Ponti e non muri

Il gruppo francese Total, alla testa di un consorzio internazionale con la CNPCI cinese, ha firmato un accordo da 4,8 miliardi di dollari con Teheran, nonostante le pressioni di Washington, che prende in considerazione nuove sanzioni contro l’Iran. In base a tale contratto 20ennale, il consorzio investirà 2 miliardi di dollari (1,76 miliardi di euro) nella prima fase dello sviluppo del blocco 11 del grande giacimento di gas offshore South Pars. Total è la prima importante azienda occidentale di idrocarburi a ritornare in Iran dalla revoca parziale delle sanzioni internazionali del gennaio 2016, dopo l’accordo nucleare firmato nel 2015 con le grandi potenze, tra cui Francia e Stati Uniti. “Oggi è un giorno storico per Total, il giorno in cui si torna in Iran”, aveva detto il CEO del gruppo Patrick Pouyanné alla firma dell’accordo a Teheran. “Mi auguro che l’accordo tra una grande azienda europea, francese, e l’Iran ispiri altre aziende a venire in Iran, dato che lo sviluppo economico è la via che porta alla pace” aveva detto Pouyanne. “Siamo qui per costruire ponti e non muri, cresciamo in Iran, Qatar, Emirati Arabi Uniti, ovunque possiamo”, aggiungeva. “Non potremo mai dimenticare che Total è stato il precursore”, rilanciava il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh Namadar, secondo cui, l’industria del petrolio e del gas iraniano ha bisogno di 200 miliardi di dollari (176 miliardi di euro) di investimenti nei prossimi cinque anni. L’Iran ha la seconda maggiore riserva di gas al mondo dopo la Russia, e la quarta riserva mondiale di petrolio, ma le aziende estere sono generalmente riluttanti a investirvi per le sanzioni degli Stati Uniti ancora in vigore. In base all’accordo con la Total, la società francese avrà il 50,1% delle azioni del consorzio che gestirà il giacimento di gas, seguito dal gruppo China National Petroleum Corporation (CNPCI) con il 30% e Petropars iraniana (19, 9%). La firma dell’accordo con Total avviene poco dopo la visita del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif in Europa. Zarif fu ricevuto dal Capo di Stato francese Emmanuel Macron dopo l’incontro con il presidente tedesco Steinmeier e il primo ministro italiano Paolo Gentiloni. Teheran mira a rafforzare le relazioni con l’Unione europea, di fronte a un’amministrazione degli Stati Uniti ostile. “Nonostante l’ostilità irragionevole degli Stati Uniti, l’Unione europea è impegnata sull’accordo nucleare e un accordo costruttivo” con l’Iran, scriveva Zarif in un tweet”.

https://aurorasito.wordpress.com/2017/07/04/posture-svolte-e-interessi/

L’attentato a Teheran

La rivendicazione dell’Isis degli attentati a Teheran è quasi un marchio di fabbrica, una sorta di sanguinoso sigillo a decenni di politica estera dell’Iran e di contrapposizione tra la repubblica islamica e un universo sunnita che ha sempre mal sopportato l’esistenza di una “Mezzaluna sciita”.
L’Iran viene colpito perché è lo stato del Medio Oriente che da più tempo e con maggiore efficacia combatte contro il jihadismo sunnita: lo fa in Iraq con i Pasdaran del generale Soleimani, a fianco del governo maggioranza sciita di Bagdad, lo fa in Siria sostenendo il regime alauita di Bashar Assad e appoggiando in Libano gli Hezbollah, da sempre in lotta con i gruppi radicali sunniti.
L’Iran è anche un Paese dai confini porosi e vulnerabili: a Est fronteggia l’Afghanistan, dove i Talebani sono sempre stati nemici della repubblica islamica e in Balucistan, dove è attivo il gruppo terrorista sunnita dei Jandullah, i “soldati di Dio”, che negli ultimi anni ha portato numerosi attacchi terroristici nella regione.
Inoltre le cellule dell’Isis potrebbero contare su una consistente minoranza araba nel Golfo.
A Occidente ci sono le frontiere con la Turchia, il Kurdistan e l’Iraq, dove Teheran combatte contro i movimenti radicali sunniti dal Califfato e i gruppi affiliati ad Al Qaida.
Ma l’Iran è anche il Paese da sempre nel mirino degli Stati del Golfo e dell’Arabia Saudita che non hanno esitato prima a finanziare la guerra di Saddam Hussein negli anni Ottanta contro la repubblica islamica e poi i gruppi jihadisti per abbattere con una guerra per procura il regime di Assad in Siria.
L’Iran in questa regione ha spesso sfruttato gli errori di calcolo degli altri giocatori, in particolare degli Stati Uniti: sono stati gli americani a far fuori i talebani a Kabul nel 2001 e poi Saddam nel 2003.
C’è ovviamente da chiedersi come mai l’Occidente si sia sempre schierato contro Teheran e mai contro le monarchie del Golfo, alleati spesso ambigui e inaffidabili.

