La guerra in Libia

Secondo il New York Times (e questo dato è stato confermato dal Pentagono), la mattina del 19 febbraio aerei da guerra statunitensi attaccavano la città di Sabratha nella Libia occidentale. Diverse decine di persone, tra militanti e civili, morirono (secondo il New York Times i militanti uccisi furono almeno 30. Reuters riferiva di 41 morti e 6 feriti. Al-Arabiya menzionò 46 vittime). In precedenza fu detto che i militari degli Stati Uniti in Libia avevano effettuato almeno un altro attacco aereo a novembre. Così, proprio come previsto, gli Stati Uniti aprivano il terzo fronte della lotta allo SIIL, oltre alle operazioni in Iraq e Siria.
Sulla partecipazione di militari francesi nell’operazione in Libia, secondo le informazioni di numerosi siti francesi, unità francesi saranno dispiegate in Libia da metà febbraio nelle regioni orientali. Un gruppo opera sotto gli auspici del Ministero della Difesa. Un secondo è un’unità della DGSE, i servizi d’intelligence francesi. Inoltre, secondo l’Opinon, la portaerei francese Charles de Gaulle è stata schierata presso le coste libiche. Circa un migliaio di militari francesi, riporta direttamente il Palazzo dell’Eliseo, sono segretamente arrivati in Libia. Secondo la dottrina militare francese, unità speciali e segrete sono considerate forze d’avanguardia. Notizie via internet dell’Huffington Post statunitense, riferendosi all’Huffington Post Arabia, confermano l’arrivo di militari francesi in Libia per un’operazione contro lo SIIL. Le autorità libiche, tuttavia, si oppongono all’intervento internazionale, che la Francia pianifica da diversi mesi. Si sono accordati sugli attacchi contro lo SIIL, ma resistono all’idea della presenza di una coalizione di Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia nel Paese. Inoltre, molti esperti ritengono che le operazioni militari “segrete” di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro lo SIIL in Libia istigheranno conflitti in altri Paesi del continente. Anche se la coalizione occidentale lanciasse attacchi aerei contro le posizioni dello SIIL, e le sue forze speciali svolgessero “incursioni sotto copertura” in Libia, rimane qualche dubbio sulla possibilità di trovare forze sul campo affidabili, in grado di controllare il territorio tolto ai militanti. Questo dilemma potrebbe “invogliare” statunitensi e francesi ad inviare forze di terra in Libia per “risolvere problemi tecnici specifici”, come negli scenari siriani e iracheni, facendo esplodere un altro focolaio di tensioni nel mondo. Anche se le azioni occidentali contro i terroristi dello SIIL in Libia possono essere in qualche modo giustificate, va comunque chiarito che non sono legali in quanto mai autorizzate dalle Nazioni Unite e in violazione delle norme internazionali. Se la mancanza di rispetto delle norme e delle leggi internazionali, nonché delle istituzioni internazionali, recentemente dimostrate da Stati Uniti e alleati occidentali in molte occasioni, continua, l’ONU sarà consegnata all’oblio. In questo caso, le decisioni su eventuali conflitti e disaccordi in futuro non saranno più generate attraverso negoziati internazionali, e il mondo sarà schiacciato dal dominio degli Stati Uniti determinando la subordinazione generale della popolazione del pianeta a Washington.

Fonte: https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/04/la-guerra-non-dichiarata-della-francia-in-libia/

Libia

Yemen


Il portavoce dell’esercito yemenita, Sharaf Luqman, ha informato che oltre ai caccia sauditi, anche aerei da guerra di Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna bombardano lo Yemen. Il generale Luqman ha spiegato che i piloti sauditi non sono in grado di pilotare gli aerei all’avanguardia utilizzati per il bombardamento dello Yemen. Secondo il portavoce, le forze rivoluzionarie yemenite alleate con l’esercito, hanno abbattuto finora 3 F-16, 10 elicotteri Apache e decine di droni. Anche per quanto riguarda i soldati, il generale yemenita ha spiegato che circa 400 mercenari stranieri, provenienti dall’Europa e dall’America Latina, sono stati assoldati dai sauditi per combattere contro lo Yemen. Nel mese di Dicembre 2015, in effetti, 6 mercenari colombiani ed un australiano sono stati uccisi negli scontri a fuoco con i rivoluzionari yemeniti. Secondo il New York Times, gli Emirati Arabi Uniti, alleati dell’Arabia Saudita, hanno inviato in Yemen 450 mercenari provenienti da Colombia, Panama, El Salvador e Cile. E’ stato inoltre provato che gli Stati Uniti hanno contribuito all’aggressione saudita ai danni dello Yemen fornendo supporto logistico e dati di intelligence. La sporca guerra dell’Arabia Saudita nello Yemen, un conflitto oscurato dai media occidentali

