è mosso soltanto dagli interessi dei poteri esterni che lo manovrano, in netto contrasto con quelli della popolazione.

Ecco che la politica, oggi, non è espressione della volontà di giungere a nuovi equilibri di forze, nel paese vero, ma semplicemente il riflesso dei desiderata di una classe dominante esterna all’Italia, che controlla i governi locali attraverso entità sovranazionali stabilendo, a proprio vantaggio, il programma politico, le strategie, le alleanze, le scomposizioni e ricomposizioni di forze esistenti.

In questo momento nessuno pare all’altezza di un tale compito, il vuoto etico e la scarsa qualità umana che riscontriamo in ogni dove, nella penisola, e in ogni gruppo sociale, non lasciano ben sperare. Forse nel prossimo futuro le crescenti difficoltà che la popolazione incontrerà, il procedere dell’impoverimento di massa e della marginalità sociale genereranno uomini in grado di affrontare i problemi e di risolverli positivamente. Per ora, purtroppo, passività sociale, rassegnazione e disgusto per la politica dilagano, i collaborazionisti sub-politici della troika prosperano, e non c’è neppure uno straccio di voce (nicciana) a gridare inascoltata nel deserto …

Eugenio Orso

estratto da : http://pauperclass.myblog.it/2015/11/09/chi-ricostruira-la-politica-italia-eugenio-orso/

Tags: elezioni, partiti, rappresentanza

Historia, magistra vitae

Il caso greco e quello italiano dimostrano in pieno tutta la “nullità inesorabile” delle elezioni liberaldemocratiche. I risultati – espressione, su un piano teorico, della cosiddetta volontà popolare – non contano nulla, possono essere ribaltati, si può agire dietro le quinte agevolmente per tornare alle urne. Così in Grecia, a giochi già fatti. O si può agire per negare a talento il voto politico, tenendo in piedi un governo “nominato”. Così in Italia, paese in cui il processo di rischiavizzazione del lavoro, di distruzione del sociale e di privatizzazione (“le riforme che il paese aspetta”) deve essere portato a compimento nel breve-medio periodo .

Allora, se il programma è sempre quello della troika, ispirato dai mercati finanziari e dagli investitori, se i capi di governo si scelgono nei “salotti buoni” del neocapitalismo, incuranti del verdetto delle urne, ai popoli dominati non resterebbe che l’anelito rivoluzionario, per rovesciare il sistema e cambiare radicalmente le politiche di governo, nonché le alleanze internazionali dei paesi liberati.

Si fa un gran parlare dell’urgenza del ritorno alla sovranità, monetaria e politica, degli stati che l’hanno “devoluta” al sopranazionale, per impostare politiche sociali e industriali che arrestino la caduta della vecchia Europa, e in particolare di paesi malridotti come l’Italia. Questo è certo un tema cruciale, anzi, per alcuni è addirittura il vero e il solo vulnus. Per riappropriarsi sovranità e moneta, visto che elezioni non servono a niente, ritualizzate come sono e incapaci di modificare lo status quo, ci vorrebbe una bella Rivoluzione, che incida sui rapporti sociali, sugli assetti politici e sul sistema di alleanze internazionali.

Leggi tutto su: http://pauperclass.myblog.it/2015/08/21/ne-le-elezioni-ne-la-rivoluzione-ci-salveranno-eugenio-orso/

Purtroppo non posso che concordare e confidare che la Storia, che ha sempre sconfitto le velleità totalitarie di tutti gli imperi, faccia finire presto anche questo (ma non sarà indolore per nessuno).

