#WWIV

Dice Eugenio Orso in http://pauperclass.myblog.it/2014/08/25/la-complessita-della-quarta-guerra-mondiale-eugenio-orso/

Il primo conflitto è scoppiato nel nord e nell’occidente del mondo, per distruggere i modelli di capitalismo novecenteschi d’importanti nazioni europee, come l’economia mista italiana, il capitalismo “renano” tedesco e l’economia mista francese con elementi di capitalismo “renano”, e imporre al vecchio continente il capitalismo ultraliberista anglosassone con respiro globale. O meglio, per imporre all’Europa un nuovo modo storico di produzione, all’apice del trionfo del capitale sul lavoro (e su gran parte dell’umanità), che possiamo chiamare in sintesi neocapitalismo finanziarizzato.

L’attacco, in atto da un buon ventennio, è diretto contro lo stato sociale, la spesa pubblica (che dovrebbe avere funzione propulsiva nei periodi di crisi), l’intervento statale nell’economia, la protezione delle produzioni nazionali, i diritti dei lavoratori, i livelli di occupazione, i redditi popolari, e in ultimo ma non ultima, la sovranità politica e monetaria degli stati.

Come se questo non bastasse ci complicano la vita con masse di migranti e di mercenari simili alle compagnie di ventura cinquecentesche; per quanto tempo ancora potremo resistere (soprattutto finché ancora ci rifiutiamo di capire lo scenario in cui ci muoviamo)?

Il territorio e la frontiera

Il territorio e la frontiera

“I mercati finanziari, i veri detentori del potere, sono ovunque e in nessun luogo”(De Benoist). Invece, è sul territorio che popoli e nazioni si insediano, si radicano, si costituiscono, fondano le proprie istituzioni e tracciano le frontiere a guardia e a difesa della loro identità, cultura, lavoro, diritto e ricchezza di vita dall’avidità devastante della finanza internazionale. È lo Stato che mantiene unito, tutela e perpetua il popolo, mentre è il mercato finanziario, avulso e scollegato dall’economia reale della produzione e del lavoro, che lo disfa e lo dissolve nei flussi incontrollati di denaro e di merci. Ed è per questo che gli stati sovrani sono oggi le istituzioni più credibilmente anticapitaliste, rimaste a difesa e a protezione dei ceti medi e popolari dall’aggressione sferrata dalla superclasse apolide, che si annida negli organismi sovranazionali economici, commerciali e finanziari. Lo Stato e la sua sovranità è la questione politica fondamentale per chi è interessato a una lotta antisistemica.

Luciano Del Vecchio

Cambia il mondo

Infine, su Le Monde diplomatique, edizione italiana, del novembre 2011 Lucien Séve sostiene una tesi ancora più radicale come si evince dal titolo Salvare il genere umano non solo il pianeta. Secondo l’autore siamo ormai alla mercificazione generalizzata dell’umano, proprio perché “non c’è più nulla di umano che possa sfuggire al diktat della finanza: tutto deve produrre spietatamente un profitto a due cifre… il che significa anche finanziarizzazione generalizzata dei servizi tesi a formare e sviluppare le persone – salute, sport, insegnamento, ricerca, creazione, tempo libero, informazione, comunicazione; di colpo le finalità proprie di queste attività tendono a essere scalzate dalla legge del denaro”. A questa mercificazione si accompagnano la tendenza allo svuotamento di tutti i valori, la perdita incontrollabile di senso, la decivilizzazione senza argini, ma soprattutto la proscrizione sistemica delle alternative: “la frenesia del profitto tende a persuaderci della fatalità del peggio; il sistema stesso, la cui parola d’ordine è libertà, ha assunto come motto non ci sono alternative della Thatcher – e infatti come possiamo liberarci dell’onnipotenza dei mercati finanziari e delle agenzie di rating se la gigantesca crisi del 2008 non ha cambiato niente di significativo all’interno del sistema?”. E termina sostenendo che la carica etica dell’indignazione riavvicina alla politica e “deve portare a un nuovo tipo di azione, non nel senso della rivoluzione all’antica attraverso delle trasformazioni dall’alto, il cui fallimento è garantito, ma di impegno a tutti i livelli per l’  appropriazione comune in forme innovative di iniziativa e di organizzazione; a questo prezzo si potrà far deragliare la fatalità del peggio.”

Elvio Dal Bosco

estratto da: http://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/2459-elvio-dal-bosco-la-crisi-si-supera-salvando-il-pianeta.html

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