Il costo umano della guerra finora è stato immenso e ha inflitto orrende atrocità in tutto il paese. Il conflitto ha provocato oltre 32.000 vittime, con 5.700 persone uccise, tra cui 830 donne e bambini, insieme ad un registrato aumento delle violazioni dei diritti umani, stando all’ultimo rapporto delle Nazioni Unite. Sono stati bombardati ospedali, scuole ed abitazioni civili e sono state utilizzate bombe a grappolo ed a frammentazione, proibite dalle convenzioni internazionali. Dall’inizio della guerra i sauditi ed i loro alleati hanno attuato sullo Yemen un blocco totale dei rifornimenti. In un paese come lo Yemen che importa il 90% del suo cibo, carburante, medicinali e altri beni vitali da fornitori esteri, il blocco di tali importazioni è stato utilizzato come arma di guerra. Non è solo il blocco navale messo in atto dalla coalizione nei principali porti dello Yemen, ha lasciato l’80% della popolazione yemenita di fronte ad un disastro umanitario, ma i sauditi hanno anche fatto in modo che perfino gli aiuti umanitari giunti nel paese, non giungessero in quelle aree sotto controllo degli Houthi. La catastrofe umanitaria così scatenata, ha poi subito un peggioramento all’inizio di questo mese, quando due cicloni si sono abbattuti sulla costa meridionale dello Yemen, uccidendo 26 persone e colpendo migliaia di famiglie. Alla luce della gravità dei bisogni, è emerso in questi mesi un fiorente mercato nero su tutte le materie prime che scarseggiano portando i prezzi alle stelle. L’utilizzo di carri trainati da asini per il trasporto e l’utilizzo dell’energia solare per compensare la scarsità di energia elettrica, sono diventate una forma di sopravvivenza e la nuova norma in Yemen, dove le persone sono intrappolate in un escalation del conflitto e la sperimentazione di metodi di vita alternativi. Detto questo, ci si aspetterebbe il mondo e la comunità internazionale si mobiliti per aiutare gli yemeniti nel loro calvario, ma le loro grida sembrano invece cadere nel vuoto. Esistono essenzialmente due ragioni principali dietro questa indifferenza generale. La prima, è che la copertura mediatica del conflitto è fortemente dominata dai portavoce degli interessi internazionali (USA-Israele e Sauditi) e dalla manipolazione dei media occidentali. Si vuole dare così la falsa impressione che la guerra in Yemen sia una questione settaria e non di una vera e propria aggressione contro un paese sovrano. La seconda, è che la guerra in Yemen è diventata un business redditizio per le grandi potenze. L’Arabia Saudita, il paese aggressore, è il principale cliente acquirente di armi del Regno Unito, mentre soldati (mercenari) provenienti da diversi paesi, come la Colombia e il Sudan, hanno trovato nel reclutamento in guerra nello Yemen, opportunità economiche. Molti sembrano trarre beneficio dalla guerra nello Yemen, ed essere interessati al proseguimento di questa guerra, per finalità geopolitiche, a scapito delle vite della popolazione yemenita.

http://www.controinformazione.info/yemen-portavoce-esercito-ci-bombardano-anche-i-caccia-di-usa-israele-e-gb/

Quanto manca?

  1. Dal sito Aurora,   riprendo la ricostruzione dei fatti che mi pare più completa.

“Un nuovo rapporto dell’Intelligence estera (SVR) che circola al Cremlino afferma che il Ministero degli Esteri è stato informato, il 5 novembre, dall’Ambasciata della Federazione a Washington DC di aver notificato all’Ufficio della sicurezza diplomatica degli Stati Uniti (BDS) che un russo sotto sua protezione era stato rivenuto morto nella sua stanza d’albergo a causa di un presunto infarto. Secondo la relazione, il russo sotto la protezione del BDS era Mikhail Lesin, inviato negli Stati Uniti dal Presidente Putin quale collegamento personale con i massimi funzionari dell’intelligence del regime di Obama sui negoziati su “circostanze/fatti” dell’abbattimento del Volo 9268 sull’Egitto da parte dello Stato islamico. L’ultimo dispaccio di Mikhail Lesin a Mosca prima della morte, il rapporto continua, descriveva l’incontro “polemico/argomentativo” con funzionari del regime di Obama, che minacciavano la Federazione per il tentativo di Mosca di riportare in Russia i due “contractor” statunitensi catturati nello Yemen, che il SVR “associa” ai terroristi dello Stato islamico che hanno abbattuto, rivendicandolo, il volo 9268. Come abbiamo già riportato, sulla base dei dati satellitari, il SVR è stato quasi immediatamente in grado di accertare che il volo 9268, partito da Sharm al-Shayq in Egitto, è stato abbattuto da un missile terra-aria inglese Starburst dopo che era stato “costretto/ingannato” a una quota inferiore da false “comunicazioni/ misure elettroniche” inviate dallo Yemen. Il SVR sa di tale base segreta nello Yemen per “travisare/ingannare” i voli da e per Sharm al-Shayq, la relazione nota, scoperta ad agosto quando un volo dell’inglese Thomas Airways, avvicinandosi a questa zona con 189 persone a bordo, fu “manipolato elettronicamente” e preso di mira da un missile terra-aria che il pilota poté schivare a meno di 300 metri. Sulla base dell’intelligence elettronica, il rapporto dice, il SVR ha stabilito che il missile sparato contro il volo della Thomas Airways e che ha distrutto il Volo 9268, era un atto terroristico commesso dallo Stato islamico, noto come Ansar Bayt al-Maqdis (Stato islamico del Sinai o Wilayat al-Sinai) che secondo funzionari degli USA “non é un gruppo jihadista male equipaggio, ma uno degli affiliati dello SIIL più attivi e potenti“.
A rendere il gruppo terroristico dello Stato islamico nel Sinai ancora più letale, la presente relazione continua, è stato il sostegno militare e finanziario dall’Arabia Saudita, compresi i missili antiaerei spalleggiabili Starburst forniti dalla società inglese Thales Air Defence all’Arabia Saudita nell’ambito di un contratto firmato nel 2007, e operativi apertamente nel regno. Subito dopo che il Volo 9268 è stato abbattuto dai terroristi dello Stato islamico, secondo il rapporto, una “squadra” combinata SVR-Spetsnaz (Forze Speciali) operante nello Yemen dall’attentato di agosto al volo della Thomas Airways, individuava la base utilizzata per “manipolare/ingannare” i voli sul Sinai e catturava i suoi due operatori, identificati dal SVR come cittadini statunitensi impiegati dalle Nazioni Unite, affermazione smentita dalle Nazioni Unite. Al momento d’iniziare gli “interrogatori/interviste” dei due statunitensi nello Yemen da parte degli “esperti” del SVR, secondo il rapporto, il Presidente Putin inviava Mikhail Lesin come suo emissario personale negli Stati Uniti per le implicazioni “catastrofiche” delle informazioni ricevute. Mikhail Lesin, va notato, era un’importante figura politica russa e l’esperto accreditato sui mass media che ha ispirato la creazione di Russia Today, dalla lunga amicizia personale con il Presidente Putin. Alla notizia della morte di Mikhail Lesin, la relazione afferma, il Presidente Putin ha ordinato che tutti i “negoziati” con gli Stati Uniti siano sospesi e che il SVR riportasse nella Federazione i due statunitensi catturati nello Yemen, come dettagliato in Un raid cattura le ‘risorse’ della CIA che hanno abbattuto l’aereo russo in Egitto. Nell’ulteriore “interrogatorio/intervista” di tali statunitensi al loro arrivo a Mosca, il rapporto continua, il SVR ha stabilito che erano dipendenti della compagnia di mercenari statunitense Academi, (Blackwater e Xe) con passaporti degli Stati Uniti che identificavano il loro Paese d’origine nella Colombia. Importante da notare sui due colombiani-statunitensi della Blackwater/Academi/Xe catturati dal SVR nello Yemen, secondo il rapporto, è che furono segnalati entrare nello Yemen sotto le mentite spoglie di soldati colombiani. Recentemente, infatti, un gruppo mediatico colombiano riferiva che nei successivi mesi più di 800 militari colombiani entreranno a Sana, Yemen, per sostenere l’offensiva dei sauditi e dei loro alleati che combattono nello Yemen. Sull’associazione dei due mercenari della Blackwater/Academi/Xe con la CIA, la relazione conclude, si attende ulteriore “esame/conferma” finanziaria, ma molti analisti del SVR ritengono sia solo questione di tempo per la prova definitiva. Comprendendo appieno la relazione, assieme tutti gli altri rapporti del SVR sul volo 9268, l’invio del consigliere per i media del Presidente Putin, Mikhail Lesin negli Stati Uniti prova che non è solo la Russia a sapere che l’aereo è stato abbattuto, ma anche i regimi di Obama e Cameron. Ciò che va stabilito da Russia e occidente, però, non è solo il modo migliore per manipolare i fatti sul disastro, ma il tipo di ritorsione che, se non è misurato ed equilibrato, quasi sicuramente precipiterebbe il mondo in guerra”.