Elezioni dipartimentali francesi

dipartimentaliCosì si ridisegna lo scenario elettorale francese: su 21,3 milioni di votanti (il 49,8% degli iscritti non è andato a votare) il 25,19 percento ha scelto il Front National di Marine Le Pen che in queste dipartimentali è stato l’unico partito politico che ha corso da solo. “Cari compatrioti, senza radicamento sul territorio, con un solo amministratore dipartimentale uscente su 4mila dipartimenti, il Front National è riuscito a delle elezioni locali a superare la percentuale ottenuta alle elezioni europee.  Questo voto massiccio per noi dimostra come i francesi rivogliono la loro libertà e che un’altra politica è possibile”, ha detto Marine Le Pen poco dopo i risultati. De-demonizzazione fa rima, nel bene e nel male, con istituzionalizzazione. Se le europee di maggio scorso lasciavano ancora intendere che il voto frontista fosse collegato unicamente alla protesta, queste elezioni hanno dimostrato l’esatto contrario: il populismo si è trasformato in un voto di adesione di di consenso. Chi dice elezione locale infatti dice amministrazione del territorio, dunque, costruzione dal basso, di una nuova Francia. Se è vero che il centro-sinistra è il grande perdente e che la coalizione di centro-destra guidato da Nicolas Sakozy ha conquistato il maggior numero di ballottaggi e di eletti al primo turno, è ancor più vero che alle presidenziali questo sistema delle alleanze non è valido. Il sistema elettorale disegnato da Charles De Gaulle nel 1959 premia il candidato-presidente proprio per evitare la supremazia dei partiti sulla volontà popolare. Per questa ragione il dato più significativo delle elezioni di domenica ricade sul partito preso singolarmente che ha preso più voti.

Tuttavia l’indipendenza del Front National dal sistema partitico è paradossalmente il suo punto debole. Anche questa volta, come successe nel 2002 quando Jean Marie Le Pen arrivò al ballottaggio delle presidenziali con Jacques Chirac, e come probabilmente succederà nuovamente nel 2017, sembrerebbe profilarsi l’idea di un “fronte repubblicano”, vale a dire il meccanismo per cui destra e sinistra si accordano per sostenere al secondo turno il candidato – di destra come di sinistra –  alternativo a quello del Front National.

Di fatto per vincere alle prossime presidenziali il Front National avrebbe bisogno della profezia di Michel Houellebecq: la nascita di un partito musulmano in Francia con un programma politico gollista. Solo con l’appoggio del leader illuminato, antiliberale e antiprogressista, Mohammed Ben Abbes (che in “Sottomissione” viene in realtà sostenuto in chiave anti-frontista), Marine Le Pen potrà smantellare il fronte repubblicano e restituire alla Francia il suo patrimonio.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=50704

Oggi in Francia, domani in Italia

Ma queste elezioni potrebbero essere un banco di prova per i 2 nuovi partiti musulmani francesi, che rischiano in futuro di rubare una larga  parte dell’elettorato socialista, anche se per adesso non sembrano molto impiantati localmente. Per ora si presentano solo in 6 province. Per legge in queste elezioni, i due capilista devono essere un uomo e una donna e tutti i partiti hanno creato quindi dei manifesti in cui appaiono fianco a fianco i due candidati. I due partiti musulmani hanno accettato di mettere una donna come capolista per poter partecipare alle elezioni, poi di fatto, nei manifesti compaiono solo i candidati maschi coi loro nomi, nessuna traccia delle capoliste.  La perdità di sovranità, cioè l’irrilevanza della volontà di un popolo nell’amministrarsi o nell’emettere le proprie leggi, la si puo’ perdere dall’alto, delegando i poteri statali a organismi sovranazionali non eletti, ma anche dal basso cambiando i connotati al popolo, inserendo nuovi e numerosi votanti  che neutralizzano e rendono inefficace il verdetto popolare. I francesi si stan rendendo conto ora di questa dublice manovra e il 22 marzo ne vedremo delle belle.

http://www.appelloalpopolo.it/?p=13220

E’ talmente probabile lo scenario descritto, che circola già da noi l’idea di spalmare i 500.000 profughi libici in arrivo in Italia in tutti comuni della penisola.