La colpa maggiore dell’Iran è quella di costituire con l’appoggio a Hezbollah in Libano una minaccia diretta alla supremazia di Israele, storico alleato di Washington, che non è riuscito a venire a capo della loro resistenza sciita neppure con la guerra del 2006. Le monarchie del Golfo poi vengono preferite a Teheran perché gli Stati Uniti sono legati a Riad da un patto di ferro: inoltre le petro-monarchie sono clienti e investitori di primo piano negli Usa e nei principali Paesi europei, dalla Gran Bretagna alla Francia.
Tutte le maggiori basi americane in Medio Oriente sono sul Golfo, dal Bahrein, dove è di stanza la quinta flotta, al Qatar, al Kuwait.
In poche parole l’Occidente ha fatto una scelta in base ai suoi interessi economici e finanziari: stare dalla parte degli arabi e dei sunniti a scapito dei persiani iraniani e degli arabi sciiti, che sono un minoranza del 15% nel mondo musulmano.

Leggi tutto:http://www.barbadillo.it/66420-focus-iran-ecco-perche-lisis-colpisce-teheran-in-prima-linea-contro-il-jihadismo/

La battaglia di Ratyan

La Russia, la forza trainante che domina i cieli siriani, vuole garantire un posto ai curdi che Turchia e Arabia Saudita respingono dal tavolo dei negoziati per la pace di Ginevra, ma che dovrebbero conquistare alla fine di febbraio. Iran e Russia sono decisi a cambiare la situazione della Siria a vantaggio di Damasco prima della fine dell’estate. Le città si arrendono senza combattere, come Dayr Jamal, e altre, come Tal Rifat, negoziano una via d’uscita ai terroristi per evitare la distruzione della città. Un alto ufficiale che opera in Siria ha detto, “l’unità Sabarin della IRGC operante nelle grandi periferie di Aleppo (Rif di nord, sud, ovest ed est) fu creata più di dieci anni fa in Iran quale Forza Speciale d’élite, addestrata a combattere le guerre penetrando in profondità dentro e dietro le linee nemiche, soprattutto contro i jihadisti. È la punta di diamante contro al-Qaida nel Rif a nord ed ovest di Aleppo, e nel Rif orientale contro il cosiddetto “Stato islamico” (SIIL). Oltre 47 ufficiali e soldati sarebbero caduti nell’ultima offensiva di Aleppo”. “L’opera di disinformazione dell’Iran in questi mesi ha ingannato i media ufficiali che credevano che le sue forze si stessero ritirando dalla Siria, quando i velivoli da trasporto militari inviavano nuove truppe ad Aleppo pianificando la rottura dell’assedio di Nubul e Zahra, le due città sciite del nord assediate da oltre tre anni da al-Qaida e alleati. Dopo l’abbattimento del jet Su-24 russo sul confine turco-siriano da parte della Turchia l’anno scorso, la Russia ha mutato i piani militari per impegnarsi ancor più in Siria mirando a tagliare tutte le linee di rifornimento e collegamento tra i jihadisti e il loro protettori in Turchia. Pertanto, piani sono stati elaborati per controllare le frontiere dal Rif di Lataqia, dove l’offensiva avanza rapidamente, e dal Rif di Aleppo. Un centro operativo è stato creato ad Aleppo per dirigere i fronti settentrionale e meridionale dove l’unità al-Sabarin è principalmente impegnata”. Secondo la fonte, “quando Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno espresso la volontà d’inviare una forza militare in Siria, come concordato con gli Stati Uniti d’America, è arrivata la risposta dal comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, Maggior-Generale Mohammad Ali Jafari. Le sue forze sono direttamente presenti sul campo, a nord, contro al-Qaida (Nusra) e a nord-est contro lo SIIL. Ciò significa che IRGC ed Hezbollah affronterebbero tutte le truppe che sbarcassero nella loro area operativa senza alcun coordinamento con Damasco. Il centro operativo iraniano è incaricato di liberare l’area al confine tra Turchia e Siria e di combattere qualsiasi forza nemica ad eccezione dei curdi e dei loro alleati, considerati forze non-nemiche”.