Se questa versione è vera, allora alla terza guerra mondiale siamo già vicinissimi.

Maurizio Blondet

In nota all’articolo http://www.nuovatlantide.org/passo-passo-ci-portano-alla-terza-guerra/

Il Re è nudo

Che l’Europa fosse unita non lo abbiamo mai creduto: era solo un ben congegnato sistema di prevaricazione degli stati più forti su quelli più deboli “la diplomazia (e i trattati) costituivano la continuazione della guerra con altri mezzi”.

La cosa è diventata evidente con la Grecia, spolpata e invasa, e adesso con la questione migranti su cui condividiamo il pensiero di Eugenio Orso:

La mancata solidarietà europea, evidente in un’Italia che è stata lasciata sola ad affrontare l’”invasione” dal mare, non porterà all’uscita dall’unione per salvarsi. Chi si oppone è schedato come populista, fascista, razzista. Se Orban, in Ungheria, erige un muro allora è contrario all’accoglienza, è fascista e razzista, un vero bruto. Salvini tuona contro gli immigrati clandestini – per ragioni elettorali, di sondaggio e di consenso – e pur essendo sostanzialmente innocuo per il sistema, si dipinge come un mostro. Se lo fa Grillo, in procinto di tornare ai fasti televisivi allentando la presa su un cinque stelle utile solo al sistema, apriti cielo!

Il neocapitalismo ha “creato le condizioni” per spingere in Europa masse di disperati in fuga dalle ultime guerre, dalla barbarie sunnita (molto utile alle élite del denaro e della finanza), dalla devastazione cui è stata scientemente sottoposta buona parte dell’Africa. Dopo aver preparato il terreno – con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi – si tratta semplicemente di “scagliare la bomba” contro le popolazioni del vecchio continente, per vincerne le resistenze, modificare l’organizzazione sociale e la loro stessa composizione. Una formidabile iniezione di instabilità, miseria, disperazione priva di coscienza politica, che metterà la parola fine al vecchio ordine sociale e farà prevalere una nuova plebe senza pretese, gradita a questo capitalismo finanziario e dimentica di ogni diritto.

Leggi tutto su: http://pauperclass.myblog.it/2015/08/31/immigrazione-disperazione-arma-noi-eugenio-orso/

La cosa più divertente (si fa per dire) è la sortita dell’Inghilterra che accusa noi italiani di migrare là per lucrare sul loro favoloso welfare (ma guai se lo diciamo noi riguardo agli africani)!

Siamo in guerra

Arginare l’avanzata del nemico sarebbe compito di forze amiche, che perseguendo il loro interesse fanno anche il nostro. Il nostro interesse d’italiani, tanto per fare un banale esempio, sarebbe quello di liberarci definitivamente – e il più in fretta possibile – della morsa in cui siamo prigionieri. La morsa è quella della troika, dell’euro e della nato. In una parola: quel complesso di forze che si chiama occidente (a guida americana, per volere neocapitalista) e che ci ha messo in un angolo, condannandoci alla crisi perpetua e alla perdita (irrimediabile?) della sovranità.