https://aurorasito.wordpress.com/2016/02/10/6000-pasdaran-ad-aleppo/

Disgelo russo, letargo europeo

L’intervento rischia anche di prolungare, intensificare e forse espandere la guerra, se, come viene ampiamente ritenuto, le forze russe utilizzeranno la loro potenza di fuoco non contro lo Stato Islamico, ma contro i ribelli che stanno cercando di rovesciare Assad, alcuni dei quali sono appoggiati dagli Stati Uniti.
I funzionari russi hanno descritto il loro dispiegamento di truppe come parte di un nuovo sforzo bellico contro lo Stato Islamico, nel contesto di un sempre crescente dubbio sull’efficacia della vacillante strategia adottata dall’amministrazione Obama. I piani statunitensi di addestrare ed equipaggiare una forza bellica siriana per combattere i gruppi estremisti si sono rivelati un fallimento imbarazzante. La campagna di bombardamenti aerei che dura già da un anno, dal canto suo, non ha avuto alcun impatto evidente sul controllo che lo Stato Islamico ha sui territori siriani. (1)

L’Europa vive una crisi senza precedenti, un’intensa fase di immobilismo che si alterna ad attimi di iperattività le cui conseguenze sono, sovente, fonte di disastri totali (vedi in ultimo la vicenda libica). In queste ore molti gioiscono, incautamente, per lo scandalo che ha coinvolto una delle industrie più produttive, ed importanti, della Germania unificata. La Volkswagen, difatti, è stata al centro di una truffa elettronica gigantesca, di cui sono cadute vittime numerosi Paesi e milioni di consumatori. Il medesimo indennizzo di fine rapporto concesso al manager dell’azienda automobilistica teutonica, 31 milioni di Euro, getta un’ulteriore grande ombra sul Paese, da sempre primo della classe, diretto dalla Merkel.

Gioire quindi delle gravi gaffes di cui è caduta vittima la cancelleria di Berlino, significa non aver chiaro il reale stato delle cose. Il nostro Paese, da sempre in prima linea su tali temi, ha fatto scuola a tutto il Vecchio Continente, contaminandolo in un attimo di tutte quelle patologie della politica che sguazzano tra clientelismo ed erogazione di mazzette.  Corruzione, mala affare, incapacità della classe dirigente (pubblica e privata) ed immobilismo sono elementi alla base del vivere quotidiano in Europa. Elementi che, declinati nelle tante attività istituzionali, fanno presumere scenari inquietanti: se il Califfo sbarcasse in Italia non troverebbe Carlo Martello ad attenderlo, ma Romolo Augusto e nel giro di poco tempo si ritroverebbe in Islanda senza neppure sapere come.(2)

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  1. http://vocidallestero.it/2015/09/28/washington-post-lintervento-russo-in-siria-manda-allaria-i-piani-americani/

2) http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/disgelo-russo-letargo-europeo-23760.html