C’è però un piccolo particolare da tenere in considerazione … Oggi le forze amiche si riducono – per noi italiani e per moltissimi altri, europei e non – quasi esclusivamente alla Federazione Russa e questa, sotto attacco, tirata per i capelli dalle forze del male e della devastazione in una nuova “guerra fredda”, deve assumere un atteggiamento prudente, pronta in ogni momento a ripiegare sulla difensiva e a resistere. Sarebbe nostro interesse legarci in modo strettissimo, mani e piedi, ai russi e liberarci dalle catene neocapitaliste, per far “ripartire l’economia” con il pieno controllo della moneta, evitando di farci trascinare nelle devastanti guerre americano-nato, grazie a un cambio a trecento e sessanta gradi delle alleanze politico-militari.

I russi non sono così forti per contrastare apertamente, in ogni area del mondo, il potere delle élite neocapitaliste occidentali, che dispongono di strumenti militari, economici, finanziari e monetari ancora decisamente superiori. La cosiddetta alleanza atlantica, il fondo monetario internazionale, l’unione europide monetaria e non, i tagliagole islamosunniti in Medio Oriente e in Africa settentrionale, gli stati-canaglia da sguinzagliare contro i popoli come la turchia e israele (e l’Ucraina in Europa), gli “alleati” che finanziano e armano i mercenari come l’arabia saudita, gli emirati e il qatar (anche loro veri e propri stati-canaglia) sono altrettanti strumenti nelle mani del nostro nemico.

Il risultato di questa agghiacciante situazione geopolitica è che il nemico mostra di essere all’apice della potenza e avanza ovunque.

1)    In Europa orientale l’Ucraina tiene ancora sotto scacco la minoranza russa del Donbass, nonostante le pesanti sconfitte finora subite, e costituisce una testa di ponte contro la Russia. Poco importa alle élite neocapitaliste se l’Ucraina è uno stato-fallito e tutta la sua popolazione (anche quella delle regioni euronaziste) rischia la fame.

2)    In Europa orientale e nel Baltico, grazie alla sudditanza di alcuni paesi dell’est che provocano follemente i russi, americani e nato stanno schierando armi pesanti, letali, premendo sui confini della Federazione Russia.

3)    Nell’Europa unionista la troika si occupa, in queste settimane, di finire la piccola Grecia. Tsipras, dopo qualche resistenza e fuori tempo massimo, si “apre al dialogo” ed è sulla strada di accettare la proposta Juncker (commissione e quindi troika), in odor di capitolazione. Gli sciacalli non mollano la presa e vogliono il bagno di sangue sociale (come sa bene anche il mentitore di professione Renzi).

4)    In Siria lo stato islamico che gode di grandi appoggi (usa, turchia, qatar, eccetera) in questi giorni è all’offensiva con azioni di stampo terroristico (infiltrazioni armate a Kobane per uccidere i civili), prima ancora che militare (Hasakah nel nord-est).

5)    In Libia permane l’instabilità – generata dai bombardamenti occidentali-nato del 2011, per “far rispettare” una risoluzione dell’onu – e contagia la Tunisia, paese sull’orlo del baratro con un elevatissimo numero di “volontari” islamosunniti, arruolati dallo stato islamico e da altre formazioni, e numerosi foreign fighters che possono colpire da un momento all’altro. Poi toccherà all’Algeria, penetrata dagli islamisti.

6)    In Iraq i mercenari islamosunniti hanno conquistato Ramadi e incombono ancora su Baghdad, mentre gli americani fingono di bombardare e di addestrare i militari irakeni.

7)    In Somalia gli shabab la fanno da padroni e uccidono decine di soldati del Burundi, sul posto per riportare l’ordine.

8)    In Nigeria boko haram affiliato all’isis, lungi dall’essere definitivamente sconfitto, continua a destabilizzare e ad attaccare con gli attentati a Maiduguri, capitale dello stato del Borno.

9)    Permane l’instabilità in Macedonia, dove si teme lo scoppio di una guerra civile, sicuramente feroce, “grazie” agli islamisti sunniti albanesi e agli infiltrati kosovari appoggiati dagli usa. In Bosnia ci sono villaggi sui quali sventola già la bandiera nera dell’isis.

Quanto precede forse non è esaustivo, ma è già sufficiente per affermare che la guerra avanza e il nemico è all’offensiva, fuori e dentro i nostri confini.

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Washington e la NATO alla guerra in Ucraina

di Antonio Mazzeo

 

Da oggi, ogni momento può essere quello buono per trasferire in Ucraina 300 paracadutisti della 173^ Brigata di fanteria aviotrasportata di US Army, di stanza a Vicenza. “Siamo pronti a partire per addestrare le unità locali secondo quanto ci è stato richiesto dalle autorità ucraine”, spiega il portavoce della brigata, Michael Weisman. L’ordine di trasferimento è atteso da Washington, ma potrebbe essere deciso alla fine di posticipare di qualche giorno il trasferimento dei parà “per verificare se le milizie separatiste filo-russe onoreranno l’accordo per il cessate il fuoco, deciso a Minsk a febbraio”, come spiegato dal Comandante di US Army Europe, gen. Ben Hodges. Originariamente il Pentagono prevedeva di iniziare i primi giorni di marzo le attività addestrative a favore della Guardia nazionale ucraina. Un mese fa, sul sito ufficiale del Dipartimento della difesa era comparso un bando di gara per l’individuazione di un’azienda che fornisse dal 5 marzo sino al 31 ottobre 2015 sette bus da 50 passeggeri per il trasporto di 300 militari dall’aeroporto della città di L’viv sino all’International Peace Keeping and Security Center, il grande poligono d’addestramento che sorge a Yavoriv, nell’Ucraina occidentale. Sempre secondo il Pentagono, le unità assegnate alle attività addestrative in territorio ucraino si alterneranno ogni due mesi.