Obama, Nobel per la pace

Obama, Nobel per la pace

Dunque non ci resta che prepararci. Questo significa dire, chiaro e tondo, che la pace è l’unico modo per sopravvivere. Il che significa che dobbiamo costruire di nuovo un immenso movimento pacifista, italiano, europeo, mondiale.
Dobbiamo preparare ogni forma di resistenza alla guerra . Questa è una parola d’ordine che raccoglie il consenso della stragrande maggioranza. Lo sappiamo. Qui si va con la corrente, non contro la corrente. Solo che bisogna remare in tanti.
Giulietto Chiesa

Memorie velate

prostituta

Biennale donna

18 aprile – 13 giugno 2010
MEMORIE VELATE. Arte contemporanea dall’Iran | XIV Biennale Donna, Ferrara

“MEMORIE VELATE. Arte Contemporanea dall’Iran” è la mostra collettiva scelta per la XIV edizione della Biennale Donna, promossa dall’UDI – Unione Donna in Italia di Ferrara, in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e i Musei Civici di Arte Antica del Comune di Ferrara, in programma dal 18 aprile al 13 giugno 2010 presso il Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara.

La mostra ripercorre l’esperienza di sei artiste contemporanee iraniane già affermate a livello internazionale: Shirin Fakhim, Ghazel, Firouzeh Khosrovani, Shadi Ghadirian, Mandana Moghaddam e Parastou Forouhar.
Sei donne che oltre ad aver vissuto un tormentato passato, a partire dalla Rivoluzione Islamica del 1979, fino alla guerra Iran-Iraq (1980-1988), portano soprattutto la testimonianza della gravosa condizione della donna in uno dei Paesi mediorientali più conservatori. Nella cultura iraniana la discriminazione della donna è infatti ancora un argomento prioritario e anche se tentativi di cambiamento sono stati fatti, la donna iraniana è tuttora collocata nei gradini più bassi della scala sociale, considerata come una cittadina di “seconda classe”.

Filo conduttore della mostra sono le memorie di un passato ed un presente ancora in bilico fra desiderio di modernizzazione e volontà di salvaguardia delle tradizioni culturali e religiose islamiche, in un delicato ma altrettanto articolato percorso visto dagli occhi di coraggiose donne, instancabili portavoci di una realtà che vuole essere raccontata.
L’indagine che ne consegue ritrae volutamente l’esperienza di artiste che hanno seguito percorsi diversi, presentando le riflessioni sia di chi ha scelto di rimanere in Iran, sia di chi già da anni ha deciso l’esilio, in uno stato di nomadismo geografico obbligatorio che però non dimentica la forte identità culturale.
La rassegna ripercorre temi quali il ruolo sociale e familiare della donna nel mondo islamico, il legame con il proprio Paese e la speranza di un cambiamento verso un futuro più democratico, il tutto proposto con ampia varietà di linguaggi espressivi: dalla video arte all’installazione, dalla fotografia ad opere site specific realizzate appositamente per la Biennale, fino ad arrivare al documentario, un genere che sta vivendo in Iran un importante sviluppo espressivo.

La mostra curata da Silvia Cirelli, è organizzata da un comitato scientifico composto da Lola Bonora, Anna Maria Fioravanti Baraldi, Dida Spano, Anna Quarzi, Ansalda Siroli, Antonia Trasforini, Liviana Zagagnoni, e si avvale del contributo di Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara e Regione Emilia-Romagna, e del patrocinio del Ministero per le Pari Opportunità e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

In occasione della esposizione sarà edito un catalogo bilingue italiano ed inglese che contiene le riproduzioni di tutte le opere esposte con apparati biografici, unitamente a contributi critici della curatrice Silvia Cirelli e della critica d’arte Rose Issa.

Alla Biennale Donna verranno poi affiancate una serie di iniziative collaterali strettamente legate al filo conduttore della mostra, come una rassegna cinematografica, presentazioni letterarie e dibattiti.

XIV Biennale Donna
Dal 18 aprile al 13 giugno 2010
Inaugurazione sabato 17 aprile ore 18.00

Ferrara, Padiglione d’Arte Contemporanea
Corso Porta Mare 5, 44121 Ferrara

website: www.artecultura.fe.it