“Il programma di formazione a favore di quattro compagnie della Guardia nazionale rientra tra le iniziative volute dal Dipartimento della difesa per assistere l’Ucraina e potenziare le sue capacità nell’assicurare l’ordine, condurre la difesa interna e far rispettare le leggi”, ha dichiarato Vanessa Hillman, portavoce del Pentagono. Le attività delle forze armate Usa saranno finanziate grazie al Global Security Contingency Fund (GSCF), approvato lo scorso anno dal Congresso. Il fondo prevede nello specifico lo stanziamento di 19 milioni di dollari a favore delle unità della Guardia nazionale ucraina, costituita nel marzo 2014 anche grazie l’incorporazione delle formazioni neonaziste Donbass, Azov, Aidar, Dnepr-1 e Dnepr-2, macchiatesi di gravi crimini contro le popolazioni di lingua russa. “Gli Stati Uniti dovranno però fornire il prima possibile aiuti militari letali al governo ucraino se i separatisti sostenuti da Mosca continueranno a guadagnare terreno”, ha auspicato il Capo di stato maggiore, gen. Martin Dempsey, durante un’audizione al Comitato per le forze armate del Senato.

Intanto la forza navale di pronto intervento della Nato “Standing Maritime Group 2” ha fatto ingresso nel Mar Nero per partecipare a una serie di esercitazioni con le marine alleate della regione (Bulgaria, Romania e Turchia). “Il trasferimento nel Mar Nero della SMNG2 è stata assunta in ambito alleato come risposta all’annessione russa della Crimea lo scorso anno e al sostegno che Mosca assicura ai separatisti nell’Ucraina orientale”, riferisce il Comando Nato. Il gruppo navale è posto sotto il comando dell’ammiraglio statunitense Brad Williamson ed è composto da sei unità da guerra, l’incrociatore lanciamissili “USS Vicksburg”, le fregate “Aliseo” (Italia), “Fredericton” (Canada), “Regina Maria” (Romania) e “Turgutreis” (Turchia) e la nave rifornitrice “Spessart” (Germania). “Le esercitazioni in Mar Nero prevedono operazioni anti-sottomarino, di guerra anti-area e di difesa da attacchi condotti da piccole imbarcazioni”, spiega Bruxelles.

Dalla Germania, il gen. Frank Gorenc, comandante delle forze aeree Usa in Europa, annuncia invece l’arrivo nella base aerea di Spangdahlem di dodici aerei da attacco al suolo A-10 Thunderbolt II e 300 aviatori del 355th Fighter Wing, provenienti da Davis-Monthan (Arizona). Uomini e mezzi saranno impiegati per esercitazioni e rischieramenti in Est Europa perlomeno sino all’agosto 2015. L’US Army prevede di trasferire a metà marzo (per nove mesi) nella località tedesca di Ansbach, 450 unità della 3^ brigata di combattimento di stanza a Fort Stewart, Georgia. Con i militari giungeranno in Germania anche 25 elicotteri UH-60 “Black Hawk” che saranno impiegati nell’ambito dell’operazione “Atlantic Resolve”, la missione militare avviata dal Pentagono dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, “a difesa” dei partner Nato dell’Europa orientale.

Per il 2015 “Atlantic Resolve” prevede le esercitazioni aeree in Estonia e Romania di un gruppo di volo dell’US Air Force dotato di cacciabombardieri a capacità nucleare F-16; il trasferimento a rotazione in Polonia di caccia F-16 e velivoli da trasporto C-130 “Hercules”; un’esercitazione in primavera dell’Air National Guard con caccia F-15 in Bulgaria (“Thracian Eagle”) e, successivamente, con caccia F-16 ancora in Bulgaria ed Estonia; gli aviolanci dei paracadutisti del 173rd Airborne Brigade Combat Team di Vincenza in Romania e Bulgaria ad aprile; l’esercitazione estiva “Saber Strike” nelle Repubbliche baltiche e in Polonia. “Stiamo pianificando di inviare truppe anche in Ungheria, Repubblica Ceca e Georgia come deterrenza contro un’eventuale espansione russa in Europa orientale”, ha dichiarato il Comando di US Army Europe. In vista della piena operatività della forza di pronto intervento che la Nato ha varato al recente vertice in Galles per fronteggiare la Russia, l’esercito statunitense ha infine deciso di riposizionare in Europa una brigata con 220 tra carri armati e veicoli da combattimento “Bradley”. Le unità dovrebbero essere ospitate in alcune basi in Germania e in Baltico.

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/03/washington-e-la-nato-alla-guerra-in.html

Sotto a chi tocca!

I Libici godevano del più alto tasso di sviluppo umano dell’Africa, secondo i dati ONU che gli accreditavano anche notevoli progressi nel campo dei diritti umani. Pensavano a quanto era bella l’Italia, per la quale avevano una spiccata predilezione, e sognavano di farci un viaggetto se potevano. Non immaginavano che all’improvviso l’Impero li avrebbe cercati e stanati, gettandoli in un incubo popolato da bande contrapposte di tagliagole, ricacciandoli in un sanguinoso Medioevo per colpa di due sgarri che non potevano avere perdono: essere un ostacolo per l’United States Africa Command (AfriCom) e avere in progetto la moneta unica africana, il Dinaro. E c’è da scommettere che – in mezzo al caos di oggi – l’unica parte un po’ decente, il governo laico di Tobruk, non sarà quella che noi sosterremo. Perché noi abbiamo come nemici giurati non al-Qa’ida, non l’ISIS, ma ogni pur labile barlume di governo laico e progressista.

I Siriani godevano del nuovo clima portato da Bashar al-Assad, studi di medicina in Gran Bretagna, sposato con una siro-britannica progressista, nemica del velo alle donne, laureata al King’s College di Londra. Una ventata d’Occidente. Erano soddisfatti di non avere più la censura su Internet (scoprendo così, divertiti, che la Siria era uno “stato canaglia”) e di avere invece un crescente flusso di turisti occidentali coccolati dalla bellezza e dall’ospitalità di questa civilissima nazione. Erano in un latente stato di guerra con Israele, per via del Golan occupato, ma il giovane Assad lo teneva sopito e contava di avviare negoziati proficui. Per il resto erano trent’anni che non avevano un conflitto. Ironicamente, da quando il padre si era alleato agli Stati Uniti nella Guerra del Golfo.[…]

Le migliaia di civili uccisi in Ucraina non sono uno scherzo. Sapevano di avere dei problemi, come in altri paesi, ma non pensavano nemmeno lontanamente che in pochi mesi sarebbero stati catapultati in una sanguinosa guerra civile. Ma l’Impero è andato a stanarli.

I nazisti a Kiev con le svastiche non sono uno scherzo, sono reali.

I tagliagole islamisti in Medioriente e in Africa non sono uno scherzo, sono reali.

Hiroshima e Nagasaki non sono stati degli scherzi.

Così come non è stato uno scherzo il gratuito bombardamento di Dresda, un’immane strage di esseri umani e di tesori artistici, fatto a puro scopo terroristico (come risulta da una nota di Churchill) e per dare un avvertimento all’Unione Sovietica di cosa erano pronti a fare gli Alleati (come risulta da una nota della Royal Air Force).

Non vi fate illusioni, l’Europa non verrà risparmiata. Non lo è di già, dalle guerre dei Balcani, dal bombardamento di Belgrado, prima città europea colpita dalla fine della II Guerra Mondiale.

estratto da http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=116512&typeb=0

Meglio saperlo

L’articolo era al link
solo che il sito ha una politica pubblicitaria nefasta: come si fa a doversi sorbire una pubblicità di 16 secondi prima di poter leggere se c’è un rischio concreto che scoppi una guerra nucleare!
Ovviamente noi ci auguriamo caldamente che questo non succeda, però, visti i precedenti e visto che l’Europa è gestita per conto terzi, uomo avvisato, mezzo salvato.

 

“Da molto tempo i piani degli Stati Uniti prevedono un cambio di regime in Russia, mirando a colpire il governo sovrano indipendente del proprio principale antagonista eurasiatico.
Washington vuole insediare un governo fantoccio filo-occidentale con una rivoluzione colorata o con la guerra. Le ambizioni egemoniche statunitensi minacciano la pace nel mondo e mai come oggi, dagli eventi che precedettero la seconda guerra mondiale, la situazione è stata tanto pericolosa. L’economista e analista politico Mikhail Delyagin prevede una massiccia provocazione anti-russa: esprimendo le sue opinioni su Radio Pravda, ha affermato che «cose e dati riconducibili a un’unica matrice […] costituiscono per tutti una gravissima minaccia».
L’Ucraina è un pretesto, una piattaforma NATO manovrata dagli Stati Uniti, un anomalo e criminale regime neonazista messo al potere da Washington.
Economicamente in bancarotta, senza nessuna legittimità, dipendente da aiuti esterni per sopravvivere, l’Ucraina è la più recente colonia americana.
A comandare è una politica di controllo, quel che dice Washington va bene. Il regime fantoccio di Kiev riverisce e obbedisce, altrimenti è sostituito e una rivoluzione colorata 3.0 ne insedia un altro.
«Perché è successa la crisi ucraina?», si è chiesto Delyagin. «Qual è la ragione principale? Perché gli americani vi sono stati così profondamente coinvolti?»
Perché Washington, la Cina e l’UE sono i «tre (più importanti) attori a livello globale», dice Delyagin. Distruggere «la cooperazione dell’UE con la Russia elimina quest’ultima come partecipante indipendente nella competizione globale, che è ciò che vediamo oggi», lasciando l’America e la Cina come i due restanti giocatori dominanti al mondo, fra i quali esiste una «vera guerra fredda».
In Ucraina c’è una guerra calda. Il commercio tra l’Unione Europea e la Russia è importante: Delyagin crede che il sentimento europeo favorisca «relazioni non basate sull’arroganza».
Washington vuole uno «strappo» della Russia dall’Europa che per il momento non è riuscito: non è riuscita la provocazione false flag del volo MH17, con la quale la Russia non aveva nulla a che fare e nemmeno i separatisti filorussi del Donbass, combattenti per la libertà. Il responsabile è stato semmai il fuoco del cannone di un aereo da guerra ucraino Sukhoi-25.
Dati radar e satellitari verificabili hanno mostrato la traiettoria del volo MH17 prima della distruzione; i fori penetrati nella fusoliera erano compatibili con i colpi di cannone.
«Il seguito sta arrivando», ha detto Delyagin: «Ci sarà un’altra provocazione […], siamo in possesso di alcune informazioni indirettamente confermate dall’Occidente che dicono che l’esercito Ucraino “continuerà (una falsa) offensiva fingendo di attaccare e i soldati svolgeranno una massiccia preparazione di artiglieria”.» Poi «una testata nucleare tattica esploderà nella zona dell’offensiva dell’esercito ucraino».
Ingiustificatamente, forse inutilmente, la Russia sarà considerata responsabile. Solo l’America ha finora usato armi nucleari: farlo di nuovo «non è così difficile», ha detto Delyagin.
Scorie radioattive sono immagazzinate nel porto estone di Paldiski. Guidata dagli Stati Uniti, la NATO «ha presumibilmente consegnato un carico (radioattivo)», non «rifiuti da smaltire».
«Il sistema va in questo modo», ha detto Delyagin: «Non essendo in grado di dimostrare la responsabilità della Russia per il volo MH17, spiegheremo a tutti che i maledetti barbari russi hanno usato armi nucleari contro l’indifeso esercito ucraino».
Putin verrà incolpato perché nessuno in Russia «può schierare un’arma nucleare tattica senza l’ordine diretto del comandante supremo».
Qui si tratta di distruggere le relazioni tra la Russia e l’Unione Europea, interrompere il commercio, recidere i normali legami politici, addirittura bloccare i mezzi d’informazione russi nei paesi occidentali e in Giappone.
«Dato l’infinito cinismo dei nostri cosiddetti “colleghi” americani,non c’è nulla di troppo scandaloso che resti fuori dai loro intrighi, perfino esplodere un ordigno nucleare, azioni criminali sotto falsa bandiera per incolpare la Russia, un 11 settembre sotto steroidi troppo muscolare per essere ignorato, con nessuna prova da fotografare per l’indagine giudiziaria, diversamente dal volo MH17, «per dimostrare che non siamo noi».
Finora i tentativi di incolpare la Russia per le condizioni della crisi ucraina sono falliti. La prove, o la loro mancanza, hanno smentito le dichiarazioni occidentali .
«Un’esplosione nucleare è diversa», ha detto Delyagin: «Non lascia impronte. Magari prima di Natale, uno shock per la sacra festività.»
Delyagin aveva predetto il colpo di stato dell’Ucraina: se lo aspettava lo scorso febbraio, il primo giorno delle Olimpiadi invernali di Sochi; è venuto alla fine, due settimane più tardi, il 22 febbraio. È da vedere se Delyagin ha ragione o torto su una false flag nucleare: per i folli di Washington tutto è possibile.
L’impensabile potrebbe seguire agli incidenti nucleari di massa: forse isolare con successo la Russia e poi dirigere lo scontro tra Est e Ovest.
Il conflitto lancerebbe una guerra nucleare che decenni di deterrente “MAD” (distruzione reciproca assicurata) hanno evitato, ma forse non più: resta da vedere, non per molto, se si dimostra corretto lo scenario prenatalizio di Delyagin.
Domenica scorsa il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha incontrato John Kerry a Roma, è stato il loro diciassettesimo incontro di quest’anno senza risolvere niente: Washington scarica interamente (sulla Russia) la responsabilità delle condizioni della guerra civile in Ucraina e degli altri conflitti nel mondo.
Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato:
«In tema di rapporti bilaterali, Lavrov ha sottolineato che il loro sviluppo è possibile solo sulla base dell’uguaglianza e di interessi reciproci, mentre ogni tentativo di esercitare pressioni sulla Russia non ha alcuna prospettiva.»
Lavrov e Kerry hanno trattato la questione dell’Ucraina: il diplomatico russo ha sottolineato l’importanza del rispetto degli accordi di Ginevra e Minsk, che quelli di Kiev hanno respinto e immediatamente violato su ordine di Washington senza mostrare prove credibili agli osservatori. Ora le condizioni di conflitto restano, ma Lavrov spera altrimenti e dice:
«Nel contesto della situazione nel sud-est dell’Ucraina, l’attuazione coerente degli accordi di Minsk è fondamentale, così come la convocazione di un gruppo di contatto per questo scopo il più presto possibile.»
L’illegittimo presidente oligarca Petro Poroshenko è l’uomo di Washington in Ucraina, un fantoccio di comodo che obbedisce agli ordini a comando con l’intenzione di alimentare la guerra: il suo falso “regime del silenzio” è un inganno fuorviante.
Dice che questo lo aiuta a riorganizzarsi, ad accrescere la forza delle truppe, riarmarsi, ripristinare la prontezza al combattimento, prepararsi per nuovi conflitti agli ordini di Washington.
Le condizioni attuali riflettono la calma prima della tempesta. Resta da vedere se con l’inganno nucleare false flag − un’altra provocazione Usa-Kiev − oppure con un altro pretesto.
Vale la pena ripeterlo: Washington vuole che un governo fantoccio filo-occidentale sostituisca la sovrana indipendenza russa; il suo piano generale prevede la conquista del mondo, perfino a costo di un conflitto nucleare per raggiungere gli obiettivi: è la follia sotto ogni punto di vista.
Un commento finale
Russia Today ha intervistato Mikhail Gorbaciov, l’ultimo leader della Russia sovietica, oggi ottantatreenne, il quale dice che l’America ha bisogno delle riforme di una Perestroika, una ristrutturazione politica, economica e militare.
«Possono chiamarla col nome che vogliono», ha detto Gorbaciov, «non è facile per loro con la società che hanno».
Creano nemici inesistenti, alimentano tensioni, creano instabilità, fanno i prepotenti con le altre nazioni, scaricano le responsabilità.
«Ogni volta che le tensioni sono alte, ogni volta che c’è instabilità in un determinato paese o in tutta la regione, è l’occasione per (Washington) di intervenire», ha detto Gorbaciov.
«Con questa politica ho abbastanza familiarità data dalla mia esperienza», ha spiegato. Crede poi che spetti all’Europa evitare una nuova Guerra Fredda potenzialmente molto più pericolosa dell’altra. La distensione è di vitale importanza quando le cose rischiano di girare fuori controllo innescando un conflitto più grave.
I rischi sono troppo pericolosi per consentire a Washington di assumersi l’intera responsabilità di alimentare il sentimento antirusso: è inaccettabile.
Contemporaneamente, sapendo ciò che sta affrontando la Russia, Gorbaciov crede che ci sia ancora tempo per cambiare le cose.
Washington ha bisogno di nemici, ha detto Gorbaciov, per esercitare «una pressione senza la quale (gli americani) non possono vivere perché sono ancora schiavi dalla loro vecchia politica».
L’Ucraina è il pretesto dell’America per qualunque cosa accada, per la sua politica in cui tutto è lecito, per scatenare un conflitto Est-Ovest che nessun governo responsabile permetterebbe e che per Washington costituisce una priorità volta a perseguire le sue mire egemoniche. Vale la pena ripeterlo: è la follia sotto ogni punto di vista.
di Stephen Lendman.

 

Appello tedesco per la distensione

In un post precedente abbiamo dato notizia della risoluzione, approvata dal congresso USA il 4 dicembre, per consentire al Presidente di scatenare la guerra senza richiedere ulteriori autorizzazioni; in quanto membri della NATO la cosa ci interessa direttamente perché l’Italia e gli altri paesi aderenti sono obbligati ad intervenire a fianco degli americani.
Considerato che da noi è passata la tesi che sia stata la Russia ad attaccare l’Ucraina (il fatto che l’Ucraina fosse già Russa è considerato irrilevante), una volta incorporata l’Ucraina nella NATO,  le conseguenze diventano automatiche.
Da noi la Mogherini è stata mandata in missione in Turchia e i nostri politici sono tutti presi dalle loro solite beghe interne e” ignorano la portata e le implicazioni della crisi europea in atto. Mentre il fior fiore degli artisti, degli scienziati, dei politici germanici ha voluto conoscere tutto quel che conta della nuova Guerra Fredda, e dopo averlo capito ed essere inorriditi hanno lanciato un allarme fortissimo e clamoroso, da noi – presso intellettuali e politici più eminenti – non si profila ancora nulla di simile. Abbiamo ormai un ceto intellettuale narcotizzato; artisti, registi, intellettuali con l’elettroencefalogramma piatto, specie a sinistra; e abbiamo politici vicini all’analfabetismo in materia di politica internazionale. Leggono pessimi giornali, li scrivono, li credono e perciò non capiscono più niente. Pertanto qui ripetono come pappagalli le veline di John McCain e parlano di un inesistente Adolf Putin. I loro colleghi tedeschi dicono l’esatto contrario: è questo Occidente ad agire come Hitler. Infatti Kiev dà carta bianca alla manovalanza con le svastiche, possiamo aggiungere.
Non solo raccomandiamo ai nostri lettori di leggere l’appello, ma li invitiamo a darne la massima diffusione attraverso tutti i canali di cui dispongono. Venerdì 12 dicembre, nel simposio internazionale Global WARning, in una sala della Camera dei Deputati, intendiamo dare il massimo risalto a queste riflessioni”.(1)

Giù nel calderone?

Questi paralleli partivano tutti dal presupposto che situazioni del genere riguardassero, appunto, soltanto dei paesi remoti ed “estranei”, mentre l’ Occidente poteva tranquillamente continuare a condurre il suo modello brevettato di imprese militari neo-colonialiste (vedasi “interventi umanitari”, “operazioni di appoggio alla pace”, “guerra al terrorismo”, “responsabilità di proteggere”), senza correre alcun rischio diretto.
Ma poi è venuta la crisi dell’Ucraina (più esattamente, “in” Ucraina) a ricordarci che pur se le cause profonde delle guerre “vere” risiedono sempre nelle rivalità strategiche, economiche e geopolitiche tra le Potenze, Lloyd George aveva ragione: la scintilla che dà fuoco alla polveri viene spesso fornita da gravi errori di calcolo, terribili passi falsi, totale incapacità di comprendere le motivazioni dell’avversario e di prevederne le reazioni e, soprattutto, arrogante convinzione della propria assoluta superiorità – hubris, per dirla con i Greci. Questo è ciò che avvenne ai paesi europei nel 1914, e questo è dove siamo oggi: sull’orlo del calderone bollente della guerra.
Il comportamento suicida dell’Europa non è spiegabile in termini razionali – almeno, non sulla base dei fatti così come sono conosciuti. Pur con la plateale constatazione che Washington sta deliberatamente cercando di spingere i paesi europei in una rovinosa guerra economica con l’URSS, e pur con l’acuta consapevolezza che questa guerra economica potrebbe sfociare in qualcosa di molto più sinistro, le principali capitali europee si sono subito allineate con le tesi e i voleri americani, in modo quanto meno acritico. Si sono così messe in atto delle sanzioni, che stanno ulteriormente aggravando una crisi economica già pesante, e il cui unico obiettivo pratico consiste nell’impedire ai paesi europei qualsiasi possibilità di evasione sia pur parziale dall’area del dollaro, e in ultima analisi nel riportarli sotto controllo americano anche per quanto riguarda gli approvvigionamenti energetici. Si può capire Londra, si può capire Parigi, si può capire anche la UE in quanto tale – ma gli altri?
 …
L’esperienza storica lo dimostra: le nazioni possono “scivolare oltre il bordo, giù nel calderone bollente della guerra” per tracotanza, per hubris o per pura e semplice stupidità.